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mercoledì 4 aprile 2018

California, spari nella sede di YouTube




ALTRA STRAGE NEGLI USA:
 diversi feriti, suicidata la sospetta killer

Si sarebbe suicidata la donna che ha fatto irruzione armata nel quartier generale di YouTube a San Bruno, in California, e ha aperto il fuoco. Pare che l'obiettivo della donna, che avrebbe sparato una ventina di colpi all'interno della mensa aziendale, fosse il suo fidanzato. Ci sarebbero diversi feriti.

Diverse persone, almeno 4 o 5, sono state trasportate in ospedale, ma le loro condizioni al momento non sono note. Alcuni testimoni, sentiti dalla Nbc, hanno raccontato di aver udito almeno 20 colpi e di aver visto diverse persone ferite. Una persona che era presente al momento dell'attacco ha raccontato alla Cnn che "una donna ha fatto irruzione in mensa durante il pranzo e sembrava sparare contro una persona in particolare". La fonte, che ha voluto parlare sotto anonimato, ha affermato che si tratterebbe quindi di un attacco contro un numero ridotto di persone.

Google: "Siamo in coordinamento con le autorità" - Google, che è proprietaria di YouTube, ha riferito di essere "in coordinamento con le autorità". Nel quartier generale del colosso sono impiegate circa 1.700 persone. Lo riferisce la Bbc.

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martedì 3 dicembre 2013

ECOLOGIA: Pesticidi killer delle api

Pesticidi killer delle api


Pesticidi killer delle api, un primo passo importante ma non basta per salvarle!

Il 1 dicembre è finalmente entrato in vigore a livello europeo il primo bando – anche se parziale e temporaneo - dei tre insetticidi fortemente pericolosi per le api. Si tratta di un passo importante, ma non basta

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sabato 24 novembre 2012

Giornata Mondiale contro la Violenza sulle Donne



La giornata del 25 novembre è fondamentale per ricordare alla politica che più del 70% delle donne nel mondo sono state vittime nel corso della loro vita di violenza fisica o sessuale da parte di uomini.

Domenica 25 novembre è la Giornata Mondiale della Violenza sulle Donne, presentata dall'Onu, martedì scorso a New York, come la Giornata mondiale per l'eliminazione della violenza contro le donne.
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Michelle Bachelet, Vice Segretario Generale e Direttore Esecutivo di UN Women, l'agenzia che l'ONU ha istituito di recente, ha affermato che, sebbene ci siano stati notevoli progressi nelle politiche nazionali, molto rimane ancora da fare. Più di cento paesi sono privi di una legislazione specifica contro la violenza domestica e più del 70% delle donne nel mondo sono state vittime nel corso della loro vita di violenza fisica o sessuale da parte di uomini. 
La violenza, ha aggiunto il direttore, influendo negativamente sui risultati scolastici delle donne, sulle loro capacità di successo lavorativo e sulla loro vita pubblica, allontana progressivamente le società dal conseguimento dell'obiettivo dell'uguaglianza di genere. La Bachelet si è impegnata a cercare un finanziamento di cento milioni di dollari l'anno entro il 2015, da destinare al Fondo fiduciario per porre fine alla violenza contro le donne.
Concordando sull'importanza ricoperta dai modelli femminili nell'eliminazione della violenza perpetrata contro le donne, la Bachelet ha detto di guardare agli ufficiali di polizia donna e alle donne soldato come esempi positivi. "Sono modelli di donne forti e dimostrano che le donne hanno le capacità per agire. Nel mondo occorrono cambiamenti culturali per smettere di guardare alle donne come cittadine di seconda classe. Dobbiamo creare una cultura di rispetto", ha concluso Michelle Bachelet.
Quest'anno sono già 103 le donne uccise in Italia. Purtroppo, solo ipoteticamente, perché non esistono dati ufficiali (scarso interesse della politica?). Sta di fatto che la lista più attendibile è stata compilata dalla Casa delle donne di Bologna che, fino al 5 dicembre, promuove la settima edizione del Festival la Violenza Illustrata, con cinema, dibattiti e mostre.
Per l'occasione Amnesty International da inizio a 16 giorni di attivismo su tre temi principali: la violenza sulle donne irachene, egiziane e colombiane, spesso appoggiata dallo stato.
Ancora, il 25 novembre alle 15.55 a Domenica In, su Rai Uno, verrà proposto il film-documentario ''Giulia ha picchiato Filippo", diretto da Francesca Archibugi e interpretato da Riccardo Scamarcio con Jasmine Trinca. Alle 20.30 al Teatro Litta di Milano verrà consegnato il Premio Intervita per il Cinema 2012 alla regista, personaggio che nel cinema si è speso per i diritti delle donne, e alle 22 verrà proiettato il documentario.

