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venerdì 14 marzo 2014

Il Sesso Orale non è Peccato



Arcivescovo di Granada
"Donne, praticate il sesso orale a vostro marito ogni volta che ve lo chiede", parola dell'arcivescovo di Granada. Un'ondata di polemiche ha travolto la chiesa spagnola dopo l'esortazione rivolta alle fedeli dal Francisco Javier Martínez: "Non sentitevi in colpa, non è peccato se pensate a Gesù mentre lo fate"...
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mercoledì 27 marzo 2013

La non-fine di Cipro


Approvato il piano di aiuti e trovata all’ultimo istante una via d’uscita al rischio fallimento di Cipro. I mercati finanziari festeggiano nella mattinata, ma l’ennesima toppa della Troika non rimette in alcun modo in discussione e non incide sulle cause strutturali che hanno portato alle recenti crisi nei Paesi europei. E nel pomeriggio arriva un nuovo crollo.
Cipro è salva. Dopo un forcing durato tutto il fine settimana e frenetici incontri tra il presidente cipriota e gli emissari della Troika (Commissione europea, Fmi e Bce), i ministri delle finanze della zona euro hanno ratificato il piano di salvataggio. Sbloccati i 10 miliardi di aiuti europei, evitata la bancarotta, le Borse festeggiano, scende lo spread.
Per ricevere i 10 miliardi, Cipro si è impegnata a trovarne altri 7. Questi arriveranno in particolare colpendo i depositi bancari sopra i 100.000 euro presso la Bank of Cyprus, la principale del Paese. I depositi potrebbero essere congelati e trasformati in obbligazioni di Stato. La seconda banca, la Laiki Bank, potrebbe essere chiusa, creando una “bad bank” con i debiti e girando gli attivi alla stessa Bank of Cyprus. Nelle prossime settimane la Troika dovrà stabilire l’entità delle perdite per la Bank of Cyprus e più in generale le misure che dovrà adottare il governo cipriota.
È stato scongiurato il prelievo forzoso sui depositi al di sotto dei 100.000 euro, una misura che avrebbe potuto avere conseguenze deflagranti. Prima di tutto ovviamente per i cittadini ciprioti ma più in generale costituendo un precedente pericoloso con il rischio di un effetto contagio. Di fatto, è bastato accennare a questa possibilità, la scorsa settimana, per scatenare il panico sui mercati europei. Fino a oggi i conti correnti sotto tale soglia erano considerati assolutamente sicuri, in particolare perché in tutta Europa è prevista una garanzia pubblica in caso di fallimento della banca, per depositi inferiori proprio ai 100.000 euro.
La scelta di intervenire unicamente sui depositi di maggiori dimensioni andrà a colpire i cittadini più ricchi e prima ancora gli stranieri, russi in testa, che negli scorsi anni hanno scelto Cipro per depositare all’estero una parte delle proprie ricchezze. Di fatto si potrebbe affermare che con l’accordo raggiunto nella notte Cipro ha deciso di guardare a Bruxelles e non a Mosca.
Tutto bene, quindi? Dipende. Ancora una volta l’Ue la Troika sono riuscite a mettere una toppa all’ultimo momento, evitando così la bancarotta di uno Stato sovrano, con conseguenze imprevedibili. Ma continuare a mettere delle toppe quando sta franando una diga non può portare da nessuna parte. Un piano di aiuti che rappresenta circa lo 0,1% del Pil europeo ha tenuto l’Ue con il fiato sospeso per una settimana.
Una toppa che non aggredisce in nessun modo le cause della crisi. Delle cause legate a un sistema finanziario fuori controllo e cresciuto in maniera ipertrofica. Dal dopoguerra alla fine degli anni ’70, Wall Street ha avuto una dimensione pari a circa il 15% del Pil statunitense. A fine anni ’80 toccava il 35%. Dieci anni dopo il 150%. Nel 2006 la finanza superava il 350% del Pil, e questa gigantesca bolla ha trascinato il mondo nella peggiore recessione degli ultimi decenni. Cifre impressionanti, ma nulla rispetto a cosa avveniva in un’isola che ha fondato sui servizi finanziari la propria ricchezza. Le banche di Cipro hanno attivi pari all’800% del Pil nazionale. Che senso ha una finanza otto volte più grande del sistema economico di cui dovrebbe essere al servizio?
Ma c’è di peggio. La finanza non è unicamente la causa della crisi, è il fine ultimo delle politiche. Nella vicenda cipriota, il problema di fondo riguarda un sistema bancario europeo non solo troppo grande, ma soprattutto troppo intercorrelato per potere fallire. L’elemento scatenante della crisi delle banche cipriote è nell’ammontare di titoli greci nel loro portafogli. Come la crisi greca ha contaminato la finanza cipriota, Cipro avrebbe potuto contaminare altre nazioni, innescando un effetto domino sul fragile sistema bancario europeo.
Ma c’è ancora di peggio. La finanza non è unicamente causa e fine. È anche il giudice che decide se le istituzioni politiche fanno abbastanza per salvarla e compiacerla. Quali sono e potranno essere i sacrifici che dovranno accettare i cittadini ciprioti è del tutto secondario. L’ennesima toppa sembra momentaneamente placare l’ira del Moloch finanziario. Le Borse festeggiano, lo spread cala. Poi esce la notizia che l’Ue potrebbe non rivedere i 10 miliardi di euro di aiuti dati a Bankia, quarto gruppo bancario spagnolo e che ha chiuso il 2012 con una perdita record. Zoellick, ex-presidente della Banca mondiale, segnala che la Francia potrebbe essere “il prossimo malato”. Gira voce che Moody’s potrebbe abbassare il rating italiano. E l’euforia del mattino diventa un nuovo crollo dei mercati nel pomeriggio. Per oggi Cipro è salva, domani chissà. Tutto bene, madama la Marchesa. Avanti così.

