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venerdì 14 novembre 2014

Expo 2015 : La Mafia Partecipa al Banchetto


ED HANNO IL CORAGGIO DI CHIEDERCI DI 
LAVORARE GRATIS ???


se vuoi copia e diffondi questi loghi


Perché NOEXPO ?

La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo e le grandi opere diventano volano e simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati.

Quartieri militarizzati per proteggere i cantieri; risorse, territorio, diritti sacrificati alle logiche del megaevento; lavoro gratuito spacciato per opportunità; una città sempre più vetrina, tra sgomberi, speculazioni e spartizioni; mafie che proliferano; dispositivi di governo del territorio e procedure speciali che diventano norma e modello su scala più ampia; corporations del biotech, OGM e marchi globali del cibo spazzatura, grande distribuzione e Eataly, questa la tragicomica marmellata con cui nutrire il Pianeta; numeri sparati a caso su benefici, turisti, biglietti venduti a fronte della concreta realtà di tagli, tasse e beni comuni scippati o privatizzati.

Perchè NO Expo?

1. Perché dei 70’000 posti di lavoro promessi, ne sono stati attivati quasi 1’000, compresi gli stage formativi. Non è stato in alcun modo preso in considerazione il contratto a tempo indeterminato e svuotato quello a termine dei suoi diritti (impossibilità di scioperare per tutta la durata dell’esposizione che coincide con i mesi di presidenza italiana dell’Unione Europea). Sfruttando il contesto della crisi viene proposto il precariato come unica via per l’ eccezionalità dell’ evento anche oltre la durata dello stesso.

2. Perché avrebbero dovuto essere impiegati 18’500 volontari solo per la gestione del sito di Expo, poi ridotti a 7’000, anche se non si sa chi svolgerà il lavoro delle 10’000 persone che sono state giudicate non necessarie. Sicuramente non sono stati diminuiti i numeri dei volontari per aumentare quello dei lavoratori a contratto. La campagna di reclutamento di giovani è basata sul concetto dell’ ampliamento del curriculum e delle capacità lavorative e ha come fine il rendere possibile la “conoscenza e fruizione del patrimonio sociale, culturale e civile della città ospitante” da parte dell’ affluenza di stranieri.

3. Perché Expo nella sua globalità costerà 1,3 miliardi di soldi pubblici, che arriveranno a 10 miliardi se consideriamo autostrade (pedemontana) e opere collegate (vie d’acqua), oltre alla manutenzione della stessa città.

4. Per la corruzione presente negli alti ranghi dirigenziali di Expo spa che ha dato il via ad una ventina di arresti per tangenti e alla segnalazione di più di 40 imprese implicate con mafia.

5. Per la gestione emergenziale dell’ evento a discapito dei diritti, tra cui la possibilità di muoversi al di fuori dei protocolli sindacali e la possibilità per i paesi stranieri di non rispettare la legislazione italiana all’ interno dei padiglioni.

6. Per l’uso del Commissario unico, con poteri speciali (che possono eludere la normale legislazione giocando sullo stato di emergenza) alla sovraintendenza del mega-evento. Una delle politiche al centro del decreto “sblocca Italia” di Renzi.

8. Perché la retorica del’Esposizione esalta il modello del successo e dell’iniziativa individuale rappresentato da start-up, microimprese e sacrifici. Salario, diritti e dimensione collettiva non sono più elementi costitutivi del lavoro.

9. Perché anche questo megaevento diventa canale comunicativo per riaffermare la dicotomia di genere, funzionale ad un sistema di crisi. Si normalizzano corpi, identità, favolosità, al solo scopo di creare fette di mercato “pink”, invece che decostruire ruoli ed identità statiche.

10. Perché dietro lo slogan vuoto “nutrire il pianeta” si confermano quelle politiche agroalimentari che negano accesso al cibo e all’acqua, impongono modelli alimentari utili solo alle multinazionali, tra i primi sponsor dei sei mesi dell’evento Expo 2015.

IO NON LAVORO GRATIS PER EXPO


IO NON LAVORO GRATIS PER EXPO
Andiamo a scuola e all’università tutti i giorni. Tutti i giorni proviamo ad impegnarci nello studio, nel seguire le lezioni, nell’imparare, nel chiedere e cercare cultura.
Tutti i giorni andiamo a scuola con l’obiettivo di iscriverci all’università e avere un buon lavoro dove guadagnare abbastanza per vivere...CONTINUA A LEGGERE 
http://cipiri.blogspot.it/2014/11/io-non-lavoro-gratis-per-expo.html


Expo e la mafia

L'appalto principale (e più pagato) per la fiera del 2015 a Milano è andato a imprenditori che erano in affari con una delle cosche più sanguinarie della Sicilia

di Fabrizio Gatti

Su questi campi, imprigionati tra il nuovo carcere e i Frecciarossa che portano a Torino, è schierato un bel pezzo di Seconda Repubblica. Lo si legge nei nomi stampati sul cartello di cantiere, ancora bianco e pulito, lungo via Belgioioso appena oltre la periferia di Milano. Il capocordata dell'appalto più pagato del momento è un famoso costruttore veneto, in società con l'allora segretaria dell'ex governatore ed ex ministro Pdl, Giancarlo Galan. L'altra è l'azienda del collaboratore e sponsor romano di Altero Matteoli, ministro delle Infrastrutture nell'ultimo governo Berlusconi. C'è poi il grande consorzio di cooperative rosse. E la famiglia di imprenditori siciliani dal doppio curriculum.

Quello ufficiale di associati alla Compagnia delle opere, il braccio economico di Comunione e liberazione. E quello conosciuto soltanto a pochi intimi: un passato di incontri e affari con i boss di Barcellona Pozzo di Gotto, una delle cosche più sanguinarie della provincia di Messina, il clan che ha ordinato l'omicidio del giornalista Beppe Alfano. Raccontati da questa prospettiva, i lavori per l'Expo 2015 sembrano un'altra storia. Una grande coalizione attraverso le imprese. Da sinistra a destra. E ben oltre.

Ovviamente non la si può definire una cricca. Nessun giudice l'ha mai sentenziato. È un regolare raggruppamento di ditte, come avvertono i cartelli. Provvisto di attestati adeguati. E di certificati antimafia. Non avrebbero vinto, altrimenti. Mai però, nel tormentato avvio del progetto per l'Esposizione universale, imprenditori già in rapporti con Cosa nostra sono saliti tanto in alto. Il contratto in questione non è un subappalto. È il lotto principale, finora il più redditizio. Quello da cui dipende il successo o la figuraccia nel prossimo appuntamento italiano con il mondo. L'incarico, affidato la scorsa estate, per la costruzione della "piastra": lo strato di cemento, strade, canali e servizi su cui verranno innalzati i padiglioni.

