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lunedì 2 febbraio 2015

Silvio Berlusconi : 8 marzo Finisce i Servizi Sociali




Silvio Berlusconi, concessa la liberazione anticipata per la sentenza Mediaset.
Un mese e mezzo in meno di affidamento ai servizi sociali

Il giudice di Sorveglianza di Milano Beatrice Crosti ha concesso la liberazione anticipata, di 45 giorni, a Silvio Berlusconi nell'ambito dell'affidamento in prova ai servizi sociali di un anno che sta scontando per la condanna definitiva per il caso Mediaset. Da quanto è stato riferito è stata accolta l'istanza del leader di Forza Italia. La procura aveva espresso parere negativo.

Berlusconi chiude così il capitolo giudiziario relativo al processo Mediaset che si era concluso con una condanna definitiva a 4 anni di carcere, di cui 3 indultati. L'ex Cavaliere terminerà l'affidamento in prova ai servizi sociali, che sta svolgendo presso la struttura 'Sacra Famiglia' di Cesano Boscone, l'8 marzo prossimo.
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Nonostante la delusione dell’elezione di Mattarella, che si è trasformata in una vittoria di Renzi sugli avversari, Silvio Berlusconi oggi incassa due notizie positive: la prima è la decisione del Tribunale di Sorveglianza di Milano, che ha dato l’ok all’anticipazione della fine della pena per la condanna per frode fiscale nel processo Mediaset; la seconda è il riconoscimento politico di Sergio Mattarella, dato l’invito del Colle al cerimoniale per l’insediamento del Presidente della Repubblica, nonostante la condanna del leader di Forza Italia.

Secondo l’agenzia Ansa tuttavia non vi sarebbero stati favoritismi e l’invito sarebbe stato esteso anche all’altro principale leader all’opposizione, Beppe Grillo, anch’egli con alle spalle una sentenza di condanna passata in giudicato seppur per un reato colposo. Il leader del M5S starebbe ancora valutando se presenziare alla cerimonia. Probabilmente la decisione verrà annunciata con un post sul blog. Il cerimoniale della Presidenza della Repubblica ha infatti previsto la presenza alla cerimonia delle alte cariche dello Stato e dei leader e segretari delle forze politiche e, quindi, anche di Grillo.


I fondatori di Forza Italia, che dalle pagine del Corriere  dichiarano:
 “Berlusconi è politicamente finito.
 Un po’ è colpa dell’età, un po’ delle vicende giudiziarie ma questo è un processo irreversibile anche dal punto di vista elettorale, visto che Silvio s’è messo nelle condizioni di finire stretto tra Salvini e Renzi“.




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sabato 23 novembre 2013

SENTENZA DELLA CASSAZIONE CONTRO LE BANCHE



MUTUI, I LEASING E I FINANZIAMENTI CON TASSI USURAI POSSONO ESSER ANNULLATI. IL CALCOLO DEL TASSO USURA SI FA SOMMANDO AGLI INTERESSI PATTUITI, ANCHE TUTTE LE SOMME ADDEBITATE DALLA BANCA PER PENALI, COMMISSIONI, INTERESSI DI MORA, SPESE.

La Corte di Cassazione, con la sentenza del 9 gennaio 2013 n. 350, pubblicata pochi giorni fa, ha sancito due principi importanti e nuovi a favore dei risparmiatori: 1) i mutui con tassi usurai possono essere annullati interamente; 2) il calcolo del tasso di usura si fa sommando tutte le somme addebitate dalla banca e non solo guardando agli interessi pattuiti per contratto. Pertanto, se le penali, le commissioni, gli interessi di mora, le spese comunque denominate ecc., sommate al tasso degli interessi, sforano la soglia dei tassi ufficiali fissati in base alla legge antiusura n.108 del 1996, il mutuo è invalido.

Le conseguenze pratiche di questi due principi sono: il consumatore non dovrà pagare neppure un euro di interessi e tutti quelli già pagati dovranno essere restituiti dalla banca. I consumatori che stanno subendo una procedura espropriativa da parte di una banca possono chiedere l’annullabilitá del mutuo e questo sará motivo molto forte per bloccare la procedura esecutiva in corso.

Confconsumatori mette a disposizione il proprio sportello di Bari in Via Bozzi n.13, nonchè l’indirizzo
 emailconfconsumatoripuglia@yahoo.it
, per fornire assistenza, con propri consulenti specializzati, a chi abbia stipulato un contratto di finanziamento e voglia verificare se la sua banca ha violato o meno i principi stabiliti dalla Cassazione.

Sul sito www.confconsumatoripuglia.it sará a breve disponibile il testo di una diffida che il consumatore potrá inviare alla propria banca, per chiedere il rispetto di quanto sancito dalla Cassazione, l’invito a restituire le somme e l’interruzione della prescrizione. A cura Confconsumatori Puglia

 www.confconsumatoripuglia.it 
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sabato 3 agosto 2013

il carabiniere ballerino in Cassazione , Berlusconi condannato


Come Al Capone 

Silvio Berlusconi condannato




Come Al Capone. Silvio Berlusconi condannato per evasione fiscale.

Berlusconi condannato: il carabiniere ballerino in Cassazione fa impazzire il web E' diventato virale il video che immortala un carabiniere solo soletto nell'aula vuota della Cassazione poco prima della lettura della sentenza del processo Mediaset, che per ingannare l'attesa sembra accennare a un balletto in perfetto stile YMCA. Il carabiniere ballerino, colto dalle telecamere di sicurezza nell'aula della Corte, è diventato una vera e propria star per gli utenti, non esattamente berlusconiani doc. Il video da RepubblicaTv

 Cassazione Sentenza Mediaset,

 il balletto del carabiniere . 

