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giovedì 23 agosto 2018

La propaganda di Salvini la pagano tutti costa mille euro giorno

La propaganda social di Matteo Salvini ora la paghiamo tutti e ci costa mille euro al giorno. Il primo giorno al Viminale il ministro dell'Interno ha assunto come collaboratori tutti i membri dello staff di comunicazione, incluso il figlio di Marcello Foa. Aumentando a tutti lo stipendio (tanto non sono soldi suoi). I post contro i migranti e le ong, le dirette Facebook per attaccare a destra e a manca, gli sfottò nei confronti di chiunque lo critichi, le bufale razziste rilanciate a milioni di follower e fan.

 ci costa mille euro al giorno

Il primo giorno al Viminale il ministro dell'Interno
 ha assunto come collaboratori tutti i membri dello staff di comunicazione,
 incluso il figlio di Marcello Foa. 
Aumentando a tutti lo stipendio (tanto non sono soldi suoi). 

DI MAURO MUNAFÒ

I post contro i migranti e le ong, le dirette Facebook per attaccare a destra e a manca, gli sfottò nei confronti di chiunque lo critichi, le bufale razziste rilanciate a milioni di follower e fan: la comunicazione di Matteo Salvini non è diventata più istituzionale da quando è seduto nella poltrona di ministro dell'Interno. Ma qualcosa in realtà è cambiato: ora la propaganda sulle sue pagine Facebook personali non la paga più lui, ma direttamente il suo dicastero. E quindi tutti gli italiani.

Nulla di illecito o illegale sia chiaro. Si tratta dei contratti di collaborazione che ogni ministro, una volta insediatosi, utilizza per formare la sua squadra. Dai documenti del ministero dell'Interno si scopre così che già il primo di giugno, primo giorno con il governo Conte insediato, Salvini ha firmato il decreto ministeriale per assumere i suoi fedelissimi strateghi social, 
con stipendi di tutto rispetto.

Primi a passare a libro paga del Viminale sono stati Morisi e Paganella, i fondatori della “Sistema Intranet” che da anni gestisce le pagine social di Matteo Salvini e tra i principali artefici del successo digitale del leghista. Per Luca Morisi, assunto nel ruolo di “consigliere strategico della comunicazione”, lo stipendio è di 65mila euro lordi l'anno. Meglio ancora va al suo socio Andrea Paganella, capo della segreteria di Salvini, che percepirà invece 
86mila euro l'anno fino alla durata del governo.

Non finisce qui. Passano due settimane e la squadra di Salvini si allarga: il 13 giugno vengono assunti direttamente dal Viminale anche altri quattro membri del team social già al lavoro per la propaganda social salviniana. Passano a libro paga del governo anche Fabio Visconti, Andrea Zanelli e Daniele Bertana, tutti con lo stesso stipendio: 41mila euro lordi, circa 2mila euro netti al mese. Stessa cifra e carica, “collaborazione con l'ufficio stampa”, anche per Leonardo Foa, il figlio del candidato alla presidenza Rai del governo gialloverde Marcello Foa .

Il conto totale dello staff di Salvini passato a libro paga delle casse statali è presto fatto: 314mila euro l'anno per lo staff social, a cui vanno aggiunti i 90mila euro l'anno garantiti al capo ufficio stampa Matteo Pandini, ex giornalista di Libero e autore di una biografia di Salvini, assunto il primo luglio scorso. Insomma, più o meno mille euro al giorno pagati da tutti per ricevere tweet, dirette Facebook e selfie da campagna elettorale permanente.

Un dettaglio interessante che emerge dagli stipendi del team social è quello della generosità di Matteo Salvini: generosità con i soldi pubblici però. In una dichiarazione del maggio scorso Luca Morisi, rispondendo agli articoli della stampa, aveva affermato che la Lega aveva stipulato con la sua “Sistemi Intranet” un contratto da 170mila euro annuali per i vari servizi di comunicazione che richiedevano il lavoro di 4 persone: fatta la divisione, significa 42mila euro a persona.

A un solo anno di distanza, e una volta conquistata la poltrona di ministro, Salvini ha deciso di dare a tutti un aumento: il team social, come abbiamo scritto, si compone ora di sei persone per un totale di 314mila euro annui. In media sono 52mila euro a testa, 10mila in più rispetto a quando gli assegni li firmava via Bellerio. La pacchia è iniziata.

