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giovedì 28 luglio 2016

Pokémon Go


Pokémon Go è senza dubbio l’applicazione del momento. Genera hype, dipendenza, comportamenti assurdi, snobismo e, purtroppo, nella maggior parte dei casi, posizioni completamente acritiche e totale assenza di analisi, anche fra giornalisti. L’unica cosa che emerge nelle conversazioni sociali è il tifo: ci sono quelli che ci giocano e non vogliono che li si critichi, quelli che criticano, quelli che criticano chi critica.

Ma Pokémon Go è anche avamposto di Google per la guerra contro Facebook.

Il primo indizio che dovrebbe far insospettire tutti è il fatto che Pokémon Go si appoggi sulle mappe di Google. L’interfaccia grafica, infatti, non è nient’altro che una rivisitazione di Google Maps.

Il secondo indizio, in realtà, sarebbe il primo in ordine temporale, dopo che si scarica il gioco. Ma uno magari non ci pensa subito, ci fa caso dopo. Pokémon Go non dà la possibilità di registrarsi e accedere tramite FacebooPokemon Go Google vs Facebookk. Ci si può creare un account direttamente sull’app oppure accedere direttamente attraverso il proprio account Google. Conosci altre app che nel 2016 hanno fra l’altro l’obiettivo di diventare quanto più virali possibili e che non consentano di accedere alla app tramite Facebook? Pensi che possa essere un caso, un errore o una scelta specifica?

Il terzo indizio richiede l’uso di Google, una volta che ci si è posta qualche domanda sui primi due. Pokémon Go è un gioco sviluppato da Niantic, Inc. Niantic, Inc. prima di chiamarsi così si chiamava Niantic Labs. Niantic Labs era stata fondata all’interno di Google da John Hanke nel 2010. John Hanke era stato acquisito con Keyhole, la sua start-up, da Google nel 2004 (e aveva sviluppato, internamente alla compagnia di Mountain View, Google Earth e Google Maps). Con Niantic e dentro Google, Hanke sviluppa Ingress, un videogioco di realtà aumentata che ha come interfaccia grafica le Google Maps e come campo di gioco il mondo (solo che, a differenza di Pokémon Go, è anche bello. Non diventa virale: fa circa 14 milioni di download e 250mila persone partecipano a eventi dal vivo organizzati nell’ambito del gioco) e una app di viaggi, FieldTrip.

Nel 2015 nasce Alphabet (la compagnia madre di Google) e Niantic diventa una società indipendente. Al momento dell’uscita, però, i rapporti fra Niantic e Google restano ottimi. Anzi, forse qualcosa di più. Sulla pagina Google+ di Ingress si legge (il 12 agosto 2015):

«Porteremo la nostra miscela unica di esplorazione e divertimento ad un pubblico ancora più grande, con alcuni sorprendenti nuovi partner che si uniranno a Google come collaboratori e sostenitori».
Quindi, Google resta come investitore. E se ne annunciano altri, così come si annunciano progetti rivolti a un pubblico più ampio. Contemporaneamente, un portavoce di Google dice a Techcrunch:

«Niantic è pronta ad accelerare la propria crescita, diventando una società indipendente, cosa che li aiuterà ad avvicinarsi a investitori e partner nel mondo dell’intrattenimento. Saremo contenti di continuare a sostenerli mentre porteranno esplorazione e divertimento ad ancora più persone nel mondo».
Stessi toni: vuol dire che qualcosa bolle già in pentola.

E infatti, due mesi dopo, Google, The Pokémon Company e Nintendo (eccoli, i nuovi partner!) investono su Niantic 20 milioni di dollari (che dovrebbero diventare 30). Per fare Pokémon GO. Nel frattempo, nel 2014, Google e la Pokémon Company avevano già fatto le prove tecniche di trasmissione: il 1° aprile, giorno dei pesci d’aprile, Google aveva riempito le proprie mappe di Pokemon. È più che lecito, oggi, pensare che fosse un test. O che in quell’occasione nascesse il concept del gioco.

Pokemon Go PlusIl design di Pokémon GO Plus (uno strumento per videogiocatori, indossabile, in vendita a 34,99 $ e già esaurito, come se non bastasse, è un mix fra il logo dei Pokémon e il “segnaposto” di Google Maps.

A sottolineare ancora una volta l’enorme legame fra Google e questo gioco.

Google punta sulla realtà aumentata. Lo fa attraverso una compagnia che ha “incubato” e utilizzando un marchio arcinoto e transgenerazionale come i Pokemon. Lo fa creando un gioco-social network.

Lo aveva detto, del resto, il Presidente e CEO della Pokémon Company, Tsunekazu Ishihara: «L’investimento strategico in Niantic pone le basi per un’esperienza social in mobilità che il mondo non ha mai visto prima».

I dati importanti, allora, non sono i numeri di download o il tempo di permanenza sulla applicazione (quelli li valuteremo poi fra qualche mese). Il dato importante è che Pokémon GO fa parte della lotta fra Google e Facebook e che riposiziona in qualche modo Google nell’universo social. Un universo nel quale si pensava che non potesse più competere con Facebook.

