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giovedì 28 febbraio 2019

Il numero 3 del Vaticano, è stato condannato per pedofilia

Il numero 3 del Vaticano, è stato condannato per pedofilia


Ecco Perchè DIO NON ESISTE

Il tribunale di Melbourne ha riconosciuto il tesoriere australiano,
 il più alto funzionario della Chiesa cattolica, colpevole di abusi sui minori. 
Il Papa lo sospende dalle celebrazioni e dai contatti con minori

Il vescovo australiano George Pell, 77 anni, è stato condannato a dicembre per violenza sessuale negli anni '90 su due bambini di 12 e 13 anni del coro nella sacrestia della cattedrale di Saint Patrick di Melbourne. Il terzo uomo più potente del Vaticano è stato accusato di aver fatto sesso con un ragazzino minore di 16 anni. 
A suo carico, anche altre quattro accuse per aver compiuto
 «atti indecenti» nei confronti di un minore.

Una sentenza che lo rende il più alto funzionario della Chiesa cattolica condannato per pedofilia. Il tribunale di Melbourne aveva però vietato, fino a oggi, la pubblicazione dell'esito della sentenza, una precauzione presa per proteggere la giuria di un altro processo a cui il tesoriere del Vaticano avrebbe inizialmente dovuto sottoporsi per altri fatti. 
L'accusa ha però deciso di rinunciare a questa seconda indagine.

La pena non è ancora stata fissata, ma il cardinale rischia fino a 50 anni di reclusione. Una nuova udienza si terrà domani (mercoledì 27 febbraio). Quello che è sicuro è che Pell sarà allontanato da Roma. Gli avvocati del monsignore hanno già annunciato la sua volontà di fare appello. Il cardinale aveva interrotto le sue funzioni al Vaticano per difendersi ma formalmente resta a capo della segreteria dell'Economia del Vaticano, posizione che gli era stata affidata da papa Francesco nel 2014 con la missione di riformare le finanze della Chiesa Cattolica.

Lo stesso anno, una delle due vittime delle sue violenze è deceduta per un'overdose di eroina. 
L'altra, che ha richiesto di restare anonima, ha dichiarato: 
«Come molte vittime, ho provato vergogna, solitudine, depressione e difficoltà, 
ci ho messo anni a comprendere l'impatto di questa vicenda sulla mia vita».

Papa Francesco ha subito provveduto alla sospensione del cardinale Pell dalle celebrazioni e dai contatti con i minori: «Si tratta di una notizia dolorosa - ha affermato il direttore della sala stampa della Santa Sede - siamo ben consapevoli che ha scioccato moltissime persone e non solo in Australia». E dunque il provvedimento del pontefice: «Al cardinale Pell sia proibito in via cautelativa l’esercizio pubblico del ministero e, come di norma, il contatto in qualsiasi modo e forma con minori di età - si legge nella nota del Vaticano -. La Santa Sede si unisce a quanto dichiarato dal presidente della Conferenza episcopale australiana nel prendere atto della sentenza di condanna in primo grado nei confronti del cardinale George Pell».

La notizia della condanna arriva pochi giorni dopo una conferenza del Vaticano dedicata alla lotta contro gli abusi sessuali nell'istituzione religiosa. Durante l'ultimo dei quattro giorni del convegno, il Papa ha esortato la Chiesa a intraprendere una «battaglia totale» contro gli abusi sessuali perpetrati dai membri del clero, crimini che ha giudicato abominevoli. Il Vaticano aveva anche annunciato nel dicembre 2018 il rimpasto del C9, il consiglio dei cardinali per la Santa Sede. Una ristrutturazione voluta proprio per rimuoverne George Pell, senza però precisarne pubblicamente la ragione.


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venerdì 1 luglio 2016

Don Pedofilo



Quello cerchiato in rosso è Don Inzoli ed è stato condannato a 4 anni e 9 mesi per pedofilia. 
Lui era presente al convegno in Regione Lombardia in cui si discuteva in merito all'omosessualità come una malattia e di teorie riparative. 
La pedofilia è una malattia, non l'omosessualità.

Don Inzoli condannato per pedofilia

Presente tra gli ospiti di riguardo, l’anno scorso, al convegno in Regione Lombardia sulla famiglia “tradizionale”, condannato per pedofilia.

