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lunedì 25 febbraio 2019

Gianni Alemanno era l'uomo politico di Mafia Capitale

L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato condannato a sei anni con l'accusa di corruzione e finanziamento illecito


 L'ex sindaco di Roma Gianni Alemanno è stato condannato a sei anni con l'accusa di corruzione e finanziamento illecito in uno dei filoni dell'inchiesta Mondo di mezzo. La sentenza è stata emessa dalla seconda sezione penale del tribunale di Roma. "Una sentenza sbagliata. Ricorreremo sicuramente in appello dopo aver letto le motivazioni. Io sono innocente l'ho detto sempre e lo ribadirò davanti ai giudici di secondo grado", ha commentato l'ex sindaco. Alemanno e' stato interdetto in perpetuo dai pubblici uffici, per due anni non potrà contrattare con la pubblica amministrazione. È quanto disposto dai giudici della II sezione penale. I magistrati hanno anche deciso l'interdizione legale per tutta la durata della pena. L'ex sindaco di Roma dovrà risarcire sia Ama che Roma Capitale ed è stata fissata una provvisionale di 50mila euro sia per la municipalizzata che per il Campidoglio. Ad Alemanno sono stati anche confiscati 298mila euro.

Pesantissima l'accusa: secondo i magistrati Alemanno era "l'uomo politico di riferimento dell'organizzazione Mafia Capitale all'interno dell'amministrazione comunale, soprattutto, in ragione del suo ruolo apicale di sindaco, nel periodo 29 aprile 2008 -12 giugno 2013 (e successivamente di consigliere di minoranza in seno al Pdl". 
I reati contestati all'ex sindaco sono corruzione e finanziamento illecito.

 Il pm Luca Tescaroli ha tenuto una requisitoria durata sei ore. Secondo l’accusa l’ex sindaco, oggi segretario del Movimento Nazionale per la Sovranità, tra il 2012 e il 2014 avrebbe ricevuto oltre 220.000 euro per compiere atti contrari ai suoi doveri d’ufficio. I soldi sarebbero arrivati da Salvatore Buzzi, il ras delle cooperative, e Massimo Carminati, l’ex Nar, entrambi condannati nel filone principale dell’inchiesta, e versati alla fondazione Nuova Italia, 
di cui era presidente lo stesso Alemanno.

Secondo la procura, Alemanno era «l’uomo politico di riferimento dell’organizzazione Mafia Capitale in ragione del suo ruolo apicale di sindaco» e anche perché dopo, diventato consigliere comunale di minoranza con il Pdl, sarebbe rimasto il referente dell’organizzazione. Un comportamento, quello dell’ex sindaco, tanto grave secondo la procura da non doversi considerare meritevole delle attenuanti generiche.

Il pm ha anche chiesto di confiscare ad Alemanno la somma di 223.500 euro, l’equivalente del prezzo della corruzione. Schermandosi dietro altri personaggi, Alemanno avrebbe «venduto» la sua funzione di sindaco permettendo che Mafia capitale ottenesse il controllo del territorio istituzionale di Ama, la società presieduta dal Comune di Roma incaricato di pubblico servizio ed ente aggiudicatore degli appalti che interessavano al sodalizio criminale. Dopo l’elezione di Alemanno a sindaco, le cooperative in capo a Buzzi avrebbero moltiplicato i loro introiti: 26,5 milioni nel 2010, 36,5 milioni nel 2011 e 46.5 milioni nel 2012

La difesa

Alemanno, sentito il 14 gennaio scorso, si è difeso sostenendo di essere stato vittima dei propri collaboratori. Oggi ha aggiunto: «Lunedì gli avvocati della difesa risponderanno a un teorema accusatorio che appare esasperato e contraddittorio. 
Da parte mia posso solo ribadire la mia completa innocenza».



I soldi, in base all'impianto accusatorio, sarebbero giunti da Salvatore Buzzi in accordo con Massimo Carminati e sarebbero stati versati alla fondazione Nuova Italia, presieduta da Alemanno.




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venerdì 14 marzo 2014

Federica Gagliardi la Dama Bianca di Berlusconi



La signora nella foto è stata fermata in arrivo dal Sudamerica, all’aeroporto di Fiumicino. Nel suo trolley c’erano 24 kg di cocaina. La suddetta , in occasione del G20 del 2010, in Canada, ha rappresentato tutti noi italiani, perché faceva parte della delegazione al seguito del presidente del consiglio Berlusconi, con cui la signora volò a nostre spese, a Toronto, su un aereo di Stato. Mi chiedo: se su un volo di comuni mortali ti porti nel trolley, fra cipria e guêpière, 24 kg di coca, su un volo di Stato con pochi o nulla controlli, quanti ne avrà spacciati ? Trenta quintali di coca suddivisi per trenta cappelliere?

