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giovedì 3 maggio 2018

Contestare la Brigata Ebraica al corteo per la Liberazione

quest' anno c'erano una 50antina di
City Angels a Fare da Guardie del Corpo

Come ogni anno diverse associazioni pro Palestina 
e frange della sinistra si sono date appuntamento il 25 aprile, a Milano, 
per contestare la Brigata ebraica al corteo per la Liberazione. 
"Un conto è la Liberazione, un altro Israele - afferma un attivista pro Palestina 
- Portare quelle bandiere significa aderire a un'ideologia sionista che vede l'illegale occupazione della Palestina come una ferita irrisolta. La storia pare non aver insegnato nulla". 
Dal corteo hanno risposto cantando 'Bella Ciao' ai manifestanti che li contestavano.

"Palestina libera, Palestina rossa" e "Israele stato assassino". Sono solo alcuni degli slogan che hanno segnato il 25 aprile milanese. Le proteste sono partite da un gruppo di militanti dei movimenti filopalestinesi quando il corteo per le celebrazioni del 73esimo anniversario della Liberazione, partito da corso Venezia e diretto in Duomo, è arrivato a piazza San Babila. Si sono registrati attimi di tensione, ma dopo qualche insulto e qualche reazione nervosa da parte dello spezzone del corteo dedicato ai reduci dei campi di concentramento e ai loro familiari, la manifestazione è scivolata senza incidenti fino a piazza Duomo.

Al corteo, partito da corso Venezia poco dopo le 14.30, hanno partecipato migliaia di persone. Il serpentone colorato, tra bandiere e slogan, è arrivato in piazza Duomo dove erano previsti gli interventi del sindaco Giuseppe Sala, della segretaria generale della Cgil Susanna Camusso, del presidente di Libera don Luigi Ciotti e della presidente nazionale di Anpi Carla Nespolo.

In testa l'amministrazione comunale della città con il sindaco Giuseppe Sala, lo spezzone del Pd seguito da una lunga bandiera della pace, la delegazione degli studenti e altre formazioni di sinistra. Presenti anche una delegazione di operai della Carrefour che protestavano contro i licenziamenti di alcuni loro colleghi. Diversi gli esponenti politici presenti.

I militanti del Pd, che l'anno scorso avevano percorso il corteo con i colori dell'Unione europea, quest'anno hanno portato dei cartelli con le immagini di volti di eroi della Resistenza. Da Sandro Pertini a Giulia Lombardi, da Lica Steiner a Roberto Lepetit, fino a Laura Conti, Jenide Russo, Carlo Chiappa e Giulia Lombardi. I canti partigiani e le bandiere dell'Anpi, invece, hanno contrassegnato la manifestazione che si è svolta in mattinata al cimitero Maggiore di Milano. Almeno in duecento si sono radunati intorno alle 10.30 al campo della Gloria per ricordare i caduti della resistenza, intonando cori come "Valsesia", "i Ribelli della Montagna" e infine il classico "Bella Ciao" accompagnato dal grido "Ora e sempre resistenza". Molte le sigle antifasciste presenti, a partire dagli iscritti all'Associazione nazionale partigiani d'Italia con il loro fazzoletto al collo.

Dal palco in piazza Duomo, nel pomeriggio, si sono alternati il sindaco Sala, la segretaria della Cgil Camusso, il presidente di Libera don Ciotti e la presidente nazionale di Anpi Nespolo. "Chiederemo innanzitutto" che il prossimo governo si impegni affinché "si proceda allo scioglimento di tutte le organizzazioni che violano la 12esima disposizione transitoria della Costituzione" - ha detto Camusso - oltre a favorire "l'applicazione della Costituzione del divieto di ricostituzione di partiti che si ispirano al fascismo". Poi dal palco la leader della Cgil ha sottolineato: "La violenza sulle donne è nei fatto troppo spesso sopportata e non adeguatamente contrastata". "Se la nostra democrazia è un po' pallida è perché abbiamo tradito la nostra Costituzione", ha avvertito poi don Luigi Ciotti.

"Da Milano facciamo tutti assieme partire un messaggio estremamente chiaro - ha detto Sala -: stop ai nuovi fascismi, ai nuovi razzismi striscianti che speculano sulle paure, perché il razzismo e il fascismo non sono opinioni, sono crimini contro l'umanità". "Ci impegniamo in una nuova Resistenza, offrendo risposte però - ha aggiunto in un altro passaggio il sindaco - includendo chi non ce la fa, dando una prospettiva ai giovani e mostrando al Paese ogni giorno una politica diversa, una politica che non si gira dall'altra parte e che non si stanca mai di ascoltare la gente". "Questa - ha concluso - è l'Italia per la quale continueremo a combattere".





