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venerdì 3 gennaio 2020

Sicilia, il Buco nei Conti Supera i 7 Miliardi

Sicilia, il Buco nei Conti Supera i 7 Miliardi


 La Regione Aumenta gli Stipendi a più di 1300
 Dirigenti e Prepara Nuove Assunzioni


Il “ritocco” è stato quantificato mediamente in 209 euro lordi mensili a testa ed è legato a un rinnovo contrattuale a lungo attesi. Così, gli stipendi base oscilleranno tra i 45mila agli oltre 60mila euro lordi annui, a seconda della fascia dirigenziale. Intanto si prepara anche una bella infornata di nuovi assunti. Dove? Nei Centri per l’impiego, lo stesso settore che 
sull'isola impiega già il 20% degli addetti del Paese

di Accursio Sabella 

Venti giorni fa, la Corte dei conti ha puntato il dito contro l’enorme “buco” dei conti siciliani: oltre 7 miliardi da ripianare. E il governo nazionale sotto Natale ha lanciato un salvagente: la Sicilia potrà spalmare in dieci anni una bella fetta di quel disavanzo. Nel frattempo, però, la Regione ha deciso di riconoscere ai propri dirigenti un aumento di stipendio da 200 euro al mese, frutto di un rinnovo contrattuale a lungo atteso. E intanto prepara anche una bella infornata di nuove assunzioni. Dove? Nei Centri per l’impiego. Proprio in Sicilia, dove lavora oltre il venti
 percento degli addetti al reclutamento in Italia.

Il rinnovo e gli aumenti – In realtà, il rinnovo del contratto dei dirigenti regionali era stato atteso da molto tempo. È di oltre quattordici anni il periodo di “stop” agli scatti. E così, la stessa Corte dei conti aveva auspicato uno sblocco dei contratti. Allo stesso tempo, però, in occasione dell’ultimo giudizio di parifica del bilancio regionale, i magistrati contabili avevano messo in luce le “storture” del sistema siciliano. Dove si registrano primi segnali di miglioramento (il personale diminuisce, così come la spesa), ma dove alcuni dati sono ancora assai in contrasto con la media nazionale. Gli stessi magistrati hanno infatti ribadito “le osservazioni critiche reiteratamente mosse da questa Corte – si legge nella relazione – al numero considerevole di unità dirigenziali operanti in seno all’Ente regione, sia in termini assoluti, sia in relazione al rapporto tra numero dei dirigenti e quello degli altri dipendenti (che supera di poco il rapporto di uno a dieci)”. Insomma, sono ancora tanti i dirigenti in Sicilia. Uno su dieci dipendenti circa. Poco meno di 1.300 quelli di ruolo.

Quanto guadagneranno i dirigenti – Ma l’aumento arriverà a più di 1.300 dirigenti. Perché il rinnovo del contratto riguarderà anche i dirigenti che lavorano negli enti sottoposti al controllo della Regione. Enti che, per intenderci, tra società partecipate, istituti, aziende più o meno pubbliche, danno lavoro ancora a oltre diecimila persone. Un sistema fallimentare: “La Corte – si legge sempre nella relazione dei magistrati – ha in più occasioni evidenziato che le società partecipate dalla Regione si sono dimostrate geneticamente prive di sostenibilità economica”. E intanto, ecco aumenti per tutti. Il “ritocco” è stato quantificato mediamente in 209 euro lordi mensili per dirigente. Così, gli stipendi base oscilleranno tra i 45mila agli oltre 60mila euro lordi annui, a seconda della fascia dirigenziale. A queste somme andranno aggiunte le retribuzioni di posizione: dai 7mila a oltre 36mila euro annui. Infine vanno considerate anche le retribuzioni di risultato: somme che dovrebbero essere, appunto, calibrate sulla base delle performance, ma che sono state erogate finora, nella quasi totalità dei casi, nella quota massima per tutti.

