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mercoledì 21 novembre 2018

Europa boccia la manovra italiana

L'Europa boccia la manovra italiana, verso la procedura d'infrazione per deficit eccessivo.

verso la procedura d'infrazione

L'Europa boccia la manovra italiana, verso la procedura d'infrazione per deficit eccessivo. 
"La nostra analisi di oggi - scrive la Commissione Ue nel suo rapporto sul debito italiano 
- suggerisce che il criterio del debito deve essere considerato non rispettato. Concludiamo che l'apertura di una procedura per deficit eccessivo basata sul debito è quindi giustificata".

La manovra italiana, si legge ancora, vede un "non rispetto particolarmente grave" delle regole di bilancio, in particolare della raccomandazione dell'Ecofin dello scorso 13 luglio. E' con "rammarico" quindi che Bruxelles "conferma" la sua precedente valutazione della bozza del bilancio dell'Italia.

Moscovici: "Dubbi sulla crescita"
"Ci sono dubbi e domande sulla crescita" prevista dalla manovra italiana e, nonostante i chiarimenti chiesti, questi "persistono, non abbiamo risposte a queste domande, da dove venga questa crescita né chi pagherà il conto", a parte aumentare i "rischi per i cittadini, le banche e le imprese italiane" con un aumento di deficit e debito. Il commissario Ue agli affari economici Pierre Moscovici ha giustificato così la bocciatura della manovra.

"La nostra porta rimane aperta al dialogo con l'Italia - ha scritto in un tweet Moscovici -. Mentre ci avviciniamo all'apertura di una procedura per deficit eccessivo, è ancora più essenziale che le autorità italiane si impegnino in modo costruttivo con la Commissione europea".

Fonti del governo: "Nessuna marcia indietro"
Il governo italiana non ha però intenzione di fare marcia indietro. Fonti del Movimento 5 Stelle a Palazzo Chigi hanno rivelato all'Ansa che non ci sarà nessuna modifica alla manovra ma sarà fornita una dettagliata spiegazione degli obiettivi e dei parametri contenuti nella legge di bilancio.

Conte, si apprende, spiegherà in dettaglio a Juncker la manovra e il suo senso, "al di là dei numerini". Perché, si ribadisce, "i nostri economisti la ritengono adeguata". La spiegazione sarà contenuta in un dossier di "tante pagine e molto tecnico".

"Sabato sera con Juncker confido in un confronto costruttivo - ha detto il premier ai cronisti - rivedremo le rispettive posizioni e valuteremo come andare avanti. L'Ue parla del debito del 2017, quindi quello del precedente governo".

Salvini: "La lettere di Bruxelles? Aspetto quella di Babbo Natale"
"E' arrivata la lettera di Bruxelles? Aspetto anche quella di Babbo Natale". Così il vice premier, Matteo Salvini ha risposto a chi gli annunciava l'arrivo della lettera di Bruxelles per l'apertura della procedura di infrazione. "Discuteremo educatamente come sempre abbiamo sempre fatto - ha aggiunto - Ci confronteremo. Vado avanti. Se qualcuno vuole convincermi che la Fornero sia giusta io non ne sono convinto".

"Io - ha sottolineato il ministro dell'Interno - ormai ho la casella postale quasi piena per colpa di grafomani che passano il tempo a far letterine. Non le facevano quando c'erano manovre economiche che danneggiavano il Paese".

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Manovra, 18 Paesi dell’Eurozona contro l’Italia
Nessuno sembra aver voglia di salvare il nostro Paese
 da una procedura di infrazione, 
come invece accadde nel 2003 a Francia e Germania...



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venerdì 1 gennaio 2016

Il 27-12-1947 Veniva Promulgata la Costituzione della Repubblica italiana




Il 27 dicembre 1947 veniva promulgata la nostra Costituzione.
C'era una volta la Costituzione della Repubblica italiana.
Disegnava uno stato democratico,in cui i cittadini hanno il diritto di governare, e gli strumenti per farlo.Diceva che compito della Repubblica è di realizzare la giustizia sociale nei fatti,e non solo nei principi.Per tanti aspetti ,quella Costituzione non è stata applicata Per impedirne l'attuazione,è stato costruito uno Stato parallelo.E ora c'è chi vuole fare un'altra Costituzione,più adatta ad esso.In questo libro c'è il testo,la storia,i propositi di chi l'ha fatta.E c'è una spiegazione chiara delle novità straordinarie che in essa sono state introdotte.


