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martedì 4 dicembre 2012

Costi della politica - 90 onorevoli in più

 

Uruguay, il Presidente “povero”


«Io non sono povero, ho tutto quello che mi serve, non ho bisogno di circondarmi di beni costosi, l’essere presidente non mi ha cambiato. Per me avere poco è sinonimo di libertà, di non essere schiavo delle cose e dedicarsi al lavoro e a fare quello che fa sentire bene, come stare in mezzo alla natura».

- Pepe Mujica, Presidente dell'Uruguay

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90 onorevoli in più: così il Parlamento riduce i costi della politica? Novanta persone in più chiamate -tra i vari scopi- per ridurre il numero dei parlamentari. Dunque, per diminuire la pressione degli onorevoli sulle tasche degli italiani verranno chiamate altre 90 persone, di cui dovremo pagare benefit e stipendi. Lo prevede un disegno di legge appena approvato dalla commissione Affari costituzionali del Senato.
Il loro incarico dovrà durare un anno, ma sappiamo bene come funzionano le tempistiche in Italia così, il rischio di pagare per più di un anno altri 90 stipendi oltre a quelli già esistenti, non è poi così remoto. Le novanta persone, scelte tra chi non ricopre incarichi elettivi, verranno chiamate a intervenire nella seconda parte della Costituzione sull'abolizione del bicameralismo perfetto e i poteri del Presidente della Repubblica.
"Il trattamento economico dei membri della commissione Costituente è pari a quello dei membri della Camera dei deputati, ivi comprese le indennità accessorie", hanno proposto l'onorevole Luciana Sbarbati e il suo collega Giampiero D'Alia. Così, dai 945 stipendi che già paghiamo, prepariamoci ad arrivare a 1,035. In nome dei tagli, per carità.
SENTITE IN PARLAMENTO COSA DICONO - CENSURATO! INCREDIBILE!
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 Censurato prima di andare in onda ...condividi...tutti devono sapere !!!

ASSEGNO DI FINE MANDATO
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Metà di loro ha il doppio lavoro ma quando non vengono più rieletti, i parlamentari italiani ricevono un "assegno di reinserimento all'attività lavorativa", una specie di liquidazione/previdenziale che oggi si chiama "assegno di fine mandato".
La prendono tutti, sembra costituzionalmente illegittima ma soprattutto, a differenza del tfr di tutti gli italiani, è esentasse.

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sabato 30 giugno 2012

François Hollande: aumenta lo stipendio minimo




Il nuovo governo socialista francese ha decretato l'aumento dello stipendio minimo del 2%, rispettando così una delle promesse elettorali di François Hollande. Il salario minimo sale così da 9,22 euro l'ora a 9,40. Questo porterà 21,50 euro in più nelle buste paga, ha commentato il ministro del lavoro Michel Sapin. La Francia garantisce il salario minimo più alto in Europa dopo Lussemburgo, Irlanda, Olanda e Belgio, secondo i dati raccolti da Eurostat. Inoltre, per arrivare al pareggio di bilancio, è prevista un primo pacchetto di misure: si parte dal taglio del 30% dei costi della politica, dell'abolizione dell'IVA sociale messa da Sarkozy, l'aumento delle tasse sulle classi più agiate e una tassa del 3% sui dividendi delle aziende.


Tutto questo, mentre in Italia il governo tecnico di Monti parla di taglio all ferie e ai salari per rispondere alla crisi. Ragionamenti perversi di menti perverse.



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lunedì 14 maggio 2012

FRANCIA : Hollande taglia i costi dei politici

Francois Hollande: il suo programma



Nuove assunzioni, abbassamento della soglia pensionistica che tornerebbe a 60 anni ... eutanasia ... riduzione del nucleare ... voto agli stranieri ... matrimoni gay ... questi sono alcuni dei punti principali con cui il Socialista Francois Hollande ha vinto le elezioni in Francia ...
http://cipiri.blogspot.it/2012/05/francois-hollande-il-suo-programma.html

Hollande taglia i costi dei politici. In tre giorni

 Hollande in Francia già taglia stipendi a politici e manager pubblici. E da noi? Il governo prova a ripropinarci le pensioni d'oro.

