Le Carte Parlanti

Le Carte Parlanti
Mundimago
Visualizzazione post con etichetta Arrestati. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Arrestati. Mostra tutti i post

mercoledì 11 settembre 2019

Leghisti Contro Salvini

Leghisti contro Salvini


I leghisti cominciano a lamentarsi del Capitano. il Corriere della Sera raccoglie sussurri e grida che in perfetto anonimato il Carroccio rivolge al suo segretario, del quale evidentemente, come il resto dell’Italia, faticano a comprendere la strategia.

La rincorsa ai cinquestelle disorienta la Lega, dove in molti temono di «perdere la faccia» più ancora che di perdere il governo. Da giorni nei gruppi parlamentari e sui territori si pongono domande al momento prive di risposte. Per esempio, «cosa vuol dire che il 20 agosto vedremo il da farsi, se avevamo presentato una mozione di sfiducia al premier»? «Perché Salvini oggi fa sapere a Di Maio che il suo cellulare è sempre acceso, se fino a ieri voleva votare subito contro Conte al Senato»?

E «cosa spiegheremo adesso a quegli imprenditori ai quali avevamo chiesto di esporsi a favore delle elezioni anticipate: che ci va bene anche un rimpasto»? Il rischio di minare «la credibilità del nostro progetto» è l’accusa più pesante rivolta al segretario, insieme al vociare sempre più insistito contro il suo «cerchio magico», accompagnato dall’interrogativo su chi sia «il vero consigliori di Matteo».

Leghisti contro Salvini

Leghisti contro Salvini

Leghisti contro Salvini

Leghisti contro Salvini

Leghisti contro Salvini

Leghisti contro Salvini

Leghisti contro Salvini

Leghisti contro Salvini

Leghisti contro Salvini

Leghisti contro Salvini


E qui, con eleganza, si evita di fare il nome che tutti sospettano visto il conseguente abbraccio con Forza Italia: quello di Denis Verdini, padre della fidanzata di Matteo.

I salviniani ovviamente non ci stanno a vedere il Capitano sul banco degli imputati, «perché è ora di finirla con la storia che avrebbe sbagliato i tempi del la crisi. La verità è che nessuno aveva previsto la mossa di Renzi, nessuno immaginava che avrebbe teso la mano ai grillini. La sua giravolta ci ha spiazzato». Ma è un fatto che Salvini non ha colto l’attimo dopo le Europee, e che dopo — raccontano nel Carroccio — si è ritrovato impigliato in alcune scadenze di governo.

La più importante è stata il «decreto salva-conti», concordato con l’Europa per evitare la procedura di infrazione. Approvato dal Consiglio dei ministri il primo luglio, è stato convertito in legge il 30 luglio: «In tal senso, Salvini aveva dato precise garanzie a Mattarella, con il quale si era visto riservatamente dopo la visita di Giorgetti al Quirinale». 
Così viene spiegato il timing della svolta di inizio agosto.



Hanno Rovinato pure l'Eolico.  Arrestati Paolo Arata e Nicastri  consulenti di Salvini per l'energia.



Hanno Rovinato pure l'Eolico.
Arrestati Paolo Arata e Nicastri
consulenti di Salvini per l'energia...

.
Mi occupo di Creare le vostre pagine, disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita, personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.



SE HAI DOMANDE COMMENTA SOTTO QUESTO POST  O CLICCA LA FOTO ED ENTRI NEL MIO SITO

.

sabato 7 settembre 2019

Arrestati consulenti di Salvini: Paolo Arata e Nicastri



Mi occupo di Creare le vostre pagine Responsive,   disegnare loghi e marchi.  Posso realizzare biglietti da visita,   personalizzare banner e clip animate.  Fornisco supporto e consulenza per realizzare Siti Internet,   blog personalizzati e pagine Social.  Servizio rivolto a Privati, Aziende, Agenzie, Enti,   Associazioni e Liberi Professionisti.
.