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giovedì 6 giugno 2013

Sentenza Cucchi, condannati solo i medici



Sentenza Cucchi, condannati solo i medici. Assolti gli infermieri e gli agenti.


"Chiedo scusa a nome di Stefano per il danno che la sua permanenza al Pertini e la sua morte hanno procurato al buon nome del dott. De Marchis e della dott.ssa Di Carlo. Chiedo scusa per il disturbo arrecato. Infondo era un tossicodipendente, e non dimentichiamo che era lì perché aveva commesso un reato. Cosa valeva la sua vita rispetto alla carriera e l'onorabilità di persone che 'salvano la vita alla gente'? E mi rendo conto sempre di più che la vita di mio fratello non era considerata tra quelle da salvare.
Stefano non ha più voce per dire che lavorava, che andava in palestra. Che le sue vene non erano massacrate dalla droga, della quale non c'era traccia dopo la sua morte... E che immaginava un futuro come tutti noi. Lui non c'è più. Quindi tanto vale che i loro avvocati lo massacrino pure da morto. Se si tratta di salvaguardare coloro che quasi sempre salvano la vita alla gente. Sempre che 'la gente' non sia un detenuto in attesa di giudizio tossicodipendente. E cosa importa il dolore di un padre e di una madre, che per quella vita avrebbero dato l'anima, pur senza mai farne un santo, nel vederlo calpestato e spogliato di quello che era? Diciamo che non è stato curato perché come tutti i tossicodipendenti non era collaborativo. E dimentichiamo il giuramento d'Ippocrate. Tanto era un tossicodipendente. Ma si. Mettiamoci una pietra sopra e salviamo il salvabile. Tanto se l'è cercata. E diffondiamo la sua foto nei centri di recupero. Così tutti sapranno che di droga si muore in quel modo, come ha avuto la brillante idea di affermare uno degli avvocati dei poveri medici."
(Ilaria Cucchi)


Firma petizione!



http://firmiamo.it/giustizia-per-stefano-cucchi


Dopo l'esito del processo a Stefano Cucchi, morto una settimana dopo il suo arresto per droga nel 2009, che ha visto condannati i medici (ma con pene ridotte) e assolti gli agenti della polizia penitenziaria, chiediamo giustizia per questo ragazzo!
Firmiamo affinchè si faccia luce su questa storia, affinchè la verità sia finalmente rivelata e i colpevoli vengano giustamente condannati.
“ Io non mi arrendo – ha dichiarato dopo la lettura del dispositivo Ilaria Cucchi, sorella di Stefano da sempre in prima linea nella battaglia giudiziaria – questa è una giustizia ingiusta. I medici dovranno fare i conti con la loro coscienza, ma mio fratello non sarebbe morto senza quel pestaggio. Si tratta di una pena ridicola rispetto a una vita umana. Sapevamo che nessuna sentenza ci avrebbe dato soddisfazione e restituito Stefano ma calpestare mio fratello e la verità così... non me l’aspettavo”.Fabio Anselmo, legale della famiglia, ha commentato: “ Tre anni fa avevo previsto questo momento. Questo è un fallimento dello Stato, perché considerare che Stefano Cucchi è morto per colpa medica è un insulto alla sua memoria e a questa famiglia che ha sopportato tanto. È un insulto alla stessa giustizia”.
Solidarietà e sostegno alla sua famiglia: GIUSTIZIA PER STEFANO!
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lunedì 4 febbraio 2013

Milano, Sentenza derivati


Sentenza derivati Milano, Comune
ingenuo, superficiale e dilettante


Nella sentenza sui derivati il Comune di Milano ( gestito dal sindaco Albertini) si è salvato perché ingenuo e superficiale. Concetti brutali, ma che emergono dalle motivazioni sulla sentenza che a fine dicembre ha condannato le quattro banche coinvolte nel processo sui prodotti di finanza strutturata, ovvero Depfa, Deutsche Bank, Jp Morgan e Ubs.

Il giudice Oscar Magi per definire il comportamento del Comune di Milano ha parlato di "ingenuità formidabile" e di "leggerezza imperdonabile". Non può dubitarsi, scrive Magi, che il Comune non si sia comportato in nessun momento dell'operazione poi conclusa come un operatore qualificato".

Affidare la creazione e la gestione del contratto di swap "alle stesse banche che gestivano come arranger il collocamento del bond è stata una ingenuità formidabile che, sebbene causata anche dall'interessato consiglio degli arranger medesimi, dimostra in modo assai chiaro quale fosse la capacità contrattuale del Comune e la chiarezza informativa dispiegata nella vicenda".
Il fatto che Palazzo Marino abbia accettato come corretto "un calcolo di convenienza economica fatto e rifatto sì da banche consulenti, ma anche controparti, è stata una leggerezza imperdonabile che, tuttavia, ex altera parte, non poteva essere letta se non come una incapacità contrattuale evidente" e conseguentemente, conclude il giudice nelle motivazioni "bisognosa di tutela e di chiarezza informativa e non di compiaciuto approfittamento".