 Non ha fatto neanche in tempo a finire la bottiglia di champagne, che il nuovo Presidente francese Hollande già prende le forbici e taglia i costi dei politici e dei dirigenti pubblici. A cominciare da se stesso.



Un decreto ridurrà del 30 per cento gli stipendi del capo dello Stato, del primo ministro e dei membri del governo.

E non basta:

Lo accompagnerà un secondo decreto, con il quale sarà stabilito un tetto alle remunerazioni dei dirigenti del settore pubblico.  Hollande ha infatti deciso di fissare una regola: la forbice salariale dovrà essere compresa fra 1 e 20. Per essere più chiari: un presidente e amministratore delegato di un'azienda pubblica non potrà guadagnare più di venti volte del suo dipendente meno pagato.
Una roba tremendamente comunista. Tutto ciò, mentre il nostro governo prova oggi a far rientrare dalla finestra le pensioni d'oro dei manager appena uscite dalla porta. Non solo: ancora si attende il decreto per l'adeguamento degli emolumenti dei dirigenti a quello del Presidente di Corte di Cassazione, che il governo Monti aveva promesso "entro una quindicina di giorni" (ed era il 23 febbraio).
 leggi qua :
http://cipiri.blogspot.it/2012/05/pensioni-doro.html

http://cipiri.blogspot.it/2012/04/le-pensioni-doro.html
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venerdì 19 agosto 2011

