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sabato 2 febbraio 2019

E' decisivo stare con o contro Maduro

E' decisivo stare con o contro Maduro


Il degrado della cultura politica, in Italia, è piuttosto grave. Lo vediamo da tanti commenti che propongono luoghi comuni invece che un briciolo di riflessione seria, anche “a sinistra”. “E’ un paese lontano…”, “c’è pure tanta corruzione, però, eh…”, “sono beghe da sudamericani”, o addirittura “ma in fondo tutto è nato da un pronunciamento militare…” (come se qualcuno avesse mai disprezzato la Rivoluzione dei Garofani, in Portogallo, solo perché era stata portata a termine da ufficiali progressisti al seguito di Otelo de Calvalho).

Qualcuno resuscita il termine idiota di “campismo”, come se ci trovassimo ancora nel mondo diviso in due, quello precedente al 1989 e alla caduta del Muro, che decretò in pochi mesi la fine del “campo socialista”. Quando, insomma, si era obbligati a difendere “uno dei nostri” anche se tutti sapevano che era quasi indifendibile.

A quel tempo funzionava così da entrambe le parti, e resta nella storia la battuta di un presidente statunitense tra i più rispettati – il “democratico” Franklin Delano Roosevelt – a proposito del dittatore nicaraguense Anastasio Somoza:  «Sarà pure un figlio di puttana, ma è il nostro figlio di puttana». Ci pensarono poi i Sandinisti, nel 1979, a metter fine a quella dittatura, mica i “democratici” che dicevano di voler diffondere la democrazia…

Oggi, nel mondo attraversato dalla fine della “globalizzazione” e dall’emergere di più poli in conflitto tra loro (Usa, Unione Europea, Cina, Russia, quelli principali), ognuno con caratteristiche diverse ma ben piantati nel modo di produzione capitalistico, rispolverare “i campi contrapposti” come sistemi alternativi non ha molto senso.

Anche se, nel caso del Venezuela e in generale dei paesi dell’Alba Latino-Americana, aggrediti in questi ultimi anni dagli Usa con golpe suave (Brasile, Argentina, Ecuador, Paraguay) oppure classicamente militari (Honduras), in effetti c’entra molto un senso di vicinanza politico-sociale con paesi e governi che hanno cominciato a mettere in atto riforma politiche ed economiche di stampo nettamente progressista.

Comunque, non è questo il punto. Anche chi non condivide in toto le politiche di Chavez e Maduro, o non ama il socialismo bolivariano, deve interrogarsi sul vero problema in ballo in questo autentico assalto occidentale al governo venezuelano per imporre un regime change con qualsiasi mezzo. Anche con la guerra.

Sul fatto che Maduro abbia ottenuto un’ampia maggioranza nelle ultime elezioni presidenziali, a maggio 2018, ci sono pochi dubbi. Che elezioni siano state regolari, anche (si vota in elettronico presentando l’impronta digitale, quindi non si possono fare facilmente brogli di dimensioni significative; ed in ogni caso la “certificazione” sulla correttezza è arrivata anche da una commissione internazionale presieduta da Jimmy Carter (ex presidente degli Stati Uniti).

Dunque la domanda è: un popolo può scegliersi o no il governo che preferisce? Può decidere o no di usare le proprie risorse nel modo che crede migliore?

Insomma: esiste ancora o no il “diritto di autodeterminazione dei popoli?”

Se sì, bisogna lasciare in pace il Venezuela. Anche abolendo parecchie sanzioni economiche, perché è indecente strangolare economicamente un paese e poi accusare il suo governo di non essere in grado di garantire il benessere di quel popolo…

Se no, allora si fiancheggiano i golpisti. Che non sono soltanto i minoritari complici interni, da Guaidò in giù, ma soprattutto gli Stati Uniti (indimenticabile l’appunto di Bolton sullo spostamento di truppe dall’Afghanistan alla Colombia, per preparare l’invasione…).

La domanda sull’autodeterminazione dei popoli vale infatti anche per noi, che vediamo da molti anni come sia impossibile – dentro l’Unione Europea, non “in Europa” – decidere liberamente sulle politiche economiche, industriali, monetarie, sociali.