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venerdì 17 giugno 2016

PENSIONI Anticipate , Quanto Costa il Prestito



PENSIONI ANTICIPATE QUANTO COSTERÀ RIMBORSARE IL PRESTITO A RATE


Una rata di 53 euro al mese in caso di anticipo di solo un anno rispetto all'età di vecchiaia con una 

pensione netta di 800 euro. È uno degli esempi elaborati sulla flessibilità in uscita allo studio del 

Governo illustrata ieri dopo il confronto tra Esecutivo e sindacati. Ecco gli esempi elaborati dal 

sindacato sulla base di un tasso di interesse fisso al 3% 
e una restituzione in 20 anni con 13 mensilità l'anno:

PRESTITO SU PENSIONE LORDA 900 EURO INTERESSE 3%
Anticipo un anno
mensile annua
Pensione spettante netta 800 euro 10.400
Importo da restituire 10.400 euro
Rata in 20 anni 53,24 euro 692,12
Perc su trattamento lordo 5,9% 5,9%
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Anticipo due anni
Pensione spettante netta 800 euro 10.400
Importo da restituire 20.800 euro
Rata in 20 anni 106,48 1.384,24
Perc su trattamento lordo 11,8% 11,8%
------------------------------------------------------------
Anticipo tre anni
Pensione spettante netta 800 euro 10.400
Importo da restituire 31.200 euro
Rata in 20 anni 159,71 2.076,23
Perc su trattamento lordo 17,7%
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PRESTITO SU PENSIONE LORDA 1.200 EURO INTERESSE 3%
Anticipo un anno
mensile annua
Pensione spettante netta 1.000 euro 13.000
Importo da restituire 13.000 euro
Rata in 20 anni 66,55 865,15
Perc su trattamento lordo 5,5% 5,5%
-------------------------------------------------------------
Anticipo due anni
Pensione spettante netta 1.000 euro 13.000
Importo da restituire 26.000 euro
Rata in 20 anni 133,09 1.730,17
Perc su trattamento lordo 11,1% 11,1%
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Anticipo tre anni
Pensione spettante netta 1.000 euro 13.000
Importo da restituire 39.000 euro
Rata in 20 anni 199,64 2.595,32
Perc su trattamento lordo 16,6%% 16,6%%
=============================================================
PRESTITO SU PENSIONE LORDA 3.600 EURO INTERESSE 3%
Anticipo un anno
mensile annua
Pensione spettante netta 2.500 euro 32.500 euro
Importo da restituire 32.500
Rata in 20 anni 166,37 2.162,81
Perc su trattamento lordo 4,6% 4,6%
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Anticipo due anni
Pensione spettante netta 2.500 euro 32.500 euro
Importo da restituire 65.000
Rata in 20 anni 332,74 4.325,62
Perc su trattamento lordo 9,2% 9,2%
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Anticipo tre anni
Pensione spettante netta 2.500 euro 32.500 euro
Importo da restituire 97.500
Rata in 20 anni 499,10 6.488,30
Perc su trattamento lordo 13,9 13,9%.


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lunedì 28 aprile 2014

Quanto ci costa la scorta di Berlusconi



40 uomini e due auto blindate. 
Quanto ci costa la scorta di Berlusconi


Grazie ad una serie di provvedimenti varati dai suoi stessi governi, l'ex presidente del Consiglio conserva la protezione piena che gli era garantita quando era in carica. Due milioni e mezzo circa il costo annuo, pagato dai cittadini solo per la scorta. Senza contare il dispiegamento di Carabinieri a presidio delle sue abitazioni.


Una quarantina di uomini divisi in due squadre di 20 ciascuna e due auto blindate per una spesa superiore ai 200mila euro al mese. Vale a dire due milioni e mezzo l’anno. Tanto costano gli uomini dei servizi di sicurezza che ancora oggi stanno appresso all’ex premier Silvio Berlusconi. Senza contare i carabinieri dispiegati dal Ministero degli Interni per servizi ordinari presso le ville di famiglia. Un’eredità che lo stesso Berlusconi si è costruito da solo, a più riprese, con provvedimenti ad hoc e che è riuscito a mantenere anche oggi che è un deputato come altri, solo molto molto costoso. Tanto che gli 80mila euro per la scorta balneare di Fini, da settimane oggetto di furiose polemiche, diventano briciole.