La cordata veneto-romano-siciliana se l'è aggiudicato per 165 milioni 130 mila euro, partendo da una base d'asta di 272 milioni e 100 mila. Uno sconto record: 106 milioni 970 mila euro in meno. Un'enormità che ha scosso perfino Roberto Formigoni, padrino politico della Compagnia delle opere, commissario generale di Expo e presidente al tramonto di un governo regionale travolto dagli scandali: «Il ribasso si avvicina molto alla soglia di anomalia calcolata nel 43 per cento», ha detto Formigoni, «un valore che, pur rientrando nei parametri di legittimità, suscita qualche preoccupazione».

E anche la Procura ha aperto un'inchiesta. In 660 giorni, un anno e dieci mesi, dovranno costruire una città. Una sfida al calendario, dopo i ritardi del tandem Regione e Comune quando sindaco era Letizia Moratti. E non è escluso che per farcela, Expo 2015 ottenga la procedura d'urgenza. Quella scorciatoia alle norme che ha reso celebri Guido Bertolaso e Angelo Balducci. Entrando di nascosto nei cantieri più costosi in questi tempi di recessione, si capisce come la riuscita sia tutta nelle mani della capogruppo: la Mantovani spa di Mestre. E delle altre imprese della cordata: il consorzio cooperativo Coveco e la Sielv, entrambe veneziane, la Socostramo srl di Roma e la Ventura spa di Furnari, piccolo paese siciliano vicino a Barcellona Pozzo di Gotto.

Parla per tutti attraverso il suo staff, Piergiorgio Baita, 64 anni, presidente e azionista della Mantovani, sostenitore del Pdl veneto, socio e amministratore di altre aziende del gruppo con Claudia Minutillo, l'ex segretaria di Galan: «Il raggruppamento di imprese è nato partendo da un presupposto: ricercare il meglio negli specifici ambiti. In questo senso», spiega Baita, «Mantovani ha fatto riferimento a imprese con cui ha una collaborazione corrente e ultra decennale. Fra queste ha selezionato quelle che per capacità tecnica e organizzativa erano i partner più adatti per vincere l'appalto e garantire un cantiere di qualità e rispetto dei tempi». Nello stesso periodo di questa "collaborazione ultra decennale", crescono anche i proprietari della Ventura spa, l'impresa della Compagnia delle opere. Dalla coltivazione di ortaggi, meloni, radici e tuberi, come segnala la ragione sociale di una delle loro attività, fino all'Esposizione universale.

Due generazioni, la stessa famiglia: Sebastiano, 67 anni, Giuseppe, 50, Angelo, 55, e Raffaele Ventura, 39. Fatturato da 19 milioni nel 2009, 15 milioni nel 2011. Progettazione e costruzione di strade, parchi e strutture di ingegneria civile. I Ventura lavorano per i Comuni in provincia di Messina, il Consorzio autostrade siciliane, la Forestale. Ma anche al Nord, a Barlassina, in Brianza.
E a Ravenna.

La scorsa estate in Sicilia i carabinieri del Ros arrestano Rosario Cattafi, 60 anni. Una storia personale che attraversa Cosa nostra, estrema destra e contatti con apparati ministeriali. Cattafi entra e esce sempre indenne da inchieste storiche, come quella di vent'anni fa sull'autoparco dei clan in via Salomone a Milano. E da qualche settimana è il nuovo testimone sulla trattativa tra Stato e mafia. Con lui, a fine luglio vanno in carcere altri quattordici presunti complici. Come Salvatore Campanino, un imprenditore al quale i Ventura subappaltavano i lavori. Altri ancora, come Salvatore "Sam" Di Salvo, finiscono nelle indagini già nel 2011. Secondo l'accusa, è la mafia dei lavori pubblici. Quella che allunga i tempi nei cantieri. E fa lievitare i costi a colpi di gare truccate, attentati ed estorsioni contro i concorrenti. È dal 2000 che le informative dei carabinieri descrivono Sam Di Salvo, nato a Toronto nel 1965, come il boss di Barcellona specializzato in appalti. E tra le pagine dell'inchiesta della scorsa estate, ce n'è una dedicata ai suoi rapporti con la Ventura spa (i verbali nel box qui sotto). Una conoscenza decennale, pure la loro.

La sede milanese dei Ventura è nelle campagne di Pieve Emanuele, all'interno di una grossa azienda agricola lungo la ferrovia Milano-Genova. "L'Espresso" ha chiesto conferma ad Angelo e Giuseppe Ventura dei rapporti con Sam Di Salvo e la sua feroce organizzazione. Soprattutto alla luce della dichiarazione di intenti pubblicata su Internet: «Ventura spa è impresa associata alla Compagnia delle Opere , nata del 1986 per promuovere e tutelare la presenza dignitosa delle persone... favorendo una concezione del mercato e delle sue regole in grado di comprendere e rispettare la persona in ogni suo momento della vita». Così ha risposto la società: «Ci pregiamo informarla di aver appreso tramite Internet dell'esistenza di un'indagine da parte della Procura di Milano. La Ventura spa non ritiene di rilasciare alcuna dichiarazione». L'altro imprenditore nella cordata con i Ventura, Piergiorgio Baita e il consorzio di cooperative rosse, è il costruttore romano Erasmo Cinque, 72 anni, proprietario della Socostramo srl. Ma anche sponsor, consigliere e tra i fondatori del movimento dell'ex ministro Matteoli, "Fondazione della libertà per il bene comune".

Il peso di Cinque nel ministero delle Infrastrutture durante il governo Berlusconi lo si misura da una telefonata intercettata durante le indagini sulla Cricca. L'imprenditore avverte Angelo Balducci che i lavori stradali per il G8 sono stati finanziati. Cioè un privato informa un alto dirigente dello Stato su una decisione del governo. «Embeh, è il coordinatore per i rapporti con le imprese per il ministro», dice di lui sotto interrogatorio Patrizio Cuccioletta, 68 anni, ex presidente del Magistrato delle acque di Venezia che ha legato il suo nome al progetto Mose.