Lo diciamo da internazionalisti impenitenti, da sempre al fianco di tutti i popoli in lotta per liberarsi:

«E allora, non chiedere mai per chi suoni la campana. Essa suona per te». Questa volta dal Venezuela.

di Dante Barontini

MADURO HA VINTO ELEZIONI DEMOCRATICHE

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domenica 5 agosto 2018

Venezuela, attentato contro Maduro

Venezuela, attentato contro Maduro


Durante una parata militare: esplosivi dai droni, 7 feriti

Il presidente stava parlando alla cerimonia dell'81esimo anniversario della creazione della Guardia nazionale: è rimasto illeso, i feriti tra le forze armate. 
Ha accusato la Colombia: "Non ho dubbi che dietro l'attacco ci sia il nome di Santos".

Venezuela, attentato contro Maduro: la sicurezza protegge il presidente

Un attentato con ordigni esplosivi lanciati dai droni mentre il presidente del Venezuela Nicolas Maduro teneva il suo discorso a una parata militare. Momenti di panico a Caracas, dove una o forse due esplosioni - secondo le testimonianze - hanno scosso la capitale durante la cerimonia sulla Avenida Bolívar in occasione dell'81esimo anniversario della creazione della Guardia nazionale. "Oggi hanno cercato di uccidermi - ha detto in seguito il presidente spiegando quanto accaduto e accusando apertamente la Colombia - non ho dubbi che dietro l'attentato ci sia il nome di Juan Manuel Santos". Ricostruzione che un funzionario colombiano ha bollano come "infondata".

Maduro ha attribuito l'attentato a esponenti di estrema destra in collaborazione con 'cospiratori' a Bogotà e Miami, oltre a non precisati "finanzieri" degli Usa. "Spero che il presidente Donald Trump sia disposto a combattere i gruppi terroristici", ha aggiunto. Ha detto inoltre che alcuni dei responsabili sono già stati arrestati e "sotto processo". Le indagini vanno avanti. Il procuratore generale, Tarek Saab, intervistato dalla tv statale Vtv ha spiegato: "Non possiamo escludere che vi sia stata la partecipazione di alcuni elementi sovversivi e terroristi fuori dal Venezuela, questa ipotesi rientra tra quelle del pubblico ministero. Confermo e garantisco che si arriverà alla verità".

Le esplosioni. Il presidente stava parlando alla nazione e il suo discorso era trasmesso in tv, quando è saltato l'audio e la trasmissione è stata improvvisamente interrotta. Le immagini diffuse via Twitter dai reporter hanno mostrato la fase iniziale dell'emergenza con l'intervento della sicurezza di Maduro e la rottura delle file dei militari, con i soldati schierati che si sono dati alla fuga. Maduro è stato portato via immediatamente e secondo fonti locali è rimasto illeso. Il ministro delle Comunicazioni venezuelane, Jorge Dominguez, ha dichiarato poco dopo che "il presidente Nicolas Maduro è stato oggetto di un attentato a Caracas" ma che "è incolume e parlerà al Paese". In un intervento televisivo Dominguez ha confermato che l'attentato "è stato realizzato con droni carichi di esplosivo" che "hanno causato il ferimento di sette persone".

La ricostruzione dell'attentato. "Nel momento in cui una sfilata militare stava concludendosi sull'Avenida Bolivar di Caracas - ha spiegato Dominguez - esattamente alle 17.41 si sono udite alcune esplosioni che si è potuto verificare riguardavano artefatti volanti di tipo drone che contenevano cariche esplosive e che sono esplosi vicino al palco presidenziale ed in alcune zone residenziali. Posso dire ufficialmente - ha aggiunto - che si tratta di un attentato contro la figura del presidente Maduro che è rimasto completamente illeso ed è riunito per esaminare con i suoi collaboratori, i ministri e i vertici militari, l'accaduto". Purtroppo, ha proseguito, "le esplosioni hanno causato ferite a sette membri della Guardia nazionale bolivariana che sono stati ricoverati in ospedale". Nel suo discorso alla nazione, il ministro ha precisato che "sono stati abbattuti alcuni droni carichi di esplosivo". I media venezuelani e attivisti nei social network hanno indicato che un'esplosione è avvenuta sullo stesso palco dove si trovava Maduro, e una seconda nella zona dove si svolgeva la parata militare. Dopo l'attacco unità militari hanno preso posizione vicino ai punti nevralgici della zona della Avenida Bolivar.