Di Manuel Follis

 I fatti risalgono all’epoca in cui Gabriele Albertini 
 guidava la giunta di Palazzo Marino

Derivati Milano, sentenza:

 banche hanno "approfittato" di Comune



Le banche che hanno operato in derivati con il Comune di Milano non hanno rispettato le norme e i principi di corretta condotta finanziaria previsti a protezione del cliente, commettendo a suo danno il reato di truffa.
È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna con cui lo scorso 19 dicembre si è chiuso il processo di primo grado sui contratti derivati stipulati da Palazzo Marino. Sentenza che ha visto la condanna di Deutsche Bank, Depfa, Jp Morgan e Ubs a una multa di un milione di euro ciascuna, alla confisca complessiva di oltre 89 milioni e a pene comprese fra i sei e gli otto mesi di carcere per nove funzionari bancari.
"Gli istituti bancari (...) non hanno rispettato le norme ed i principi Fsa previsti a protezione dei clienti che non siano classificabili come (...) controparti di mercato con uguale esperienza commerciale e finanziaria" scrive nelle motivazioni il giudice di Milano Oscar Magi.
Nella premessa si puntualizza comunque che "questo processo non è stato e non vuole essere un processo al sistema bancario nel suo complesso o agli strumenti derivati, ma solo al cattivo uso degli stessi in una circostanza storicamente determinata".
Il giudice Magi spiega che il Comune "non aveva, con tutta evidenza, una caratura finanziaria e commerciale" tale da poter essere definito 'operatore qualificato', aggiungendo che "le banche, quindi, avrebbero dovuto rendersi conto di tale situazione e non approfittarsene".
"Indubitabile" secondo il giudice che ha emesso la sentenza, l'esistenza di un "evidente conflitto di interessi" per le banche, che hanno giocato contemporaneamente il ruolo di consulente e controparte dell'amministrazione cittadina, evitando di dare adeguata informazione al cliente.

“Ingenuità formidabile del Comune”


“Ingenuità formidabile”, “leggerezza imperdonabile”: usa parola severe il giudice Oscar Magi per definire il comportamento del Comune di Milano nelle motivazioni alla sentenza di condanna per quattro banche estere nel processo sui derivati nel quale l’amministrazione meneghina si era costituita parte civile. I fatti risalgono all’epoca in cui Gabriele Albertini guidava la giunta di Palazzo Marino. “Non può dubitarsi – scrive il giudice – che il Comune non si sia comportato in nessun momento dell’operazione poi conclusa come un ‘operatore qualificato’”.
Secondo Magi “affidare la creazione e la gestione del contratto di swap alle stesse banche che gestivano come arrangers il collocamento è stata un’ingenuità formidabile che, sebbene causata anche dall’interessato consiglio degli arrangers medesimi, dimostra in modo assai chiaro quale fosse la capacità contrattuale del Comune e la chiarezza informativa dispiegata nella vicenda”. Inoltre, “accettare come corretto un calcolo di convenienza economica fatto e rifatto sì da banche consulenti ma anche controparti, è stata una leggerezza imperdonabile che, tuttavia, non poteva essere letta se non come un’incapacità contrattuale evidente e quindi bisognosa di tutela e chiarezza informativa e non di compiaciuto approfittamento”.
Il giudice Magi nelle prime pagine delle motivazioni della sentenza che il 19 dicembre scorso, ha portato alla condanna (in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti) di quattro istituti di credito e la condanna di nove tra manager o ex manager delle banche scrive: “Questo processo non è stato e non vuole essere un processo al sistema bancario nel suo complesso o agli strumenti derivati, ma solo al cattivo uso degli stessi in una circostanza storicamente determinata”.
Secondo il giudice gli imputati si sono “in qualche modo, sentiti ‘costretti’ ad agire nell’interesse patrimoniale dell’ente al fine di contribuire in modo rilevante alla formazione dei profitti conseguenti alle operazioni prospettate e poi concluse”. “Le loro condotte – si legge in un altro passaggio delle motivazioni con cui i quattro istituti sono stati condannati in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti per la condotta dei loro funzionari – in piena aderenza agli input forniti dai vertici preposti alla loro vigilanza e controllo, si sono sicuramente uniformate alle istruzioni ed alle prassi aziendali allora vigenti; esse si iscrivono nella complessiva strategia imprenditoriale concretamente assunta, sicché, nel caso in questione, e la persona giuridica attraverso i suoi organi e nella pienezza della immedesimazione con gli stessi, che risulta, in un certo senso, ispiratrice e complice dei comportamenti delittuosi tenuti e dunque responsabile di fatti che non si sono voluti vedere nella loro antigiuridicità e che, anzi, si e voluto compiere con assoluta consapevolezza e volontà”.

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mercoledì 3 ottobre 2012

Sentenza Diaz : "Ora De Gennaro si dimetta"


- “Le motivazioni della sentenza Diaz, uscite oggi, sono di estrema importanza”.

 Lo ha dichiarato oggi l’ex portavoce del Genoa Social Forum durante il G8 del 2001 Vittorio Agnoletto. “Infatti: stabiliscono definitivamente che l’assalto alla scuola fu totalmente immotivato e avvenne in assenza di qualunque provocazione; individuano –ha dichiarato- precise responsabilità in tutta la catena di comando, dai dirigenti presenti davanti alla scuola fino ai vertici nazionali della polizia, senza nessuna esclusione, cancellando così qualunque tentativo di relegare le responsabilità delle violenze a qualche singola “mela marcia”.