Costi della politica , la Camera dei Deputati risponde a Spider Truman






Costi della politica 

la Camera dei Deputati risponde

a Spider Truman


L'ufficio stampa della Camera dei Deputati risponde punto per punto a Spider Trumanhttp://isegretidellacasta.blogspot.com/2011/07/la-bacchetta-magica-dellimmunita.html.
- LOCAZIONE PALAZZO MARINI: l'autore - si legge nella nota di Montecitorio - afferma che la Camera dei deputati pagherebbe 25 milioni annui per l'affitto dell'intero Palazzo, sede degli uffici dei deputati, pari a 2 milioni di euro al mese. Al riguardo, ove ci si riferisca al cosiddetto Palazzo Marini 1, è stata già comunicata dalla Camera dei deputati alla proprietà la volontà di esercitare il diritto di recesso a partire dal 1 gennaio 2012. Da tale data, il risparmio annuo sarà pari a circa 14 milioni. Quanto agli altri tre Palazzi Marini esiste un vincolo contrattuale, senza facoltà di recesso, con scadenze rispettivamente nel 2016, 2017, 2018 e che pertanto non potranno essere, fino ad allora, annullabili né modificabili da parte della Camera.
- POLIZZA ASSICURATIVA: Si sostiene che esisterebbe una polizza assicurativa che coprirebbe per intero il danno recato dal furto di beni, facendosi intendere che di tale possibilità sia stato fatto anche un uso illegittimo. Si tratta, in realtà, di una polizza assicurativa attivabile esclusivamente in presenza di danni o furti subìti nei Palazzi di Montecitorio, esclusivamente in quei luoghi sottoposti alla diretta vigilanza della Camera, come - ad esempio - il guardaroba.
- BARBERIA: L'autore afferma nella pagina facebook che i barbieri della Camera guadagnerebbero 11 mila euro al mese e che la loro provenienza geografica sarebbe la stessa di un ex Presidente della Camera. Va in primo luogo ricordato che gli addetti al Reparto Barberia sono attualmente sette e che la loro retribuzione media netta mensile è di circa 2.400 euro. Inoltre, come per le altre professionalità dell'Amministrazione di Montecitorio, anche questa è selezionata attraverso concorso pubblico, l'ultimo dei quali bandito nel 2003 ed espletato nel 2005 nel corso della XIV legislatura. La provenienza geografica dei sette addetti è, in realtà, assai diversificata, variando dalle province di Roma, napoli, Rieti, Salerno e Catania.
- RICHIESTA SCORTE: Quanto alla "costruzione materiale" di falsi documenti recanti minacce a deputati al fine di accedere al servizio di scorta personale, va evidenziato che l'attribuzione della scorta, lungi dal configurare qualunque ruolo o competenza dell'organo parlamentare, è rimessa esclusivamente alle valutazioni del Comitato nazionale o provinciale per l'ordine e la sicurezza pubblica.
- CONTESTAZIONE CONTRAVVENZIONI: Stessa carenza di competenza della Camera è relativa alla cancellazione delle sanzioni irrogate per violazione del codice della strada e prevalentemente relative all'accesso alla Zona a Traffico Limitato di Roma, attraverso l'invio di una raccomandata A/R al Prefetto interessato con motivazioni connesse all'esercizio di funzioni istituzionali. Come è intuitivo, invece, le valutazione delle istanze prodotte dai parlamentari uti singuli è demandato in via esclusiva alle autorità competenti.
- PUNTI MILLEMIGLIA: Circa il fatto che i deputati, nonostante abbiano il diritto di viaggiare gratuitamente sui voli aerei nazionali, possano comunque accumulare punti mille miglia Alitalia da poter sfruttare successivamente anche a favore dei familiari e che all'interno dell'agenzia di viaggi opererebbe un "funzionario parlamentare", il cui stipendio sarebbe di 7 mila euro mensili, si fa presente che presso tale agenzia di viaggi non operano dipendenti dell'Amministrazione della Camera, ma addetti della società cui il servizio è affidato. Occorre, altresì, sottolineare che l'offerta Millemiglia è stata formulata unilateralmente dall'Alitalia, senza alcun interessamento della Camera, su richiesta dei singoli deputati. La Camera, in sede di imminente rinnovo contrattuale con tale società, chiederà di accumulare direttamente le "miglia", al fine di risparmiare sui viaggi richiesti dall'attività parlamentare.
- CONVENZIONI TIM E PEUGEOT: Circa le asserite agevolazioni tanto sul listino per i deputati sulle utenze cellulari TIM quanto sull'acquisto delle autovetture dell'azienda Peugeot, vale il princìpio per cui le proposte commerciali che le singole aziende avanzano in tal senso nei confronti dei deputati avvengono nell'ambito della loro discrezionalità d'impresa e senza alcun tipo di intermediazione della Camera.
- DEPUTATI PIANISTI: In riferimento al cosiddetto fenomeno dei "deputati pianisti", si fa presente che ad inizio di questa legislatura - come ampiamente riportato dagli organi di informazione - è stata adottata alla Camera, su proposta del Presidente Fini, una nuova metodologia di voto basata sul riconoscimento delle cosiddette "minuzie" del parlamentare volta a tutelare al massimo proprio la garanzia della personalità del voto, stroncando così questo fenomeno di malcostume.
- ASSISTENZA SANITARIA: Infine, per quanto riguarda l'assistenza sanitaria a favore dei deputati si fa presente che essa è a carico di un apposito fondo di solidarietà alimentato dai contributi versati dai singoli deputati ed è in equilibrio finanziario, come si evince dal relativo bilancio pubblicato anche sul sito internet della Camera in allegato al bilancio consuntivo della Camera medesima.

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lunedì 4 aprile 2011

I costi sociali dell’illegalità: Mafie SpA



I costi sociali dell’illegalità
Corruzione, mafie, evasione fiscale costano ad ogni cittadino 4 mila euro l'anno

L’illegalità è un costo sociale. La Corte dei Conti ha stimato in 60 miliardi all’anno il costo della corruzione in Italia. Sono mediamente 1.000 euro a testa. Si tratta di una vera e propria «tassa immorale e occulta pag...ata con i soldi prelevati dalle tasche dei cittadini», così viene definita nella relazione della magistratura contabile. Oltre alla corruzione dobbiamo considerare la contabilità della più grande impresa italiana, che possiamo chiamare Mafie Holding, che secondo una stima della Confesercenti, riesce ad ottenere ricavi (non dichiarati, perché frutto di attività illecite come: pizzo, usura, furti, rapine, contraffazione, contrabbando, narcotraffico, ecc.) per oltre 130 miliardi di euro, con un utile di circa 70 miliardi (ovviamente esentasse).