La rivendicazione. Alcune ore dopo l'attacco è giunta la rivendicazione di un misterioso "Movimento nazionale di soldati in camicia". In una dichiarazione fatta pervenire alla giornalista venezuelana vicina all'opposizione Patricia Poleo, che vive negli Stati Uniti, il Movimento afferma: "E' contro l'onore militare tenere al governo coloro che non solo hanno dimenticato la Costituzione ma che hanno trasformato le cariche pubbliche in un osceno modo per arricchirsi". Nel comunicato, letto da Patricia Poleo in un video sul suo canale YouTube, Maduro viene accusato di impoverire il Venezuela: "Se lo scopo di un governo è raggiungere la maggior felicità possibile, non possiamo tollerare che la popolazione soffra la fame, che i malati non abbiano medicine, che la moneta non abbia valore, e che il sistema dell'istruzione nè istruisca nè ma solo indottrini al comunismo". La rivendicazione si conclude con un appello alla rivolta: "Popolo del Venezuela, per concludere con successo questa lotta di emancipazione dobbiamo scendere in piazza senza arretrare". Il Movimento, su Twitter, si è autodefinito come un gruppo "di patrioti militari e civili, leali al popolo venezuelano che cerca di salvare la democrazia in una nazione sotto dittatura".



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lunedì 21 maggio 2018

Venezuela: Maduro ha vinto Elezioni Democratiche

  
Posso testimoniare da
 osservatore internazionale,
 ( Giorgio Cremaschi )

Ho visto le file ordinate e serenamente sedute del popolo ai seggi. Quel popolo colpito da una terribile guerra economica scatenata degli USA dalla UE e da tutte le forze reazionarie dell'America Latina. Il sistema di voto elettronico ha garantito segretezza e correttezza, chi dice il contrario mente sapendo di mentire.

Certo ha pesato il boicottaggio di una parte dell'opposizione che per paura di perdere ha rifiutato il voto sempre richiesto. E ha anche pesato la terribile difficoltà della vita quotidiana causata dalla super inflazione e dall'imboscamento di beni essenziali, tutta opera di forze capitaliste colpevoli di di azioni violente sul piano economico e sociale.

Lo dico agli ipocriti europei: in Venezuela c'è una parte del popolo che critica il governo non perché troppo socialista, ma perché lo accusa di essere troppo tollerante con chi accaparra medicine e cibo e accumula ricchezze con la speculazione.


In queste sofferenze enormi la partecipazione ha sfiorato 
la metà degli elettori e è un risultato importante. 
Maduro è stato eletto presidente con una partecipazione al voto 
superiore a quella con cui venne eletto Trump. 
Che insieme ad una compagnia internazionale di mascalzoni ora non riconosce il voto.


Come i governi golpisti di Brasile, Paraguay, Guatemala. E come la UE che sostiene la dittatura fascista Ucraina. USA UE e i loro servi stanno colpendo il Venezuela con sanzioni prive di qualsiasi giustificazione politica e morale, che sono la causa principale delle sofferenze di quel popolo. Tutto questo perché il Venezuela è il solo grande produttore di petrolio che non intenda subire il dominio degli Stati Uniti.

Colpiscono il popolo nei suoi bisogni vitali fondamentali, eppure il popolo venezuelano non si fa intimidire, anzi l'ho visto usare il diritto al voto con fermezza, passione e allegria.
Maduro ha vinto elezioni regolari e lo posso testimoniare, ma soprattutto può dirlo un popolo che resiste ad una aggressione economica pari a quella che colpì il Cile di Allende. È quel popolo che ha vinto e tutti noi lo dobbiamo ringraziare per la lezione di coraggio che ci dà.

LEGGI ANCHE

Ho tante ragioni per essere contro la UE, ma ora c'è anche la vergogna. Mi sono vergognato in Venezuela di essere un cittadino UE, formalmente così siamo catalogati agli aeroporti, per le parole di Federica Mogherini. La rappresentante dell'Unione per la politica estera è uscita dal mutismo che l'ha colpita durante la strage dei palestinesi, i bombardamenti in Siria, le violenze naziste in Ucraina e tanti altri crimini internazionali, per intervenire sulle elezioni in Venezuela. 