27 dicembre 1947: il Capo dello Stato provvisorio Enrico De Nicola promulga la Costituzione Italiana che l’Assemblea Costituente aveva approvato cinque giorni prima
27 dicembre 1947: sono passati più di due anni dal giorno che vide la liberazione di Milano e Torino da parte dei partigiani e l’annuncio della fine della Repubblica di Salò da parte dello stesso Benito Mussolini; appena undici giorni invece dalla riunione in Comitato segreto dell’Assemblea Costituente in cui era stata fissata l’indennità parlamentare mensile per ogni onorevole in 45.000 lire. Come si legge in molti siti web, a quel tempo “la paga di un operaio è di circa 20.000 lire, quella di un impiegato circa 30.000, la Domenica del Corriere costa 12 lire, un giornale 10 lire, un chilo di zucchero 300 lire, di carne 2000”. Il 22 dicembre, 5 giorni prima, la Carta Costituzionale era stata approvata con 453 sì e 62 no.


Il 27 dicembre è una data storica: il Capo dello Stato provvisorio Enrico De Nicola appone la propria firma e promulga la nuova Carta Costituzionale della Repubblica Italiana. Il testo sarà pubblicato il giorno dopo, il 28 dicembre, in un numero speciale della “Gazzetta Ufficiale” ed entrerà in vigore il 1° gennaio 1948. Ma perché è così importante la nostra Costituzione? Potremmo citare le abusate parole di Piero Calamandrei, uno dei padri fondatori della patria (“Se voi volete andare in pellegrinaggio nel luogo dove è nata la nostra Costituzione, andate nelle montagne dove caddero i partigiani, nelle carceri dove furono imprigionati, nei campi dove furono impiccati. Dovunque è morto un Italiano per riscattare la libertà e la dignità, andate lì, o giovani, col pensiero, perché lì è nata la nostra Costituzione”) per ricordare il sangue versato affinché il nostro stato venisse finalmente riconosciuto libero ed unitario. Ma non vogliamo fare della facile retorica. La Costituzione Italiana è importante, più semplicemente, perché è la legge fondamentale dello Stato Italiano, quella a cui si devono uniformare tutte le leggi approvate dal Parlamento, è il vertice nella gerarchia delle fonti di diritto. Perciò, tutte le leggi e le regole che governano il nostro lavoro, la nostra vita e i nostri diritti devono essere in linea con i suoi principi. E, nel leggerla, ci si rende conto di quanta strada ci sia ancora da fare per renderla effettiva.


Ma torniamo alla sua storia: dopo la cessazione delle ostilità del secondo conflitto mondiale, era stato indetto il referendum per la scelta fra repubblica e monarchia (2 giugno 1946) e gli italiani avevano scelto a maggioranza la Repubblica (54% dei voti); dopo sei anni dall’inizio della seconda guerra mondiale e venti anni dall’inizio della dittatura fascista, il 2 giugno 1946, si svolse contemporaneamente al referendum istituzionale l’elezione dell’Assemblea Costituente: l’Assemblea fu eletta con un sistema proporzionale e furono assegnati 556 seggi, distribuiti in 31 collegi elettorali. Fu proprio in questo momento che i partiti del Comitato di liberazione nazionale cessarono di essere uguali e si poté constatare la loro rappresentatività. Tre i partiti più importanti: la Democrazia Cristiana, che ottenne il 35,2% dei voti e 207 seggi; il Partito socialista, 20,7% dei voti e 115 seggi; il Partito comunista, 18,9% e 104 seggi. La tradizione liberale (riunita nella coalizione Unione Democratica Nazionale), protagonista della politica italiana nel periodo precedente la dittatura fascista, ottenne 41 deputati, con quindi il 6,8% dei consensi; a seguire il Partito repubblicano, il Partito d’Azione, l’Uomo qualunque.