La panterona (all’anagrafe Federica Gagliardi) è stata assunta alla regione Lazio dall’ex governatrice Renata Polverini. A presentarla a Berlusconi fu il consigliere comunale del Pdl Francesco Maria Orsi, poi travolto in un’inchiesta di mazzette, prostitute e, guarda un po’, cocaina. La Gagliardi dichiarò “con quelle cose lì io non c’entro nulla”. La panterona tricolore, infatti, ci rappresentava tutti al “welcome dinner” che apriva i lavori del summit del G20. La chiamavano “la dama bianca” di Berlusconi. Dama bianca come Giulia Occhini, l’amante di Fausto Coppi. Con 24 kg di bianco in più, nel suo trolley di Biancaneve.

Berlusconi torna a tremare. Federica Gagliardi dal carcere: "Conoscerlo è stata la mia rovina". E il nome del Cav torna più volte nella vicenda della Dama Bianca secondo una fonte "grande amica della Pascale". Legami con Lavitola e Tarantini. E i pm di Napoli sono infuriati per la fuga di notizie. "C'è una talpa in procura".

LO SFOGO DELLA DAMA BIANCA - "Conoscere Berlusconi mi ha rovinato la vita". Sono state praticamente le prime parole pronunciate da Federica Gagliardi, in arte la Dama Bianca, dal carcere dove si trova rinchiusa a Civitavecchia in seguito all'arresto per essere stata ritrovata all'aeroporto di Fiumicino con 24 chilogrammi di cocaina nel suo trolley. Secondo alcuni si tratterebbe di un avvertimento al Cavaliere. Se davvero la Gagliardi può mettere nei guai Berlusconi non è dato saperlo, ma di certo dalle parti di Arcore qualche paura è venuta. E sì, perché questa è una storia che può davvero arrivare a sviluppi inaspettati. Tra i tanti personaggi della politica, della finanza e dello spettacolo che starebbero tremando in attesa delle rivelazioni della Dama Bianca ai pm, dando per scontato che arrivino, c'è forse anche Berlusconi. Secondo alcune fonti, infatti, l'inchiesta della Procura di Napoli potrebbe arrivare ad Arcore...

FEDERICA, FRANCESCA E LE NOTTI DI ARCORE - Il legame tra la Gagliardi e Berlusconi potrebbe non essere solo quello professionale che ha condotto la Dama Bianca sui voli del Cav per il Canada o per Panama. C'è chi sostiene che la Gagliardi abbia frequentato Arcore almeno fino all'estate del 2012 e abbia instaurato un ottimo rapporto proprio con Francesca Pascale, la fidanzata del Cavaliere. Secondo il Fatto, un berlusconiano di ferro ostile alla Pascale, avrebbe indicato anche alcuni posti di Roma dove le due sarebbero state viste insieme.

LAVITOLA, GIANPI E SAVIANO - La Gagliardi è stata al seguito del Cavaliere a Panama e in Brasile. Era l'estate del 2010 e quelli erano i paesi, tra gli altri, dove forte era la presenza di Valter Lavitola. Erano i tempi in cui il Cavaliere affittò il castello di Torcrescenza, vicino a Roma, che secondo i pm sarebbe stata teatro di altre notti dal tenore simile a quelle di Arcore. Notti nelle quali avrebbe avuto un ruolo la stessa Gagliardi.

Saviano scrive su Twitter: 
"24 kg di coca nel trolley di Federica Gagliardi. 
I trafficanti usano spesso voli diplomatici. 
I voli di Berlusconi le servivano a questo?".
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- I suoi segreti fanno paura. E intorno al suo nome si fa il vuoto. Se davvero Federica Gagliardi, l'ex dama bianca al seguito di Silvio Berlusconi, fermata giovedì a Fiumicino con 24 chili di cocaina purissima stipati nel suo trolley, è stata reclutata da una rete di trafficanti internazionali, come ritiene la pubblica accusa, aveva tutte le carte in regola per diventare Lady droga. La dama preferita dai narcos, e forse anche da consumatori eccellenti di coca.

