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giovedì 28 febbraio 2019

Il numero 3 del Vaticano, è stato condannato per pedofilia

Il numero 3 del Vaticano, è stato condannato per pedofilia


Ecco Perchè DIO NON ESISTE

Il tribunale di Melbourne ha riconosciuto il tesoriere australiano,
 il più alto funzionario della Chiesa cattolica, colpevole di abusi sui minori. 
Il Papa lo sospende dalle celebrazioni e dai contatti con minori

Il vescovo australiano George Pell, 77 anni, è stato condannato a dicembre per violenza sessuale negli anni '90 su due bambini di 12 e 13 anni del coro nella sacrestia della cattedrale di Saint Patrick di Melbourne. Il terzo uomo più potente del Vaticano è stato accusato di aver fatto sesso con un ragazzino minore di 16 anni. 
A suo carico, anche altre quattro accuse per aver compiuto
 «atti indecenti» nei confronti di un minore.

Una sentenza che lo rende il più alto funzionario della Chiesa cattolica condannato per pedofilia. Il tribunale di Melbourne aveva però vietato, fino a oggi, la pubblicazione dell'esito della sentenza, una precauzione presa per proteggere la giuria di un altro processo a cui il tesoriere del Vaticano avrebbe inizialmente dovuto sottoporsi per altri fatti. 
L'accusa ha però deciso di rinunciare a questa seconda indagine.

La pena non è ancora stata fissata, ma il cardinale rischia fino a 50 anni di reclusione. Una nuova udienza si terrà domani (mercoledì 27 febbraio). Quello che è sicuro è che Pell sarà allontanato da Roma. Gli avvocati del monsignore hanno già annunciato la sua volontà di fare appello. Il cardinale aveva interrotto le sue funzioni al Vaticano per difendersi ma formalmente resta a capo della segreteria dell'Economia del Vaticano, posizione che gli era stata affidata da papa Francesco nel 2014 con la missione di riformare le finanze della Chiesa Cattolica.

Lo stesso anno, una delle due vittime delle sue violenze è deceduta per un'overdose di eroina. 
L'altra, che ha richiesto di restare anonima, ha dichiarato: 
«Come molte vittime, ho provato vergogna, solitudine, depressione e difficoltà, 
ci ho messo anni a comprendere l'impatto di questa vicenda sulla mia vita».

Papa Francesco ha subito provveduto alla sospensione del cardinale Pell dalle celebrazioni e dai contatti con i minori: «Si tratta di una notizia dolorosa - ha affermato il direttore della sala stampa della Santa Sede - siamo ben consapevoli che ha scioccato moltissime persone e non solo in Australia». E dunque il provvedimento del pontefice: «Al cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età - si legge nella nota del Vaticano -. La Santa Sede si unisce a quanto dichiarato dal presidente della Conferenza episcopale australiana nel prendere atto della sentenza di condanna in primo grado nei confronti del cardinale George Pell».

La notizia della condanna arriva pochi giorni dopo una conferenza del Vaticano dedicata alla lotta contro gli abusi sessuali nell'istituzione religiosa. Durante l'ultimo dei quattro giorni del convegno, il Papa ha esortato la Chiesa a intraprendere una «battaglia totale» contro gli abusi sessuali perpetrati dai membri del clero, crimini che ha giudicato abominevoli. Il Vaticano aveva anche annunciato nel dicembre 2018 il rimpasto del C9, il consiglio dei cardinali per la Santa Sede. Una ristrutturazione voluta proprio per rimuoverne George Pell, senza però precisarne pubblicamente la ragione.


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venerdì 1 luglio 2016

Don Pedofilo



Quello cerchiato in rosso è Don Inzoli ed è stato condannato a 4 anni e 9 mesi per pedofilia. 
Lui era presente al convegno in Regione Lombardia in cui si discuteva in merito all'omosessualità come una malattia e di teorie riparative. 
La pedofilia è una malattia, non l'omosessualità.

Don Inzoli condannato per pedofilia

Presente tra gli ospiti di riguardo, l’anno scorso, al convegno in Regione Lombardia sulla famiglia “tradizionale”, condannato per pedofilia.

