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domenica 26 luglio 2015

Fukushima: la Situazione Oggi

Fukushima: la situazione oggi

A quattro anni dal disastro dell'11 marzo 2011, 
spieghiamo in dieci punti qual è la situazione oggi a Fukushima.





1. Noccioli fusi. La precisa ubicazione dei diversi noccioli fusi resta sconosciuta a TEPCO come a chiunque altro, ma è accertato che una buona parte si è fusa attraversando i vessel (contenitori d’acciaio a pressione) e scendendo nella parte bassa della struttura di contenimento. L'operazione di raffreddamento del combustibile fuso dovrà continuare ancora per molti anni.

2. Acqua contaminata. L’acqua utilizzata per il raffreddamento rappresenta la maggior parte dell'acqua contaminata immagazzinata nelle circa mille vasche d'acciaio montate sul sito dal 2011 ad oggi. A dicembre 2014, un totale di 320 mila tonnellate di acqua altamente contaminata era immagazzinata nei serbatoi. TEPCO sta utilizzando diverse tecnologie per rimuovere fino a 62 radionuclidi da quest'acqua, ma non l'isotopo radioattivo trizio che non si sa ancora come trattare. L’acqua già trattata ma contenente trizio ammontava lo scorso 8 febbraio a 297 mila tonnellate.

3. Il programma di TEPCO. Inizialmente TEPCO stimava di riuscire a completare il trattamento di tutte le acque altamente contaminate entro la fine di marzo 2015, ma questo piano è stato rivisto a gennaio, quando la società ha annunciato di aver completato "circa il 50 per cento" del lavoro. Un nuovo programma dovrà essere annunciato in questi giorni, con TEPCO che ora prevede di completare il trattamento delle acque entro il prossimo maggio. Allo stesso tempo, circa 300 tonnellate di acqua sono necessarie ogni giorno per raffreddare il nocciolo rimanente e il combustibile fuso nei tre reattori...





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domenica 22 settembre 2013

Lega Araba e il nucleare israeliano



I Paesi arabi chiedono alle Nazioni Unite di intervenire e liberare la regione da arsenali nucleari. Nel mirino Tel Aviv, l'unico a possederle. Ma l'Onu vota no.

- Sugli arsenali nucleari, la Lega Araba alza la voce contro la politica occidentale dei "due pesi, due misure", finora applicata in Medio Oriente. E se in questi ultimi due anni, la Lega - controllata da Paesi tradizionalmente alleati statunitensi, Arabia Saudita e Qatar - ha usato il pugno di ferro contro il regime siriano di Assad, oggi ha chiesto un intervento delle Nazioni Unite contro Israele.

L'IAEA, l'Agenzia Atomica dell'Onu, ha votato pochi minuti fa: 51 voti contro la risoluzione araba e 43 a favore. I Paesi arabi avevano presentato la mozione per chiedere che le Nazioni Unite intervenissero contro l'arsenale nucleare israeliano, ma non hanno per ora ottenuto nulla a causa della contrarietà dell'Occidente.

Lo scorso anno si sarebbe dovuta tenere una conferenza internazionale per la non proliferazione nucleare in Medio Oriente, costantemente rinviata. Gli Stati Uniti in questi giorni sono tornati a parlare della necessità di liberare la regione dagli arsenali atomici. Ma Israele non ci sta. Tel Aviv non ha mai aderito al Trattato per la Non-Proliferazione Nucleare e non ha mai permesso a osservatori internazionali di entrare nel Paese, nonostante si ritenga da tempo che sia l'unico Paese dell'area in possesso di armi chimiche, immagazzinate nel centro di Dimona.

Da cui la decisione della Lega Araba di intervenire, in vista dell'incontro e del voto dell'Agenzia Atomica Internazionale (IAEA) previsto a Vienna: Israele deve aderire al piano anti-nucleare, chiedono i Paesi arabi che voteranno una risoluzione in merito. Secondo Washington un simile passo "minerebbe gli sforzi di un dialogo costruttivo intorno ad un obiettivo comune", ha detto Joseph Macmanus, inviato USA all'IAEA.

da http://nena-news.globalist.it/
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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

http://maucas.altervista.org/imago_carte.html

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mercoledì 9 maggio 2012

Francois Hollande: il suo programma



Nuove assunzioni, abbassamento della soglia pensionistica che tornerebbe a 60 anni ... eutanasia ... riduzione del nucleare ... voto agli stranieri ... matrimoni gay ... questi sono alcuni dei punti principali con cui il Socialista Francois Hollande ha vinto le elezioni in Francia ...


Ecco i punti principali del programma di Hollande


GIOVANI: il socialista ha fatto dei giovani una delle sue priorità. La promessa di 60.000 nuove assunzioni nell'istruzione non riguarda solo gli insegnanti ma anche altri mestieri educativi.

 EUROPA: aggiunta della dimensione della crescita al trattato europeo di bilancio. Se sarà eletto, invierà ai leader Ue un "memorandum" per rilanciare la crescita.

 PENSIONI: Il socialista vuole correggere la riforma previdenziale di Sarkozy, riportando l'età pensionistica a 60 anni, ma solo per chi ha versato 41,5 anni di contributi.

 FAMIGLIA: Sì a matrimonio e adozione da parte dei gay.

 EUTANASIA: Per Hollande, chi è maggiorenne, in fase avanzata o terminale di una malattia incurabile potrà chiedere un'assistenza medica per finire la propria vita nella dignità.