Così, ecco che non ti puoi loggare con Facebook per scelta esplicita: l’unico motivo per rinunciare ad un volano di viralità come il social di Zuckerberg sta nelle finalità di Google.

È Google, attraverso Niantic, che si tiene i dati dei giocatori (perché dovrebbe darli a Facebook? Il rivale ne ha così tanti…). È Google che apre a nuove possibilità di mercato (pubblicità e marketing in app, più ancora che acquisti in app, ma anche eventi dal vivo) e si posiziona in maniera strategica – senza esporsi direttamente ma solo come investitore, mettendosi al riparo da figuracce come quella fatta con Google+ – in un mondo, quello della realtà aumentata che non è un’idea nuova ma che, grazie ai Pokémon, è diventato pop.

Ecco. Mentre filosofeggiamo sull’opportunità o meno di giocare a Pokémon Go, mentre ridiamo di chi lo fa o di chi ride di chi lo fa, mentre ci preoccupiamo – forse giustamente? – di quanto diventi sempre più pervasiva la tecnologPokemon Goia nelle nostre vite e di quanto tempo passiamo a lavorare gratis per le Over The Top (è quel che si fa quando si usa Facebook o quando si gioca a Pokémon GO, anche se è qualcosa che ci piace fare), ricordiamoci anche che siamo dati nelle mani di grandi compagnie che si contendono il futuro.

Pokémon Go è parte di questa guerra, ed è una mossa sulla scacchiera del mondo interconnesso che pone Google in una posizione molto interessante. Vedremo come (e se) risponderà Facebook. Il primo punta tutto sulla realtà aumentata. Il secondo diceva di voler puntare sulla realtà virtuale: è tutto da dimostrare, se la realtà virtuale possa o meno diventare virale.
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Ora catturiamo pure i nostri Pokémon. Ma conoscendo il contesto.

Pokémon GO: individuate applicazioni 
fake che scaricano malware

Individuate dagli esperti di ESET 3 app fake: i consigli per giocare in tutta sicurezza

Si chiamano Pokemon Go Ultimate, Guide & Cheats for Pokemon Go e Install Pokemongo le tre false app di Google Play appena scoperte dagli esperti di ESET, il più grande produttore di software per la sicurezza digitale dell'Unione Europea, in grado di bloccare lo schermo dello smartphone per poi connettersi a siti porno o di attivare costosi servizi a pagamento all’insaputa degli utenti.

La prima delle tre app fake, Pokemon Go Ultimate, celandosi come una versione del famoso gioco di successo, è in grado di bloccare immediatamente lo schermo dello smartphone dopo il suo avvio. Dopo un riavvio forzato, possibile solo togliendo la batteria dallo smartphone o modificando le impostazioni dei dispositivi Android, il malware si esegue in background, quindi in modalità invisibile alla vittima, cliccando in maniera nascosta su pubblicità porno. Per eliminare questa minaccia l'utente deve andare su Impostazioni - Gestione applicazioni - PI Network e disinstallarla manualmente.

Le altre due applicazioni fake individuate dagli esperti di ESET su Google Play, Guide & Cheats for Pokemon Go e Install Pokemongo, appartengono alla famiglia degli scareware ed inducono le vittime a pagare per falsi servizi estremamente costosi, promettendo di generare Pokecoin, Pokeball o Lucky Egg.
Le app fake non sono rimaste a lungo su Google Play e sono state immediatamente rimosse dallo store dopo la segnalazione di ESET.

Pokémon GO è un gioco così accattivante che, nonostante tutti gli avvertimenti degli esperti di sicurezza, gli utenti tendono ad accettare i rischi e a scaricare qualsiasi cosa pur di catturare tutti i Pokémon. Coloro che davvero non possono resistere alla tentazione dovrebbero almeno seguire le regole base di sicurezza:

- scaricare le applicazioni solo da fonti attendibili
- verificare le recensioni degli altri utenti, concentrandosi sui commenti negativi e tenendo ben a mente che quelli positivi potrebbero essere stati inseriti appositamente
- leggere le condizioni e i termini d'uso delle app, focalizzandosi sui permessi richiesti
- utilizzare una soluzione di sicurezza mobile in grado di controllare tutte le app del dispositivo



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venerdì 1 gennaio 2016

Apple Paga Agenzia delle Entrate Italia



E' Apple il primo big che si piega: accordo col Fisco italiano, pagherà 318 milioni
 Cupertino era accusata di aver sottratto ingenti somme all’Agenzia delle Entrate vendendo lungo la Penisola, ma fatturando in Irlanda dove godeva di aliquote prossime allo zero.

Un assegno da 318 milioni di euro che finisce dritto nelle tasche dell'Erario. E' quello che ha dovuto staccare ieri mattina Apple Italia, come rivela questa mattina Repubblica in edicola. Unica via di scampo per il colosso americano di Cupertino fondato da Steve Jobs, per sanare una evasione fiscale per cinque annualità che sfiora - secondo l'accusa - il miliardo di euro.