Gli uomini al seguito del Cavaliere, spiegano fonti molto qualificate, hanno trattamenti economici doppi rispetto ai colleghi che svolgono servizi di sicurezza ordinari. Hanno stipendi e prerogative equiparati a quelli dei colleghi dello spionaggio e controspionaggio senza esserlo. Siamo, per essere chiari, intorno ai cinquemila euro al mese. E sono appunto quaranta. I conti sono presto fatti.

Nei suoi mandati, a più riprese, il Cavaliere è riuscito a cambiare le regole sulla sicurezza e imporre uomini di fiducia provenienti dalla sua azienda. Lo si scoprirà anni più tardi, quando i magistrati baresi cercheranno risposte all’andirivieni incontrollato di persone dalle ville del Cavaliere: possibile che nessuno della sicurezza controllasse chi entra e chi esce? Si, perché il premier, proprio per tutelare la sua “privacy”, già dal primo mandato era riuscito a sostituire gli uomini dello Stato con quelli della security di Fininvest e Standa (da quel giorno in poi a libro paga degli italiani). Un’impresa non semplice. Prima di allora, infatti, nessuno poteva entrare in polizia, carabinieri o finanza senza un regolare concorso pubblico. Per garantirsi la “sua” scorta – che obbedisca a personalissimi criteri di fedeltà privata e discrezione pubblica – Berlusconi ricorre allora a un escamotage senza precedenti: grazie alle sue prerogative di Presidente del Consiglio, s’inventa una nuova competenza ad hoc presso i Servizi, gli unici cui la legge consente di assumere personale a chiamata diretta. Nasce così un nucleo per la scorta del presidente che fa capo al Cesis (oggi Aisi, Agenzia Informazioni e Sicurezza Interna) anziché al Viminale, anche se con l’attività di intelligence vera e propria nulla ha a che fare.

Gli uomini d’azienda vestiranno la divisa sotto la guida dell’uomo che, alla fine degli anni Ottanta, faceva la security alla Standa. E che di punto in bianco si trova capo-scorta del presidente del Consiglio con la qualifica di capo-divisione dei servizi. E si porta dietro almeno altre cinque ex body-guard Fininvest. Col tempo la struttura è cresciuta a ventiquattro unità, poi 31 e infine 40 che stavolta vengono in parte attinte dalle Forze dell’Ordine, ma sempre su indicazione di quel primo nucleo. Che tornerà regolarmente ad ogni successivo mandato. Anzi, non smetterà più di prestare servizio.

Quegli stessi uomini, infatti, sono lì ancora oggi che il Cavaliere è tornato ad essere un deputato. Perché? Perché ha deciso così. E’ il 27 aprile del 2006. Berlusconi ha perso le elezioni e si appresta a fare le valigie e cedere la poltrona e la “campanella” del Consiglio dei Ministri a Romano Prodi. Ma non ha alcuna intenzione di cedere anche quella struttura che i magistrati baresi tre anni dopo definiranno quantomeno “anomala” e che in fin dei conti è una sua creatura. Così, giusto 17 giorni dopo il voto, poco prima di lasciare il Palazzo, Berlusconi vara un altro provvedimento ad hoc che oggi giorno potrebbe chiamarsi a buon diritto “salva-scorta”, nella migliore tradizione delle leggi ad personam. Se ne accorgono, in ottobre, Gian Antonio Stella e Sergio Rizzo sul Corriere, che raccontano come, non fidandosi del professore, la scorta per il futuro Berlusconi abbia provveduto a farsela da solo stabilendo che i capi di governo “cessati dalle funzioni” abbiano diritto a conservare la scorta su tutto il territorio nazionale nel massimo dispiegamento. Così facendo riesce a portarsela via come fosse un’eredità personale, anche se era (e continua a essere) un servizio di sicurezza privato pagato con soldi pubblici. Al costo, ancora oggi, di due milioni e mezzo l’anno.

di Thomas Mackinson

http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/08/23/40-uomini-e-due-auto-blindate-quanto-ci-costa-scorta-del-deputato-berlusconi/331734/

VIA LA SCORTA
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martedì 8 maggio 2012

quanto costa l'assistenza sanitaria dei deputati



 Per la prima volta viene tolto il segreto 
su quanto costa ai contribuenti 
l'assistenza sanitaria
 dei deputati.