I MILLE VOLTI DI FEDERICA

Frequentatrice del mondo dello spettacolo e della finanza, amante della bella vita con puntate costanti tra Ibiza, Saint Tropez, Formentera, in contatto con attrici, soubrette, cantanti, dalla Caprioli alla Mosetti con cui cinguetta continuamente su Twitter (tutti ovviamente estranei all'inchiesta), soprattutto ben introdotta ai piani alti della politica. Colpisce, sempre tra i tweet, l'annuncio che avrebbe partecipato al convegno su usura e crimine tenuto lo scorso giugno alla Scuola superiore di polizia: "Interverrò anche io come esponente di Alleanza democratica", scrive. Prima, c'era stata la stagione delle incredibili missioni internazionali al fianco del Cavaliere, nel 2010 (tappe prima al G8 di Toronto, in Canada, poi a Panama e in Brasile), fino all'amicizia con lo spregiudicato Francesco Maria Orsi, ex fidatissimo consigliere del sindaco di Roma Alemanno, oggi sotto processo per una truffa da un milione e già prosciolto da accuse per festini di droga con prostitute.

LA POSSIBILE SVOLTA

Il nome della Gagliardi ora scotta. "Amici? No mai", dicono tutti quelli che l'hanno frequentata, aiutata a scalare posizioni. Trema la Roma dei salotti, della politica e dello showbiz. Anche perché si apre la settimana che potrebbe essere decisiva per l'inchiesta napoletana che ha portato alla sua cattura. Lei, da una cella di Civitavecchia, inoltrerà nelle prossime ore la richiesta di essere interrogata dal pm, come conferma il suo avvocato Nicola Capozzoli. Filtra poi la notizia che gli indagati sarebbero una decina. Tra loro, la Finanza avrebbe individuato il broker internazionale, mediatore dei mega-acquisti di coca, cui sarebbe molto legata la Gagliardi.

L'OMBRA DI UN GIRO DI ESCORT

Ma chi è l'uomo che rifornisce la Gagliardi? E che rapporto ha con le mafie italiane? La rampante Federica è in uno stato di prostrazione quando racconta la sua versione, dal carcere: "Ero andata in Sudamerica per accompagnare un uomo di affari in viaggio di lavoro. A Caracas ero ospite di ambienti governativi, funzionari di Stato. Ma, prima di lasciare l'albergo, mi è stato detto che avrei dovuto portare dei documenti. Mi sono fidata. Solo a Fiumicino, aperto il trolley, ho capito che l'avevano manomesso". Federica potrà dimostrare, come spiega al suo legale, che è stata vittima di un clamoroso colpo di ignoti trafficanti? Se non fosse così, l'indagata eccellente rischia una condanna pesantissima: oltre dieci anni di carcere. Chissà che non provi a fare mente locale sui suoi ricordi. Intanto, da Napoli, il pm Pierpaolo Filippelli continua a monitorare i clan di camorra, dal cui "ascolto" è nata tutta l'inchiesta. Sullo sfondo potrebbe esserci anche un giro di escort romane. Ambienti attraversati da ragazze pronte a tutto pur di non perdere il loro tenore di vita.

IL MISTER X ALLO SCALO

Una sola certezza, in mano agli inquirenti. "Se una persona sbarca da Caracas e sa di avere 24 chili di cocaina nel trolley, sa anche un'altra cosa: che qualcuno la salverà dai controlli", ragiona una fonte qualificata. Si rafforza l'ipotesi che ci fosse un mister X nello scalo, un uomo che avrebbe subito prelevato il carico o condotto la Gagliardi verso il passaggio "Staff only" che porta direttamente all'uscita dei voli senza passare per i varchi, tantomeno per l'olfatto dei cani antidroga. E chissà se è stata un'altra talpa, o solo la soddisfazione di chi opera sul sequestro choc, a far trapelare la notizia che l'inchiesta-madre è a Napoli. Dettaglio che non doveva uscire: se fosse rimasto segreto, avrebbe regalato più vantaggio agli inquirenti. "C'è stato comunque un danno limitato", fanno sapere dalla procura.

LO SCARICABARILE TRA VIP

Ma com'è possibile che una stagista introdotta nella politica diventi trafficante di coca? Domanda da girare a chi l'avrebbe notata nel comitato elettorale dell'allora candidata Renata Polverini. Molti hanno puntato il dito su Giulio Violati, imprenditore bene (e marito dell'attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta). Ma lui è categorico: "È un'assoluta sciocchezza che sia stato io a portare la Gagliardi nel comitato della Polverini, chiaro? Lo smentisco definitivamente". E allora, chi? "Lei venne presentata alla lista civica "Insieme cambiamo" dall'allora consigliere comunale, con delega all'Ambiente di Roma, Francesco Maria Orsi. Io non so null'altro. E sono stufo di esser tirato in ballo, ho figli che non meritano questi assurdi imbarazzi, come non li merita mia moglie".

