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martedì 24 marzo 2015

- LAVORO -: Unions! Fiom-Cgil Roma, 28 marzo 2015


Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, 
Legalità, Reddito, Europa

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Unions!

Manifestazione nazionale Fiom-Cgil

Diritti, 
Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, Legalità, Reddito, Europa. 

 Roma, 28 marzo 2015

Piazza Esedra ore 14 | Piazza del Popolo ore 16


- LAVORO -: Unions! Fiom-Cgil Roma, 28 marzo 2015: Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale,  Legalità, Reddito, Europa Unions!  Manifestazione nazionale Fiom-Cgil ...

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Nasce la “coalizione sociale” con Maurizio Landini

Una “coalizione sociale” per rispondere a quella «domanda di giustizia sociale ora inascolta e senza rappresentanza». È questa l’azione intrapresa oggi dal leader della Fiom Maurizio Landini che apre ufficialmente il “cantiere” di una coalizione alternativa alle realtà politiche esistenti in Italia.
LA LETTERA-INVITO DI LANDINI -
L’azione di Maurizio Landini arriva al termine di mesi di incontri e dibattiti, accompagnati da critiche e polemiche, nel corso di un’assemblea convocata a Roma, nell’ex palazzo dell’Flm, che vuole essere insieme un momento di riflessione e un atto fondativo,,,

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venerdì 14 novembre 2014

REDDITO, DIRITTI E WELFARE PER TUTTI


STRIKER DECLARATION #02: GARANZIA GIOVANI? 

NO, QUESTA È PRECARIETÀ GARANTITA. 

REDDITO, DIRITTI E WELFARE PER TUTTI

La Youth Guarantee dovrebbe essere la risposta europea alla crisi dell’occupazione giovanile, con questo obiettivo sono stati previsti dei finanziamenti per i paesi membri con tassi di disoccupazione superiori al 25%. Nel nostro paese il tasso di disoccupazione giovanile censito dall’ISTAT ha raggiunto il 44,2%. Il programma è rivolto ai cosiddetti “Neet” ovvero young people Not in Education, Employment or Training: definizione statistica diffusa a partire dai primi anni 2000 per classificare i giovani che non lavorano (disoccupati o inattivi) e non partecipano a nessun ciclo di istruzione o formazione.

Secondo il CNEL, dal 2008 i Neet sono aumentati esponenzialmente attestandosi a quota 2.4 milioni. Ma chi sono i Neet? Le classificazioni impediscono di vedere che dentro questa popolazione si cela un universo di precari che lavora nel sommerso, vive con lavori intermittenti e mal pagati ed è tutto fuorché inattivo. Lo spostamento di una quota importante di lavoro dai canali della regolarità a quelli dell’informalità testimonia come il “lavoro nero” abbia rappresentato negli ultimi anni di crisi una sorta di camera di compensazione funzionale alle difficoltà di un sistema in affanno. Non si dichiara, infatti, che senza il “lavoro irregolare” molte piccole e medie aziende avrebbero chiuso i battenti.


L’utilizzo frequente dei termini “inattività” e “neet” contrapposti ad “attivazione”, “produttività” e “competitività” serve alla governance, italiana ed europea, per produrre un cambio di paradigma, quello dello sfruttamento intensivo, del lavoro servile e del free job, il cui esempio emblematico sono gli oltre 18.500 mila volontari per l’Expo di Milano.

L’Italia mette a disposizione 1.5 miliardi in tre anni, distribuiti dal Youth European Initiative, il Fondo Sociale Europeo e il cofinanziamento nazionale. Il programma è partito 1 maggio del 2014, allargando il target di possibili beneficiari ai giovani compresi tra 15 e 29 anni. Al 9 ottobre si sono registrati a Garanzia Giovani 236.969 giovani, la maggior parte dei quali ancora in attesa del primo colloquio di informazione ed orientamento. Solo il 25% è stato preso in carico dai centri per l’impiego, a dimostrazione dell’enorme ritardo con cui le Regioni e il Ministero stanno gestendo il programma. In molte regioni non è partita alcuna misura, nonostante la scadenza obbligatoria preveda che entro 4 mesi dalla sottoscrizione del patto di servizio i beneficiari debbano ricevere delle offerte di politiche attive (lavoro, apprendistato, tirocinio, formazione, servizio civile).

Ad oggi, le opportunità di lavoro complessive sono in gran parte quelle pubblicate sul sito (http://www.garanziagiovani.gov.it/) e dall’inizio del progetto sono pari a 17.124, per un totale di 24.854 posti disponibili. Gli annunci sono spesso inseriti da agenzie interinali, senza nessun controllo da parte del Ministero del Lavoro su qualità e congruità delle offerte di lavoro. In Piemonte si sprecano le offerte di aiuto cameriere e cassiere di negozio, in Veneto si cercano baristi/banconieri, in Lombardia si ricerca un affilatore arrotino, mentre in Campania si propone un tirocinio per addetti a funzioni di segreteria. Oltre agli annunci, tra i progetti di servizio civile apprendiamo che la Regione Emilia-Romagna corrisponderà un assegno mensile di 360 euro per 25 ore settimanali (3.6 euro l’ora) ai giovani che svolgeranno il servizio civile in biblioteca.