Per la prima volta viene tolto il segreto su quanto costa ai contribuenti l'assistenza sanitaria integrativa dei deputati.
Si tratta di costi per cure che non vengono erogate dal sistema sanitario nazionale (le cui prestazioni sono gratis o al piùpari al ticket), ma da una assistenza privata finanziata da Montecitorio.
A rendere pubblici questi dati sono stati i radicali che da tempo svolgono una campagna di trasparenza denominata Parlamento WikiLeaks.
Tre milioni e 92mila euro per spese odontoiatriche.
Oltre tre milioni per ricoveri e interventi. Eseguiti nonin ospedali o strutture convenzionati dove non si paga, ma in cliniche private.
976mila euro per fisioterapia.
Per visite varie, 698mila euro.
488 mila euro per occhiali.
257mila per la psicoterapia,
e per problemi psicologici e psichiatrici di deputati e dei loro familari.
Per curare i problemi delle vene varicose (voce "sclerosante") 28mila 138 euro.
Per visite omeopatiche 3mila e 636 euro.
Alcuni deputati si sono fatti curare in strutture del servizio sanitario nazionale ma hanno chiesto il rimborso all'assistenza integrativa del Parlamento per 153milaeuro di ticket.
Ma non tutti i numeri sull'assistenza sanitaria privata dei deputati, sono stati desegretati.
Gli importi spesi nell'ultimo triennio per alcune prestazioni previste dal FONDO DI SOLIDARIETÀSANITARIA come ad esempio:
Balneoterapia
shiatsuterapia
massaggio sportivo
elettroscultura (ginnastica passiva)
interventi per chirurgia plastica.
Ma questi conti i Questori della Camera non ce li hanno voluti dare...
Perchéqueste informazioni restano riservate, non accessibili?
Cosa c'èda nascondere?
Ecco il motivodi quel segreto secondo i Questori della Camera:
“Il sistema informatizzato di gestione contabile
dei dati adottato dalla Camera non consente di estrarre le informazioni richieste.
Tenuto conto del principio generale dell'accesso agli atti in base al quale la domanda non può comportare la necessitàdi un'attivitàdi elaborazione dei dati da parte del soggetto destinatario della richiesta, non èpossibile fornire le informazioni secondo le modalità richieste“.
Perchéla Camera deve provvedere a dare una assicurazione
integrativa?
Ogni deputato potrebbe benissimo farsela per conto proprio avendo
giàl'assistenza che hanno tutti i cittadini italiani.
Se gli onorevoli vogliono qualcosa di piùdei cittadini italiani, cioèun privilegio, possono pagarselo, visto che giàdispongono di un rimborso di 25 mila euro mensili, a farsi un'assicurazione privata.
Non si capisce perchéquesta mutua integrativàla debba pagare la Camera facendola gestire direttamente dai Questori.
Basterebbe semplicemente non prevede questa mutua integrativà
e quindi far risparmiare alla collettività dieci milioni di euro all'anno
Mentre a noi tagliano sull'assistenza sanitaria e sociale è deprimente scoprire che alla casta rimborsano anche massaggi e chirurgie plastiche private e sempre nel massimo silenzio di tutti.
...E NON FINISCE QUI...
Sull'Espresso di qualche settimana fa c'era un articoletto che spiega che recentemente il Parlamento ha votato all'UNANIMITA' e senza astenuti un aumento di stipendio per i parlamentari pari a circa €1.135,00 al mese.
Inoltre la mozione e stata camuffata in modo tale da non risultare nei verbali ufficiali.
STIPENDIO Euro19.150,00 AL MESE
STIPENDIO BASE circa Euro 9.980,00 al mese
PORTABORSE circa Euro 4.030,00 al mese (generalmente parente o familiare)
RIMBORSO SPESE AFFITTO circa Euro 2.900,00 al mese
INDENNITA' DI CARICA (da Euro 335,00 circa a Euro 6.455,00)
TUTTI ESENTASSE!
...senza contare...
TELEFONO CELLULARE gratis
TESSERA DEL CINEMA gratis
TESSERA TEATRO gratis
TESSERA AUTOBUS ‐METROPOLITANA gratis
FRANCOBOLLI gratis
VIAGGI AEREO NAZIONALI gratis
CIRCOLAZIONE AUTOSTRADE gratis
PISCINE E PALESTRE gratis
FS gratis
AEREO DI STATO gratis
AMBASCIATE gratis
CLINICHE gratis
ASSICURAZIONE INFORTUNI gratis
ASSICURAZIONE MORTE gratis
AUTO BLU CON AUTISTA gratis
La sola camera dei deputati costa al cittadino Euro 2.215,00 al MINUTO !!
...ed infine...
RISTORANTE gratis(nel 1999 hanno mangiato e bevuto gratis per Euro1.472.000,00).
Intascano uno stipendio e hanno diritto alla pensionedopo 35 mesi in parlamento
mentre obbligano i cittadini a 35 anni di contributi
(41 anni per il pubbico impiego)
Circa Euro 103.000,00
li incassano con il rimborso spese elettorali
(in violazione alla legge sul finanziamento ai partiti), piùi privilegi per quelli che sono stati Presidenti della Repubblica, del Senato o della Camera.
(la sig.ra Pivetti ha a disposizione e gratis un ufficio, una segretaria, l'auto blu ed una scorta sempre al suo servizio)