La procura: "Arata ha portato in dote a Nicastri i rapporti con la Lega". Blitz della Dia fra Trapani e Roma. Fermati pure i figli dei due faccendieri. Ai domiciliari, un dirigente regionale. Le accuse: “Corruzione, intestazione fittizia e autoriciclaggio”. Indagati altri tre dirigenti della Regione

Arrestato Paolo Arata, 
 consulente di Salvini per l'energia.
 In cella anche Nicastri, “re” dell’Eolico


di SALVO PALAZZOLO e CLAUDIO REALE

Due mesi dopo l’avviso di garanzia e le perquisizioni, finisce in manette Francesco Paolo Arata, ex consulente per l’Energia del ministro Matteo Salvini, due anni fa aveva contribuito a stilare il programma della Lega. Ora, è accusato di “intestazione fittizia, corruzione e autoriciclaggio”, queste le contestazioni che gli vengono mosse.

La procura di Palermo e la Dia accusano Arata di rapporti d'affari e relazioni spregiudiate con Vito Nicastri, il “re” dell’eolico vicino all’entourage del latitante Matteo Messina Denaro, anche lui è stato arrestato questa mattina. "E' emerso - scrivono il procuratore aggiunto Paolo Guido e il sostituto Gianluca De Leo - che Arata ha portato in dote alle iniziative imprenditoriali con Nicastri gli attuali influenti contatti con esponenti del partito della Lega, effettivamente riscontrati e spesso sbandierati dall'Arata medesimo e di cui informava puntualmente Nicastri".

La procura di Palermo cita in particolare alcuni dialoghi registrati il 23 dicembre 2017, durante i quali “Nicastri – scrivono i magistrati - sollecitava Arata a far intervenire il senatore Armando Siri in relazione ad un sostegno nei confronti di una persona dagli stessi sponsorizzata”. Il duo Arata-Nicastri voleva piazzare un proprio uomo nella lista della Lega in Sicilia, in vista delle elezioni nazionali.
Il blitz
Questa mattina, la Dia ha arestato anche il figlio di Arata, Francesco, Vito Nicastri e suo figlio Manlio. Ai domiciliari, il dirigente Alberto Tinnirello, che è stato in servizio all’assessorato regionale all’Energia. Indagato, per abuso d'ufficio, è invece il presidente della commissione "Via" (Valutazione di impatto ambientale) dell'assessorato regionale al Territorio, si tratta di Alberto Fonte, il cui ufficio è stato perquisito. Indagati per abuso d'ufficio pure Salvatore Pampalone (dirigente regionale e componente della commissione Valutazione Impatto Ambientale), e Vincenzo Palizzolo, capo di gabinetto dell'assessorato al Territorio.

E' scattato il sequestro di otto società del gruppo Arata-Nicastri, il provvedimento riguarda Solcara, Solgesta, Etnea, Bion, Ambra energia, Alquantara, Greta Wind e Intersolar.

L'indagine è a una svolta. Dalle perquisizioni del 17 aprile scorso, sono emersi riscontri importanti alle ipotesi d’accusa, così all'inizio di maggio il procuratore aggiunto Paolo Guido e il sostituto Gianluca De Leo hanno avanzato una richiesta di misura cauteare al gip Guglielmo Nicastro.

Intanto, alla procura di Roma, prosegue l’altro filone dell’inchiesta, che vede indagati Arata e l’ex sottosegretario leghista Armando Siri, per una mazzetta da 30 mila euro, il prezzo di un emendamento che alla fine del 2018 avrebbe dovuto aprire nuovi finanziamenti per gli affari sull’eolico con Vito Nicastri. Di quella mazzetta Arata parlò al figlio Francesco e al figlio del “re” dell’eolico nel settembre scorso. E il fascicolo è passato per competenza territoriale nella Capitale: dopo la notizia dell’inchiesta, il presidente del Consiglio Conte ha dimissionato Siri, che non intendeva farsi da parte. Arata e Siri avevano rapporti strettissimi: nel giugno scorso, era stato proprio Arata (ex deputato di Forza Italia passato alla Lega) a sponsorizzare la nomina del sottosegreario.

Le intercettazioni su Francesco Paolo Arata
Sono le parole di Francesco Paolo Arata, intercettate dalla Dia di Trapani, ad avere aperto uno scenario di affari e complicità.

