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martedì 17 aprile 2018

Macron: L' Italia era un Paese Fascista, si merita tutti gli Immigrati


"L'Italia era un Paese fascista. 
È cosa nota che durante il ventennio gli africani venissero trattati alla stregua di animali, pertanto è giusto che i neri di oggi si prendano ciò che spetta loro legittimamente." Queste sono state le controverse dichiarazioni espresse stamane dal Presidente francese Emmanuel Macron, in risposta alle pesanti accuse mosse dai media italiani relativamente alla durezza con la quale il governo d'oltralpe respinge i profughi africani intenti ad attraversare il confine. Il premier francese, nello specifico, è stato accusato a più riprese di aver addossato agli italiani tutta la responsabilità per la cattiva gestione dei flussi migratori provenienti dai Paesi africani e dal Medio Oriente. Pare infatti che Macron abbia riferito ad alcune testate giornalistiche francesi: "La Francia, come tutti noi sappiamo, è stata una delle principali potenze coloniali dei secoli scorsi. Grazie alla nostra gente, popolazioni come gli algerini ed i congolesi hanno raggiunto un discreto livello di civilizzazione, senza contare le migliaia di famiglie provenienti da quelle nazioni di cui la Francia si è fatta carico. Abbiamo accolto milioni di immigrati, ma è ora di darci un taglio
 e passare la patata bollente ai nostri cugini Fascisti e Xenofobi. 

Macron ha deciso che i tempi per l’esame della condizione di rifugiato passano da 11 mesi a 6 mesi, senza appello. Se non si ha diritto all’asilo, si è espulsi immediatamente e in attesa del rimpatrio non si circola liberamente come avviene qui da noi, ma si finisce nei centri di detenzione la cui permanenza passa da 45 a 90 giorni. E chi entra illegalmente in Francia viene spedito in carcere per un intero anno 
e paga in più 3.750 euro di multa.

Anche oltre confine la sinistra, le associazioni pro-migranti, quelle che come in Italia fanno affari con gli sbarchi, protestano ma Macron, tira dritto per la sua strada.

La Germania, solo per citare un esempio, ha pagato e paga tuttora per gli errori commessi durante la seconda guerra mondiale. Lo stesso non si può dire per gli  italiani che vengono erroneamente definiti come il popolo più solare ed accogliente del pianeta. Non riesco proprio a comprendere questa differenza di trattamento: perché i tedeschi devono sobbarcarsi ancora oggi una responsabilità del genere, mentre i nostri vicini diversamente bianchi possono permettersi di protestare solo perché salvaguardiamo gli interessi del popolo francese? Come Presidente del Paese più bello del mondo, continuerò a preservare la mia gente, scacciando ogni extracomunitario che si appresterà a mettere piede in Francia. Tutti i migranti espulsi dal nostro Paese verranno come di consueto trasferiti in Italia e lì dovranno restare. È ora di responsabilizzare un minimo coloro 
che per i profughi non hanno mai fatto nulla". 



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sabato 3 febbraio 2018

Leghista Spara Contro Immigrati Africani



Si chiama L T, ha 28 anni e nel 2017 era candidato a Corridonia, in lista con la Lega Nord. L'uomo che il 3 febbraio ha seminato il panico nel centro di Macerata, sparando da un'auto in corsa contro i passanti di colore, ha idee politiche che sono riassumibili nel gesto fatto poco prima dell'arresto: saluto romano rivolto al Monumento dei Caduti, al grido «Viva l'Italia». Il tutto con una bandiera tricolore sulle spalle. Traini, l'anno scorso, si presentò alle elezioni comunali di Corridonia, comune di 15 mila abitanti in provincia di Macerata, in lista con il Carroccio: prese zero preferenze. In un manifesto elettorale, Traini appare insieme al candidato sindaco della Lega Nord per Corridonia, Luigi Baldassarri che presenta la sua nuova squadra. Si tratta della tornata elettorale del 11 giugno scorso. Nel programma, anche il "controllo degli extracomunitari".

