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martedì 31 gennaio 2012

Fingono di ridursi lo stipendio



Fingono di ridursi lo stipendio, 

sgamato l’ennesimo bluff della Casta . 


. Oggi pomeriggio, i quotidiani on line e il tg rilanciano pomposamente la notizia che i deputati si sarebbero ridotti lo stipendio di 1300 euro lordi (700 netti al mese). La notizia in realtà è una bufala perché la busta paga degli onorevoli rimarrà intatta nonostante la decisione dell’ufficio di presidenza della Camera scaturita dopo mesi d polemiche e di annunci con cui si dichiarava di voler riportare le indennità dei parlamentari italiani alle medie europei. A svelare il gioco di prestigio messo in atto dalla Casta per salvare le apparenze ma senza ridursi lo stipendio è il giornalista Franco Bechis: “Il segreto è tutto nelle nuove norme previdenziali dei parlamentari -scrive Bechis- che sono scattate dal primo gennaio scorso. Passando dal sistema retributivo a quello contributivo, i deputati si sarebbero visti lievitare la busta paga di circa 700 euro netti al mese, perchè non è più loro chiesto di versare tutti e due i contributi che versavano prima: uno per il vitalizio (1.006 euro al mese) e uno previdenziale (784,14 euro al mese), oltre alla quota assistenziale (526,66 euro al mese). La riforma delle pensioni avrebbe toccato solo marginalmente i deputati in carica (un anno su 5 di legislatura), che avrebbero recuperato ben più di quello svantaggio con i 700 euro netti in più in busta paga. Se la notizia degli stipendi aumentati fosse uscita, li avrebbero linciati. Così hanno deciso non di tagliarsi lo stipendio, ma di rinunciare a quell’aumento.”

Insomma continuano a prenderci in giro.

M.M. .

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lunedì 28 marzo 2011

L'Aquila ricostruita con 300 euro - BLUFF IN TIVU'


L'Aquila ricostruita con 300 euro

. Il tutto per 300 euro e per far vedere la propria faccia in tv. La faccia di chi non ha faccia, né dignità.

L ' ormai nota vicenda della falsa aquilana ospitata a Forum, per un motivo:in quella circostanza sono stati violati i diritti fondamentali di informazione e il diritto della popolazione a...quilana di avere una VERA ricostruzione senza insabbiare nulla. MARINA VILLA, 50 anni,ospite della trasmissione, dichiarava di essere commerciante. Ringraziava in diretta il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, e il capo dipartimento della protezione Civile, Guido Bertolaso, per tutto ciò che erano riusciti a fare per l’Aquila: “La ricostruzione è quasi terminata, hanno risolto molti dei nostri problemi”. E' lì in tv con il coniuge a discutere della separazione davanti al giudice del tribunale televisivo. Ma è tutto finto: lei non è dell’Aquila, non è commerciante, il vero marito è a casa a Popoli, il paesino abruzzese nel quale la coppia vive: si chiama Antonio Di Prata e con lei gestisce un’agenzia funebre dicono nella rete. Rita Dalla Chiesa si difende" Non erano aquilani? Io mica chiedo la Carta di Identità". E' evidente un progetto mediatico martellante e meschino. Si sfrutta una tragedia per fini propagandistici, per una campagna elettorale. Si gioca profondamente con la VITA delle persone. Si nasconde la tragedia. Per questo credo che sia una brutta pagina di diritti umani violati ...



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Alla trasmissione "Forum" ha partecipato una finta coppia che ha detto di essere dell'Aquila. Il risultato è stato uno spot pro-governo: secondo la donna della coppia, nel capoluogo abruzzese solo 300 persone sono rimaste senza casa e «mangiano e bevono a spese dello Stato». Inevitabili allora le lodi sperticate per il presidente del Consiglio: «Non ci ha fatto mancare niente, ha dato a tutti case con giardini, garage e tutti lavorano. Voglio quei soldi perché tutte le attività hanno riaperto, tranne la mia. L'Aquila è in piena ricostruzione, sta tornando come prima».
Ne approfitta anche Rita Dalla Chiesa che omaggia Bertolaso e la donna aggiunge: «Sono rimaste fuori solo 300/400 persone, stanno in hotel perché gli fa pure comodo, mangiano, bevono e non pagano nulla, pure io ci vorrei andare».


