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venerdì 13 aprile 2018

Silvio show al Quirinale


  

Sembra uscire quasi in sordina dallo Studio alla Vetrata. 
Cammina davanti a Salvini e Meloni, poi fa una breve presentazione, prima di iniziare il vero show. Con il classico doppiopetto stile 94, spilla Fi al bavero, Silvio Berlusconi è il vero mattatore del secondo giro di consultazioni. L'ex Cav riconosce sì, il ruolo di leader a Salvini, ma sceglie di presentarlo lui ai giornalisti, come speaker unico dell'alleanza ("Abbiamo concordato un comunicato congiunto, ne darà lettura il nostro leader"...) e si prende l'ultima parola.

Accomiatandosi dai giornalisti quando ormai i suoi alleati hanno già imboccato l'uscita, Berlusconi non resiste ad afferrare il microfono, attaccando chi "non conosce l'Abc della democrazia". "Fate i bravi - dice rivolgendosi ai giornalisti - sappiate distinguere chi è veramente democratico da chi non conosce nemmeno l'Abc della democrazia". La "zampata del vecchio leone" come la definiscono tra gli azzurri, manda su tutte le furie gli alleati, in particolare la Lega, e i Cinquestelle.

Ma sono la mimica, l'eloquenza dei gesti, le smorfie e la conta con le dita a rimarcare la verve istrionica dell' ex Cav. In particolare, contando in modo ostentato sulle dita i punti del futuro programma del governo di centrodestra che Salvini snocciola, leggendo il testo concordato. E rimarcando con la mimica facciale l'avverbio "unitariamente" pronunciato da Salvini per spiegare le posizioni del centrodestra.

Insomma, è come se l'ex premier scegliesse ogni mezzo per rivendicare il suo ruolo di kingmaker determinato a non fare cessioni di sovranità a nessuno, tanto meno alla Lega. Berlusconi, non a caso, cerca di differenziarsi in tutto: ieri è stato l'unico ad arrivare in auto mentre gli altri hanno preferito la passeggiata a piedi.



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giovedì 29 gennaio 2015

Dario Fo: Renzi e Berlusconi prendono in giro gli Italiani




Ogni volta che riprende la corsa verso il Quirinale, il suo nome inizia a circolare. Ma lui assicura: “Ma no, non esiste. Io non lo avrei mai fatto. È una boutade. Ti fanno fuori in dieci giorni”. Ma si sa, come diceva qualche mese fa Sabino Cassese riprendendo un motto francese, “le cariche pubbliche non si sollecitano né si rifiutano”. Perciò Dario Fo rimane nella lista dei romantici da Bar Sport che vorrebbero vedere al Quirinale un intellettuale più che un politico di professione. E, se non fosse che il Nobel per la letteratura è considerato un filo-grillino, probabilmente la “renzata” per il Colle avrebbe avuto proprio i connotati del drammaturgo varesotto. Sentito dall’Ansa, comunque, Dario Fo sostiene che “in questo momento quello che è ovvio è che non sanno neppure loro dove andare. Stanno giocando a carte coperte”. Naturalmente si riferisce alla partita per l’elezione del Presidente della Repubblica (prima votazione, domani ore 15) e “loro” potrebbero essere i grandi elettori chiamati alle urne oppure i due protagonisti dell’attuale legislatura: Renzi e Berlusconi. Non entrambe le cose, perché né il premier né l’ex Cavaliere possono votare.

Sabato sera era alla “notte dell’onestà”, Dario Fo. Da sempre vicino a Beppe Grillo e ai suoi adepti, non è la prima volta che scende in piazza con il Movimento 5 Stelle. Lo fece anche prima delle Europee del 25 maggio in una Piazza del Duomo stracolma. Sabato è tornato in Piazza del Popolo a Roma, ma solo con un videomessaggio in cui, con la sua brillante e pungente ironia, si prendeva gioco di tutti i politicanti nostrani. “Berlusconi è più forte oggi che quando è andato al potere con le elezioni. È stato salvato ed ha in mano più potere perchè è determinante” dichiara all’agenzia di stampa, con un riferimento nemmeno troppo velato anche al premier Matteo Renzi reo di aver “salvato” l’ex Cavaliere.

