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domenica 10 giugno 2018

Il Presidente della Camera Incontra le Ong

Cacciare Mafiosi e Corrotti


"Io oggi sono la terza carica dello Stato, non entro in questa questione" ovvero le parole di Matteo Salvini sui migranti "ma dico solo che chi fa solidarietà ha tutto il supporto dello Stato". Il presidente della Camera, Roberto Fico, si smarca dall'alleato Salvini. Lo fa a parole ma anche nei fatti con una serie di incontri, non casuali, nelle ultime ore.

Oggi a Montecitorio il presidente ha incontrato una delegazione di Medici Senza Frontiere, poi il Presidente di Amnesty International Italia, Antonio Marchesi, e la responsabile della campagna 'Verita' per Giulio Regeni', Annunziata Marinari. Ieri, Fico ha ricevuto Aboubakar Soumahoro, dirigente della Unione Sindacale di Base e lunedì il presidente sarà nella tendopoli di San Ferdinando in Calabria, dove è stato ucciso il sindacalista Soumayla Sacko.

"Io - ha detto Fico - incontro Medici Senza Frontiere perché è una Ong molto importante che si occupa in tutto il mondo di aiutare le persone soprattutto dal punto di vista sanitario e così anche nel Mediterraneo. Vanno supportate le organizzazioni che aiutano gli altri, la solidarietà è sempre di tutti e non appartiene a nessuno in particolare".

salvini Fannullone

Quanto alle posizioni di Salvini, osserva: "Io oggi sono la terza carica dello Stato, non entro in questa questione ma dico solo che chi fa solidarietà ha tutto il supporto dello Stato e lo Stato è vicino a chi soffre, ai deboli, a chi è considerato ultimo e ultimo non è. La loro sofferenza è la mia sofferenza, la loro ricerca di dignità è la mia ricerca di dignità ma non solo sul tema dei migranti ma sul tema delle sofferenze in generale e dei diritti".


leggi anche

Secondo il principio, ribadito da Salvini in persona, 
per cui “è giusto che chi guadagna di più, PAGHI MENO TASSE”.
Il problema è che, potrebbe finire per recuperare più EURO di
ciò che gli verrà tagliato alla PENSIONE D'ORO...






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Previsioni per il 2018



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mercoledì 11 maggio 2016

DIRITTI LGBT : APPROVATE LE UNIONI CIVILI



DIRITTI LGBT : APPROVATE LE UNIONI CIVILI 

Ore 15:46 dell’11 maggio 2016, con 369 sì e 193 no è stata votata la fiducia al Governo sulle unioni 
civili. È una data storica, l’Italia non è più fanalino di coda in Europa in materia di diritti LGBT. Da oggi anche noi abbiamo una legge che riconosce le unioni tra persone dello stesso sesso.

Certo è una legge monca. Dopo lo stralcio della stepchild adoption, a febbraio nel passaggio al Senato, e ancor prima con la modifica in “formazioni sociali specifiche” (a settembre dello scorso anno in Commissione giustizia), sono stati cancellati tutti i riferimenti alla famiglia.

Del resto, questa legge è stata approvata grazie al voto dell”NCD di Alfano. Lo stesso che il giorno 
dell’approvazione in Senato del maxemendamento Marcucci disse: «Abbiamo impedito una rivoluzione antropologica contro natura».


Stessi concetti sono stati ribaditi in aula alla Camera dal deputato NCD Calabrò, che si è detto 
soddisfatto per le modifiche che il suo partito ha apportato al disegno di legge: «Il ddl Cirinnà avrebbe introdotto l’adozione per le coppie gay e la stepchild adoption 
che avrebbe portato l’utero in affitto in Italia».
Sappiamo benissimo che sono mistificazioni, costruzioni mediatiche realizzate ad hoc per negare 
l’uguaglianza a tutti i cittadini: la stepchild adoption non ha niente a che fare con l’adozione esterna e ancor meno con la gestazione per altri.

Forse le parole giuste le ha usate Nicola Fratoianni di SEL nell’annunciare il voto contrario alla fiducia di Governo: «La verità è che questa legge, pur dentro un quadro di avanzamento, costruisce in questo paese un’insopportabile discriminazione».
Per questo oggi festeggeremo, ma con l’amaro in bocca. Intanto, il primo passo è stato fatto.


Unioni civili, la legge punto per punto: stralciata la stepchild adoption per le coppie gay

Dal pronunciamento dei giudici sull'adozione all'assenza di obbligo di fedeltà fino alla regolamentazione dei rapporti patrimoniali:
 tutto quello che c'è da sapere sulle norme approvate al Senato

Con l'approvazione dell'aula del senato alla fiducia chiesta dal governo sul maxiemendamento, frutto dell'accordo Pd-Ncd, le unioni civili in italia cominciano a diventare realtà. Rispetto al ddl Cirinnà è stato stralciato l'articolo 5 sulla stepchild adoption, ossia l'adozione del figlio del partner all'interno delle coppie omossessuali. Sono stati eliminati anche alcuni rimandi al codice civile sul matrimonio come l'obbligo di fedeltà. Via anche i riferimenti agli articoli 29-30-31 della Costituzione. Richiamati invece gli articoli 2 e 3 della carta sulle 'formazioni sociali' e sull'uguaglianza tra tutti i cittadini.