Garanzia Giovani è una scatola vuota e i migliaia di beneficiari lo stanno comprendendo. Il programma rappresenta un vero e proprio “business della disoccupazione giovanile”. Attraverso il servizio civile e i bonus occupazionali si permetterà alle imprese di approfittare di “volontari”, stagisti ed apprendisti e di utilizzare manodopera precaria, gratuita (con i rimborsi dell’INPS) o a basso costo, estremamente ricattabile. Con gli avvisi pubblici per l’accreditamento dei privati il piano di attuazione italiano ci illumina sui reali beneficiari: le imprese, le agenzie interinali, gli enti privati di formazione e di orientamento, le agenzie tecniche della pubblica amministrazione. Lo scandalo avvenuto in Sicilia, tra luglio ed agosto, nella gestione dei tirocini formativi del Piano Giovani, è l’indicatore chiaro degli interessi economici che nascono dietro gli interventi. Visto che le risorse ci sono, vogliamo che tutti i fondi vengano redistribuiti ai reali beneficiari: precari e disoccupati. Vogliamo welfare universale, salario minimo europeo e la garanzia del reddito contro il ricatto della precarietà che ci costringe ad accettare lavori di merda o al nero con salari ridicoli. Vogliamo la garanzia del reddito perché non siamo disponibili a lavorare gratis, a svolgere stage, tirocini e apprendistati in cui veniamo sfruttati. Vogliamo reddito e diritti dentro ed oltre il lavoro per garantirci un futuro!

LA NUOVA STAGIONE DEI DIRITTI E' ALLE PORTE
#NONUNPASSOINDIETRO
#SCIOPEROSOCIALE 
#14N

1) Per fermare il #JobsAct, per estendere (e non eliminare) i diritti previsti dallo #Statutodeilavoratori a partire dall’art.18. Per abolire la Legge Poletti, i suoi contratti a tempo determinato «acausali» e la liberalizzazione dell’apprendistato.
2) Per l’abolizione delle 46 forme contrattuali della #legge30. Contro la truffa e le discriminazioni del “#Contrattoatutelecrescenti”. Per un contratto unico a tutele immediate.
3) Per un #salariominimoeuropeo. Non siamo disposti a lavorare al di sotto di 10 euro l’ora.
4) Per un #redditodibaseuniversale, non condizionato all’accettazione di qualsiasi lavoro e finanziato dalla fiscalità generale. Servono subito 15-20 miliardi contro la truffa del Naspi, per il quale sono previsti 1,6 miliardi di euro, sufficienti per non più di 180.000 persone a fronte del 44% di disoccupazione giovanile.
5) Per la redistribuizione ai reali beneficiari (disoccupati, neet ed inoccupati) dei 1.5 miliardi di cofinanziamento europeo del programma #YouthGuarantee.
6) Per la retribuzione di tutti i lavori, che siano sotto forma di stage, tirocini, prove, volontariato o freejobs. No all’accordo sul lavoro per #Expo2015.
7) Per l’estensione del #dirittoallamalattia e alla #maternità ai lavoratori autonomi e contro l’aumento dell’aliquota della gestione separata INPS per i professionisti atipici.
8) Per la stabilizzazione delle e dei #precari nella scuola, nell’università, negli enti di ricerca, negli enti e nelle istituzione pubbliche.
9) Per la gratuità dell’istruzione, contro la #BuonaScuola di Renzi e l’entrata dei privati nei luoghi della formazione. Per la reale tutela del diritto allo studio, contro gli ulteriori 150 milioni di tagli previsti nel decreto Sblocca Italia.
10) Per un rilancio massiccio degli #investimentipubblici in formazione e ricerca, contro la privatizzazione del welfare, delle public utilities e dei beni comuni.



SCIOPERO SOCIALE : #SCIOPEROSOCIALE



#SCIOPERIAMOEXPO – ANCHE A MILANO INCROCIAMO LE BRACCIA, INCROCIAMO LE LOTTE.

Laboratorio Milanese

Venerdì 14 novembre sciopero sociale precario nazionale per fermare Jobs Act, austerità, piano casa, legge di Stabilità, decreto Sblocca Italia, contro “la ‘Buona Scuola’ di Renzi e l’entrata dei privati nei luoghi della formazione”.

A Milano l’opposizione sociale organizza la protesta lanciando l’appello #‎ScioperiamoExpo: il mega-evento finanziato con miliardi sottratti alla risorse collettive, sostenuto da manodopera gratuita, sottopagata e sfruttata... 
CONTINUA A LEGGERE   http://cipiri.blogspot.it/2014/11/sciopero-sociale-scioperosociale.html

IO NON LAVORO GRATIS PER EXPO


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Andiamo a scuola e all’università tutti i giorni. Tutti i giorni proviamo ad impegnarci nello studio, nel seguire le lezioni, nell’imparare, nel chiedere e cercare cultura...
LEGGI TUTTO :   http://cipiri.blogspot.it/2014/11/io-non-lavoro-gratis-per-expo.html



Sei un Volontario per Expo?
FAI VALERE I TUOI DIRITTI!

Contattaci

“Il lavoro gratuito è fuorilegge in Expo per la semplice ragione che non rientra nelle fattispecie del volontariato previste e autorizzate dalla legge 266 del 1991 e confermate da importanti sentenze della magistratura. Expo non è una organizzazione no profit e i volontari non agiscono per ragioni di solidarietà sociale . Essi dovrebbero essere lavoratori retribuiti a tutti gli effetti, compresi quelli previdenziali e non basta un accordo sindacale per violare la legge”

Di seguito trovi l'esposto che denuncia la società Expo 2015 spa e Cgil-Cisl-Uil quali firmatari dell’accordo del 23.7.2013 che prevede l’utilizzo di 18.500 lavoratori reclutati come “volontari”:

Contattaci qui...

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martedì 4 febbraio 2014

Subito il reddito minimo garantito



La Camera dei Deputati ha approvato una mozione, presentata da Sinistra Ecologia Libertà, 
che "impegna il governo ad introdurre il reddito minimo garantito" nel nostro Paese. 
L'unico, assieme alla Grecia, ad esserne sprovvisto in tutta Europa.