IL TRAMITE CON BERLUSCONI

"Repubblica" gira allora la precisazione ad Orsi. Personaggio controverso, secondo molti proprio l'uomo che avrebbe presentato Federica a Berlusconi, il quale aveva apposto la propria firma sui manifesti elettorali di Orsi. Il consigliere finisce nei guai nel 2011: prima un giro di droga e festini con prostitute (posizione poi archiviata), poi l'inchiesta su una colossale truffa da un milione per fantomatiche case mai consegnate agli acquirenti (procedimento per il quale è stato invece rinviato a giudizio). Anche Orsi va su tutte le furie. "Violati dice questo? Uffa, 'sta Gagliardi? Che palle!". Scusi? "Io l'ho incontrata lì al comitato. Non so chi la portò". Eppure si dice che uscivate insieme. "Ma no, c'erano mille persone, quel comitato dietro Piazza del Popolo era un hangar". L'ha rivista poi, Federica? "Non so niente della piega che ha preso la sua vita.


La stupida LEGGE Fini-Giovanardi ha prodotto gli effetti contrari al buon senso, ha riempito le carceri e le comunità di tossicomani e ladri di polli, mentre i grossi se la cantavano e ballavano alla grande e nel Mondo ormai lo sapevano anche i "Sassi" che il proibizionismo è stupido e inutile ... ma noi niente, siamo l'Italia dei meglio, c'è il vaticane et company a tavola ...
l giro di vite proi­bi­zio­ni­sta por­tato avanti dal 2006 sem­bra solo aver pro­dotto bene­fici ai bilanci dei trafficanti.
L’arresto lo scorso marzo della ’dama bianca’ Fede­rica Gagliardi aveva aperto uno squar­cio sul giro di droga che dal Suda­me­rica arri­vava in Ita­lia attra­verso i voli per Fiu­mi­cino e, via nave, al porto di Salerno. 
Ieri 28 arre­sti hanno chiuso l’inchiesta sul traf­fico di cocaina e hashish dal Vene­zuela orga­niz­zato dal cam­pano Pasquale Fio­rente e dal fra­tello Ales­san­dro. 
Tra i cor­rieri uti­liz­zati pro­prio Fede­rica Gagliardi, cioè la donna vestita di bianco foto­gra­fata dai papa­razzi men­tre nel 2010 sbar­cava a Panama con il pre­mier Sil­vio Ber­lu­sconi su un volo di stato insieme a Val­ter Lavi­tola. 
Nel 2006 e 2007 aveva lavo­rato nell’assessorato al Com­mer­cio del comune di Roma, cono­sciuta negli ambienti poli­tici di destra visto che aveva fatto parte del comi­tato elet­to­rale di Renata Pol­ve­rini e aveva anche rico­perto il ruolo di capo della segre­te­ria del segre­ta­rio gene­rale del Lazio.
I pm di Napoli, Fran­ce­sco Greco e Pier­paolo Filip­pelli, hanno con­te­stato a tutti gli inda­gati l’accusa di traf­fico inter­na­zio­nale di stu­pe­fa­centi. Base ope­ra­tiva nella pro­vin­cia di Napoli e luo­ghi di spac­cio in pro­vin­cia di Roma, Monza, Salerno, Mace­rata e Vicenza, appoggi in Spa­gna, Olanda e Colom­bia. Gli sbar­chi avve­ni­vano con la com­pli­cità di alcuni espo­nenti della Pola­ria di Fiu­mi­cino e di alcuni dipen­denti di una ditta di puli­zie, non­ché di un dipen­dente di una società di movi­men­ta­zione con­tai­ner nel porto di Salerno. 
Tra il 2012 e lo scorso anno, oltre al seque­stro dei 23 chili di coca nel trol­ley della Gagliardi, sono stati sot­tratti alla banda 1,5 chili di coca all’aeroporto di Milano, 34 chili di pol­vere bianca ancora a Fiu­mi­cino, 19 chili di coca a Capo­di­chino. 
Nel 2006 era entrata in vigore la legge Fini – Gio­va­nardi, con l’equiparazione di dro­ghe leg­gere e pesanti, così men­tre le car­ceri si riem­pi­vano fino all’invivibile, costrin­gendo l’Unione euro­pea a mul­tare l’Italia per la con­di­zione disu­mana dei cen­tri deten­tivi, i traf­fici di stu­pe­fa­centi cre­sce­vano vor­ti­co­sa­mente, tanto che seque­stri ingen­tis­simi erano con­si­de­rati dal car­tello dei fra­telli Filip­pelli come un sem­plice intral­cio. 
Fede­rica Gagliardi era stata con­tat­tata attra­verso un’agenzia di modelle di Roma, con­si­de­rata un volto famoso non­ché coperta da ami­ci­zie influenti, le stesse che aval­la­vano giri di vite sulle dro­ghe, e per que­sto per­fetta come corriere.