di Andrea Baranes -
da Sbilanciamoci.info


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lunedì 4 febbraio 2013

Palestina : vogliamo uno Stato non la pulizia etnica

vogliamo uno Stato non la pulizia etnica

Si è conclusa con un pesante atto di accusa contro Israele la riunione del Comitato esecutivo dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina


Ramallah, 31 gennaio 2013, Nena News - Si è conclusa con un appello a rilanciare un "negoziato vero" e, allo stesso tempo, a fermare la "pulizia etnica" portata avanti da Israele la seduta del Comitato esecutivo dell'Organizzazione per la liberazione della Palestina (Ceolp), presieduta dal presidente Abu Mazen.

La leadership palestinese accusa Israele di «terrorismo e razzismo» e di «ricorrere a metodi di pulizia etnica». In un comunicato diffuso dall'agenzia di stampa Wafa, il Ceolp sottolinea che «occorre che il prossimo governo israeliano cambi radicalmente la sua politiche per gettare le basi per la ripresa dei negoziati di pace con i palestinesi».

Il Ceolp chiede il blocco totale delle attività di colonizzazione israeliana dei Territori occupati palestinesi, anche a Gerusalemme est; la liberazione di tutti i prigionieri politici nelle carceri israeliane; il riconoscimento da parte di Israele delle risoluzioni delle Nazioni Unite, inclusa quella che il 29 novembre ha accolto al Palazzo di Vetro la Palestina come "Stato osservatore".

Il Ceolp ribadisce la formula dei "due Stati, per i due popoli", sulla base delle linee armistiziali antecedenti la guerra dei Sei Giorni, nel 1967.

I dirigenti dell'Olp denunciano con forza «la pulizia etnica e l'espansione delle colonie» in atto a Gerusalemme, Hebron e la Valle del Giordano e invitano tutti i palestinesi ad «accrescere la resistenza contro la politica israeliana di terrorismo, razzismo e contro i suoi metodi di pulizia etnica». Il modello di resistenza all'occupazione che indicano è quello dei campi di tende nelle aree della Cisgiordania dove Israele intende costruire altre case per coloni «come è già avvenuto a Bab al-Shams e al-Karama».

 Nena News  http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=49679&typeb=0&Olp-vogliamo-uno-Stato-non-la-pulizia-etnica-

Israele arresta 25 palestinesi, tre deputati Hamas

La retata è scattata la scorsa notte in varie aree della Cisgiordania. Sono 12 i parlamentari palestinesi detenuti in Israele

Ramallah (Cisgiordania), 4 febbraio 2013, Nena News - Truppe speciali dell'esercito israeliano hanno effettuato la scorsa notte una maxiretata in varie aree della Cisgiordania contro attivisti veri e presunti del movimento islamico Hamas. Tra i 25 arrestati figurano tre deputati: Hatem Kafisha, Mohamed al Tal, entrambi arrestati nella zona di Hebron, e Ahmed Atoun fermato nei pressi di Ramallah.

Gli ultimi arresti portano a 12 il numero dei parlamentari del Consiglio legislativo palestinese detenuti in Israele. Fonti dell'esercito israeliano hanno detto all'agenzia francese Afp che la campagna di arresti sarebbe volta a prevenire che «il conflitto a bassa intensità» che si registra in Cisgiordania «si trasformi in una rivolta».

Non è chiaro se il portavoce si sia riferito alle recenti iniziative dei Comitati di resistenza popolare (Crp) in Cisgiordania che hanno visto centinaia di attivisti in queste ultime settimane dare vita ad accampamenti di tende nelle aree dove Israele ha annunciato l'espansione delle sue colonie. Iniziative che sono talvolta sfociate in tafferugli tra gli attivisti e la polizia israeliana ma in nessun atto di violenza da parte palestinese. Al contrario polizia e in particolare i coloni israeliani sono accusati dai palestinesi di aver far uso anche di armi da fuoco.

In ogni caso il movimento islamico Hamas è scarsamente coinvolto in queste azioni non violente dei Crp. Nena News

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lunedì 1 ottobre 2012

- LAVORO -: Coda per lo smartphone, non per il lav...