Poi, il Quirinale. Naturalmente respinge una propria candidatura, anche se qualcuno, ci scommettiamo, la prenderà sul serio nel segreto del catafalco. Soprattutto nelle prime votazioni. Sui contraenti del Nazareno attacca: “hanno in mano le carte del gioco e si permettono di sfottere e prendere in giro non solo il Movimento 5 stelle ma tutta la popolazione”. Ma sul nome glissa: “Io non posso dire chi mi piacerebbe diventasse presidente” perché “il gioco è in mano loro” ma comunque “i miei sogni non hanno alcuna possibilità di essere realizzati”. Un’identikit? “Uomini semplici, gente pulita che non ha truffato, che non ha governato per anni e anni rubando”. Anche se questa non sembra essere la strada intrapresa, magari cercando un po’, Dario Fo potrebbe essere accontentato.

intervento di Dario Fo alla Notte dell'Onestà (Roma 24-01-2015)
#nottedellonestà

"Sarò sincero. Scusate, trovo inutile che noi si faccia giravolte di linguaggio per non ferire eccessivamente il nostro senso di patria e orgoglio civico. Guardiamoci bene in faccia, prendiamo un profondo sospiro e diciamocelo schiettamente: noi siamo un popolo di ladri. Fermi! Ho sbagliato la forma. Secondo le statistiche il numero di furti da noi in negozi, banche, nelle cassette per le elemosine nelle chiese è a un livello del tutto accettabile, anzi, siamo a una media che ci classifica come popolo di furfanti moderati. Ma è nella rapina contro i beni pubblici che siamo a livelli inimmaginabili. L’evasione fiscale, per esempio, è di 180 miliardi di euro l’anno. Ma attenti! Chi concorre con maggior slancio a questa cifra? Quasi esclusivamente il 10% della popolazione: industriali, grandi manager, banchieri, ecc. Insomma, i grandi abbienti. Il restante 90% - è incredibile – paga le tasse. Lavora e paga le tasse. Ma poi ecco l’aggiunta degli scandali.

A Venezia, città degli innamorati, qualche mese fa è scoppiato lo scandalo Mose. Cos’è successo? Tanto per cominciare ci sono stati 35 arresti, fra cui il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni e la richiesta d’arresto per l’ex-governatore Giancarlo Galan. Un miliardo di euro è stato bruciato in tangenti e consulenze e la finanza ha sequestrato beni per circa 40 milioni di euro. Il gip di Venezia, Alberto Scaramuzza, ha dichiarato che gli indagati avrebbero “asservito totalmente l’ufficio pubblico che avrebbero dovuto tutelare, agli interessi del gruppo economico criminale, lucrando una serie impressionate di benefici personali di svariato genere”, e il procuratore aggiunto di Venezia, Nordio, ha detto che il giro di mazzette è stato “più complesso e sofisticato di Tangentopoli”. Che grande popolo che siamo, riusciamo sempre a superare noi stessi!

Ma spostiamoci a Milano, dove un altro grande scandalo, quello dell’Expo, è stato definito dal Financial Times analogo a quello che aveva abbattuto il potere politico italiano nei primi anni ’90. Come a Venezia, anche in questo caso si sono trovati coinvolti nell’inchiesta politici sia di destra che di sinistra. Anche nella corruzione, si sa, va rispettata la par condicio! Si è parlato addirittura di una cupola criminale che si spartiva bellamente gli appalti per la costruzione degli impianti per l’esposizione universale del 2015. E volete sapere a quanti anni di carcere sono stati condannati i protagonisti di questa immensa ruberia di Stato? Ebbene, la pena massima è stata di tre anni e quattro mesi! Cioè a dire che sono stati liberati immediatamente.

Non parliamo poi delle infiltrazioni mafiose presenti da anni ormai in Lombardia e in tutto il Nord Italia. Pensate che nel novembre scorso la Direzione distrettuale antimafia di Milano ha arrestato nel corso di una sola operazione ben quaranta persone coinvolte negli affari della criminalità organizzata.

Ma per il gran finale eccoci a Roma, dove circa due mesi fa è esploso lo scandalo detto di Mafia Capitale.

Salve a voi, romani! Giulio Cesare. La polizia, con l’operazione Mondo di mezzo, ha arrestato 37 persone per associazione di tipo mafioso, estorsione, usura, corruzione, turbativa d’asta, false fatturazioni, trasferimento fraudolento di valori, riciclaggio di denaro e altri reati. Dio, che città stracolma di fantasia!

Insomma, ci troviamo di fronte a una vera e propria orgia di scandali e ruberie, con assessori, consiglieri, faccendieri, sindaci e funzionari in genere che fanno a gara per aggiudicarsi la palma di ladro migliore d’Italia, dove la concorrenza, si sa, è spietata. Ma scusate, fermiamoci un attimo. Non trovate che questa sia una coincidenza a dir poco curiosa? Esplode uno scandalo di tangenti e corruzione che sembra far vacillare i potenti e tutta la casta al completo, e immediatamente ecco che sempre in Italia ne scoppia un altro dello stesso livello se non ancora più stupefacente. Sembra quasi fatto apposta perché la gente si scordi dei vari scandali grazie all’esplosione immediata di altri scandali sempre più gravi e spudorati che all’istante attraggono l’attenzione del pubblico, di modo che tutto si perda in un grido generale di “al ladro, al ladro!” che ormai non è più rivolto contro qualcuno in particolare, è generico, così che alla fine in galera non ci va nessuno.