Dopo mesi di trattative, l'intesa è stata formalizzata. Un lavoro estenuante tra Agenzia delle Entrate e un pool di legali che difende la casa della "Mela" (in sede penale patrocinata dall'ex ministro della Giustizia Paola Severino). Lo sviluppo è legato a doppio filo agli l'avvisi di garanzia che, nel marzo scorso, il procuratore aggiunto Francesco Greco e il pm Adriano Scudieri, inviano all'amministratore delegato di Apple Italia, Enzo Biagini, al direttore finanziario, Mauro Cardaio e al numero uno della società irlandese, Apple Sales International, Micheal O'Sullivan. L'accusa parla di "omessa dichiarazione dei redditi" dal 2008 fino alla dichiarazione dei redditi 2013. Circa 880 i milioni di euro in tutto, di Ires (l'imposta sui redditi delle società) evasa  -  sostengono i magistrati  -  tra il 2008 e il 2013.

La cifra versata è esattamente quanto richiesto nei verbali di accertamento. La società ha quindi accettato tutti i rilievi delle ispezioni che ha visto impegnati l'Anti-frode, l'Ufficio grandi contribuenti e il ruling delle Entrate. E la formalizzazione dell'accordo crea un precedente importante, visto che proprio Apple ha altre pendenze in Paesi Ue.

In Italia, come però anche nel resto d'Europa, Apple fa riferimento alla società irlandese, che ha una fiscalità più favorevole rispetto alla nostra. Gli inquirenti, nell'avviso di garanzia, definiscono Apple Italia come "una struttura svincolata rispetto alle attività ausiliare svolte dalla società residente, che svolge una vera e propria attività di vendita sul territorio per conto di Apple Sales International". In soldoni, il fatturato di quanto venduto in Italia, viene messo a bilancio in Irlanda per pagare meno tasse. Da qui, il calcolo degli 880 milioni di Ires evasa. Per i tre manager Apple indagati, l'accordo con il fisco non cancella la posizione processuale. Scudieri, tre mesi fa ha chiuso l'inchiesta ed è possibile che, dopo la ratifica dell'accordo, formalizzi anche la richiesta del rinvio a giudizio, ma con la chiusura della pendenza fiscale, la posizione dovrebbe alleggerirsi.

Il meccanismo della cosiddetta "esterovestizione" non è nuovo agli stessi magistrati milanesi, che contestano a un'altra multinazionale americana del calibro di Google, una presunta maxievasione da quasi un miliardo. Anche in questo caso, l'Agenzia delle Entrate sta trattando con i vertici italiani del numero uno al mondo dei motori di ricerca, per trovare un accordo. La cifra su cui si cerca di chiudere la pendenza si aggirerebbe sui 150 milioni di euro.

Non capisco perchè un cittadino italiano invece deve pagare la Multa per intero più la sovratassa e la Mora , 
mentre invece tutti i Grandi Evasori contrattano sempre cifre al 20 o 30 % del dovuto.
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domenica 1 novembre 2015

Il tuo Sito Web è RESPONSIVE? Verifica qui





Il tuo Sito Web è RESPONSIVE ?

RESPONSIVE, Mobile-Friendly …. ma cosa vuol dire ?
E perché se il mio sito non risponde a queste caratteristiche, 
ho meno clienti, meno accessi e meno profitto ?

Cosa vuol dire sito RESPONSIVE o MOBILE-FRIENDLY ?

Senza scendere in tanti tecnicismi, vuol semplicemente dire che il sito è perfettamente navigabile sia se viene aperto dal computer, sia se viene aperto da smartphone, da tablet 
o da qualsiasi altro dispositivo mobile.

In poche parole un sito web Responsive fa vivere una bella esperienza di navigazione al tuo utente, sia che lui voglia vedere il tuo sito sul monitor grande di un computer, sia che lo voglia navigare da un tablet o da uno smartphone.

E se consideri che l’attuale traffico ai siti web avviene per il 75% da dispositivi mobili, avere un sito che su smartphone fa schifo, porta l’utente ad andarsene e 
porta te (azienda) ad aver perso un potenziale cliente.

Alcuni fattori che rendono un sito “mobile-friendly” sono:
testo leggibile senza dover zoomare,
link a prova di touchscreen e facili da cliccare,
possibilità di navigare senza gesti innaturali.
Chi naviga un sito web Mobile-Friendly, indipendentemente da quale dispositivo stia utilizzando, potrà fruire comodamente dei contenuti, compilare form online, realizzare ordini online, visualizzare 
correttamente le promozioni, ecc … evitando così le fastidiose azioni di zoom che, purtroppo, sono le cause maggiori di abbandono del sito.

Ricapitolando un sito web Mobile-Friendly fa contento l’utente
 (che non ha difficoltà a controllare il tuo sito), 
a contento te (perché i tuoi utenti non scapperanno più) e fa anche contento Google.

Se hai un sito, un Blog, una Landing Page o un eCommerce ti consigliamo di controllare come viene 

visualizzato da dispositivi come smartphone o tablet.