Don Mauro Inzoli ha avuto 4 anni e 9 mesi per abusi sessuali su cinque minori, tutti ragazzini tra i 12 e i 16 anni. Altri 15 casi di violenza sono caduti in prescrizione. Don Mercedes, come era soprannominato, è stato per decenni il capo di Comunione e Liberazione a Cremona e uno dei fondatori del Banco alimentare. 
L’inchiesta della magistratura italiana è partita grazie a un deputato di Sel.


PERCHE’ MOLTI PRETI SONO
PEDOFILI? 
Intervento di uno psicoterapeuta

Sempre più spesso, nonostante la censura di Stato si affanni per impedire la divulgazione di questo genere di notizie, vengono riferiti dalla stampa, ma soprattutto dai siti internet italiani ed esteri, episodi di pedofilia che hanno come protagonisti dei preti. 

Che si tratti di una vera e propria “epidemia” lo dimostra anche lo zelante interessamento del signor Giuseppe Ratzinger il quale, qualche anno fa, da cardinale, interveniva con veemenza contro i media americani che “osavano” diffondere questo genere di notizie, che potevano turbare i fedeli e gettare discredito sulla Chiesa cattolica. 

Evidentemente già da allora il modello di “informazione corretta” adottato da Ratzinger era quello italiano, enfatico e trionfalistico quando si tratta di osannare il papa, omertoso e mistificatorio quando si tratta di nascondere le malefatte della chiesa o dei suoi funzionari. 

La mancanza di pudore da parte del signor Ratzinger giunse persino a fargli teorizzare che, poiché la percentuale di preti con esperienze di pedofilia (che in America viene stimata fra l’1 e il 6%) non sarebbe superiore a quella della popolazione generale (il che è tutto da dimostrare), ciò dovrebbe indurre i giornalisti a considerare del tutto “ovvio” che debbano esistere dei preti pedofili, quantomeno in quantità tollerabile e statisticamente “inevitabile”, al punto da non creare più “inutili” e inopportuni scandalismi di fronte a tali eventi che, sempre secondo Ratzinger, non dovrebbero nemmeno “fare notizia”, essendo in qualche modo già “scontati”. 

Ora, ci si potrebbe domandare come mai la Chiesa non ha mai spiegato perché fare il prete cattolico non attenui, o perlomeno non ponga un freno morale, a queste disinvolte tendenze che, non dimentichiamolo, producono veri e propri crimini e non peccatucci veniali. Da coloro che si proclamano predicatori di verità divine nonché strenui difensori di inconsapevoli embrioni, sempre pronti a condannare tutto e tutti, ci si dovrebbe attendere quantomeno un minimo di coerenza e di comportamenti esemplari, ma evidentemente così non è. 

Sta di fatto che questo atteggiamento di copertura verso i preti pedofili sarebbe  costato a Ratzinger  un procedimento giudiziario negli Stati Uniti, per oggettivo favoreggiamento, se non fosse che la nomina a papa ha fatto decadere la possibilità di proseguire l’iter, ed arrivare magari ad una condanna. Questo è avvenuto non in quanto Ratzinger è divenuto capo di una chiesa, ma in quanto “capo di Stato” estero,  ovvero del Vaticano, quindi, secondo le leggi vigenti negli USA, “immune” dalla competenza dei tribunali. 

Quanto alla situazione americana, vale la pena ricordare che la sola diocesi di San Francisco, in California, ha patteggiato risarcimenti alle famiglie dei bambini vittime di preti pedofili, per ben 21 milioni di dollari. Per tutti gli Stati Uniti le cifre dei risarcimenti si aggirano intorno al miliardo di dollari. Un vero disastro economico per il cattolicesimo americano, che oltretutto non gode di alcun finanziamento pubblico.

 *** 

Al di là di queste notizie viene da chiedersi: perché i preti diventano pedofili? Molti penseranno che sia uno degli effetti del celibato forzato, ma se dipendesse semplicemente da questo, dovremmo osservare somiglianze statistiche con analoghe situazioni di castità obbligatoria, cosa che non risulta. Del resto, se la condizione di celibato diventasse insostenibile per il prete, perché non ripiegare nella normale eterosessualità adulta, più o meno clandestina? 

No, certamente il comportamento pedofilo non può essere spiegato con la semplice repressione sessuale, nemmeno se esasperata e prolungata negli anni.  

Sebbene la pedofilia sia un crimine particolarmente odioso perché colpisce le vittime più indifese e disarmate, va tuttavia detto che essa evidenzia uno stato di regressione psichica da parte di chi la mette in atto. 

