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martedì 29 ottobre 2019

Salvini e le Sue Responsabilità


Salvini e le Sue Responsabilità


2 puntate di Report dedicate alla lega nelle quali è venuto fuori un quadro decisamente poco rassicurante da coloro che governano alcune Regioni e vorrebbero farlo per l'Italia intera.
Vince chi ruba 49 milioni di euro e li restituisce in 80 anni.
Vince chi ha una mazzetta da 65 milioni di dollari dai Russi e che deve spiegare al popolo.
Vince chi ha come ex ministro uno che ha preso 80 volte rimborsi che non gli spettavano.
Vince chi vomita odio.
Vince chi fa i selfie e dirette Facebook.

Una riflessione va fatta, al netto delle proprie convinzioni politiche.

Questo è ciò che abbiamo, questo è ciò che meritiamo.

La cosa più triste è che dalla storia non si impara mai nulla!

Salvini e la Lega dovrebbero evitare di piangere sul latte che loro stessi hanno versato, dovrebbero smetterla di scaricare sugli altri le loro responsabilità.



SALVINI HA QUALCHE PROBLEMA CON LA MEMORIA, 
ECCO CHI SONO I VERI RESPONSABILI

70 mila persone in piazza, più del 30% dei voti alle ultime elezioni europee, 
la gente ama Matteo Salvini.

Lo ama perché è simpatico, perché parla come mangia, perché fa un sacco di selfie, ma soprattutto la gente lo ama perché lui non sopporta più gli altri, quelli che ci hanno portato in un’Europa che ci prende tutto e non ci dà nulla in cambio, non sopporta quelli che hanno consentito ai cinesi di invaderci con i loro prodotti a basso costo, agli stranieri di invaderci, che hanno tagliato le pensioni e alzato l’età pensionabile, non sopporta quelli che…

Salvini e la Lega dovrebbero evitare di piangere sul latte che loro stessi hanno versato, dovrebbero smetterla di scaricare sugli altri le loro responsabilità.


??? ALT! Ma chi sono Quelli?

Ad esempio l’EUROPA è veramente CATTIVA? 
Da quanto tempo l’Italia da all’Europa più di quello che riceve?

Facciamo un passo indietro e andiamo per tappe:

- Era il 1994, “Ambra Angiolini infiammava i pomeriggi di Non è la Rai” e Salvini era un giovane comunista, il 10 dicembre di quell’anno i Capi di Stato e di Governo firmano a Essen l’accordo per l’allargamento verso Est dell’UE che viene ratificato ad Atene il 16 aprile del 2003. Con il Trattato di Atene entrano in Europa ben 10 paesi, i paesi dell’Est, che si prendono un bel po' dei fondi strutturali europei che toccavano alle regioni italiane e anche un bel po' delle imprese italiane delocalizzano, vanno a produrre là dove il costo del lavoro è minore.

Ma chi governava in Italia nel 1994 e nel 2003? Nel 1994 il Governo Berlusconi e nel 2003 ancora il Governo Berlusconi e sempre in coalizione con Lega Nord e Alleanza Nazionale.

Salvini dice che dovremmo difendere il Mady in Italy dall’invasione cinese e dice che dovremmo mettere i dazi per difendere i nostri prodotti, un po' come ha fatto Trump, ma chi ha permesso ai prodotti cinesi di invadere i nostri mercati?

- Nel 2001 mentre Rocco Casalino era un concorrente del primo grande fratello, Matteo Salvini rispondeva ancora alle domande degli ascoltatori di Radio Padania Libera, l’11 dicembre dello stesso anno la Cina entrava nell’organizzazione Mondale del Commercio il cd. WTO, i nostri negozi venivano invasi da prodotti simili ai nostri con l’unica differenza
 che erano fatti in Cina e costavano molto meno.

Salvini e la Lega dovrebbero evitare di piangere sul latte che loro stessi hanno versato, dovrebbero smetterla di scaricare sugli altri le loro responsabilità.