La legge reca il titolo 'regolamentazione delle unioni civili tra persone dello stesso sesso e disciplina delle convivenze'. C'è infatti una parte dedicata alle coppie di fatto etero che protranno stipulare i contratti di convivenza, in forma scritta, davanti a un notaio. Ecco le novità, in una scheda dell'agenzia Dire.

Unione civile 'formazione sociale'. E' istituita quale 'specifica formazione sociale' tra due persone maggiorenni dello stesso sesso mediante dichiarazione di fronte all'ufficiale di stato civile e alla presenza di due testimoni. Gli atti dell'unione, indicanti i dati anagrafici, il regime patrimoniale e la residenza vengono registrati nell'archivio dello stato civile. Le parti possono stabilire, per la durata dell'unione, un cognome comune scegliendolo tra i loro cognomi, anche anteponendo o posponendo il proprio cognome se diverso.

Vita familiare, no obbligo di fedeltà. Non è stato inserito l'obbligo di fedeltà per le coppie gay come per i coniugi nel matrimonio. Resta però il riferimento alla vita familiare. Con la costituzione dell'unione civile le parti acquistano gli stessi diritti e assumono i medesimi doveri; hanno l'obbligo reciproco all'assistenza morale e materiale e alla coabitazione. Entrambe le parti sono tenute, ciascuna in relazione alle proprie sostanze e alla propria capacità di lavoro professionale e casalingo, a contribuire ai bisogni comuni. Le parti concordano tra loro l'indirizzo della vita familiare fissando la residenza comune.

Diritti successori e reversibilità. Si applica il codice civile sul regime patrimoniale della famiglia e la comunione dei beni. Si regolano i diritti successori e le norme sulla reversibilità.

No stepchild adoption ma ok a pronunciamento dei giudici. Per tutelare l'effettività della tutela dei diritti e il pieno adempimento degli obblighi derivanti dall'unione civile le disposizioni che si riferiscono al matrimonio e quelle con le parole 'coniuge' - 'coniugi' ovunque ricorrono nelle leggi si applicano anche alle unioni civili tranne che per quelle non espressamente richiamate dalla legge e nemmeno per quanto riguarda l'intera legge 4 maggio 1983, n.184 sulle adozioni escludendo così anche la stepchild adoption. Viene però inserito un comma che precisa che 'resta fermo quanto previsto e consentito in materia di adozione dalle norme vigenti' in modo da non impedire il pronunciamento dei giudici sui casi di adozioni per le coppie gay.

Scioglimento dell'unione civile. Basterà manifestare, anche disgiuntamente, la volontà di separarsi davanti all'ufficiale di stato civile.

Cambio di sesso. La sentenza di rettificazione di attribuzione di sesso determina lo scioglimento dell'unione gay. Viene inoltre stabilito che in caso di cambio di genere all'interno di una coppia sposata, anche se i coniugi manifestano la volontà di non farne cessare gli effetti civili, il matrimonio viene sciolto automaticamente e trasformato in unione civile.

Impedimenti e nullità. Sono cause di impedimento per la costituzione di una unione civile o di nullità: l'esistenza di un vincolo matrimoniale o di un'unione civile già in essere; l'interdizione per infermità di mente; rapporti di affinità o parentela; condanna definitiva di un contraente per omicidio consumato o tentato nei confronti di chi sia coniugato o unito civilmente con l'altra parte; se sia stato disposto soltanto il rinvio a giudizio ovvero sentenza di condanna di primo o secondo grado ovvero una misura cautelare. La procedura per la costituzione dell'unione civile tra persone dello stesso sesso è sospesa sino a quando non è pronunziata sentenza di proscioglimento. La sussistenza di una delle cause impeditive comporta la nullità dell'unione civile.  Tra le cause di nullità anche tutte quelle previste dal codice civile per il matrimonio.

Le coppie di fatto etero. Si intendono 'conviventi di fatto' due persone maggiorenni unite stabilmente da legami affettivi di coppia e di reciproca assistenza morale e materiale, non vincolate da rapporti di parentela, affinità o adozione, da matrimonio o da un'unione civile.  I conviventi di fatto hanno gli stessi diritti spettanti al coniuge nei casi previsti dall'ordinamento penitenziario, in caso di malattia o ricovero, in caso di morte (per quanto riguarda la donazione di organi, le modalità di trattamento del corpo e le celebrazioni funerarie).

Il diritto alla casa 'a tempo'. In caso di morte del proprietario della casa di comune residenza il convivente di fatto superstite ha diritto di continuare ad abitare nella stessa per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni e comunque non oltre i cinque anni. Ove nella stessa casa coabitino figli minori o figli disabili del convivente superstite, il medesimo ha diritto di continuare ad abitare nella casa di comune residenza per un periodo non inferiore a tre anni. Il diritto alla casa viene meno nel caso in cui il convivente superstite cessi di abitarvi stabilmente o in caso di matrimonio, di unione civile o di nuova convivenza di fatto. Nei casi di morte del conduttore o di suo recesso dal contratto di locazione della casa di comune residenza, il convivente di fatto ha facoltà di succedergli nel contratto.

Case popolari. Nel caso in cui l'appartenenza ad un nucleo familiare costituisca titolo o causa di preferenza nelle graduatorie per l'assegnazione di alloggi di edilizia popolare, di tale titolo o causa di preferenza possono godere, a parità di condizioni, i conviventi di fatto.