La classe politica ha causato al paese un danno
di 1 MILIARDO e 255 MILIONI di EURO.
La sola camera dei deputati costa al cittadino
Euro 2.215,00al MINUTO!!!


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martedì 17 gennaio 2012

VIDEO: COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE...

COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE



COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE



Un video, pubblicato su Youtube e rilanciato via Twitter, impazza tra gli internauti: è il "battesimo sfortunato" della nave Costa Concordia. Le immagini mostrano il varo della nave nel 2005, con la tradizionale bottiglia lanciata che non si rompe, un evento considerato "malaugurante" per un battello.


VIDEO: COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE...: COSTA CONCORDIA: AL VARO LA BOTTIGLIA NON SI ROMPE Un video, pubblicato su Youtube e rilanciato via Twitter, impazza tra gli in...

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mercoledì 23 febbraio 2011

mercoledì 1 settembre 2010

Quanto costa un figlio all'università




I costi per poter studiare e prendere una laurea sono sempre più alti.


Secondo i dati del ministero dell’istruzione, dell’università e della ricerca, le iscrizioni ai corsi di laurea nell’anno accademico 2009-2010 sono diminuite del 2,39% rispetto all’anno precedente. Si è ipotizzato che la scelta dei ragazzi di interrompere gli studi sia causata dalla crisi economica e dalla difficoltà delle famiglie di far fronte alle spese che l’università comporta. Ma quanto costa mantenere un figlio all’università?
Le rate in base al reddito
Il costo delle tasse universitarie e le scadenze dei versamenti variano da ateneo ad ateneo. La media annua è di 1000 € per le facoltà umanistiche e di 2000 € per quelle scientifiche. Ma l’importo varia a seconda del reddito famigliare, che va dichiarato nel modulo di autocertificazione allegato all’iscrizione. Solitamente il pagamento è in due rate  (all’iscrizione e in primavera).
I portatori di handicap con invalidità pari o superiore al 60%, gli studenti vincitori di borse di studio e le donne che interrompono gli studi per la maternità, sono le categorie esonerate dal pagamento delle rate.
Il prezzo alto dei libri
Un’altra voce di spesa importante per chi studia all’Università è il costo dei libri, che varia a seconda della facoltà. Una matricola può arrivare a spendere dai 300 € fino a 500 €. L’idea della compravendita dei libri usati e dello scambio sono prassi abbastanza consolidate, anche se i professori consigliano l’acquisto delle ultime edizioni perché più aggiornate.
Un’alternativa è quella di procurarsi i libri in biblioteca, oppure molti ragazzi ricorrono alla pratica di fotocopiare i testi. La legge però permetterebbe di riprodurre solo una parte del libro e non l’opera intera.
Il problema alloggio
I costi aumentano notevolmente quando un ragazzo si iscrive in una facoltà lontana da casa. Ciò significa dover affittare una stanza, mangiare sempre fuori e avere una serie di spese extra. Per trovare un alloggio si possono visionare gli avvisi in bacheca dell’ateneo, ma è fondamentale richiedere un regolare contratto. I costi variano da città a città e dal fatto se la stanza che si affitta viene condivisa o è personale; si va da un minimo di 300 € a circa 600 € per una stanza singola in appartamento comodo ai mezzi e alla facoltà.
Un’alternativa è l’alloggio in affitto alla casa dello studente: strutture messe a disposizione dagli enti per il diritto allo studio che hanno costi abbastanza ridotti. Tuttavia i posti letto sono ridotti e bisogna “correre” appena esce il bando.
I pasti e i trasporti
Un buon compromesso per chi vive fuori casa e deve mangiare sono le mense universitarie; i prezzi sono legati alla fascia di reddito e in linea di massima si spendono circa 200 € al mese. Oppure esistono strutture di ristoro convenzionate con l’ateneo.
Anche i trasporti, sia per chi vive in trasferta, sia per gli studenti pendolari, incide sulla spesa mensile: dai 50 ai 70 €, facendo abbonamenti e tessere sconto.



