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mercoledì 18 aprile 2018

Fine della Dinastia Castro a Cuba


Davvero il potere passerà nelle mani di un uomo 
che all'epoca della Rivoluzione non era nemmeno nato?

Cuba dirà addio alla dinastia Castro con ventiquattro ore di anticipo. La seduta del Parlamento cubano, l’occasione per l’elezione del successore di Raul, è stata spostata da giovedì a mercoledì. L’isola comunista, 59 anni dopo la Rivoluzione Cubana, finirà con ogni probabilità nelle mani di Miguel Diaz-Canel Bermudez. L’uomo, 58 anni, oggi è vicepresidente. Ma non era nemmeno nato quando Fidel prese il potere. Il passo indietro di Raul Castro, annunciato nel 2013, “segnerà la fine di un’epoca”, scrive il Washington Post. Eppure, negli Stati Uniti, sono in pochi a credere che la dinastia Castro sia destinata a finire semplicemente con il cambio alla guida del Paese.

“Nessun ribaltone a Cuba”
“Non è un segno di transizione – spiega The Hill -, quanto piuttosto parte di un copione ben scritto da Raul Castro e da chi lo circonda”. Per il giornale statunitense “sarà la continuazione della stessa condizione in cui governa l’unico partito comunista dell’isola”. Non solo, “il governo cubano sarà spinto a parlare della successione come di una transizione storica, come parte del funzionamento di una democrazia sana, ma non sarà così”.
Dello stesso avviso è Bloomberg, secondo cui “non c’è da attendersi un cambio radicale” né tanto meno un cambio nei rapporti con gli Stati Uniti. “Non aspettatevi una tregua nella faida che dura da sessant’anni”, chiosa il quotidiano economico secondo cui da quando Donald Trump siede alla Casa Bianca la tensione ha vissuto una escalation. Una situazione che ha fatto dei due Paesi qualcosa come “frenemies”, un mix tra friends e enemies - amici e nemici -. Cioè politicamente avversari, con stilettate continue, ma in grado di cooperare in situazioni di emergenza, come dopo l’uragano di Haiti o dopo un incendio che aveva messo in pericolo la base statunitense di Guantanamo, e anche nello stroncare congiuntamente attività illegali come
 “traffici di droga e di esseri umani”, ricorda Bloomberg.
“Castro rimarrà segretario del Partito”
Niente cambi radicali ma piuttosto una transizione senza scossoni, dunque. Cuba affronterà il cambiamento senza stravolgere l’assetto che dura oramai dai tempi della Guerra Fredda. “Raul Castro rimarrà segretario del partito – spiega The Hill -, che di fatto detta tutte le decisioni politiche chiave. Castro è anche a capo delle Forze Armate Rivoluzionarie (Far) – gli eserciti terrestri, navali, aerei e di difesa aerea – e probabilmente continuerà a esercitare una influenza senza pari” anche in virtù di un presunto controllo della Gaesa (Grupo de Administracion Empresarial S.A.), un conglomerato di attività che gestisce fino al 70% dell’economia dell’isola. Una situazione che Il Foglio aveva descritto così: “Se andate a Cuba da turisti, rassegnatevi: in un modo o nell'altro finanziate l'esercito”.


I sogni di gloria economici
I viaggi, appunto, sono una della cartine tornasole dell’economia cubana. Una delle principali novità introdotte negli ultimi anni, in virtù anche dell’apertura impressa dall’ex presidente statunitense Barack Obama ai rapporti con l’isola comunista, era stata la possibilità per i turisti americani di visitare Cuba anche senza accompagnatori. Prima della riforma dell’ex inquilino della Casa Bianca nel 2014, “la maggior parte degli americani senza legami familiari con Cuba potevano andarci soltanto grazie a costosi tour guidati. La situazione, che per alcuni anni era migliorata, è nuovamente precipitata nel novembre scorso quando Trump ha introdotto nuove limitazioni. Niente soldi alle attività legati ai soldati cubani, detto in parole povere. Come per esempio agli 80 hotel sull’isola in cui è vietatissimo soggiornare per presunti affari con le Far.