Nelle linee guida della Carta è ben visibile la tendenza al compromesso dialettico tra le diverse forze politiche presenti in Costituente ed è evidente come esse siano all’avanguardia in merito alle categorie dei diritti contemplati e tutelati: nei “Principi fondamentali”, che vengono posti nei primi 12 articoli, sono evidenti la tradizione liberale e giusnaturalista (articolo 2, “la Repubblica riconosce e garantisce i diritti inviolabili dell’uomo, intesi come diritti naturali e preesistenti allo Stato”); quella laica (si vedano il principio personalista, di cui all’articolo 2 e il principio di uguaglianza dell’articolo); quella pluralista (viene tutelato infatti il pluralismo delle formazioni sociali, degli enti politici territoriali, delle minoranze linguistiche, delle confessioni religiose, delle associazioni, di idee ed espressioni, della cultura, delle scuole, delle istituzioni universitarie e di alta cultura, dei sindacati e dei partiti politici); quella socialista (il pieno sviluppo dell’individuo può avvenire solo con quello di tutte le organizzazioni intermedie che concorrono alla sua formazione e alla sua crescita: per questo anche le formazioni sociali meritano un ambito di tutela loro proprio); quella marxista (il lavoro non è considerato un mero rapporto economico ma è valore sociale che nobilita l’uomo e non è solo un diritto ma anche un dovere che eleva il singolo: nello stato liberale la proprietà aveva più importanza, il lavoro ne aveva meno); quella solidaristica (lo Stato ha il compito di aiutare le associazioni e le famiglie, attraverso la solidarietà politica, economica e sociale, vedi art. 3 II comma e art.2) quella autonomista (viene assicurata alle collettività territoriali come Comuni, Province, Città metropolitane e Regioni una forte autonomia dallo Stato, grazie alla quale i cittadini sono in grado di partecipare più da vicino e con maggiore incisività alla vita politica); quella internazionalista (l’ordinamento italiano si conforma infatti alle norme del diritto internazionale generalmente riconosciute) e quella pacifista (“L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali” accettando una “limitazione alla propria sovranità nell’intento di promuovere gli organismi internazionali per assicurare il mantenimento della pace e della giustizia fra le Nazioni”).

Come si legge su Wikipedia: “Da una prima lettura di questi principi traspare la volontà del Costituente, che aveva vissuto la tragica esperienza dell’oppressione nazi-fascista e della guerra di liberazione, di prendere le distanze non solo dal regime fascista, ma anche dal precedente modello di Stato liberale, le cui contraddizioni e incertezze avevano consentito l’instaurazione della dittatura”. Il modello di organizzazione statale tracciato dai padri costituenti è quello dello Stato sociale di diritto che si fa carico di intervenire nella società e nell’economia affinché siano garantite uguali libertà e dignità a tutti i cittadini. La Costituzione è composta da 139 articoli e dai relativi commi suddivisi in quattro sezioni: principi fondamentali (articoli 1-12); parte prima: “Diritti e Doveri dei cittadini” (articoli 13-54); parte seconda: “Ordinamento della Repubblica” (articoli 55-139); disposizioni transitorie e finali (disposizioni I-XVIII). Sorta dalla ceneri del ventennio fascista e dalle distruzioni fisiche e morali della seconda guerra mondiale, la Costituzione Italiana rappresentò un momento fondamentale di unità e condivisione. Non a caso si caratterizza come mezzo di compromesso: un parlamentarismo forte, per i padri costituente, 
sarebbe stato il metodo più efficace per impedire la rinascita di governi autoritari.

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domenica 26 ottobre 2014

Malagiustizia Italiana una Semplice Legge




La malagiustizia per modificarla basterebbe una semplice legge

La malagiustizia in Italia non si materializza a causa di una sorta di destino cinico e baro, bensì  per una legislazione inaccettabile e retrogada in cui i magistrati in particolare e gli operatori del diritto in genere, sostanzialmente, continuano ad essere gli unici cittadini che non subiscono alcuna conseguenza per i danni provocati dai loro "orrori", anche se clamorosi.

La malagiustizia può essere estirpata con una semplice legge che stabilisca quanto segue.