Ma chi governava nel 2001?
 Ancora il Governo Berlusconi con una maggioranza composta
 da Forza Italia, Alleanza Nazionale e Lega Nord.

- Stranieri Cattivi? Matteo Salvini sostiene che in Italia ci sia un’emergenza chiamata immigrazione, un’emergenza causata da un’Europa cattiva che ci ha lasciati da soli a gestirla. Ma chi ha permesso che l’Europa ci lasciasse soli?
Era il 2003 e mentre Kaka trascinava il Milan verso la vittoria dello Scudetto, Salvini era ancora a Radio Padania a rispondere agli ascoltatori, in quell’anno l’Italia firmava il Trattato di Dublino che obbligava il riconoscimento e l’accoglienza ai paesi in cui arrivavano i richiedenti asilo.

E chi governava nel 2003? Sempre il Governo Berlusconi, 
sostenuto da Alleanza Nazionale e Lega Nord.

Ma c’è almeno una cosa tra quelle che contesta Matteo Salvini 
di cui non si può incolpare la Lega e il Centro Destra?

Forse una c’è: La Legge Fornero, varata dal Governo Monti nel 2011 
quando la Lega stava all’opposizione.
Facciamo un passo indietro: il passaggio da un sistema retributivo ad uno contributivo è stato deciso con la riforma delle pensioni del 1994, mentre l’aumento dell’età pensionabile e l’indicizzazione alla speranza di vita media dell’età pensionabile è stata voluta dalle riforme delle pensioni del 2010 e del 2011, firmate da Maurizio Sacconi.
Ma allora chi era al Governo nel 1994, nel 2010 e nel 2011? Ancora una volta un Governo di Centro Destra con Silvio Berlusconi sostenuto da Lega Nord e Alleanza Nazionale.

Anche in questo caso Salvini e la Lega dovrebbero evitare di piangere sul latte che loro stessi hanno versato, dovrebbero smetterla di scaricare sugli altri le loro responsabilità.

MA TANTO NESSUNO HA UN TELECOMANDO PER TORNARE INDIETRO NEL TEMPO!




Perchè Salvini è più Pericoloso di Casa Pound e Forza Nuova.   L’inchiesta di Clauio Gatti rivela radici e scopi della Lega per Salvini premier



Perchè Salvini è più Pericoloso di Casa Pound e Forza Nuova. 
L’inchiesta di Clauio Gatti rivela radici e scopi della Lega per Salvini premier...






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lunedì 8 luglio 2013

LINKS: PdL presenta nuova legge ammazza-blog

PdL presenta nuova legge ammazza-blog



PdL presenta nuova legge ammazza-blog 

La responsabilità penale sarebbe a carico del gestore del sito o blog che non cancella entro 24 ore i commenti che possono configurare la commissione di reati. M5S: "E' norma contro sito di Beppe Gril
lo"
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giovedì 16 settembre 2010

Israele. Il «vuoto di responsabilità»




Israele. Il «vuoto di responsabilità»
Chantal Meloni http://www.nena-news.com


[da Nena news] L'esercito israeliano commette sistematicamente crimini a danno di civili palestinesi. E i responsabili rimangono impuniti. La denuncia di B'Tselem.