Ma secondo il Washington Post non sono soltanto i vicini di casa statunitensi a rallentare l’economia cubana. Lo stesso governo comunista, allarmato per il repentino aumento degli impiegati nel settore privato, “ha imposto una frenata alla concessione di nuove licenze per le attività commerciali”. Dal 2008, l’anno dell’addio di Fidel, al 2017, il numero di imprenditori o di lavoratori che non rientrano nella sfera dello Stato è quasi quadruplicato, “da 150 mila a 580 mila”. Ciò nonostante, come segnalato nel rapporto stilato dalla Brookings Institution, per diversi beni, dallo zucchero al caffè, dal tabacco al pesce, “i livelli di produzione prima della rivoluzione del 1959 erano abbondantemente superiori a quelli odierni”. Segno di una economia che non ha ancora trovato uno sviluppo o, per dirla con il Wp, di una “disincantata stagnazione”.


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Previsioni per il 2018






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sabato 22 agosto 2015

IL FINE GIUSTIFICA I MEZZI ?




IL FINE, GIUSTIFICA I MEZZI PER RAGGIUNGERLO ?
Capita spesso Lavorando o anche durante il Tempo Libero
di commettere delle scorrettezze grossolane a discapito
della propria Sicurezza e quella degli Altri.



ECCONE ALCUNI ESEMPI






IL FILO DELLA CORRENTE ELETTRICA NELLA PISCINA
RISCHIA DI FULMINARSI INSIEME AL SUO AMICO












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mercoledì 27 marzo 2013

La non-fine di Cipro


Approvato il piano di aiuti e trovata all’ultimo istante una via d’uscita al rischio fallimento di Cipro. I mercati finanziari festeggiano nella mattinata, ma l’ennesima toppa della Troika non rimette in alcun modo in discussione e non incide sulle cause strutturali che hanno portato alle recenti crisi nei Paesi europei. E nel pomeriggio arriva un nuovo crollo.
Cipro è salva. Dopo un forcing durato tutto il fine settimana e frenetici incontri tra il presidente cipriota e gli emissari della Troika (Commissione europea, Fmi e Bce), i ministri delle finanze della zona euro hanno ratificato il piano di salvataggio. Sbloccati i 10 miliardi di aiuti europei, evitata la bancarotta, le Borse festeggiano, scende lo spread.
Per ricevere i 10 miliardi, Cipro si è impegnata a trovarne altri 7. Questi arriveranno in particolare colpendo i depositi bancari sopra i 100.000 euro presso la Bank of Cyprus, la principale del Paese. I depositi potrebbero essere congelati e trasformati in obbligazioni di Stato. La seconda banca, la Laiki Bank, potrebbe essere chiusa, creando una “bad bank” con i debiti e girando gli attivi alla stessa Bank of Cyprus. Nelle prossime settimane la Troika dovrà stabilire l’entità delle perdite per la Bank of Cyprus e più in generale le misure che dovrà adottare il governo cipriota.
È stato scongiurato il prelievo forzoso sui depositi al di sotto dei 100.000 euro, una misura che avrebbe potuto avere conseguenze deflagranti. Prima di tutto ovviamente per i cittadini ciprioti ma più in generale costituendo un precedente pericoloso con il rischio di un effetto contagio. Di fatto, è bastato accennare a questa possibilità, la scorsa settimana, per scatenare il panico sui mercati europei. Fino a oggi i conti correnti sotto tale soglia erano considerati assolutamente sicuri, in particolare perché in tutta Europa è prevista una garanzia pubblica in caso di fallimento della banca, per depositi inferiori proprio ai 100.000 euro.
La scelta di intervenire unicamente sui depositi di maggiori dimensioni andrà a colpire i cittadini più ricchi e prima ancora gli stranieri, russi in testa, che negli scorsi anni hanno scelto Cipro per depositare all’estero una parte delle proprie ricchezze. Di fatto si potrebbe affermare che con l’accordo raggiunto nella notte Cipro ha deciso di guardare a Bruxelles e non a Mosca.
Tutto bene, quindi? Dipende. Ancora una volta l’Ue la Troika sono riuscite a mettere una toppa all’ultimo momento, evitando così la bancarotta di uno Stato sovrano, con conseguenze imprevedibili. Ma continuare a mettere delle toppe quando sta franando una diga non può portare da nessuna parte. Un piano di aiuti che rappresenta circa lo 0,1% del Pil europeo ha tenuto l’Ue con il fiato sospeso per una settimana.
Una toppa che non aggredisce in nessun modo le cause della crisi. Delle cause legate a un sistema finanziario fuori controllo e cresciuto in maniera ipertrofica. Dal dopoguerra alla fine degli anni ’70, Wall Street ha avuto una dimensione pari a circa il 15% del Pil statunitense. A fine anni ’80 toccava il 35%. Dieci anni dopo il 150%. Nel 2006 la finanza superava il 350% del Pil, e questa gigantesca bolla ha trascinato il mondo nella peggiore recessione degli ultimi decenni. Cifre impressionanti, ma nulla rispetto a cosa avveniva in un’isola che ha fondato sui servizi finanziari la propria ricchezza. Le banche di Cipro hanno attivi pari all’800% del Pil nazionale. Che senso ha una finanza otto volte più grande del sistema economico di cui dovrebbe essere al servizio?
Ma c’è di peggio. La finanza non è unicamente la causa della crisi, è il fine ultimo delle politiche. Nella vicenda cipriota, il problema di fondo riguarda un sistema bancario europeo non solo troppo grande, ma soprattutto troppo intercorrelato per potere fallire. L’elemento scatenante della crisi delle banche cipriote è nell’ammontare di titoli greci nel loro portafogli. Come la crisi greca ha contaminato la finanza cipriota, Cipro avrebbe potuto contaminare altre nazioni, innescando un effetto domino sul fragile sistema bancario europeo.
Ma c’è ancora di peggio. La finanza non è unicamente causa e fine. È anche il giudice che decide se le istituzioni politiche fanno abbastanza per salvarla e compiacerla. Quali sono e potranno essere i sacrifici che dovranno accettare i cittadini ciprioti è del tutto secondario. L’ennesima toppa sembra momentaneamente placare l’ira del Moloch finanziario. Le Borse festeggiano, lo spread cala. Poi esce la notizia che l’Ue potrebbe non rivedere i 10 miliardi di euro di aiuti dati a Bankia, quarto gruppo bancario spagnolo e che ha chiuso il 2012 con una perdita record. Zoellick, ex-presidente della Banca mondiale, segnala che la Francia potrebbe essere “il prossimo malato”. Gira voce che Moody’s potrebbe abbassare il rating italiano. E l’euforia del mattino diventa un nuovo crollo dei mercati nel pomeriggio. Per oggi Cipro è salva, domani chissà. Tutto bene, madama la Marchesa. Avanti così.