 NUCLEARE: riduzione progressiva della quota nucleare nella produzione di elettricità dal 75% al 50% entro il 2025. Chiusura di una ventina di reattori.

 IMMIGRAZIONE: Negli ultimi giorni Hollande si è mostrato più duro sull'immigrazione. Per lui, è "indispensabile" una "limitazione dell'immigrazione economica" in un periodo di crisi.

VOTO AGLI STRANIERI: tutti gli stranieri potranno votare nelle elezioni locali.

 ISTITUZIONI: Stop al cumulo dei mandati per i parlamentari. Rafforzamento della decentralizzazione.

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venerdì 13 aprile 2012

NUCLEARE, UNA GRANA SERIA PER ISRAELE



 Gerusalemme, 12 aprile 2012, Nena News  (nella foto la centrale atomica israeliana di Dimona) – Jaakko Laajava.

TRATTATO DI NON PROLIFERAZIONE NUCLEARE, UNA GRANA SERIA PER ISRAELE

Dal caso Gunter Grass alla conferenza di Helsinki. Con la visita segreta di un rappresentante del governo finlandese torna la questione dell'arsenale atomico che infiamma l'area


Un nome e un cognome finlandesi che non dicono molto. E sarebbero passati del tutto inosservati se non ci fosse stato il forte clamore suscitato dal premio Nobel tedesco Günter Grass che, in un suo recente poema, ha denunciato la pericolosità dell’arsenale nucleare israeliano provocando le reazioni irritate dello Stato ebraico. Si parla da anni dei sospetti programmi nucleari iraniani ma il caso Grass ha finito per spostare l’attenzione anche sulle armi atomiche di cui è in possesso Israele (in segreto, ma tutti ne sono a conoscenza). Così le agenzie di stampa e i media locali si sono improvvisamente interessati alla visita segreta che Jaakko Laajava, sottosegretario agli affari esteri della Finlandia, ha fatto la scorsa settimana a Gerusalemme allo scopo di parlare del Trattato di non proliferazione nucleare (Tnp) con Jeremy Issacharoff, direttore generale del ministero degli esteri israeliano, e diversi rappresentanti del Consiglio per la Sicurezza Nazionale e della Commissione per l’Energia Atomica. Un’attenzione che ha costretto le autorità israeliane ad uscire allo scoperto. «Non si è trattato di un incontro segreto ma di routine con il rappresentante finlandese», ha provato a spiegare ieri Yigal Palmor, il portavoce del ministero degli esteri israeliano. Pochi gli hanno creduto. Sul tavolo dei colloqui c’era una questione centrale per gli interessi militari israeliani.
Israele vuole rinvio della conferenza di Helsinki sul disarmo nucleare
Laajava e i suoi interlocutori hanno discusso di un possibile coinvolgimento di Israele alla conferenza sul Tnp – mai firmato dallo Stato ebraico – che si terrà a fine anno a Helsinki. È nota l’intenzione di diversi paesi arabi e dell’Iran (che invece ha sottoscritto il Tnp, in vigore dal marzo 1970 e al quale aderiscono 189 paesi) di mettere sul tavolo la questione delle testate atomiche (pare 200) che Israele ha nei suoi arsenali, mai ispezionati seriamente dalle autorità internazionali competenti (Aiea). Israele boicotta sistematicamente questo tipo di incontri – sostiene che solo dopo la pacificazione del Medio oriente si potranno avviare colloqui sul disarmo nucleare – e cerca di allineare le sue posizioni a quelle degli Stati Uniti. Le cose stavolta sono più complicate perché, come ha scritto il quotidiano di Tel Aviv Haaretz, gli Stati Uniti non sono contrari alla conferenza sul disarmo e temono che un suo annullamento indebolisca ulteriormente gli sforzi per promuovere il Tnp, a tutto svantaggio dell’immagine di Barack Obama.
Issacharoff ha chiesto con forza al finlandese Laajava di rinviare al 2013 la conferenza di Helsinki, di fronte alla instabilità in Egitto e Siria. Tuttavia per Israele non sarà facile raggiungere lo scopo perché la scadenza del 2012 venne decisa ufficialmente all’ultima conferenza su disarmo nucleare tenuta a New York nel 2010. Obama è riuscito solo a spostarla a fine anno, quindi a dopo le presidenziali americane. Preme per una soluzione «nuclear free zone» in Medio Oriente anche l’Arabia saudita alleata degli Usa, non tanto per disarmare Israele quanto per contenere le ambizioni atomiche del nemico Iran.
Spingono per una soluzione anche i sauditi che pero’ guardano piu’ al “nemico” Iran
Il principe Turki al-Faysal, ex ambasciatore saudita a Washington e indicato come futuro ministro degli esteri, è stato chiaro: i cinque membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’Onu devono garantire un Medio Oriente senza il nucleare altrimenti partirà una corsa all’atomica che potrebbe includere oltre all’Arabia Saudita, anche l’Iraq, l’Egitto e la Turchia. Al-Faysal pensa ad uno «scudo di sicurezza nucleare» sotto il controllo del Consiglio di Sicurezza e a «sanzioni militari» per tutti i paesi sospettati di lavorare a un programma nucleare segreto.
Il bersaglio vero di questa no nukes campaign è il potente vicino iraniano ma riguarda anche Israele che al momento è l’unico paese della regione a possedere ordigni atomici. L’Arabia saudita si è già da tempo organizzata con l’alleato Pakistan per assistenza e forniture nucleari. L’Egitto sembrava intenzionato a costruire centrali prima della rivoluzione anti-Mubarak dello scorso anno. La Turchia potrebbe optare per la tecnologia russa mentre restano oscuri i programmi dell’Iraq, paese che nel 1981 subì il bombardamento aereo israeliano della sua centrale a Osirak. Attacco che potrebbe ripetersi trent’anni dopo, stavolta contro gli impianti atomici iraniani. Nena News
MICHELE GIORGIO
http://nena-news.globalist.it/?p=18548