Ecco la verifica da fare 

Verifica molto semplicemente se il tuo sito è ottimizzato per la navigazione da smartphone e tablet 
usando il link ufficiale di Google clicca il link qua sotto :


Ed inserisci il nome del tuo sito, clicca ANALIZZA, dai tempo al tool di controllare 
e preparati alla sentenza.

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giovedì 8 ottobre 2015

L’Europa Processa Facebook



 L’Europa processa Facebook e lo Spionaggio Americano

La Corte di Giustizia europea deciderà sul ricorso di un cittadino che accusa la sorveglianza globale americana attraverso le aziende del web. Ma il quadro politico dietro il caso è estremamente complesso: si tratta di una vera e propria guerra commerciale tra Usa e UE.

La Corte di Giustizia europea si è pronunciata. Come era prevedibile ha stabilito che la semplice esistenza dell’accordo Safe Harbor, negoziato dalla Commissione europea nel 2000, e che all’epoca stabiliva che le misure dalle aziende americane a tutela della privacy fornite dei cittadini europei erano adeguate, non impedisce che un’autorità di garanzia (nel caso specifico il DPA irlandese) in presenza di una denuncia circostanziata di possibili violazioni dell’accordo in questione, debba riconsiderare la situazione a valutare se effettivamente il livello di protezione è adeguato.

Inoltre, la Corte ha invalidato l’accordo Safe Harbor del 2000. 

La Corte di Giustizia Europea (CGUE) si occuperà di un caso molto importante. 

La Corte di Lussemburgo, infatti, discuterà il ricorso di Max Schrems (presentato insieme ad altri 25mila utenti) col quale si accusa la...
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martedì 29 settembre 2015

Cancellate le False Visualizzazioni su YouTube


YouTube cancella le false visualizzazioni
I canali ufficiali di alcune major discografiche sarebbero stati pompati con trucchetti non autorizzati dalla piattaforma di video sharing. Con un colpo di spugna il Tubo purga oltre 2 miliardi dal contatore delle visite.
 Mentre il tormentone asiatico Gangnam guadagna un miliardo di visualizzazioni in tutto il mondo, le major discografiche Universal Music e Sony Music crollano all'improvviso sulla gigantesca piattaforma di video sharing YouTube. I canali ufficiali delle due grandi etichette hanno perso un totale di circa 2 miliardi di visualizzazioni.

Nessun bug o malfunzionamento dei contatori del portalone di Google. Sono stati gli stessi tecnici di YouTube a punire le major, con misure drastiche di riduzione nel numero complessivo delle visualizzazioni da parte degli utenti. In un solo giorno, il canale ufficiale di Sony/BMG ha perso più di 850 milioni di visualizzazioni.

Ma cosa ha portato il Tubo a queste sorprendenti pulizie natalizie? Sul forum Black Hat World - dove gli utenti possono scambiarsi trucchetti e strategie più...


SEMBRA CHE ANCHE IL TRAFFICO
 pubblicitario sia gonfiato dai Robot
Traffico gonfiato, una piaga per l'advertising online Nuove analisi confermano il largo impiego di soluzioni per simulare le visualizzazioni. Comunque monetizzate dei servizi di advertising.


Abbiamo creato un SITO
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giovedì 26 marzo 2015

PC: Google : SEO e Posizionamento Siti Web


Posizionamento Siti Web: I Primi passi dei servizi SEO
Cercando la frase Posizionamento siti web o “Posizionamento Google” etc.. e girando sul web si trovano molte guide e video su come fare SEO, e su come ottenere una posizione alta nei motori di ricerca.
Ecco alcuni tra servizi SEO e strumenti gratuiti reperibili online per verificare e posizionare un nuovo sito web (Google è preso come esempio, ma gli altri motori di ricerca si comportano in modo simile). Ho deciso di scrivere questo promemoria, per aiutarci verso un buon posizionamento nei motori di ricerca.Le tecniche sono pressoché simili per tutti i motori di ricerca;  qui' ho scelto Google (http://www.google.com/analytics/) in quanto è il più utilizzato.



Di seguito i 10 passi fondamentali che questa agenzia
 SEO (http://socialengagement.it/seo-ottimizzazione-per-i-motori-di-ricerca/) consiglia di seguire per verificare il sito, ottimizzarlo ed iniziare a posizionarsi in Google una volta lanciato il proprio sito online:


Iniziare a posizionarsi con i tools giusti

1. Google Analytics – Il primo passo da seguire è creare un account Google Analytics...

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venerdì 7 febbraio 2014

Google è Con i Gay


Perchè Google è con i gay
(titolo volutamente scorretto)

Chissà che faccia avrà fatto Putin quando ha visto la home page di Google apparsa ieri sera, una stringa con sei vignette raffiguranti gli sport invernali, ciascuna di un colore della bandiera rainbow, seguita della citazione in tutte le lingue della Carta Olimpica, dove, persino in russo, si dice: “La pratica dello sport è un diritto dell’uomo. Ogni individuo deve avere la possibilità di praticare lo sport senza discriminazioni di alcun genere e nello spirito olimpico, che esige mutua comprensione, spirito di amicizia, solidarietà e fair-play.”