di Andrea Baranes -
da Sbilanciamoci.info


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lunedì 24 dicembre 2012

La vera profezia dei Maya è la fine del capitalismo



 La vera profezia dei Maya è la fine del capitalismo.


“Vorrei dire che, secondo il Calendario Maya il 21 dicembre segna la fine del non-tempo e l’inizio del tempo. È la fine del Macha e l’inizio del Pacha. E’ la fine di egoismo e l’inizio della fratellanza. E’ la fine dell’individualismo e l’inizio del collettivismo … il 21 dicembre di quest’anno.
Gli scienziati sanno molto bene che questo segna la fine di una vita antropocentrica e l’inizio di una vita biocentrica. E’ la fine dell’ odio e l’inizio dell’amore. La fine della menzogna e l’inizio della verità. E’ la fine della tristezza e l’inizio di gioia. È la fine della divisione e l’inizio dell’unità."

Evo Morales (discendente Maya) 



Cosa può significare la congiunzione che andiamo a incontrare all' inizio di Dicembre?
Non voglio certo fare previsioni, lasciamo sempre all' universo il compito di intessere la trama del nostro sentiero e vediamo alcuni suggerimenti che mi vengono spontanei.
Innanzitutto è un invito a riscoprire la Dea.
Abbiamo visto i riferimenti alla meravigliosa Iside,,,

 continua a leggere  http://cipiri21.blogspot.it/2012/12/allineamento-planetario-di.html

Tutte le "fine del mondo"
* 31 dicembre 999: "mille anni dopo la nascita di Cristo", è la data della fine del mondo secondo i vangeli apocrifi;
* settembre 1186: secondo l'astrologo Giovanni di Toledo, che aveva calcolato un allineamento dei pianeti per quel periodo;
CONTINUA A LEGGERE http://cipiri21.blogspot.it/2012/12/21122012-la-fine-del-mondo.html

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lunedì 12 novembre 2012

21/12/2012: La fine del mondo è vicina?