C’è poi la seconda azienda italiana, denominata Mafie SpA, cioè il ramo commerciale della prima azienda, che ha un fatturato superiore ai 90 miliardi di euro. Insomma la Holding finanzia e investe nella società commerciale, che compra immobili e rileva attività economiche. Non è difficile pronosticare che il fatturato della seconda azienda presto raggiungerà quello della prima, consolidando così il patrimonio economico attraverso attività legali, che non hanno nemmeno la necessità di avere utili (e quindi di pagare tasse). Infine, abbiamo l’evasione fiscale, che secondo i dati forniti dalla Guardia di Finanza, è in aumento.

Ad esempio gli scontrini fiscali non emessi sono passati dal 25% del 2009 al 29% del 2010. Questa elusione fiscale provoca un mancato gettito al fisco, stimato dalla Confindustria in 125 miliardi (altre fonti indicano addirittura cifre tra i 150 e il 160 miliardi di euro). Con qualche semplice calcolo possiamo constatare come l’illegalità (corruzione, guadagni illeciti, ricavi non tassati) costi alla “comunità Italia” almeno 250 miliardi di euro annui, cioè oltre 4.000 euro pro capite. Con questi soldi potremmo azzerare il debito pubblico (quasi 1.900 miliardi di euro) in 7/8 anni. O dimezzare le tasse: basti considerare che il gettito totale nel 2010 è stato di 403 miliardi di euro. Per delineare un’efficace azione di contrasto all’illegalità economica e soprattutto all’evasione fiscale, dobbiamo ripartire dall’art. 53 della nostra Costituzione: «Tutti concorrono alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività».

Ma che cos’è la «capacità contributiva»? Se ad esempio una persona ha uno stipendio mensile di 1.200 euro e ogni mese per vivere spende mediamente 1.200 euro (per alimenti, affitto, acqua, gas, elettricità), dobbiamo dedurne che la sua capacità contributiva per le spese pubbliche è pari a zero. Quindi, dovrebbe pagare zero euro di tasse. Se invece un altro cittadino italiano ha un reddito di 3.000 euro mensili e spende mediamente 1.500 euro per vivere, dovrebbe pagare le tasse sulla base della sua reale capacità contributiva, cioè sui 1.500 euro residui. «Povero è chi consuma tutte le sue entrate. Ricco chi ne consuma solo una parte» (Scuola di Barbiana - Lettera a una professoressa).

L’attuale sistema fiscale italiano è sbagliato dalle fondamenta. Anziché tassare la «capacità contributiva» di ogni persona o famiglia, tassa le entrate, indipendentemente dalle uscite. Con eccezioni poco significative (le deduzioni) e abbastanza inique (le detrazioni, che sono forfetarie o calcolate in percentuali uguali per tutti). Infatti poche sono le spese che vengono considerate deducibili o almeno parzialmente detraibili dal reddito. Di conseguenza, i due ipotetici cittadini in sostanza pagano le tasse rispettivamente sulla base dei 1.200 e 3.000 euro che incassano. Sui ricavi anziché sui guadagni. Invece, se il fisco consentisse alle persone fisiche di dedurre o almeno detrarre con percentuali elevate (maggiori per le spese più necessarie e minori per quelle superflue) tutte le spese effettivamente sostenute, le tasse verrebbero pagate sull’effettiva capacità contributiva di ciascun contribuente.