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lunedì 12 settembre 2011

ENERGIAINFINITA: Decontaminazione nucleare

Decontaminazione nucleare



Decontaminazione nucleare

L’Arte è trasmissione delle emozioni. Tutte: anche di paura, ossessione e paranoia. L’installazione presentata nella galleria ha l’emblematico titolo Radioactive Control


ENERGIAINFINITA: Decontaminazione nucleare: Decontaminazione nucleare L’Arte è trasmissione delle emozioni. Tutte: anche di paura, ossessione e paranoia. L’installazione present...

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giovedì 14 luglio 2011

Scrivi subito il tuo nome sulla nuova Rainbow Warrior, il tuo sostegno ci aiuterà a portare avanti le nostre azioni contro il nucleare, la pesca illegale, la deforestazione e i cambiamenti climatici





Scrivi subito il tuo nome sulla nuova Rainbow Warrior, il tuo sostegno ci aiuterà a portare avanti le nostre azioni contro il nucleare, la pesca illegale, la deforestazione e i cambiamenti climatici


Ciao ,
mancano solo quattro mesi al varo pianificato della nostra nuova Rainbow Warrior III e abbiamo ancora urgente bisogno del tuo aiuto per finirla entro ottobre.

Tutto quello che devi fare è andare sul nuovo sito della RW III dove potrai acquistare un pezzo della nuova nave.

Come simbolo del tuo impegno nella protezione del nostro prezioso pianeta, il tuo nome sarà scritto su una parete dedicata, costruita a bordo della nave. Così navigherai con noi per i più remoti angoli del mondo. 

Se vuoi, puoi dedicare la tua donazione a qualcuno che ami, un figlio, un amico, il tuo partner, un genitore. E il suo nome sarà a bordo della Rainbow Warrior, sempre al nostro fianco.
Scrivi subito il tuo nome sulla nuova Rainbow Warrior, il tuo sostegno ci aiuterà a portare avanti le nostre azioni contro il nucleare, la pesca illegale, la deforestazione e i cambiamenti climatici.
Grazie!

Per un futuro più verde,


Kumi Naidoo
Direttore Esecutivo
Greenpeace International

P S La Rainbow Warrior è un simbolo di ciò che si può ottenere quando si agisce insieme per cambiare il mondo. In un'epoca in cui proteggere il nostro pianeta è cruciale, il tuo sostegno è fondamentale. Se hai già donato, ti ringrazio!

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lunedì 2 maggio 2011

Primo maggio al concerto vietata parola referendum

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Primo maggio, al concertone è vietato parlare dei referendum su acqua e nucleare

1 maggio 2011

Gli artisti costretti a firmare una liberatoria: chi apre bocca rischia una multa di decine di migliaia di euro

Il Comitato ‘Vota si’ per fermare il nucleare’, e’ fortemente contrario alla liberatoria che e’ stata fatta firmare agli artisti del Concertone del primo maggio ‘e che prevede decine di migliaia di euro di multa se si parla di acqua o nucleare’.

INACCETTABILE – ‘E’ un fatto inaccettabile – si legge in una nota del comitato che riunisce oltre 70 associazioni per il referendum del 12 e 13 luglio – che si aggiunge alla truffa in atto per scippare i referendum agli italiani. Ma aggireremo la censura: quello che non hanno potuto dire dal palco gli artisti lo hanno detto alle nostre telecamere. Le loro dichiarazioni saranno da domani sul sito http://www.fermiamoilnucleare.it/ Secondo il Comitato, in particolare, ‘e’ inaccettabile che da una parte non sia ancora stato approvato il regolamento che governa l’informazione per i referendum, che avrebbe dovuto gia’ essere in vigore, e dall’altra, invece, si applicano regole estemporanee e che, con ogni evidenza non rispettano il sentire degli italiani. Lo dimostrano anche le bandiere in piazza e la protesta degli artisti’. Insomma, conclude la nota, ‘quelle decine di migliaia di euro che pendono sulla liberta’ d’espressione degli artisti sono un’offesa inaccettabile alla liberta’ d’espressione e al pluralismo. Un’offesa agli italiani’.

… E GRAVE - ‘E’ veramente grave che qualcuno abbia pensato di impedire la libera espressione del pensiero in un’occasione pubblica come il concertone di oggi. E’ necessario capire chi, con spirito anti-libertario e anche arti-artistico, possa avere concepito simili condizioni per vietare agli artisti di esprimersi o di far parte di un comitato referendario. Sono clausole degne di un ministero della cultura popolare. Cose del genere non accadevano in Italia dai tempi del regime. Forse chi ha scritto quel testo pensava di essere in Iran! Gli artisti che hanno saputo reagire e denunciare la censura meritano un grazie per il loro gesto’. Lo afferma Ignazio Marino del Pd. In ogni caso le molto visibili bandiere di Greenpeace hanno accertato che lo spirito sui due referendum c’è.