In occasione della Giornata Internazionale contro la violenza sulle donne 2012, Genova Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura invita a contare lentamente da 1 a 100. Sono oltre cento le donne uccise quest'anno da maschi-killer. Stiamo assistendo a un'inaudita escalation di violenza. Si chiama femminicidio. Violenza per lo più domestica: i killer sono ex-compagni, mariti, partner, padri. Killer che odiano, killer che non amano, killer che violentano la parola "amore". E quante sono le vittime, sempre donne, dei tanti altri tipi di abusi e violenze sessuali? Contiamo fino a 100, e ben oltre 100, molto, molto oltre. Barbarie, ignoranza, inciviltà sono violenza. Chiediamo a voce alta civiltà, cultura, progresso. Contro il femminicidio, contro il machismo. Contro ogni violenza sulle donne.
Calligrafia: Francesca Biasetton.
Regia: Serena Gargani.
Testo: Luca Borzani e Nicla Vassallo.

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sabato 18 agosto 2012

Krokodil: droga killer che squarcia la pelle




Il mercato della droga, in Russia, ha tirato fuori dal cilindro un'altra creazione letale.
Si chiama krokodil, coccodrillo o desmorfina,  e bastano due iniezioni per finire vittime della sua dipendenza- -
Questa sostanza stupefacente ha un impatto tre volte più forte dell'eroina, ma ha prezzi dieci volte più bassi.
E ciò che è peggio è che è fai da te, una droga home made, tanto che la maggior parte degli ingredienti sono facilmente reperibili in ogni casa.
La ricetta è semplice: codeina (sostanza presente in molti farmaci comuni contro il mal di testa), benzina, olio detersivo industriale, iodio.
SQUARCIA LA PELLE, DEVASTA GLI ORGANI. Il nome krokodil non è scelto a caso. L'animale sta a indicare gli effetti allucinanti che questo mix esplosivo è in grado di produrre sul corpo della persona che ne fa uso: la pelle si squarcia, ricordando le scaglie del pericoloso animale - -
E questra droga devasta anche tutti gli organi interni, fino ad arrivare al cervello.
E il viaggio verso la morte è rapido: un dipendente dal coccodrillo può restare in vita da uno a tre anni; contro i cinque e i sette anni a cui può aspirare un eroinomane.
La percentuale dei dipendenti che riescono a uscire dal giro è veramente bassissima: solo l'1% di persone che hanno assunto questa devastante sostanza riescono a non farne più uso, danneggiando però le capacità cognitive e motorie.
RUSSIA: DILAGA LA DROGA E COLPISCE IL COCCODRILLO. In Russia ci sono circa 5 milioni di consumatori di droga (+60% dal 2000) e il krokodil si è largamente diffuso, continuando a mietere vittime.
Un problema sociale talmente allarmante che il Cremlino ha approvato una legge che impone l'obbligo di ricetta medica per i farmaci a base di codeina e ha richiesto la chiusura dei siti web che spiegano nel dettaglio come si ottiene la miscela della morte.
Purtroppo però questa misura non basta: la vendita illegale dei farmaci con codeina continua senza ricetta in molte piccole farmacie.
CENTRI DI RIABILITAZIONE: COMUNITÀ RELIGIOSE RIGIDISSIME. Inoltre in Russia non esistono programmi statali di prevenzione e riabilitazione e per questo si è assistito al proliferare di molte comunità di gruppi religiosi spesso ai limiti della setta, famosi per i loro metodi durissimi.
Nella associazione di Ekaterinburg, sugli Urali, conosciuta come Città senza droghe, i tossicodipendenti subiscono spesso violenze, vengono legati ai letti e nutriti a pane e acqua.
E mentre per i dipendenti di altre droghe la detenzione dura fino a dieci giorni, per i soggiogati dal krokodil il periodo di riabilitazione raddoppia, arrivando a un mese. D'inferno.


http://www.lettera43.it/cronaca/il-krokodil-droga-killer-che-squarcia-la-pelle_4367561560.htm
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giovedì 28 maggio 2009

Saras. La raffineria killer

Saras. La raffineria killer, i Cip 6 e l'Inter
Eleonora Formisani

E' la raffineria più grande del Mediterraneo di proprietà della famiglia Moratti. Lì ieri sono morti tre operai. Ora la Saras è sotto inchiesta, anche per inquinamento. Ma forse pochi sanno che attraverso una sua controllata, la Sarlux, la società produce energia elettrica bruciando «Tar», olio combustibile pesante. Nonostante ciò può avvalersi degli incentivi per i «Cip6».