 Ma il punto più importante delle motivazioni oggi depositate è l’esplicito coinvolgimento di De Gennaro nelle responsabilità della notte cilena; infatti secondo la Cassazione l’ordine di De Gennaro di procedere ad arresti di massa prevalse sulla necessità di rispettare la legalità durante la perquisizione. De Gennaro non è stato condannato perché non era imputato in questo processo, ma, dopo quanto ha scritto la Cassazione, la sua permanenza nel governo Monti come sottosegretario alla sicurezza è incompatibile con la lealtà democratica e il rispetto della Costituzione che deve avere chi è chiamato a ricoprire ruoli di tale responsabilità.
 Mi auguro che ci sia qualche parlamentare che abbia un sussulto di dignità e ne chieda le immediate dimissioni. Il coinvolgimento di De Gennaro da parte della Corte di Cassazione apre anche un’altra questione di enorme importanza: è impensabile che il capo della polizia di allora abbia potuto assumere simili decisioni senza il coinvolgimento, o almeno senza aver informato il governo nelle figure del Presidente del Consiglio e del ministro dell’Interno, nelle persone di Berlusconi e Scajola che dovrebbero essere chiamati pubblicamente a rispondere delle loro responsabilità.
 Le motivazioni della sentenza –conclude- restituiscono dignità e speranza ad una generazione e a centinaia di migliaia di giovani che, andati a Genova per manifestare per un mondo migliore sono stati prima stritolati dalla violenza dello stato e poi criminalizzati come se fossero dei delinquenti”. 

http://www.cittadigenova.com/Genova/Cronaca/Sentenza-Diaz-Agnoletto-Ora-De-Gennaro-55971.aspx

Scuola Diaz, la Cassazione: “Massacro ingiustificabile che ha screditato l’Italia”

Durissime le motivazioni della sentenza che ha portato alla condanna di 25 poliziotti e ha portato alla rimozione di diversi alti gradi del Viminale. "Odioso il comportamento dei vertici", che al G8 di Genova del 2001 avallarono un blitz deciso solo "per riscattare l'immagine della polizia". In seguito alla "esortazione" dell'allora numero uno Gianni De Gennaro

“Un massacro ingiustificabile“, “una pura esplosione di violenza“. E’ il timbro finale della corte di Cassazione sull’irruzione alla scuola Diaz condotta dalla Polizia di Stato durante il G8 di Genova del 2001, conclusa con oltre 60 feriti su 93 arrestati. “La condotta violenta” della polizia ha “gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero”, si legge nelle motivazioni, depositate oggi, della sentenza che il 5 luglio scorso ha condannato 25 poliziotti presenti al blitz, compresi diversi alti funzionari del Viminale poi decaduti dai loro incarichi a causa dell’interdizione dai pubblici uffici sancita dai giudici. Tra i condannati Franco Gratteri, capo della Direzione centrale anticrimine, Gilberto Caldarozzi, capo del Servizio centrale operativo, Giovanni Luperi, capo del dipartimento analisi dell’Aisi, l’ex Sisde. Oltre a Vincenzo Canterini, allora comandante del Reparto mobile di Roma, ormai a riposo.
A questo proposito, la sentenza firmata dai consiglieri Piero Savani e Stefano Palla mette in evidenza  “l’odiosità del comportamento” di chi, “in posizione di comando a diversi livelli come i funzionari, una volta preso atto che l’esito della perquisizione si era risolto nell’ingiustificabile massacro dei residenti nella scuola, invece di isolare ed emarginare i violenti denunciandoli, dissociandosi così da una condotta che aveva gettato discredito sulla Nazione agli occhi del mondo intero e di rimettere in libertà gli arrestati, avevano scelto di persistere negli arresti creando una serie di false circostanze”. Ce n’è anche per l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro, mai indagato nel processo principale sulle violenze alla Diaz e assolto in un procedimento parallelo per induzione alla falsa testimonianza. C’era “l’esortazione rivolta da capo della polizia ad eseguire arresti” dopo due giorni di scontri fuori controllo, scrivono i giudici, alla base della decisione di intervenire nella scuola quando ormai il G8 era finito.
DAI VERTICI “CARTA BIANCA” SULLA VIOLENZA. “L’assoluta gravità – si legge nella sentenza numero 38085 – sta nel fatto che le violenze, generalizzate in tutti gli ambienti della scuola, si sono scatenate contro persone all’evidenza inermi, alcune dormienti, altre già in atteggiamento di sottomissione con le mani alzate e, spesso, con la loro posizione seduta in manifesta attesa di disposizioni”. Per questo si può affermare che si è “trattato di violenza non giustificata e punitiva, vendicativa e diretta all’umiliazione e alla sofferenza fisica e mentale delle vittime”. E se questo è potuto succedere, è perché  “la mancata indicazione, per via gerarchica, di ordine cui attenersi” si è tradotta “in una sorta di carta bianca, assicurata preventivamente e successivamente all’operazione”. Tutti, insomma, erano liberi “di usare la forza ad libitum”.
I poliziotti che fecero irruzione, infatti, “si erano scagliati sui presenti, sia che dormissero, sia che stessero immobili con le mani alzate, colpendo tutti con i manganelli (detti ‘tonfa’) e con calci e pugni, sordi alle invocazioni di ‘non violenza’ provenienti dalle vittime, alcune con i documenti in mano, pure insultate al grido di ‘bastardi’”. La “sconsiderata violenza adoperata dalla polizia”, va attribuita in particolare agli uomini del VII Nucleo Antisommossa del Reparto mobile di Roma,  al quale “era stata affidata la prima fase di ‘messa in sicurezza’ della scuola, con caratteristiche rimaste peraltro ignote”. Secondo i giudici, che richiamano anche una consulenza dei carabinieri del Ris, “nessuna situazione di pericolo si era presentata agli operatori di polizia”.
La Cassazione condivide il giudizio espresso dalla Corte d’Appello di Genova quando, nel 2010, ha bollato l’attività della polizia come “condotta cinica e sadica, in nulla provocata dagli occupanti la scuola, tanto che il comandante del VII nucleo Michelangelo Fournier ha, con acrobazia verbale tanto spudorata quanto risibile, dapprima parlato di ‘colluttazioni unilaterali’, per poi finire con l’ammettere la reale entità dei fatti, per descrivere i quali ha usato la significativa e fotografica espressione ‘macelleria messicana’”.
La ”gravità” dei reati commessi dai funzionari della polizia, scrive ancora la Cassazione, come quello della violazione “dei doveri di fedeltà” delle calunnie e dei falsi, legittima il no “al riconoscimento delle attenuanti generiche” a favore degli imputati. Che hanno commesso una “consapevole preordinazione di un falso quadro accusatorio ai danni degli arrestati, realizzato in un lungo arco di tempo intercorso tra la cessazione delle operazioni ed il deposito degli atti in Procura”. Nonostante questo, nessuno dei partecipanti al ha mai mostrato “segni di sorpresa o rammarico per l’esito dell’operazione”.
L’”ESORTAZIONE” DI DE GENNARO: FARE ARRESTI PER SALVARE LA FACCIA. Ma perché i vertici della Polizia di Stato decisero di intervenire nella scuola utilizzata come dormitorio da diversi manifestanti la notte del 21 luglio 2001, quando il vertice G8 e le manifestazioni di protesta sfociate in violentissimi scontri erano ormai finite? La Cassazione smonta la versione ufficiale della normale perquisizione: ”L’immagine della polizia doveva essere riscattata, essendo apparsa inerte di fronte ai gravissimi fatti di devastazione e saccheggio che avevano riguardato la città di Genova, e il riscatto sarebbe dovuto avvenire mediante l’effettuazione di arresti, ovviamente dove sussistenti i presupposti di legge”.
Sul fronte delle responsabilità dei singoli imputati, la Cassazione rileva che l’allora vicecapo dello Sco Caldarozzi “era consapevole della falsità del rinvenimento delle molotov” all’interno della scuola, “perché, per sua affermazione, era entrato nella scuola e si era quindi potuto rendere conto che nelle aree comuni non vi era nulla del genere”. La corte rileva che Caldarozzi arrivò alla Diaz con Gratteri, allora capo dello Sco,  “mentre le violenze erano ancora in atto”. Per quanto riguarda Gratteri, merita la condanna per avere “dato impulso alla scellerata operazione mistificatoria” ed è stata “la figura apicale di riferimento per gli appartenenti alle squadre mobili”.
Per quanto riguarda Canterini, autore di un recente libro in cui in sostanza scarica le responsabilità del massacro sui colleghi degli altri reparti, oltre alla “partecipazione diretta e attiva per tutta la durata dell’operazione Diaz” la Cassazione contesta la sua richiesta “di redigere la relazione al questore” e di aver sollecitato certificati medici “attestati le lesioni subite dagli agenti, per suffragare il giudizio contenuto nella comunicazione della notizia di reato (la cui falsità è accertata) sulla proporzione tra forza usata e violenza e resistenza incontrata”. Sia Gratteri che Caldarozzi, ricorda la Cassazione, videro il corpo “esanime in terra” del giornalista inglese Mark Covell, pestato a sangue da diverse ondate di poliziotti fuori dalla scuola prima dell’inizio dell’irruzione e recentemente risarcito dal ministero dell’Interno con 350mila euro. A un ufficiale dei carabinieri che gli aveva indicato il ferito da soccorrere, “Caldarozzi disse di continuare a svolgere il suo lavoro”. “Altra figura in posizione apicale”, aggiunge la Cassazione, è quella di Giovanni Luperi, anche lui consapevole “dell’uso spropositato che era stato fatto della violenza” alla Diaz.
Nelle motivazioni della sentenza, i giudici sottolineano che in Italia non esiste il reato di tortura, e per questo non si è potuta evitare la prescrizione per i reati di lesioni gravi. Ma è provato oltre ogni ragionevole dubbio  ”il ricorrere degli estremi fattuali della gravità e gratuità dell’uso della forza”.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/10/02/scuola-diaz-cassazione-massacro-ingiustificabile-che-ha-screditato-litalia/370330/#.UGsKqLcMbQ8.facebook