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domenica 24 aprile 2011

Referendum e truffe di Pasqua


Referendum e truffe di Pasqua. Gli italiani scippati del loro diritto a decidere

Una sentenza della Corte Costituzionale ribadisce che se non c’è una vera abrogazione delle norme oggetto della consultazione, il referendum si deve svolgere lo stesso
ROMA – Se qualcuno ancora riteneva che l’imbelle Esecutivo di Silvio Berlusconi avesse una maggioranza nel Paese, con la manomissione dei referendum sul nucleare, la privatizzazione dell’acqua e il legittimo impedimento ha subìto una sonora smentita. Con atti di plastica e truffaldina solerzia, Berlusconi ha ordinato ai suoi dipendenti ministeriali di manomettere il ricorso alle urne perché ha una paura fottuta di mostrarsi perdente, soprattutto sul legittimo impedimento.
La decisione si è attuata in due tempi: nel primo, prendendo a prestito il dramma giapponese, ha “rimandato” a tempi migliori la costruzione delle nuove centrali nucleari, le stesse che erano considerate essenziali per il nostro futuro energetico soltanto a poche ore dalla terribile vicenda di Fukushima. Aggrappandosi, come è capitato ripetutamente in materia di immigrazione, allo scudo protettivo europeo, il nucleare non viene per niente abrogato ma soltanto rimandato a settembre. Il secondo atto dovrebbe consistere in un decreto con il quale si decide una mera sospensione del decreto Ronchi, che “liberalizzava” la gestione di un bene pubblico essenziale come l’acqua, che però ben due milioni di italiani aveva chiesto di abrogare firmando la richiesta di referendum. Evidentemente, Berlusconi deve aver compreso che anche questo secondo quesito referendario avrebbe convogliato l’interesse degli elettori e che lui non sarebbe stato in grado di brandire le sue armi violente trasformando i quesiti in plebisciti a suo favore.
LA DEBOLEZZA DI BERLUSCONI. Decisioni truffaldine, che violano il diritto degli elettori ma che soprattutto mostrano tutta intera l’estrema debolezza del magnate di Arcore e dei suoi gerarchi, timorosi che l’arma affilata da Antonio Di Pietro allarghi le crepe di una scalcinata coalizione, tenuta insieme con la saliva dei transfughi “acquisiti” dalla sua potenza economica. Sarà ora l’ufficio centrale per i referendum della Corte di Cassazione a decidere se gli strumentali provvedimenti normativi del Governo siano atti ad impedire lo svolgimento dei referendum e già possiamo immaginare, qualora i giudici si esprimano a favore dell’ammissibilità, quali potranno essere le reazioni dei gerarchi e del loro duce.
IL PARERE DELLA CONSULTA. Sul punto, legge e giurisprudenza costituzionale parlano chiaro. L’articolo 39 della legge n. 352/1970, che regola la materia, dispone che l’Ufficio centrale della Cassazione dichiari sospeso il referendum qualora il Parlamento abbia approvato una legge innovativa sulla materia. I giudici costituzionali, però, con la sentenza di tipo “additivo” ( n. 68/1978) hanno stabilito che qualora il Parlamento abbia “innovato” la materia mantenendo in vigore principi e criteri contro cui sono volti i propositi abrogativi dei referendari, la consultazione si svolte sulle nuove norme.
IL GOVERNO VUOLE AGGIRARE NORME E SENTENZE. In queste ore, dunque, il Governo sta cercando la “quadra”, cioè provvedimenti che possano essere accettati come realmente “innovativi” per non essere fulminati dai precetti giurisprudenziali dei giudici “comunisti” della Consulta, perché in tal caso la Cassazione non potrebbe che applicare quanto stabilito dalla Corte Costituzionale. Ma per fare questo, è evidente che dovrebbe, come sostiene Stefano Rodotà e come richiede Antonio Di Pietro, semplicemente abrogare le norme della fattispecie oggetto di referendum. Nel caso del nucleare, l’emendamento approvato dal Senato all’articolo 5 del cosiddetto “decreto omnibus” testualmente recita: “Al fine di acquisire ulteriori evidenze scientifiche, non si procede alla definizione e attuazione del programma di localizzazione, realizzazione ed esercizio nel territorio nazionale di impianti di produzione di energia elettrica nucleare". L’inciso in testa alla norma fa chiaramente comprendere come la decisione di costruire nuovi impianti è semplicemente “sospesa”, appunto in attesa di quelle “nuove evidenze scientifiche” che potrebbero giungere in tempi anche prossimi.
Non si sa ancora quale sarà il tenore del decreto-legge finalizzato a manomettere il referendum sulla privatizzazione dell’acqua, ma se dovesse contenere formule altrettanto ambigue potrebbe indurre i giudici di legittimità a far svolgere comunque la consultazione.
L’ABROGAZIONE DEL LEGITTIMO IMPEDIMENTO. È chiaro qual è l’interesse del premier: impedire che si realizzi un risultato sul legittimo impedimento, che si avrebbe qualora si recassero alle urne il 50,1% degli aventi diritto. Questo è il vero problema del Cavaliere. Una marea di voti che abrogano una delle tante leggi “ad personam” rappresenterebbe un plebiscito contro la sua persona.