L'Italia è piena di miserabili disposti a vendersi per quattro soldi. Come la finta aquilana, Marina Villa che a Forum è andata a raccontare che l'Aquila è completamente ricostruita, recitando l'ignobile copione politico scritto da autori di basso servizio e messo in tavola senza vergogna da  Rita Dalla Chiesa  . Il tutto per 300 euro e per far vedere la propria faccia in tv. La faccia di chi non ha faccia, né dignità. Ma questa grassa signora che ha trovato un modo alternativo per vendere il proprio corpo al premier, visto che gestisce un'agenzia di pompe, ma funebri, nella sua difesa, dice finalmente una verità: "Che vogliono questi aquilani? Ma lo sanno tutti che è una trasmissione finta".
In effetti è vero, si sa che è tutto finto, com'è finto il grande fratello, com'è finta la televisione, ma viene preso per autentico visto che a forza di mentire a se stessi non è rimasta altra verità se non fingere che sia vero ciò in cui si finge di credere. In mancanza di futuro e di speranze che non siano quelle immediate e personali, in mancanza dunque di politica ci si abbandona alla menzogne come a un placebo che metta fine al disorientamento e al niente.
Ecco perché un minimo di onestà vorrebbe che sotto le trasmissioni tipo Forum comparisse una scritta in sovrimpressione che avvisi, come accadeva un tempo per i film, che si tratta di pura fantasia, che ogni riferimento a persone o eventi reali è del tutto casuale. Che il processo breve e fasullo che anticipa quello reale, sia preso per ciò che è: una commedia.  Tutti quelli che con tanta minuziosa attenzione si occupano di televisione, potrebbero anche proporlo. E non solo lo vorrebbe l'onestà che certo è l'ultimo pensiero della redazione di Forum. Ma anche quel minimo di dignità rimasto nel Paese: mettere lo spettatore appassito e inerte di fronte alla realtà della finzione.
Del resto quella scritta avrebbe molti usi e potrebbe essere anche campeggiare sotto gli interventi del premier che sono in tutto simili alla comparsata della signora Villa: cambia solo il budget. E la difesa del Cavaliere, una volta uscito di scena, potrebbe anche essere la stessa, rivolta a quelli che da lui pendono: Ma che volete, non sapevate che era tutto finto?


Lo scontro per la giustizia entra nel vivo e Silvio schiera la claque.


Panino, bibita e 20 euro: pronti gli applausi per il processo del Cavaliere

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martedì 29 giugno 2010

PADANIA O MORTE : BLUFF DI BOSSI E SOCI




I proclami eversivi della Lega, fino al salto nella casta


1984-1990: nasce la Lega lombarda che debutta alle amministrative, la Pretura di Saronno indaga per "vilipendio della bandiera" e "associazione antinazionale", primo raduno a Pontida reso celebre dal giuramento pronunciato nel 1167 dalla Lega dei Comuni contro l'invasore Barbarossa.

Di questo periodo è importante sottolineare come la "Lega nord per l'indipendenza della Padania", costituita da associazioni politiche, avesse il conseguimento dell'indipendenza e il suo riconoscimento internazionale quale repubblica federale indipendente e sovrana. E la legittimità di un partito che si caratterizza per uno scopo non costituzionale e contrario all'articolo 5? Sono gli anni in cui Bossi dichiara: "In Italia ci sono due gruppi etnici: la razza celtica, che viene da migliaia di anni di lavoro e i latini che considerano il lavoro roba da schiavi".

1990-2000: il parlamento del nord inaugurato da Umberto Bossi, mentre la Lega viene coinvolta in una inchiesta sulla maxitangente Enimont, nascono le Camicie verdi (comitato di liberazione della Padania), Bossi invoca (senza risultato) la disobbedienza fiscale sull'Isi (imposta straordinaria sugli immobili), va a Belgrado e parla da "fratello" al leader serbo Milosevic. Otto serenissimi vengono processati e condannati per direttissima per l'assalto al campanile di San Marco in nome della "Veneta serenissima armata". "Siamo qui per un passo incontrovertibile, per la prima dichiarazione di guerra allo Stato centralista, alla partitocrazia di Roma, alla prima repubblica che non vuole lasciare il posto alla seconda" (Umberto Bossi, La Stampa, 11 maggio 1992).

"Ho già preparato i manifesti: "Nord prepara la valigia". Se riusciamo a convincere questo nord di brava gente a non pagare l'Ici allora sì che viene il bello. Che mi arrestino, arrestino pure uno della Lega e qui è la rivoluzione" (La Stampa, 19 agosto 1992).
"Bisognerebbe far scattare la legge per il ricostituito partito fascista. Questi sono quella cosa lì. E si può dimostrare facilmente. Questo partito è messo in piedi da una banda di dieci persone che lo controllano nascosti dietro paraventi, non rispettano le regole della Costituzione, chiamano golpista il presidente della Repubblica, svuotano il parlamento e vogliono fare un esecutivo senza nessun controllo superiore". (Ansa, 19 gennaio 1995).