 L'Apocalisse del 2012 è una balla. Il video ci spiega che la profezia Maya intesa come fine del mondo è priva di senso. L'ultimo giorno della terra si sposta a data da destinarsi. I Maya, avevano una vera ossessione per il trascorrere del tempo, infatti l'intero territorio con le sue centinaia di città di pietra può essere classificato come un enorme monumento in stretta relazione con il tempo. I loro calendari sono ciclici e collegati, ma non parlano di fine del mondo. Possiamo stare tranquilli, abbiamo ancora la possibilità di vivere le bellezze o le bruttezze di questo nostro mondo.

La fine del mondo è vicina? No, avevano solo letto male

Una seconda interpretazione della famosa tavoletta maya rivela che il messaggio non contiene nulla di apocalittico. Ancora una volta, la fine del mondo può aspettare

La fine del mondo si allontana, ancora una volta. 
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 Analizzando la tavoletta di pietra scoperta anni fa a Tortuguero, nello Stato messicano di Tabasco, la conclusione è che l'iscrizione descrive il ritorno del misterioso dio maya Bolon Yokte alla fine del tredicesimo periodo di 400 anni, ovvero il 21 dicembre 2012. Il messaggio non contiene quindi niente di apocalittico, bensì indica il termine di una fase di 5.125 anni dall'inizio del calendario maya detto del Grande Ciclo, che prende il via nel 3113 a.C..

"La data  ha acquisito un valore simbolico perché è stata pensata come un riflesso del giorno della creazione. Ma si tratta pur sempre del passaggio di un dio e non necessariamente di un grande salto per l'umanità".

Recentemente, l'Istituto nazionale di antropologia del Messico ha annunciato la scoperta di una seconda iscrizione che fa riferimento alla data del 2012, scolpita su un mattone trovato nelle rovine di Comalcalco, vicino al sito di Tortuguero. Molti esperti negano tuttavia che sia un riferimento preciso alla possibile fine del mondo, sostenendo che nel messaggio non c'è la marcatura di un tempo futuro come in quello di Tortuguero. -
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il caso innova e la necessità conserva.


COSI' COMINCIA L' AVVENTURA DELLE IMAGO

DURANTE LA FASE ONIRICA

MI APPARVE
UNO GNOMO
DICENDO 

" CODESTO SCRIGNO CONTIENE LE CAUSE DELLA VITA "

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Ho creato un mazzo di carte ispiratomi dai tarocchi , mantenendo la giusta numerazione degli arcani maggiori , ma ho cambiato
l' iconografia rendendola piu' attuale al mondo che ci circonda . Pur essendo in bianco e nero sono riuscito a dare equilibrio alle immagini ed al titolo di ogni singola carta , rendendo semplicissima la lettura anche in solitario . Si possono giocare anche con amici , senza pero' abusarne potrebbero non rispondervi .
SE INTERESSATI ALL' ACQUISTO

SCRIVETEMI

NELLO SPAZIO COMMENTI
GRAZIE


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venerdì 14 settembre 2012

Firma per mettere fine a decenni di collusione fra stato e mafia


La pressione in Parlamento sta aumentando e un'ondata di sostegno popolare potrebbe fare la differenza. Uniamoci urgentemente e chiediamo a Monti e a tutto il governo di mettere fine al sodalizio infame fra stato e mafia una volta per tutte: La prossima settimana potrebbe essere la nostra migliore occasione per mettere fine a decenni di collusione fra stato e mafia, ma solo se riusciremo a convincere il nostro governo a costituirsi parte civile nel processo sulla trattativa stato-mafia prima di lunedì.