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martedì 28 maggio 2013

ECOLOGIA: La Tav è inutile: l'inchiesta di Report



Ecco perché la Tav è inutile: l'inchiesta di Report


Roberta Ragni - Il tratto Tav Torino-Lione, secondo le stime attuali, costerà almeno 24 miliardi di euro, da spalmare in 20 anni e da spartire tra Italia e Francia. È questo uno dei dati che emerge dal servizio di Emanuele Bellano per Report dal titolo "Torino-Lione", che mostra lo stato attuale e futuro del famoso corridoio 5 e della linea ferroviaria italiana.

Così, tra il ministro Lupi che si è rifiutato di rispondere e l'Architetto Mario Virano che "riesce a dire di fronte all'evidenza, compiendo un arrampicata sui vetri palese: "E' giusto ma non è corretto"", come scrivono i NO-TAV sul loro blog, scopriamo ciò che da tempo viene denunciato: "il progetto approvato dal governo, che i manifestanti contestano, prevede la realizzazione di un foro nella montagna di 57 chilometri, che aumenterà la velocità dei treni, ma che fa lievitare i costi dell'opera", spiega il servizio.

la Tav è inutile: l'inchiesta di Report
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venerdì 22 luglio 2011

LIBRI: A dieci anni dai fatti di Genova, l'inchiesta piu'...

A dieci anni dai fatti di Genova, l'inchiesta piu' documentata e' scaricabile online Genova, nome per nome , Le violenze, i responsabili, le ragioni , inchiesta sui giorni e i fatti del G8



A dieci anni dai fatti di Genova

l'inchiesta piu' documentata e' scaricabile online

Genova

nome per nome

Le violenze - i responsabili - le ragioni

inchiesta sui giorni e i fatti del G8




LIBRI: A dieci anni dai fatti di Genova, l'inchiesta piu'...: "A dieci anni dai fatti di Genova l'inchiesta piu' documentata e' scaricabile online Genova nome per nome Le violenze - i responsab..."


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sabato 4 settembre 2010

Sandro Ruotolo: giornalismo di inchiesta



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di Luigi Nervo
Negli ultimi anni il giornalismo di inchiesta ha attraversato molte difficoltà. In Italia sembra che stia quasi scomparendo per diversi motivi. Ne abbiamo parlato con uno dei giornalisti che ancora fanno delle inchieste televisive nel nostro paese, Sandro Ruotolo di “Annozero”.
Il primo motivo riguarda l’aspetto economico: molti editori dicono che fare inchieste costa troppo. Cosa ne pensi? Costituisce un problema?
Può essere un problema, certo che può essere un problema. Prendi la grande inchiesta che ha fatto la Bbc sulla guerra nella ex-Jugoslavia, lì sono anni di lavoro. Quindi hai gruppi di persone, di professionisti staccati dalla quotidianità e quindi dal lavoro a medio termine, con costi. Però, voglio dire, c’è anche oggi una nuova definizione di giornalismo di inchiesta, non devi pensare solo al vecchio documentario. Certo, per fare oggi un’ora di trasmissione meno di 50 mila euro non li paghi: ci sono i costi per tenere la troupe, il giornalista, l’albergo, i viaggi, eccetera. Un’ora di trasmissione vuol dire anche quattro settimane di lavoro. Però il giornalismo di inchiesta è anche quello che fai con l’inchiesta più sull’attualità, non solo i grandi temi di lunga durata, i temi “raccontami la guerra nell’ex-Jugoslavia che hai tempi più lunghi.
Un secondo motivo può essere quello che riguarda Internet, che secondo molti studiosi impone una velocizzazione dell’informazione: notizie più rapide e veloci che penalizzerebbe l’inchiesta.
Secondo l’esperienza nostra, di un gruppo di lavoro che lavora insieme da ormai 20 anni, quello che viene definito documentario-reportage l’abbiamo ripristinato noi. Se prendi anche le ultime due edizioni di Annozero, le ultime due puntate, quella dei camion di due anni fa e quella delle quote latte dell’anno scorso in prima serata hanno fatto ascolti da film, quindi è anche un meccanismo di come racconti, di come sviluppi il racconto autoriale. È chiaro che c’è un linguaggio vecchio che ha una sua dignità, che deve vivere anche nella televisione pubblica dal quale non puoi pretendere ascolti numerosi e poi c’è un tipo di reportage che puoi fare e che viene invece premiato dagli ascolti.
Una terza causa delle difficoltà dell’inchiesta può essere quella delle pressioni di certi organi politici e dell’industria. È un problema reale? Come fronteggiarle?
Reagendo. Certo che ci sono pressioni, ma proprio perché non siamo in un paese normale, per cui la società, la banca, l’azienda pubblica ti minacciano querele. Poi la cosa assurda è che oggi vanno sul civile per fermarti. Su questo certo c’è bisogno di una mobilitazione.
Nel giornalismo italiano di oggi ci sono ancora le grandi inchieste del passato?
Secondo me il giornalismo deve raccontare la realtà. Quest’estate ho visto in televisione delle cose del passato che quando le vedevo in diretta all’epoca mi piacevano, ma è il linguaggio che cambia perché cambia la realtà. Quindi il giornalismo non si deve guardare come le grandi inchieste del passato, ma le grandi inchieste del presente, si deve stare nella realtà. Quello è il giornalismo di inchiesta.