Un pedofilo non è mai completamente adulto, bensì cerca, a livello inconscio, di rievocare simbolicamente la sua stessa infanzia. La mancanza di maturità sessuale da parte dei  preti, che l’esperienza del seminario non ha certo potuto permettere,  potrebbe aver “fissato” lo stato evolutivo psichico ad uno stadio preadolescenziale.  

Questa interpretazione narcisistica del comportamento pedofilo dei preti sarebbe confermata dall’osservazione dell’età media delle vittime, spesso compresa fra gli 8 e i 12 anni. Va anche sottolineato che nella quasi totalità dei casi si tratta di pedofilia omosessuale, ed anche questo elemento ci fa capire come il prete pedofilo abbia pesanti conflitti da risolvere con sé stesso, con la propria sessualità, con la propria storia e  soprattutto con la propria identità. 

La pedofilia è comunque un fenomeno estremamente complesso, non è semplicemente espressione di tendenze regressive infantili negli adulti (altrimenti i pedofili sarebbero milioni!).  

Va considerato un altro fondamentale aspetto: il rapporto sado-masochistico. Anche qualora non vi sia violenza, è innegabile che il pedofilo, per sottomettere la vittima, faccia leva sul suo potere adulto e sulla sua superiorità fisica e psicologica.  

E’ anche evidente che lo scopo del pedofilo non è di procurare piacere, ma di ottenerlo, anche usando la propria preda come fosse un giocattolo inerme. C’è dunque una notevole componente ideologicamente autoritaria nella pedofilia. Un autoritarismo che si esprime come un bisogno di possessivismo morboso, invincibile, da cui non ci si può sottrarre.  

E’ estremamente significativo che in molti episodi riportati dalle cronache, si nota che i preti pedofili generalmente non prendono particolari precauzioni per nascondere i propri perversi comportamenti. Nel loro delirio di onnipotenza (che è anch’esso di origine infantile) essi preferiscono contare sulla omertà delle proprie vittime piuttosto che sul mettere in atto i comportamenti devianti in contesti protetti, magari lontano dal proprio ambiente.  

*** 

A questo punto possiamo avanzare un’ipotesi che forse dà un senso logico a tutto quanto esposto precedentemente, e che potrebbe almeno in parte spiegare il ricorrente nesso fra comportamento pedofilo e condizione di prete.  

Riepilogando, abbiamo analizzato le principali componenti della pedofilia e abbiamo riscontrato regressione, autoritarismo, possessivismo morboso.  Guarda caso, si tratta dell’essenza più intima della teologia cattolica!  

Il cattolicesimo, fra tutte le religioni del mondo, è infatti quella che offre al popolo il maggior numero di simboli infantili: non a caso il personaggio più proposto, più venerato, più rappresentato e rispettato è una mamma. Poi, proprio come si fa con i bambini, vengono continuamente propinate  promesse, minacce, premi e punizioni. Raramente, o forse mai, si parla di responsabilità personale o di libere decisioni, quelli sono comportamenti troppo adulti, i cattolici possono solo osservare, seguire, credere,  aderire, obbedire, confessare, pentirsi, ecc.  

Sempre a proposito di regressione infantile, si osservi che il principale rito cattolico, nonché il comportamento più meritorio e sacro, è un comportamento “orale”, cioè l’eucarestia. Che i buoni cristiani debbano fare la comunione tutte le domeniche ricorda incredibilmente un vecchio luogo comune: “i bambini buoni mangiano tutta la pappa”. Non solo: nella liturgia cattolica si insiste, non a caso, sul fatto che l’ostia debba essere “imboccata” dalle mani del sacerdote, e non presa in mano dall’adepto. Come accade con una mamma che nutre un bambino che non sa ancora tenere in mano il cucchiaino.  

Pochi hanno notato che, a suo tempo, ci fu un richiamo di papa Wojtyla  proprio su questo argomento, ovvero dell’ostia “imboccata” dal prete, dato che molte chiese si stavano disinvoltamente protestantizzando su questa formalità apparentemente insignificante, distribuendo ostie direttamente nelle mani dei fedeli. Ma alla chiesa certi dettagli non sfuggono, perché ne conoscono l’enorme portata psicologica. 

Ed è infatti così che la chiesa vuole che siano i suoi sottoposti: inermi, inconsapevoli, bambini che si abbandonano ciecamente nelle mani di una autorità protettiva e consolatoria. Bambini che non sanno nemmeno usare le proprie mani. Guarda caso, anche i pedofili hanno bisogno di soggetti passivi ed inconsapevoli. Curioso vero? 