 Diversi politici sono accusati di aver stretto accordi segreti con i mafiosi dopo l'uccisione dei giudici Falcone e Borsellino. I magistrati palermitani che hanno portato avanti le indagini sono sotto accusa, ma diversi parlamentari stanno chiedendo al governo di mettersi dalla loro parte e di isolare la mafia costituendosi parte civile nel processo come soggetto danneggiato. Se saremo in tanti a metterci dalla parte dei parlamentari, potremo convincere Monti a farlo.

 Ci rimangono solo 3 giorni! Chiediamo al Presidente Monti di scegliere la democrazia sulla mafia e mettersi così al riparo dal rischio di stare dalla parte sbagliata della storia. Clicca sotto per firmare la petizione che sarà letta in Parlamento da Antonio Di Pietro prima del voto di lunedì sulla partecipazione del governo al processo, e dillo a tutti:
http://www.avaaz.org/it/italia_contro_la_mafia_2/?bkBgnbb&v=17913

Sta per cominciare uno dei processi più importanti contro la mafia, e vedrà sul banco degli imputati i boss Riina, Provenzano e Bagarella, parlamentari, ex ministri ed ex ufficiali dei carabinieri.

 Il processo potrebbe confermare che i politici hanno stretto patti con i mafiosi, minando così la lotta dello stato contro la criminalità organizzata. Ma poteri forti stanno cercando di nascondere la verità, e c'è un solo modo per spazzare via la cortina di omertà: che il governo partecipi al processo sulla trattativa stato-mafia costituendosi parte civile.



http://www.avaaz.org/it/italia_contro_la_mafia_2/?bkBgnbb&v=17913 

Negli anni i membri di Avaaz in Italia hanno portato avanti sfide contro la corruzione, contro gli attacchi alla libertà di espressione e molto altro. Ora possiamo prendere esempio dai coraggiosi cittadini che hanno aiutato ad allentare la morsa della mafia sulla Sicilia dopo l'uccisione di Falcone e Borsellino, e far parte della generazione che ha derubricato la mafia nella storia.

Con speranza e determinazione, Giulia, Luis, Luca, Ricken, Sam, Alice, Emma e tutto il resto della squadra di Avaaz

 Più informazioni

 Stato-mafia, Di Pietro: "Vogliamo capire da che parte sta lo stato" (Il Fatto quotidiano)
http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/05/stato-mafia-mozione-idv-per-costituzione-parte-civile-del-governo/343590/ 

Trattativa Stato-mafia, la procura chiede 12 rinvii a giudizio. C'è anche Mancino (Corriere della Sera) http://www.corriere.it/cronache/12_luglio_24/mancino-stato-mafia_af173c2e-d58e-11e1-8344-73c80d6dcb3d.shtml 


Borsellino ucciso perché sapeva della trattativa tra stato e mafia (Narcomafie)
 http://www.narcomafie.it/2012/07/19/borsellino-ucciso-perche-sapeva-della-trattativa-tra-stato-e-mafia/ 

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martedì 1 febbraio 2011

IL PERICOLO DELLA FINE DELL'UNITA D' ITALIA




Nel   150° anniversario dell'Unità d'Italia, mentre la pubblica opinione  è distratta dagli scandali  che coinvolgono il premier e umiliano  l'Italia,  si sta verificando paradossalmente  la  spaccatura in due  dell'Italia  per effetto della riforma federale. La  riforma fiscale, che fu  sostenuta da quasi tutto il Parlamento,   sembra una trappola per  molti ignari cittadini. Il terzo decreto  attuativo  dà a  Sose SPA  (insieme a Istat e a  Ragioneria dello Stato) il compito di fissare  i fabbisogni standard   degli enti locali nelle loro funzioni fondamentali.  La questione dei  fabbisogni è l'architrave  del federalismo fiscale. Dalla loro  determinazione dipenderà la  tutela dei diritti sociali.  E' assurdo  che il decreto  sottragga al Parlamento  e  deleghi ad una  Spa e  all'Istat la  individuazione dei fabbisogni  e dei livelli delle prestazioni concernenti  i diritti  sociali dei cittadini: il diritto alla  scuola, alla salute, al lavoro.  Con la violazione del dovere di  solidarietà  sociale ( art 2 ), a scapito degli enti locali delle  aree più deboli .