“Io sono socio di Nicastri al 50 cento – diceva lui stesso a un amico avvocato – nella sostanza abbiamo un accordo societario, di co-partecipazione”. In un’altra intercettazione, con il figlio dell’imprenditore ai domiciliari per concorso esterno in associazione mafiosa, raccontava: “Nel 2015, ho dato 300 mila euro a tuo papà”. E, intanto, si vantava pure di aver sborsato diverse mazzette.

“Questi qua sono stati tutti pagati”, diceva con orgoglio al figlio Francesco mentre stava per entrare negli uffici dell'assesorato regionale all'Energia, a Palermo. Francesco Paolo Arata, l'ex professore di ecologia reclutato due anni fa da Salvini per stilare il programma della Lega, era davvero un gran dispensatore di mazzette. “Quanto gli abbiamo dato a Tinnarelli?”, sussurrava a proposito del dirigente che si occupava delle autorizzazioni per i parchi eolici, Alberto Tinnirello. “Quello è un corrotto”, diceva di un altro funzionario, Giacomo Causarano. “Un amico, una persona a noi vicina”.

A scorrere le ultime intercettazioni dell’inchiesta, emerge tutto l’orgoglio del tangentista che riesce a sbloccare quelli che lui chiama ostacoli, e invece sono le regole. Emerge anche una grave consapevolezza: Arata sapeva di fare affari in Sicilia con personaggi “a rischio”. Per le loro frequentazioni mafiose. Da una parte, Vito Nicastri; dall’altra, Francesco Isca, imprenditore oggi indagato per associazione mafiosa. La procura contesta l'aggravante di mafia a Nicastri e Arata, che però il giudice non ha al momento riconosciuto nella ordinanza. Nicastri scrive però che negli affari dei due faccendieri "c'è un elevato rischio di infiltrazioni di Cosa nostra".

E poi ci sono i rapporti con la politica. “Dalle attività di indagine — ricostruisce la procura — è emerso che Arata ha trovato interlocutori all’interno dell’assessorato all’Energia, tra tutti l’assessore Pierobon, grazie all’intervento di Gianfranco Miccichè, a sua volta contattato da Alberto Dell’Utri”. Dunque, l’ambasciatore di Vito Nicastri era riuscito a parlare con il presidente dell’Ars e con il fratello di Marcello Dell’Utri, uno dei fondatori di Forza Italia condannato per concorso esterno in associazione mafiosa. Probabilmente, contatti che arrivano ad Arata dalla sua partecipazione in Forza Italia dopo l’elezione alla Camera nella circoscrizione della Toscana.

Ma le relazioni di Arata vanno molto oltre: incontra anche Calogero Mannino. Gli serve per arrivare ai vertici dell’assessorato al Territorio. Scrivono ancora il procuratore aggiunto Guido e il sostituto De Leo: “Quando l’epicentro della fase amministrativa diveniva l’assessorato al Territorio e Ambiente (per la verifica di assoggettabilità del progetto alla “Via”, valutazione di impatto ambientale), Arata è riuscito a interloquire direttamente con l’assessore Cordaro e, tramite questi, con gli uffici amministrativi di detto assessorato, dopo aver chiesto un’intercessione per tale fine a Calogero Mannino”.

Secco il commento del leader Cinque stelle Luigi Di Maio: 
"La puzza di bruciato si sentiva da lontano"

L’assessore regionale al Territorio Toto Cordaro, dal canto suo, non nega di avere incontrato Arata: “L’ho visto due volte – dice a margine della conferenza stampa convocata per annunciare una riforma dell’urbanistica – ma gli ho sempre detto di no. Nello specifico mi aveva chiesto due dichiarazioni di "non assoggettabilità" e ha ricevuto due dichiarazioni di assoggettabilità”.

Così il presidente della Regione Nello Musumeci rilancia: “Gli assessori devono incontrare i cittadini – taglia corto – ma Arata veniva alla Regione a cercare complici e trovava solo dei ‘no’. Dove lui voleva impianti privati noi abbiamo fatto partire impianti pubblici. Se ci sono responsabilità dei funzionari che finiscano in galera”. Un provvedimento immediato, intanto, viene annunciato per la commissione Via: “Fra qualche settimana – scandisce Musumeci – la commissione sarà rinnovata. Sarebbe accaduto comunque”.