Nel frattempo i dati Istat mostrano un Paese in ginocchio, la crisi che morde la carne viva delle persone, dove povertà e precarietà sono diventate le fondamenta del nostro tempo. Il tasso di disoccupazione è a livelli altissimi, il 12,7%, la disoccupazione giovanile è oltre il 40%, il resto dei giovani è per la maggior parte precario e senza diritti. Vi sono milioni di lavoratori e lavoratrici che una volta perso il lavoro non hanno più nessuna fonte di reddito e possibilità di rientrare nel mondo del lavoro, oltre 9 milioni di persone vivono nell'area della sofferenza, i giovani Neet, coloro che non studiano e non lavorano perché non vedono in essi strumenti per il futuro, sono oltre 2 milioni. Una sofferenza sociale inaudita che non viene intercettata da queste "sorde intese", incapaci di mettere in campo misure adeguate sul lavoro, la precarietà, il disagio generazionale.

Un Paese che sta crepando. E che non ha bisogno di perdere diritti su diritti, ma di un nuovo sistema di welfare, universale, che estenda tutele e diritti acquisiti a coloro cui vengono negati. Il diritto dei giovanissimi ad avere un reddito di formazione che renda uguali per tutti i punti di partenza; il diritto dei giovani a uscire dalla marginalità e a scegliere il proprio futuro al di fuori dei ricatti; il diritto delle persone oggi fuori dal mercato del lavoro e della formazione a non soccombere sotto il peso dell'annientamento, ma ad avere uno strumento per ricominciare; il diritto alla dignità per chi vive al di sotto della soglia di povertà; il diritto di essere indipendenti dai propri genitori e la possibilità di diventare genitori a propria volta, perché la paternità e la maternità non possono essere un lusso; il diritto dei liberi professionisti, dei ricercatori, degli intermittenti dello spettacolo, dei lavoratori atipici, dei free-lance, dei mille arcipelaghi in cui è frazionato oggi il mondo del lavoro a non essere divorati dalla fragilità esistenziale e, spesso, dalla povertà.

Sono loro, non solo l'Europa, a chiederci di istituire subito un reddito minimo come diritto inalienabile di ogni individuo. Che tecnicamente passa per l'erogazione di un beneficio monetario - Sel ha proposto 600 euro al mese a tutti coloro (inoccupati, disoccupati, precariamente occupati) che non superano gli 8.000 euro annui - e reddito indiretto, cioè beni e servizi, come fanno tutti i Paesi d'Europa, per garantire una dignità di vita e una possibilità di futuro. Rivoluzionando il mercato del lavoro, il sistema professionale, facendo diventare i centri per l'impiego non l'ultimo tentativo con la sorte, ma dei centri efficienti, dove si incrociano domanda e offerta di lavoro.

In un Paese in cui il 10% della popolazione detiene il 50% delle ricchezze, il reddito minimo rappresenta una misura decisiva per l'uguaglianza e un fattore anticiclico rispetto alla crisi che, redistribuendo risorse, aiuta a rimettere in moto i consumi e l'economia, diminuendo così gli squilibri sociali e reddituali. Non solo. Parte dei soldi rimessi in circolo torna nelle casse dello Stato sotto forma di tasse e imposte indirette, alimentando un meccanismo virtuoso.

Si tratta di uno strumento che lenisce il dramma della povertà e garantisce un minimo di autonomia e libertà di scelta: aiuterebbe una generazione a compiere scelte non dettate dalla condizione economica della propria famiglia e ad avviare un percorso di crescita formativa, professionale e di vita con una minima rete di protezione sociale. Il reddito minimo è anche un argine contro il lavoro nero, il lavoro sottopagato e la negazione delle professionalità e della formazione acquisita. Perché significa in buona sostanza non vendersi sul mercato del lavoro alle peggiori condizioni possibili. Per questo è uno strumento fondamentale di lotta antimafie, perché sottrae manovalanza al ricatto della criminalità organizzata.

Alla Camera giacciono 3 proposte di legge, una di parlamentari del Pd, una dei parlamentari di Sel e un'altra dei parlamentari del M5S. Di fronte alla richiesta esplicita del Parlamento che vincola il governo ad agire, ora non ci sono più scuse, milioni di persone non possono più aspettare. Perché la povertà, la disoccupazione e la precarietà hanno bisogno di risposte concrete, non di slogan e nemmeno di elemosina. Caro Renzi, caro Grillo, lo facciamo subito?


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martedì 19 novembre 2013

Svizzera : Referendum sul Reddito di Cittadinanza


Svizzera : Referendum sul Reddito di Cittadinanza

Il comitato promotore ha raccolto le firme, 
ora il governo deve stabilire una data: 

si propone di dare 2000 euro al mese a tutti, 
non solo i disoccupati

Venerdì 4 ottobre un comitato svizzero ha presentato le oltre 100mila firme necessarie per indire un referendum sull’introduzione del reddito di cittadinanza: la proposta, che si voterà in una data ancora da stabilire, prevede che la Svizzera conceda 2500 franchi svizzeri al mese (pari a circa 2000 euro) a ogni cittadino maggiorenne e l’equivalente di 500 euro mensili a chi non ha ancora compiuto 18 anni. I promotori dell’iniziativa hanno festeggiato il raggiungimento del numero necessario di firme con un’azione dimostrativa particolare: hanno versato letteralmente otto milioni di monete da cinque centesimi nella piazza del Parlamento di Berna, la capitale della Svizzera (una moneta per ogni persone che vive in Svizzera, hanno spiegato).

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Il reddito di cittadinanza proposto dall’iniziativa popolare non è “subordinato ad alcuna contro prestazione” e non è “sostitutivo di un salario o di un’indennità perduti”. È “individuale”, nel senso che si prevede venga dato alle singole persone, e non alle famiglie. L’introduzione del reddito di cittadinanza dovrebbe costare, secondo i promotori, circa 400 miliardi di franchi svizzeri (circa 326 miliardi di euro). La maggior parte dei soldi dovrebbe arrivare dal sistema di assicurazione sociale svizzero, quindi rielaborando del tutto il welfare: verrebbero a quel punto eliminati assegni famigliari, sussidi per malati, borse di studio, eccetera. Secondo alcuni critici, comunque, questa soluzione potrebbe non essere sufficiente a finanziare l’intera iniziativa.