Don Mauro Inzoli ha avuto 4 anni e 9 mesi per abusi sessuali su cinque minori, tutti ragazzini tra i 12 e i 16 anni. Altri 15 casi di violenza sono caduti in prescrizione. Don Mercedes, come era soprannominato, è stato per decenni il capo di Comunione e Liberazione a Cremona e uno dei fondatori del Banco alimentare. 
L’inchiesta della magistratura italiana è partita grazie a un deputato di Sel.


PERCHE’ MOLTI PRETI SONO
PEDOFILI? 
Intervento di uno psicoterapeuta

Sempre più spesso, nonostante la censura di Stato si affanni per impedire la divulgazione di questo genere di notizie, vengono riferiti dalla stampa, ma soprattutto dai siti internet italiani ed esteri, episodi di pedofilia che hanno come protagonisti dei preti. 

Che si tratti di una vera e propria “epidemia” lo dimostra anche lo zelante interessamento del signor Giuseppe Ratzinger il quale, qualche anno fa, da cardinale, interveniva con veemenza contro i media americani che “osavano” diffondere questo genere di notizie, che potevano turbare i fedeli e gettare discredito sulla Chiesa cattolica. 

Evidentemente già da allora il modello di “informazione corretta” adottato da Ratzinger era quello italiano, enfatico e trionfalistico quando si tratta di osannare il papa, omertoso e mistificatorio quando si tratta di nascondere le malefatte della chiesa o dei suoi funzionari. 

La mancanza di pudore da parte del signor Ratzinger giunse persino a fargli teorizzare che, poiché la percentuale di preti con esperienze di pedofilia (che in America viene stimata fra l’1 e il 6%) non sarebbe superiore a quella della popolazione generale (il che è tutto da dimostrare), ciò dovrebbe indurre i giornalisti a considerare del tutto “ovvio” che debbano esistere dei preti pedofili, quantomeno in quantità tollerabile e statisticamente “inevitabile”, al punto da non creare più “inutili” e inopportuni scandalismi di fronte a tali eventi che, sempre secondo Ratzinger, non dovrebbero nemmeno “fare notizia”, essendo in qualche modo già “scontati”. 

Ora, ci si potrebbe domandare come mai la Chiesa non ha mai spiegato perché fare il prete cattolico non attenui, o perlomeno non ponga un freno morale, a queste disinvolte tendenze che, non dimentichiamolo, producono veri e propri crimini e non peccatucci veniali. Da coloro che si proclamano predicatori di verità divine nonché strenui difensori di inconsapevoli embrioni, sempre pronti a condannare tutto e tutti, ci si dovrebbe attendere quantomeno un minimo di coerenza e di comportamenti esemplari, ma evidentemente così non è. 

Sta di fatto che questo atteggiamento di copertura verso i preti pedofili sarebbe  costato a Ratzinger  un procedimento giudiziario negli Stati Uniti, per oggettivo favoreggiamento, se non fosse che la nomina a papa ha fatto decadere la possibilità di proseguire l’iter, ed arrivare magari ad una condanna. Questo è avvenuto non in quanto Ratzinger è divenuto capo di una chiesa, ma in quanto “capo di Stato” estero,  ovvero del Vaticano, quindi, secondo le leggi vigenti negli USA, “immune” dalla competenza dei tribunali. 

Quanto alla situazione americana, vale la pena ricordare che la sola diocesi di San Francisco, in California, ha patteggiato risarcimenti alle famiglie dei bambini vittime di preti pedofili, per ben 21 milioni di dollari. Per tutti gli Stati Uniti le cifre dei risarcimenti si aggirano intorno al miliardo di dollari. Un vero disastro economico per il cattolicesimo americano, che oltretutto non gode di alcun finanziamento pubblico.

 *** 

Al di là di queste notizie viene da chiedersi: perché i preti diventano pedofili? Molti penseranno che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria, cosa che non risulta. Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina? 

No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni.  

Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e disarmate, va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto. 