#Basta #Sproloqui da #Bar #Torna in #Padania è #Finita la #Pacchia ...



#Basta #Sproloqui da #Bar #Torna in #Padania è #Finita la #Pacchia ...

.

 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'
 OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO 
IL TUO FUTURO E' ADESSO 
entra in
MUNDIMAGO

 I TUOI SOGNI DIVENTANO REALTA'   OGNI DESIDERIO SARA' REALIZZATO   IL TUO FUTURO E' ADESSO   entra in  MUNDIMAGO

sabato 14 aprile 2012

Formigoni : Arrestati



Formigoni dimissioni e subito al voto



Formigoni chieda scusa

 e si dimetta

770 FIRME FALSE

.


 Roberto Formigoni 
 ha tentato di occultare
 maldestramente lo scandalo corruzione nella sua regione
nel cerkio rosso gli indagati

Formigoni

Arrestati 

 di Paolo Biondani e Michele Sasso
Dopo l'inchiesta de l'Espresso esplode il nuovo scandalo della Sanità lombarda. Ordini di cattura per Antonio Simone e Piero Daccò, amici ciellini del governatore Formigoni. Che hanno intascato mediazioni colossali anche dalla Fondazione Maugeri. Raccogliendo oltre 50 milioni di euro
 Tra gli amici più stretti di Roberto Formigoni c'è un club di fedelissimi che vale un tesoro. Fanno parte della cerchia ristretta dei big di Comunione e liberazione. Sono diventati milionari partendo dal basso. Hanno svariate proprietà e imprese in Italia, ma gestiscono gran parte dei soldi tramite società anonime e conti esteri. E sono molto bravi a fare affari soprattutto nel settore più assistito dai finanziamenti pubblici gestiti dalla Regione Lombardia: la sanità privata.

Nel circolo dei ricchi amici del governatore Formigoni, i più chiacchierati oggi sono Piero Daccò e Antonio Simone. Entrambi sono stati raggiunti dagli ordini di cattura della magistratura, che contesta un'associazione per delinquere a sei zeri.

Il primo è già in carcere dal 15 novembre per lo scandalo dei fondi neri del San Raffaele, l'ospedale privato travolto da una bancarotta da oltre un miliardo di euro. Daccò è imputato di essersi impadronito di circa 8 milioni e di averne fatti sprecare altri 35 alla fondazione religiosa che ha controllato quell'impero sanitario fino alla scomparsa del suo dominus don Luigi Verzè, morto alla fine del 2011.

Simone invece è inciampato nell'indagine scivolando su un bonifico di 510 mila euro: soldi che Daccò gli aveva girato su un conto di Praga, attraverso un fiduciario svizzero che nel frattempo ha vuotato il sacco. Entrambi si proclamano innocenti. Ma ora la procura, dopo avere chiuso il capitolo iniziale dell'inchiesta sul San Raffaele apre un nuovo clamoroso filone, sui fondi neri utilizzati dalla Fondazione Maugeri, un ente ospedaliero con decine di cliniche in tutta Italia, ordinando l'arresto dei due. Nel numero in edicola "l'Espresso" ha ricostruito la storia economica dei due uomini d'oro cresciuti all'ombra della politica. E i legami con altri personaggi del sistema di potere ciellino, come loro vicinissimi al presidente Formigoni. Il dato fondamentale, il più vistoso, è che Daccò e Simone fanno affari d'oro, insieme, da più di dieci anni.

 . CikCiak .

 Nel ventennio di Formigoni si sono divisi più di 30 milioni di euro, ma la cifra totale, compresi gli investimenti tuttora in corso, potrebbe superare (e di molto) quota 50 milioni. Nel grande giro lombardo i due ciellini millantavano consulenze e mediazioni con almeno tre grandi gruppi della sanità privata, tutti accreditati (e quindi rimborsati con fondi pubblici) dalla Regione Lombardia: San Raffaele, Fondazione Maugeri e Ordine dei Fatebenefratelli.