Enno Schmidt, uno dei fondatori dell’iniziativa sul reddito di cittadinanza, ha detto a Russia Today: «Potrebbe essere un momento storico, come per l’abolizione della schiavitù o il movimento dei diritti civili. Certamente quelli che non lo vorranno troveranno delle scuse, ma quelli che lo vogliono troveranno soluzioni». Lo scorso maggio, quando già il gruppo promotore aveva annunciato di avere raggiunto le 100mila firme necessarie per il referendum, Repubblica aveva intervistato Bernard Kundig, esponente svizzero della piattaforma mondiale Basic Income Earth Network (BIEN). Kundig aveva spiegato: «Con il reddito di base garantito i cittadini sarebbero sollevati dalla necessità di trovare un lavoro, peraltro sempre più raro, ad ogni costo, disponendo della possibilità di scegliere l’attività a loro più congeniale, per contribuire al processo sociale e a porre le basi di una società postindustriale rispettosa della natura»

Il diritto di iniziativa popolare è previsto dalla Costituzione svizzera dal 1891. La Costituzione prevede per questo tipo di referendum una doppia maggioranza, di popolo e di cantoni. In Svizzera l’iniziativa popolare è uno strumento utilizzato piuttosto spesso: nel marzo di quest’anno la stampa di tutto il mondo si è molto occupata della decisione di imporre un tetto agli stipendi dei manager, approvata dalla grande maggioranza dei cittadini svizzeri in un referendum, malgrado l’opposizione di tutte le maggiori forze politiche. Il 24 novembre gli svizzeri voteranno per un altro referendum, sulla cosiddetta “iniziativa 1:12″, che prevede che lo stipendio mensile di un manager non possa superare la paga annuale del dipendente di più basso livello della società.

da http://www.ilpost.it/ .



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giovedì 24 ottobre 2013

Sel presenta la proposta per un reddito minimo garantito


Sel presenta la proposta per un reddito minimo garantito!

Sinistra Ecologia Libertà ha presentato a Roma presso la Sala Stampa di Montecitorio la proposta di istituzione del Reddito Minimo Garantito nel nostro Paese. Alla conferenza stampa erano presenti oltre al presidente di Sel Nichi Vendola, il coordinatore della segreteria nazionale Ciccio Ferrara, i capigruppo di Camera e Senato Loredana De Petris e Gennaro Migliore, da Titti Di Salvo e Marco Furfaro.

Una proposta che è il frutto di un lavoro importante e impegnativo realizzato dalla società civile. Essa è stata discussa in decine e decine di assemblee pubbliche ed ha trovato il consenso di oltre 50.00 elettori e di oltre 170 tra associazioni, comitati e forze politiche. Si tratta di una legge di iniziativa popolare che, per ragioni unicamente tecniche, non ha assunto tale veste formale in Parlamento e che i deputati e le deputate di Sinistra Ecologia Libertà condividono e hanno presentato alla Camera. Con quest’ atto vogliamo valorizzare l’importante lavoro di così tante associazioni e cittadini, vogliamo seguire la Costituzione -la via maestra- che richiede il rafforzamento del contributo della società civile e vogliamo rappresentare l’impegno di SEL a favore del reddito minimo garantito. In sede Parlamentare, in occasione della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione ordinaria del Consiglio dell’Unione europea del 27 e 28 giugno 2013, Sel ha presentato una risoluzione che chiedeva al Governo di proporre l’introduzione di un sistema continentale di reddito minimo garantito cofinanziato dagli Stati Europei, ricordando che il 21 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sul «reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa.

VIDEO

Per un reddito minimo garantito

La presente proposta è il frutto di un lavoro importante e impegnativo realizzato dalla società civile. Essa è stata discussa in decine e decine di assemblee pubbliche ed ha trovato il consenso di oltre 50.00 elettori e di oltre 170 tra associazioni, comitati e forze politiche. Si tratta di una legge di iniziativa popolare che, per ragioni unicamente tecniche, non ha assunto tale veste formale in Parlamento e che i deputati e le deputate di Sinistra Ecologia Libertà condividono e presentano oggi alla Camera. Con questo atto vogliamo valorizzare l’importante lavoro di così tante associazioni e cittadini, vogliamo seguire la Costituzione -la via maestra- che richiede il rafforzamento del contributo della società civile e vogliamo rappresentare l’impegno di SEL a favore del reddito minimo garantito. In sede Parlamentare, in occasione della discussione sulle comunicazioni del Presidente del Consiglio dei ministri in merito alla riunione ordinaria del Consiglio dell’Unione europea del 27 e 28 giugno 2013, abbiamo presentato una risoluzione che chiedeva al Governo di proporre l’introduzione di un sistema continentale di reddito minimo garantito cofinanziato dagli Stati Europei, ricordando che il 21 ottobre 2010 il Parlamento europeo ha adottato una risoluzione sul «reddito minimo nella lotta contro la povertà e la promozione di una società inclusiva in Europa». Siamo convinti che, in attuazione della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (Carta di Nizza), il reddito minimo sia un diritto sociale fondamentale, destinato a fungere da strumento di protezione della dignità della persona e della sua «possibilità di partecipare pienamente alla vita sociale, culturale e politica.