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In Venezuela mi vergogno dell'Unione Europea


 come osservatore internazionale

di Giorgio Cremaschi

Ho tante ragioni per essere contro la UE, ma ora c'è anche la vergogna. Mi sono vergognato in Venezuela di essere un cittadino UE, formalmente così siamo catalogati agli aeroporti, per le parole di Federica Mogherini. La rappresentante dell'Unione per la politica estera è uscita dal mutismo che l'ha colpita durante la strage dei palestinesi, i bombardamenti in Siria, le violenze naziste in Ucraina e tanti altri crimini internazionali, per intervenire sulle elezioni in Venezuela. 
La UE non le riconoscerà, ha detto. 

Come fa la UE a non riconoscere la validità di elezioni cui ha rifiutato di mandare suoi osservatori, nonostante l'invito formalmente ricevuto? In base a che cosa disconosce un voto prima che ci sia stato, solo per gli ordini di Trump? 

Il passato capo del governo socialista in Spagna, il moderato Zapatero da anni mediatore del dialogo tra governo e opposizioni, presente in Venezuela per il voto, ha posto la stessa domanda. Come si fa a disconoscere un voto prima che sia effettutato? Soprattutto perché esso viene effettuato con le stesse regole delle elezioni precedenti, mai contestate per la loro regolarità, soprattutto la volta che le opposizioni vinsero. 

Come gruppo di osservatori internazionali siamo stati in una scuola dove si stanno organizzando nove seggi e abbiamo seguito l'organizzazione di uno di loro. Prima di descrivere la procedura di voto, vorrei però soffermarmi parlare sugli scrutatori e sui presidenti di seggio. In base alla legge essi sono gente del quartiere in cui si vota, estratti dalle liste elettorali e chiamati ad un compito che è considerato dovere civico e che si può rifiutare solo per comprovati motivi. Essi sono quindi tutta gente del popolo, la più semplice e normale, il volto segnato dalle fatiche quotidiane.

Il voto è integralmente elettronico. Il riconoscimento dell'elettore avviene con il suo documento e poi con l'impronta digitale del pollice. Solo se questa corrisponde al nome contenuto nel registro degli elettori si attiva il computer per il voto. A questo punto l'elettore accede allo spazio isolato e coperto, un tavolo cabinato, nel quale si vota. Con il dito tocca il volto del candidato nella lista prescelta sullo schermo, e poi lo conferma al computer. La macchina emette la ricevuta con il voto , l'elettore la piega, esce dalla cabina, la intruduce in un'urna.

Poi conferma che ha votato nell'apposito albo degli elettori del suo seggio. 

Lo spoglio dei voti avverrà con le ricevute nelle urne e con il conteggio elettronico. I dati verranno inviati poi al centro calcolo nazionale, tutto per via elettronica, una via inattaccabile come hanno detto tanti esperti e ha ribadito lo stesso Zapatero nella conferenza stampa che ho sentito. 

Ho voluto fare questo racconto della procedura di voto, perché sia chiaro che essa è una delle più democratiche oneste e trasparenti al mondo, confrontatela con quella di casa nostra...
Ma Maduro è un dittatore, scriveva ancora ieri Il Corriere della Sera, perché alle elezioni non ha avversari. Falso, ci sono due candidati di destra e uno di sinistra. Il principale di essi Falcon, di cui ho visto foto giganti e manifesti, faceva parte del coordinamento delle opposizioni di destra. Ha rotto con esse per partecipare al voto, con il suo programma ultra liberista molto simile a quello del presidente Macrì in Argentina. Le altre opposizioni invece hanno deciso di boicottare le elezioni presidenziali, nonostante le avessero più volte richiesto nel passato e nonostante si voti con le stesse identiche procedure che avevano sempre accettato. Perché? Evidentemente perché hanno pensato di perdere e questo non possono permetterselo, loro e soprattutto il loro mandante USA. Dove vuole arrivare chi boicotta elezioni democratiche si è chiesto Zapatero? Lui non si è risposto, noi lo diciamo: alla guerra civile e all'intervento militare americano. A questo stanno lavorando le opposizioni che non vogliono le elezioni, gli stati reazionari e golpisti dell'America Latina e naturalmente Trump. La signora Mogherini sta con questa compagnia, con il Guatemala ed il Paraguay, dove ci sono vere dittature sanguinarie, che tra l'altro hanno seguito gli USA nella scelta assassina di trasferire le proprie ambasciate a Gerusalemme. 