Tutti in fila per il telefonino di ultima generazione e nessuno in fila quando c’è da protestare per la difesa del lavoro o per le ingiustizie a cui quotidianamente siamo sottoposti??
E poi il messaggio che arriva è sicuramente quello del Paese dei bengodi che poco ha a che fare con quello che vogliamo realmente e ne andiamo anche fieri?’
Credo che ognuno di noi possa disporre dei propri soldi come meglio crede ed investirli nell’acquisto dei beni  che ritiene necessari per la sua vita , ma su questa cosa in un momento come quello che stiamo vivendo dobbiamo per forza cercare di fare una riflessione.
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- LAVORO -: Coda per lo smartphone, non per il lavoro:   Coda per lo smartphone, non per il lavoro Tutti in fila per il telefonino di ultima generazione e nessuno in fila quando c’è da ...

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venerdì 2 marzo 2012

NoTav NON si Arresta



Fratelli di TAV



Fratelli di TAV





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Il 25 febbraio una grande marcia di oltre 50mila No Tav manifesta da Susa a Bussoleno per fermare l'allargamento del cantiere e rinnovare la solidarietà a tutti gli attivisti colpiti da arresti e denunce in occasione dell'accordo Italia-Francia di fine gennaio.

Al ritorno dal corteo gli attivisti di Milano vengono aggrediti e caricati a freddo alla stazione di PortaNuova a Torino. Questo video ricostruisce il susseguirsi degli eventi e svela gli artifizi della narrazione mediatica dei fatti

La Resistenza NoTav NON si Arresta!


 in certe occasioni compaiono sempre gli incappuncciati





VIDEO TAV NAZIONALE




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NO TAV

UNA STORIA LUNGA VENT'ANNI

di Oscar Margaira - 2 Marzo 2012

Le ragioni del Movimento e le non risposte di Cota e Fassino che ripetono lo stesso ritornello: "bisogna farla". Un progetto che lascia perplessi ma che viene spinto da tutti i partiti


Com'è passata la notte dei manifestanti No Tav, dopo le tensioni di questi giorni?

"Stanotte, se ho capito bene, ci sono stati solo pochi blocchi dimostrativi. Chiaramente, i manifestanti non hanno piacere a bloccare le strade, non ci sono vantaggi per nessuno ma, probabilmente, non ci sono altre strade per attirare l'attenzione. Noi vorremmo soltanto essere ascoltati con un foglio davanti e quattro calcoli, tutto qui. La situazione adesso è ancora abbastanza fluida, ma credo che la gente ritornerà sulle autostrade."

"In Val di Susa la situazione è del tutto diversa, c'è la popolazione, ci sono le mamme, i papà, i nonni, i nipoti. E' una protesta che dura ormai da 20 anni, quindi è tutta gente che sa perfettamente di cosa parla. Poi, certo, ci sono anche persone che vengono da fuori, ma sono poche decine. Il pericolo di infiltrazioni, com'è stato detto, può esistere, come esiste in tutti i campi, ma io per adesso non ho visto assolutamente nulla che non fosse qualche lancio di pietre in risposta ai lacrimogeni. Parlare di terrorismo mi sembra esagerato, poi chiaramente, ognuno la può pensare come vuole. Alla politica, certo, fa comodo dire che c'è un rischio, perché così ci etichettano tutti come persone pericolose."

"La maggioranza dei poliziotti fa il proprio mestiere, ma come in tutti i posti di lavoro può esserci chi esagera. Quello che però manca in questa vicenda è solo una cosa, semplice: la matematica. Il ministro Cancellieri, che dice: "Sì al dialogo, ma noi andiamo avanti", probabilmente non ha mai visto un conto, uno straccio di piano economico di questa linea. E' grave che un Ministro pro tempore, oltretutto non competente in materia economica, faccia affermazioni senza conoscere i numeri; e ancora, è strano che un Ministro come Passera, che di numeri dovrebbe intendersene, non tiri fuori il taccuino e metta giù due cifre. Non è serio un Paese in cui non si ragiona sulla base dei dati. Le cifre presentate dall'osservatorio Mirano sul piano economico del rapporto costi/benefici, non hanno alcuna base logica di ragionamento. Si figuri che a un certo punto, per dimostrare che quest' opera è utile, si è sostenuto che tutti gli immobili della valle si sarebbero rivalutati in ragione dell'arrivo del Tav: 26 Euro in più al metro quadrato. Questo è falso, perché da quando ho fatto io questo calcolo ad oggi, il prezzo delle case è già diminuito di 200 Euro al metro quadrato! Nel bilancio redatto da Mirano, viene previsto addirittura un aumento del numero di panini venduti agli operai! Ci rendiamo conto? Io ho letto tutti i progetti, perché come amministratore pubblico ho il dovere di farlo. Se in Comune avessimo fatto dei progetti così, probabilmente, e a ragione, saremmo stati mandati a casa."