Il nuovo report pubblicato il 14 settembre dall’associazione israeliana B’Tselem denuncia ancora una volta i crimini dell’esercito israeliano a danno dei civili palestinesi e la sistematica assenza di accertamento delle relative responsabilità. In base ai dati forniti da B’Tselem, più di 1500 palestinesi sono stati uccisi da soldati israeliani dal 2006 al 2009; in quasi la metà dei casi si trattava di civili non prendenti parti alle ostilità [e quindi considerati come soggetti protetti ai sensi delle convenzioni di Ginevra del 1949].
Tali dati non includono le conseguenze dell’attacco militare sferrato contro la striscia di Gaza nel dicembre 2008/gennaio 2009 – operazione in codice Cast Lead, ossia Piombo Fuso – che in sole tre settimane ha causato un numero di morti quasi superiore alla somma dei quattro anni precedenti [le statistiche parlano di 1419 palestinesi uccisi] e più di 5300 feriti, di cui molti gravissimi, tra l’altro a causa dell’uso del fosforo bianco. Più dei tre quarti delle vittime di Gaza erano civili non prendenti parte alle ostilità, tra cui centinaia di donne e bambini.
Tali uccisioni e ferimenti costituiscono crimini di guerra come documentato da numerosi report indipendenti e internazionali, tra cui in particolare il lunghissimo Goldstone Report del settembre 2009, compilato su mandato dell’Onu dalla Fact Finding Mission su Gaza guidata dal giudice Richard Goldstone.

Il nuovo report di B’Tselem tuttavia si concentra non tanto sugli episodi criminosi in sé, quanto sulla mancanza di adeguate risposte sul piano investigativo/sanzionatorio. Su 148 casi, relativi all’uccisione di 288 palestinesi, denunciati da B’Tselem al procuratore israeliano negli anni 2006-2009 con istanza di apertura di un’indagine, solo in 22 casi [una piccola minoranza, il 15 per cento] vi è stato un seguito. 29 casi hanno ricevuto una risposta negativa mentre la stragrande maggioranza delle denunce [95 casi] è rimasta senza esito, tra cui alcuni casi in cui non è stata fornita alcuna informazione né risposta.
Aprire una indagine peraltro non equivale affatto a dare inizio ad un procedimento penale. Anche nei rari casi in cui il procuratore militare ordina l’apertura di un’indagine, tale decisione arriva normalmente con grande ritardo, mediamente più di un anno dopo i fatti, compromettendo l’efficacia e l’esito delle indagini. Ancora più gravi sono i ritardi una volta che l’indagine è formalmente aperta. Tornando ai 22 casi citati nel report di B’Tselem, in 13 di questi nessuna decisione sarebbe stata ancora presa [il condizionale è d’obbligo in quanto spesso le autorità israeliane omettono tout court di dare notizia alle vittime ed ai loro rappresentanti legali]; solo in due casi l’indagine si è conclusa con una decisione negativa, ossia con la esplicita chiusura del procedimento. Nei restanti casi le indagini sarebbero invece ancora in corso, sebbene appaiano arenate.
In breve, delle 22 indagini originate dai 148 casi denunciati da B’Tselem tra il 2006 e il 2009, nessuna incriminazione [e quindi nessun procedimento penale] è scaturita finora. E ciò nonostante i gravi e documentati indizi di comportamenti illeciti e commissione di crimini da parte dei soldati israeliani.