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Previsioni per il 2018






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venerdì 1 gennaio 2016

Il 27-12-1947 Veniva Promulgata la Costituzione della Repubblica italiana




Il 27 dicembre 1947 veniva promulgata la nostra Costituzione.
C'era una volta la Costituzione della Repubblica italiana.
Disegnava uno stato democratico,in cui i cittadini hanno il diritto di governare, e gli strumenti per farlo.Diceva che compito della Repubblica è di realizzare la giustizia sociale nei fatti,e non solo nei principi.Per tanti aspetti ,quella Costituzione non è stata applicata Per impedirne l'attuazione,è stato costruito uno Stato parallelo.E ora c'è chi vuole fare un'altra Costituzione,più adatta ad esso.In questo libro c'è il testo,la storia,i propositi di chi l'ha fatta.E c'è una spiegazione chiara delle novità straordinarie che in essa sono state introdotte.


27 dicembre 1947: il Capo dello Stato provvisorio Enrico De Nicola promulga la Costituzione Italiana che l’Assemblea Costituente aveva approvato cinque giorni prima
27 dicembre 1947: sono passati più di due anni dal giorno che vide la liberazione di Milano e Torino da parte dei partigiani e l’annuncio della fine della Repubblica di Salò da parte dello stesso Benito Mussolini; appena undici giorni invece dalla riunione in Comitato segreto dell’Assemblea Costituente in cui era stata fissata l’indennità parlamentare mensile per ogni onorevole in 45.000 lire. Come si legge in molti siti web, a quel tempo “la paga di un operaio è di circa 20.000 lire, quella di un impiegato circa 30.000, la Domenica del Corriere costa 12 lire, un giornale 10 lire, un chilo di zucchero 300 lire, di carne 2000”. Il 22 dicembre, 5 giorni prima, la Carta Costituzionale era stata approvata con 453 sì e 62 no.


Il 27 dicembre è una data storica: il Capo dello Stato provvisorio Enrico De Nicola appone la propria firma e promulga la nuova Carta Costituzionale della Repubblica Italiana. Il testo sarà pubblicato il giorno dopo, il 28 dicembre, in un numero speciale della “Gazzetta Ufficiale” ed entrerà in vigore il 1° gennaio 1948. Ma perché è così importante la nostra Costituzione? Potremmo citare le abusate parole di Piero Calamandrei, uno dei padri fondatori della patria (“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”) per ricordare il sangue versato affinché il nostro stato venisse finalmente riconosciuto libero ed unitario. Ma non vogliamo fare della facile retorica. La Costituzione Italiana è importante, più semplicemente, perché è la legge fondamentale dello Stato Italiano, quella a cui si devono uniformare tutte le leggi approvate dal Parlamento, è il vertice nella gerarchia delle fonti di diritto. Perciò, tutte le leggi e le regole che governano il nostro lavoro, la nostra vita e i nostri diritti devono essere in linea con i suoi principi. E, nel leggerla, ci si rende conto di quanta strada ci sia ancora da fare per renderla effettiva.


Ma torniamo alla sua storia: dopo la cessazione delle ostilità del secondo conflitto mondiale, era stato indetto il referendum per la scelta fra repubblica e monarchia (2 giugno 1946) e gli italiani avevano scelto a maggioranza la Repubblica (54% dei voti); dopo sei anni dall’inizio della seconda guerra mondiale e venti anni dall’inizio della dittatura fascista, il 2 giugno 1946, si svolse contemporaneamente al referendum istituzionale l’elezione dell’Assemblea Costituente: l’Assemblea fu eletta con un sistema proporzionale e furono assegnati 556 seggi, distribuiti in 31 collegi elettorali. Fu proprio in questo momento che i partiti del Comitato di liberazione nazionale cessarono di essere uguali e si poté constatare la loro rappresentatività. Tre i partiti più importanti: la Democrazia Cristiana, che ottenne il 35,2% dei voti e 207 seggi; il Partito socialista, 20,7% dei voti e 115 seggi; il Partito comunista, 18,9% e 104 seggi. La tradizione liberale (riunita nella coalizione Unione Democratica Nazionale), protagonista della politica italiana nel periodo precedente la dittatura fascista, ottenne 41 deputati, con quindi il 6,8% dei consensi; a seguire il Partito repubblicano, il Partito d’Azione, l’Uomo qualunque.