Le nuove assunzioni – Insieme agli aumenti, nella Sicilia del “mega-disavanzo”, ecco fare capolino anche le nuove assunzioni. Nonostante gli oltre 14mila dipendenti di ruolo, i settemila sparsi nelle società partecipate e qualche altro migliaio disperso nella galassia para-regionale. Ma il paradosso vero è nella scelta degli uffici da potenziare. Nell’Isola senza lavoro, col Pil che cala e i giovani che fuggono, la Regione ha deciso di potenziare… i centri per l’impiego. Lo ha annunciato pochi giorni fa, con toni soddisfatti, lo stesso presidente della Regione Nello Musumeci. “Nei prossimi tre anni – ha detto – contiamo di poter bandire concorsi per circa 1.500 posti nell’amministrazione regionale, procedendo anche al superamento definitivo del precariato. La macchina Regione ha bisogno di forze nuove e fresche per affrontare la sfida del futuro. Questo è il primo passo”. Circa 1.200 persone sul numero totale sono destinati proprio ai Centri per l’impiego. E se appare condivisibile il richiamo all’esigenza di un “ricambio” in una amministrazione il cui personale è nella stragrande maggioranza dei casi compreso nella fascia d’età over 50, appare curiosa la scelta di puntare sui vecchi Collocamenti. “L’obiettivo –ha spiegato sempre Musumeci – è quello di dare vita a una rete di servizi per l’impiego che siano efficaci e in grado di integrare le funzioni tradizionali del collocamento”. La giunta ha già deliberato una proposta di spesa da 75 milioni di euro. Ma la mancata efficienza dei Centri per l’impiego siciliani è dovuta davvero all’insufficienza del personale? Sembrerebbe di no, stando alla fotografia scattata circa un anno fa dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro e che da allora non sembra essere mutata di molto. In Sicilia lavorano 1.737 su un totale di 7.934 operatori dei 501 Centri per l’impiego esistenti in Italia. Un operatore su cinque, insomma, lavora già in Sicilia. Lì, il governo Musumeci vuole mandare altri 1.200 addetti in tre anni. Per una spesa milionaria. Nella Sicilia senza lavoro e dai conti in rosso.