Non solo. Il neo presidente di  Rete Imprese Italia, Giorgio Guerrini, che raggruppa due milioni di  piccoli imprenditori, lancia l'allarme. In un'intervista all'ANSA  adombra il rischio, che per noi è certezza,  che il federalismo  si  traduca in un aggravarsi della pressione tributaria per tutti i  cittadini. I decreti  produrranno un aumento della pressione fiscale  a livello locale. In Italia  secondo i dati dell'ultimo documento  OCSE, il rapporto tra tasse locali e prodotto interno lordo è  passato dal 2,9 per cento del 1990 al 16,1 del 2008, contro una media  europea  del 12,4 per cento. I calcoli diffusi dalla CGIA di Mestre   confermano che i cittadini italiani pagano un prezzo alto al fisco  locale: 1233 euro a testa. La dilatazione delle assunzioni  clientelari si trasforma in un ulteriore aggravio fiscale per gli  esangui contribuenti italiani. Roma è tra i primi posti tra i comuni  più tartassati dai tributi locali. Inoltre il federalismo fiscale   consentirà ai comuni anche  di sbloccare quest'anno le addizionali IRPEF ferme al 2008. E le Regioni potranno portare dal 2015  l'addizionale dall'attuale '1.4 per cento al 3 per cento per i  redditi sopra i 28.000 euro. Possibilità di aumento anche per l'IRAP  su cui le Regioni avranno ampi spazi di manovra.  Queste le fosche  prospettive del federalismo fiscale .

Intanto il distacco del Nord dal resto dell'Italia sta avvenendo in modo  irreversibile. Il primo colpo, è bene ricordarlo,  venne dalla  riforma del Titolo V, che attribuì  alle Regioni competenza  legislativa concorrente con lo Stato  in materie di rapporti  internazionali con l'UE,   lavoro,  istruzione e  sanità. ( art 117  Cost ). Una vera follia!   I  risultati della legislazione  concorrente in materia di istruzione si sono visti con lo spettacolo  desolante del comune di Adro, il cui sindaco leghista ha preso  iniziative razzistiche e  lesive della unità nazionale. A parte  la  bandiera della lega nella scuola,  egli  ha deciso che  "Se il genitore non paga, l'alunno non mangia a scuola e se ne  torna a casa". Una misura che colpisce  gli immigrati e i senza  reddito, anche se bravi a scuola. E a questa decisione  Bossi,  Berlusconi e soci hanno reagito con un'alzata di spalle. Come hanno  fatto dopo la inaugurazione della scuola tappezzata di emblemi  leghisti e intitolata ad un fondatore della lega Nord senza  consultare l'autorità scolastica locale.  Nemmeno la bandiera  italiana all'inaugurazione della scuola per sottolineare la  prevalenza dell'identità locale su quella nazionale. L'ultimo  episodio di queste   scelte dissennate   è il divieto di alternativa  al  “menu padano” nella mensa scolastica.  Solo un   analfabeta  come Umberto Bossi poteva ispirare tale cretinata , che  danneggia  i  meno abbienti. A Lazzate, in Brianza, (Lazzzàa comune della  Padania, si legge sul cartello) le strisce pedonali sono verdi e le  vie si chiamano Pontida, Padania, Carroccio, Sole delle Alpi e roba  del genere. L'osteria ha preso l'impegno con il comune che per  vent'anni non può servire pizza né couscous, ma solo cucina  lombarda.  Episodi che  indicano una strategia politica precisa che  va verso  secessione e  barbarie.

La modifica del  titolo V, voluta da De Mita, D'Alema e da  Giuliano  Amatosubì   nel 2004 le critiche di   Giuliano Vassalli. Che espresse “antipatia  profonda  per la riforma del 2001 del centrosinistra”, parlando  “di manovra elettoralistica varata,  con scarsa maggioranza, a favore  del federalismo”. E auspicò  di  “ rinvigorire la legislazione  esclusiva dello Stato  su materie su cui la competenza non è  frammentabile”. E   concluse: “ la riforma del 2001 ha  necessità  di essere ripensata funditus ” .