Di tutt'altro tono il commento di Francesco Clerico, titolare della palestra Robbys di Tolentino (Macerata) frequentata da Traini: «L'abbiamo cacciato a ottobre, aveva atteggiamenti sempre più estremisti, faceva il saluto romano e battute razziste. E poi da tempo so che aveva una pistola. Lo hanno rovinato le amicizie sbagliate, questi ambienti estremisti, ha una situazione familiare disastrosa, lo conosco da 10 anni almeno». Lo stesso Clerico ha spiegato che prima di candidarsi con la Lega Nord Traini era stato vicino a Forza Nuova e a CasaPound: «Direi che da una decina d'anni era diventato così, prima aiutava il prossimo, era un buono, gli hanno inculcato idee sbagliate, è cambiato. Ho provato tante volte a farlo ragionare. Chi si aspettava questo?».


Verso le 11 un ragazzo di 28 anni, ha sparato dalla propria auto in alcune zone della città, ferendo sei persone. Colpita anche la sede del Pd. L. T, originario di Tolentino, incensurato, è stato bloccato dai Carabinieri in piazza della Vittoria, davanti al Monumento ai Caduti, mentre faceva il saluto romano (secondo fonti locali). Il giovane, al momento dell'arresto, ha ammesso di essere l'autore del gesto.

Roberto Saviano non ha dubbi su chi sia il colpevole della sparatoria di Macerata.
 E punta il dito contro Matteo Salvini.

Questa mattina a Macerata, capoluogo delle Marche, un uomo, poi identificato come Luca Traini, ha sparato diversi colpi di arma da fuoco dalla sua automobile, contro sei persone di colore. Al momento dell’arresto, il 28enne aveva una bandiera tricolore sulle spalle, ha fatto il saluto fascista, ha gridato “viva l’Italia”, per poi essere portato via dai carabinieri. È anche emerso che nel 2017 Traini è stato candidato con la Lega Nord, ma non eletto.

A poche ore dai fatti, Roberto Saviano scrive un post su Facebook in cui punta il dito contro Matteo Salvini: “ll mandante morale dei fatti di Macerata è Matteo Salvini. Lui e le sue parole sconsiderate sono oramai un pericolo mortale per la tenuta democratica. Chi oggi, soprattutto ai massimi livelli istituzionali, non se ne rende conto, sta ipotecando il nostro futuro“.