http://www.nuovasocieta.it/interviste/7441-sandro-ruotolo-il-giornalismo-di-inchiesta-e-stare-nella-realta.html

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giovedì 3 giugno 2010

Onu chiede inchiesta internazionale, no da Italia

''Picchiati e rapiti'' nel blitz. Oggi il rientro degli italiani
Onu chiede inchiesta internazionale, no da Italia



ISTANBUL - Un sacchetto per il vomito di quelli che ti danno sugli aerei, una bandana blu, due pacchetti di sigarette vuoti, due batterie per la telecamera, ma senza telecamera. E' tutto quello che e' rimasto a Manuel Zani, videomaker di 30 anni, dopo il blitz israeliano contro il convoglio di attivisti filo-palestinesi diretti a Gaza.

Al suo arrivo a Istanbul questa notte, insieme con gli altri cinque attivisti italiani - Angela Lano, Giuseppe Fallisi, Ismail Abdel Rahim Qaraqe Awin e Marcello Faracci - Zani, il piu' giovane del gruppo, e' piu' arrabbiato che provato: ''Avevo con me 10mila euro di attrezzature - racconta all'ANSA - le hanno sequestrate, chissa' se le riavro' mai indietro''. Un'esperienza dura quella che ha vissuto insieme con gli altri connazionali: prima l'assalto alla nave su cui viaggiavano, la '8.000', poi l'arresto e la permanenza in prigione. ''L'assalto dei soldati israeliani che si sono avvicinati alla nostra nave a bordo dei gommoni sembrava una scena di 'Apocalypse now''', racconta citando il film di guerra di Francis Ford Coppola. Ora che e' arrivato in Turchia, Zani si dice ''sollevato'', ma ''in Israele non ci torno neanche morto''.

Sollevato, ma visibilmente piu' stanco, e' il tenore Giuseppe Fallisi, 50 anni. Nei suoi occhi, ancora un velo di paura e incredulita' per cio' che ha visto e sentito sulla sua pelle: ''Siamo stati picchiati dalla polizia, prima sulla nave dai militari e poi ancora poco fa all'aeroporto di Tel Aviv'', racconta. ''Ci picchiavano ad esempio se non ci sedevamo, e dopo averci picchiati mandavano i medici a visitarci''.

Chi, invece, pur essendo molto provata dall'esperienza, non vuole denunciare le violenze subite e ribadire invece le motivazioni profonde che l'hanno portata sul quel convoglio e' la giornalista torinese Angela Lano, 47 anni: ''Siamo stati rapiti - si sfoga -, sia sulla nave che in prigione, dove non avevamo nessun tipo di diritto: non potevamo fare telefonate, chiamare i nostri avvocati. Sono anni che mi occupo di Palestina. A bordo non c'erano terroristi. Solo persone normali, disarmate armate solo del loro corpo'', prosegue.