http://www.articolo21.org/2080/rubrica/i-costi-sociali-dellillegalita.html


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lunedì 27 dicembre 2010

ITALIA , I COSTI DELLA POLITICA ,LA CAMERA DEI DEPUTATI



ITALIA
I COSTI DELLA POLITICA
LA CAMERA DEI DEPUTATI

LA CAMERA DEI DEPUTATI "RUBA" AI CONTRIBUENTI 46 MLN € L’ANNO IN AFFITTI, TRA SPRECHI, AFFIDAMENTI SENZA GARA, CONTRATTI TOP SECRET E CLAUSOLE CAPESTRO - 2 - PER QUATTRO EDIFICI NEL CENTRO DI ROMA, LOR SIGNORI SPENDONO UNA CIFRA TANTO ELEVATA CHE SAREBBE PIÙ CONVENIENTE ACQUISTARLI - 3 - LO SCANDALO DI PALAZZO MARINI: GLI UFFICI DI 235 DEPUTATI E TRE APPARTAMENTI CI COSTANO 320 EURO AL MESE PER METRO QUADRATO - 4 - QUANTA FORTUNA PER L’IMMOBILIARISTA ROMANO SERGIO SCARPELLINI, CHE DAL ’97 AD OGGI HA CONQUISTATO LA SIMPATIA DI TUTTO L’ARCO COSTITUZIONALE, LEGA COMPRESA -


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LA CAMERA "RUBA" 46 MILIONI L'ANNO IN AFFITTI...
Pier Francesco Borgia e Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"