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Previsioni per il 2018






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giovedì 4 agosto 2011

Neonati africani usati come cavie da US Army Africa e Glaxo



Neonati africani cavie del vaccino 

di US Army Africa e Glaxo

Per lo sviluppo del programma sono già stati investiti più di 500 milioni di dollari e lavorano fianco a fianco i ricercatori di un colosso mondiale del settore farmaceutico e i migliori medici delle forze armate USA. Sponsor, l’onnipotente padrone delle nuove tecnologie informatiche. Si tratta della sperimentazione di un nuovo vaccino contro la malaria, nome in codice “RTS,S/ASO2”. Una speciale unità dell’esercito statunitense in Kenya (USAMRU-K) e la multinazionale britannica GlaxoSmithKline (GSK) stanno eseguendo decine di migliaia di test su bambini e neonati in alcuni dei villaggi più poveri del continente africano. Il tutto sotto l’occhio vigile di US Army Africa, il comando delle forze militari terrestri in Africa istituito a Vicenza che tra gli scopi annovera il “supporto delle missioni mediche di US Army nel continente nero”.
È nel Muriithi-Wellde Clinical Research Centre di Kombewa, città della provincia di Nyanza (Kenya), che i dati della sperimentazione del vaccino vengono raccolti ed analizzati dal team di USAMRU-K. “La nostra unità dipende dal Comando per la Ricerca Medica dell’US Army (USAMRMC) che ha sede a Fort Detrick, Maryland, ma noi stiamo coordinando le attività nel continente con l’US Africa Command (AFRICOM) di Stoccarda e US Army Africa di Vicenza”, spiega il portavoce di USAMRU-K. “A Kombewa è in avanzata fase di sviluppo la ricerca sull’efficacia del vaccino contro la malaria, malattia trasmessa da zanzare infette. USAMRU-K partecipa alla sperimentazione di quello che potrebbe diventare il primo vaccino anti-malarico per bambini. I partecipanti ricevono cure gratuite per la durata di tre anni scolastici. Una volta provata la sua sicurezza ed efficacia, il vaccino potrà essere immesso sul mercato. Lo studio odierno nasce da una partnership con la PATH Malaria Vaccine Initiative (MVI) e la compagnia farmaceutica GlaxoSmithKline (GSK)”. Per lo sviluppo del vaccino, GSK ha già investito 300 milioni di dollari e altri 100 verranno spesi nei prossimi due anni. Al finanziamento delle ricerche ha contribuito con 107,6 milioni di dollari l’organizzazione statunitense “no-profit” Path, utilizzando un fondo ad hoc della Bill & Melinda Gates Foundation, la fondazione “umanitaria” del magnate di Microsoft, Bill Gates.
Il vaccino RTS,S/AS02 è stato creato nel 1987 nei laboratori del Belgio di GSK Biologicals (una partecipata Glaxo) ed è stato testato la prima volta nel 1992 su “alcuni volontari” negli Stati Uniti d’America, grazie alla collaborazione dell’US Walter Reed Army Institute of Research, l’istituto di ricerca medica dell’esercito USA con sede a Washington. La prima campagna di sperimentazione ad ampio raggio dell’RTS,S ha però preso via in Africa nel 1998 e nel biennio 2002-2003 i test sono stati eseguiti sulla popolazione “adulta” dei villaggi di Kombewa nel Centro clinico co-gestito da USAMRU-K. “I test fornirono dati incoraggianti in termini di sicurezza e immunogenicità, così a partire della fine del 2003 è stata avviata la fase sperimentale “Ib” su 90 bambini della stessa aerea geografica, che ha prodotto risultati ancora una volta incoraggianti”, si legge in un report della GlaxoSmithKline. “Subito dopo è partita la fase “II”, condotta su oltre 2.000 bambini nel sud del Mozambico. I risultati di questo test, pubblicati dalla rivista medica The Lancet nel 2004 e 2005, hanno mostrato che l’RTS,S è stato efficace per un periodo di 18 mesi nel ridurre la malaria clinica nel 35% dei casi, e la malaria grave nel 49%”. Ignoto, ovviamente, cosa sia accaduto nel restante numero di casi, 1.300 bambini cioè in carne ed ossa.