Nelle linee guida della Carta è ben visibile la tendenza al compromesso dialettico tra le diverse forze politiche presenti in Costituente ed è evidente come esse siano all’avanguardia in merito alle categorie dei diritti contemplati e tutelati: nei “Principi fondamentali”, che vengono posti nei primi 12 articoli, sono evidenti la tradizione liberale e giusnaturalista (articolo 2, “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, intesi come diritti naturali e preesistenti allo Stato”); quella laica (si vedano il principio personalista, di cui all’articolo 2 e il principio di uguaglianza dell’articolo); quella pluralista (viene tutelato infatti il pluralismo delle formazioni sociali, degli enti politici territoriali, delle minoranze linguistiche, delle confessioni religiose, delle associazioni, di idee ed espressioni, della cultura, delle scuole, delle istituzioni universitarie e di alta cultura, dei sindacati e dei partiti politici); quella socialista (il pieno sviluppo dell’individuo può avvenire solo con quello di tutte le organizzazioni intermedie che concorrono alla sua formazione e alla sua crescita: per questo anche le formazioni sociali meritano un ambito di tutela loro proprio); quella marxista (il lavoro non è considerato un mero rapporto economico ma è valore sociale che nobilita l’uomo e non è solo un diritto ma anche un dovere che eleva il singolo: nello stato liberale la proprietà aveva più importanza, il lavoro ne aveva meno); quella solidaristica (lo Stato ha il compito di aiutare le associazioni e le famiglie, attraverso la solidarietà politica, economica e sociale, vedi art. 3 II comma e art.2) quella autonomista (viene assicurata alle collettività territoriali come Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni una forte autonomia dallo Stato, grazie alla quale i cittadini sono in grado di partecipare più da vicino e con maggiore incisività alla vita politica); quella internazionalista (l’ordinamento italiano si conforma infatti alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute) e quella pacifista (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” accettando una “limitazione alla propria sovranità nell’intento di promuovere gli organismi internazionali per assicurare il mantenimento della pace e della giustizia fra le Nazioni”).

Come si legge su Wikipedia: “Da una prima lettura di questi principi traspare la volontà del Costituente, che aveva vissuto la tragica esperienza dell’oppressione nazi-fascista e della guerra di liberazione, di prendere le distanze non solo dal regime fascista, ma anche dal precedente modello di Stato liberale, le cui contraddizioni e incertezze avevano consentito l’instaurazione della dittatura”. Il modello di organizzazione statale tracciato dai padri costituenti è quello dello Stato sociale di diritto che si fa carico di intervenire nella società e nell’economia affinché siano garantite uguali libertà e dignità a tutti i cittadini. La Costituzione è composta da 139 articoli e dai relativi commi suddivisi in quattro sezioni: principi fondamentali (articoli 1-12); parte prima: “Diritti e Doveri dei cittadini” (articoli 13-54); parte seconda: “Ordinamento della Repubblica” (articoli 55-139); disposizioni transitorie e finali (disposizioni I-XVIII). Sorta dalla ceneri del ventennio fascista e dalle distruzioni fisiche e morali della seconda guerra mondiale, la Costituzione Italiana rappresentò un momento fondamentale di unità e condivisione. Non a caso si caratterizza come mezzo di compromesso: un parlamentarismo forte, per i padri costituente, 
sarebbe stato il metodo più efficace per impedire la rinascita di governi autoritari.

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MUNDIMAGO


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venerdì 17 febbraio 2012

Appello per la liberazione di Rossella


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LIBERATE ROSSELLA URRU - IL POPOLO DEL WEB SI MOBILITA!!!! DIFFONDERE!!!