Quando si arrivava a un contratto, questo era intestato al solo Daccò, che poi girava circa un quarto della somma a Simone, ma con una fattura separata, segno di un lavoro autonomo. La Guardia di Finanza ha trovato le prime tracce dei due tesoretti analizzando i conti esteri che secondo l'accusa sono serviti a far sparire i fondi neri del San Raffaele. Questo pasticcio finanziario ora sta togliendo il sonno a un personaggio del calibro di Antonio Simone. Che non è un ciellino qualsiasi: è uno dei cervelli che hanno creato il Movimento Popolare, lo storico braccio politico di Cl. Una vita da eminenza grigia, la sua. Fino agli anni Ottanta, Simone fa carriera nella Dc al fianco di Formigoni: a Milano dividono lo stesso ufficio, nella sede originaria del Movimento. Roberto è il più visibile, ma il popolo ciellino premia con decine di migliaia di voti soprattutto Antonio, che conquista così gli assessorati fondamentali delle ultime giunte lombarde di pentapartito, dalla sanità all'urbanistica. Nel '92 scoppia Mani Pulite. E Simone si ritrova inquisito. Alla fine ne uscirà senza alcuna condanna, con due assoluzioni e una prescrizione. Ma intanto è bruciato. Nel '95 è Formigoni, rimasto fuori da Tangentopoli, a candidarsi e vincere la prima delle quattro elezioni che da allora gli assicurano la poltrona di numero uno della Lombardia. Simone invece abbandona la politica. E lascia pure l'Italia. Dove pochissimi sanno che continua a influenzare i grandi affari della sanità. Mentre infuria Tangentopoli, Simone si trasferisce a Praga, dove diventa un re del mattone in società con la famiglia di un editore italiano di fumetti. Comprano palazzi in decadenza, ristrutturano e rivendono con plusvalenze.

 http://espresso.repubblica.it/dettaglio/arrestati-gli-amici-di-formigoni/2178441

TUTTO SULLA REGIONE LOMBARDIA

http://cipiri.blogspot.it/2012/01/formigoni-dimissioni-e-subito-al-voto.html

http://cipiri.blogspot.it/2011/04/formigoni-chieda-scusa-e-si-dimetta.html

http://cipiri.blogspot.it/2012/03/formigoni-da-del-pirla-al-consigliere.html

 http://cipiri.blogspot.it/2012/03/roberto-formigoni-ha-tentato-di.html

http://cipiri.blogspot.it/2012/01/formigoni-mazzette-cosche-mafiose-e.html
 . -


.

venerdì 23 dicembre 2011

Islanda, dove i banchieri della crisi vengono arrestati


 REYKJAVIK – La scorsa settimana in Islanda sono state arrestate nove persone considerate responsabili del crack finanziario che ha coinvolto lo stato islandese nel 2008, portandolo sull’orlo della bancarotta. La rivoluzione pacifica che sta avvenendo in Islanda, e di cui nessuno parla, nasce proprio nel 2008, quando il governo allora in carica decide di nazionalizzare le tre maggiori banche del paese, i cui creditori erano per la maggior parte britannici e nord americani.
E quando, per rifondere il debito contratto in questo modo dallo stato che se ne era fatto carico, intervenne il Fondo Monetario Internazionale, chiedendo come al solito tassi d’interesse altissimi e scaricando tutto il peso del debito sulla popolazione, che avrebbe dovuto pagare in 15 anni 3.500 milioni di euro al 5,5% d’interesse, lo stesso popolo islandese si espresse sulla questione con un referendum per cui si verificò una schiacciante vittoria (il 93%) di coloro che ritenevano di non dover pagare il debito. Come anche in Grecia oggi si dice, anche gli islandesi sostenevano che quel debito fosse “detestabile”, e dunque non esigibile. Per chiarire, un debito detestabile è un debito contratto dallo stato con le banche o altri istituti, che pero` non porta benefici alla popolazione, ma anzi la danneggia. Un debito simile non si può pretendere che venga pagato dallo stesso popolo che ne ha gia` subito le conseguenze in termini d’interessi sul debito pubblico. Dopo il referendum e` stata istituita nel 2010 una Commissione incaricata di stabilire le responsabilità legali della fatale crisi economica, che ha portato già all’arresto di parecchi banchieri e alti dirigenti strettamente collegati alle operazioni arrischiate. Intanto l’Islanda sta anche scrivendo una nuova costituzione, imparando dalle lezioni della storia recente, nella quale sarà inserito un regime di protezione inattaccabile per la libertà d’informazione e di espressione. Una costituzione, quella islandese, discussa dalla popolazione attraverso i forum in internet e i social network. Finalmente sembra che la gente possa decidere liberamente del proprio futuro, e che i banchieri e gli squali finanziari, per una volta, debbano restare alla finestra a guardare, se non sono già scappati.