Ma perché verso il Venezuela c'è questa ossessione occidentale? Se lo è chiesto Maduro ricevendo gli osservatori internazionali di tutti i i continenti. Per la scelta socialista del governo bolivariano o per il petrolio, o per tutte e due? Su questo, su cosa i golpisti vogliono prendere e su cosa vogliono distruggere in Venezuela, torneremo. Intanto vergogniamoci dei mass media, della Mogherini e della UE che sul Venezuela adottano e diffondono le peggiori bugie di Caracas.

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Posso testimoniare da osservatore internazionale,
 ( Giorgio Cremaschi )
Ho visto le file ordinate e serenamente sedute del popolo ai seggi. Quel popolo colpito da una terribile guerra economica scatenata degli USA dalla UE e da tutte le forze reazionarie dell'America Latina. Il sistema di voto elettronico ha garantito segretezza e correttezza, chi dice il contrario mente sapendo di mentire... http://cipiri.blogspot.it/2018/05/venezuela-maduro-ha-vinto-elezioni.html


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lunedì 28 agosto 2017

Venezuela : sono CHAVISTA



 IL VENEZUELA E NOI
di Giorgio Cremaschi

"Il ritorno dei colonnelli, ma ora sono di sinistra". Così qualche giorno fa titolava sulla edizione on line Il Fatto, riferendosi al Venezuela, ma anche alla Bolivia, al Nicaragua, all'Ecuador, insomma a tutti paesi latino americani i cui governi non si sono piegati ai diktat degli Stati Uniti e della UE. Credo che questo titolo ben sintetizzi la deriva di una buona parte di ciò che in Italia, ed in Europa, viene considerato o si consideri di sinistra. Di quella sinistra che è stata complice della più vasta e sconvolgente campagna di disinformazione di massa dalla fine della seconda guerra mondiale.

La "feroce dittatura" di Maduro è stato il motivo guida di ogni servizio televisivo, di ogni commento giornalistico, nulla e nessuno sui quotidiani e sulle tv italiane sì è distinto dalle veline del dipartimento di stato degli USA, che amplificavano quelle della opposizione venezuelana. Persino sulla Corea del Nord i mass media occidentali hanno mostrato qualche cautela in più, neppure contro Saddam e Gheddafi c'è stata la stessa unanime violenza informativa che si è scatenata contro il governo venezuelano. La dittatura peggiore del mondo e della storia, dovrebbe pensare un comune cittadino che costruisca i suoi punti di vista solo sulla informazione ufficiale. La falsificazione dei fatti e delle opinioni è stata così completa e radicale che, dopo che Maradona si era schierato con Maduro, la stampa ha persino sentito la necessità esaltare l'attacco che il campione ha ricevuto da Kempes, tralasciando di ricordare che quest'altro calciatore argentino non aveva avuto problemi a ricevere la coppa del Mondo dalle mani insanguinate del dittatore Videla. Essere contro il Venezuela di Chavez è diventata una patente di democrazia distribuita a cani e porci.

Tutte questo lo abbiamo già visto nel passato, da trent'anni così si afferma il pensiero unico delle politiche liberiste e delle guerre per esportare la democrazia. La vera novità del Venezuela è il totale accodarsi a questo pensiero unico di gran parte delle sinistre e anche di altre forze che si erano poste su posizione critica verso di esso , come il movimento cinque stelle.

Nel passato abbiamo già avuto le sinistre di governo complici di guerre infami, la più grave di tutte quella contro la Jugoslavia del governo D'Alema. Ma c'era sempre stato un vasto mondo di opinione pubblica di sinistra, di movimenti civili, sociali, pacifisti che si schierava contro le bugie del potere. Ora invece non è cosi. Nel passato Federica Mogherini si incontrava nei social forum, nati proprio nell'America latina per opera di quelle forze che a partire dal 2000 portarono ai governi progressisti in quasi tutto il continente. Ora la rappresentante della UE fa il pappagallo alle minacce di Donald Trump. Il Manifesto nel passato ha orgogliosamente rivendicato di stare dalla parte del torto, ma sul Venezuela ha scelto quella della ragione dominante e ha censurato la sua giornalista Geraldina Colotti, l'unica in Italia che raccontasse un realtà diversa da quella ufficiale. E altri settori della cosiddetta sinistra radicale e dell'antagonismo hanno inanellato ponderose analisi, il succo delle quali era la scelta di non stare né col Venezuela chavista, nè con quello filoamericano e fascista. Una fuga sulla Luna in attesa della rivoluzione globale.