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mercoledì 12 settembre 2012

RENZI : massacra le nuove generazioni del PD


Non giriamoci intorno direbbe BERSANI, mica siam qui a mettere i fotovoltaici alle lucciole ? se giriamo intono al problema si fa la buca e il problema resta. MATTEO RENZI non doveva fare il sindaco di FIRENZE, citta’ storica con medaglia al valore e alla resistenza antifascista. Un’altra di quelle cazzate populiste di sinistra che poi alla lunga si pagano come sempre, fino a quando non ci si libera dalla sottocultura.
SINDACO si diventa solo se si riesce, purtroppo, a mettere insieme almeno quattro poteri, banche del luogo e non, la vecchia famosa massoneria che resiste a tutte le intemperie, industriali emergenti e solidi e il consenso viscido e inciucioso del vaticano insieme alle lobby. Certo poi bisogna recitare la parte, aggiungere ai quattro elencati, quattro battute divertenti, fare il simpaticone ed ecco a voi il sindaco RENZI governare firenze come uno spettacolo preparato seguendo le sceneggiature dettagliatamente.
IL RENZI FONDAMENTALMENTE di sinistra non è mai stato, e questo il PD doveva comprenderlo, ma in ogni partito c’e’ la sua corrente e la destra dopo mussolini si è riciclata ovunque. Cosi’ era inevitabile che anche MATTEO si folgori sulla via di ARCORE come LUCIAVELTRONI, dimostrando appunto che nella loro sinistra mentale qualche cosa scricchiola pericolosamente oppure è sempre mancata.
RENZI si schiera con MARCHIONNE senza mai aver visto un solo progetto di quest’ultimo e che di recente ha dichiarato di volere uscire dalla confindustria per spremere gli operai come gli pare e attraverso contratti sfrutta popolo e antisindacali. RENZI attacca gli impiegati pubblici sostenendo la tesi di BRUNETTA, colpendo la base e mai i vertici, cioe’ quelli che in realta’ mangiano anzi divorano attraverso appalti la spesa pubblica. RENZI non difende i diritti degli operai, non sostiene l’occupazione, non parla mai, ne tanto meno si schiera, in difesa di valori come la liberta’o la lotta al nazifascismo. RENZI non si oppone all’inquinamento, non vuole il servizio pubblico dei trasporti ne tanto meno dell’acqua, ne intende consultare la cittadinanza per la trasformazione del piano urbanistico oscurandone sia le manovre che gli appalti.
RENZI sempre lui, massacra le nuove generazioni del PD dopo averle strumentalizzate per la campagna della rottamazione dei vertici del partito. Non partecipa al PRIMO MAGGIO fiorentino rifiutanto di fatto il contatto con la storia operaia, non si schiera mai contro l’attuale governo, neanche una battuta e non partecipa ad una sola manifestazione contro gli attuali malfattori che scatenano la crisi e mai e poi mai sostiene fino ad oggi una ipotesi culturale da presentare nella grande citta’ toscana.
RENZI E’ ORFANO della DEMOCRAZIA CRISTIANACCIA e il suo intento come quello di LUCIA VELTRONI è di veder tornare all’antico splendore la casa madre.
Dall’altra parte LUCIA VELTRONI cura i due grossi ceffoni presi dai signorotti che l’hanno sempre sostenuta… sedotta e abbandonata. Il primo alle elezioni e il secondo quando lasciata ROMA IMPERIALE nel piano regolatore sfornato dalla stessa, si vedeva scippare le mappe e gli appalti dall’inutile ALEMANNO invece di consegnare il tesoretto al suo amico fedele FRANCESCO DA RUTELLI.
ANCHE LUCIA VELTRONI sogna l’america, quella democratica MA ANCHE repubblicana e comprende che se il PD non si sposta definitivamente a DESTRA non gli verra’ mai permesso di governare quindi il suo intento è quello di trovare un altro OCCHETTO che reciti la parte del traviato parto …con tanto di lacrime e drammi.
INCONTRA IL RENZI… il cuore palpita… le ciglia sbattono… il pensiero primordiale che domina LUCIAVELTRONI, quello di far fuori D’ALEMA prende forma, anche se intende che il suo nemico numero uno è difficile da eliminare avendo una cultura del PCI anni cinquanta e quindi senza apparenti tentazioni.
LUCIVELTRONI non molla, recupera energie e scatena il suo colpo di fulmine sul povero RENZINO destraiolo che dal cuore della toscana finisce inevitabilmente in quello della veltroniana ammaliatrice. ENTRAMBI frequentano assiduamente GIANNI LETTA il portavoce dello IOR, entrambi hanno avuto rapporti strettissimi e segretessimi con villa d’arcore e forse si dice e si mormora… che i due si innamorino proprio all’uscita di quei cancelli.
SI AMMICCANO si cercano… e tirano giu’ il progetto …ECCO come rovinare il PD proprio in un momento storico in cui in realta’ bisognerebbe stare uniti e unire tutta la sinistra seppur moderata e vendoliana. Niente hanno un altro meschino progetto, dividere e IMPERARE… come ? semplice, LUCIAVELTRONI inviera’ alle primarie il RENZI destrino, lo candida alle stesse, anche se ci sono migliaia di difficoltà come quelle rappresentate dallo statuto del partito che LEI intende eliminare o aggirare. SE IL RENZI NON VINCE o viene ostacolato, innescare per questo motivo antidemocratico, un gran casino, e se invece riesce ad affrontare le primarie, inventare un’altra scusa dopo la sconfitta per uscire SEMPRE dal partito, dando la colpa ad altri e spostarsi al centro dove ritrovare i cari amici ( compagni proprio non si puo’ dire ) RUTELLI, CASINI, FINI, VENDOLA.
CON QUESTI SOLO CON QUESTI costruire di nuovo la grande DEMOKRAZZIA CRISTIANACCIA spazzando via definitivamente qualsiasi IDEA di sinistra esistente.
PERCHE’ TUTTO QUESTO SCEMPIO ? perche’ LUCIAVELTRONI ha capito che per governare l’italia bisogna essere simpatici agli americani e ricostruendo la VECCHIA DC con due ali al suo interno, una di destra e l’altra democratica, sarebbe sempre al governo qualsiasi… qualsiasi PRINCIPE dirigge gli USA.
Il problema reale nasce se una VOCE COMPAGNA comunica alla base del PD e ad una certa sinistra ancorata al PCI che otturandosi il naso ancora li vota, quale piano i due INTENDONO ARCHITETTARE e come vogliono, ancora una volta, FARCI MORIRE DEMOCRISTIANI.
BK.
 DA http://www.namir.it/renzi.htm