E dall'interminabile costruzione delle paratie mobili contro le maree si torna alla gara da 272 milioni per l'Expo. Cinque delle nove imprese che hanno presentato offerte per il grande appalto milanese, tra cui la Mantovani, siedono infatti alleate nel Consorzio Venezia nuova. E ne condividono il fatturato da 700 milioni l'anno. Il consorzio è il concessionario unico privato al quale lo Stato ha affidato la realizzazione del Mose e la sua futura manutenzione. Una spesa lievitata in quasi trent'anni a oltre 4 miliardi. Sempre gestiti, secondo la Corte dei conti, a trattativa privata. Insomma, soci in affari in laguna. E concorrenti a Milano. «Abbiamo strutturato l'offerta tenendo conto di due aspetti chiave: i costi di costruzione e quelli di organizzazione», spiega il presidente Baita. Quella vinta dalla cordata della Mantovani è anche l'unica grossa gara di cui Expo 2015 non pubblica i singoli ribassi, né i punteggi tecnici. La risposta definitiva della società organizzatrice, partecipata da ministero dell'Economia, Regione, Provincia, Comune e Camera di commercio, arriva il 16 novembre: «L'ufficio legale dice che quei documenti non sono disponibili per la stampa». Addio trasparenza. Il confronto tra le offerte potrebbe invece confermare che il forte sconto non nasconda brutte sorprese e rischi di rincari in corso d'opera.

Come è già accaduto per il primo appalto Expo, aggiudicato nel 2011 da un'altra coop rossa, la Cmc: un ribasso del 42,83 per cento sui 97 milioni di base d'asta. Da qualche settimana, la società chiede più soldi per lo smaltimento delle terre di scavo. Circa 30 milioni, che azzerano il risparmio di denaro pubblico. Ora nessuno può garantire che la richiesta di aumento non si ripeta con il contratto vinto da Baita, Cinque e i Ventura. Non resta che fidarsi dei controllori. Il direttore dei lavori è un dipendente di Infrastrutture lombarde, società della Regione su cui sta indagando la Procura. Il responsabile unico del procedimento è un ingegnere di Expo 2015 il cui curriculum tra le varie voci precisa: "Inglese scolastico, meglio il dialetto bolognese". Il presidente della conferenza dei servizi per l'Expo, Natale Maione, è un alto dirigente del provveditorato alle Opere pubbliche: così devoto al Pdl da farsi fotografare nel 2011 in prima fila alla manifestazione contro i magistrati "brigatisti" di Milano. E se nemmeno loro hanno notato irregolarità, dovremo fidarci anche degli imprenditori cresciuti a tu per tu con i picciotti. In fondo, ci hanno fatto uno sconto di 106 milioni.

Expo 2015, Prefetto di Milano: “La mafia partecipa al banchetto”

Dalla relazione di Francesco Paolo Tronca alla Commissione parlamentare antimafia in trasferta sotto al Duomo emergono gli interessi della criminalità organizzata per i lavori delle opere legate all'evento. Tra queste la Tangenziale esterna est, "sette imprese già interdette"

Gli annunci sono finiti. E quello che prima era un rischio, ora è un dato di fatto. La mafia è entrata nell’affare di Expo. Testa e soldi dei boss controllano parte dei lavori e delle opere connesse. L’allarme, scaturito dall’inchiesta sull’appaltificio di Infrastrutture Lombarde (Ilspa) governato per dieci anni da Antonio Rognoni, trova conferma nella relazione del Prefetto di Milano consegnata alla Commissione parlamentare antimafia in trasferta sotto al Duomo (guarda l’infografica).

È il 16 dicembre 2013, quando Francesco Paolo Tronca davanti ai parlamentari legge un appunto riservato di 56 pagine e svela “una tendenza che si sta delineando e sempre più consolidando di una penetrazione nei lavori Expo di imprese contigue, se non organiche alla criminalità organizzata”. In quei giorni davanti al presidente Rosy Bindi parla anche il procuratore aggiunto Ilda Boccassini. Dice: “In considerazione del tempo ormai limitato (…) è molto forte il rischio di infiltrazioni”. Il dato, di per sé clamoroso e inedito, diventa inquietante quando Tronca affronta la questione delle opere connesse all’evento. Tra le varie, oltre alla Linea 5 della metropolitana infiltrata dal clan Barbaro-Papalia, cita la Tangenziale esterna est, snocciolando numeri che fotografano lo stato di un’infiltrazione consistente.


“Quest’opera – sono le sue parole – presenta la maggior concentrazione di imprese già interdette, sette nell’ultimo periodo”. Più altre due. In totale nove società allontanate per sospetti di collusione con le cosche. Una di queste è la Ci.Fa. Servizi ambientali tra i cui soci compare Orlando Liati coinvolto in un traffico illecito di rifiuti. Un nome, quello dell’imprenditore milanese, già finito nelle informative dell’antimafia lombarda per i suoi rapporti con importanti clan della ‘ndrangheta. Dal 2009 il coordinamento dell’opera è affidato alla Tangenziale esterna spa. Consigliere delegato è Stefano Maullu, ex assessore formigoniano sfiorato (e mai indagato) da alcune inchieste di mafia.

Con lui nel board societario c’è l’architetto Franco Varini in contatto con Carlo Antonio Chiriaco, l’ex direttore sanitario dell’Asl di Pavia condannato in primo grado a 13 anni per concorso esterno. La spa che gestisce i lavori della tangenziale è anche al centro dell’ultima indagine su Infrastrutture Lombarde. Al suo nome sono legate consulenze pilotate a favore dei legali della cerchia di Rognoni. Oltre agli appalti affidati alla cooperativa emiliana Cmb che con l’Ilspa, negli anni, ha fatto affari d’oro.

Consulenze, dunque. E non solo. Con i clan che si accomodano al banchetto di Expo. Tanto che sul sito oggi lavorano quattro società segnalate dalla Dia per rapporti sospetti con ambienti mafiosi. Spiega Tronca: “Spesso la trama dei rapporti d’affari tra le imprese non appaiono subito evidenti”. Il ragionamento del Prefetto è chiaro. Ma c’è di più. Secondo Tronca, infatti, “molte società per le quali stanno ora emergendo criticità antimafia non risultano censite dalle Prefetture competenti per territorio”. Tradotto: “In maniera elusiva, le imprese colluse hanno sempre lavorato in una zona grigia” in modo “da sottrarsi alla richiesta d’informazioni antimafia”.

Un gap che non sembra poter essere risolto nemmeno dalla cosiddetta piattaforma informatica creata per raccogliere il database delle imprese. Secondo una nota del centro Dia di Milano il sistema è “inutilizzabile a causa di vistose lacune relative alla scarsa intuitività del sistema e alla carenza della documentazione”. A tutto questo si aggiungono le problematiche dei controlli antimafia sui lavori degli stati stranieri. Il punto, sollevato dal Prefetto, segnala come in questi casi l’adesione ai controlli sia solo su “base volontaria” così come previsto da un accordo preso tra il governo Italiano e il Bie. Nessun obbligo, dunque. E tanto terreno fertile per la mafia.