"Qui la gente è determinata e credo che anche altrove in Italia, le persone che si sono informate hanno capito che abbiamo ragione. Nessuno di noi è contro le ferrovie, qui abbiamo già una linea utilizzata al 25% delle sue potenzialità, ci passano 3,9 milioni di tonnellate di merci invece dei 20 milioni previsti. Allora io dico che dobbiamo sederci tutti insieme a ragionare sui dati. Se invece, come credo, non vogliono ragionare, perche gli interessi sono altri, hanno una possibilità sola, mandarci tutti fuori dalla nostra valle. Questa è la soluzione che propugnava Maroni, ma credo che potrebbe funzionare per 15 giorni... I Ministri hanno il dovere di prendere in mano i conti, di guardarli, senza ascolatare i vari Cota e Fassino, che di queste cose non sanno nulla e hanno solo l'interesse da sempre a fare quest'opera. Dicono: "bisogna farla". Ma che vuol dire 'bisogna farla' se non serve? La linea è intasata a Torino, non sul valico. La galleria è ammodernata, e i treni ci passano tranquillamente. Il problema, appunto, è il nodo di Torino.
Si facciano i lavori e si spendano i soldi dove servono: con 300/400 milioni il nodo di Torino è sistemato, non c'è bisogno di spendere 20 miliardi di Euro distruggendo tutta la valle. Quando la linea già esistente sarà satura, come dicono i trattati internazionali, si potrà ragionare di una nuova linea, prima non ha nessun senso. Il problema però, è che non si saturerà mai, perché prima deve crescere il traffico di 6/7/8 volte! Non è possibile ascoltare proclami da persone che non sanno le cose. Lo sa un cittadino qualsiasi, l'amministratore di un paesino, non lo sa il Ministro? Ma allora cosa li mandiamo a fare? Un Ministro pro tempore, non competente in materia economica, che dovrebbe fare l'ordinaria amministrazione, si sta prendendo degli oneri che non sono suoi. E' come se fossimo in una dittatura".

di Oscar Margaira
 http://www.cadoinpiedi.it/2012/03/02/no_tav_una_storia_lunga_ventanni.html

TAV

UNA TORTA 

DA 15 MILIARDI


L'opera non serve e la storia di "Milano-Parigi in 4 ore" è una fiaba, poiché già oggi la tratta Milano-Torino non è idonea al Tgv francese. Il finanziamento europeo è solo il 5%. Si vuole duplicare il transito in una tratta che già oggi funziona al 25% delle potenzialità



 E' sorprendete che in 20 anni di questo dibattito si continui a parlare per pochi slogan e a ritenere un'opera così faraonica necessaria e sottolineo questa parola, necessaria, indispensabile a fronte però di una sorta di pensiero immaginario. Si racconta una fiaba e sulla base di questa fiaba si cercano di portare con sé le persone della maggioranza del Paese che stanno in un altro luogo. La fiaba è "arriverete a Parigi in 4 ore invece che in 6, il progetto avanza, il lavoro arriverà da sé appena abbiamo bucato la montagna, ci aspettano secoli di prosperità che grazie a un buco sotto le Alpi improvvisamente scenderanno su di noi come una pioggia dorata".
Invece quando si parla di progetti di questo genere bisognerebbe analizzare dei numeri, dei dati tecnici, tutte cose che invece qui in Valle di Susa si fanno da anni con l'ausilio di professionisti, di esperti di ogni settore. Ci sono tonnellate di elaborazioni tecniche che fanno riflettere prima di tutto sull'opportunità di questo progetto basandosi su quanto traffico merci c'è, quanto costa, quanti sarebbero i benefici ambientali (se ci sono etc.). Allora proviamo a fare un'analisi molto sintetica perché ci sono veramente tanti numeri e forse è questo il problema con il quale non si riesce a partire con la comunicazione sulla domanda di base, lascerei perdere tutte le tesi ideologiche, il concetto di progresso, lascerei perdere gli egoismi locali, le paure, l'ambiente. Lasciamole tutte perdere perché queste sono cose che vengono dopo, una cosa che viene prima è: la Tav a cosa serve? E perché dobbiamo farla?La Valle di Susa non è un baluardo alpino impenetrabile che procura danni al paese perché invalicabile, questo avveniva nel 1800 tant'è che Cavour decise di fare il primo tunnel ferroviario che è un'opera estremamente valida che funziona (a 140 anni di distanza) tutt'ora, è un traforo di circa una dozzina di chilometri già percorso dal doppio binario nella linea internazionale Torino-Modane. Questa linea funziona perfettamente e porta già oggi il treno Tgv dalla stazione di Parigi a quella di Milano centrale. E tra l'altro possiamo anche già farci delle risate sull'efficienza dei nostri proclami italiani, perché abbiamo già una linea ad alta velocità Torino - Milano che funziona dal 2006, sulla quale il Tgv francese non può passare, quindi tutte queste fiabe ci dicono che oggi un treno parte a alta velocità da Parigi, arriva fino a Chambery, attraversa le Alpi sulla linea normale, insomma andrà un po' più piano invece di fare i 300 all'ora passando attraverso le Alpi farà i 100 all'ora non è che succede nulla, ci si legge il giornale, tanto più che poi a Modane ci si ferma a fare il controllo passaporti e si perde spesso mezz'ora per ragioni burocratiche e poi quando arriva a Torino invece di guadagnare sui 130 chilometri tra Torino e Milano tempo sulla nuova linea a alta velocità italiana costata 7 miliardi di Euro, si instrada sulla linea storica facendo le fermate Novara e Vercelli perché non è compatibile.