Diritti del convivente nell'attività di impresa. Al convivente di fatto che presti stabilmente la propria opera all'interno dell'impresa dell'altro convivente spetta una partecipazione agli utili dell'impresa familiare ed ai beni acquistati con essi nonchè agli incrementi dell'azienda, anche in ordine all'avviamento, commisurata al lavoro prestato. Il diritto di partecipazione non spetta qualora tra i conviventi esista un rapporto di società o di lavoro subordinato.

Il 'contratto di convivenza' e i rapporti patrimoniali. I conviventi di fatto possono disciplinare i rapporti patrimoniali relativi alla loro vita in comune con la sottoscrizione di un 'contratto di convivenza', redatto in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico o scrittura privata con sottoscrizione autenticata da un notaio o da un avvocato. Il contratto può contenere: l'indicazione della residenza; le modalità di contribuzione alle necessità della vita in comune, in relazione alle sostanze di ciascuno e alla capacità di lavoro professionale o casalingo; il regime patrimoniale della comunione dei beni come da codice civile. Il regime patrimoniale scelto nel contratto di convivenza può essere modificato in qualunque momento. Il contratto di convivenza non può essere sottoposto a termine o condizione.

Separazione. Il contratto di convivenza si risolve per: accordo delle parti; recesso unilaterale; matrimonio o unione civile tra i conviventi o tra un convivente ed altra persona; morte di uno dei contraenti. La risoluzione del contratto di convivenza determina lo scioglimento della comunione dei beni. Resta in ogni caso ferma la competenza del notaio per gli atti di trasferimento di diritti reali immobiliari comunque discendenti dal contratto di convivenza.  Nel caso in cui la casa familiare sia nella disponibilità esclusiva del recedente, la dichiarazione di recesso, a pena di nullità, deve contenere il termine, non inferiore a novanta giorni, concesso al convivente per lasciare l'abitazione.

Assegno di mantenimento. In caso di cessazione della convivenza di fatto, il giudice stabilisce il diritto del convivente di ricevere dall'altro convivente gli alimenti qualora versi in stato di bisogno e non sia in grado di provvedere al proprio mantenimento. Gli alimenti sono assegnati per un periodo proporzionale alla durata della convivenza. Ai fini della determinazione dell'ordine degli obbligati, l'obbligo alimentare del convivente è adempiuto con precedenza sui fratelli e sorelle.

Deleghe al governo. Il governo è delegato ad adottare, entro sei mesi dalla data di entrata in vigore della legge, uno o più decreti legislativi in materia di unione civile fra persone dello stesso sesso nel rispetto dei seguenti princìpi e criteri direttivi: adeguamento alle previsioni della legge delle disposizioni dell'ordinamento dello stato civile in materia di iscrizioni, trascrizioni e annotazioni;  modifica e riordino delle norme in materia di diritto internazionale privato, prevedendo l'applicazione della disciplina dell'unione civile tra persone dello stesso sesso regolata dalle leggi italiane alle coppie formate da persone dello stesso sesso che abbiano contratto all'estero matrimonio, unione civile o altro istituto analogo; modificazioni ed integrazioni normative per il necessario coordinamento con la presente legge delle disposizioni contenute nelle leggi, negli atti aventi forza di legge, nei regolamenti e nei decreti. Con decreto del presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del ministro dell'interno, da emanare entro trenta giorni dalla data di entrata in vigore della presente legge, sono stabilite le disposizioni transitorie necessarie per la tenuta dei registri nell'archivio dello stato civile nelle more dell'entrata in vigore dei decreti legislativi.

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lunedì 1 febbraio 2016

MDD : Movimento per i Diritti dei Disoccupati



MDD : AIUTATECI a Diffondere Questo Gruppo , grazie 
Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati, 
si prefigge di portare avanti le istanze dei senza lavoro, nei confronti delle Istituzioni.
 MDD non è un gruppo virtuale, ci riuniamo periodicamente presso
 la Camera del lavoro di Milano.
Sarebbe importante che si formassero altri gruppi in tutte le province lombarde per costituire una 

Federazione Regionale del Movimento, aumentando così la forza contrattuale 
dei disoccupati in Lombardia e volendo anche in altre Regioni ed in
TUTTA ITALIA



Iscrivetevi al Gruppo e Commentate sul BLOG 





giovedì 21 gennaio 2016

Reddito minimo: bisogna fare presto



Reddito minimo: bisogna fare presto

“Siamo in piena emergenza sociale, la povertà in questi anni è raddoppiata, 
occorre subito il reddito 
minimo. Se non adesso, quando?”.


Chiara Saraceno è una delle sociologhe più competenti e stimate in Italia. Ed è soprattutto una donna 
ostinata, che si batte per quello in cui crede. E per lei il reddito minimo, pur non essendo la panacea di tutti i mali, è sicuramente uno strumento molto importante per tutelare i più deboli, per dare respiro a chi non ce la fa, per fare “un po’ di giustizia” in un Paese come il nostro, dove la povertà è passata dal 4 per cento del 2008 all’8 per cento del 2015. Un incremento che si traduce in  persone che non riescono a acquistare i beni essenziali e rinunciano spesso alle cure.