Da Il fatto Quotidiano del 23 marzo 2014


Il boom che in questi anni ha vissuto il settore dei bed and breakfast potrebbe avere uno dei suoi motori nella malavita: secondo il presidente del comitato antimafia del Comune Nando Dalla Chiesa, esiste a Milano una «offerta ricettiva clandestina e parallela a quella legale».

L'ex senatore, che conosce bene il settore anche perchè suo figlio ha aperto un'ostello a due passi dal Duomo, ha illustrato la situazione: «I clan della 'ndrangheta e provenienti dalla Campania si stanno organizzando per affittare appartamenti in zone appetibili della città per poi subaffittarle ai turisti in visita per Expo senza essere visti e registrati». E ha chiesto per questo motivo «al Comune di Milano di offrire un turismo sicuro e di non far finire i turisti senza saperlo nella mani di malintenzionati». Questo fenomeno ha spiegato Dalla Chiesa- «è stato già segnalato così come il fatto che chi ha avuto la stessa idea, senza appartenere ad un clan, è stato prontamente scoraggiato dall'intraprendere questo tipo di affari».

E nonostante questa pressione della malavita negli ultimi anni a Milano si è registrato un vero boom di queste attività: secondo una ricerca della rivista Millionaire, se nel 2005 si contavano appena 24 bed and brekfast, cinque anni dopo si era già a 163. Ed esistono ormai anche siti come -  aprireunbedandbreakfast - dove si imparano alcune regole base per cominciare un lavoro di questo genere. Attività che già nel 2011 veniva segnalata dal Sole24Ore come semplice da aprire, per le poche norme che la regolano rispetto a quelle alberghiere, e alla portata di chiunque avesse anche solo una stanza in più a disposizione.

Ma alla presentazione della quinta relazione del comitato antimafia comunale, definita urgente dal sindaco Pisapia, è stata lanciato anche un allarme più generale: c'è almeno un'azienda guidata da un pregiudicato a cui è stato affidato un appalto da Expo spa senza un'adeguata certificazione antimafia e non l'unica situazione a rischio, quindi bisogna agire con controlli più numerosi e rigorosi. Ma il fatto non scuote le certezze del sindaco Pisapia: «Per Expo 2015 sono molto tranquillo anche perchè se riusciremo a lavorare bene insieme come fatto fino ad ora, tutte le istituzioni coinvolte, riusciremo a contrastare quello che è ancora un obiettivo della mafia cioè infiltrarsi dove ci sono soldi e possibilità di guadagno. Milano è forte ed è capace di contrastare questi tentativi». Il problema c'è e va affrontato, ma senza timore: «Con questa relazione abbiamo voluto lanciare un allarme, non l'allarmismo, la mafia non passerà». Intanto è stata presentata la relazione e «con una certa urgenza - come ha sottolineato Dalla Chiesa - e che riporta episodi rilevati dalle polizie locali dei Comuni interessati dai lavori legati ad Expo e chesono già state segnalate all'autorità competente».

PENSATE ANCHE ALLA FORNITURA DI COCAINA E DROGHE VARIE ED ALLE ESCORT PER TUTTI I VISITATORI PROVENIENTI DA ALTRI PAESI

Mafia a Milano hotel e bar

«C'è tanta mafia ma anche tanta antimafia». Alla fine Nando Dalla Chiesa offre questa constatazione per raddolcire un quadro che altrimenti apparrebbe sconsolante: quello di una Milano dove il crimine organizzato spadroneggia in quasi tutti i settori della vita economica, e impone le sue regole con i soldi, l'intimidazione e la violenza.

Dove le leggi che dovrebbero garantire la trasparenza sono un miscuglio di burocrazia e di chiacchiere, e dove mancano uomini e mezzi per controllare davvero cosa accade. E persino le commissioni che assegnano gli appalti sono inquinate dal crimine organizzato, mentre pressioni politiche e sindacali piazzano gli uomini cari ai clan persino nelle squadre delle forze dell'odine incaricate dei controlli.
Insomma, un quadro fosco quello che la commissione di quattro saggi voluta dal sindaco Pisapia per affiancarlo sul fronte dell'antimafia traccia nella sua prima relazione semestrale, centoundici pagine fitte di dati e riflessioni ma anche di proposte concrete. Per la prima volta, una amministrazione comunale di Milano ammette che la città è penetrata in profondità dal crimine organizzato. Certo, come ricorda Dalla Chiesa, sull'altro piatto della bilancia c'è una coscienza cittadina che non è spenta, che si batte per la legalità, che fa assemblee nelle scuole, che si mobilita quando la prepotenza dei criminali si spinge fino a devastare i centri sportivi sottratti al loro controllo, come accadde in via Iseo. Ma ci vuole ben altro per reggere lo scontro con lo sbarco mafioso, iniziato ben prima dell'Expo e destinato a non esaurirsi con essa.
Insieme a Dalla Chiesa hanno lavorato al rapporto gli altri consulenti del sindaco: l'avvocato Umberto Ambrosoli, l'ex magistrato Giuliano Turone, l'architetto Luca Beltrami Gadola. Per la prima volta hanno catalogato fenomeni che finora non venivano raccolti in nessuna banca dati, come gli incendi dolosi a negozi, attività commerciali, persino automobili, considerandoli - non a torto - uno dei sintomi più palesi di attività criminali più gravi. Hanno raccolto in una mappa cittadina l'elenco dei beni sequestrati nel corso delle indagini giudiziarie (scoprendo che la concentrazione maggiore è a nordest, tra viale Padova e viale Fulvio Testi). Il comitato ha scavato sull'Ortomercato, scoprendo che man mano che la penetrazione dei clan sui mercati generali si faceva più pesante, i controlli si allentavano: via la polizia, via i vigili urbani (perché, pare, non si trovano «ghisa» disposti a lavorare di notte).
Ma soprattutto su due fronti si sono concentrate le attenzioni del comitato. Giuliano Turone ha analizzato le modalità con cui le organizzazioni criminali si infiltrano negli appalti, e le norme che dovrebbero impedirlo: conclusione impietosa. «l'articolo 118 ha agevolato e agevola attualmente le infiltrazioni mafiose nei cantieri delle opere pubbliche». Mentre Umberto Ambrosoli ha scoperto che, a differenza del resto d'Italia, qui c'è un affare che fa più gola del mattone ai capitali sporchi: i locali pubblici, gli alberghi, i ristoranti, il commercio. Ed è su questo fronte che a Milano toccherà imparare da Corsico, uno dei Comuni storici dello sbarco mafioso al Nord: dove si sono inventati Ermes, una banca dati in grado di scovare i passaggi di licenze che non si spiegano (o che si spiegano fin troppo bene).