Intanto nell'America Latina le peggiori vecchie classi dirigenti, con il sostegno caloroso di USA e UE, stanno tentando di portare indietro l'orologio della storia, di affondare un quindicennio di esperienze progressiste, molto diverse tra loro, ma tra loro solidali. Il golpe in Brasile, avvenuto senza alcuna indignazione, anzi tra gli applausi, delle democrazie occidentali, ha segnato la svolta. Poi i vecchi regimi corrotti e assassini sono dilagati, ovviamente ripristinando tutte le peggiori infamie liberiste a danno dei poveri, anche là dove erano solo state pallidamente attenuate. Per la riconquista imperiale del continente però è decisivo il Venezuela, se quello resiste, tutte le vittorie multinazionali rischiano di non durare, i popoli sono già in rivolta contro i Temer, i Macrì e gli altri mascalzoni. Per questo l'assalto al governo di Maduro.

Non solo per un rivoluzionario, ma anche per un riformista onesto che davvero sperasse di contenere la ferocia della globalizzazione dovrebbe essere ovvio impedire che le multinazionali del petrolio si riprendano il Venezuela. E invece no, la sinistra nella sua maggioranza sta coi golpisti. Perché?

Certo, tante sono le ragioni, causate dalle sconfitte e dalla regressione della sinistra, che portano alle posizioni assunte oggi da chi si è schierato contro il chavismo, ma accanto a quelle ce ne è probabilmente un'altra.

Mezzo secolo dopo la rivoluzione cubana, Chavez e Morales si sono dati come obiettivo esplicito la ripresa della marcia verso il socialismo. L'hanno realizzato? Certo che no. Hanno dovuto fare compromessi e anche errori? Sicuramente e anche hanno commesso ingiustizie che hanno deluso una parte di chi li sosteneva. Ma ovviamente non è per questo che sono sotto attacco, al contrario lo sono proprio perché nonostante tutto questo non hanno rinunciato all'obiettivo del socialismo. Ed è proprio questa parola, socialismo, che dà fastidio e che crea persino rancore in una certa sinistra. Ma come osano dai loro lontani arretrati paesi di parlare di socialismo? E come fanno a mescolare questo puro obiettivo di un lontano futuro con movimenti populisti e patriottici, con politiche di stato? E come si permettono di ribellarsi alle minacce dei governi USA e della UE rispolverando l'accusa di imperialismo? Che roba vecchia, la sinistra europea tutto questo l'ha superato, qui si parla di globalizzazione dei diritti, non di lotta di classe. Se si sceglie di combattere il capitalismo americano nel nome del socialismo, si finisce con i colonnelli, questa la conclusione reazionaria de Il Fatto, de La Repubblica, del PD con Renzi e di quello senza Renzi.

La sinistra in Europa è oramai in gran parte una espressione geografica, un luogo della politica formale al quale non corrisponde nulla di diverso da quanto si fa negli altri luoghi. Sul lavoro, sulle banche, sui migranti, sulla guerra, destra, sinistra e chi non è né di destra né di sinistra alla fine fanno le stesse cose, naturalmente in polemica tra loro su chi le realizzi meglio. Così il Venezuela è diventato una cartina di tornasole e ha rivelato che nello spettro delle posizioni della politica ufficiale il colore è sempre lo stesso.

Una sinistra vera in Italia ed in Europa rinascerà assieme alla solidarietà e al sostegno al Venezuela chavista, se quel paese lontano reggerà e andrà avanti, anche qui la parola socialismo tornerà nella politica. Per questo oggi prima di tutto c'è un'affermazione da condividere e diffondere: "sì sono chavista". Sono le parole fiere con cui il giovane venditore ambulante Orlando Figueroa, in un quartiere bene di Caracas aveva risposto ai giovanotti fascisti che lo minacciavano. E che per questo lo hanno bruciato vivo, aggiungendolo alle decine di vittime degli squadroni della morte golpisti che qui i mass media presentano come vittime della repressione governativa. Sono parole con le quali qui non si rischia la vita, ma si difende la verità e si dice basta alla sinistra inutile o venduta.