E c'e' chi, a solo pochi minuti dal suo rilascio, gia' pensa al prossimo viaggio. Come l'italo palestinese Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin: ''Abbiamo fatto questo sacrificio per la gente di Gaza - dice con rabbia -, per quel milione e mezzo di palestinesi che sono in galera. Vogliamo farlo ancora. Vogliamo che il governo italiano e di tutto i Paesi del mondo capiscano. Basta con il silenzio: end the siege on Gaza''.

Dei cinque italiani arrivati stanotte ad Istanbul, Manuel Zani dovrebbe rientrare in Italia in mattinata con un volo per Roma, altri tre con un volo per Milano, mentre un quarto sarebbe in partenza per il Belgio. Il sesto italiano fermato nel blitz israeliano, Manolo Luppichini, dovrebbe partire da Tel Aviv, anche lui in mattinata, direttamente per l'Italia.

MORTI 8 TURCHI E 1 AMERICANO DI ORIGINE TURCA - I nove attivisti morti durante il raid israeliano sulla flottiglia per Gaza sono otto turchi e un americano di origine turca, e sono stati tutti raggiunti da colpi d'arma da fuoco. Lo scrive l'agenzia turca Anadolu citando i medici legali.

ITALIANI, FERMI 12 ORE IN AEREO A TEL AVIV - "Siamo saliti in aereo a Tel Aviv alle 12 e siamo partiti per Istanbul all'1 di notte: sono state 12 ore interminabili", racconta l'attivista Angela Lano, in partenza per l'Italia da Istanbul dopo il rilascio da parte di Israele in seguito al blitz contro la flottiglia filo-palestinese. "Tra l'altro - continua la giornalista torinese - non avevamo con noi nessun oggetto personale: durante il blitz ed al porto di Ashdod ci hanno sequestrato tutto, dicendoci di prendere con noi solo documenti d'identità e medicinali". "Nel carcere sono stata in cella con altre tre donne: un'ebrea, una cristiana ed una musulmana. C'era una grande armonia tra noi - racconta la Lano -, perché avevamo tutte gli stessi obiettivi".

RIENTRO ITALIANI PREVISTO OGGI SU ROMA E MILANO- Arriveranno con voli su Roma e Milano quattro dei sei attivisti italiani rilasciati da Israele in seguito al blitz contro la flottiglia filo-palestinese. Angela Lano, Giuseppe Fallisi e Ismail Abdel-Rahim Qaraqe Awin prenderanno un volo da Istanbul della Turkish Airlines alle 14:45 ora locale, con arrivo a Milano Malpensa alle 16:45. Manuel Zani partirà per Roma con arrivo previsto alle 10:40 a Fiumicino. Marcello Faracci è già partito per Bruxelles, mentre Manolo Luppichini dovrebbe partire da Tel Aviv direttamente per l'Italia.

ARRIVATI IN GRECIA 32 ATTIVISTI - Sono giunti in Grecia nelle prime ore di stamane, a bordo di un C-130 dell'aviazione nazionale, i 32 pacifisti ellenici fermati dagli israeliani. Con loro, informa il ministero degli esteri, ci sono anche tre cittadini francesi e un americano. L'aereo è atterrato all'aeroporto militare di Eleftsina (l'antica Eleusi), una trentina di chilometri dalla capitale, da dove era partito ieri sera per Israele. Ad accoglierli il viceministro agli Esteri, Dimitri Droutsas. Si tratta del secondo e ultimo contingente di greci rimpatriati, dopo il primo gruppo di sei giunto nei giorni scorsi con un aereo della compagnia israeliana El Al.

RIMPATRIATI GLI ATTIVISTI TURCHI, ANCHE I FERITI - Centinaia di attivisti turchi filo-palestinesi coinvolti nell'assalto israeliano al convoglio navale diretto a Gaza sono rientrati all'alba in patria, accolti trionfalmente da quasi 10.000 persone in attesa da ore all'aeroporto internazionale Ataturk di Istanbul. La maggior parte dei 466 passeggeri a bordo dei tre velivoli della Turkish Airlines atterrati dopo le 2 locali erano turchi, ma con loro hanno viaggiato anche cinque italiani, britannici, spagnoli, olandesi e danesi. I tre aerei hanno trasportato anche le semplici bare di legno contenenti le salme delle nove vittime del blitz, quattro delle quali turche. Molte delle persone in attesa all'aeroporto della metropoli sul Bosforo sventolavano bandiere turche e palestinesi e innalzavano cartelli con la scritta "Israele assassino". Alcuni manifestanti hanno fatto a pezzi una bandiera israeliana. Poche ore prima, sulla pista di una base dell'aeronautica nei pressi di Ankara, erano atterrati due velivoli militari con a bordo 18 feriti, 17 turchi e un irlandese, che sono stati subito trasferiti in un ospedale della capitale, dove una piccola folla era ad attenderli per salutarli, anche qui sventolando bandiere turche e palestinesi.
ONU CHIEDE INCHIESTA INTERNAZIONALE, NO DELL'ITALIA - L'Onu chiede una ''missione di inchiesta internazionale'' per fare luce sul blitz delle forze israeliane contro la flottiglia di attivisti diretta a Gaza, ma l'Italia si sfila, e assieme a Stati Uniti e Olanda vota contro la risoluzione. Che viene comunque approvata.