Qualche tempo dopo è stata avviata la fase sperimentale “”IIb” per determinare l’efficacia “a lungo termine” del vaccino anti-malarico. A far da cavie, stavolta, più di un migliaio di neonati di Kenya e Tanzania e un imprecisato numero di bambini in Mozambico. I risultati sono stati pubblicati l’8 dicembre 2008 dal New England Journal of Medicine: “In 340 bambini di età compresa tra i 5 e i 17 mesi, l’RTS,S/AS01 ha ridotto il rischio di episodi clinici di malaria del 53%, su un periodo di follow-up di otto mesi, quando è stato amministrato a 8, 12 e 16 settimane di età con un vaccino comune contenente antigeni per la difterite, il tetano la pertosse e l’haemophilus influenzae B (Hib). Lo studio ha inoltre riportato il 65% in meno nell’insorgenza delle nuove infezioni su un periodo di follow-up di tre mesi dopo la somministrazione delle tre dosi vaccinali”.
Negli stessi mesi veniva realizzato un ulteriore test in Kenya e Tanzania su 894 bambini tra i 5 e i 17 mesi di età. “Si è valutata la sicurezza e l’efficacia dell’RTS,S/AS, combinato ad un altro Sistema Adiuvante di proprietà della GSK, noto con il codice AS01”, spiegano i responsabili della società farmaceutica. “Sono state somministrate ad ogni bambino altre tre dosi del vaccino sperimentale RTS,S/AS01 o il vaccino anti-rabbico. È stato provato che la formula RTS,S/AS01 riduce gli episodi di malaria clinica del 53% in un periodo medio di otto mesi. Studi successivi in Mozambico con l’utilizzo del vaccino RTS,S congiuntamente ad un Sistema Adiuvante differente della GSK (AS02) hanno provato il 35% di efficacia contro la malattia clinica per 18 mesi in bambini di età compresa tra uno e quattro anni”.
Nel maggio 2009 ha infine preso il via la fase sperimentale “III” che ha visto la somministrazione del vaccino a più di 16.000 bambini di sette paesi dell’Africa Sub-Sahariana (Gabon, Mozambico, Tanzania, Ghana, Kenya, Malawi e Burkina Faso). Secondo US Army, nel centro clinico di Kombewa sarebbero stati sottoposti a test più di un migliaio di bambini di età compresa tra i cinque mesi e tre anni. “Il passo successivo sarà quello di trovare un altro migliaio di partecipanti che abbiano non più di sei settimane di vita”, spiega la responsabile del presidio militare. “Ciò significa ottenere la fiducia di nuove madri nei villaggi rurali, dato che esse partoriscono sempre in casa”.
Un comunicato della GlaxoSmithKline in data 21 aprile 2010 afferma che “se sarà provata l’efficacia sui bambini tra i 5 e 17 mesi d’età, il nuovo vaccino sarà sottoposto ai controlli delle autorità sanitarie internazionali nel 2013”. Ulteriori dati sulla sicurezza e immunogenicità “saranno presentati quando essi saranno pronti”. “Se tutto andrà bene – prosegue GSK – la somministrazione generale dell’RTS,S ai bambini di età compresa tra le 6 e le 12 settimane di vita sarà possibile entro cinque anni”. Se tutto andrà bene, dunque. Male che va si potrà pensare di estendere la sperimentazione ad altre decine di migliaia di piccolissime cavie umane in tutto il continente africano.
Se appare incredibilmente spregiudicata e priva di etica la massiccia sperimentazione del vaccino in aree del continente dominate dalla fame, dal sottosviluppo, dall’analfabetismo e dall’assenza di qualsivoglia servizio primario, desta profonda inquietudine il ruolo assunto nella vicenda da un’unità “sanitaria” d’élite delle forze armate USA. USAMRU-Kenya vanta però una lunga tradizione nel campo della “ricerca scientifica” e della “prevenzione” delle infermità tropicali. In qualità di task force operativa estera del Walter Reed Army Institute of Research, l’unità fu inviata in Kenya nel lontano 1969 per avviare uno studio sulla tripanosomiasi, un’infezione parassitica trasmessa dalla mosca tse-tse. Nel 1973 USAMRU stabilì una propria sede