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sabato 1 luglio 2017

Venezuela: Granate da un elicottero contro la Corte suprema



 Maduro: attacco terroristico

Forze armate dislocate nel centro di Caracas, militari penetrano nel Parlamento e si scontrano con deputati e senatori. Il Tribunale supremo di giustizia respinge il ricorso contro la proposta di Assemblea Costituente promossa dal presidente venezuelano e affida le funzioni finora in mano alla procuratrice generale Luisa Ortega Diaz all'ombudsman nazionale Tarek William Saab,
 un fedele chavista

Il presidente venezuelano Nicolas Maduro ha affermato oggi che un elicottero di "terroristi" ha attaccato, con lancio di granate, la Corte suprema. Secondo il leader venezuelano, gli autori dell'attacco sarebbero stati identificati dalle forze speciali e la loro cattura "imminente" porterà alla conferma che si trattava proprio di un'azione terroristica. In alcuni video diffusi dai media si vede l'elicottero sorvolare il centro di Caracas, fermarsi su un tetto e si sentono distintamente due esplosioni. Si tratta di un elicottero della Polizia scientifica venezuelana che ha sorvolato il centro di Caracas e dal velivolo sarebbero state lanciate granate sulla sede del Tribunale supremo di giustizia. Il ministro dell'Interno ha poi rivelato che sono stati sparati almeno 15 colpi di arma da fuoco contro il suo dicastero "mentre era in corso una visita di 80 persone" e che la Corte suprema è stata fatta oggetto del lancio di ben 4 granate.

Il governo venezuelano ha denunciato che l'attacco lanciato da un elicottero contro due sedi istituzionali a Caracas è stato un "atto terrorista" che fa parte di una "offensiva insurrezionale della destra estremista", con l'appoggio di governi stranieri. In una breve dichiarazione trasmessa a reti unificate, il ministro per la Comunicazione, Ernesto Villegas, ha detto che un elicottero della polizia, rubato dal pilota Oscar Perez, ha sorvolato il ministero degli Interni e il Tribunale Supremo di Giustizia, e dal velivolo sono stati sparati colpi di arma da fuoco e lanciate quattro granate, senza che vi siano stati feriti. Perez, ha aggiunto Villegas, è attivamente ricercato dalle forze di sicurezza, nonché sotto inchiesta per i suoi rapporti con la Cia e l'ambasciata americana a Caracas. Il ministro ha anche implicato nel caso, senza nominarlo, al generale Miguel Rodriguez Torres, ex ministro degli Interni e della Giustizia di Maduro, indicando che
 "ha ammesso pubblicamente che è in contatto con la Cia"

Maduro ha mobilitato le forze militari dichiarando così di voler proteggere la democrazia venezuelana. In serata sono stati visti diversi carri armati percorrere le strade principali di Caracas, mentre gruppi di militari sono entrati nel Parlamento venezuelano, scontrandosi con deputati e senatori. E nella notte c'è stato un forte spiegamento militare di sicurezza  nel centro di Caracas, dopo l'allarme provocato dall'elicottero della polizia che ha sorvolato la capitale venezuelana e attaccato la sede del Tribunale supremo di giustizia. Intorno a Palacio Miraflores, sede della presidenza, carri armati leggeri e posti di blocco militari impediscono il traffico.

Secondo Maduro, l'elicottero era pilotato dall'autista del suo ex-ministro degli Interni e della Giustizia, Miguel Rodriguez Torres, un generale in pensione che ha preso le distanze dal governo. Il presidente ha accusato il generale di essere legato ai preparativi di un presunto colpo di stato contro di lui. "Hanno sparato contro il Tribunale supremo: è il tipo di attacco che sto denunciando da tempo", ha aggiunto il presidente venezuelano, che ha assicurato che "cattureremo i colpevoli". Molti residenti nel centro di Caracas hanno visto e fotografato l'elicottero, che esibiva su uno dei lati una bandiera con lo slogan "Libertà 350", in allusione a un articolo della Costituzione venezuelana che autorizza la rivolta contro autorità antidemocratiche. Maduro ha detto che il responsabile dell'attacco è un agente della Brigata di azioni speciali (Bae) della Polizia scientifica, che è collegato - come detto - con Miguel Rodriguez Torres, ex ministro degli Interni e della Giustizia di Hugo Chavez,
 "che - secondo il presidente venezuelano - è in contatto con la Cia".


Sul social network sono circolate foto che mostrano un elicottero che sorvola Caracas e la visualizzazione di uno striscione con la scritta "350 Libertad". Nelle foto, ci sono due piloti in elicottero, uno col volto coperto da un cappuccio e l'altro a viso aperto.