È la stessa tecnica che usano i borsaioli sugli autobus e sui tram. Non ve ne siete accorti? Qual’è questa tecnica? Semplice. Un ladro ruba un portafoglio, il derubato se ne accorge e all’istante si mette a gridare: “Il portafoglio, qualcuno mi ha rubato il portafoglio!”.

Tutti si guardano intorno per cercare di individuare il malfattore, ma ecco che una signora urla improvvisamente: “Aiuto! La mia borsetta, mi hanno portato via la borsetta!”. E un altro: “La mia valigetta! Era piena di mazzette! No questo non dovevo dirlo...”.

Si aprono le portiere e tutti si mettono a gridare: “Eccolo là! È quello il ladro! No, è quello lì! Prendetelo, arrestatelo, chiamate la polizia, al ladroooooo!”.

E così tutto viene distrutto dalla messa in scena, dalla rappresentazione, come dire dal teatro. Le situazioni si susseguono con un ritmo tale che non si riesce a stargli dietro, ogni truffalderia viene assorbita, dimenticata. E dietro a queste vere e proprie operazioni pubblicitarie, non dimentichiamolo, c’è sempre il governo, che con maneggi vari e manovre sottobanco, riesce a far passare sotto silenzio le situazioni che rischierebbero di metterlo in imbarazzo. Salta fuori nel testo di una legge una postilla infilata all’ultimo momento che stranamente sembra fatta apposta per risolvere i problemi di un certo condannato alla galera per frode fiscale che così potrebbe di nuovo tornare in politica? Ed ecco che all’immediata il presidente del consiglio gridò: “Niente paura, è tutto regolare, ce l’ho messa io! È mia la manina”. “Ah beh, allora è tutta un’altra cosa! Abbiamo un presidente manina! Evviva la manina! Manina d’Italia, l’Italia s’è desta, dell’elmo di Scipio s’è cinta la testa, dov’è la vittoria? Le porga la chioma, che schiava di Silvio Iddio la creò”."

Dario Fo



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domenica 16 febbraio 2014

TRAVAGLIO al PD : o SIETE COGLIONI o SIETE COMPLICI


Un pregiudicato al Quirinale è ormai legato alla storia di Napolitano e Renzi. 
Grazie per averci ancora una volta fatto toccare il fondo.
 Certo che i nostri politici hanno uno strano concetto di credibilità internazionale. 

TRAVAGLIO al PD : 
o SIETE COGLIONI o SIETE COMPLICI


Perciò le domande da porre al Pd sono altre.

Perché nel '94 avete "garantito a B. e Letta che non gli sarebbero state toccate le televisioni" (Violan - te dixit)?

Perché per cinque legislature avete sempre votato per l'eleggibilità di B., ineleggibile in base alla legge 361/1957?

Perché nel '96 D'Alema andò a Mediaset a definirla "una grande risorsa del Paese"?

Perché nel '96 avete resuscitato lo sconfitto B. promuovendolo a padre costituente per riformare la Costituzione e la giustizia?

Perché nel 1996-2001 e nel 2006-2008 non avete fatto la legge sul conflitto d'interessi?

Perché avete demonizzato i Girotondi, accusandoli di fare il gioco di B.?

Perché non avete spento Rete4, priva di concessione, passando le frequenze a Europa7 che la concessione l'aveva vinta?

Perché nel 1996-2001 avete depenalizzato l'abuso d'ufficio, abolito l'ergastolo, depotenziato i pentiti, chiuso le supercarceri del 41-bis a Pianosa e Asinara?

Perché, negli otto anni in cui avete governato da soli, non avete mai cancellato una sola legge vergogna di B.?

Perché le vostre assenze hanno garantito l'approvazione di molte leggi vergogna, dallo scudo fiscale in giù, che non sarebbero passate a causa delle assenze nel centrodestra?

Perché nel 1999 una parte di voi salvò Dell'Utri dall'arresto?

Perché nel 2006 i dalemiani chiesero a Confalonieri, Dell'Utri e Letta i voti per D'Alema al Quirinale?

Perché nel 2006 faceste un indulto esteso ai reati di corruzione, finanziari, fiscali e al voto di scambio politico-mafioso?

Perché nel 1998 e nel 2008 avete affossato i due governi Prodi?

Perché nel 2011, anziché mandarci a votare, avete scelto di governare con B., salvandolo da sicura sconfitta, all'ombra di Monti?

Perché preferite accordarvi al buio con B. per Marini, D'Alema, Amato sul Colle, anziché scegliere Rodotà e dialogare con i 5Stelle per il nuovo governo, come vi chiedono i vostri elettori?

Tante domande, una sola risposta: o siete coglioni, o siete complici. Tertium non datur.

COME MAI PRODI NON SI COSTITUISCE PARTE CIVILE CONTRO BERLUSCONI
 NEL PROCESSO DI COMPRAVENDITA DEI SENATORI ?
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