Un principio fondamentale, quello del ripudio di ogni discriminazione, era già stato esteso in maniera esplicita al mondo LGBT nel discorso di ieri di Ban Ki Moon, un’esplicazione naturale del concetto di discriminazione che individua di fatto l’orientamento sessuale e l’identità di genere come tratti distintivi e fondamentali dell’individuo al pari del sesso, dell’etnia, della cultura e della religione.

Negli ultimi decenni la questione LGBT è venuta alla luce in tutta la sua preponderanza, ponendo un interrogativo fondamentale che riguarda non solo l’approfondimento dei diritti umani universali, ma anche il modo stesso in cui essi sono costruiti teoricamente. Una costruzione formale, fondata sul contrattualismo contemporaneo, dalle radici illuministe fino alla dichiarazione del 1948, oppure una costruzione fondata sulle capacità del singolo inteso come parte inscindibile di un contesto socioculturale, come ha proposto anche Martha Nussbaum nella sua teoria delle capacità?

Considerare l’orientamento sessuale e l’identità di genere alla stregua del sesso e dell’etnia pone una questione di enorme attualità, ovvero il legame tra dignità dell’individuo sulla carta e la concretezza quotidiana della sua esistenza. Non solo, quindi, valori di carattere formale o fondati sull’evidenza biologica, bensì elementi che riguardano la dimensione erotica, passionale ed affettiva, nonchè una dimensione dell’identità che va oltre i costrutti di genere convenzionalmente accettatti, li decostruisce e li interpreta in funzione di una sensibilità che porta ciascuno, indipendentemente dal proprio orientamento sessuale, ad essere uomo, donna, transgender o intergender a proprio modo.

La rivendicazione dell’orientamento sessuale e identità di genere come tratti fondamentali dell’essere umano è sicuramente la via maestra, da perseguire con forza. Tuttavia, questo ci impone anche di ripensare il concetto stesso di diritti universali, in un mondo che si è letteralmente stravolto negli ultimi 50 anni. Le grandi novità, dalle biotecnologie alla comunicazione, che hanno mutato per sempre il nostro quotidiano, hanno il comune denominatore di avere ampliato enormemente la nostra sfera di azione in quantità e in rapidità, esaltando le potenzialità dell’individuo, aprendo i confini della sua libertà, delle sue possibilità di conoscenza, delle sue responsabilità.

Che Google e si schieri in maniera così palese non è un caso: non tanto perchè la rete è “più avanti”, bensì perchè, al netto del potenziale infinito di condivisione della conoscenza, la comunicazione digitale consente di far emergere senza veli e con enorme rapidità le realtà individuali, le esperienze e quindi anche le sofferenze, mettendole in connessione. Se, da un lato, tende a “globalizzare” il pensiero, dall’altro esalta la singolarità e l’originalità dell’attimo, dando vita a flussi di informazioni che se analizzati in modo opportuno ci restituiscono un ritratto im-mediato (letteralmente privo di mediazioni) a cui il singolo non può sfuggire. Pensandoci bene forse questo è uno dei risvolti positivi della “crisi” del concetto di privacy.

La sfida del futuro è sfruttare al meglio questo potenziale: naturalmente la rete come diffusione di cultura e conoscenze, arma fondamentale contro l’ignoranza, ma, sopratutto, la rete come luogo in cui il singolo emerge nei propri aspetti più nascosti e complessi, rompendo schemi, tabù, luoghi comuni, barriere di ogni tipo. In tutte le sue capacità e necessità reali.

Rosario Coco Portavoce Gaynet Roma - See more at: http://gaynet.it/perche-google-e-con-i-gay/#sthash.8ouKKooQ.dpuf




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martedì 20 novembre 2012

Giornata mondiale dell' Infanzia: Gaza, strage di bambini

Infanzia: oggi la Giornata mondiale,

 Google la celebra con un doodle

20 Novembre 2012 - 11:27

  - Si apre oggi la Giornata mondiale dell'Infanzia e Google la celebra con un doodle allegro e colorato: il disegno, statico, ritrae tre bambini che ridono e si divertono mentre guardano uno spettacolo di marionette all'interno di un teatrino.

La Giornata internazionale per i diritti dell'Infanzia e dell'Adolescenza ricorda la data in cui la Convenzione internazionale sui diritti dell'infanzia venne approvata dall'Assemblea Generale delle Nazioni Unite a New York, il 20 novembre 1989. Tutti i paesi del mondo (eccetto Somalia e Stati Uniti) hanno ratificato la Convenzione Onu. L'Italia l'ha ratificata il 27 maggio del 1991 con la legge n. 176.