"Inoltre usano le televisioni che sono strumenti politici messi insieme da Berlusconi quando era nella P2, secondo il progetto Gelli: dove il Paese dal punto di vista politico doveva essere costituito da uno schieramento destra contro sinistra (...) usano la televisione come un randello per fare e disfare. Si tratta di una banda antidemocratica su cui è bene che ci sia qualche magistrato che indaghi se viene commesso il reato di ricostruzione del partito fascista" (Ansa, 19 gennaio 1995).

"La Padania deve combattere contro il nazionalsindacalismo e il nazionalclericalismo. Sono lontani i tempi di Giovanni XXIII il gran lombardo. Ora è arrivato il Papa polacco che ha portato la Chiesa a interessarsi molto più del potere temporale che di quello spirituale. I vari casi Ior e Marcinkus sono a dimostrarlo" (9 agosto 1997).

"Il tricolore lo metta al cesso signora!" (Venezia, riva Sette Martiri, 16 settembre 1997).
"Quando vedo il tricolore io m'incazzo. Il tricolore io lo uso soltanto per pulirmi il c..." (Comizio a Cabiate, 1997): questa frase venne udita dai presenti, tra cui i carabinieri di Cantù di servizio in borghese, chiamati poi a raccontare l'episodio durante il dibattimento: il processo finì con la sentenza di condanna per vilipendio del 2001.

"È una sentenza pesantissima e ingiustificata. Ma i ragazzi di Venezia si facciano coraggio. Non sconteranno tutta la pena: infatti non appena arriverà la Padania saranno liberati con tutti gli onori" (Dichiarazioni di Roberto Maroni, attuale ministro degli interni della Repubblica italiana, il 10 luglio 1997 sulla vicenda dell'assalto armato al campanile di Venezia).
"La Padania è una realtà politica nota in tutto il mondo, anche se la classe politica stracciona del Mezzogiorno finge di non saperlo mentre per noi il meridione esiste solo come palla al piede che ci portiamo dolorosamente appresso da 150 anni" (Mario Borghezio durante un comizio ripreso dal film "Camicie Verdi" di Claudio Lazzaro).

Dal 2000 ad oggi: nasce la Casa delle libertà, Bossi diventa ministro delle Riforme, nasce la Bossi-Fini, viene approvata la devolution, Bossi rilancia con il trasferimento della Rai a Milano invocata anche come capitale d'Italia.

"Noi parlamentari, deputati, senatori, ministri e sottosegretari giuriamo fedeltà alla Padania e al suo popolo e promettiamo di batterci con tutte le forze per la libertà e la prosperità della nostra terra e delle sue genti" (Pontida, La Stampa, 18 giugno 2001).

"Profughi non ne vogliamo, stiano a casa loro", (Sull'emergenza umanitaria della guerra in Iraq, l'Unità, 21 marzo 2003).
"I vecchi democristiani per i danni che hanno fatto al Paese andavano fucilati" (Corriere della Sera, 26 settembre 2003).

"Il nord potrebbe vivere meglio senza tirarsi addosso il centralismo dello stato italiano. Dobbiamo svegliarci. E visto come stanno le cose non ci rimane che la via della secessione. Basta con le chiacchiere" (Pramaggiore (Ve), Repubblica.it, 26 ottobre 2006).

"La libertà non si può più conquistare in Parlamento ma con uomini lanciati in una lotta di liberazione. Senza la devoluzione da qui possono partire ordini di attacco dal Nord. Io sono certo di avere dieci milioni di lombardi e veneti pronti a lottare per la libertà". (Al parlamento padano, Mantova. Ansa, 29 settembre 2007).

"Non dobbiamo più essere schiavi di Roma. L'inno dice che l'Italia è schiava di Roma... toh (gestaccio). E' arrivato il momento fratelli, di farla finita. Basta di far martoriare i nostri figli da gente che non viene dal nord" (Padova, Repubblica.it, 20 luglio 2008).