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sabato 28 agosto 2010

L’Afghanistan ci costa 51 milioni al mese, Gino Strada



L’Afghanistan ci costa 51 milioni al mese, Strada: “E non sanno neppure dove si trova”


L’Afghanistan ci costerà 51 milioni al mese, quest’anno. A fronte dei 45 dell’anno scorso. In febbraio il Senato ha votato il rifinanziamento della missione, e da giugno la spesa sarà ancora più alta. La Russa l’ha detto: arriverà un altro migliaio di sodati. Eppure l’invio e la permanenza del nostro contingente, a fronte del “pantano” che la missione si sta dimostrando essere, sembra collimare sempre meno con l’articolo 11 della Costituzione, quel “L’Italia ripudia la guerra come strumento di risoluzione delle controversie internazionali” fin troppo ignorato.
Gino Strada, di Emergency, è del tutto contrario alla riconferma dell’invio di nostri soldati. ”Vivo questo voto con l’animo disgustato da questa classe politica, che definisco di delinquenti politici. Perché quando una classe politica, la stragrande maggioranza del parlamento, vota contro la Costituzione del proprio paese, delinque contro la propria Costituzione, quindi il termine è appropriato. Oltre questo – ha continuato Strada – c’è lo sdegno per chi non vuol vedere la strage di civili che sta avvenendo in questi giorni, proprio in queste ore, dove si stanno compiendo crimini di guerra inauditi. Non solo si massacrano civili ma si impedisce che i feriti vengano evacuati negli ospedali. Di questo, ovviamente, abbiamo numerose testimonianze, da parte dei pochi che sono riusciti a superare i cordoni che le forze di occupazione hanno disposto intorno ai luoghi dei bombardamenti. Chiediamo ancora, con forza, che si apra un corridoio umanitario per soccorrere la popolazione civile di Marjah“.
Il capo dell’associazione volontaria ha poi un appunto da fare sui mezzi del contingente italiano. Il ministro della Difesa aveva assicurato: i nostri velivoli non possono portare agli errori cui hanno condotto i militari americani. ”Al ministro chiedo, e allora cosa sono i nostri, aerei da turismo? – ha commentato, duro, il medico – Cosa fanno, portano in giro i turisti a vedere i bombardamenti? Cosa ci fanno gli aerei militari in zone dove si sta bombardano? Sono affermazioni ridicole. Piuttosto, possiamo indicare alcuni dei pericolosi terroristi feriti dalle operazioni militari nella zona di Marjah. Feriti, perché i morti non li vediamo. Un ragazzo di 10 anni di nome Fasel, una bambina di 12 di nome Rojah che stava prendendo acqua al pozzo e si è presa una pallottola in un fianco, Said, di 7 anni, con una pallottola nel torace, un bambino di 9 anni di nome Akter che stava guardando dalla finestra quando gli hanno sparato in testa… questi sono i talebani“.
“I nostri politici – ha detto Gino Strada – non sanno niente dei talebani, non sanno di cosa parlano. Non saprebbero nemmeno indicare l’Afghanistan su una cartina muta. Purtroppo, questa è la gente che prende decisioni costano la vita a tanti afgani. E che costa una quantità di soldi impressionanti agli italiani. Siamo un paese dove si perdono centinaia di migliaia di posti di lavoro e si buttano via centinaia di milioni in una guerra per sostenere questo piuttosto che quel governo afghano. Mi piacerebbe avere un parlamento decente. Sull’Afghanistan continuano a dire agli italiani bugie clamorose, palle gigantesche. L’unica cosa da fare è smettere di sostenere questa classe politica. Io, personalmente, mi rifiuto di andare a votare. Lo farò quando ci saranno politici degni di questo nome”.

Vincenzo Marino

http://www.newnotizie.it/2010/05/19/lafghanistan-ci-costa-51-milioni-al-mese-strada-e-non-sanno-neppure-dove-si-trova/



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