Sta di fatto che il bambino stuprato, vittima del pedofilo, magari del prete-pedofilo, è quindi una metafora del cattolico perfetto: sottomesso, timoroso, silenzioso, fiducioso che ciò che accade è per il suo bene. 

*** 

Il prete pedofilo non cessa dunque di essere prete (“Tu es sacerdos in aeternum”), anzi, forse esprime nella forma più eloquente ed esplicita quella ideologia che la sua mente ha assorbito da anni e anni, finendo per identificarsi con essa. Avete notato? I preti pedofili se scoperti non lasciano mai il sacerdozio, a differenza dei preti che hanno avuto delle “banali” relazioni con donne. Inoltre, difficilmente vengono sospesi dalle celebrazioni religiose, tutt’al più vengono trasferiti “per non dare scandalo”.  

Ora sappiamo perché: la pedofilia esprime in realtà ruoli e significati profondamente ed intimamente “cattolici”, sebbene il prete pedofilo abbia il paradossale ruolo di essere contemporaneamente vittima (sia dei suoi problemi personali che di una ideologia oggettivamente nociva per l’equilibrio psichico) e carnefice (perché commette abusi senza preoccuparsi dei danni indelebili che procura agli altri).  

La dinamica “prete pedofilo-bambino” è dunque una efficace metafora del rapporto fra la chiesa e i suoi fedeli, fra l’istituzione possessiva e autoritaria, e i suoi seguaci ingenui e “bambini”.  

Tra l’altro  la chiesa, battezzando bambini inconsapevoli, e indottrinandoli sin dalla scuola materna, a ben vedere mette in atto le stesse tecniche di adescamento usate dai pedofili, che infatti fondano la loro seduzione proprio sulla non conoscenza, sulla non consapevolezza e persino sul senso di timore riverenziale che la vittima avverte “dopo” l’avvenuto “battesimo” (in questo caso il termine va interpretato con un doppio senso). 

In entrambi i casi, questi bambini “vittime” (sia di pedofili che di chiese pedofile) sanno provare solo sensi di colpa, e non l’opportuno e sacrosanto diritto alla propria integrità mentale e fisica. Infatti, come tutti gli psicoterapeuti sanno bene per esperienza professionale, ricevere una educazione rigidamente cattolica non lascia minori conseguenze negative nella personalità rispetto agli effetti dei traumi psicologici che derivano dal subire episodi di pedofilia. Anzi forse questi ultimi, essendo tutto sommato più circoscritti, possono essere superati più facilmente. 

*** 

Un’altra analogia simbolica fra pedofilia e cattolicesimo la troviamo, nientemeno, nella messa. Che cos’è la messa? La rievocazione del sacrificio di una vittima innocente! Il rito del cosiddetto “agnello” che viene sacrificato sull’altare “per l’espiazione dei nostri peccati”.  

Un prete, dunque, che celebra la messa, drammatizza simbolicamente (per la teologia cattolica addirittura materialmente) il “sacrificio di una vittima innocente”.  Potremmo paradossalmente dire che anche i pedofili “sacrificano vittime innocenti”. Questo è molto importante perché è il cuore dell’ideologia cattolica. Abituare la propria mente a pensare che sacrificare vittime innocenti sia un rituale sacro, positivo, espiatorio, purificatore e da cui scaturisce il bene, può certamente confondere l’inconscio, “abituandolo” a concezioni sottilmente perverse e sacralizzate. 

Il prete pedofilo, stuprando bambini, per quanto spaventoso e deviante possa sembrare, non fa altro che “celebrare una messa”, usando simboli diversi ma evocando significati analoghi, ovvero: la vittima innocente va sacrificata. Il suo sangue non è la prova della violenza umana, al contrario, esso ci “lava” e ci purifica! Del resto, cose simili accadevano anche in molti antichi riti religiosi. Quanti poveri animali sono stati torturati, dissanguati e uccisi affinché i sacerdoti si illudessero, in tal modo, di ripulire sia la propria coscienza che quella altrui! 

*** 

Possiamo infine concludere che il pedofilo, sia esso prete o no, è una persona con gravi problemi, che in modo irrazionale, deviante e purtroppo dannoso per gli altri, cerca sé stesso e la sua perduta identità sessuale.  Nel caso in cui il pedofilo sia un prete, la situazione è resa ancora più complessa a causa della nefasta influenza psichica di quella teologia che è stata oggetto dei suoi studi, della sua formazione e della sua vita. 