“La crisi – spiega Saracenno- ha colpito particolarmente duro l’Italia, e le diseguaglianze sono 
aumentate: la ricchezza si è concentrata sempre più nelle mani di pochi. Il reddito minimo è un punto 
centrale, ma poi occorre rafforzare le politiche di conciliazione lavoro-famiglia che sono particolarmete importanti per le donne a bassa qualifica e basso reddito. Inoltre serve un’efficace politica abitativa che aiuti chi non riesce a pagare l’affitto”.

In questo contesto, aggiunge la sociologa, “la politica sottovaluta in modo preoccupante il destino dei giovani che vivono periodi lunghi di disoccupazione, di precariato. Si tratta di una povertà giovanile che rischia di rendere i ragazzi, le ragazze di oggi svantaggiati per tutta la vita”.

Professoressa Saraceno, perché secondo lei occorre al più presto un reddito minimo?

Occorre oggi più che mai perché non c’è abbastanza lavoro e spesso non tutti i lavori danno un reddito sufficiente per vivere con dignità, in un contesto in cui la povertà è un’emergenza sociale. E la politica finge di non accorgersene.

Lei che tipo di reddito minimo ha in mente?

Un reddito commisurato all’ampiezza della famiglia. E come quantità almeno vicino alla soglia di 
povertà, ai minimi sociali, quindi tra i 400 e i 500 euro mensili a persona. È il minimo per garantire quello che io chiamo ‘il diritto al consumo’, e va aumentato in base alla composizione familiare.

E per evitare che poi il reddito minimo diventi solo assistenzialismo?

Guardi, le cito l’Ocse (Organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, ndr)che non è certo di estrema sinistra: l’Ocse spiega che è utile avere un reddito minimo ben congegnato.

Con quali caratteristiche?

Un reddito che impedisca a una persona di sedersi, quindi un assistenzialismo attivo che sia da stimolo per cercare un nuovo lavoro, con il supporto di consulenti, con la formazione professionale. Un reddito minimo dignitoso dà tempo e serenità mentale per pensare e agire per il proprio futuro.

Facile -le si obietta- chiedere il reddito minimo, ma costerebbe molto alle casse dello Stato.
 Lei ha fatto dei conti?

Ci sono stime diverse. Dipende da dove mettiamo l’asticella. La stima del Movimento 5Stelle è di circa 16 miliardi a regime, 780 euro al mese a chi ha bisogno. Poi ci sono altre proposte più conservative che ipotizzano una spesa di 7 miliardi.

Sono comunque tanti soldi…

Sono tanti, ma sono meno di quanto costano gli 80 euro mensili per i lavoratori dipendenti a basso 

reddito decisi dal Governo senza colpo ferire (circa 10 miliardi, ndr). Questi soldi sarebbero serviti per un reddito minimo decente; come senza colpo ferire è stata tolta la Tasi e l’Imu (costo oltre 4 miliardi, ndr) favorendo i più benestanti. Come vede è un questione di scelte, di priorità.

Ma Renzi risponde a chi propone il reddito minimo sostenendo che è uno strumento sbagliato perché – dice il capo del Governo- la Costituzione parla di diritto al lavoro e quindi l’obiettivo è combattere la disoccupazione, creando lavoro. Cosa risponde?

A parte il fatto che la nostra Costituzione parla sì di diritto al lavoro, ma parla anche del diritto a una vita decente. E poi io sono del tutto favorevole a creare lavoro – ci mancherebbe-, ma nel frattempo cosa facciamo per chi non ce la fa. Cosa facciamo per i bambini i cui genitori non guadagnano abbastanza? 

E ancora cosa facciamo per chi ha una malattia e non può cercare un lavoro? Infine – e cito ancora 
l’Ocse – cosa facciamo davanti a quei tanti lavori precari, 
squalificati e a basso salario prodotti in questi anni?

Dal Governo rispondono che sono stati stanziati complessivamente 
1 miliardo e 600 milioni per le povertà.

Cioè pochissimo, anche se di più di quanto hanno stanziato i precedenti governi. Come le dicevo 
occorrono almeno 7 miliardi per dare il minimo alle persone in difficoltà.

Come giudica gli effetti del Jobs Act?

Ha reso più flessibile il mercato del lavoro: è piu facile licenziare anche nei contratti a tempo 
indeterminato con l’abolizione dell’Articolo 18 (articolo dello Statuto dei Lavoratori che vieta il 
licenziamento senza giusta causa, ndr). Non a caso la Confindustria è più che soddisfatta.

Ma non è anche più facile e conveniente assumere?

Ma per assumere ci vuole un mercato che funzioni, servono investimenti: Renzi ha sbagliato. Doveva dire alle imprese: “Io ho fatto tutto quello che mi avete chiesto, adesso tocca a voi”. Doveva 
pretenderlo. E poi voglio vedere cosa succederà quando scadranno gli incentivi fiscali alle aziende per assumere, incentivi dati senza contropartite. Le contropartite in genere vengono sempre chieste ai 
poveri e non agli industriali.

Lei si batte da tempo, per il reddito minimo, mi pare dagli anni ’80

Sì, dalla prima Commissione sulle povertà, nel 1986.

E che riflessione fa?