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REDDITO, DIRITTI E WELFARE PER TUTTI


STRIKER DECLARATION #02: GARANZIA GIOVANI? 

NO, QUESTA È PRECARIETÀ GARANTITA. 

REDDITO, DIRITTI E WELFARE PER TUTTI

La Youth Guarantee dovrebbe essere la risposta europea alla crisi dell’occupazione giovanile, con questo obiettivo sono stati previsti dei finanziamenti per i paesi membri con tassi di disoccupazione superiori al 25%. Nel nostro paese il tasso di disoccupazione giovanile censito dall’ISTAT ha raggiunto il 44,2%. Il programma è rivolto ai cosiddetti “Neet” ovvero young people Not in Education, Employment or Training: definizione statistica diffusa a partire dai primi anni 2000 per classificare i giovani che non lavorano (disoccupati o inattivi) e non partecipano a nessun ciclo di istruzione o formazione.

Secondo il CNEL, dal 2008 i Neet sono aumentati esponenzialmente attestandosi a quota 2.4 milioni. Ma chi sono i Neet? Le classificazioni impediscono di vedere che dentro questa popolazione si cela un universo di precari che lavora nel sommerso, vive con lavori intermittenti e mal pagati ed è tutto fuorché inattivo. Lo spostamento di una quota importante di lavoro dai canali della regolarità a quelli dell’informalità testimonia come il “lavoro nero” abbia rappresentato negli ultimi anni di crisi una sorta di camera di compensazione funzionale alle difficoltà di un sistema in affanno. Non si dichiara, infatti, che senza il “lavoro irregolare” molte piccole e medie aziende avrebbero chiuso i battenti.


L’utilizzo frequente dei termini “inattività” e “neet” contrapposti ad “attivazione”, “produttività” e “competitività” serve alla governance, italiana ed europea, per produrre un cambio di paradigma, quello dello sfruttamento intensivo, del lavoro servile e del free job, il cui esempio emblematico sono gli oltre 18.500 mila volontari per l’Expo di Milano.

L’Italia mette a disposizione 1.5 miliardi in tre anni, distribuiti dal Youth European Initiative, il Fondo Sociale Europeo e il cofinanziamento nazionale. Il programma è partito 1 maggio del 2014, allargando il target di possibili beneficiari ai giovani compresi tra 15 e 29 anni. Al 9 ottobre si sono registrati a Garanzia Giovani 236.969 giovani, la maggior parte dei quali ancora in attesa del primo colloquio di informazione ed orientamento. Solo il 25% è stato preso in carico dai centri per l’impiego, a dimostrazione dell’enorme ritardo con cui le Regioni e il Ministero stanno gestendo il programma. In molte regioni non è partita alcuna misura, nonostante la scadenza obbligatoria preveda che entro 4 mesi dalla sottoscrizione del patto di servizio i beneficiari debbano ricevere delle offerte di politiche attive (lavoro, apprendistato, tirocinio, formazione, servizio civile).

Ad oggi, le opportunità di lavoro complessive sono in gran parte quelle pubblicate sul sito (http://www.garanziagiovani.gov.it/) e dall’inizio del progetto sono pari a 17.124, per un totale di 24.854 posti disponibili. Gli annunci sono spesso inseriti da agenzie interinali, senza nessun controllo da parte del Ministero del Lavoro su qualità e congruità delle offerte di lavoro. In Piemonte si sprecano le offerte di aiuto cameriere e cassiere di negozio, in Veneto si cercano baristi/banconieri, in Lombardia si ricerca un affilatore arrotino, mentre in Campania si propone un tirocinio per addetti a funzioni di segreteria. Oltre agli annunci, tra i progetti di servizio civile apprendiamo che la Regione Emilia-Romagna corrisponderà un assegno mensile di 360 euro per 25 ore settimanali (3.6 euro l’ora) ai giovani che svolgeranno il servizio civile in biblioteca.

Garanzia Giovani è una scatola vuota e i migliaia di beneficiari lo stanno comprendendo. Il programma rappresenta un vero e proprio “business della disoccupazione giovanile”. Attraverso il servizio civile e i bonus occupazionali si permetterà alle imprese di approfittare di “volontari”, stagisti ed apprendisti e di utilizzare manodopera precaria, gratuita (con i rimborsi dell’INPS) o a basso costo, estremamente ricattabile. Con gli avvisi pubblici per l’accreditamento dei privati il piano di attuazione italiano ci illumina sui reali beneficiari: le imprese, le agenzie interinali, gli enti privati di formazione e di orientamento, le agenzie tecniche della pubblica amministrazione. Lo scandalo avvenuto in Sicilia, tra luglio ed agosto, nella gestione dei tirocini formativi del Piano Giovani, è l’indicatore chiaro degli interessi economici che nascono dietro gli interventi. Visto che le risorse ci sono, vogliamo che tutti i fondi vengano redistribuiti ai reali beneficiari: precari e disoccupati. Vogliamo welfare universale, salario minimo europeo e la garanzia del reddito contro il ricatto della precarietà che ci costringe ad accettare lavori di merda o al nero con salari ridicoli. Vogliamo la garanzia del reddito perché non siamo disponibili a lavorare gratis, a svolgere stage, tirocini e apprendistati in cui veniamo sfruttati. Vogliamo reddito e diritti dentro ed oltre il lavoro per garantirci un futuro!