montecitorio Ecco l'Affittopoli della Camera dei deputati. Gli sprechi, i canoni irrisori, gli affidamenti senza gara, i contratti top secret , le clausole capestro. I dati «fantasma» su Montecitorio rivelati dal Giornale grazie anche alle difficili investigazioni dei radicali e del parlamentare Pdl Amedeo Laboccetta. Cominciamo dai canoni stellari, dunque. I gioielli più costosi del mercato immobiliare, è notorio, si trovano al centro della capitale. Ma quelli che valgono oro sono rintracciabili a metà strada tra piazza Colonna (dove si affaccia Palazzo Chigi) e piazza di Spagna.
montecitorio Un esempio che rende l'idea? Palazzo Marini. È un grande stabile sulla centralissima via del Tritone. Buona parte dei suoi uffici - canone 2010 - sono stati affittati alla Camera per oltre 13 milioni di euro (per l'esattezza 13.269.346 euro). Lo spazio è ampio. Serve ad alloggiare gli uffici di 235 deputati, oltre a tre appartamenti di rappresentanza.
Rissa alla camera I locali appartengono alla società immobiliare Milano 90 di Sergio Scarpellini. Un partner affidabile per Montecitorio, visto che l'istituzione ha affittato dalla sua società non un solo stabile di queste dimensioni e con queste finalità istituzionali, bensì quattro. E nessuno con gara o avviso pubblico. Per un totale di 12mila metri quadrati.
Locali ovviamente chiavi in mano, cioè ristrutturati e arredati secondo il bisogno del locatario e forniti anche del personale di vigilanza, del servizio mensa e di assistenza ai piani. La Camera solo quest'anno spenderà più di 46 milioni di euro (stando ai dati del Bilancio di previsione 2010) per far alloggiare i suoi depu­tati in questi uffici. Forse spendere più di 3.850 euro l'anno al metro quadro (320 euro al mese) è una cifra piuttosto consistente. A nutrire questo sospetto sono stati alcuni parlamentari (Rita Bernardini dei radicali e Amedeo Labocetta del Pdl) che hanno chiesto lumi all'Ufficio di presidenza.
Granata nel cuore della rissa Botte tra leghisti e Fli Non si sono limitati a questo; hanno osato chiedere addirittura la rescissione di questi contratti considerati troppo onerosi scontrandosi con i vertici burocratici e politici della Camera, che solo alla fine si sono dovuti arrendere, dando pubblicità ad atti finora mai resi pubblici. La cosa però è più complicata di quanto possa apparire anche a chi conosce bene i punti meno «battuti» del Codice civile (dove peraltro è scritto che i contratti di affitto per locali ad uso professiona­le possono sempre essere di­sdetti da parte del locatario).
Botte da orbi alla Camera La Camera ha stipulato il primo dei quattro contratti nel '97. Il cosiddetto «Marini 1» impegna le parti per un periodo di «9 più 9» anni. Il 21 settembre scorso, però, l'aula di Montecitorio, durante la lettura, la discussione e l'approvazione del Bilancio di previsione del 2010, è riuscita a far passare la rescissione del contratto.
LUCIANO VIOLANTE E SIGNORA Dal 2012 gli oltre 200 deputati che hanno l'ufficio in via del Tritone dovranno cercarsi una nuova sistemazione. Questo è stato possibile perché il «Marini 1» è l'unico dei quattro contratti che non prevede una clausola che vincola il locatario al rinnovo automatico. Un vincolo davvero insolito. Che non è presente nemmeno nel contratto del cosiddetto «Marini 2» (immobile di via Poli 14/20).
GIANFRANCO FINI Infatti è in una lettera redatta e spedita sei mesi dopo la firma del contratto che viene scritta nero su bianco la rinuncia alla disdetta anticipata della locazione. Il contratto è stato redatto nel luglio del '98. E il 17 dicembre il Servizio amministrazione della Camera dei deputati spedisce alla Milano 90 una lettera in cui si scrive tra l'altro: «La presente Amministrazione rinuncia formalmente alla facoltà di recesso anticipato, contrattualmente riconosciutale a far da­ta dall'inizio del decimo anno di rapporto».
Sergio Scarpellini Non è casuale la specifica del «decimo anno» visto che nei contratti c'è scritto che la disdetta non è possibile fino al decimo anno (il primo del rinnovo automatico). La Camera dei deputati, quindi, rinuncerà agli uffici di via del Tritone ma non si libererà dei contratti che la legano alla Milano 90 per gli immobili denominati «Marini 2», «Marini 3» e «Marini 4».
Contratti stipulati tra il '98 e il 2000 e che quindi vedranno la loro validità esaurirsi non prima del 2016. Secondo un calcolo approssimativo (in virtù del fatto che ogni anno gli importi dei canoni variano perché soggetti all'indicizzazione Istat), alla fine la Camera dei deputati avrà versato nelle casse della «Milano 90» oltre 540 milioni di euro nel corso di 23 anni. «Secondo questo calcolo - spiega l'onorevole Laboccetta, che insieme con la Bernardini (Pr) ha sollevato il problema dei costi di questi immobili - con la stessa cifra e per la stessa metratura è come se la Camera avesse acquistato immobili per un prezzo che oscilla tra 41.600 ai 50mila euro al metro quadrato».
Amedeo Laboccetta Non proprio a prezzi di mercato (che nella zona del Tritone come in tutto il centro storico si aggirano al massimo sui 10mila euro al metro quadro). Insomma il locatario (in questo caso la Camera dei deputati) non ha badato a spese e non ha nemmeno sottilizzato su un fattore tutt'altro che secondario.
Al momento di prendere in affitto i locali del cosiddetto «Marini 1» (il già citato palazzo su via del Tritone) il proprietario non sarebbe stato in condizioni di concedere il affitto i locali per uso ufficio. La destinazione d'uso era un'altra. Insomma la Camera affitta a prezzi piuttosto fuori mercato e non trova nulla da ridire sul fatto che quegli stessi locali non potrebbero nemmeno essere affittati come uffici.
Rita Bernardini Al problema si rimedia in sede di contratto. L'articolo 14 al punto 1 spiega che «la conduttrice Camera dei Deputati dichiara di essere edotta dell'attuale de­stinazione d'uso delle porzioni immobiliari oggetto della locazione».
Al punto 2 dello stesso articolo si va ben oltre. «La Camera dei deputati - è scritto - attiverà, entro e non oltre giorni 15 dalla data della sottoscrizione apposta in calce, ogni necessaria procedura di legge per conseguire il cambio di destinazione d'uso delle porzioni immobiliari oggetto della locazione».
Rosella Sensi Solitamente dovrebbe essere il proprietario a impegnarsi alla modifica della destinazione d'uso e non l'affittuario. Secondo quanto ricostruito dal Giornale, il Municipio I non ha subito concesso il cambio di destinazione d'uso. Questo è stato poi assicurato direttamente dagli ufficio del Campidoglio (il sin­daco di allora era Francesco Rutelli).
QUEL PALAZZINARO ROMANISTA SEMPRE IN AFFARI CON LA POLITICA
Gian Marco Chiocci per "Il Giornale"