Mi viene da dire: se non adesso, quando? Cosa dobbiamo ancora aspettare dopo gli effetti devastanti 
della crisi? Siamo solo noi e la Grecia a non averlo Invece il reddito minimo non è passato ancora 
nell’agenda del Governo, con delle contraddizioni macroscopiche. La vicesegretaria del Pd, Debora 
Serracchiani, ha fatto il reddito minimo nella sua Regione, il Friuli-Venezia Giulia, dov’è Presidente. Ma nello stesso tempo non si batte perché il suo partito vari il reddito minimo in Parlamento. Ora anche in Puglia è stato approvato il reddito minimo (600 euro al mese, per 60 mila persone, ndr). Insomma una breccia si è aperta. E se il Governo fosse intelligente proporrebbe un fondo comune Stato-Regioni per 
introdurre in Italia il reddito minimo.

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poi c'e' questo 

BLOG

nel quale si possono fare commenti ed aggiugere argomenti di discussione




mercoledì 2 dicembre 2015

FRANCIA: Sospensione dei Diritti Cedu



LA FRANCIA RINUNCIA ALLA CONVENZIONE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO
La sospensione sarà in vigore nei prossimi tre mesi e riguarderà diversi diritti fondamentali come quello a un equo processo e alla libertà d'espressione

Sebbene la notizia fosse nell’aria da tempo, la modalità d’azione francese è stata spiazzante. Attraverso un banale comunicato indirizzato a Thorbjorn Jagland, segretario generale della Corte europea dei Diritti dell’Uomo, la Francia ha annunciato che per i prossimi tre mesi non rispetterà la Cedu, la Convenzione europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali.
Parigi non sarà tenuta a rispettare il diritto a un equo processo e quello alla tutela della libertà 
d’espressione, della libertà di associazione e del rispetto della vita privata. 
Con questa iniziativa, la Francia rinuncia alla salvaguardia dei diritti fondamentali per mettere in pratica una persecuzione senza controllo.
L’atto francese formalizza sulla carta tutte le infrazioni già commesse sul campo, come per esempio la violazione della libertà di riunione e di associazione.
Il termine della sospensione sarà a totale discrezione del governo e rimarrà in vigore fino a quando 
l’esecutivo intenderà mantenere lo stato d’emergenza nazionale.
Le regole per la sospensione dei diritti fondamentali hanno in ogni caso un limite ben preciso, stabilito dall’articolo 15 della stessa Cedu. Il diritto alla vita e i divieti ai lavori forzati, di irretroattività della legge penale e di tortura (quest’ultimo particolarmente importante nei momenti di grande impatto emotivo successivi ad azioni terroristiche) restano comunque validi qualunque sarà l’iniziativa del governo francese.

COS’È LA CEDU E QUANDO SI PUÒ SOSPENDERE
La Cedu, resa vincolante per tutti i Paesi europei nel 2009 grazie all’articolo 6 del Trattato di Lisbona, prevede che ogni cittadino possa rivolgersi alla Corte Europea dei diritti dell’uomo per denunciare le violazioni commesse dai singoli stati.
Il rispetto della convenzione è legato alla ratifica, nello stato, del suo trattato di applicazione. Tuttavia, la Convenzione può essere soggetta a due tipi di limitazioni: le restrizioni e le deroghe.
Le restrizioni sono connesse a specifiche fattispecie di reato e hanno carattere continuativo. Un 
esempio tutto italiano è l’articolo sul “carcere duro” riservato ai reati di mafia, il 41 bis, che limita 
fortemente alcune garanzie procedurali e i diritti dei detenuti.
Le deroghe, come quella richiesta dalla Francia dopo gli attentati del 13 novembre, sono connesse 
invece a emergenze nazionali temporanee e rispondono al delicato equilibrio tra la limitazione dei diritti del singolo e le esigenze della collettività. La Cedu prevede che si possa procedere a formulare 
deroghe alle sue norme solo in due eventualità: in caso di guerra o per pericolo pubblico che “minaccia la vita della nazione”.
La scelta francese non può lasciare indifferenti. I diritti dell’uomo sono stati scritti per proteggere i 
singoli individui dagli abusi dei governi proprio in casi di emergenza, in situazioni, cioè, simili a quella che oggi è chiamata ad affrontare Parigi. In particolare deve essere rispettato, soprattutto in periodi di paura e irrazionalità, il diritto a un equo processo.
Quando l’irruenza di chi vuole tutelare le libertà occidentali infrange paradossalmente le libertà dei 
cittadini, la difesa della democrazia rischia di degenerare in qualcos’altro.


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giovedì 19 novembre 2015

Fiom: Manifestazione nazionale 21 novembre 2015



Fiom. 21 novembre 2015. Manifestazione nazionale. 

La legge di stabilità presentata dal governo non ci piace. È la stessa logica dei provvedimenti che 
hanno peggiorato e reso più precarie e insicure le condizioni dei lavoratori, dal Jobs act, alla «buona 
scuola» allo «sblocca Italia». Le misure proposte perseverano sulla strada dell'ingiustizia sociale, non 
mettono in atto reali misure per lo sviluppo, la ripresa degli investimenti, la crescita dell'occupazione 
stabile, la lotta alla povertà e alle disuguaglianze sociali, non combattono l'evasione fiscale e la 
corruzione – anzi le assecondano – e producono un’ulteriore riduzione alla spesa pubblica a partire dai tagli alla sanità, inoltre fanno pagare un ulteriore prezzo al Mezzogiorno 
che non compare nemmeno tra i titoli.