di Fulvio Lo Cicero

http://www.dazebaonews.it/

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mercoledì 20 aprile 2011

Nucleare, Italia, il Governo ha paura del referendum


il Governo ha paura del referendum

Nucleare, retromarcia del governo. La maggioranza vuole disinnescare a tutti i costi la tornata referendaria di giugno dove gli italiani saranno chiamati a pronunciarsi anche sul legittimo impedimento. La paura del premier, in caduta libera nei sondaggi, è che il referendum possa trasformarsi in un voto contro di lui

Cosa si decide riguardo il legittimo impedimento?
Si tratta del quesito più “politico” tra quelli proposti il 12 e 13 giugno. Il legittimo impedimento permette al Presidente del Consiglio e ai ministri di non recarsi in un’udienza penale se sopraggiungono impegni di carattere istituzionale. La Corte costituzionale a gennaio ha ridimensionato l’applicabilità della norma, ma un’eventuale vittoria dei sì la cancellerebbe del tutto.






Grazie al successo ottenuto alla Camera sul processo breve, il presidente del Consiglio è ad un passo dalla prescrizione del procedimento Mills e, in successione, da quello Mediaset e Mediatrade (e i parlamentari-legali del premier al Senato sono già al lavoro per metterlo al riparo dall’inchiesta sul caso Ruby). La cancellazione dello scudo salva-processi creerebbe al Cavaliere un problema politicamente molto più grave. La fine di quel patto con gli italiani da cui Berlusconi è convinto di poter trarre la legittimità per continuare a governare. E per giunta per mezzo di un referendum. Una macchia indelebile sul suo indice di gradimento e quindi anche sulle chance di continuare la legislatura. Soprattutto per un capo che ha costruito la sua immagine mediatica sul “perché così vuole il popolo”.

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martedì 5 aprile 2011

Abbiamo Sole Vento e Mare!! NO al Nucleare!!




Abbiamo Sole Vento e Mare!!

Vaffanculo al Nucleare!!


Il12 giugno vota "SI" per fermare il nucleare in Italia!!

Meglio attivi oggi che radiattivi domani!!!


...Perchè dire "Si" al referendum sul nucleare del 12 giugno 2011

La discussione sull’opportunità del referendum è ormai alle spalle. Il referendum per abrogare la legge 99/2009 che vuole reintrodurre il nucleare in Italia ci sarà. Infatti è stato ammesso dalla Corte e quindi entro il 15 giugno, a meno di elezioni anticipate, le italiane e gli italiani dovranno pronunciarsi sul quesito referendario.

La forzatura del Governo italiano, che ha fatto approvare al parlamento la legge 99/2009 con il voto di fiducia e in spregio all’esito dei referendum del 1987, ha l’appoggio della lobby affaristica che vuole ad ogni costo investire in un affare di almeno 30 miliardi di euro per soli 4 reattori.

Come hanno detto 200 imprenditori che hanno firmato un appello, se il nostro paese investirà nel nucleare non avrà le risorse per fare altre scelte. Non a caso Enel, capofila italiano della lobby nuclearista, ha venduto parte delle sue rinnovabili per fare cassa in vista dell’investimento nucleare. Non a caso è in corso un attacco agli incentivi per le energie da fonti rinnovabili, che prelude alla richiesta di sostegni al nucleare.

Eppure le energie rinnovabili offrono importanti opportunità occupazionali, di innovazione, di investimenti distribuiti che sul modello della Germania valgono 15/ 20 volte i risultati occupazionali ottenibili con il nucleare e potrebbero anche consentire all’Italia di rispettare entro il 2020 gli impegni presi con l’Europa (20/20/20) per contrastare il cambiamento climatico.

Energie rinnovabili e nucleare sono 2 scelte alternative tra loro.

Inoltre il nucleare è pericoloso non solo per gli incidenti ma anche nel funzionamento normale. Gli incidenti di Chernobyl in Ucraina e di Three miles Island negli Usa hanno segnato pesantemente quei territori e hanno rilasciato i loro veleni anche su grandi aree del mondo. Non è vero che oggi non ci sono più incidenti nelle centrali, semplicemente non ne vengono date le notizie. Certo, per fortuna, non hanno avuto la gravità di quelli citati ma di qui a dire che le centrali sono sicure ce ne corre. Ambiente circostante delle centrali e salute sono a rischio e troppo spesso le notizie degli incidenti vengono nascoste per non allarmare le popolazioni interessate. Popolazioni e lavoratori sono coinvolti dalle conseguenze delle radiazioni anche durante il normale funzionamento delle centrali nucleari, come dimostrano ad esempio studi tedeschi e francesi sull’aumento delle leucemie nei bambini (oltre 3 volte) in rapporto alla distanza dalle emissioni. Del resto le emissioni sono il problema non risolto anche per le scorie radioattive, di cui nessun paese al mondo fino ad ora ha risolto il problema dello smaltimento in sicurezza. Così le aree delle centrali restano contaminate per tempi lunghissimi. Questo la dice lunga sul rapporto che si verrebbe a stabilire con le future generazioni che verrebbero condannate a convivere per centinaia, migliaia di anni con gli effetti delle scorie e delle aree contaminate.

Il nucleare è una scelta sbagliata, che non darebbe neppure energia elettrica a costi inferiori come promettono a vanvera i nuclearisti.

