Cinque anni per un sasso
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Ci sarà ancora in questo Paese qualcuno non ancora del tutto inebetito, tanto lucido da rendersi conto dell’enormità della sentenza comminata con rito abbreviato dal gup Anna Maria Fattori a carico di Giuseppe Ciurleo e Lorenzo Fattori, due ragazzi arrestati il 15 ottobre scorso durante gli scontri di piazza San Giovanni a Roma?
Ciurleo, che ha 21 anni, è stato condannato a 5 anni di prigione. Fattori, che ne ha 20, dovrà scontarne 4. Il reato così severamente punito non è di quelli che fanno tremare le vene ai polsi. È la “resistenza aggravata a pubblico ufficiale”: un classico reato minore, di quelli per i quali anche una condanna ben più lieve apparirebbe esagerata.
Oltretutto si tratta di quei due giovani manifestanti a proposito dei quali le persone che avevano assistito dalle finestre di casa agli incidenti urlavano, rivolte alla polizia: “Non sono loro. Non hanno fatto niente. Non li arrestate”. Quelle invocazioni accorate e inutili sono debitamente registrate in un video che hanno visto tutti in rete. Tranne, evidentemente, la magistratura. E sì che di fronte ai video i togati ci passano ore e ore, anzi giorni, settimane e a volte mesi, come ha fatto Gian Carlo Caselli prima di emettere mandati d’arresto con una flagranza differita di 7 mesi.
Una sentenza così è un insulto non solo alla democrazia ma anche alla giustizia sostanziale checché ne dicano il codice penale e la legalità formale, esattamente come lo erano gli arresti disposti da Caselli per gli scontri della Val di Susa. Ma forse ancora più desolante è pensare che in questa sentenza quasi nessuno troverà niente di riprovevole, e i pochi che lo faranno si limiteranno a sussurrare una educatissima critica.
I compagni di Sel e gli amici dell’Idv sbagliano quando si raccontano che l’Italia di Mario Monti ed Elsa Fornero è comunque un po’ meglio di quella di Silvio Berlusconi. Non è vero. È l’Italia in cui presidente del consiglio e ministra del lavoro possono dire che loro dei sindacati se ne fregano con un’arroganza che Brunetta e Sacconi se la sognavano, e tutti applaudono. È il Paese dove se critichi la Fiat devi pagare, grazie alla sentenza emessa da uno di quei giudici di cui la sinistra è tanto innamorata, milioni di euro, e vediamo chi s’azzarda la prossima volta. È il Paese dove per aver tirato (forse) qualche sasso, due ragazzi di vent’anni si beccano anni di galera nemmeno fossero pericolosi brigatisti.
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