Contro questa politica economica e sociale bisogna mobilitarsi per rivendicare scelte diverse e proposte che si affiancano alle nostre rivendicazioni contenute nella piattaforma per il rinnovo del contratto nazionale di lavoro dei metalmeccanici.


Il 21 novembre la Fiom scende in piazza a Roma, insieme alle associazioni, ai movimenti e alle persone che in questi anni si sono battuti, e vogliono continuare a farlo, per contrastare le politiche di austerità europee, e le conseguenti scelte dei diversi governi del nostro Paese, per affermare i princìpi della nostra Costituzione ponendosi l’obiettivo di riunificare tutto il mondo del lavoro e affermare un nuovo modello ambientale, sociale ed economico, solidale e democratico. Insieme per avviare una 
mobilitazione vasta che, in coerenza con le lotte dello scorso autunno, coinvolga tutte le categorie del mondo del lavoro e tutta la Cgil. 

Il governo non sta ascoltando il Paese ma solo i poteri economici e finanziari più forti.

Non fermiamoci. È il momento di unire e dare voce e rappresentanza al mondo del lavoro, reale 
maggioranza del nostro paese. Vogliamo il diritto a un lavoro dignitoso e onesto, una politica industriale pubblica e affermare il ruolo e il valore del Contratto nazionale di lavoro, della giustizia sociale e della democrazia partecipata.


PER

GLI INVESTIMENTI, IL LAVORO E I DIRITTI
• investimenti pubblici e privati e nuova occupazione stabile;
• uno Statuto dei diritti di tutto il mondo del lavoro.
IL CONTRATTO NAZIONALE PER TUTTI
• un Contratto nazionale che tuteli tutte le forme di lavoro, garanzia del potere d’acquisto e soglia del 

salario minimo che affermi la democrazia nei luoghi di lavoro.
LO STATO SOCIALE
• garantire il diritto alla salute, alla scuola pubblica, alla formazione;
• introdurre il reddito di dignità;
• estendere la cassa integrazione e i Contratti di solidarietà.
LA QUALITÀ DEL LAVORO
• ridurre gli orari e ridistribuire il lavoro;
• una nuova legge sugli appalti;
• una legge sulla rappresentanza per far entrare la democrazia nei luoghi di lavoro;
LE PENSIONI
• ridurre l’età pensionabile e dare lavoro ai giovani;
• ripristinare le pensioni di anzianità;
• avere pensioni dignitose per tutti, oggi e domani;
IL FISCO GIUSTO
• ridurre le tasse al lavoro, combattere l’evasione fiscale e la corruzione;
• introdurre una tassazione progressiva sui grandi patrimoni.
L’EUROPA E LA COSTITUZIONE
• cancellare il pareggio di bilancio imposto dalle politiche di austerità;
• affermare e realizzare i princìpi della nostra Costituzione.



CONTRO

• LA LEGGE DI STABILITÀ;
• IL JOBS ACT CHE HA RESO PIÙ FACILI I LICENZIAMENTI;
• LO SBLOCCA ITALIA;
• LA BUONA SCUOLA ;
• LA POLITICA DELLA DISEGUAGLIANZA.


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mercoledì 11 novembre 2015

Fiom: Manifestazione nazionale 21 novembre 2015



Fiom. 21 novembre 2015. Manifestazione nazionale. 

La legge di stabilità presentata dal governo non ci piace. È la stessa logica dei provvedimenti che 
hanno peggiorato e reso più precarie e insicure le condizioni dei lavoratori, dal Jobs act, alla «buona 
scuola» allo «sblocca Italia». Le misure proposte perseverano sulla strada dell'ingiustizia sociale, non 
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domenica 28 giugno 2015

GAY: in America Sposi, in Italia ?



Il sì ai matrimoni omosessuali negli Stati Uniti 

Vediamo da lontano l'evoluzione della società ma in Italia restiamo ancorati a vecchi e tristi schemi. Basta guardare la crociata del sindaco di Venezia contro i testi che parlano di coppie gay. Qui da noi la tolleranza (che parte dalle scuole e dalle famiglie) è un processo ancora tutto da realizzare.

Mi scuserete: non mi sono fatto il profilo arcobaleno come suggerisce Facebook, il social network che plaude al matrimonio omosessuale negli Usa e al gay pride e poi se pubblichi l'immagine de L'origine du monde di Gustave Courbet ti banna per dieci giorni. Non ho nemmeno preso troppo per i fondelli Mario Adinolfi e il popolo del Family Day, sperando in una loro pacata riflessione (niente da fare, non lo accettano, non ci arrivano, niente…). Insomma, sono contento, dei matrimoni gay negli Stati Uniti ma contento come lo puoi essere guardando dalla finestra una cosa che ti piace.

Già, perché in Italia sul tema delle unioni civili non è cambiato nulla. In America sono sposi, qui sono ancora ricchioni. Froci, culattoni, rottinculo, lesbiche di merda. O come dicono certi amici del Family Day "gaissimo/a", pensando di ridicolizzare come si fa nei regimi a pensiero unico con chi non è come te.

In Italia gli omosessuali hanno e avranno ancora vita dura e non è solo colpa dell'assurda guerra al ddl Cirinnà (voglio ribadire quel che è stato già ben scritto: ma di cosa avete paura?).