- Un pestaggio selvaggio, lesioni indelebili e una battaglia legale durata undici lunghissimi anni. Il giornalista inglese Mark Covell massacrato senza motivo dalla Polizia la notte del blitz alla scuola Diaz al termine del G8 di Genova del 2001 oggi ha chiuso definitivamente il suo percorso con la giustizia italiana. Al Viminale ha infatti ottenuto il risarcimento di 350 mila euro per i danni fisici e morali riportati quella notte quando rischiò di morire sotto i colpi dei manganelli. Denaro che non lo ripagherà delle lesioni e di una vita stravolta dopo quella notte ma che almeno gli permetteranno di chiudere il conto con il nostro paese. ''Dopo una battaglia durata 11 anni –ha detto oggi, assistito dai legali Botto e Pastore - firmo per un pieno risarcimento. Mi e' costato i migliori anni della mia vita e la mia carriera. Mi riposero' per qualche mese sapendo che oltre ogni dubbio e' stato dimostrato chi furono i colpevoli della Diaz''. Il giornalista, cittadino onorario di Genova dal 2011, ha parlato anche della sentenza della Cassazione: “Dopo le motivazioni della Cassazione che sono una sentenza di colpevolezza per De Gennaro non capisco perche' Monti continui a tenerlo nel suo governo. Vedremo –ha poi concluso- se l'Italia e il Parlamento saranno in grado di fare la nuova legge prima che il caso Bolzaneto arrivi alla Cassazione nel maggio 2013''. 


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lunedì 17 settembre 2012

L'omicidio di Vittorio Arrigoni è arrivato a sentenza

Vittorio Arrigoni


Perchè rapire Vittorio Arrigoni?