Lo scenario è la raffineria più grande del Mediterraneo, la Saras di Sarroch, in provincia di Cagliari, di proprietà dei petrolieri Moratti, fondata nel 1962 da Angelo Moratti [già presidente dell’Inter], oggi di proprietà di Gianmarco e Massimo Moratti, patron dell‘Inter.
Qui 1600 operai lavorano petrolio grezzo che esce dallo stabilimento in barili, se ne contano 300 mila l’anno. Qui ieri hanno perso la vita Gigi Solinas, Bruno Muntoni e Daniele Melis, stroncati all’interno di una cisterna dalle esalazioni tossiche. Anidride solforosa? Saranno i giudici a stabilirlo dopo la conclusione delle indagini aperte dalla Procura di Cagliari per accertare eventuali responsabilità sulla morte degli operai, dipendenti della Comesa, una ditta esterna che lavora per la Saras.
Per protestare contro l’ennesima strage sul lavoro questa mattina i lavoratori della Saras hanno manifestato davanti ai cancelli della raffineria ma i sindacati confederali, riuniti a Tramatza nell’oristanese, potrebbero decidere di indire lo sciopero generale in tutta l’isola. La Fiom ha anche annunciato che si costituirà parte civile in un eventuale processo. Lo sciopero proseguirà anche domani e venerdì prossimo, giorno in cui potrebbero svolgersi i funerali delle vittime.
Quella di Sarroch per molti è stata una tragedia annunciata. «Da anni abbiamo lanciato l’allarme sulla sicurezza degli impianti della Saras e sui livelli di inquinamento che questi producono, allarme rimasto inascoltato se non addirittura deriso e rimproverato», ha dichiarato il presidente della Provincia di Cagliari, Graziano Milia [centrosinistra]. E proprio pochi giorni prima della tragedia la raffineria è finita sotto inchiesta, riporta la Nuova Sardegna, grazie a «Oil» un documentario prodotto e diretto da Massimiliano Mazzotta che racconta cosa veramente succede all’interno dell’impianto e le presunte conseguenze sulla salute degli operai e degli abitanti di Sarroch.
70 minuti in cui un ricercatore fiorentino, Annibale Biggeri, mette in relazione la percentuale dei decessi dovuti a malattie tumorali nella zona industriale attorno alla raffineria con l’attività degli stabilimenti. «Una maggiore incidenza di patologie tumorali e respiratorie rispetto alla media regionale», spiega Biggeri che, studiando i dati dell’Istat sulla mortalità dal 1981 al 2001 e quelli sui ricoveri ospedalieri dal 2001 al 2003, pubblica il «Rapporto Sarroch Ambiente e Salute». E’ tutto lì. Petroliere che attraccano, vanno e vengono trasportando petrolio grezzo. Petrolio ma non solo perché la Saras – attraverso la controllate Sarlux r.r.l. – da qualche anno è entrata nella nel settore dell’energia elettrica che produce usando gli scarti della raffinazione. E’ il «Tar» detto anche «olio combustibile pesante», un combustibile altamente inquinante.
E’ questo il carburante che tiene in vita il progetto della Sarlux che consente di generare energia elettrica per una potenza installata pari a 550 megawatt ed una produzione in esercizio sui quattro miliardi di chilowattora l’anno. La maggior parte della sua produzione [450 megawatt su 550] viene utilizzata dall’Enel.
Per la legge italiana l’impianto Sarlux [una joint-venture tra Saras con l’americana Enron Corp] produce fonti rinnovabili. La Sarlux è un’altra scatola cinese, la società infatti possiede l’impianto Igcc [impianto di gassificazione integrata a ciclo combinato] e attraverso Parchi Eolici Ulassai S.r.l. [tramite la controllata Sardeolica S.r.l.] la quale possiede e gestisce il parco eolico sito nel Comune di Ulassai in Sardegna, produce fonti rinnovabili.
E producendo fonti rinnovabili la Sarlux può avvalersi degli incentivi per i «Cip6», il perverso meccanismo che dell’incentivo alle fonti rinnovabili ma anche – appunto – alle assimilate: centrali elettriche a ciclo combinato alimentate con il metano oppure con il gas ottenuto dalla gassificazione dei residui di raffineria.

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