Istituzione di un organo extra C.S.M. e Procura Generale che si occupi degli  esposti e  denunce contro magistrati ed avvocati che possa perseguirli direttamente, sia civilmente che penalmente e non solo disciplinarmente, come avviene, tramite il CSM;
rescissione del contratto di lavoro tra lo Stato e i magistrati che non ottemperano al loro compito di servire con lealtà e terzietà la giustizia, a prescindere se per malafede o per deficienza nel proprio lavoro;
esclusione della prescrizione dei reati, consapevoli e cinici, commessi da magistrati e avvocati nelle aule dei Tribunali e nell’esercizio delle loro funzioni;
i processi e le camere consiliari nei confronti di magistrati e avvocati devono essere pubblici, non tra quattro mura, con collegi composti da loro colleghi e, per l’efferatezza di negazione della giustizia e abuso della buona fede del popolo, la giuria deve essere composta anche da civili cittadini;
le “interpretazioni” dei vari articoli di legge abbiano come inalienabile principio l’accertamento della verità ed escluda “libere interpretazioni”, con la previsione di adeguate sanzioni per gli operatori del diritto infedeli;
il licenziamento di tutti i responsabili degli uffici che “non si accorgono” delle “sparizioni” di denunce e delle delinquenziali “assegnazioni a mod. 45 e 44”;
l’obbligatorietà del giudice di interrogare direttamente le parti sulle contraddittorietà riportate negli atti di causa;
nei successivi gradi di giudizio di Appello e Cassazione deve essere rilevata d’ufficio e perseguita la palese non terzietà da parte dei primi giudici, dei pubblici ministeri e dei GIP;
istituzione anche per la diffamazione, come già avviene per la calunnia, dell’obbligatorio l’accertamento della verità delle cose rese pubbliche e la non punibilità degli attori qualora risultino veritiere;
annullare tutti i procedimenti e le relative pene scaturite dalle strumentali denunce per diffamazione conseguenziali alla pubblicazione di chi non ha trovato giustizia nelle sedi competenti, da encomiare come servizio pubblico, di modo che altri onesti cittadini possano salvaguardarsi e prendere le distanze da simili individui;
perseguire gli avvocati che abusano delle norme per intralciare la giustizia, a prescindere dai loro autoreferenziali e compiacenti Consigli dell’Ordine;
l’inasprimento delle pene per i reati commessi da uomini di legge, perché certamente molto più consapevoli del cittadino comune;
ampliare i casi e le forme della partecipazione diretta del popolo all’amministrazione della giustizia, in linea con l’art. 102 della vigente Costituzione.

Firma anche tu:  https://secure.avaaz.org/it/petition/Commissione_Giustizia_della_Camera_e_del_Senato_Affinche_sottoponga_il_presente_Documento_al_Parlamento_e_al_Senato/edit/



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venerdì 1 agosto 2014

Questo ANNO di Politica Italiana



Questo ANNO di Politica Italiana

1. Due partiti che a parole sono sempre stati avversari si sposano alla luce del sole. Dal PD e FI nasce il PU: il Partito Unico

2. Il M5S propone come Presidente della Repubblica Rodota'. Rodota' e' uomo di sinistra, non espressione del M5S. Era Presidente dei DS ma il PD decide di non votarlo nonostante il suo elettorato spingesse a farlo. Con Rodota' al Colle Berlusconi sarebbe morto!

3. Viene eletto per la seconda volta Presidente della Repubblica (fatto per molti incostituzionale) Giorgio Napolitano. Quel Napolitano che divenne deputato che Stalin era ancora vivo!

4. Il PD fa un governo incedente con Alfano agli interni, la De Girolamo (poi indagata per lo scandalo sanitario nel beneventano e dimissionaria) all'agricoltura e la Cancellieri alla giustizia.

5. Il PD (nonostante Renzi da fuori faccia il “grillino”) salva Alfano e la Cancellieri dalle mozioni di sfiducia presentate dal M5S. Il primo ha fatto deportare illegalmente una mamma e una bimba verso un paese guidato da un dittatore. La seconda, amica dei Ligresti, da Ministro della Giustizia ha provato a far "uscire" Giulia Ligresti dal carcere. “O li salvate o cade il governo” tuona il democratico Letta. Il PD obbedisce.

6. La Corte Costituzionale dichiara incostituzionale il “porcellum” per via del suo premio di maggioranza abnorme. Il Parlamento, figlio del premio di maggioranza truffaldino, dovrebbe fare una sola cosa: sistemare la legge elettorale uscita dalla Consulta. Poi il decoro imporrebbe nuove elezioni ma la maggioranza va avanti.

7. Per la prima volta nella storia della Repubblica il Presidente della Camera applica la ghigliottina e colpisce il M5S che si oppone al regalo di 7,5 miliardi di euro alle banche. Il M5S protesta animatamente ma sempre senza violenza. Al contrario e' il Questore Dambruoso che alza le mani. La vittima della sua viltà e' Loredana Lupo, deputata M5S e neo-mamma.