Perché la politica vuole la Tav, indistintamente dal Pd alla Lega? Perché Fassino, sindaco di Torino, vuole la Tav?

Io non sono certo un politologo. Però in Val di Susa il pensiero comune è che una bella torta di una quindicina di miliardi di Euro fa mangiare nella mangiatoia, nel trogolo dei maiali per una dozzina di anni tutti da una parte e dall'altra e ci sono tanti bei soldi pubblici che vengono per minima parte ottenuti dall'Unione Europea perché si continua a dire: perderemo il finanziamento europeo. Sì ,ma la domanda è: ma quanto è questo finanziamento? È tutto o è il 5%, perché se è il 5% chi se ne frega di perdere 500 milioni di Euro se poi dobbiamo mettere altri 15 miliardi a babbo morto presi dal debito pubblico italiano, che poi vanno ovviamente in tasca a chi realizza e agli amici di loro...

Cosa ne pensa del proiettile al deputato Pd Esposito? E delle infiltrazioni delle organizzazioni criminali negli appalti per la Tav?

Secondo me questi sono argomenti che vengono dopo. Sono fenomeni spiacevoli che tutti noi ignoriamo se poi addirittura sono pilotati o meno, ritengo che sia molto più dichiarato e molto più basato su fatti il malaffare tutt'ora esistente quando si parla di grandi opere in Italia, che qualche boutade di questo genere. Quindi torno a dire: prima di occuparci di tutto questo, prendiamo i progetti, i numeri, i promotori e li mettiamo davanti ai personaggi che invece hanno fatto i calcoli contrari e vediamo se questi numeri sono veri o no, perché si continua a fare chiacchiere e io voglio sapere: ma è vero che la linea attuale porta il 25% di quello che potrebbe portare? Domanda, sì o no? Se sì, allora perché si deve immaginare un progetto che decuplica il transito merci da qui a 40 anni seguendo un modello economico basato sulla fiaba. Oppure: ma è vero che inquina di meno la merce portata sull'alta velocità, che è poi alta capacità, visto che non possono passare o i passeggeri o le merci? Anche questo è un altro equivoco, è una linea a alta velocità per passeggeri o a alta capacità per le merci? Se è una non è l'altra e qui si parla ormai di merci, non di passeggeri. Quindi vedete che viene a crollare anche la fiaba del Parigi - Milano in 4 ore, se sono veri questi dati... Io mi faccio solo portavoce di un cumulo di relazioni tecniche dove tutte queste cose sono scritte ai tecnici di pertinenza, non le dice Mercalli, Mercalli le legge e si fa una domanda, dice: come mai il dibattito non verte su questi numeri e si continua a fare chiacchiere inutili? Se parliamo dei numeri e questi sono sbagliati qualcuno li correggerà è dirà: non sono veri, andiamo avanti, l'opera è utile. Ma se questi numeri sono veri, allora viene fuori che l'opera è inutile e che è soltanto un sacrificio sia locale per i problemi ambientali e cantieristici e nazionale per le casse dell'erario.

Dopo gli scontri di ieri, cosa succede adesso in Val di Susa?

Questo non lo so, è una previsione veramente difficile, ciò che io temo è che si sta alzando la pressione non tanto su quei fenomeni così teatrali, proiettili, buste di cui parlava prima, ma invece del concetto di democrazia di decine di migliaia di persone perché qui viene sempre dipinto un popolino di poche centinaia di elementi, invece qui stiamo parlando di 30/40 mila persone, in un territorio che è una periferia di Torino, quindi non di vecchi, di montanari retrogradi, ma di persone che sono esponenti della vita quotidiana a alto livello, della cultura, società, dell'insegnamento, è un popolo colto, preparato, variegato che si sente sempre più frustrato e la frustrazione è una brutta cosa in democrazia perché ci si sente al muro, senza la possibilità di aprire il dibattito sul vero tema centrale che è: l'opera serve o no? Parliamo di questo, allora è ovvio che le persone si incazzano, si incazzano ogni giorno di più e questo genera una serie di problemi, di malcontenti sul territorio che sono secondo me un grande esperimento sociale che vedremo come andrà a finire.

di Luca Mercalli



 

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martedì 17 gennaio 2012

VIDEO: COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE...

COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE



COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE



Un video, pubblicato su Youtube e rilanciato via Twitter, impazza tra gli internauti: è il "battesimo sfortunato" della nave Costa Concordia. Le immagini mostrano il varo della nave nel 2005, con la tradizionale bottiglia lanciata che non si rompe, un evento considerato "malaugurante" per un battello.


VIDEO: COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE...: COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE Un video, pubblicato su Youtube e rilanciato via Twitter, impazza tra gli in...

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giovedì 20 maggio 2010

Santoro spiega il suo addio dalla RAI

Santoro spiega il suo addio: “Non potevo continuare a lavorare trattato come un nemico interno”

Michele Santoro spiega i motivi del suo addio alla Rai: “Non potevo continuare a lavorare accerchiato come il generale Custer. Non si può vivere bene in un’azienda che ti considera un nemico interno. Se digito il mio nome sulla banca dati Rai esce fuori l’espressione in causa”, spiega al Corriere della Sera.

Il conduttore racconta che la decisione ultima di lasciare l’azienda pubblica è arrivata con la scelta della Rai di ricorrere in Cassazione contro la sentenza con cui il 26 gennaio del 2005 il giudice del lavoro la obbligava a restituirgli un programma in pirma serata. La sentenza è poi stata confermata, ma la vicenda ha inciso su Santoro.

Il giornalista salernitano ricorda gli ottimi risultati di Annozero, che quest’anno ha raggiunto punte del 30 per cento di audience, attestandosi sempre in media intorno al 20 per cento. Ascolti molto apprezzati anche dalla Sipra, la concessionaria della pubblicità Rai, che da due ha portato a quattro i blocchi di pubblicità, spiega Santoro.

I Centri media confermano la tesi del conduttore: ogni puntata di Annozero vale intorno ai 350mila euro, si cui un terzo portati dal valore aggiunto della trasmissione.

Nonostante i numeri, e i soldi, Santoro sottolinea che “invece di avere appoggio, aiuti, sostegno dai vertici Rai ti arriva il ricorso in Cassazione. Io mi sarei aspettato ben altro. Cioè la proposta di trovare un accordo e chiudere il contenzioso giudiziario, dopo un’annata così”.

Per evitare di restare altri tre anni senza lavorare, il conduttore ha deciso di sperimentare con una docu-fiction, cercando magari spazi alternativi sul satellite o in rete.

Riguardo alla liquidazione milionaria, Santoro ricorda di avere un contratto da direttore, di aver lasciato con uno scivolo di tre anni di stipendi “così come avviene con i dipendenti che raggiungono certi accordi”.

20 maggio 2010

http://www.blitzquotidiano.it/tv/michele-santoro-rai-annozero-384218/



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martedì 10 novembre 2009

La scuola di gomma non sarà abbattuta



La scuola di gomma non sarà abbattuta

Maralis

La tribù beduina dei jahaleen ha vinto il primo ricorso contro l'ordine di abbattimento emesso dalle autorità israeliane. La scuola di gomma, che da settembre ospita 60 bambini, per ora rimane al suo posto tra le dune del deserto di Gerico. La vicenda però non è chiusa.