"So quanti di voi sono pronti a battersi, anche milioni, ma io ho scelto la strada pacifica rispetto a quella del fucile. La lotta della Lega non finirà fino a quando la Padania non sarà libera" (Pontida, 20 giugno 2010).

di Elisabetta Reguitti

Fonte : NuovaSocietà

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sabato 27 marzo 2010

Il bluff dell'emergenza rifiuti in CAMPANIA

OGGI ACCADRÀ Il bluff dell'emergenza rifiuti non risolta in Campania
Cecilia Anesi :: Giulio Rubino


Nel napoletano e nel casertano è di nuovo emergenza rifiuti. Ma era davvero finita? Un altro dei bluff del governo Berlusconi smascherato, come a L’Aquila, semplicemente andando a verificare sul campo. Lo hanno fatto due documentaristi, che raccontano una situazione che «puzza» e la popolazione sempre più allarmata per la salute. Intanto è prevista l’apertura di un’altra discarica, ancora nel parco nazionale del Vesuvio Gli scandali che ultimamente hanno colpito Guido Bertolaso e Silvio Berlusconi per molti non sono stati una sorpresa. Specialmente in Campania, dove la cittadinanza ha guardato con sconcerto, per tutta la durata dell’ultimo commissariato, ai controversi provvedimenti voluti per risolvere l’emergenza rifiuti. Discariche nei parchi nazionali, grossi impianti di inceneritori che funzionano ancora solo parzialmente, innumerevoli siti di stoccaggio «temporaneo» di rifiuti che prendono fuoco con regolarità. Molte di queste discariche sono state costruite addirittura sopra a vecchi siti di sversamento abusivo, e mai una bonifica, mai un sito di compostaggio funzionante, mai un dialogo costruttivo con la popolazione spaventata dall’aumento di tumori e malattie croniche in tutta la regione.
La confusione che sovrasta la vera data della vera fine dell’emergenza rifiuti parla da sé. Bertolaso ne dichiara la fine il 18 dicembre 2009, mentre la legge 123 del 2008 sancisce il termine ufficiale dello stato emergenziale al 31 dicembre 2009, ma il primo ministro Berlusconi la dichiarava terminata già a luglio 2008 dando nuovamente il benvenuto a Napoli in Occidente. Certo è che adesso la situazione è regolata da un neonato decreto, il 195 del 2009, e gradualmente la gestione dovrebbe passare dalle mani del Commissariato alle mani della Regione e delle Province. Ma basta alzare un telefono e chiamare l’Osservatorio provinciale rifiuti di Napoli chiedendo dei semplici dati sulle discariche per capire in che stato di caos versino le istituzioni locali in materia.
Inoltre, non tutte le discariche previste dal decreto legislativo 123 sono state aperte entro la fine ufficiale del periodo emergenziale, che fornisce allo Stato la possibilità di andare in deroga alle normative nazionali ed europee in materia di rifiuti. É proprio grazie all’emergenza che è stato possibile creare una discarica, quella di Terzigno, all’interno di un’area naturale protetta, cioè all’interno del Parco nazionale del Vesuvio, e di farla diventare un enorme ingurgitatore di un mix di rifiuti solidi urbani e rifiuti pericolosi quali fanghi industriali e ceneri tossiche di inceneritore. E però, in nome dell’emergenza, quando c’è bisogno di fare le cose in fretta, si può anche fare uno strappo alla regola.
Non si spiega però la decisione dell’ultimo mese di aprire una seconda discarica nel Parco, che, pur essendo prevista dalla legge 123, non è stata aperta fino ad oggi dimostrando di non essere essenziale per la risoluzione dell’emergenza rifiuti. Infatti Bertolaso, giusto in tempo prima che lo stato emergenziale finisse [per decreto], ha convocato una conferenza di servizi a palazzo Salerno a Napoli il 30 dicembre 2009. Alla conferenza viene discussa l’apertura di una nuova discarica nel Parco del Vesuvio, in località Cava Vitiello, che dovrebbe coprire uno spazio cinque volte maggiore a quello coperto dall’attuale discarica in località Pozzelle. Bertolaso non è presente perché si sta occupando dell’esondazione nel Lucchese, ma il prefetto fa le sue veci e la conferenza raccoglie una maggioranza di pareri contrari, inclusi quelli dei tre sindaci di Boscoreale, Boscotrecase e Trecase e del commissario di Terzigno. Viene detto però che il Commissariato all’emergenza rifiuti, e dunque lo Stato italiano, si riserverà la possibilità di aprire comunque la discarica qualora lo dovesse ritenere necessario. E’ infatti dell’8 febbraio scorso la comunicazione ai quattro comuni vesuviani che annuncia le volontà del consiglio dei ministri: via libera alla nuova discarica. E anche questa dovrebbe ospitare, da decreto, un bel mix di rifiuti solidi urbani e rifiuti tossici. Ma non viene spiegato come verrà giustificata la deroga alle normative europee, adesso che l’emergenza non c’è più. Il fatto che oggi sia lo Stato a fare quello che prima faceva la camorra sembra non destare alcuno scandalo.