GAZA - Il corpo senza vita di Vittorio Arrigoni, l'attivista italiano rapito da islamisti a Gaza, è stato trovato in una casa abbandonata nella striscia di Gaza.

- Dopo tanti rinvii e tentennamenti la corte militare di Gaza ha deciso. L'omicidio di Vittorio è finalmente arrivato a sentenza.

Mahmoud Salfiti e Tamer Hasasnah, accusati di rapimento e omicidio - uno, Salfiti, venne preso nel corso del blitz in cui furono uccisi i «capi» della cellula salafita Abdel Rahman Breizat e Bilal al Omari - sono stati condannati all'ergastolo (che per la legge di Gaza equivale a 25 anni di prigione) più 10 anni e lavori forzati a vita. Khader Jram, colui che ha suggerito con insistenza ai compagni di sequestrare Vittorio, è stato accusato di rapimento e condannato a 10 anni di prigione . Amer Abu-Ghoula, colui che aveva affittato la casa dove Vittorio è stato ucciso e sul cui ruolo sembrano esserci ancora molte ombre, è stato condannato in contumacia ad un anno di prigione.

I quattro sono i superstiti della (presunta) cellula salafita (altri due membri, tra cui il giordano Abdel Rahman Breizat, sono morti in uno scontro a fuoco con le forze speciali di Hamas) che credeva, prendendo in ostaggio l'attivista italiano, di poter liberare lo sceicco jihadista al Maqdisi, arrestato dalla polizia di Gaza a inizio anno.

Intanto si respira tensione all'esterno del tribunale. I parenti degli assassini di Vik non sembrano accettare la sentenza e iniziano ad insultare e minacciare gli italiani e gli amici di Vik presenti, accusandoli di essere delle spie. É intervenuta la polizia che ha cercato di calmare gli animi ed ha allontanato i presenti, ma la paura è che adesso ci possano essere ritorsioni contro chi ha sempre chiesto a gran voce giustizia per Vik. Anche se c'è soddisfazione per la sentenza, nulla potrà mai colmare il vuoto immenso lasciato da Vik.

di Luca Salerno -  Restiamo Umani, Stay Human.

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=34848


 LEGGI ANCHE http://cipiri.blogspot.it/2011/04/perche-rapire-vittorio-arrigoni.html

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domenica 26 giugno 2011

Sentenza storica sull’amianto



Sentenza storica sull’amianto
SOLO la trasmissione di Rai 3 Hotel Patria di Mario Calabresi e Brontolo di Oliviero Beha che recentemente hanno dato spazio all’argomento.

Smettiamola di chiamarle “morti bianche”. Non sono bianche, non c’è niente di candido o di innocente in questi decessi. Lo ripete, ossessivamente e correttamente Marco Bazzoni, operaio metalmeccanico e Rappresentante dei Lavoratori per la Sicurezza. Sono veri e propri omicidi e i killer hanno nomi precisi: indifferenza alle leggi, mancanza di prevenzione e la logica del profitto a tutti i costi che se ne infischia delle condizioni di lavoro. Una media di 3,87 morti al giorno, come recita l’omonimo cortometraggio realizzato nel 2005 da Valerio Mastandrea. Oltre mille morti l’anno, circa 30 mila infermità permenenti, oltre un milione di incidenti. Uno dei tanti tristi primati dell’Italia anche se le statistiche ufficiali evidenziano un calo degli infortuni. Ma quanti sono i casi non denunciati perchè i lavoratori sono costretti a tacere con la minaccia di licenziamenti o altre azioni disciplinari, come sospensioni e trasferimenti?

Giornali e televisioni accendono timidamente i riflettori solo quando il numero dei morti supera le tre-quattro unità. Ma un “omicidio bianco” isolato non fa mai notizia (a differenza dei noti delitti privati stile Cogne o Garlasco a cui vengono dedicate ore ed ore di trasmissioni) e conquista appena il trafiletto di un quotidiano locale: “Muore cadendo da un’impalcatura”, “Risucchiato da un macchinario da fieno”, “Stritolato tra le lame d’acciaio di un’imballatrice”.

L’informazione è ancor più latitante e colpevole quando si tratta di morti per cause “invisibili” non ricondubili a impalcature o macchinari. L’amianto, ad esempio, un materiale molto comune in natura e utilizzato per edifici, tetti, navi, treni; come materiale per l’edilizia (tegole, pavimenti, tubazioni, vernici…). Respirarne le polveri può provocare il mesotelioma pleurico e dei bronchi, il carcinoma polmonare e condurre ad una morte lenta, per soffocamento.

Lo sanno bene gli abitanti di Casale Monferrato, in provincia di Alessandria, una città di poco più di 30 mila abitanti, di cui 1.200 sono morti (e altri si teme ne moriranno) per aver inalato le particelle di questo maledetto minerale che si conficca come un ago nelle vie respiratorie. E bene hanno fatto i familiari delle vittime a manifestare contro quel processo breve che rischierebbe di far saltare il processo Eternit e segnare un altro durissimo colpo alla giustizia italiana.

Tuttavia, alcuni giorni fa, a Genova, il Tribunale ha emesso una sentenza storica. Che non potrà mai risarcire madri, padri, mogli e mariti, fratelli e sorelle dalla perdita dei loro cari ma che almeno è un “riconoscimento con i crismi della legge”, come afferma il bravo e sensibile giornalista Valter Vecellio, che ha rivelato il caso sul sito di Articolo21: un uomo, Silvano Piccardo, è morto di tumore nel 2005. Un gran fumatore, ammette la vedova che si è rivolta alla magistratura senza nascondere una delle cause ipotetiche del decesso. Ma il marito ha lavorato per anni a contatto con l’amianto. I giudici di primo grado avevano definito tale esposizione non rilevante, ma in appello la sentenza viene rovesciata, ed è stato riconosciuto che quelle polveri invisibili sono state letali.