Il Tribunale israeliano ha deciso di ignorare un ordine di demolizione nei confronti della «scuola di gomma» dei beduini della tribù jahaleen, di Gerico, e ha chiesto alle parti di trovare un accordo preservando il diritto allo studio dei bambini palestinesi. I campi dei jahaleen sono concentrati nel deserto di Giudea, quella parte di Cisgiordania compresa tra Gerusalemme est e Gerico. Sono spesso jahaleen i beduini che chiamano i turisti in sosta per le foto di rito con il cammello o l’asino e per vendere qualche souvenir.
La scuola elementare di realizzata con copertoni usati, terra e acqua [ne abbiamo parlato sul numero 26 del 2009 di Carta] è diventata un edificio simbolico contro l’occupazione militare israeliana: è stata progettata da un gruppo di architetti italiani assieme alla Ong Vento di terra, per far fronte ai divieti di costruzione in muratura in una zona C della Cisgiordania, quella sotto totale controllo israeliano. Da settembre di quest’anno ospita circa 60 bambini.
Eppure, nonostante la tecnica «ecologica» ed innovativa e il lavoro manuale di una squadra di volontari internazionali, il 23 giugno scorso l’amministrazione civile israeliana ha inviato un’ingiunzione scritta di stop ai lavori e il 23 luglio un vero e proprio ordine di demolizione. I beduini hanno fatto ricorso e il caso da mesi era nelle mani di un tribunale israeliano. L’ordine di demolizione nasce dall’intervento della municipalità di Ma’ale Adumim, la più popolosa colonia israeliana costruita oltre la Linea verde del 1967. Il territorio dei jahaleen ricade in quello dei piani di espansione di Ma’ale Adumim.
Il 9 novembre scorso, subito dopo la cerimonia di inaugurazione della scuola al campo di Al-Khan Al-Ahmar, finalmente la buona notizia: i giudici hanno deciso che le parti – le municipalità delle due colonie israliane circostanti, la società dell’autostrada che corre sotto il campo, e la cooperativa jahaleen – devono cercare un accordo. La scuola comunque non va abbattuta.
«La corte ha accettato la nostra tesi, ossia che dietro la richiesta di abbattimento apparentemente legata a motivi tecnici, si nascondeva in realtà una motivazione politica», spiega Massimo Annibale Rossi, il responsabile di Vento di Terra Onlus, che ha ideato il progetto.
L’amministrazione di Ma’ale Adumim non aveva infatti gradito la costruzione di una scuola elementare in un terreno «conteso», considerato zona C e soggetto all’amministrazione civile e militare di Israele. La società che gestisce l’autostrada locale lamentava poi la necessità di estendere una delle carreggiate, facendola passare, guardacaso, sopra al terreno destinato ai bambini. Solo pretesti, secondo l’avvocato che segue la causa in difesa dei jahaleen.
«Gli architetti di Vento di Terra sono pronti ad apportare delle piccole modifiche al progetto originario; – spiega ancora Rossi – tra le motivazioni che giustificavano l’ordine di demolizione c’era anche quella sollevata dalla società delle autostrade israeliana che lamentava la necessità di spazio». Il contenzioso prosegue ora privatamente e la Olus italiana ha deciso di «rimanere dietro le quinte. Il tavolo negoziale ora riguarda i coloni, i beduini e la società privata, ma seguiamo comunque la vicenda tramite l’avvocato che gestisce il caso», aggiunge Rossi.
Certamente la vicenda non è chiusa: ci sarà forse un appello alla Corte suprema e la municipalità di Ma’ale Adumim potrebbe trovare altri cavilli, ma si tratta di una prima notevole vittoria e di un precedente che fa notizia. Anche perché la scuola di gomma dei jahaleen aveva fatto il giro del mondo. Tra i media israeliani, il quotidiano Haaretz aveva dedicato alla storia un lungo articolo di Amira Hass, e le troupe di diverse televisioni internazionali avevano seguito la vicenda dell’intera tribù che si era messa a raccogliere copertoni usati per costruire una scuola.
La scuola è stata finanziata finora dalla cooperazione decentrata italiana e da alcuni comuni lombardi e sostenuta da alcune agenzie delle Nazioni Unite e da organizzazioni israeliane come Rabbi for Human Rights. Ma non è escluso che anche la Cooperazione governativa italiana possa impegnarsi per un finanziamento che copra parte delle spese.
La struttura è completamente smontabile e i 300 metri quadrati delle aule si reggono in piedi perfettamente senza cemento. Nei muri spessi e freschi delle aule si nascondono più di mille pneumatici: «Per costruire questa scuola non abbiamo usato cemento – spiega ancora Rossi – Non ci sono fondamenta. E’ fatta interamente di copertoni riciclati riempiti di terra e acqua, coperti ancora di terra ed infine intonacati con dell’olio usato per friggere i falafel».
E’ un edificio caldo d’inverno e fresco d’estate che non disperde energia e potrebbe essere un ottimo esempio di bioarchitettura da replicare anche a Gaza dove i materiali da costruzione non entrano. Forse per questo è un progetto che fa paura.




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martedì 21 luglio 2009

Non possiamo tacere

Non possiamo tacere

Non tutti i cattolici stanno con il Vaticano e con la Cei sulle leggi razziste del decreto sicurezza, definite da Pax Christi «Una bestemmia contraria al Vangelo di Cristo». Fra gli altri, Associazione Teresio Olivelli, Movimento internazionale della riconciliazione e Associazione chiama l’Africa lanciano l'appello all'obiezione di coscienza

La dura presa di posizione sul decreto sicurezza da parte di mons. Agostino Marchetto, segretario del pontificio consiglio per la pastorale dei migranti, che ha definito «La criminalizzazione dei migranti il peccato originale dietro al quale va tutto il resto», ha scatenato la presa di distanza da parte del Vaticano e della Cei. Invece, ben altro è stato l’atteggiamento di un’altra parte della chiesa e dei cattolici. Pax Christi, per esempio, agli inizi di luglio ha pubblicato un breve documento che definisce il decreto «Un’offesa alla famiglia umana. Un atto eversivo della Costituzione italiana. Una bestemmia contraria al Vangelo di Cristo… Come credenti nel Dio che tutti ama e nel Vangelo di Cristo ‘nostra pace’ pensiamo che per i cristiani nessuno sia straniero e, soprattutto, che nessuno straniero sia di per sé un delinquente», scrive la segreteria di Pax Christi, che invita tutti «ad operare con urgente fermezza per respingere la deriva autoritaria e totalitaria basata sulla logica dello straniero-nemico che nasconde i veri pericoli della criminalità organizzata, della corruzione economica e politica, del degrado etico e che alimenta la paura, eccita gli animi al peggio, diffonde modelli di violenza e prepara mali più grandi. In piedi, costruttori di pace!». Un invito raccolto anche da Associazione Teresio Olivelli, Movimento internazionale della riconciliazione, Associazione chiama l’Africa, che lanciano a tutti l’appello «Non possiamo tacere» [di seguito]. E, a sostegno, allegano anche la lettera inviata al presidente della repubblica Giorgio Napolitano da Bruno Segre, bandito nel 1938, in quanto ebreo, da tutte le scuole del regno d’Italia [che pubblichiamo].