Un pedofilo non è mai completamente adulto, bensì cerca, a livello inconscio, di rievocare simbolicamente la sua stessa infanzia. La mancanza di maturità sessuale da parte dei  preti, che l’esperienza del seminario non ha certo potuto permettere,  potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale.  

Questa interpretazione narcisistica del comportamento pedofilo dei preti sarebbe confermata dall’osservazione dell’età media delle vittime, spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni. Va anche sottolineato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, ed anche questo elemento ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e  soprattutto con la propria identità. 

La pedofilia è comunque un fenomeno estremamente complesso, non è semplicemente espressione di tendenze regressive infantili negli adulti (altrimenti i pedofili sarebbero milioni!).  

Va considerato un altro fondamentale aspetto: il rapporto sado-masochistico. Anche qualora non vi sia violenza, è innegabile che il pedofilo, per sottomettere la vittima, faccia leva sul suo potere adulto e sulla sua superiorità fisica e psicologica.  

E’ anche evidente che lo scopo del pedofilo non è di procurare piacere, ma di ottenerlo, anche usando la propria preda come fosse un giocattolo inerme. C’è dunque una notevole componente ideologicamente autoritaria nella pedofilia. Un autoritarismo che si esprime come un bisogno di possessivismo morboso, invincibile, da cui non ci si può sottrarre.  

E’ estremamente significativo che in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili generalmente non prendono particolari precauzioni per nascondere i propri perversi comportamenti. Nel loro delirio di onnipotenza (che è anch’esso di origine infantile) essi preferiscono contare sulla omertà delle proprie vittime piuttosto che sul mettere in atto i comportamenti devianti in contesti protetti, magari lontano dal proprio ambiente.  

*** 

A questo punto possiamo avanzare un’ipotesi che forse dà un senso logico a tutto quanto esposto precedentemente, e che potrebbe almeno in parte spiegare il ricorrente nesso fra comportamento pedofilo e condizione di prete.  

Riepilogando, abbiamo analizzato le principali componenti della pedofilia e abbiamo riscontrato regressione, autoritarismo, possessivismo morboso.  Guarda caso, si tratta dell’essenza più intima della teologia cattolica!  

Il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate  promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere,  aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc.  

Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino.  

Pochi hanno notato che, a suo tempo, ci fu un richiamo di papa Wojtyla  proprio su questo argomento, ovvero dell’ostia “imboccata” dal prete, dato che molte chiese si stavano disinvoltamente protestantizzando su questa formalità apparentemente insignificante, distribuendo ostie direttamente nelle mani dei fedeli. Ma alla chiesa certi dettagli non sfuggono, perché ne conoscono l’enorme portata psicologica. 

Ed è infatti così che la chiesa vuole che siano i suoi sottoposti: inermi, inconsapevoli, bambini che si abbandonano ciecamente nelle mani di una autorità protettiva e consolatoria. Bambini che non sanno nemmeno usare le proprie mani. Guarda caso, anche i pedofili hanno bisogno di soggetti passivi ed inconsapevoli. Curioso vero? 

Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene. 

*** 

Il prete pedofilo non cessa dunque di essere prete (“Tu es sacerdos in aeternum”), anzi, forse esprime nella forma più eloquente ed esplicita quella ideologia che la sua mente ha assorbito da anni e anni, finendo per identificarsi con essa. Avete notato? I preti pedofili se scoperti non lasciano mai il sacerdozio, a differenza dei preti che hanno avuto delle “banali” relazioni con donne. Inoltre, difficilmente vengono sospesi dalle celebrazioni religiose, tutt’al più vengono trasferiti “per non dare scandalo”.  

Ora sappiamo perché: la pedofilia esprime in realtà ruoli e significati profondamente ed intimamente “cattolici”, sebbene il prete pedofilo abbia il paradossale ruolo di essere contemporaneamente vittima (sia dei suoi problemi personali che di una ideologia oggettivamente nociva per l’equilibrio psichico) e carnefice (perché commette abusi senza preoccuparsi dei danni indelebili che procura agli altri).  

La dinamica “prete pedofilo-bambino” è dunque una efficace metafora del rapporto fra la chiesa e i suoi fedeli, fra l’istituzione possessiva e autoritaria, e i suoi seguaci ingenui e “bambini”.  