Anche i familiari di un operaio della Fincantieri di Ancona sono stati recentemente risarciti, sempre in Corte d’appello, perchè si è dimostrato che un lavoratore per anni impiegato nelle navi è stato a contatto con le polveri d’amianto. Ma quanti sono ancora i casi simili nel resto d’Italia? Giornali e tv non ne parlano, a parte le solite rare eccezioni come le trasmissioni di Rai 3 Hotel Patria di Mario Calabresi e Brontolo di Oliviero Beha che recentemente hanno dato spazio all’argomento. Perchè questo silenzio?

Ps. Nel palazzo della Rai di Viale Mazzini c’è l’amianto. Lo rivela uno studio condotto dall’Istituto di medicina del lavoro della Facoltà di Medicina dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Roma che certifica la presenza di amianto in questo edificio dove lavorano oltre 2 mila dipendenti. L’ingresso principale è sbarrato per operazioni “di bonifica” da quasi un anno, mentre i lavori si sarebbero dovuti concludere in pochi mesi. I dipendenti, con atti formali hanno chiesto ufficialmente alla Rai di prendere provvedimenti o quantomeno, di sapere la verità…

di Stefano Corradino

http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/06/23/sentenza-storica-sullamianto-e-la-tv-tace/122286/

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lunedì 27 dicembre 2010

Ora ai mafiosi viene abolito di fatto l’ergastolo

Ora ai mafiosi viene abolito di fatto l’ergastolo, 
perché le motivazioni di sentenza vengono depositate in ritardo.

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MAFIA (censurato dal governo 2010)

Parte del documentario di Lucarelli (Blu Notte) su RAI TRE sulla Mafia e sulle inchieste censurato dal governo 2010.

Mafia e Stato: Un'intesa a colpi di 41 bis

Viviamo ormai in un Paese al servizio del reo, con spreco di energie e risorse per salvaguardare i diritti della mafia, in questo caso della 'ndrangheta calabrese per le concessioni fatte a uno dei tanti, a Giuseppe Belcastro.
Alle vittime non pensa mai nessuno, fanno paura, sono scomode e questo anche perché lo Stato ne deve rendere conto del perché sono diventate vittime di mafia e non è in grado di farlo fino in fondo.
Lo diremo fino allo sfinimento, in seno alle vittime delle stragi d’Italia, vi sono QUATTRO casi di soggetti giovanissimi che al tempo in cui hanno vissuto la strage terroristica eversiva, non lavoravano, in seguito sono andati a lavorare poi, a causa delle menomazioni riportate sotto il tritolo stragista, hanno “maturato” l’80 per cento di invalidità rispetto alla loro capacità lavorativa. Ebbene per legge hanno diritto alla pensione subito ma, da quel che appare, sembrerebbe che la Presidenza del Consiglio non voglia concederla.
Ci domandiamo con rabbia: come mai per la Magistratura attraverso le norme non è stato inventato quello strumento che permette alle vittime invalide  all’80% di andare in pensione subito, mentre sono state varate tutte una serie di norme che ad ogni stormir di fronda corrono in mutuo soccorso ai mafiosi rei di strage?

Cordiali saluti

Giovanna Maggiani Chelli
Presidente Associazione tra i familiari delle vittime della strage di via dei Georgofili

 http://www.antimafiaduemila.com/content/view/32248/78

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sabato 6 marzo 2010

G8, Bolzaneto: tutti colpevoli

G8, la sentenza di appello su Bolzaneto: tutti colpevoli

Ribaltata in Appello la sentenza di primo grado per i 44 imputati delle violenze commesse sui manifestanti nella caserma di Bolzaneto nel luglio del 2001 a margine del G8 di Genova. I giudici della corte d'appello di Genova hanno dichiarato responsabili civilmente tutti i 44 imputati del processo per le violenze nella caserma di Bolzaneto durante il G8 del 2001, anche se hanno dichiarato prescritti i reati.

La sentenza di secondo grado, giunta dopo oltre 11 ore di camera di consiglio, ha così ribaltato il verdetto di primo grado, condannando al risarcimento del danno anche gli imputati che erano stati assolti dal Tribunale. Sette imputati sono stati condannati anche penalmente a pene comprese fra uno e tre anni.

Secondo i giudici di Appello, a Bolzaneto i prigionieri del G8 subirono violenze, soprusi e torture.Nella maggior parte dei casi i reati sono prescritti, ma gli imputati dovranno risarcire le vittime. In primo grado le condanne erano state solo 15.

I sette imputati condannati sono l'assistente capo della Polizia di stato Massimo Luigi Pigozzi (3 anni e 2 mesi), gli agenti di polizia penitenziaria Marcello Mulas e Michele Colucci Sabia (1 anno) e il medico Sonia Sciandra (2 anni e 2 mesi). Pene confermate a 1 anno per gli ispettori della Polizia di Stato Matilde Arecco, Mario Turco e Paolo Ubaldi, che avevano rinunciato alla prescrizione.

In primo grado furono 15 gli imputati condannati a complessivi 23 anni e 9 mesi di reclusione mentre furono 30 le assoluzioni. I pm avevano chiesto condanne nei confronti di 44 imputati per oltre 76 anni di carcere con pene variabili da sei mesi a cinque anni e 8 mesi e una sola assoluzione. «Siamo soddisfatti: è stato accolto il nostro impianto accusatorio», hanno detto i pubblici ministeri Patrizia Petruzziello e Vittorio Ranieri Miniati dopo la lettura della sentenza che ha ribaltato il verdetto di primo grado. Ed hanno aggiunto: «E' stato riconosciuto l'abuso per tutti, anche per i medici ed i falsi nelle cartelle cliniche e negli atti delle matricole».