Occorre fermare questa scelta. Il referendum può essere l’occasione per farlo a condizione che proceda la costruzione di un fronte ampio e unitario, proseguendo il lavoro fin qui fatto. L’Italia dei valori ha promosso il referendum, tuttavia ora riconosce che occorre una dimensione molto più ampia e diversa da quella originale immaginata, al punto da chiedere contributi al Comitato per il SI e da offrirgli sostegno proprio perché raggruppa tutte le altre forze interessate a fare prevalere il Si per fermare il nucleare. Ognuno con le sue forze, caratteristiche, originalità. Tutti insieme per arrivare al difficile quorum del 50 % più 1 di votanti e per fare prevalere la cancellazione di questa legge irresponsabile che il Governo ha voluto ad ogni costo. Matteoli ha affermato che se si aspettano le Regioni le centrali nucleari non si faranno mai. Ha ragione. Per questo il Governo ha cercato di escludere le Regioni dal persorso, ma ora la Corte Costituzionale ha reintrodotto l’obbligo di acquisire il loro parere, anche a parziale correzione delle forzature istituzionali contenute nella legge 99/2009 che arriva alla militarizzazione dei siti prescelti e a tagliare fuori i Comuni e le popolazioni interessate da qualunque diritto di espressione.

Fare il quorum e fare vincere il Si al referendum è assolutamente necessario, insieme alla vittoria per garantire l’acqua bene pubblico, del resto si votano tutti i referendum lo stesso giorno.


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mercoledì 23 marzo 2011

lunedì 14 marzo 2011

Nucleare, Mario Tozzi : politici irresponsabili




Nucleare, il giornalista Mario Tozzi: “I politici sono degli irresponsabili. Parlassero di meno e studiassero di più”


Mario Tozzi, maître à penser e mezzobusto televisivo dell’ambientalismo italiano, non usa mezzi termini nel commentare le reazioni di casa nostra al terremoto giapponese e alla minaccia di disastro nucleare.

 Le dichiarazioni dei vari Fabrizio Cicchitto e Pierferdinando Casini, a Tozzi non sono proprio piaciute.
E’ un fiume in piena: “C’è da rimanere allibiti. Questi politici fanno finta di esser dei teorici di fisica nucleare. Non hanno nemmeno la decenza di usare la cautela che in situazioni come questa dovrebbe essere d’obbligo”.

Non parlate a Tozzi poi dell’editoriale di oggi del Messaggero a firma di Oscar Giannino. Un articolo che ha scalato la classifica delle dichiarazioni al buio che poi sono state clamorosamente smentite. Il giornalista scriveva che quanto accaduto in Giappone era “la prova del nove” della sicurezza dell’energia prodotta dall’atomo. “Che figura miserrima quella di Giannino – attacca Tozzi – Ma a una cosa è servita: a smascherare l’abitudine italiana di salire in cattedra e di parlare di cose che non si conoscono”.


Di fronte alla minaccia di un disastro nucleare, la parola d’ordine della lobby nucleare nostrana è minimizzare. “Anche l’incubo che sta vivendo il Giappone in queste ore con il danneggiamento di un reattore – continua il giornalista – in Italia viene declinato a mero strumento di propaganda politica e ideologica. Difendono l’atomo solo perché non possono tornare indietro”.


Secondo il conduttore di “Gaia, il pianeta che vive” (che tornerà in onda su Rai Tre a partire dal 31 marzo) le bugie più macroscopiche della lobby pro-atomo sono due: la sicurezza e l’economicità di questa fonte di energia. Che la tragedia giapponese le sta drammaticamente mettendo a nudo.

“Le centrali nucleari giapponesi – spiega Tozzi – sono state costruite per sopportare un terremoto di 8,5 gradi della scala Richter. Poi cos’è successo? E’ arrivato un sisma di 8,9 e le strutture non hanno retto”. Le centrali italiane saranno costruite per resistere a delle scosse di circa 7,1 gradi, ma, come sostiene Tozzi, “chi ci assicura che un giorno non arriverà un sisma più potente?”. Nessuno, appunto. Perché i terremoti sono fenomeni che non si possono prevedere. Inoltre il disastro giapponese è avvenuto nel paese tecnologicamente più avanzato del mondo. A Tokio infatti è radicata una seria cultura del rischio che è frutto di una profonda conoscenza di questi fenomeni. “Con quale faccia di tolla i vari Cicchitto ci vengono a vendere l’idea che in Italia, in caso di terremoto, le cose possano andare meglio che in Giappone? Il terremoto dell’Aquila se si fosse verificato in Giappone non avrebbe provocato neanche la caduta di un cornicione. Da noi ha causato 300 morti. Chi può credere alle farneticazioni sulla sicurezza del nucleare italiano?”, chiede sarcasticamente Tozzi. E’ vero che l’incidente nucleare è più raro, ma è altrettanto vero che è mille volte più pericoloso. E il caso giapponese, secondo Tozzi, è da manuale: “Se a una centrale gli si rompe il sistema di raffreddamento diventa esattamente come un’enorme bomba atomica. Forse è questa la prova del nove di cui parla Giannino”.