Da NET1NEWS.ORG

Tratto da: http://www.informarexresistere.fr/2011/12/05/islanda-dove-i-banchieri-della-crisi-vengono-arrestati/#ixzz1hMlwKeAR


ISLANDA

sconfigge economia globale e NWO

 .



 .

Cio' che è successo in Islanda è senza precedenti. L'abbattimento dell'idea che il debito è un'entità sovrana, in nome della quale è sacrificabile un'intera nazione. Percio' nessuno deve sapere il referendum islandese voluto dal Capo dello Stato Ólafur Ragnar Grímsson.

Ogni volta che ci dicono che per arginare il debito di un paese ci vogliono piu' tasse, che sono procedure essenziali,etc.etc. Non è vero,è una bugia.
Lo ha dimostrato il popolo islandese che ha sconfitto le lobby economiche e i loro ricatti. Non hanno varato la manovra economica a spese dei cittadini per le perdite delle banche(i profitti sono privati ma i debiti nazionalizzati. Quello che è successo in Islanda mette in imbarazzo politici ,che sono le pedine dei gruppi bancari, e fà paura all'economia globale. Censurare il referendum islandese e non farlo conoscere alla massa occidentale,è stato l'ordine numero uno delle grandi banche.

Niente salvataggi da parte di Bce o Fmi, niente cessione della propria sovranità a nazioni straniere, ma piuttosto un percorso di riappropriazione dei diritti e della partecipazione,yramite una nuova Magna Charta Costituzionale,redatta via Internet e le sedute parlamentari, in diretta su Streaming on line

Lo sappiano i CITTADINI GRECI , cui è stato detto che la
svendita del settore pubblico era l'unica soluzione.
E lo tengano a mente anche quelli PORTOGHESI, SPAGNOLI ed ITALIANI

In Islanda è stato riaffermato un principio fondamentale:

è la volontà del popolo sovrano a determinare le sorti di una nazione, e questa deve prevalere su qualsiasi accordo o pretesa internazionale .


.

.

martedì 27 aprile 2010

Rosarno. Arrestati i caporali





Rosarno. Arrestati i caporali che schiavizzavano i migranti


E' in corso a Rosarno l'esecuzione di una trentina di ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere finalizzata all'immigrazione clandestina, alla violazione della tutela del lavoro subordinato e alla truffa ai danni di enti pubblici. L'operazione è coordinata dalla procura della repubblica di Palmi. Il primo maggio, manifestazione dei sindacati
Rosarno

E’ in corso a Rosarno l’esecuzione di trentuno ordinanze di custodia cautelare in carcere per associazione a delinquere «finalizzata all’immigrazione clandestina, alla violazione della tutela del lavoro subordinato e alla truffa ai danni di enti pubblici». L’operazione è coordinata dalla procura della repubblica di Palmi. L’indagine ha avuto come punto di partenza la rivolta dei migranti dello scorso anno con la polizia di Stato che ha cercato di capire il motivo di quella sommossa: i particolari dell’operazione sono stati resi noti questa mattina, nel corso di una conferenza stampa in Questura a Reggio Calabria alla presenza del procuratore della repubblica del tribunale di Palmi Giuseppe Creazzo. A provocare quella rivolta, secondo l’inchiesta, furono le condizioni di vita e lo sfruttamento degli migranti, minacciati e costretti a lavorare anche quindici ore al giorno per una decina di euro. «Le dichiarazioni dei lavoratori immigrati clandestini sono state preziosi, così come preziosi sono stati i riscontri venuti fuori grazie ad una capillare attività investigativa – ha detto Creazzo, mentre raccontava i dettagli dell’operazione «Migrantes» – L’inchiesta ha anche portato alla luce episodi di violenza nei confronti di alcuni lavoratori extracomunitari». Gli stessi immigrati che hanno collaborato con la giustizia hanno ora ricevuto il permesso di soggiorno.