I media locali hanno pubblicato un video che mostra una persona in uniforme che si presenta come un investigatore della polizia scientifica e la stampa lo indica come uno degli uomini a bordo dell'elicottero. Egli afferma la necessità della lotta "contro la tirannia". "Vi chiediamo di accompagnarci in questa lotta e uscire in strada (...) La nostra missione è di far vivere libera e bene la popolazione venezuelana", ha detto ancora l'uomo nel video.
QUESTO È IL VERO VOLTO DELLA "OPPOSIZIONE DEMOCRATICA" SOSTENUTA DA USA E UE IN VENEZUELA: GOLPISTI TERRORISTI FASCISTI CHE VOGLIONO FARE COME PINOCHET
Questo è il "colonnello" golpista che lancia il suo messaggio prima di impadronirsi di un elicottero assieme ai terroristi mascherati dietro di lui. Con questo elicottero è andato in giro per Caracas a bombardare sedi istituzionali e chi c'era dentro. Non è un pazzo, è la punta di diamante di un tentativo di golpe fascista. Anche con Allende in Cile ci fu un primo tentativo di golpe fallito nel giugno 1973. Pochi carri armati tentarono l'assalto al palazzo presidenziale e furono fermati. Sembrò un fallimento del golpe, ma era solo una prova, a settembre il rovesciamento violento del presidente socialista ebbe un sanguinoso successo sotto la guida del macellaio Pinochet.
Questa è la realtà del Venezuela di oggi, da un lato un governo progressista, dall'altro forze fasciste e i ricchi che sfruttano la crisi economica per riprendersi il paese. E per cederlo alle multinazionali USA e UE che li sostengono. Come in tutto il mondo ormai, non c'è terza via in Venezuela, o si sta, anche criticandone gli errori, con Maduro e i chavisti, o si sta coi golpisti che vogliono fare lì quello che fece Pinochet in Cile. E ai "democratici" europei e nordamericani, e ai loro mass media che stanno coi golpisti, bisogna solo dire che tutto il sangue già versato e quello che ancora potrebbe scorrere è anche per loro miserabile colpa.
C'è oramai solo da puntare sul fatto che anni di rivoluzione bolivariana abbiano reso impossibile un uso golpista delle forze armate e che il potere popolare abbia la forza di difendersi. Anche sbattendo in galera subito tutti i golpisti e tutti i loro complici e sostenitori. E se le cancellerie occidentali protesteranno la risposta sarà: NO PASARAN

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mercoledì 6 marzo 2013

QUE VIVA CHAVEZ



 Infettato come Arafat....
Nicolas Maduro, delfino del presidente venezuelano, accusa: "La malattia gli è stata inoculata da nemici imperialisti che vogliono destabilizzare il Paese". Espulsi due funzionari dell'ambasciata americana a Caracas.


GIANNI MINÁ: "Hugo Chávez ha lasciato questo mondo.
Credo che, indipendentemente da qualunque considerazione ideologica, bisogna dare atto a questo uomo di avere preso per mano il Venezuela facendolo diventare uno dei Paesi protagonisti del riscatto e del rinascimento in corso nel continente latinoamericano. Ha riscattato il Venezuela dall'analfabetismo, dalla mancanza di assistenza sanitaria, dall'abbandono a cui questo Paese era stato condannato dai governanti che lo avevano preceduto. E nessuno, se è in buona fede, può negare che ha rispettato la democrazia. Ora speriamo che il vicepresidente Maduro e tutta la nazione bolivariana, sappiano condurre il Venezuela nel solco tracciato da Hugo Chávez."

QUE VIVA CHAVEZ!

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VIDEO AUT.OP.RODOTTO DAL COLLETTIVO LA SCINTiLLA DI VENTIMIGLIA E DALL'ASSOCIAZIONE POLITICA E CLASSE DELLA PROVINCIA DI IMPERIA A SOSTEGNO DEL COMPAGNO PRESIDENTE HUGO CHAVEZ E DELLA RIVOLUZIONE BOLIVARIANA!

_ La Base Musicale è rappresentata dalla canzone Viva Chavez dei BiscaZulù _

Antimperialismo ed Anticapitalismo Militante! Al Fianco della lotta dei popoli dell'America Latina!

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