Altrettanto critico fu il giudizio dell'allora    onorevole  Giorgio Napolitano, che  chiamato in causa per avere  promosso la commissione  De Mita , cui subentrò D'Alema,  ammise nel  predetto convegno di volere “ rafforzare i poteri del  Primo  Ministro”  ma trovò “orripilante”  la nuova formulazione dell'art  117. Rafforzando i poteri del premier, Berlusconi sarebbe rimasto  40 anni con  effetti irreparabili.

Uguale critica feroce espresse il  costituzionalista Mauro Ferri, che osservò “quando la  Costituzione cominciava a funzionare, si  è cominciato a volerla  cambiare con le varie commissioni. ... della bicamerale D'Alema  meglio non parlare, meglio non esprimere giudizi su quello ( di  negativo) che uscì fuori da quella bicamerale” tra cui “il  famigerato premierato”, che poi per fortuna cadde,  e “ il  famigerato titolo V del 2001”.

Sulla stessa linea  il  costituzionalista Augusto Barberala riforma del titolo V ha già  prodotto non pochi danni  alla governabilità del Paese”.

Nonostante queste critiche aspre e  il contenzioso Stato-Regioni che sommerge la Corte,   Giuliano Amato ha dichiarato il 14 gennaio 2011 all'Accademia dei Lincei   che “la  svolta federale in atto servirà a superare la incompiutezza della  unificazione italiana”. Un trasformista  braccio destro di Craxi  che  mira alla Presidenza della Repubblica con l'appoggio del  centrodestra e di Bossi.

Il federalismo  accettabile è  solo quello solidale. Convinti, con Ciampi, che “per  diffondere    in Europa un  generale benessere, maggiore  giustizia sociale, un più  alto livello di democrazia” , il federalismo    richiede  “cultura politica, accresciuto impegno civile di amministrati ed  amministratori, nuovo patriottismo, regionale, nazionale ed europeo. ”  Ma  Ciampi riconobbe  che la nascita delle Regioni  era  una  delusione:  non avevano saputo  evitare “ costosi doppioni”,   una “proliferazione burocratica, dannosa per lo sviluppo di ogni  regione”, ed -io aggiungo - una crescita di corruzione e  crimine  organizzato. La mafia continua a gestire   le risorse destinate alle  regioni  provenienti dallo Stato e dall'UE . Come confermano   Commissione Antimafia e  DNA.

Parlando  del federalismo non  dimentichiamo che Bossi e premier mirano allo  stravolgimento della Costituzione, già tentato nel 2005. con  Senato FederaleCorte Costituzionale e   federalismo fiscale. Il  senato Federale,  approvato  dal Parlamento    nel 2005 , fu   bocciato  dal referendum popolare.  Giuliano Vassalli ammonì che  esso  realizzava   il predominio del Senato federale sulla Camera ed  era“Un  istituto ibrido, incomprensibile in più punti” .  La Lega vuole un  Senato federale  con  poteri  più ampi  di quelli  della Camera.  E il potere di eleggere 4 membri della Corte  Costituzionale,  mentre  alla Camera ne resterebbero  solo 3, (oggi  ne spettano cinque al Parlamento in seduta comune). Con l'aumento dei  giudici di nomina politica,  la Consulta non sarebbe  il giudice  imparziale delle leggi, ma un organo della maggioranza. E dunque non  in grado di dichiarare la incostituzionalità delle leggi approvate  dalle  maggioranze di centro destra e di centrosinistra, a partire  dal lodo Alfano. Al Senato spetterebbe un groviglio di competenze,  tra cui un potere di veto  sui rapporti internazionali, tutela  e sicurezza sul lavoro, istruzione,  ricerca scientifica e  tecnologica, salute,  finanza pubblica  e del sistema tributario,   art 117 3 comma Cost.  Un guazzabuglio che porterebbe alla paralisi  del Parlamento ed alla disgregazione del Paese.