 È anche e soprattutto una questione di educazione, di civiltà, di tolleranza. Che è un seme da piantare in giovane età. Più cresci, più è difficile diventare tollerante se non l'hai imparato da giovane. Ecco cosa sono le Sentinelle in piedi: persone cui non è stato spiegato in giovane età il valore della tolleranza e del rispetto verso le idee altrui; verso la vita altrui. E invece in Italia nessuno batte ciglio.


Family Day, in piazza l’Italia che non accetta la realtà
con la solita Passerella di Politici PLURIDIVORZIATI

Ma l'avete capito bene che siete scesi a fare in piazza? Perfino il Papa (se non fosse il Papa) probabilmente lo direbbe con ancor più forza: datevi una calmata, belli.

Nelle centomila fobie, nelle centomila preoccupazioni, nelle centomila mine disseminate qui e lì nel mondo non riesco a vedere nulla, dico nulla di pericoloso nelle unioni civili tra persone dello stesso sesso. Rispetto profondamente le idee altrui, ma chi oggi ha sfilato in piazza a Roma per il Family Day è vittima di ostinate convinzioni, di dogmi che la storia ha già provveduto a far crollare.
Perfino il Papa (se non fosse il Papa) probabilmente lo direbbe con ancor più forza: datevi una calmata, belli, i problemi sono altrove.

E invece no, il sabato qualunque italiano di coloro che non accettano la realtà, il progresso, la storia «che siamo noi e nessuno la puà fermare» è passato sotto un sole cocente di giugno a manifestare per chi, per cosa, in virtù di quale diritto naturale così forte da poter imporre la cancellazione dei diritti di altre persone, uguali – uguali, maledettamente uguali, dannazione – a noi?

Ripeto, rispetto e considerazione, non ironizzo né mi indigno davanti alle pubbliche rappresentazioni delle idee (a meno che non siano totalitarie e settarie, questa devo dire si avvicina molto).

Ma l'avete capito bene che siete scesi a fare in piazza?
Siete sicuri? Avete parlato coi vostri figli, coi vostri nipoti? Vi siete guardati bene in giro? Lo capite o no che siete fuori dal mondo? E che il mondo andrà avanti con o senza il vostro benestare, fortunatamente?
Ci vorrà sì un po' più di tempo. Ma andrà avanti.
E prima o poi, Family Day o no,  avremo anche noi pari diritti per tutti.

Tornando al tema, caro partecipante al Family day, tu forse non sai che la tua paura che i gay si sposino e abbiano figli non è un pericolo, ma è realtà: i gay già si sposano e già hanno figli.
 Nel 2005, in Italia, erano centomila i figli di genitori omosessuali. Sono bambini non diversi dai tuoi, quelli che magari hai pure portato in piazza, non lontano dalle bandiere di Forza Nuova, che si ispira a modelli storici che, quelli sì, hanno offeso e offendono l'umanità, bambini compresi.

 L'unica differenza tra i tuoi figli e quelli di una coppia gay sta nei diritti: specie in momenti di difficoltà, come in caso di problemi di salute o di lutti, i figli di omosessuali avrebbero meno tutele dei tuoi. Eppure, la Costituzione è piuttosto chiara, sul punto: “La legge assicura ai figli nati fuori del matrimonio ogni tutela giuridica e sociale.” E mentre tu, spesso, ti riempi la bocca dell'articolo sulla famiglia, probabilmente nemmeno sai che la differenza di sesso tra i coniugi non è specificata nel testo della nostra Carta; secondo la Costituzione, la famiglia è una “società naturale fondata sul matrimonio”, cioè su una costruzione normativa, modificabile con la semplice volontà politica di riconoscere diritti a tutti.



Tutto ha un prezzo, anche i diritti. Per far approvare le nozze gay negli Usa le associazioni Lgbt spendono miliardi di dollari.

«Non possiamo permettere l’esistenza di due distinte Americhe-gay»: così l’imprenditore e “filantropo” Tim Gill ha lanciato sul New York Times la campagna per estendere i “diritti Lgbt” ai 29 Stati americani, in gran parte del sud, fermamente contrari a matrimoni e adozioni gay, ormai legalizzati in molti altri Stati del paese. L’articolo è un ottimo esempio di come lavorano negli Usa le associazioni che si battono per il riconoscimento dei diritti degli omosessuali.



MILIONI E MILIONI DI DOLLARI. Gill ha speso 300 milioni di dollari in 20 anni per propagandare il credo Lgbt. Ora ha deciso di sborsare ancora 25 milioni (per cominciare) e racimolarne altri per convincere gli americani del profondo sud ad allinearsi con i compatrioti liberal della East coast. Insieme ad altri magnati colmerà la lacuna fra gli Stati della cosiddetta Bible Belt e l’America progressista.
Come? Non con pensati e riflessivi ragionamenti su discriminazione ed uguaglianza ma riunendo gli sforzi delle varie associazioni già attive sul territorio, schierandosi per l’elezione di politici omosessuali, conducendo un’intensa attività di lobbying e soprattutto tirando fuori il portafogli e intessendo relazioni con leader politici, culturali e religiosi locali.