Come già messo in luce da numerose fonti, quando si tratta di accertamento della responsabilità dei militari israeliani rispetto a fatti commessi ai danni di civili palestinesi, il sistema è intrinsecamente viziato. I vizi si articolano su diversi piani: 1] natura e scopo delle indagini; 2] mancanza di indipendenza degli organi inquirenti; 3] inefficienza e inconcludenza dei procedimenti; 4] mancanza di trasparenza del sistema.
Anche di fronte a uccisioni sospette, eccessivo uso della forza o gravi abusi nei confronti dei palestinesi, le indagini si limitano normalmente ad un procedimento di tipo interno, di natura prettamente militare [il cosiddetto «operational debriefing»], il cui scopo non è affatto l’accertamento delle responsabilità penali dei soldati quanto l’individuazione di eventuali errori ed inefficienze dal punto di vista, per l’appunto, militare. Come elaborato dalla stessa corte suprema israeliana nel 2008 nel caso Al Nebari: «The main purpose of the operational probe, […] is to draw conclusions and lessons in order to prevent future failures and errors […] There is, therefore, a substantial difference between an operational probe and a criminal investigation, both at the level of purpose and at the operational level».
«Lezioni dal passato», pertanto, per migliorare la performance dell’esercito e non ripetere gli stessi errori; niente a che vedere con l’accertamento di responsabilità penali dei soldati.
Tali operational debriefings, condotti dagli stessi militari implicati nell’operazione, costituiscono normalmente l’inizio e la fine delle presunte «indagini» sull’operato dei soldati israeliani. Solo in un caso su dieci tali debriefings si concludono con una decisione di aprire una indagine [che comunque a sua volta, come si è già detto, risulta normalmente in un nulla di fatto]. Da un punto di vista penale è assolutamente improprio parlare di «procedimenti» o di «indagini» in tali casi, ed è fuorviante il fatto che le autorità israeliane lo facciano. Peraltro anche nei rarissimi casi in cui indagini sono svolte dalla polizia militare [Military Police Investigation Unit], queste sono spesso svolte in modo superficiale e limitato, accontentandosi il più delle volte delle dichiarazioni dei soldati stessi, senza l’assunzione delle testimonianze da parte delle vittime o di terzi.
Il tutto si risolve in una immunità di fatto garantita ai soldati israeliani, tendenzialmente sempre protetti nel loro operato quando impegnati in operazioni militari.
Il quadro diviene particolarmente drammatico se spostiamo l’attenzione sulle violazioni commesse a Gaza durante l’operazione Piombo Fuso. L’Assemblea generale dell’Onu, accogliendo le raccomandazioni finali del Goldstone Report, ha chiamato le autorità israeliane [e quelle palestinesi] a condurre nel giro di pochi mesi indagini «indipendenti, credibili ed in conformità con gli standard internazionali […]». A distanza di 20 mesi dalla fine dell’operazione militare il bilancio è totalmente negativo.

Il Palestinian Centre for Human Rights [Pchr], che a seguito dell’attacco su Gaza del dicembre 2008/gennaio 2009 ha presentato 490 richieste di apertura di indagini su mandato di 1046 vittime, ha recentemente pubblicato un report che ben spiega le gravi falle del sistema. Come messo in luce da Pchr, dei circa 150 procedimenti annunciati su incidenti relativi a Piombo Fuso, solo 47 sono effettivamente indagini svolte dalla polizia militare. Tra queste, ad oggi solo in tre casi risulta essere stata formulata una incriminazione a carico dei soldati israeliani A parte i numeri sparuti, anche la sostanza dei fatti sotto indagine è totalmente irrilevante rispetto alla gravità ed alla dimensione dei presunti crimini commessi: basti pensare che a fronte di migliaia di morti e feriti, nonché della distruzione sistematica di abitazioni, scuole, moschee e altre infrastrutture civili, l’unica condanna è stata emessa per il furto di una carta di credito da parte di un soldato.
Il sistema giudiziario israeliano appare sempre più come una delle rotelle dell’ingranaggio su cui la macchina dell’occupazione si fonda. Una occupazione che ricorre sempre più spesso all’uso della forza in un modo indiscriminato e sproporzionato, in contrasto con i principi fondamentali di diritto internazionale umanitario e con il rispetto del diritto alla vita dei civili palestinesi. La sistematica copertura delle responsabilità a fronte della commissione di gravi crimini è peraltro di per sé fonte di responsabilità in diritto internazionale, anche di natura penale.
Di fronte alla chiara mancanza di volontà delle autorità israeliane di condurre indagini serie e indipendenti non resta che ricorrere ai meccanismi della giustizia internazionale. In questo senso è auspicabile che il Procuratore della Corte Penale Internazionale dell’Aia, sul cui tavolo giace da oltre un anno e mezzo uno spesso fascicolo sui presunti crimini commessi in territorio palestinese, decida al più presto di aprire una indagine in merito.

Link per il report di B’Tselem:
http://www.btselem.org/English/Publications/Summaries/201009_Void_of_Responsibility.asp

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