LA NUOVA STAGIONE DEI DIRITTI E' ALLE PORTE
#NONUNPASSOINDIETRO
#SCIOPEROSOCIALE 
#14N

1) Per fermare il #JobsAct, per estendere (e non eliminare) i diritti previsti dallo #Statutodeilavoratori a partire dall’art.18. Per abolire la Legge Poletti, i suoi contratti a tempo determinato «acausali» e la liberalizzazione dell’apprendistato.
2) Per l’abolizione delle 46 forme contrattuali della #legge30. Contro la truffa e le discriminazioni del “#Contrattoatutelecrescenti”. Per un contratto unico a tutele immediate.
3) Per un #salariominimoeuropeo. Non siamo disposti a lavorare al di sotto di 10 euro l’ora.
4) Per un #redditodibaseuniversale, non condizionato all’accettazione di qualsiasi lavoro e finanziato dalla fiscalità generale. Servono subito 15-20 miliardi contro la truffa del Naspi, per il quale sono previsti 1,6 miliardi di euro, sufficienti per non più di 180.000 persone a fronte del 44% di disoccupazione giovanile.
5) Per la redistribuizione ai reali beneficiari (disoccupati, neet ed inoccupati) dei 1.5 miliardi di cofinanziamento europeo del programma #YouthGuarantee.
6) Per la retribuzione di tutti i lavori, che siano sotto forma di stage, tirocini, prove, volontariato o freejobs. No all’accordo sul lavoro per #Expo2015.
7) Per l’estensione del #dirittoallamalattia e alla #maternità ai lavoratori autonomi e contro l’aumento dell’aliquota della gestione separata INPS per i professionisti atipici.
8) Per la stabilizzazione delle e dei #precari nella scuola, nell’università, negli enti di ricerca, negli enti e nelle istituzione pubbliche.
9) Per la gratuità dell’istruzione, contro la #BuonaScuola di Renzi e l’entrata dei privati nei luoghi della formazione. Per la reale tutela del diritto allo studio, contro gli ulteriori 150 milioni di tagli previsti nel decreto Sblocca Italia.
10) Per un rilancio massiccio degli #investimentipubblici in formazione e ricerca, contro la privatizzazione del welfare, delle public utilities e dei beni comuni.



SCIOPERO SOCIALE : #SCIOPEROSOCIALE



#SCIOPERIAMOEXPO – ANCHE A MILANO INCROCIAMO LE BRACCIA, INCROCIAMO LE LOTTE.

Laboratorio Milanese

Venerdì 14 novembre sciopero sociale precario nazionale per fermare Jobs Act, austerità, piano casa, legge di Stabilità, decreto Sblocca Italia, contro “la ‘Buona Scuola’ di Renzi e l’entrata dei privati nei luoghi della formazione”.

A Milano l’opposizione sociale organizza la protesta lanciando l’appello #‎ScioperiamoExpo: il mega-evento finanziato con miliardi sottratti alla risorse collettive, sostenuto da manodopera gratuita, sottopagata e sfruttata... 
CONTINUA A LEGGERE   http://cipiri.blogspot.it/2014/11/sciopero-sociale-scioperosociale.html

IO NON LAVORO GRATIS PER EXPO


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Andiamo a scuola e all’università tutti i giorni. Tutti i giorni proviamo ad impegnarci nello studio, nel seguire le lezioni, nell’imparare, nel chiedere e cercare cultura...
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“Il lavoro gratuito è fuorilegge in Expo per la semplice ragione che non rientra nelle fattispecie del volontariato previste e autorizzate dalla legge 266 del 1991 e confermate da importanti sentenze della magistratura. Expo non è una organizzazione no profit e i volontari non agiscono per ragioni di solidarietà sociale . Essi dovrebbero essere lavoratori retribuiti a tutti gli effetti, compresi quelli previdenziali e non basta un accordo sindacale per violare la legge”

Di seguito trovi l'esposto che denuncia la società Expo 2015 spa e Cgil-Cisl-Uil quali firmatari dell’accordo del 23.7.2013 che prevede l’utilizzo di 18.500 lavoratori reclutati come “volontari”:

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"In un paese con 4 milioni di precari e il 40% di disoccupazione giovanile, è inaudito lavorare gratis per l'EXPO e spacciare questo impegno come "lavoro" e/o come "volontariato".

 Il volontariato lo si fa per aiutare gli altri, 
non le multinazionali del cemento inquisite per associazione mafiosa".

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Di seguito trovi l'esposto che denuncia la società Expo 2015 spa e Cgil-Cisl-Uil quali firmatari dell’accordo del 23.7.2013 che prevede l’utilizzo di 18.500 lavoratori reclutati come “volontari”:

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Sergio ha scritto un appello rivolto soprattutto ai giovani: il lavoro volontario per l'Expò di Milano non fa curriculum e non è dignitoso.

 Ecco il testo dell'appello: Mi chiamo Sergio. E’ un appello quello che vi sto per leggere.
 L’ho scritto io. E’ rivolto ai cittadini milanesi, a tutti gli italiani ma soprattutto ai giovani.

 Parla del lavoro gratuito per l’Expo di Milano.

Un vero schifo, una vergogna, in un Paese con più del 40% di disoccupazione giovanile e con almeno 4 milioni di precari che vivono in mezzo a mille difficoltà. Ci promettono per questo evento migliaia di nuovi posti di lavoro ma il 70% è lavoro gratuito. Un lavoro a gratis non è un lavoro, ma non è nemmeno volontariato. I volontari sono persone che sacrificano la loro vita individuale per il bene altrui, per soccorrere persone e paesi in difficoltà, i volontari sono presenti dove ci sono guerre, epidemie, carestie. Fare il volontario all’Expo significa solo prestare la propria persona gratis a una grande operazione di speculazione immobiliare, a un progetto che continua a fare di Milano una città vetrina del nulla, città non più di uomini ma di manichini. Non più di intelligenze innovatrici, capaci di creare qualcosa per sé, per il Paese, ma di gente che non immagina altro destino se non aspettare i turisti, che lasciano pochi soldi e molti rifiuti. L’Expo, come sapete, è un’asta, un concorso. Concorrono tante città metropolitane, chi offre di più vince. Questo qua ce lo hanno regalato Prodi e la Moratti, e nei requisiti per candidarsi, in concorrenza con altre città, hanno messo sul piatto le migliaia di volontari. La giunta Pisapia s’è trovata l’Expo tra i piedi, tirarsi indietro era impossibile. Ma gestire meglio la questione dei volontari era possibile. Come mai si cercano volontari per accogliere i turisti dell’Expo e invece per risanare quartieri, territori, per le mille emergenze di una grande città, non si fa lo stesso? Sarebbe più logico, si tratta di beni comuni. Sono forse meno importanti dell’Expo? Nella condizione in cui versa l’occupazione giovanile oggi, creare occasioni di lavoro gratuito è una nefandezza. Addirittura si permette ai reclutatori di andare nelle scuole. Presidi, insegnanti: buttateli fuori! Cercano gente qualificata, che sa le lingue, molti ci cascano e non si rendono conto di portare via il lavoro a chi di mestiere fa questo per campare, interpreti, accompagnatori, guide turistiche. Ragazzi, voi che state per cascarci o ci siete già cascati. Lavorare gratis non fa curriculum! Lavorare gratis significa accettare un’umiliazione. Vi dicono che conoscerete milioni di persone, che farete amicizia con il mondo, ma…fatemi capire..dovrete accogliere i visitatori o dovrete distribuire i vostri biglietti da visita e i vostri indirizzi mail per farvi contattare? Rischiate di prendervi qualche calcio negli stinchi. Pensateci bene, siete ancora in tempo. E se invece volete provare questa esperienza, almeno cercate di salvare la vostra dignità. Come? Il primo giorno, il giorno d’apertura, piazzategli uno sciopero, tutti assieme incrociate le braccia! Vi assicuro: vi divertirete da pazzi solo a vedere la faccia di quelli che vi hanno reclutato.