permanente a Nairobi grazie ad un accordo con il Kenya Medical Research Institute. Negli anni successivi furono aperti laboratori nella capitale e nel Kenya occidentale (Kisumu, Kisian, Kombewa e Kericho) per la sperimentazione di farmaci contro malaria, tripanosomiasi, “malattie infettive globali emergenti” e l’HIV/AIDS. Proprio all’AIDS sono stati destinati gli sforzi maggiori più recenti: nell’ambito dell’United States Military HIV Research Program (USMHRP), lo staff di US Army sta sviluppando il vaccino HIV-1 ad efficacia globale e testando e valutando altri vaccini sperimentali contro l’AIDS. La sede del programma HIV è stata stabilita ancora una volta in Kenya, a Kericho, alla fine del 2000.
Coincidenza vuole che a fine dicembre 2000 nasceva pure in Gran Bretagna la GlaxoSmithKline (GSK) grazie alla fusione di due grandi società farmaceutiche, Glaxo Wellcome e SmithKline Beecham. Con oltre 100 mila dipendenti e un fatturato di 34 miliardi di euro, GSK si colloca al secondo posto nel mondo con una quota di mercato del 5,6%, dietro il gruppo Pfizer. Il comportamento “etico” della multinazionale è stato duramente stigmatizzato da più parti e non sono mancati gli scandali che l’hanno vista direttamente coinvolta. Tra le fondatrici di EuropaBio, l’associazione-lobby che raggruppa le industrie che promuovono la legalizzazione della produzione e dell’impiego di cibi geneticamente modificati, GlaxoSmithKline è stata messa sotto inchiesta dalle autorità argentine a seguito della morte nel 2008 di 14 bambini sottoposti alla sperimentazione di un nuovo vaccino contro la polmonite e l’otite. Altri due bambini sarebbero morti durante analoghi test a Panama e Cile. Agli inizi del 2007 la GSK aveva cominciato la somministrazione di 15.000 vaccini contro lo pneumococco ad altrettanti bimbi minori di un anno in tre regioni del nord argentino, Mendoza, San Juan e Santiago dell’Estero. Secondo gli organi di stampa locali, i genitori, di origini umili, “firmavano senza sapere che si trattava di una sperimentazione in fase tre, direttamente su umani, di un farmaco che poteva comportare dei rischi”. Nonostante l’indagine, GSK ha iniziato a distribuire in tutto il continente africano il vaccino Synflorix “per combattere le malattie pneumococciche invasive”. Si tratta di un programma “umanitario” dal costo di 1,3 miliardi di dollari voluto da G8, Banca Mondiale e UNICEF, finanziato in buona parte dall’Alleanza pubblico-privato internazionale GAVI (Global Alliance for Vaccines and Immunisation), da cinque paesi donatori (Gran Bretagna, Canada, Russia, Norvegia e Italia) e dall’immancabile Bill & Melinda Gates Foundation. È prevista la distribuzione fino a 300 milioni di dosi prodotte da un impianto aperto dalla multinazionale a Singapore. Proprio un bell’esempio di mercato globale.
Mentre fatturati e guadagni si moltiplicano inverosimilmente, il management di GSK ha varato un piano che prevede la chiusura a breve termine del Centro ricerche e produzione antibiotici di Verona, uno dei due impianti posseduti in Italia dalla società. A rischiare il licenziamento sono più di 600 lavoratori. Delocalizzazioni nel sud-est asiatico, test sui bambini africani, smantellamento dell’apparato produttivo in Europa. E nello sfondo la guerra, altro crimine del capitalismo dal volto sempre più disumano. Nell’ultima decade, la GlaxoSmithKline ha sottoscritto con il Dipartimento della Difesa degli Stati Uniti d’America ben 61 contratti per la fornitura di vaccini, farmaci e attrezzature sanitarie, per un importo complessivo di 75.555.579 dollari. Assai meno di quanto fatto però dal partner e “mecenate” Bill Gates: in computer, programmi e war games, Microsoft-Gates ha fatto affari con il Pentagono per 278.480.465 dollari. Due volte e mezzo in più di quello che è stato reinvestito per i nuovi vaccini contro la malaria.