L’omertà della chiesa, e le sue solite negazioni dell’evidenza, oltretutto, impediscono a questi preti di essere curati, supportati da specialisti della psicologia, magari portati in psicoterapia. E perché no, studiati di più, affinché si possa tentare di prevenire il continuo ripetersi di questi fenomeni. 

Evidentemente la chiesa preferisce tenersi dei preti pedofili, che continueranno a fare vittime innocenti, piuttosto che correre il rischio di confrontarsi con delle menti liberate.



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venerdì 20 novembre 2015

Islam e Terrorismo sono due cose Separate


L’Islam e il terrorismo sono due cose separate
Collegare l'Islam al Terrorismo, e come Collegare il Cattolicesimo alla Pedofilia 
 bisogna dialogare con i Mussulmani per sconfiggere l' ISIS dall'interno ,
 altre bombe non servono 

La notte del 13 novembre quasi non ho dormito per l’ansia. Come spiegherò che non è colpa mia? Che questo non è l’Islam? Che non credo nelle stesse cose in cui credono questi terroristi? Che gli assassini non hanno religione?
Un musulmano non può condannare gli eventi e basta. Non può semplicemente cambiare la foto profilo con una in cui compare la bandiera francese. Non può twittare #PrayingForParis, no. Deve scrivere #NotInMyName. Deve giustificarsi. Deve spiegare la differenza tra musulmano e fanatico 100 volte al giorno.
Il mio cellulare non ha smesso di vibrare da quella sera. C’è chi mi ha mandato un messaggio, chi ha telefonato e anche chi si è presentato sotto casa. Perché? Per dirmi che mi vuole bene. Per dirmi che sa che io con quei pazzi fanatici che hanno massacrato quasi 130 persone a Parigi la sera del 13 novembre non c’entro niente. Vero, ma è ovvio che c’è un errore nel sistema se hanno tutti sentito il bisogno di dirmelo.
Nel mio mondo ideale questa cosa sarà così scontata che nessuno mai dovrà ribadirla. Io non sarò costretta a dover espiare i peccati altrui, ma soltanto i miei. Anche perché gli “altri” di cui parliamo, i fanatici, sono solo l’1 per cento circa degli 1,6 miliardi di musulmani nel mondo.
L’Isis ha sete di nuove reclute, ha bisogno di attirare a sé altri disadattati, altri individui confusi ed emarginati. Vuole aumentare quella minuscola percentuale, ma noi possiamo fermarli.
La strage di Parigi è quello di cui avevano bisogno l’estrema destra, gli xenofobi, gli islamofobi e le Oriana Fallaci di turno. Si possono aggrappare a questa tragedia, strumentalizzarla e mancarle di rispetto usandola per predicare le loro idee piene di odio, per promuovere l’idea di un NOI e un VOI che non esistono. Queste persone non sono tanto diverse dai terroristi che hanno compiuto gli attacchi a Parigi, anzi, in parte è anche loro la colpa di ciò che è avvenuto.


Un account Twitter dell’Isis ha infatti condiviso la prima pagina dell’edizione di Libero del giorno dopo l’attentato di Parigi, con il titolo “Bastardi Islamici”, per reclutare altri combattenti e promuovere sentimenti “anti-occidente”.
“Musulmani occidentali, guardate cosa pensano di voi. Guardate come vi trattano. Non meritate questo, venite da noi…”

E così, proprio dalla nostra terra, è partita l’ennesima propaganda del sedicente Stato islamico, composto in gran parte proprio da combattenti europei. Noi stessi, con un titolo del genere, abbiamo gettato le basi per chissà quanti altri massacri.
Il vero schiaffo in faccia all’Isis sarebbe mostrare solidarietà. Restare uniti. Dirgli che sappiamo che l’Islam non è quello che loro sostengono. Che musulmani, ebrei, cristiani, buddisti, siamo tutti uniti contro di loro, che sono l’unico vero nemico dell’occidente e del mondo.
Sentiamo sempre il bisogno di dare la colpa a qualcuno o qualcosa per poter sfogare la nostra rabbia e certo non aiuta che questi fanatici si autodichiarano musulmani, ma basterebbe leggere l’ABC dell’Islam per capire che di musulmano hanno ben poco.
Non lasciate che la paura e la rabbia vi rendano ciechi. Sfoghiamo la nostra frustrazione in altri modi, indirizziamola alle persone giuste, ai terroristi, agli assassini, ai fomentatori dell’odio, agli islamofobi, ai fanatici, agli estremisti religiosi o politici che siano, ai razzisti.
Restiamo uniti. Restiamo umani.
L’opinione della giornalista italiana e musulmana Sabika Shah Povia dopo gli attentati di Parigi