Tra gli arrestati ci sono sia cittadini italiani che cittadini di origine straniera. L’indagine cerca di fare luce sulle storie di caporalato e illegalità diffusa che da anni si sono succedute nella Piana di Gioia Tauro. Contemporaneamente all’esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare sono stati sequestrati diversi beni, per oltre dieci milioni di euro.
«L’operazione odierna smentisce in maniera chiara e netta la semplicistica analisi del ministro dell’Interno, Roberto Maroni, all’indomani della rivolta dei neri di Rosarno, quando sosteneva che vi fosse stata ‘troppa tolleranza verso gli stranieri’, deportati successivamente nei centri di accoglienza di Calabria e Puglia, mentre alcuni di loro abbandonarono spontaneamente l’area della Piana di Gioia Tauro – ha dichiarato Rosa Villecco Calipari, vicepresidente dei deputati Pd e parlamentare calabrese – La realtà era ben altra. L’unica tolleranza, alimentata dall’assenza dello Stato, dalle pessime politiche del governo in tema di integrazione, dall’indifferenza, dallo sfascio della Pubblica amministrazione e dalle complicità, era, purtroppo, nei confronti di chi sfruttava questa povera gente. Alla luce di quanto emerso dalle investigazioni degli inquirenti, il ministro Maroni dovrebbe prendere atto dell’inadeguatezza delle politiche del governo in tema di immigrazione e del fallimento della legge attuale».

La Confederazione italiana agricoltori [Cia] ha chiesto al governo di aprire un tavolo di confronto ssottolineando che, proprio a causa di organizzazioni di criminali, «è costretta a fronteggiare una vera emergenza che ormai si identifica nella tratta di esseri umani». Serve, secondo la Cia, «un impegno affinché sul tema dell’immigrazione si cominci a discutere seriamente, cercando di trovare le soluzioni più idonee per ristabilire quella giustizia e quell’equità che oggi mancano, dando allo stesso tempo risposte certe e trasparenti alle esigenze delle aziende agricole che intendono utilizzare i lavoratori immigrati. Risposte che devono riguardare soprattutto i costi che oggi le imprese sono costrette a sopportare». E per questo, secondo l’organizzazione, bisogna innanzitutto modificare la legge Bossi-Fini.

Intanto, la Cgil e le le altre organizzazioni sindacali preparano la manifestazione a Rosarno del primo maggio, dal titolo «Lavoro, legalita’ e solidarieta». Partenza corteo alle ore 9 dall’area dello stabilimento ex Rognetta con arrivo e comizio conclusivo dei tre segretari generali.




-

giovedì 24 settembre 2009

Honduras, manifestanti arrestati


Honduras. Centinaia di manifestanti arrestati e portati in due stadi

www.misna.org

Arresti, feriti, forse vittime: sono il frutto della repressione del presidente golpista Micheletti nei confronti dei sostenitori del presidente Zelaya, che si trova nell'ambasciata del Brasile. I golpisti hanno tagliato alla sede diplomatica luce acqua e viveri. E hanno trasformato gli stadi in centri di detenzione. Chiesta una riunione d'emrgenza del Consiglio di sicurezza Onu. Un articolo informato, da Misna