 articolo di Antonio Mazzeo





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sabato 9 gennaio 2010

Rosarno: Esplode la rabbia degli africani





Nuova rivolta a Rosarno. Esplode la rabbia degli africani

Terrelibere.org

[Da terrelibere.org] Dormono in tubi di metallo, vivono in ex fabbriche abbandonate, sono diventati l'occasione per progetti fumosi e strampalati, lavorano per pochi soldi in condizioni durissime. E soprattutto non ne possono più di sopportare la violenza gratuita di mafiosi e balordi. Loiero: «Quello che è successo è il frutto del clima di intolleranza xenofoba e mafiosa».

In contrada Spartimento, nei pressi dell’ex Opera Sila di Gioia Tauro che ospita centinaia di raccoglitori di arance, due africani sono stati feriti con un fucile ad aria compressa. E’ accaduto nel pomeriggio di ieri. Uno di loro è un rifugiato politico del Togo con regolare permesso di soggiorno. Le condizioni delle persone ferite portate nell’ospedale di Gioia Tauro non sarebbero gravi.
«Lo so che adesso daranno tutta la colpa a noi. E quei ragazzi che si divertivano a utilizzarci come tiro al bersaglio chissà dove sono a spassarsela», dice un lavoratore marocchino alla Repubblica. E racconta: «Ridevano, tre ragazzi su una macchina scura. Ridevano e urlavano: `Oggi non si lavora?`. Dalla statale la macchina ha cominciato ad accelerare e dai finestrini due si sono messi a sparare». «Siamo qui solo per lavorare», urla un giovane del Ghana con l’accento bergamasco.
Dopo gli attentati, alcune centinaia di africani hanno iniziato a protestare bruciando dei copertoni. Stessa reazione, appena si è diffusa la notizia dei ferimenti, c’è stata nell’ex fabbrica Rognetta di Rosarno. Più tardi, in serata, sono state danneggiate diverse auto nella cittadina della Piana. Dopo l’arrivo dei rinforzi di polizia e carabinieri, si è cercata una mediazione. La trattativa si è svolta in un clima di grande tensione. Gli abitanti di Rosarno avevano inveito contro gli immigrati mentre questi, nel loro tragitto, danneggiavano tutto ciò che incontravano sulla loro strada. In tarda serata, a Gioia Tauro è stata bloccata la nazionale.
Nella Piana ci sono alcune centinaia di immigrati che lavorano nella raccolta delle arance. La maggior parte di loro sono bulgari e rumeni, che sembrano invisibili perché – da quando sono diventati neocomunitari – possono andare e venire in base all’offerta di lavoro, affittare un appartamento, vivere in condizioni decenti.
Gli africani no. Sono il prodotto delle leggi razziste, sono gli scarti della politica della Lega. Vivono da settimane in due strutture abbandonate, la Rognetta nel centro di Rosarno e l’ex Opera Sila nei pressi Gioia Tauro. La prima è una ditta per la produzione di succo, fallita da anni. La seconda doveva distillare ottimo olio calabrese, ma è abbandonata da tempo. Gli africani dormono, lì, nei silos di metallo. Sono l’ultimo anello di un sistema malato.
In estate è stata sgomberata e murata la Cartiera, altra ex fabbrica abbandonata che per anni ha ospitato la comunità africana. Erano stati promessi interventi strutturali ed altri per fronteggiare l’emergenza umanitaria che ogni inverno riecheggia in tutto il mondo. Non è stato fatto nulla, se non progetti astratti [infopoint, orientamento al lavoro], proposte ridicole [villaggio della solidarietà, museo dell’agricoltura], piccoli interventi [bagni chimici installati e poi tolti, cisterne inviate e ritirate]. Maroni, da ultimo, ha stanziato 930 mila euro per il «recupero urbano delle aree degradate». Gli africani sono «poverissimi in un mare di soldi», al pari dei calabresi costretti all’emigrazione.
Una filiera mafiosa che penalizza i lavoratori, un sistema di norme feroci che impedisce loro di vivere in maniera dignitosa. Nel corso degli anni sono sempre stati vittime di atti di violenza. L’anno scorso hanno detto basta, dopo il ferimento di due di loro. Sembrava fosse chiara la determinazione della comunità africana a non accettare ulteriori atti di violenza nei loro confronti. Ed invece, è accaduto ancora una volta. «Quello che è successo è il frutto del clima di intolleranza xenofoba e mafiosa», ha dichiarato subito il presidente della Regione Loiero.
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