Secondo un rapporto di Save the Children diffuso oggi in occasione della Giornata, negli ultimi vent'anni sono stati raggiunti i livelli massimi di disuguaglianza a discapito dei bambini piu' poveri. Una condizione che, secondo l'organizzazione, influisce drammaticamente sulla loro salute, la loro educazione e le possibilita' di sopravvivenza, esponendoli maggiormente alle malattie, al ritardo fisico o mentale, e all'abbandono scolastico.

Ecpat-Italia ha dal canto suo ribadito la necessita' di ''continuare senza tregua'' la lotta allo sfruttamento sessuale di bambini, definendo di ''buon auspicio la nuova normativa che trae i propri contenuti dalla Convenzione di Lanzarote, che prevede ulteriori reati e aggravi di pena, in materia di abuso e sfruttamento sessuale di minori''.


Gaza, strage di bambini ed emergenza umanitaria

I centri per i diritti umani e l'Unicef lanciano l'allarme sul massacro dei bambini palestinesi a Gaza che, intanto, scivola lentamente verso l'emergenza umanitaria

di Michele Giorgio

Gaza, 20 novembre 2012, Nena News - «E' dura questa offensiva israeliana, arrivano continuamente morti e feriti. E tra questi, il numero delle donne e dei bambini supera quello degli uomini», spiega Ibrahim Jirjawi, infermiere del pronto soccorso dell'ospedale Shifa di Gaza. Parla ad alta voce Jirjawi, intorno ci sono decine di persone in continuo movimento. Parenti dei feriti, volontari, curiosi, che sono tenuti a bada, con grande sforzo, dagli uomini della sicurezza. Ai ritmi frenetici di questi ultimi giorni si aggiunge la costante presenza allo Shifa di schiere di giornalisti, anche stranieri giunti a Gaza in vista dell'offensiva di terra israeliana - che qui tutti danno per certa, se dalle trattative del Cairo non uscirà l'accordo di cessate il fuoco tra Israele e la leadership di Hamas. Ad aggravare il caos ieri c'erano anche le guardie del corpo del presidente del Parlamento egiziano, Said Katatni (Fratelli musulmani), giunto a Gaza per esprimere solidarietà ai civili e al governo di Hamas. Oggi arriva la delegazione della Lega araba, assieme al ministro degli esteri turco Ahmet Davutoglu.

«L'aumento della percentuale delle donne e dei bambini è la conseguenza degli attacchi che da domenica gli israeliani lanciano contro le abitazioni civili», spiega Jirjawi riferendosi alla strage della famiglia Dalu: 10 morti, sei donne e quattro bambini piccoli. Un portavoce militare israeliano ha provato a spiegare perché alle 14.30 di domenica è stata sganciata la bomba ad alto potenziale che ha colpito l'edificio di tre piani tra Sheikh Radwan e Nasser. L'obiettivo, ha detto, era una casa vicina, dove si trovava uno dei «responsabili dei lanci di razzi verso Israele». Per «errore» la bomba sarebbe caduta sul palazzo della famiglia Dalu, uccidendo una giovane madre, Samah, e i suoi quattro bambini: Jamal 2 anni, Yousef 4; Sarah 7; Ibrahim 12 mesi, e altre cinque persone. I soccorritori ieri non avevano ancora trovato i corpi di due giovani cugini, Yara e Mohammed Dalu. L'esplosione della bomba ha ucciso anche un' anziana e un giovane in un'abitazione vicina: Ameena Mauzannar, 83 anni, e Abdullah Muzannar, di 19. Senza dimenticare i nove feriti, tra i quali tre bambini e due donne. Israele inoltre ha rilanciato ieri gli attacchi ai centri stampa, attaccando di nuovo il Media Center dello Shouruq Building, dove ha ucciso un capo militare locale del Jihad islami.

«Questa offensiva israeliana è diversa da "Piombo fuso"», l'operazione compiuta tra dicembre 2008 e gennaio 2009, 1.300 palestinesi uccisi), sostiene Khalil Shahin, vice direttore del Centro palestinese per i diritti umani di Gaza: «Quattro anni fa Israele colpì subito con estrema brutalità. Il primi attacchi provocarono 251 morti. Adesso ci troviamo di fronte a una operazione pianificata da tempo e composta di più fasi». Secondo Shahin «all'inizio il governo Netanyahu ha scelto di non provocare un numero troppo elevato di vittime palestinesi per evitare le critiche internazionali, ora con una escalation controllata, unita a un intenso lavoro mediatico volto ad addossare ai palestinesi tutte le responsabilità, sta aumentano l'aggressività e la pericolosità degli attacchi aerei prendendo di mira anche obiettivi in aree densamente popolate». Per questo, conclude l'attivista dei diritti umani, «il numero delle vittime civili è destinato ad aumentare: tra gli oltre 100 morti palestinesi ci sono già 18 bambini e 12 donne, il 30% circa delle vittime, e questa percentuale arriva fino al 50% tra i feriti».