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martedì 27 ottobre 2015

Alessandra Mussolini voleva Castrare il Marito



Quando la Mussolini diceva: «Castriamo i pedofili»
Alessandra Mussolini, il marito patteggia
( patteggiamento e' riconoscimento del reato ) 
per prostituzione minorile

Mauro Floriani ha concordato con la procura della Repubblica la pena di 1 anno di reclusione e una multa di 1800 euro. L'ex capitano della Guardia di Finanza prima aveva negato il suo coinvolgimento, poi aveva ammesso gli incontri con le minorenni sostenendo di non conoscere la loro vera età

Ha patteggiato un anno di reclusione e una multa di 1800 euro per prostituzione minorile Mauro Floriani, il marito di Alessandra Mussolini, coinvolto nell’inchiesta su un giro di prostituzione minorile a Roma nel quartiere Parioli. La condanna è stata pronunciata dal gup Riccardo Amoroso, che ha accolto la richiesta di patteggiamento che Floriani aveva concordato con la procura della Repubblica a conclusione delle indagini sui clienti delle ragazze.

L’uomo, un ex capitano della Guardia di finanza, nel marzo 2014 si era presentato spontaneamente dai magistrati: tra i numeri intercettati per ricostruire i movimenti delle minorenni c’era anche il suo. Floriani aveva negato di aver avuto rapporti con le ragazzine, ma la Procura aveva definito le prove “incontrovertibili”. Floriani aveva poi ammesso gli incontri sessuali con le baby squillo, sostenendo però di non essere a conoscenza della loro età reale: “Sono entrato in contatto con una di loro attraverso il sito d'incontri. Ho preso il numero e ho chiamato. È successo un paio di volte, ma sul sito c’era scritto che avevano 19 anni, e io mi sono fidato: ho sempre pensato che fossero maggiorenni“.

L’inchiesta, resa nota alla fine del 2013, ha portato alla scoperta di due ragazzine di un liceo romano che si prostituivano in un appartamento del quartiere Parioli: erano state adescate su un sito di incontri e convinte a vendersi. Tra gli arrestati anche la madre di una delle adolescenti che, oltre a essere a conoscenza di quanto accadeva, prendeva anche una percentuale sugli incassi.

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venerdì 10 luglio 2015

Montanelli e il "Madamato": Pedofilia Fascista

PEDOFILIA E FASCISMO

PEDOFILIA E FASCISMO

Quello che fece Montanelli si chiamava "madamato" ed era una pratica molto in voga nel 1936; tutti i fascisti avevano la propria madama minorenne dentro al letto.

Montanelli acquistò una moglie dodicenne (12 ANNI) durante la stagione 
del colonialismo fascista in Eritrea.

PEDOFILIA E FASCISMO


Correva l’anno 1936, e quella che sarebbe diventata una delle penne più prestigiose d’Italia scriveva nel numero di gennaio del periodico “Civilta’ Fascista” un articolo in cui si sosteneva che “non si sarà mai dei dominatori, se non avremo la coscienza esatta di una nostra fatale superiorità. Coi negri non si fraternizza. Non si può, non si deve. Almeno finché non si sia data loro una civiltà“.

Ma evidentemente non tutti i tipi di “fraternizzazione” erano sgraditi a Montanelli, come ha raccontato il diretto interessato in una intervista rilasciata a Enzo Biagi per la Rai nel 1982:

 “aveva dodici anni, ma non mi prendere per un Girolimoni ( famoso pedofilo arrestato all'epoca), a dodici anni quelle lì erano già donne. L’avevo comprata a Saganeiti assieme a un cavallo e un fucile, tutto a 500 lire.

  Era un animalino docile, io gli  misi su un tucul (semplice edificio a pianta circolare con tetto conico solitamente di argilla e paglia) con dei polli. E poi ogni quindici giorni mi raggiungeva dovunque fossi insieme alle mogli degli altri ascari“.