 Appello per la liberazione di Rossella

Nella notte tra il 22 e il 23 ottobre Rossella Urru ed altri due cooperanti spagnoli (Ainhoa Fernandez de Rincon, dell’Associazione amici del popolo saharawi, e Enric Gonyalons, dell’organizzazione spagnola Mundobat)  sono stati rapiti da uomini armati, arrivati a bordo di diversi pick-up. Originaria della provincia di Oristano, Rossella Urru, 29 anni, e’ rappresentante della ONG Comitato Italiano Sviluppo dei Popoli (Cisp) e lavora da due anni nel campo profughi Saharawi di Rabuni, nel sud ovest dell’Algeria,  coordinando  un progetto finanziato dalla Comunità europea.
Rossella si occupava di rifornimenti alimentari, predisponeva la distribuzione con particolare riguardo alle necessità di donne e bambini. Rossella  Urru  e’ laureata in Cooperazione Internazionale presso la  facoltà di Conservazione dei Beni Culturali di Ravenna,  proprio con una tesi sul popolo Saharawi.
Dalla notte del sequestro non si hanno avuto notizie di Rossella Urru fino al mese di dicembre quando un gruppo dissidente dell’Aqmi (Jamat Tawhid Wal Jihad Fi Garbi Afriqqiya ) ha rivendicato il rapimento. ancora ostaggi.
Grazie a rapporti personali col popolo tuareg da parte del consigliere regionale ClaudiaZuncheddu, sappiamo che Rossella è viva e che si  trova in un territorio desertico quasi inaccessibile, crocevia di interessi contrastanti fra governi e movimenti, dove ovviamente assume rilevante importanza l’intreccio delle funzione di mediazione di soggetti diversi. I sequestratori mirano ad un riscatto per acquistare armi necessarie alla loro lotta per l’indipendenza. Il governo algerino, che conosce il territorio desertico a palmi, tuttavia non e’ favorevole alla mediazione con riscatto visto che sarebbe il destinatario di una insurrezione armata da parte del fronte del Polisario armato. In aggiunta il governo francese, spinto da mire neocolonialiste, e’ fortemente interessato alla liberazione forzata dei ragazzi sequestrati, mettendo così a rischio la loro incolumità.
Sono passati 117 giorni dal suo sequestro e rivendichiamo la sua liberazione, il silenzio che la circonda e’ assordante.
Lasciamo ai servizi ed alle ambasciate rispettivi ruoli e rispettiamo il desiderio dei familiari di mantenere basso il profilo sulle trattative tuttavia dobbiamo fare in modo che si parli di questo sequestro per  spingere le nostre amministrazioni, i nostri governi e quanti piu’ Stati possibile ad intraprendere azioni diplomatiche per la liberazione di Rossella.
Forse i suoi sequestratori fanno paura ai diplomatici.
Forse il sequestro e’ capitato in un momento storico in cui tutte le attenzioni dei governi sono rivolte allo spread, ai bund, alle borse, ai mercati ed alle finanze.
Forse e’ capitato proprio quando in Italia si e’ verificato un cambio traumatico di governo e si affronta una crisi economica gravissima.
Ma non si puo’ perdere altro tempo e tutti noi dobbiamo chiedere a gran voce che le autorità competenti rivolgano la massima attenzione al problema della liberazione di Rossella.
Il nostro appello e’ rivolto alle organizzazioni, alle ambasciate, ai mediatori, ai servizi ed ai governi, centrale e regionale, perchè utilizzino tutti i mezzi e tutte le strategie possibili per riportare Rossella a casa quanto prima.
Il fratello di Rossella dice : “le parole cedono di fronte a tanto assurdo, si sgonfiano e sembrano afone . Eppure, in questa vibrante impotenza in cui ci troviamo, sono quel poco che ci è concesso, un nonnulla che tenta di colmare un abisso e una distanza insospettati; che riescono appena a tenerci in piedi, a farci avanzare”.
Parliamo di Rossella fino a diventare afoni anche noi, parliamo di lei e di questo popolo abbandonato nel mondo che lei ha voluto aiutare nonostante i troppi rischi.
* DonneViola
Per informazioni piu’ dettagliate e per le testimonianze di alcuni eventi per la liberazione di Rossella  rimandiamo ai  link di articoli pubblicati nel blog “DonneViola”.http://donneviola.wordpress.com/2011/12/13/liberate-rossella-urru/
http://donneviola.wordpress.com/2012/02/01/per-fare-rete/
http://donneviola.wordpress.com/2012/01/31/violeta-martin-pedregal-per-rossella-urru-ainhoa-fernandez-de-rincan-e-enric-gonyalons/
http://donneviola.wordpress.com/2012/01/24/vespagiro-per-rossella-urru/
I familiari hanno aperto un blog per raccogliere lettere, documenti, testimonianze o articoli di stampa per mantenere viva l’attenzione sul sequestro:www.rossellaurru.it.
Queste le due pagine facebook  dedicate alla richiesta di liberazione di Rossella:
https://www.facebook.com/groups/rossellalibera/
https://www.facebook.com/pages/Vogliamo-Rossella-Urru-e-i-colleghi-Spagnoli-liberi-sani-e-salvi/239516446106962



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