Tra l’altro  la chiesa, battezzando bambini inconsapevoli, e indottrinandoli sin dalla scuola materna, a ben vedere mette in atto le stesse tecniche di adescamento usate dai pedofili, che infatti fondano la loro seduzione proprio sulla non conoscenza, sulla non consapevolezza e persino sul senso di timore riverenziale che la vittima avverte “dopo” l’avvenuto “battesimo” (in questo caso il termine va interpretato con un doppio senso). 

In entrambi i casi, questi bambini “vittime” (sia di pedofili che di chiese pedofile) sanno provare solo sensi di colpa, e non l’opportuno e sacrosanto diritto alla propria integrità mentale e fisica. Infatti, come tutti gli psicoterapeuti sanno bene per esperienza professionale, ricevere una educazione rigidamente cattolica non lascia minori conseguenze negative nella personalità rispetto agli effetti dei traumi psicologici che derivano dal subire episodi di pedofilia. Anzi forse questi ultimi, essendo tutto sommato più circoscritti, possono essere superati più facilmente. 

*** 

Un’altra analogia simbolica fra pedofilia e cattolicesimo la troviamo, nientemeno, nella messa. Che cos’è la messa? La rievocazione del sacrificio di una vittima innocente! Il rito del cosiddetto “agnello” che viene sacrificato sull’altare “per l’espiazione dei nostri peccati”.  

Un prete, dunque, che celebra la messa, drammatizza simbolicamente (per la teologia cattolica addirittura materialmente) il “sacrificio di una vittima innocente”.  Potremmo paradossalmente dire che anche i pedofili “sacrificano vittime innocenti”. Questo è molto importante perché è il cuore dell’ideologia cattolica. Abituare la propria mente a pensare che sacrificare vittime innocenti sia un rituale sacro, positivo, espiatorio, purificatore e da cui scaturisce il bene, può certamente confondere l’inconscio, “abituandolo” a concezioni sottilmente perverse e sacralizzate. 

Il prete pedofilo, stuprando bambini, per quanto spaventoso e deviante possa sembrare, non fa altro che “celebrare una messa”, usando simboli diversi ma evocando significati analoghi, ovvero: la vittima innocente va sacrificata. Il suo sangue non è la prova della violenza umana, al contrario, esso ci “lava” e ci purifica! Del resto, cose simili accadevano anche in molti antichi riti religiosi. Quanti poveri animali sono stati torturati, dissanguati e uccisi affinché i sacerdoti si illudessero, in tal modo, di ripulire sia la propria coscienza che quella altrui! 

*** 

Possiamo infine concludere che il pedofilo, sia esso prete o no, è una persona con gravi problemi, che in modo irrazionale, deviante e purtroppo dannoso per gli altri, cerca sé stesso e la sua perduta identità sessuale.  Nel caso in cui il pedofilo sia un prete, la situazione è resa ancora più complessa a causa della nefasta influenza psichica di quella teologia che è stata oggetto dei suoi studi, della sua formazione e della sua vita. 

L’omertà della chiesa, e le sue solite negazioni dell’evidenza, oltretutto, impediscono a questi preti di essere curati, supportati da specialisti della psicologia, magari portati in psicoterapia. E perché no, studiati di più, affinché si possa tentare di prevenire il continuo ripetersi di questi fenomeni. 

Evidentemente la chiesa preferisce tenersi dei preti pedofili, che continueranno a fare vittime innocenti, piuttosto che correre il rischio di confrontarsi con delle menti liberate.



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venerdì 4 dicembre 2015

Quanto Guadagnano i Preti della Chiesa Cattolica



Quanto guadagna un cardinale?
Un vescovo?
E il papa?
Ecco tutti gli stipendi,i tagli di Papa Francesco 
e la rinuncia del suo stipendio!

Quando guadagna un parroco al mese? 
E quanto prende un cardinale?
 E Papa Francesco: ha uno stipendio?

Il Messaggero pubblica un’inchiesta sul rapporto tra soldi e Chiesa, 
elencando punto per punto tutti i “guadagni” del clero.