L’episodio era gia’ stato rievocato in precedenza nel 1969, durante il programma di Gianni Bisiach “L’ora della verita’”, in cui Montanelli ha descritto la sua esperienza coloniale: “Pare che avessi scelto bene - racconto’ Montanelli - era una bellissima ragazza, Milena, di dodici anni. Scusate, ma in Africa e’ un’altra cosa. Cosi’ l’avevo regolarmente sposata, nel senso che l’avevo comprata dal padre.
La moglie bambina di Montanelli (abbandonata al suo Tucul e al suo destino quando il giornalista è rientrato in Italia); le leggi razziali proibivano di elevare al rango di moglie vera e propria una “madama” acquistata per i soggiorni nelle colonie.
Il “madamato”, infatti, non era un vero e proprio matrimonio con parita’ di diritti e doveri, ma una forma di “contratto sociale” segnata dal dominio autoritario del colonizzatore sull’indigeno, dell’uomo sulla donna, dell’adulto sul bambino, del libero sul prigioniero, del ricco sul povero, del forte sul debole. E alla fine avevi qualcosa che era meno di una moglie e poco piu’ che una schiava.
Era importante fare in modo che queste relazioni di dominio con le “belle abissine” non sconfinassero mai nel terreno dei sentimenti, e per questo nel Regio Decreto 740 del 19 aprile 1937, dal titolo eloquente “Sanzioni per rapporti di indole coniugale tra cittadini e sudditi“, si era stabilito che “il cittadino italiano che nel territorio del Regno o delle Colonie tiene relazione d’indole coniugale con persona suddita dell’Africa Orientale Italiana o straniera appartenente a popolazione che abbia tradizioni, costumi e concetti giuridici e sociali analoghi a quelli dei sudditi dell’Africa Orientale Italiana è punito con la reclusione da uno a cinque anni“.

PEDOFILIA E FASCISMO


Quello che fece Montanelli si chiamava "madamato" ed era una pratica molto in voga nel 1936; tutti i fascisti avevano la propria madama minorenne dentro al letto.  Montanelli acquistò una moglie dodicenne (12 ANNI) durante la stagione   del colonialismo fascista in Eritrea.

Quello che fece Montanelli si chiamava "madamato" ed era una pratica molto in voga nel 1936; tutti i fascisti avevano la propria madama minorenne dentro al letto.  Montanelli acquistò una moglie dodicenne (12 ANNI) durante la stagione   del colonialismo fascista in Eritrea.

Quello che fece Montanelli si chiamava "madamato" ed era una pratica molto in voga nel 1936; tutti i fascisti avevano la propria madama minorenne dentro al letto.  Montanelli acquistò una moglie dodicenne (12 ANNI) durante la stagione   del colonialismo fascista in Eritrea.


La ragione di questo divieto alle “relazioni d’indole coniugale” l’ha spiegata Gianluca Gabrielli in un articolo del 2012 pubblicato sulla Rivista dell’Associazione Nazionale degli antropologi culturali:

La legge contro le unioni miste – scrive Gabrielli – vuole punire esemplarmente gli italiani che mostrano di non aver rispettato il codice di comportamento “razziale” dei dominatori. Il dispositivo quindi non è stato varato per colpire direttamente la donna africana, non è lei da educare in senso razzista. È l’italiano che interessa, che deve mantenere una distanza evidente e ostentare superiorità con le popolazioni del luogo, perché la distanza e la superiorità assicurano il dominio.

Ed e’ per questo che tra i “capi d’accusa” a carico di Seneca vengono elencati normalissimi gesti di premura verso una compagna, tra cui la colpa “di aver preso con sé un’indigena, di averla portata con sé nei vari trasferimenti, di volerle bene, di averla fatta sempre mangiare e dormire con sé, di avere consumato con essa tutti i suoi risparmi, di avere fatto regali ad essa e alla di lei madre, di averle fatto cure alle ovaie perché potesse avere un figlio, di avere preso un’indigena al suo servizio, di avere preparato una lettera a S.M. il Re Imperatore per ottenere l’autorizzazione a sposare l’indigena o almeno a convivere con lei“. Gesti che diventano crimini perche’ l’oggetto di queste attenzioni e’ un’africana, un’inferiore, un “suddito”.