Vi è fin troppo nota per doverla ricordare in questa sede la condizione di profonda crisi in cui tuttora versa la società italiana. Gli ultimi rilevamenti dell’Istat ci hanno restituito ancora una volta un’immagine drammatica: sono 2,8 milioni i lavoratori precari, la disoccupazione è prossima ormai alla soglia inaudita del 12%, con punte che sfiorano il 40% tra i più giovani, tra i disoccupati solo 1 su 4 riesce a trovare un lavoro, sempre più spesso precario, entro un anno (dati Bankitalia, novembre 2011). I furti dei generi di prima necessità nei supermercati sono aumentati del 7,8% nell’ultimo anno (dato tratto dal “Barometro dei furti nella vendita al dettaglio” a cura del Centre for Retail Research, ottobre 2011). Si aggiunga a tutto questo l’emergere di continui scandali nella gestione delle risorse pubbliche (ammonta a 60 miliardi ogni anno il costo della corruzione, secondo la Corte dei Conti), e la perdurante incapacità dei poteri pubblici di agire in modo convincente sul fronte dell’evasione fiscale (l’Agenzia delle Entrate stima l’evasione fiscale in misura pari a 120 miliardi annui). Il mix esplosivo tra crisi economica e impoverimento di massa da un lato, e corruzione e ingiustizie sociali dall’altro, rende sempre meno differibile l’avvio di un’operazione di importante redistribuzione delle risorse.

La presente proposta di legge, istitutiva del reddito minimo garantito, si propone di porre un argine alla spirale di declino che sta avviluppando il Paese in modo sempre più grave. La proposta, modellata sugli schemi di tutela del reddito presenti nella maggior parte dei Paesi europei e rispettosa delle indicazioni in materia del Parlamento europeo, prevede un sostegno ai soggetti disoccupati, precariamente occupati o in cerca di prima occupazione pari a 600 euro mensili, oltre integrazioni in beni e servizi a carico delle Regioni. Il beneficiario del reddito minimo garantito è tenuto ad accettare eventuali proposte di impiego, purché le stesse siano effettivamente compatibili con la carriera lavorativa pregressa del soggetto e con le competenze, formali o informali, in suo possesso. Sono infine previste delle deleghe al Governo per la fissazione di un salario minimo orario e per il riordino degli ammortizzatori sociali e della spesa assistenziale in genere, allo scopo di rendere l’insieme del welfare italiano coerente con la nuova misura di garanzia dei minimi vitali. I proponenti auspicano che da tale iniziativa possa finalmente scaturire per l’Italia una riforma da lungo attesa, adatta a fornire tutela al cittadino nell’epoca della crisi e della così detta “produzione flessibile”. Da troppo tempo il nostro Paese attende che vengano corrette le drammatiche carenze di un sistema di protezione sociale incapace di offrire protezioni adeguate ai soggetti più esposti ai rischi di esclusione sociale: giovani, donne e lavoratrici e lavoratori precari primi fra tutti.

La Commissione europea ci esorta da anni a combattere quella che definisce la “segmentazione“ del nostro mercato del lavoro e ci chiede di adottare in particolare misure in favore del precariato e dei giovani nonché di adottare forme inclusive e universali di indennità di disoccupazione, oltre che efficienti misure di sostegno al reddito. Risale addirittura al 1992 la prima Raccomandazione in questo senso, con la quale veniva chiesto all’Italia di “adottare misure di garanzia a partire dal reddito minimo come elemento qualificante del modello sociale europeo. Il Parlamento europeo ha adottato nell’ottobre del 2010 a larghissima maggioranza una Risoluzione dai toni ancora più netti. E’ noto che in numerosi Stati europei quando si perde il posto di lavoro si ha la possibilità di accedere ad un sussidio di disoccupazione (in Italia solo il 17,2 per cento di disoccupati riesce a farlo, contro il 94,7 per cento dell’Olanda o il 91,8 per cento del Belgio o il 70,9 per cento della Francia o l’80 per cento della Germania) e sappiamo anche che quando questo tipo di misura termina si può ancora avere un sostegno economico quale il reddito minimo garantito. E non si tratta di sostegni simbolici perché l’ammontare medio è pari a circa 600 euro al mese in Belgio, a circa 700 euro in Austria, altrettanti in Irlanda o in Belgio, senza poi menzionare i livelli di tutela offerti dagli ordinamenti scandinavi. E’ noto poi che oltre al sostegno finanziario i nostri concittadini europei in stato di bisogno possono contare sull’accesso alla casa, ai trasporti, alla cultura o alle misure di supporto per la famiglia o per i figli.

Il testo di legge proposto al dibattito parlamentare prende le mosse dalla legge numero 4/2009 della Regione Lazio che seppure solo in via sperimentale, ha introdotto sul territorio di quella regione una misura di reddito garantito dalle caratteristiche fortemente innovative, che molti osservatori hanno salutato con entusiasmo come possibile momento di svolta per le politiche sociali del nostro Paese.

Sulla scia di quanto previsto nella summenzionata legge regionale, e in accordo con le migliori prassi in vigore nei Paesi europei, l’erogazione ha carattere individuale (e non familiare, come molte prestazioni assistenziali del nostro welfare) ed è destinata non soltanto ai soggetti irrevocabilmente esclusi dal mercato del lavoro, bensì anche ai soggetti in cerca di prima occupazione o ai lavoratori precariamente occupati o a basso reddito. La trasformazioni sociali degli ultimi decenni hanno infatti ridimensionato il ruolo del lavoro e della famiglia, baluardi un tempo, rispettivamente, dei diritti di cittadinanza e dell’inclusione sociale in caso di bisogno, e tale mutata condizione rende indispensabile una revisione critica di alcune impostazioni tradizionali della nostra politica assistenziale.

Il carattere individuale dell’erogazione non impedisce un’interferenza con il reddito familiare. Infatti se più sono gli aventi diritto all’interno della famiglia (art. 3, co 4) l’erogazione individuale decresce (e quella complessivamente a disposizione della famiglia aumenta) secondo delle scale di equivalenza comunemente utilizzare dall’Istat per calcolare gli indici di povertà e dunque la situazione di bisogno degli individui.