Soddisfazione anche dell'avvocato di parte civile Stefano Bigliazzio: «La sentenza - ha detto - ha corrisposto integralmente a tutti gli appelli delle parti civili e dei pm. Le prescrizioni, purtroppo, sono un dato di fatto ma non spostano di una virgola il risarcimento del danno».

Ha annunciato che presenterà ricorso in Cassazione l'avv. Piergiovani Iunca, difensore dell'ispettore di Polizia Paolo Ubaldi al quale è stato confermato un anno di reclusione. «È una sentenza - ha detto - che mi lascia allibito perchè agli effetti civili ha dichiarato tutti responsabili. Il mio cliente, tra l'altro, aveva rinunciato alla prescrizione credendo fermamente nella possibilità di una assoluzione».

«Nel giorno in cui sembra che la nostra Repubblica smarrisca definitivamente il principio della legalità, giunge una buona notizia. È fatta giustizia per i crimini di Bolzaneto. Per questo Paese c'è ancora speranza». Così il capogruppo del Pd nella commissione Affari costituzionale della Camera, Gianclaudio Bressa.

05 marzo 2010

RISARCIMENTI PER IL PESTAGGIO SUBITO DALLA POLIZIA

http://cipiri.blogspot.it/2015/11/g8-genova-risarcimento-mark-covell.html


SENTENZA CHIARA , ORA SAREBBERO DA RIMUOVERE DAI MEANDRI DELLA POLIZIA , I COLPEVOLI ..................................................!!!!
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lunedì 12 ottobre 2009

Nuova sentenza shock su Genova, 100 anni ai presunti black bloc

Nuova sentenza shock su Genova, 100 anni ai presunti black bloc


A due giorni dall’assoluzione in primo grado per Gianni De Gennaro, accusato di induzione alla falsa testimonianza per il blitz alla scuola Diaz, arriva dal tribunale di Genova un’altra sentenza stupefacente. Quindici dei 24 imputati di devastazione e saccheggio sono stati condannati anche in appello a pene durissime. La seconda sezione della Corte d’Appello del capoluogo ligure ha letto la sentenza circa tre ore fa: Vincenzo Puglisi è stato condannato a 15 anni di carcere, Vincenzo Vecchi a 13 anni e 3 mesi, Marina Cugnaschi a 12 anni e 3 mesi, Carlo Cuccomarino a 8 anni. Dieci anni e nove mesi per Luca Finotti mentre per Ines Morasca, sei anni e sei mesi. Dieci anni per Alberto Funaro, sette per dario Ursino. Antonino Valguarnera, coinvolto in un episodio contestatissimo – secondo la polizia avrebbe lanciato delle bottiglie incendiarie, mai state individuate – è stato condannato ad otto anni. Durissima la reazione dei legali dei presunti black bloc, che hanno sottolineato come di fronte ai reati [tutti contro cose e nessuno contro persone] le pene siano assolutamente sproporzionate.

Tra i 9 assolti c’è anche Massimiliano Monai, il ragazzo che nelle riprese del 20 luglio a piazza Alimonda, dove venne ucciso Carlo Giuliani, compare con una trave diretta contro uno dei defender dei carabineri. I giudici per lui hanno decretato il non doversi procedere perché è arrivata la prescrizione. Soprattutto, però, hanno sottolineato come la carica dei carabinieri a via Tolemaide era illegittima, perché avvenuta nel tratto di strada su cui il corteo partito dallo stadio Carlini era autorizzato a passare.
Il sostituto procuratore generale Ezio Castaldi aveva chiesto 225 anni di carcere per i 25 imputati, seguendo la richiesta fatta in primo grado dai pm Anna Canepa e Andrea Canciani. In primo grado, il tribunale condannò poi 24 imputati per un totale di 108 di reclusione; una sola imputata, Nadia Sanna, fu assolta per «non avere commesso il fatto». I pm avevano contestato a tutti il reato di devastazione e saccheggio, ma questa accusa è rimasta per sole 10 delle persone condannate.

I giudici della Corte D’Appello oltre a confermare la piena assoluzione per Nadia Sanna, hanno assolto Mauro Degli Innocenti che in primo grado era stato condannato a 6 mesi di reclusione. Non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per Stefano Caffagnini, Domenico Ceci, Paolo Dammicco, Federico Da Re, Filippo D’Avanzo, Fabricio Araujo Andrade, Angelo Pietro, Antonio Fiandra [assolto perché il fatto non sussiste per un diverso capo di imputazione], Omir Tabar Firouzi, Paolo Putzolu, Francesco Toto.

Intanto è arrivato il commento di Giuliano Giuliani sul verdetto della Corte d’Appello di Genova. Dopo aver ricordato la recente assoluzione del capo del Dis ed ex capo della polizia Gianni De Gennaro, «uno dei principali responsabili del disordine pubblico che le autorità hanno costruito a Genova 8 anni fa – ha dichiarato il padre di Carlo Giuliani – Oggi, per compensare che alcuni imputati hanno dovuto essere assolti per prescrizione, i giudici hanno elevato le pene per altri a livelli direi incompatibili. 15 anni per un manifestante quando 15 anni in Italia non si danno neanche per un omicidio. Mi sembra una sentenza davvero difficile da digerire. Sembra quasi che si debba fare una compensazione perché comunque bisognava superare i 100 anni di galera. Mi sembra una cosa difficilmente comprensibile».

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