PEDOFILIA E FASCISMO


Sfogarsi nelle trasferte comprandosi le “madame” andava bene, ma nella sentenza che condanna Seneca si afferma che “in questo caso, non è il bianco che ambisce sessualmente la venere nera e la tiene a parte per tranquillità di contatti agevoli e sani, ma è l’animo dell’italiano che si è turbato ond’è tutto dedito alla fanciulla nera sì da elevarla al rango di compagna di vita e partecipe d’ogni atteggiamento anche non sessuale della propria vita“.

E quando si passa dalle “ambizioni sessuali” ai “turbamenti dell’anima”, aggiungendo la sfrontatezza di voler elevare la “fanciulla nera” al ruolo di “compagna di vita” anche fuori dal letto, non c’e’ perdono possibile per la cultura fascista. Per i giudici che hanno condannato l’imputato Seneca quella donna non era rimasta un puro oggetto sessuale per “contatti agevoli e sani”, ma c’era il rischio che potesse diventare non solo oggetto di affetti, ma anche moglie e cittadina dell’impero, e tutto questo per il colonizzatore e’ una sciagura da evitare a tutti i costi.

Per smentire il “cosi’ fan tutti” associato alla sottomissione delle donne, all’acquisto di minorenni, alla pratica del “madamato” basta una semplice controprova che sgretola in un attimo quel “tutti” cosi’ perentorio. E pur essendo cosa comune a quei tempi comprare persone di cui disporre liberamente, e avere rapporti sessuali con dodicenni, c’e’ sempre in ogni epoca della storia qualche “imputato Seneca” che spinge la civilta’ lontano dalla barbarie.

PEDOFILIA E FASCISMO


E’ a questa gente che dobbiamo guardare, e non alla morale corrente: ne’ a quella in vigore al tempo delle “madame” dodicenni, ne’ a quella attualmente in voga nella nostra epoca di “utilizzatori finali” di diciassettenni.http://cipiri.blogspot.it/2015/07/berlusconi-promise-7-milioni-karima-el.html

Ricostruire l’”acquisto” di Montanelli ed il contesto in cui e’ maturato, assieme all’esperienza speculare di Seneca che cercava una compagna di vita e non una “madama a tempo”, potra’ sembrare una inutile riesumazione di fatti gia’ noti, o una mancanza di rispetto verso una firma storica del giornalismo italiano.

Resto comunque persuaso che il recupero della memoria storica, l’analisi critica dei dati di realta’ e i racconti fatti senza piangeria faranno contento il Montanelli giornalista ovunque egli si trovi, anche a costo di lasciare un po’ amareggiato il Montanelli colonialista e acquirente di dodicenni, e i suoi fan talmente appassionati e devoti da perdonargli qualsiasi errore di gioventu’, anche il piu’ abominevole.

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Bunga Bunga

Bunga Bunga la cultura dell'uomo di Arcore Le ragazze “baciavano il pene della statuetta di Priapo e simulavano rapporti orali, io e Ambra eravamo scioccate”. Nell’aula del processo Ruby in cui Silvio Berlusconi è imputato di concussione e prostituzione minorile è tempo della testimonianza di Chiara Danese. La miss piemontese, insieme all’amica Ambra Battilana, si è costituita parte civile nel processo gemello con imputati l’ex direttore del Tg4 Emilio Fede, la consigliera regionale Nicole Minetti e l’ex agente delle star tv Lele Mora (in carcere per bancarotta dal giugno del 2011, ndr). Le due ragazze sostengono di avere subito un danno patrimoniale da “perdita di chance lavorativa” per avere partecipato a una serata ad Arcore.






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sabato 8 febbraio 2014

RAPPORTO ONU CONTRO VATICANO : PEDOFILIA

RAPPORTO ONU CONTRO VATICANO : PEDOFILIA



DAL NAZISMO ALLA PEDOFILIA 

 PEDOFILIA, RAPPORTO ONU CONTRO VATICANO 

 La Commissione Onu per i diritti umani ha pubblicato un rapporto in cui denun- cia le politiche del Vaticano che avrebbero permesso a religiosi di abusare di decine di migliaia di bambini e ragazzi. 

 Il rapporto, che denuncia pesantemente le responsabilità della Chiesa nei con- fronti dei preti pedofili, chiede l'a- pertura degli archivi sui responsabili di quegli atti e su chi ha coperto i loro crimini. E chiede inoltre che la S.Sede rimuova "immediatamente" dal lo- ro incarico i responsabili degli abusi. La Commissione ha anche criticato il Vaticano per le sue posizioni sull'omosessualità e sull'aborto.





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