L’ammontare in termini monetari per un beneficiario singolo è pari a 600 euro mensili, la detta previsione rispetta l’indicazione del Parlamento europeo che ha raccomandato agli Stati membri di prevedere schemi di reddito minimo in misura almeno pari al 60% del reddito mediano. Oltre all’allocazione fissa versata mensilmente la legge prevede di destinare agli aventi diritto – con modalità da stabilire con un regolamento di attuazione – un contributo economico per fronteggiare spese impreviste. L’accesso al così detto reddito indiretto e alle prestazioni del welfare locale è regolamentato dall’art. 5 che mira ad ottenere – con l’introduzione della nuova misura – una complessiva riorganizzazione del sistema di tutele multilivello. La Conferenza unificata Stato-Regioni è la sede istituzionale individuata per la discussione e la realizzazione di un simile obiettivo. La razionalizzazione del sistema della spesa sociale è un fine perseguito anche dall’art. 9 che affida al Governo una delega per il riordino delle principali prestazioni assistenziali erogate dallo Stato, in modo da renderle coerenti con l’istituzione del reddito minimo garantito.

La gestione della misura è stata demandata sul piano amministrativo ai centri per l’impiego, seguendo in ciò la “buona prassi” avviata dalla Regione Lazio nell’esperienza sopra menzionata. I centri per l’impiego hanno la dimensione territoriale ottimale e gli strumenti operativi adeguati per situare l’erogazione del beneficio in una più vasta strategia d’intervento e per, eventualmente, propiziare l’attivazione del beneficiario con proposte acconce di tipo lavorativo o formativo. Si stima inoltre che la misura qui in discussione non sia rivolta in via esclusiva a soggetti irretrattabilmente esclusi dal mondo del lavoro. La procedura amministrativa è strutturata secondo criteri di speditezza, semplificazione, buon andamento; è stabilito che la domanda possa essere presentata anche on line e si postula la rapida capacità del sistema di registrare mutazioni della situazione di fatto del beneficiario che possano comportare di volta in volta un diverso atteggiarsi del diritto al reddito garantito.

La previsione di obblighi più o meno stringenti di attivazione da parte del beneficiario è un punto particolarmente sensibile in qualsiasi legislazione in tema di reddito minimo. Una subordinazione troppo netta del beneficiario alle indicazioni e ai desiderata dell’ente erogatore della misura rischia infatti di porsi in frontale contrasto con gi obiettivi perseguiti dalla legge. Va scongiurata la formazione di un mercato del lavoro destinato a soggetti di serie B, indirizzati verso impieghi di scarsa qualità, dietro minaccia più o meno esplicita di essere privati di ogni residuo sostegno. Le esperienze in Italia dei lavoratori socialmente utili negli anni Novanta, così come quelle del così detto workfare in alcuni Paesi europei hanno dato pessima prova di sé e sono decisamente da non replicare. L’art. 7, co 5 indica dunque a tale riguardo un punto di equilibrio tra contrapposte esigenze, stabilendo che non opera la decadenza dal beneficio nella ipotesi di non congruità della proposta di impiego eventualmente offerta, ove la stessa non tenga conto del salario precedentemente percepito dal soggetto interessato, della professionalità acquisita, della formazione ricevuta e del riconoscimento delle competenze formali e informali in suo possesso certificate dal Centro per l’impiego territorialmente competente attraverso l’erogazione di un bilancio di competenze. La logica del provvedimento è in definitiva quella di imporre un obbligo di qualità delle proposte di attivazione formulate dai centri per l’impiego.

Completano la proposta di legge, come già accennato, tre deleghe al Governo (artt. 9, 10 e 11) in tema di salario minimo orario, di riordino della spesa assistenziale e di riforma degli ammortizzatori sociali. Ci si propone così di raggiungere una certa coerenza tra i livelli di reddito nei vari momenti della vita lavorativa della persona, con una modulazione coerente delle forme di protezione nei casi di disoccupazione di breve o di lunga durata.

Art. 1. (Istituzione del reddito minimo garantito)

1. Al fine di dare attuazione al diritto fondamentale sancito dall’articolo 34 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea e ai principi di cui agli articoli 2, 3, 4 e 38 della Costituzione è istituito il reddito minimo garantito.

2. Il reddito minimo garantito ha lo scopo di contrastare la marginalità, garantire la dignità della persona e favorire la cittadinanza, attraverso l’inclusione sociale per gli inoccupati, i disoccupati e i lavoratori precariamente occupati, quale misura di contrasto alla disuguaglianza e all’esclusione sociale nonché quale strumento di rafforzamento delle politiche finalizzate al sostegno economico, all’inserimento sociale dei soggetti maggiormente esposti al rischio di marginalità nella società e nel mercato del lavoro.

3. Le prestazioni del reddito minimo garantito costituiscono livelli essenziali concernenti i diritti sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale, ai sensi dell’art. 117, comma 2, lettera m) della Costituzione.

4. Entro centottanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge è emanato un regolamento d’attuazione ai sensi dell’art. 17, comma 1, della legge 23 agosto 1988, n. 400, su proposta del Presidente del Consiglio dei Ministri.

Art. 2. (Definizioni)

1. Ai fini di cui alla presente legge si intende per:

a) «reddito minimo garantito»: quell’insieme di forme reddituali dirette ed indirette che mirano ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa; le forme reddituali dirette consistono nell’erogazione di somme di denaro, quelle indirette nell’erogazione di beni e servizi in forma gratuita o agevolata da parte di Stato, Enti territoriali, enti pubblici e privati convenzionati;

b) «centri per l’impiego»: le strutture previste dal decreto legislativo 23 dicembre 1997, n. 469;

c) «nucleo familiare»: l’insieme delle persone che dividono una medesima abitazione che, indipendentemente dalla composizione anagrafica, formano una relazione di coniugio o del tipo genitore-figlio;

d) «lavoratori autonomi»: i lavoratori che prestano attività lavorativa senza vincoli di subordinazione e che sono titolari di partita IVA;

e) «lavoratori a tempo parziale»: i lavoratori che prestano attività di lavoro subordinato con un orario di lavoro inferiore a quello normale individuato all’articolo 13, comma 1, della legge 24 giugno 1997, n. 196, e successive modificazioni, o l’eventuale minor orario normale fissato dai contratti collettivi.