E poi c’è la questione della presunta economicità dell’energia prodotta dall’atomo. “I vari politici e presunti esperti – argomenta Tozzi – si riempono la bocca dicendo che il kilowattora prodotto dall’atomo è più economico di quello prodotto dalle altre fonti. Ma non è vero. Noi sapremo quanto costa realmente solo quando avremo reso inattivo il primo chilogrammo di scorie radioattive prodotto dalle centrali. E cioè fra 30mila anni”. Secondo il giornalista, la lobby che vuole il ritorno del nucleare propaganda la sua convenienza economica senza tenere conto dell’esternalità, e cioè dei costi aggiuntivi che ne fanno lievitare il prezzo. Che vanno dallo smaltimento delle scorie (problema che nessun paese al mondo ha ancora risolto definitivamente) ai costi sociali ed economici di un eventuale incidente. “Sono soldi che i nuclearisti non conteggiano – dice Tozzi – perché sono costi che ricadranno sui cittadini e sulle generazioni future”.

Il 12 giugno è in programma un referendum che, fra le altre cose, chiede l’abrogazione del ritorno all’atomo dell’Italia. Il rimando a quanto successe a Chernobyl nel 1987, alle grandi mobilitazioni antinucleariste fino al referendum che sancì l’abbandono dell’energia nucleare è quasi d’obbligo. Ma a Mario Tozzi il paragone non convince: “Veniamo da 25 anni di addormentamento delle coscienze. Oggi abbiamo gente come Chicco Testa e Umberto Veronesi che fanno i finti esperti e spot ingannevoli che traviano l’opinione pubblica”. Insomma, il legame fra l’incidente che scosse le coscienze e il voto popolare che funzionò nel 1987, oggi potrebbe fallire. Ma il 12 giugno non si voterà solo per dire no all’atomo. I cittadini saranno chiamati anche ad esprimersi contro la privatizzazione delle risorse idriche e contro la legge sul legittimo impedimento. Temi che, affianco al no all’atomo, potrebbero convincere i cittadini ad andare alle urne. E consentire alla tornata referendaria di raggiungere il quorum.

di Lorenzo Galeazzi e Federico Mello

Fonte: http://www.ilfattoquotidiano.it/2011/03/12/nucleare-tozzi-la-politica-farebbe-meglio-a-stare-zitta/97234/

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giovedì 10 marzo 2011

Dibattito Energia Italia è truccato da lobby nucleare



Contro la lobby del nucleare


“Il dibattito sull’energia in Italia è truccato dalla lobby del nucleare”. Così Nichi ieri ha parlato del decreto Romani, in una conferenza stampa organizzata da Sinistra Ecologia Libertà, per rimarcare la posizione che SeL ha da sempre chiaramente espresso sul tema delle energie rinnovabili e del nucleare.
Insieme a Nichi, Grazia Francescato, Loredana De Petris, Valerio Calzolaio e Fabio Roggiolani.

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mercoledì 23 febbraio 2011

sabato 7 agosto 2010

ECOLOGIA: I cinghiali radioattivi e lo zoo nucleare




ECOLOGIA: I cinghiali radioattivi e lo zoo nucleare: "Sta facendo molto discutere l'articolo di Der Spiegel sui cinghiali radioattivi che, un quarto di secolo dopo la tragedia nucleare di Che..."

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giovedì 4 febbraio 2010

Nucleare. Il Governo attacca le Regioni

Nucleare. Il Governo attacca le Regioni

Eleonora Formisani


Il Consiglio dei ministri ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che impediscono l'installazione di impianti nucleari. Il Governo cerca di frenare la crescente opposizione all'atomo di molte Regioni. Vendola: «La Puglia sarà la regione più disobbediente d’Italia»
Centrale-nuclearejpg

«Ci sono molte imprese che non sono più in grado di sopportare l’eccessivo costo dell’energia elettrica in Italia. Se avessimo una quota di energia nucleare non avremmo questi problemi, i posti di lavoro sarebbero tutelati e potremmo eliminare uno dei fattori più importanti che riducono la competitività del Paese». A dirlo, pochi giorni fa [31 gennaio] in una intervista all’Unità era Claudio Scajola, ministro dello Sviluppo economico.
Ed ecco che oggi arriva la notizia: il Consiglio dei ministri, su proposta del ministro Scajola, ha deciso di impugnare dinnanzi alla Corte Costituzionale le leggi regionali di Puglia, Campania e Basilicata che, di fatti, impediscono l’installazione di impianti nucleari nei loro territori. «L’impugnativa delle tre leggi è necessaria per questioni di diritto e di merito», ha dichiarato il ministro dello Sviluppo, Claudio Scajola. Continua il ministro: «Le tre leggi intervengono autonomamente in una materia concorrente con lo Stato [produzione, trasporto e distribuzione di energia elettrica] e non riconoscono l’esclusiva competenza dello Stato in materia di tutela dell’ambiente della sicurezza interna e della concorrenza [art. 117 comma 2 della Costituzione]». E infine aggiunge: «Non impugnare le tre leggi – continua – avrebbe costituito un precedente pericoloso perché si potrebbe indurre le Regioni ad adottare altre decisioni negative sulla localizzazione di infrastrutture necessarie per il Paese».

Il Governo cerca di frenare un’opposizione sempre più crescente da parte delle Regioni al decreto legislativo che individua i nuovi impianti. La scorsa settimana infatti dalla Basilicata, Calabria, Molise, Puglia, Lazio, Umbria, Toscana, Marche, Emilia Romagna, Liguria, Piemonte, Sicilia, Sardegna e dalla Campania è arrivata la bocciatura al decreto attuativo. Il parere negativo è stato dato tranne che da Veneto e dal Friuli Venezia Giulia [anche se oggi il presidente della Regione Renzo Tondo ha ribadito che il Friuli Venezia Giulia non ha alcuna intenzione di insediare impianti nucleari sul proprio territorio]; la Lombardia si è astenuta in attesa del pronunciamento della Corte Costituzionale, alla quale hanno presentato ricorso undici Regioni.