Del «sor Sergio», come a Roma chiamano il costruttore Sergio Scarpellini (classe 1937), si sono occupati un po' tutti, dagli inviati dei grandi giornali al Romanista per finire ai segugi di Reporter. Lui, titolare di un piccolo impero immobiliare, controllato da alcune società finanziarie, non ama troppo mettersi in mostra. Al contrario vanta un basso profilo piuttosto insolito nella genìa romanesca.
Nei primi anni Novanta la sua società immobiliare navigava in acque difficili (per non dire tempestose). Erano gli anni della crisi del mattone. Come già riportato dal nostro giornale (16 giugno 2007), la società Milano 90, controllata del gruppo Scarpellini, chiuse il peggiore bilancio della sua storia nel '95 con perdite di oltre 12 miliardi di lire. Tanto che il Banco di Napoli aveva avviato un'istanza di fallimento nei confronti della capofila Immobilfin srl. È stato forse il punto più difficile della carriera del «sor Sergio».
la casta rizzo stella cover Poi le cose cambiarono, grazie anche al ritorno in auge del mattone come migliore investimento anticrisi. Il punto di svolta è il '97 con la firma del primo contratto di affitto in favore della Camera dei deputati (allora presieduta da Luciano Violante dei Ds). Nelle pagine della Casta di Rizzo e Stella un capitolo è dedicato proprio al coup de foudre tra Scarpellini, descritto come palazzinaro e proprietario di una delle più grandi scuderie italiane, e Montecitorio.
È l'inizio di una grande amicizia tra il costruttore e la politica. Un rapporto forte e intenso, ma trasparente. Un'amicizia capace di vincere anche le iniziali diffidenze degli ultimi arrivati nello scenario politico: i parlamentari della Lega Nord.
Scarpellini è infatti un munifico sostenitore. A 360°, però. E tutto alla luce del sole, con tanto di ricevute e dichiarazioni pubbliche. Consolidato il ménage con la Camera, la liquidità in cassa aumenta e il gruppo Immobilfin può iniziare a fare «shopping». Nel suo portafoglio entrano anche i terreni della Romanina e quelli della Monachina (130 ettari) dove dovrebbe sorgere il nuovo stadio della Roma, il cui progetto è stato approvato in maniera bipartisan nel settembre del 2009 da Piero Marrazzo (presidente della Regione Lazio) e Gianni Alemanno (sindaco di Roma).
Insomma, il rapporto con la politica di Scarpellini è schietto e soprattutto trasparente. Ma non privo di insidie. A cominciare dal già citato contratto per il «Marini 1» che la Camera ha deciso di rescindere. Intervistato il 13 ottobre scorso dal Sole24Ore, l'immobiliarista non si scompone: «Non credo che la Camera scinderà il contratto. E anche se lo facesse, affitteremo quell'immobile ad altri clienti». E sul fatto che i contratti dei quattro immobili siano stati fatti a trattativa privata, senza evidenza pubblica, Scarpellini tira fuori la complessità del servizio fornito. «Il global service chiavi in mano - spiega l'immobiliarista - è parte essenziale dell'accordo, con vantaggi per la Camera: confrontando i costi del contratto global service con quelli che la Camera avrebbe sostenuto aderendo alla convenzione Consip, Montecitorio ha risparmiato in 12 anni oltre 67 milioni.
Per non parlare dei costi che la Camera dovrebbe affrontare se al posto dei miei 400 dipendenti con contratto alberghiero utilizzasse suo personale. Un commesso della Camera guadagna almeno tre volte di più». Il costruttore ha un solo rimpianto: proprio la politica. Se avesse quindici anni di meno scenderebbe in campo, confessa al cronista del foglio economico. Mentre Dagospia sostiene che il suo ultimo flirt è con la nuova creatura di Fini, dandolo come spettatore attento durante la convention di Futuro e libertà di Bastia Umbra del 7 novembre scorso.

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