Art. 3. (Reddito minimo garantito)

1. Il reddito minimo garantito, quanto alla forma reddituale diretta, consiste nella erogazione di un beneficio individuale in denaro pari a 7200 euro l’anno, da corrispondere in importi mensili di 600 euro ciascuno, rivalutate annualmente sulla base degli indici sul costo della vita elaborati dall’Istituto nazionale di statistica (ISTAT).

2. La persona ammessa a beneficiare del reddito minimo garantito riceve altresì un contributo parziale o integrale per fronteggiare le spese impreviste, secondo i criteri e le modalità stabilite dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4.

3. Le somme di cui al comma 1 sono ricalcolate secondo i coefficienti di cui all’allegato A, in ragione del numero dei componenti del nucleo familiare a carico del beneficiario.

4. L’erogazione in denaro del reddito minimo garantito, per ogni nucleo familiare, è pari alla somma di cui al comma 1, maggiorata secondo i coefficienti di cui all’allegato A. Il regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4 disciplina le modalità di erogazione in presenza di minorenni o di più aventi diritto all’interno del nucleo familiare, assicurando il principio di pari trattamento tra i coniugi e tra tutti gli aventi diritto.

5. Le prestazioni di cui al comma 1 non sono cumulabili dai soggetti beneficiari con altri trattamenti di sostegno al reddito di natura previdenziale, ivi compresi i trattamenti di cassa integrazione, nonché con gli altri trattamenti assistenziali erogati dallo Stato indicati dell’elenco di cui all’allegato B.

6. Le prestazioni previste dal comma 1 sono personali e non sono cedibili né trasmissibili a terzi.

7. Le funzioni amministrative di cui alla presente legge, tenuto conto dei criteri di sussidiarietà, differenziazione e adeguatezza, sono attribuite ai centri per l’impiego. La domanda di reddito minimo garantito va presentata al centro per l’impiego del luogo di residenza del richiedente. Il centro per l’impiego acquisisce la documentazione necessaria e provvede nel termine di dieci giorni. In caso di mancata risposta la domanda si intende accolta, fatta salva la facoltà di revoca del beneficio in caso di adozione tardiva del provvedimento di reiezione della domanda. Il regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4 disciplina le modalità di presentazione, anche telematica, delle domande e stabilisce gli ulteriori compiti dei centri per l’impiego.

Art. 4. (Soggetti beneficiari e requisiti)

1. Sono beneficiari del reddito minimo garantito coloro che, al momento della presentazione dell’istanza per l’accesso alle prestazioni di cui all’articolo 3, siano in possesso dei seguenti requisiti:

a) residenza sul territorio nazionale da almeno ventiquattro mesi;

b) iscrizione alle liste di collocamento dei centri per l’impiego, salvo che si tratti di lavoratori autonomi, di lavoratori a tempo parziale, oppure di lavoratori che hanno subito la sospensione della retribuzione nei casi di aspettativa non retribuita per gravi e documentate ragioni familiari ai sensi dell’articolo 4 della legge 8 marzo 2000, n. 53;

c) reddito personale imponibile non superiore ad 8 mila euro nell’anno precedente alla presentazione dell’istanza ;

d) reddito del nucleo familiare in cui il soggetto richiedente è inserito non superiore all’ammontare stabilito dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4. Il regolamento opera un ragionevole bilanciamento tra il carattere individuale dell’attribuzione e criteri di equità e solidarietà sociale;

e) non aver maturato i requisiti per il trattamento pensionistico;

f) non essere in possesso a livello individuale di un patrimonio mobiliare o immobiliare superiore a quanto stabilito dal regolamento di attuazione di cui all’articolo 1, comma 4. Il regolamento assicura che nella determinazione della soglia patrimoniale oltre la quale si perde il diritto al reddito minimo garantito non si tenga conto della titolarità della casa di prima abitazione, né degli altri beni mobili e immobili necessari alla soddisfazione dei bisogni primari della persona, come indicati dall’art. 5, comma 2.

Art. 5. (Compiti delle regioni e degli enti locali)

1. In sede di Conferenza unificata di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 28 agosto 1997, n. 281, e successive modificazioni, sono definite, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, le linee guida per il riconoscimento e l’erogazione di prestazioni di reddito minimo garantito nelle forme dirette e indirette, ulteriori e aggiuntive rispetto a quanto previsto dall’art. 3.

2. Le linee di guida di cui al comma 1 stabiliscono le modalità con cui:

a) garantire la circolazione gratuita, previo accordo con gli enti e con i soggetti privati interessati, sulle linee di trasporto pubblico locale e regionale su gomma, rotaia e metropolitane;

b) favorire la fruizione di attività e servizi di carattere culturale, ricreativo o sportivo;

c) contribuire al pagamento delle forniture di pubblici servizi;

d) garantire la gratuità dei libri di testo scolastici;

e) erogare contributi per ridurre l’incidenza del costo dell’affitto sul reddito percepito nei confronti dei soggetti beneficiari di cui all’articolo 4, titolari di contratto di locazione;

f) garantire la gratuità delle prestazioni sanitarie;

g) erogare somme in denaro aggiuntive rispetto a quelle di cui all’articolo 3, tenuto conto delle particolari esigenze di protezione e sostegno nei differenti contesti territoriali.

3. Le regioni che intendono partecipare al raggiungimento degli obiettivi definiti nelle linee guida di cui al comma 1, di concerto con i comuni e gli enti locali, stabiliscono un piano d’azione annuale e un piano d’azione triennale, nel quale definiscono la platea dei beneficiari e il contenuto dei diritti da garantire che eccedono i livelli essenziali di cui all’articolo 3.

Art. 6 (Durata del beneficio e obblighi del beneficiario)

1. Il provvedimento di concessione del reddito minimo garantito ha una durata di dodici mesi. Alla scadenza del periodo indicato il beneficiario che intenda continuare a percepire il reddito minimo garantito è tenuto a ripresentare la domanda al centro per l’impiego competente con le modalità stabilite dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4.