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Andiamo a scuola e all’università tutti i giorni. Tutti i giorni proviamo ad impegnarci nello studio, nel seguire le lezioni, nell’imparare, nel chiedere e cercare cultura.
Tutti i giorni andiamo a scuola con l’obiettivo di iscriverci all’università e avere un buon lavoro dove guadagnare abbastanza per vivere.
Abbiamo le stesse intenzioni che bene o male avevano i nostri genitori.
Le loro intenzioni, però, sono diventate per noi illusioni. Viviamo con l’illusione di avere prima o poi una vita stabile, sappiamo che all’inizio potremmo avere dei problemi, ma poi questo futuro arriverà.
Le nostre sono illusioni perché è lo stesso sistema che si sta affermando ad essere una macchina di vane speranze: la precarietà non è di passaggio, non è un risultato della crisi. La precarietà è strutturale. Questo significa che per reggere il sistema in cui viviamo, dobbiamo essere sfruttati a vita: contratti a progetto, lavori solo a tempo determinato, stage non pagati o pagati una miseria…


Con l’avvento di Expo tutto ciò non solo non migliora, ma peggiora fino a legittimare come tipo di lavoro quello gratuito. Con Expo non sta passando una legislazione sul lavoro eccezionale! Fino al 2017 le norme vigenti in Expo varranno per il territorio nazionale per eventi legati ad esso, e fino a tempo indeterminato gli effetti di questo mega evento si sconteranno nel nuovo decreto Poletti, alias Jobs act.
Questo significa che noi studenti medi saremo reclutati e reclutate oggi per lavorare gratis e domani, e, magari già dall’università, per essere dei precari fatti e finiti e incastrabili a piacimento del sistema.
Nella paese del tasso di disoccupazione giovanile al 46%, nel paese dell’assenza di qualsiasi misura a sostegno del reddito (in Italia manca di fatto un reddito minimo garantito come in quasi tutti i paesi europei), nel paese dove se sei precario devi accettare qualsiasi forma di lavoro perché l’alternativa è restare senza, nel paese dove quindi il lavorare a tempo determinato è un ricatto per la vita, non solo chiedono a precari ed universitari di accettare stage mal pagati, apprendistati che non garantiscono assunzione e contratti determinati rinnovabili al 100%, bensì reclutano anche studenti per svolgere lavori non retribuiti, quegli stessi lavori che servirebbero a molte persone disoccupate per ricevere uno stipendio.

Qualcuno potrebbe pensare che questa sarà un’occasione per fare curriculum, allacciare contatti, imparare qualcosa di nuovo … Non è così!!Si verrà sfruttati e non seguiti se stagisti, non riassunti se apprendisti e si lavorerà gratis per Expo senza alcuna formazione né processo di arricchimento per il corso di studi che si sta seguendo. Non ci saranno grandi possibilità di allacciare contatti proficui per il lavoro futuro perché di fatto si accoglieranno i visitatori imparando un paio di frasi in diverse lingue, non ci sarà insomma nessun beneficio per noi studenti, ma solo per l’evento della corruzione (le inchieste per corruzione, turbativa d’asta e speculazione fanno venire la pelle d’oca se si pensa all’immagine che Expo vuole dare di sé).
Per questo diciamo IO NON LAVORO GRATIS PER EXPO. Perché vogliamo un’istruzione che si basi sullo sviluppo culturale e non sul “saper fare” pochi compiti lavorativi non spendibili in nessun altro campo; perché non possiamo essere dati “in prestito” per alcun lavoro, bensì siamo motore reale di crescita di un sapere laico, libero dalle esigenze di mercato e critico; perché diciamo no alla precarizzazione del nostro futuro fin dalla scuola e dall’università, perché non vogliamo essere i manichini della città vetrina.
Perché quello che serve al mondo della formazione non è privatizzazione o lavoro gratuito, non è il modello Expo, non è la dinamica della meritocrazia a discapito dell’equità. Servono riforme strutturali che migliorino le condizioni di vita di docenti e di noi studenti, servono delle basi culturali forti per affrontare dei veri lavori domani.
Se anche tu pensi che essere sfruttato non sia la giusta moneta per ripagare i tuoi sforzi e quelli di chi sostiene economicamente il tuo studio, se pensi anche tu di non voler essere un numero nella vita, se pensi che, in un periodo di crisi come questo dove lo stato sociale è inesistente, chiedere di lavorare gratis sia un ulteriore schiaffo…

Aderisci alla campagna IO NON LAVORO GRATIS PER EXPO e sostienila in diversi modi:

- con una foto con un cartello con scritto io non lavoro gratis per expo,
– con un video dove lo dici e magari spieghi perché..”io non lavoro gratis per expo, perché…?”
– comunicando informazioni importanti … per esempio se nella tua scuola o università è stato avviato il programma di reclutamento, o se expo ha contattato l’istituto e come..
– partecipando alle riunioni che verranno segnalate nella pagina Fb.

Dare un segnale importante è possibile. Fermiamo lo sfruttamento del lavoro gratis.

Anche per queste ragioni il 14 novembre sarà una data fondamentale del nostro percorso.

Ore 9.30, piazza Cairoli: ScioperiamoExpo!

Io non lavoro gratis per Expo

Contatti:
pagina fb: io NON lavoro GRATIS per EXPO
Mail: iononlavorogratisperexpo@gmail.com

Per approfondire:

- Io non lavoro gratis x Expo, Roberto Ciccarelli da Il Manifesto

- Il volontariato al tempo di Expo 2015, di Off Topic

- Expo 2015: il dispositivo che genera precarietà e speculazione, da Radio Onda d’Urto

- SEGUI LA DIRETTA su  Radiopopolare



IL VOLONTARIATO A/L TEMPO DI EXPO 2015

Ricordate l’accordo sindacale di inizio estate e la campagna per la recluta di 18500 volontari all’interno della sgangherata kermesse di Expo 2015? Tutto archiviato, anzi riveduto e corretto. Di mese in mese, di pari passo al mancato interesse per un lavoro non stipendiato e non formativo, solo un terzo delle domande previste sono state presentate.