Sono dati confermati anche dal Comitato Italiano per l'Unicef, che ieri ha denunciato che oltre ai 18 bambini palestinesi che hanno perso la vita, altri 252 sono rimasti feriti dall'inizio della campagna israeliana (ci sono bambini tra i 50 civili israeliani feriti). Ma l'agenzia delle Nazioni Unite sottolinea che a Gaza ora desta allarme anche la situazione sanitaria: «Gli ospedali sono sovraffollati a causa dell'afflusso continuo di feriti e le scorte di alcuni farmaci si sono rapidamente esaurite». Secondo l'Unicef, inoltre, se Israele dovesse decidere di tenere chiuso a lungo il valico di Kerem Shalom «provocherà a breve una penuria di carburante, con gravi conseguenze sul funzionamento dei servizi essenziali già a fine novembre, quando saranno esaurite le scorte di combustibile».

I bombardamenti stanno avendo un pesante effetto anche sulle infrastrutture civili, peraltro mai pienamente ricostruite dopo «Piombo fuso». Sono 30 le scuole lesionate e danneggiate dalle esplosioni delle bombe, fra cui cinque gestite dall'Unrwa (Onu), e ci sono stati danni anche ad alcune reti idriche, a pozzi e cisterne. Gli ospedali reggono, sia pure con crescente fatica allo sforzo eccezionale che stanno operando per soccorrere i feriti, ma ora cominciano a registrare un calo marcato delle riserve di medicinali e dei kit di pronto intervento. Secondo Medhat Abbas, direttore dello Shifa, il suo ospedale ha già usato il 40% delle sue riserve per le situazioni di emergenza. «La necessità di risparmiare abbassa la qualità del nostro lavoro, nonostante medici e infermieri stiano facendo un lavoro eccezionale nelle circostanze in cui sono costretti ad operare». Una mano ai palestinesi la stanno dando gli egiziani che hanno già accolto all'ospedale di El Arish non pochi dei feriti più gravi. Un gruppo di 38 Ong ieri si appellato alla comunità internazionale per evitare una crisi umanitaria.

Ma la crisi di Gaza, tolta l'emergenza imposta dall'attacco lanciato da Israele, era e resta politica, con un milione e 700mila palestinesi che chiedono libertà e di non essere più chiusi in quella che è considerata la prigione più grande del mondo. Libertà che il governo israeliano non sembra intenzionato a concedere. Anzi, con il passare dei giorni, le operazioni militari si fanno ancora più dure contro Gaza. E non pochi israeliani invocano un polso persino più duro.

Tra questi si è distinto Gilad Sharon, figlio dell'ex premier e falco della destra Ariel Sharon. «Dobbiamo radere al suolo interi quartieri di Gaza. Radere al suolo Gaza tutta intera. Gli americani non si sono fermati di fronte a Hiroshima. I giapponesi non si arrendevano abbastanza in fretta: colpirono anche Nagasaki...", ha scritto sul Jerusalem Post. Parole che si commentano da sole. Nena News

http://nena-news.globalist.it/Detail_News_Display?ID=41600&typeb=0&Loid=200&Gaza-strage-di-bambini-ed-emergenza-umanitaria
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sabato 20 ottobre 2012

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venerdì 25 maggio 2012

Google celebra il Moog con un Doodle Synthesizer



Google celebra il Moog con un Doodle Synthesizer



Quella di Robert Arthur Moog è stata una delle personalità più importanti per la musica come la conosciamo oggi, a questo ingegnere stunitense si deve infatti la realizzazione del Moog, un sistema di sintetizzatori basati su tastiera divenuto essenziale nelle sale di registrazione delle case discografiche.
Moog è nato a New York il 23 maggio 1934 e Google ne celebra l'anniversario con uno dei Doodle più belli e complessi della sua storia, gli sviluppatori di Mountain View hanno infatti modificato il classico logo di Big G in modo da trasformarlo in un vero e proprio sintetizzatore on line.



Il nuovo Doodle/Moog è infatti dotato di una tastiera che potrà essere suonata utilizzando il puntatore del mouse o con i tasti numerici, inoltre sono disponibili numerose funzionalità essenziali per la modulazione dell'audio, per il mixing delle tracce, per l'introduzione di filtri e addirittura per la registrazione su Google+.
Quella riprodotta attraverso il Doodle è per la precisione una versione del Moog denominata Minimoog, esso consente di registrare fino a 4 tracce diverse sovrapponibili e crea un'URL abbreviata che ne permetterà la condivisione su qualsiasi network sociale.



'“Mai più senza internet: web is mobile”.
Mai più, perché internet oggi è ovunque.
Nelle tasche dei tuoi jeans, fra le dita della mano.
Sta rivoluzionando la tua vita.
E siamo solo all'inizio..' 

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mercoledì 1 febbraio 2012

Pagine oscurate su base geografica


Pagine oscurate su base geografica

La piattaforma Blogger introduce la possibilità di impedire la visualizzazione di determinati contenuti a chi si collega da un paese specifico.

 CENSURA
ANKE MOLTI BANNER PUBBLICITARI
VENGONO OSKURATI
SOB !!!