2. Il beneficiario è tenuto a comunicare tempestivamente al centro per l’impiego, con le modalità stabilite dal regolamento d’attuazione di cui all’articolo 1, comma 4, ogni variazione della propria situazione reddituale, lavorativa, familiare o patrimoniale rilevante ai fini dell’erogazione del reddito minimo garantito.

Art. 7 (Sospensione, esclusione e decadenza dalle prestazioni)

1. Nel caso in cui uno dei beneficiari di cui all’articolo 4, comma 1, all’atto della presentazione dell’istanza o nelle successive sue integrazioni, dichiari il falso in ordine anche ad uno solo dei requisiti previsti, l’erogazione delle prestazioni di cui all’articolo 3 è sospesa e il beneficiario medesimo è tenuto alla restituzione di quanto indebitamente percepito ed è escluso dalla possibilità di richiedere l’erogazione di tali prestazioni, pur ricorrendone i presupposti, per un periodo doppio di quello nel quale ne abbia indebitamente beneficiato.

2. Il beneficiario decade dal reddito minimo garantito al compimento dell’età di 65 anni ovvero al raggiungimento dell’età pensionabile.

3. La decadenza dalle prestazioni di cui all’articolo 3 opera nel caso in cui il beneficiario venga assunto con un contratto di lavoro subordinato o parasubordinato, ovvero nel caso in cui lo stesso svolga un’attività lavorativa di natura autonoma, ed in tutti i casi, qualora percepisca un reddito imponibile superiore alla soglia di cui all’articolo 4, comma 1, lettera c).

4. La decadenza opera altresì nel caso in cui il beneficiario rifiuti una proposta di impiego offerta dal centro per l’impiego territorialmente competente.

5. Non opera la decadenza di cui al comma 4 nella ipotesi di non congruità della proposta di impiego, ove la stessa non tenga conto del salario precedentemente percepito dal soggetto interessato, della professionalità acquisita, della formazione ricevuta e del riconoscimento delle competenze formali e informali in suo possesso certificate dal centro per l’impiego territorialmente competente attraverso l’erogazione di un bilancio di competenze.

6. In caso di rifiuto, di sospensione o di decadenza dalle prestazioni di cui all’articolo 3 i centri per l’impiego rendono un provvedimento motivato da notificare all’interessato. Tutte le controversie relative alla presente legge sono esenti da spese.

Art. 8 (Oneri derivanti dal reddito minimo garantito)

1. Il reddito minimo garantito è erogato dall’INPS a seguito di comunicazione del centro per l’impiego competente.

2. A tal fine sono trasferite dal bilancio dello Stato all’INPS le somme necessarie, con conguaglio, alla fine di ogni esercizio, sulla base di specifica rendicontazione.

3. Per il finanziamento del reddito minimo garantito di cui all’articolo 3 è istituito un Fondo presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, in cui confluiscono dotazioni provenienti dalla fiscalità generale.

Art. 9 (Delega al Governo in materia di riordino della spesa assistenziale)

1. Il Governo è delegato, entro il termine di novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, a riordinare la disciplina delle prestazioni assistenziali erogate dallo Stato di cui all’allegato B, in modo da renderle coerenti con l’istituzione del reddito minimo garantito prevista nella presente legge.

Art. 10 (Delega al Governo in materia di ammortizzatori sociali)

1. Il Governo è delegato, entro il termine di novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, a riformare la disciplina degli ammortizzatori sociali, in modo tale da introdurre un sussidio unico di disoccupazione, esteso a tutte le categorie di lavoratori in stato di disoccupazione, indipendentemente dalla tipologia contrattuale di provenienza e dall’anzianità contributiva e assicurativa.

Art. 11 (Delega al Governo in materia di istituzione del salario minimo garantito)

1. Il Governo è delegato, entro il termine di novanta giorni dall’entrata in vigore della presente legge, a stabilire le modalità di determinazione del compenso orario minimo applicabile a tutti i rapporti aventi ad oggetto una prestazione lavorativa, inclusi quelli di natura parasubordinata e quelli con contenuto formativo.

2. Il salario base dei lavoratori dipendenti e parasubordinati non può essere determinato in misura tale che il reddito del lavoratore risulti inferiore a quello che risulterebbe dall’applicazione del compenso orario minimo di cui al comma 1.

DA : http://www.sinistraecologialiberta.it/notizie/sel-presenta-la-propostaper-un-reddito-minimo-garantito/
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venerdì 18 ottobre 2013

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#19O E SE CI SOLLEVASSIMO???

Migliaia e migliaia di metri quadri sfitti, palazzinari e speculatori che ingrassano intascando denaro col business del cemento, mentre chi non riesce più a pagare l'affitto finisce moroso incolpevole e in mezzo ad una strada. alloggi popolari vuoti e riscaldati con i soldi di tutti, graduatorie ferme, svendita del patrimonio pubblico e occupanti per necessità indicati come i responsabili dell'emergenza abitativa e scaraventati sotto un ponte. tagliano i posti negli studentati (chiaramente quelli che non sono gestiti da chiesa, compagnia delle opere o comunione e liberazione) e 2 ragazzi su 3 vivono in nero e pure a caro prezzo. morosi, occupanti per necessità, giovani fuori di casa...e se si sollevassero? ve lo immaginate?
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mercoledì 15 maggio 2013

BLOG DI CIPIRI: Sabato 18 maggio i metalmeccanici si mobilitano e ...


Sabato 18 maggio i metalmeccanici si mobilitano e scendono in piazza a Roma



Appello per la manifestazione
Per aderire invia una mail a fiom18maggio@fiom.cgil.it


L'appello di Stefano Rodotà a partecipare alla manifestazione della Fiom di sabato 18 maggio 2013

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