Per Legambiente quello del Governo non sarebbe altro che « un atto che mira a frenare preventivamente ulteriori decisioni regionali in tal senso’», Così ha commentato Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente, che continua «E’ assurdo che un Governo che ha fatto del federalismo la sua bandiera continui invece a centralizzare in modo arrogante e militarista le decisioni inerenti alle politiche energetiche, in totale spregio della Costituzione, delle scelte regionali e delle opinioni dei cittadini».

Secondo il presidente dei Verdi, Angelo Bonelli « Quello che il governo ha fatto è un atto da regime direi anche fascista. Uso queste parole – ha spiegato – perché quando un governo impugna leggi fuori dalla Costituzione solo perché le leggi che le Regioni hanno fatto non sono in coerenza con i principi e le volontà politiche ed ideologiche di questo governo, siamo fuori dalla democrazia in questo paese». E aggiunge: «E’ necessaria una grande ribellione da parte dei cittadini a un governo che ha deciso, per portare le centrali nucleari nel nostro paese, di utilizzare anche l’esercito»

«Sul nucleare si sta aprendo un conflitto istituzionale e la posizione del governo denota “una grande debolezza”», commentano i senatori del Pd, Roberto Della Seta e Francesco Ferrante.

E sulla questione non poteva mancare l’intervento di Niki Vendola, neocandidato per il centrosinistra alla Regione Puglia, che pochi giorni fa ha promesso battaglia contro le centrali nucleari nella sua regione, ha ribadito che la Puglia «sarà la regione più disobbediente d’Italia e continuerà a dire no al nucleare».q
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mercoledì 13 maggio 2009

nucleare in Italia




Roma, Italia — Se dovesse tornare il nucleare in Italia, sarebbero pochissimi i territori che potrebbero ospitarlo. Grazie all'analisi di tre importanti mappe, ormai dimenticate, sveliamo perché lo stivale è assolutamente inadatto alle centrali nucleari.

Ieri è stato l’approvato il DDL 1195 che dà sei mesi al governo per definire i criteri per la localizzazione dei siti nucleari. Oggi diffondiamo tre ‘carte nucleari’ per capire dove potrebbero finire le nuove centrali nucleari:

- la carta del CNEN, che era la risultante di varie carte tematiche elaborate negli anni settanta
- la mappa ENEA sulla vulnerabilità delle aree costiere ai cambiamenti climatici
- l’elaborazione GIS per la localizzazione del deposito nazionale per le scorie nucleari

Per stabilire i siti delle nuove centrali e delle scorie bisogna partire da queste carte e vedere secondo quali criteri verranno aggiornate. Un criterio è quello sismico, un altro criterio è quello della vulnerabilità delle coste per i cambiamenti climatici.

Il nostro rapporto "Mappe nucleari per l'Italia" fornisce una lista di aree a maggiore vulnerabilità climatica. Se questo criterio verrà adottato, dalla vecchia carta CNEN devono essere tolte diverse aree costiere e se ci fosse anche l'indicazione di restringere l'attenzione nelle aree a minore pericolosità sismica, rimangono pochissimi siti su cui puntare l'attenzione: nelle province di Vercelli e Pavia, isola di Pianosa in Toscana, province di Ogliastra, Nuoro e Cagliari.

Montalto di Castro - anche se la pericolosità sismica non è quella minima - rimane un forte indiziato sia per la vicinanza al mare in una zona costiera a minor rischio climatico che per le condizioni della rete. Sul sito c'è stata recentemente una visita di tecnici dell'azienda francese EDF. Ci aspettiamo che la regione Lazio nel suo piano energetico escluda chiaramente questa possibilità.

Riguardo alla mappa per le scorie nucleari è stata elaborata nel 1999-2000 dal gruppo di lavoro ad hoc costituito all'epoca dalla Conferenza Stato Regioni (e supportato tecnicamente da ENEA). In questo caso il rischio sismico è ritenuto meno rilevante (alcune aree sono persino in Abruzzo): le aree sono presenti in numerose regioni ma si concentrano particolarmente tra l'Alto Lazio e buona parte della Toscana, le Murge pugliesi e la Basilicata.

Continueremo a opporci a questa sciagurata scelta del governo e a chiedere ai candidati alle prossime elezioni europee cosa pensano del ritorno al nucleare in Italia.

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martedì 24 febbraio 2009

ITA - FRA ( NUCLEARE )




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© APCOM
Roma, 24 feb. (Apcom) - Siglato a villa Madama l'accordo di cooperazione italo-francese sul nucleare. Nell'ambito dell'intesa, firmata dal presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi e dal presidente francese Nicolas Sarkozy, si prevede la realizzazione di almeno quattro centrali di terza generazione nel territorio italiano.
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che fine ha fatto il referendum del 1987 contro il nucleare? non è valso a niente? la gente non dice nulla?

In ITALIA non funziona nulla figuriamoci 4 CENTRALI NUCLEARI ..............

SI MANGERANNO I SOLDI PRIMA E DOPO .

IN ITALIA SI POTREBBE VIVERE DI SOLE E TURISMO ...........

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