Dopo il voto del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che sollecitava un'indagine ''rapida, imparziale, credibile e trasparente'' (ma non internazionale), ieri e' stato il Consiglio dei diritti dell'uomo dell'Onu - con sede a Ginevra - a fare un passo avanti, chiedendo di ''inviare una missione internazionale per indagare su violazioni delle leggi internazionali'': sono i si' a prevalere (32) nella sessione straordinaria dell'organismo convocata su iniziativa del rappresentante palestinese e di quelli del Sudan, del Pakistan a nome della Lega Araba e dell'Oci, l'Organizzazione della conferenza islamica. Ma l'Europa si spacca, e i no 'pesano': accanto al disco rosso di Stati Uniti e Olanda, arriva anche quello dell'Italia. Immediate le critiche da Israele. Il portavoce del ministero degli Esteri Igal Palmor parla del Consiglio Onu come di un organo che ''ha perduto da tempo la propria autorita' morale'', per di piu' ''in mano a Paesi antidemocratici''. E loda ''la voce morale e coraggiosa di quei Paesi, fra cui l'Italia, che hanno resistito alla offensiva cieca ed automatica nei confronti di Israele''. Ma il 'no' opposto dall'Italia scatena la polemica politica. Con la Farnesina costretta ad intervenire per spiegarne le ragioni. Israele e' ''uno Stato democratico e perfettamente in grado di condurre un'inchiesta credibile e indipendente, il che non significa necessariamente internazionale'', puntualizza infatti il portavoce del ministero, Maurizio Massari, sottolineando che Franco Frattini e' stato uno dei primi a chiedere che vi fosse un'inchiesta credibile e democratica per accertare i fatti e a condividere il testo approvato ieri dal Consiglio di Sicurezza. D'altra parte, secondo la ricostruzione italiana di quanto avvenuto oggi a Ginevra, a rompere la trama di una possibile posizione comune dell'Europa, magari centrata sull'astensione, e' stata la Slovenia. ''L'Italia - racconta Massari - era incline verso un voto negativo perche' il testo, a differenza di quello approvato due giorni fa dal Consiglio di Sicurezza, conteneva toni fortemente polemici, poco costruttivi, che in questa fase delicata non erano in grado di creare le premesse per una diminuzione delle tensioni che l'Italia, assieme agli Stati Uniti di Barack Obama, invoca per mantenere in vita il negoziato israelo-palestinese, che e' la nostra priorita'''. Nonostante questo, racconta ancora, ''abbiamo offerto la nostra piu' ampia disponibilita' per cercare una posizione comune europea d'intesa con i nostri partner che avrebbe potuto coagulare il consenso intorno all'astensione''. Una soluzione che avrebbe consentito una posizione comune dell'Europa, ma che ha incontrato l'opposizione della Slovenia. Lubiana aveva deciso di votare si' al testo presentato dai palestinesi e ha voluto mantenere la propria posizione, impedendo una soluzione unitaria. ''L'inchiesta per accertare i fatti, democratica ed indipendente - e' la posizione italiana ribadita dalla Farnesina - e' comunque assolutamente necessaria per ristabilire la fiducia nella regione e sul piano internazionale''. L'opposizione pero' insorge. Leoluca Orlando, per l'Italia dei Valori, parla di ''clamoroso autogol'' e chiede al ministro degli Esteri di riferire in Parlamento. Stessa richiesta arriva dal Pd per bocca di Lapo Pistelli, responsabile relazioni internazionali del partito. Paolo Ferrero (Prc-Se) definisce ''vergognoso'' il voto italiano e vuole le dimissioni del titolare della Farnesina. Scende in campo anche la Focsiv, la federazione che raccoglie molte ong cattoliche: ''inaccettabile'', secondo il segretario Sergio Mareli, la posizione dell'Italia a Ginevra.

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