Una riunione d’emergenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu è stata chiesta qualche ora fa dal Brasile sulla situazione in Honduras. A Tegucigalpa sarebbero circa 300 i detenuti in due diversi stadi sportivi, almeno dozzine i feriti – e, secondo alcune fonti, una o più le vittime – a causa della dura repressione che il governo «di fatto» di Roberto Micheletti ha attuato ieri [otto ore di differenza con l’Italia] con gas lacrimogeni, cannoni ad acqua e proiettili di gomma, nei confronti di alcune migliaia di sostenitori del presidente José Manuel Zelaya Rosales tornato nel paese lunedì 86 giorni dopo il golpe politico-militare di fine giugno.
Zelaya, un imprenditore liberista che aveva deciso di stabilire rapporti politici ed economici con il Venezuela, il 28 giugno venne prelevato in pigiama nella sua abitazione e costretto all’esilio; oggi, dopo un rocambolesco viaggio su cui circolano più versioni [sia via terra sia in aereo] si trova assediato nell’ambasciata brasiliana di Tegucigalpa, insieme con parenti e sotenitori. Il governo «di fatto» ha deciso di sospendere alla sede diplomatica forniture di ogni genere, dall’acqua all’alettricità, ma sarebbe già in corso un’iniziativa internazionale, con il coinvolgimento dell’Onu, per superare il blocco.
In una nota del «Frente Nacional Contra el Golpe de Estado», citata dall’agenzia di notizie brasiliana «Adital», si afferma che a causa degli scontri di ieri i feriti sarebbero centinaia mentre tra 100 e 200 persone sono detenute nello stadio Hector Chochi Sosa, alla periferia della capitale, lo stesso in cui Zelaya venne acclamato presidente nel gennaio 2006. «C’è stata una serie di detenzioni arbitrarie contro persone che hanno partecipato alle manifestazioni a favore del presidente, accusate di aver violato il coprifuoco in vigore nel paese», ha detto a giornalisti del Costa Rica Bertha Oliva, presidente del Comitato di familiari di detenuti.
La piccola stazione clandestina Radio Liberada, che trasmette in internet, sottolinea: «Lo stadio Chochi Sosa ci ricorda l’Estadio Nacional de Chile», divenuto celebre come campo di concentramento al tempo della dittatura militare di Pinochet. Anche un altro stadio, il Lempira Reyna Zepeda, è stato trasformato in centro di detenzione. «Via campesina», organizzazione dei lavoratori della terra, sostiene che negli scontri di ieri nell’area dell’ambasciata brasiliana sarebbero morte tre persone.
Fonti della MISNA contattate in loco non sono state in grado di confermare né smentire. L’ospedale «Escuela», in cui sono ricoverati non meno di otto feriti, sarebbe stato militarizzato. «Esigiamo la fine della repressione da parte della polizia e dell’esercito – scrive in un comunicato l’ Organización Política Los Necios [Opln] – ripetendo l’appello al popolo dell’Honduras affinché partecipi alla lotta contro i sistemi illegali e illegittimi del regime militare».
La Comisión Interamericana de Derechos Humanos [Cidh] ha ufficialmente chiesto al governo di fatto di garantire il diritto alla vita, all’integrità e alla libertà d’espressione; per l’ Organización de Estados Americanos [Osa], è stato «eccessivo» l’uso della forza pubblica non solo nella capitale ma anche a San Pedro Sula, Choloma, Comayagua e ad El Paraíso, municipio alla frontiera con il Nicaragua.
Mentre circolano slogan del tipo «Micheletti come Pinochet», una vasta anzione internazionale – a cui partecipano in prima fila Brasile, Costa Rica, Spagna e Stati uniti – tende a stabilire il dialogo tra Zelaya e Micheletti, che però, secondo fonti internazionali di stampa, avrebbe detto: «Per quel che mi riguarda Zelaya può restare nell’ambasciata anche cinque o dieci anni», svuotando di qualsiasi significato una precedente proposta ufficiale di dialogo a condizione di uove elezioni. Prorogato intanto il coprifuoco, fino a domani.


-

CONDIVIDI

Share

FEED

Subscribe

MI PIACE

Share

popolarita del tuo sito

widgets

members.internetdefenseleague

Member of The Internet Defense League

Add

disattiva AD BLOCK

Questo blog è autogestito Sostienici

Visualizzazioni totali

seoguru