NON POSSIAMO TACERE
Nonostante tutti gli appelli alla ragionevolezza, la maggioranza blindata del Senato italiano ha approvato in via definitiva, lo scorso 2 luglio, il cosiddetto decreto sicurezza [ddl 773-B] del Governo che contiene alcune norme contrarie ad ogni regola di equità e di umanità.
La necessaria cattiveria reclamata da certi ministri e il silenzio di molti diventano aggressione contro i diritti di uomini, donne e bambini venuti nel nostro Paese in fuga da fame, guerre, carestie, in attesa di un permesso di soggiorno.
Non basta un comunicato stampa o un timido e timoroso dissenso verso una macchina pubblicitaria capace di seppellire ogni appello alla giustizia che fonda la nostra convivenza civile e pacifica.
Occorre condividere pubblicamente, come afferma Pax Christi, l´obiezione contro «la deriva autoritaria e totalitaria basata sulla logica dello straniero-nemico che nasconde i veri pericoli della criminalità organizzata, della corruzione economica e politica, del degrado etico e che alimenta la paura, eccita gli animi al peggio, diffonde modelli di violenza e prepara mali più grandi».
«Quello che si sta innescando – dichiara il Movimento internazionale della riconciliazione – è l’insicurezza del nostro futuro e della pace della nostra società. I conflitti non gestiti oggi sono destinati a diventare esplosioni di violenza domani; un diritto negato è l´innesco di desiderio di cieca rivalsa».
E questo non accade solo in alto mare quando si respingono verso campi lager coloro che chiedono aiuto o in qualche sala d’ospedale dove una madre «clandestina» non potrà riconoscere il proprio figlio, ma dentro il vissuto delle nostre città dove nelle periferie si lascia che la precarietà economica ed abitativa che si abbatte su tutti diventi il detonatore di ogni conflitto tra esclusi.
Terminato lo show del G8, credevamo che il Presidente della Repubblica Napolitano difendesse la Costituzione non firmando questa legge pericolosa, immorale ed inefficace. Così non è avvenuto, pur con tutte le serie «perplessità e preoccupazioni» espresse in una lettera inviata a Berlusconi, al suo ministro della Giustizia e ai presidenti di Camera e Senato.
Diventa pertanto urgente e necessario esprimere in maniera pubblica un dissenso e una obiezione di coscienza che fa appello ad una società, che per quanto distratta o rassegnata, che non può riconoscersi in queste norme che ledono profondamente le ragioni del diritto e della convivenza.
Associazione Teresio Olivelli, Movimento internazionale della riconciliazione, Associazione chiama l’Africa

Caro Presidente Napolitano,
sono un vecchio italiano ebreo, figlio di antifascisti, nato 79 anni fa nell’Italia fascista, bandito nel 1938 in quanto ebreo da tutte le scuole del Regno d’Italia. Sull’atto integrale di nascita a me intestato, che si conserva negli archivi dell’anagrafe di Milano, sta ancora oggi scritto a chiare lettere «di razza ebraica»: una dicitura che mi porterò appresso sino alla morte.
Memore del fascismo e delle sue aberrazioni razziste, mi permetto di rivolgermi a Lei per chiederLe di non ratificare il cosiddetto «pacchetto sicurezza» approvato in via definitiva dal Senato il 2 luglio scorso, dopo ben tre voti di fiducia imposti dal governo.
Si tratta di un provvedimento che, in palese violazione dei principi fondamentali della Costituzione della Repubblica Italiana, introduce nei confronti dei gruppi sociali più deboli misure persecutorie e
discriminatorie che, per la loro gravità, superano persino le mostruosità previste dalle leggi razziali del 1938. Si pensi, per citare un unico esempio, al divieto imposto alle madri immigrate irregolari di fare dichiarazioni di stato civile: un divieto che, inibendo alle genitrici il riconoscimento della prole, farà sì che i figli, sottratti alle madri che li hanno generati, vengano confiscati dallo Stato che li darà successivamente in adozione.
Per buona sorte, le garanzie previste dai Costituenti Le consentono, caro Presidente, di correggere questo e altri simili abusi. Anche in omaggio alla memoria delle migliaia di vittime italiane del razzismo nazifascista Le chiedo di non promulgare un provvedimento che, ispirato nel suo insieme a una percezione dello straniero, del “diverso”, come nemico, mina alla radice la convivenza civile, pacifica e reciprocamente proficua tra italiani e stranieri, rischiando di alterare in modo irreversibile la natura stessa della nostra Repubblica.
Milano, 7 luglio 2009
Bruno Segre

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