Di oggi la notizia che è “quasi fatta”: seimila domande (attenzione nemmeno il secondo colloquio è ancora stato ancora fatto!) su settemila posti da coprire. Praticamente un successo. Maldestramente celate le vecchie cifre, tanto sbandierare solo tre mesi fa, oggi Expo 2015 canta vittoria dopo aver convinto un terzo delle persone ipotizzate a lavorare 15 giorni gratis per indicare ai turisti cinesi dove si collocano i WC all’interno del sito.

Archiviato l’epicfail di #askExpo e ridimensionato sua sponte l’inganno del volontariato, Expo miete non grano ma diritti nel mondo del lavoro: da una parte i cantieri aperti venti ore al giorno (recentissimo il caso di incidente che ha coinvolto un operaio egiziano) indicano un inquitante ritardo nel cronoprogramma, dall’altra avanza la progressiva precarizzazione in salsa corruttiva dell’indotto del “bigevent” (senza dimenticare gli accordi Expo-sindacati-Regione-Comune validi fino al 2016 su sperimentazione di nuovi contratti a tempo determinato e in somministrazione).

A noi non resta che rilanciare verso il corteo dell’11 ottobre ribadendo #nofreejobs: non si lavora gratis per niente e nessuno! Specie per una società per azioni che ci ha già depredato di miliardi di euro pubblici e che si propone come laboratorio di prestazioni lavorative non stipendiate ammantate dalla retorica dell’esperienza, della formazione, dell’opportunità. Niente cash ma un tablet sgamuffo in cambio ve lo danno.

Perché #SCIOPERIAMOEXPO?

La sintesi del nuovo modello di società che ci aspetta si regge su tre pilastri: debito, cemento e precarietà in quantità sempre crescenti, e di questo Expo e le grandi opere diventano volano e simbolo, attraverso l’utilizzo di risorse pubbliche per profitti privati.

Quartieri militarizzati per proteggere i cantieri; risorse, territorio, diritti sacrificati alle logiche del megaevento; lavoro gratuito spacciato per opportunità; una città sempre più vetrina, tra sgomberi, speculazioni e spartizioni; mafie che proliferano; dispositivi di governo del territorio e procedure speciali che diventano norma e modello su scala più ampia; corporations del biotech, OGM e marchi globali del cibo spazzatura, grande distribuzione e Eataly, questa la tragicomica marmellata con cui nutrire il Pianeta; numeri sparati a caso su benefici, turisti, biglietti venduti a fronte della concreta realtà di tagli, tasse e beni comuni scippati o privatizzati.

Perchè scioperiamo Expo?

1. Perché dei 70’000 posti di lavoro promessi, ne sono stati attivati quasi 1’000, compresi gli stage formativi. Non è stato in alcun modo preso in considerazione il contratto a tempo indeterminato e svuotato quello a termine dei suoi diritti (impossibilità di scioperare per tutta la durata dell’esposizione che coincide con i mesi di presidenza italiana dell’Unione Europea). Sfruttando il contesto della crisi viene proposto il precariato come unica via per l’ eccezionalità dell’ evento anche oltre la durata dello stesso.

2. Perché avrebbero dovuto essere impiegati 18’500 volontari solo per la gestione del sito di Expo, poi ridotti a 7’000, anche se non si sa chi svolgerà il lavoro delle 10’000 persone che sono state giudicate non necessarie. Sicuramente non sono stati diminuiti i numeri dei volontari per aumentare quello dei lavoratori a contratto. La campagna di reclutamento di giovani è basata sul concetto dell’ ampliamento del curriculum e delle capacità lavorative e ha come fine il rendere possibile la “conoscenza e fruizione del patrimonio sociale, culturale e civile della città ospitante” da parte dell’ affluenza di stranieri.

3. Perché Expo nella sua globalità costerà 1,3 miliardi di soldi pubblici, che arriveranno a 10 miliardi se consideriamo autostrade (pedemontana) e opere collegate (vie d’acqua), oltre alla manutenzione della stessa città.

4. Per la corruzione presente negli alti ranghi dirigenziali di Expo spa che ha dato il via ad una ventina di arresti per tangenti e alla segnalazione di più di 40 imprese implicate con mafia.

5. Per la gestione emergenziale dell’ evento a discapito dei diritti, tra cui la possibilità di muoversi al di fuori dei protocolli sindacali e la possibilità per i paesi stranieri di non rispettare la legislazione italiana all’ interno dei padiglioni.

6. Per l’uso del Commissario unico, con poteri speciali (che possono eludere la normale legislazione giocando sullo stato di emergenza) alla sovraintendenza del mega-evento. Una delle politiche al centro del decreto “sblocca Italia” di Renzi.

8. Perché la retorica del’Esposizione esalta il modello del successo e dell’iniziativa individuale rappresentato da start-up, microimprese e sacrifici. Salario, diritti e dimensione collettiva non sono più elementi costitutivi del lavoro.

9. Perché anche questo megaevento diventa canale comunicativo per riaffermare la dicotomia di genere, funzionale ad un sistema di crisi. Si normalizzano corpi, identità, favolosità, al solo scopo di creare fette di mercato “pink”, invece che decostruire ruoli ed identità statiche.

10. Perché dietro lo slogan vuoto “nutrire il pianeta” si confermano quelle politiche agroalimentari che negano accesso al cibo e all’acqua, impongono modelli alimentari utili solo alle multinazionali, tra i primi sponsor dei sei mesi dell’evento Expo 2015.

LEGGI ANCHE
http://cipiri.blogspot.it/2015/03/expo-2015-e-un-camouflage.html
CARCERE S. VITTORE

EXPO 2015 E' SOLO UN SET CINEMATOGRAFICO

11mila metri quadrati di EXPO 2015 saranno solo delle enormi scenografie a causa dei ritardi.

Venerdì 13 è partito un bando di gara del valore di 1.100.000 euro
 per appaltare il “camouflage” delle zone incompiute...



LEGGI ANCHE : 

Expo 2015 : La Mafia Partecipa al Banchetto


ED HANNO IL CORAGGIO DI CHIEDERCI DI 
LAVORARE GRATIS ???

Perché NOEXPO ?


ANKE :  http://cipiri.blogspot.it/2014/11/lavoro-sciopero-generale-il-14-novembre_10.html

SCIOPERO GENERALE il 14 novembre 2014

SCIOPERO GENERALE il 14 novembre al nord 

e 21 novembre al sud





LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO RENZI È UN INCUBO PER LAVORATORI, DISOCCUPATI E PENSIONATI E UN SOGNO REALIZZATO PER IL PADRONATO. 

Jobs act = Bad jobs - Piano per il lavoro ovvero lavori inesistenti o scadenti.

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