 Blogger, la popolare piattaforma di pubblicazione di Google, ha introdotto silenziosamente una modifica che permetterebbe di bloccare contenuti limitatamente ai paesi che ne facciano richiesta. Una mossa che ricorda da vicino quella di Twitter  e che già scatena polemiche.

Presto, chi visiterà un sito ospitato da Blogspot (il servizio di hosting del blog Google) verrà reindirizzato su una pagina diversa a seconda del suo paese di provenienza. Se ne è accorto per primo il sito Techdow.com, che ha dato il via al dibattito. Per Google si tratta di una mossa volta a minimizzare l'impatto di eventuali richieste di oscuramento o di rimozione dei contenuti da parte delle autorità locali. Ad esempio, se un blog pubblica un contenuto ritenuto illecito dalla magistratura statunitense, la pagina non sarà raggiungibile dagli Stati Uniti ma continuerà ad essere vista dal resto del mondo.

Come già avvenuto per Twitter, c'è chi obietta ritenendo che la decisione di Google sia un'implicita sottomissione ad eventuali richieste provenienti da paesi illiberali, che potrebbero mettere il silenziatore all'opposizione interna pur non potendo evitare che i contenuti sgraditi siano visualizzati a livello globale.

Da Google, tuttavia, rispondono facendo notare che la funzione geolocalizzata può essere disattivata in qualunque momento su scelta dell'utente, che può visualizzare le pagine non geolocalizzate aggiungendo all'indirizzo la stringa "/ncr" (che sta per "no country redirect").

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mercoledì 6 maggio 2009

Google e Apple, esame antitrust

Google e Apple, esame antitrust

di Giovanni Arata

Roma - La Federal Trade Commission ha avviato un'inchiesta per valutare se gli stretti legami esistenti tra i consigli di amministrazione di Apple e Google configurino violazioni delle leggi antitrust. È il New York Times a riferirlo, citando fonti interne all'organismo federale.

Al centro dell'indagine, secondo la ricostruzione, vi sarebbero le posizioni di Eric Schmidt, attuale CEO di Google, e dell'ex amministratore delegato di Genentech Arthur Levinson, che siedono contemporaneamente all'interno del board di BigG e di quello di Apple.

Una normativa del 1914, il Clayton Antitrust Act, proibisce in modo tassativo che uno stesso dirigente possa sedere nei consigli di amministrazione di due società rivali in tutti i casi in cui la concomitanza di cariche configuri possibili riduzioni della concorrenza. Nella fattispecie, sembrerebbe che la situazione di Schmidt e Levinson sarebbe in contrasto con la sezione 8 della legge, quella che sanziona la "sovrapposizione di cariche" in capo ad un singolo individuo.

In effetti, spiegano gli esperti, è abbastanza raro che la sezione 8 venga invocata, anche perché è difficile documentare in concreto le ricadute della "sovrapposizione di cariche" sulle concrete decisioni di business. In questo caso, però, le fonti anonime consultate dal NYT attestano che tanto a Cupertino come a Mountain View sarebbero arrivate delle notifiche di "avvio indagine" da parte di FTC.

Nessun commento ufficiale è arrivato dalle parti in causa: non da Google, non da Apple, e neppure dalle autorità federali. Ma secondo gli addetti ai lavori è comunque altamente improbabile che l'inchiesta si possa trasformare in una sanzione vera e propria. La giurisprudenza in materia di "sovrapposizione delle cariche" mostra infatti che i dirigenti preferiscono abbandonare una delle cariche oggetto di indagine anziché sottoporsi ad un processo.

Come accade spesso nel mercato dell'IT, le aziende di Schmidt e Jobs si trovano ad essere alleate in alcuni mercati e avversarie in altri. Negli ultimi tempi la concorrenza si è fatta particolarmente forte nel settore della telefonia mobile, dove gli interessi dei due colossi contrastano in modo sempre più stridente. Sia Google che Apple producono sistemi operativi, browser e piattaforme di distribuzione di contenuti per i cellulari. E Mountain View guarda con estremo interesse ai cellulari anche per espandere il proprio network di offerta pubblicitaria online.

È la seconda volta in pochi giorni che BigG finisce sotto la lente delle autorità federali. Solo la settimana scorsa, infatti, il Dipartimento di Giustizia aveva avviato un'inchiesta sulle possibili problematiche antitrust collegate all'accordo su Google Book Search.

Dopo l'elezione di Barack Obama alcuni osservatori avevano espresso il timore che Google, i cui dirigenti non hanno mai nascosto le proprie simpatie per il neo-presidente, potesse ottenere un trattamento di favore da parte dell'amministrazione. Ma le indagini in corso sembrano indicare l'infondatezza di tali "preoccupazioni".

Peraltro, la "sorveglianza speciale" nei confronti di Mountain View è cominciata già da un po'. Già lo scorso anno Christine Varney, poi nominata direttrice dell'autorità antitrust del Dipartimento di Giustizia federale, aveva ipotizzato che la preminenza di Google nei campi del search e della pubblicità online configurasse una vera e propria posizione dominante e fosse quindi potenzialmente perseguibile dal governo federale.

Giovanni Arata

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