ELEGGERE GAY E LESBICHE.  In alcuni Stati del sud, spiega il New York Times, «diverse organizzazioni, come Human Rights Campaign e American Civil Liberties Union, sostengono un unico gruppo di pressione che interviene sulle ordinanze di non discriminazione in materia di alloggi e di lavoro, nonché sulla legislazione che consente ai genitori omosessuali di adottare bambini». In altri Stati, i gruppi di pressione Lgbt «stanno costruendo nuove organizzazioni di base e fanno campagna elettorale per i funzionari apertamente gay e lesbiche».

«Altre organizzazioni per i diritti dei gay – si legge ancora – si stanno muovendo per espandere la loro presenza nel sud: l’associazione Gay and Lesbian Victory, un comitato di azione politica che sostiene i candidati gay e lesbiche, si sta concentrando su Stati come Idaho e Mississippi, che hanno membri eletti non apertamente gay a qualsiasi livello politico, e Michigan, che non ne ha a livello statale». Questi gruppi non si limitano a sostenere i candidati in base all’orientamento sessuale ma fanno pressione in quegli Stati «dove i legislatori conservatori stanno varando norme sulla  “libertà religiosa” che esentano le imprese da alcune norme anti-discriminazione».

STRATEGIA VINCENTE. «Per quanto riguarda la cultura politica conservatrice dominante nel Sud e nell’Ovest», continua il New York Times, «lo sforzo lobbistico si concentrerà sulle relazioni con repubblicani, clero e organizzazioni afro-americane per i diritti civili». Inoltre, «i leader dei diritti gay stanno intessendo partnership con le grandi aziende con sede in città del sud e dell’ovest, nella speranza di sfruttare i loro legami con i funzionari repubblicani». «Una strategia – osserva il New York Times – che ha avuto successo il mese scorso e che ha convinto il governatore dell’Arizona, Jan Brewer, a porre il veto alla legge che avrebbe permesso ad alcune imprese di non fornire servizi per lesbiche e gay per motivi religiosi».

NON SOLO IMPRESE. Le relazioni intessute dalle associazioni Lgbt riguardano non solo le imprese. Human Rights Campaign, per esempio, attraverso il programma Project One finanziato con 8,5 milioni dollari «sta aprendo uffici in Mississippi, Alabama e Arkansas con l’obiettivo di costruire legami più forti con le scuole, le istituzioni religiose e i leader culturali politici». Gill Action Fund, l’associazione del filantropo Tim Gill, invece, «si impegnerà per la causa Lgbt in primo luogo in Stati come Missouri e Texas, finanziando i costi di sondaggi, ricerca, lobbying e reclutamento di donatori».

IL CASO COLORADO. Tim Gill, spiega il New York Times, il mese prossimo sarà impegnato «in una conferenza annuale chiamata OutGiving, che attira centinaia di maggiori donatori gay del paese, dove inviterà altri donatori a partecipare allo sforzo comune. Il piano d’azione è stato scritto in Colorado». Questo Stato era dominato dai repubblicani e da importanti gruppi evangelici e conservatori. Poi è arrivato Gill, insieme ad altri sostenitori della causa Lgbt.
«Hanno versato milioni di dollari in iniziative educative e a favore di gruppi no-profit liberali, riuscendo a dividere i conservatori e facendo eleggere i legislatori favorevoli ai diritti gay». Risultato: «Oggi in Colorado i democratici controllano entrambe le camere del parlamento e l’ufficio del governatore. La discriminazione basata sull’orientamento sessuale è stata bandita nel 2008 e il legislatore ha approvato le unioni civili nel 2013».



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sabato 9 maggio 2015

..AMORE..: Dedicato: A TUTTE LE MAMME DEL MONDO


  Pasolini Mamma Roma finale
Dedicato:

Alle madri che stanno alzate tutta la notte tenendo in braccio i loro bambini ammalati dicendo "è tutto a posto tesoro, la mamma è qui con te".
continua... ..AMORE..: Dedicato: A TUTTE LE MAMME DEL MONDO:   A TUTTE LE MAMME DEL MONDO .    Pasolini Mamma Roma finale Dedicato: Alle madri che stanno alzate tutta la notte...



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martedì 24 marzo 2015

- LAVORO -: Unions! Fiom-Cgil Roma, 28 marzo 2015


Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, 
Legalità, Reddito, Europa

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Unions!

Manifestazione nazionale Fiom-Cgil

Diritti, 
Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale, Legalità, Reddito, Europa. 

 Roma, 28 marzo 2015

Piazza Esedra ore 14 | Piazza del Popolo ore 16


- LAVORO -: Unions! Fiom-Cgil Roma, 28 marzo 2015: Diritti, Democrazia, Lavoro, Giustizia sociale,  Legalità, Reddito, Europa Unions!  Manifestazione nazionale Fiom-Cgil ...

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Nasce la “coalizione sociale” con Maurizio Landini

Una “coalizione sociale” per rispondere a quella «domanda di giustizia sociale ora inascolta e senza rappresentanza». È questa l’azione intrapresa oggi dal leader della Fiom Maurizio Landini che apre ufficialmente il “cantiere” di una coalizione alternativa alle realtà politiche esistenti in Italia.
LA LETTERA-INVITO DI LANDINI -
L’azione di Maurizio Landini arriva al termine di mesi di incontri e dibattiti, accompagnati da critiche e polemiche, nel corso di un’assemblea convocata a Roma, nell’ex palazzo dell’Flm, che vuole essere insieme un momento di riflessione e un atto fondativo,,,

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