Un semplice prete prende circa mille euro netti al mese, poi vengono i parroci (che non possono guadagnare più di 1.200 euro al mese). I mensili dei sacerdoti e dei vescovi sono basati su una specie di punteggio che dipende dall’anzianità. I parroci con più esperienza possono arrivare fino a 1.200 euro al mese, mentre per i vescovi si arriva fino a 3.000 euro circa. Se un prete è anche insegnante di religione , l’istituto versa solo la quota che manca per raggiungere il tetto stabilito dall’anzianità.

Più in alto si collocano gli arcivescovi capi di dicastero o di pontifici consigli: in questo caso, gli stipendi variano dai 3.000 ai 5.000 euro. Più in alto ancora i cardinali, che in media guadagnano circa 5.000 euro (i quali però sono stati “colpiti” da Papa Francesco con tagli significativi dei gettoni di presenza descritti di seguito), a cui vanno aggiunte le offerte dei benefattori.
Sul fronte papale, si sa che Benedetto XVI godeva di una rendita di 2.500 euro (meno di un cardinale), più le somme per i diritti d’autore dei suoi tanti libri. Francesco, invece, non percepisce alcuno stipendio, pur avendo la facoltà di attingere liberamente all’Obolo di San Pietro (fondo dello Ior che raccoglie donazioni per sponsorizzare progetti benefici).

Da quando è diventato Papa. Bergoglio ha applicato una sorta di spending review vaticana. Innanzitutto ha abolito il tradizionale bonus per i dipendenti della Santa Sede (senza perdersi in chiacchiere e false promesse di abolizione)durante la sede vacante e l’elezione papale (circa 1.000 euro in più al mese). Poi ha bloccato gli stipendi di tutti i dipendenti, congelando scatti di anzianità e promozioni. Ha anche tagliato i gettoni di presenza dei cinque cardinali membri della commissione di vigilanza dello Ior (25.000 euro all’anno). In Italia la principale fonte di entrate per la Chiesa continua a essere l’8 per mille: nel 2012 sono entrati nelle casse della Cei 1 miliardo 148 milioni 76 mila e 594 euro. A questo bisogna aggiungere le donazioni e le elargizioni dei fedeli.

Ovviamente i media nazionali non vi parlano della spending review adottata da Papa Francesco,sarebbe oggetto di confronto ,paragone con l’attuale governo che taglia sanità,servizi pubblici vari ai cittadini pur di non toccare direttamente gli stipendi di senatori,deputati,ministri e dipendenti vari.


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#Noinquisizione #petizione Vaticano: ritira le accuse a Nuzzi e Fittipaldi



Vaticano: ritira le accuse a Nuzzi e Fittipaldi #NoInquisizione
Lo Stato del Vaticano ha deciso di mandare sotto processo due giornalisti italiani, Gianluigi Nuzzi ed Emiliano Fittipaldi, a causa dei due libri da loro pubblicati con le rivelazioni dei vergognosi metodi di utilizzo dei fondi della Chiesa cattolica.
Invece di concentrarsi sui reati indubitabilmente commessi da suoi cittadini e presuli vari, la giustizia vaticana non trova di meglio che accanirsi contro chi divulga fatti di interesse planetario, accampando reati inesistenti in qualunque paese democratico.
Le finanze dello Stato del Vaticano, argomento dei libri dei due giornalisti, dipendono in gran parte dalle inique elargizioni che lo Stato Italiano fa allo Stato della Chiesa, non solo con l'8 per mille, ma con mille altre agevolazioni, come per esempio la fornitura di acqua e di corrente elettrica gratuitamente.
I firmatari di questa petizione chiedono a Papa Bergoglio che lo Stato del Vaticano interrompa immediatamente il procedimento penale a carico dei giornalisti Nuzzi e Fittipaldi, cittadini di uno Stato democratico dove il reato a loro ascritto non esiste, come richiesto anche dall'OSCE.
Chiediamo altresì all'Ordine dei Giornalisti italiano di prendere urgentemente posizione contro questo processo-farsa antidemocratico dell'unico Stato assolutista ancora esistente in Europa.


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