Farraginoso   era il sistema escogitato dalla Lega per disciplinare i rapporti tra  Camera  e Senato federale nella formazione delle leggi.  Una riforma   per aumentare i conflitti. In  realtà la Lega tende   alla secessione morbida del Nord  dal resto  dell'Italia.  Una conferma della incidenza negativa del federalismo   sullo  sviluppo  viene dalla Corte dei Conti che ha denunziato,  nel 2009 e  2010  che la corruzione dilaga essendo divenuta una tassa immorale  e  occulta,  pagata dai cittadini, pari a 50-60 miliardi di euro  all'anno . “Un fenomeno che ostacola  nel Sud, gli investimenti  esteri”.  Nella classifica della corruzione, tra le prime cinque  regioni, - afferma la Corte- ce ne sono quattro  nel sud :  Sicilia  (13% del totale delle denunzie), Campania (11,46%), Puglia ( 9,44 ),   Calabria (8,19) preceduta dalla Lombardia con il 9,39 del totale  delle denunce. A questo si aggiunge l'aumento della spesa corrente del 4,5% (stipendi e pensioni),  un costo insopportabile per la  collettività.

D'altra  parte, guardando ad Adro e Lazzate, capiamo che il federalismo   tende    a proteggere gli interessi particolari della lega contro  quelli dei cittadini delle altre regioni d’Italia e contro gli  stranieri.    E a  intaccare  settori   quali  scuola e  sanità. La  scuola  non  sarà  più luogo del confronto pluralistico  di giovani   di  diverse culture, etnie e religioni ma  quello in cui la  formazione  si frantumerà  nelle varie regioni  a seconda delle  diversità religiose ed etniche, con il vanificarsi  della speranza  di costruire una comune  cittadinanza  democratica  secondo i  principi di solidarietà e tolleranza.

Nella sanità  saranno   avvantaggiate le Regioni  più ricche   di fronte alle regioni più  povere meno garantite rispetto ad un bene primario quale è  il  diritto alla salute.  Ciò  lederebbe la idea unitaria dello Stato  pensata dai padri costituenti quale “forma  fondamentale di  solidarietà umana”.   Il  parlamento nazionale, che  legifera  su  diritti e libertà fondamentali dei cittadini, sul lavoro, sulla  indipendenza dei magistrati, sul pluralismo della informazione, sui  sistemi elettorali e sui conflitti di interesse, perderebbe la sua  centralità e la sua  libertà.  Il solo effetto positivo dello  scandalo che travolge il Premier è- speriamo- l'affossamento del  federalismo.

La situazione  politica

Mentre la stampa  dedica decine di pagine alla telenovela  Ruby-premier, eventi gravi come  la guerra in Afghanistan e la morte dei soldati italiani, la  vicenda delle trattative  tra Stato e mafia,  volute per consentire   la nascita del regime, e la verità sui responsabili  delle stragi   sono quasi del tutto  oscurate. La morte  dell'alpino Luca Sanna    colpito da un  talebano  nella base di Baia Murghab  è stata   relegata dai media nelle pagine interne. I giornali  sono  a caccia  delle telefonate osè delle  presunte amanti del premier.   E tuttavia, tentiamo una breve analisi della situazione.  Il capo  del governo è  più che mai abbarbicato alla poltrona di premier e  trova   nuovi adepti, pronti a vendersi al migliore offerente pur di  non lasciare  gli scranni in parlamento. Ma il  destino  del  Capo  sembra segnato dal nuovo atteggiamento di Umberto Bossi. Che non gli  offre il sostegno di sempre.  Anzi lo invita a non attaccare i  giudici e  gli  chiede perentoriamente  il varo del federalismo.  Salvo a scaricarlo subito dopo l'approvazione dei decreti. Se ciò  non avverrà in tempi brevissimi,  la Lega, forte delle previsioni  che la vedono  in ascesa,  andrà  lo stesso alle elezioni  anticipate. Il disegno di Bossi è chiaro: ingoiare quest'ultimo  rospo per non pregiudicare il cammino del federalismo secessionista. E subito dopo liberarsi dell'alleato scomodo indifendibile  di fronte  al popolo di Pontida puntando alle urne per un nuovo sicuro balzo in  avanti.

Ma   sembra difficile che il premier  riesca  a  varare le riforme sulla  giustizia che  lui annuncia ogni giorno. Un attacco alla giustizia  sarebbe insopportabile anche per  i leghisti.

Ferdinando Imposimato


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