LEGGI ANCHE http://cipiri.blogspot.it/2012/06/la-rosa-tricolore-renzi-premier.html

La Rosa Tricolore: Renzi premier Berlusconi Presidente della Repubblica





'L'Espresso' è entrato in possesso del documento riservato commissionato dal Cavaliere a un gruppo ristretto di consiglieri capeggiati da Dell'Utri e Verdini ...

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mercoledì 4 luglio 2012

Don Verzè,ospedale San Raffaele, estorsioni, Furti, minacce,




 Don Verzè, nuove scoperte sull’imprenditore-estorsore

Tre arresti per incendio doloso, minacce e furto all'ombra del San Raffaele. Il Gip: ''nell'ospedale si ruba ancora dove si può''

di Sirio Valent
La domanda giusta è: cosa non succedeva al San Raffaele? Gli arresti e le perquisizioni della Procura di Milano buttano all’aria panni sporchi e storie losche. Furti, estorsioni, minacce in stile mafioso: ma anche connivenze, favori, spie dello (e nello) Stato. Il circo di Don Verzè, a sei mesi dalla morte, è ancora un “romanzo criminale” a puntate.

Danilo Donati, responsabile sicurezza dell’Ospedale San Raffaele, e i suoi aiutanti Antonio Vito Cirillo e Francesco Pinto. Sarebbe questo, secondo i pm, il terzetto di picciotti che diede fuoco, nel 2006, al campo sportivo Olympia di Andrea Lomazzi: un incendio doloso ordinato dal prete-imprenditore Luigi Maria Verzè, per costringere Lomazzi ad andarsene e cedergli i terreni. Ci provava da anni: un testimone, Cesare Damonte, racconta di “inviti a staccare luce, acqua e gas” al rivale, e il rifiuto gli costò l’incendio della macchina il 14 febbraio 2011.

Al centro della contesa, un terreno adiacente al San Raffaele. Don Verzè aveva in testa investimenti immobiliari di rilievo su quel lotto, e aveva bisogno di mani libere al più presto. Occorreva spremere più soldi possibili da quei terreni: il tracollo finanziario del San Raffaele, tra il 2007 e il 2011, era ormai manifesto e imminente.

Va detto che la storia non brilla per originalità, nel passato di Don Verzè ci sono parecchi altri esempi di “metodi sbrigativi” per ottenere ciò che voleva, fossero favori, soldi o terreni. Due condanne definitive per corruzione negli anni 70 e una valanga di prescrizioni, cavilli e prestanome negli anni successivi, sempre per reati di truffa, appropriazione indebita e concussione; quando si dice “settimo comandamento, non rubare”.

Ma le imprese della Banda Bassotti (Donati, Cirillo e Pinto) non finiscono in un piccolo incendio doloso. A metà del 2011, i tre tentarono il colpaccio per andarsene in bellezza, rubando 939mila euro in contanti e titoli dalla cassa continua della Fondazione Monte Tabor (proprietaria del San Raffaele). Un furto rapido per far cassa, qualche giorno prima del suicidio dell’amministratore della Fondazione stessa Mario Cal: era chiaro a tutti loro che l’impero finanziario di Verzè stava per crollare sotto i debiti contratti da Cal, e tentavano di abbandonare la nave.

La storia non è ancora finita. Tutto il processo è ancora da scrivere, ogni virgola dei memoriali depositati dai pm va dimostrata davanti al gip: cosa tutt’altro che scontata. Intanto, in corsia, chi è rimasto lavora alacremente per garantirsi la “pensione d’oro”.
http://www.dirittodicritica.com/2012/07/03/sanraffaele-corruzione-donverze-39997/



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