La puzza di morte causata dalla discarica esistente è gia tale che le persone non riescono a sostare nelle piazze dei quattro paesi, è difficile immaginare lo scorrere di una vita normale in un futuro ornato da due megadiscariche affiancate l’una all’altra. Lo scempio non si ferma alle falde del Vesuvio, lo scempio ambientale in Campania continua, ricordando irreparabilmente la Leonia di Calvino, una città discarica che straripa, che si allarga in una miriade di mini discariche abusive che scivolano sull’orizzonte interrotto solo da mostri di cemento. L’emergenza è ormai parte del paesaggio. Le intercettazioni incluse nell’ordinanza del gip Rossana Saraceno, relativa all’inchiesta «Rompiballe», già da due anni avevano sollevato seri dubbi sulla qualità degli interventi di Bertolaso in Campania: «tu fai tutto quello che può essere utile, che può servire. Io ho un obiettivo preciso: sputtanare i tecnici del ministero dell’ambiente», dice Bertolaso a Marta Di Gennaro, in una conversazione telefonica del 17 maggio 2007, e ancora, parlando della discarica di Terzigno, la Di Gennaro spiega «Noi stiamo parlando di una discarica da truccare e voi ci dovete aiutare».
Ci si potrebbe aspettare che simili informazioni, una volta pubbliche, possano avere serie conseguenze sul commissariato, eppure l’ex sottosegretariato all’emergenza rifiuti si è saputo muovere fra le proteste e le polemiche che hanno accompagnato il suo mandato in Campania gestendo bene anche gli aspetti mediatici della questione.
Il 18 novembre 2009 Bertolaso organizza uno «spazzatour» per giornalisti scelti, visitano l’inceneritore di Acerra, che per l’occasione accende tutti e tre i suoi forni [nonostante siano ancora in fase di collaudo]. Ma gli aspetti che il tour di Bertolaso ha tralasciato sono molti: del resto il suo giro turistico è durato una mezza giornata: dalle 11 alle 15,30. Quando Coreri a gennaio ha organizzato un nuovo spazzatour per noi, ci sono voluti quattro giorni. E’ vero, a Terzigno non ci sono i gabbiani. E’ vero, a Ferrandelle neppure. Forse ai gabbiani non piacciono i rifiuti tossici. Ma ai giornalisti non è stato fatto girare l’angolo, non è stato fatto filmare e fotografare Marruzzella 3, dove i gabbiani semplicemente regnano. Maruzzella 2, in particolare, era un sito di stoccaggio di ecoballe. Oggi è difficile riconoscerle: le coperture sono stracciate, e solo in alcuni punti si può intuire che una volta quella massa informe era composta da ecoballe. Ai giornalisti non è stato neppure fatto vedere lo scempio dei Regi Lagni, dove ogni giorni avvengono ingenti sversamenti di rifiuti tossici e speciali, nella piena impunità. Non sono stati portati a Sant’Arcangelo Trimonte, in provincia di Benevento, non sono stati portati a Pustarza, in provincia di Avellino, dove tra campi di grano di un verde cangiante e ulivi secolari sono state costruite delle enormi montagne nere.
In una giornata di vento forte i teli si alzano, volano e svelano cosa ci sta sotto. Monnezza. Cascate di percolato che bucano la vasca di raccolta e si perdono nei campi. La puzza di decomposizione è, di nuovo, un incubo che ti accompagna tutto il giorno, anche dopo che rientri a Napoli, anche dopo la seconda doccia. Ed è proprio questa puzza che costringe le menti a domandarsi: è così che si risolve un’emergenza rifiuti? Spostando la monnezza dalla città alle campagne? Inquinando i terreni che ci permettono di vivere?
Anche fosse. Immaginiamo che fosse stato davvero necessario richiedere questo sforzo immenso alla natura, arrivando quasi a provocare il collasso della sua sostenibilità, e che adesso davvero si fosse risolto tutto: perché si decide di aprire un altro ecomostro a Terzigno? Quale monnezza deve finirci? Se l’emergenza è risolta, gli impianti Stir [ex-cdr] funzionano e la raccolta differenziata ha preso piede, se l’inceneritore termovalorizza e Bertolaso è il nostro eroe, allora a cosa serve un’altra megadiscarica? Forse le cose non stanno esattamente così. Perché da decreto 90 la Cava Vitiello a Terzigno va aperta, e va aperta anche un’altra megadiscarica a Campagna [Salerno], nella valle del Sele. Anche a costo di andare contro tutti, parchi naturali, oasi Wwf e sindaci compresi. Perché? Perché la monnezza è oro.



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