8. Nel frattempo gli scandali EXPO e MOSE ci mostrano quanto la corruzione sia bipartisan. Non a caso la Camera, grazie alla presenza del M5S vota favorevolmente all'arresto per il deputato PD Genovese e per Galan di FI. Nelle ultime legislature, prima dell'arrivo del M5S la Camera aveva votato 21 volte per l'arresto di un suo componente. 20 NO (salvato 2 volte Cosentino e 2 volte Dell'Utri) e una volta si'. Con il M5S in aula 2 arresti su 2!

9. Renzi, senza passare da elezioni politiche, diventa premier e cosa fa? Convoca Berlusconi al Nazareno e ci firma un patto che nessuno conosce nel dettaglio. Del patto si sa che riguarda una riforma costituzionale (nonostante il Parlamento sia delegittimato) e la riforma elettorale. B. diventa padre costituente nonostante sia stato cacciato dal Senato in quanto frodatore del fisco e partner per la legge elettorale nonostante non possa neppure votare.

10. Nel frattempo viene condannato e poi arrestato Dell'Utri il fondatore di FI. Dalla sentenza si evince che FI sia un partito nato con il beneplacito di “Cosa Nostra”. Evidentemente per il PD questo non e' un problema.

11. Il Paese e' in ginocchio ma il governo si dedica solo a drammatiche riforme costituzionali che trasformerebbero la Repubblica in una dittatura e che non risolvono il vero problema degli italiani: il lavoro!

12. Tutte le forze politiche si coalizzano per distruggere il M5S. Alle elezioni europee Scelta Civica si suicida e B. fa campagna elettorale contro il M5S. Non importa chi vinca, importa solo che il M5S venga fermato.

13. Il disegno legge Boschi sulle riforme costituzionale arriva al Senato. Il governo vuole creare un Senato di nominati e con l'Italicum una Camera di nominati. Gli italiani sono in vacanza (chi se lo può permettere) e la maggior parte dei media non spiega la gravita' della situazione.

14. L'ISTAT ci informa che 6 milioni di italiani vivono in povertà assoluta, che la disoccupazione supera il 14%, quella giovanile il 43% con picchi del 65% al sud.

15. Le proposte di legge del M5S sull'abolizione di Equitalia e sull'istituzione del reddito di cittadinanza non vengono nemmeno prese in considerazione.

16. Al Senato il Presidente Grasso sembra tenere la barra dritta e sembra garantire i diritti alle opposizioni ma, dopo essere stato convocato da Napolitano, cambia atteggiamento. Ghigliottine, “canguri” e scelte arbitrarie dimostrano la sua resa al Monarca Assoluto Napolitano.

17. Intanto si iniziano a intravedere i contenuti del patto del Nazareno. Salvataggio di MEDIASET e riforma della giustizia. Questi sono i temi segreti sui quali hanno discusso Renzi e Berlusconi.

18. Il M5S tenta di aprire un dialogo con Renzi e Napolitano per migliorare legge elettorale e riforme costituzionali. Renzi non risponde nemmeno alle domande sollevate dal M5S e Napolitano, per una lieve indisposizione, nemmeno riceve le opposizioni al Quirinale.

19. Il potere d'acquisto degli italiani crolla, il PIL non cresce, le fabbriche chiudono e gli imprenditori si suicidano.

20. Intanto si continuano a comprare F35, a stare in Afghanistan e a condonare miliardi di euro a slot machine. La corruzione dilaga, la mafia e' dovunque, Parlamento incluso, BERLUSCONI torna ad essere una figura centrale della politica italiana grazie al PD.

DA - Alessandro Di Battista con Mary Martini e Felice Bussi

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Riformare la Giustizia 

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Giancarlo Caselli: 

"Difficile riformare la giustizia
 facendo patti con Silvio Berlusconi"


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Capire il Processo Bunga Bunga

Dunque non era un reato, 
ma solo una gigantesca figura di CACCA. 

Giggin’ ‘a purpetta di Forza Italia


Questo e' il deputato Luigi Cesaro, “Giggin’ ‘a purpetta”, l'autista di Raffaele Cutolo, boss della Nuova Camorra Organizzata. Cesaro e' accusato di concorso esterno in associazione di stampo camorristico e di sostegno (con la sua attività politica) al clan dei casalesi. ..

ITALIA : in Povertà 10 Milioni di Persone


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venerdì 4 aprile 2014

Elezioni al Senato , i Candidati si Pagano la Poltrona


Elezioni, i candidati si pagano la poltrona. Pd chiede 35mila euro, 25mila per il Pdl Il Popolo della libertà li vuole in unica soluzione, al Partito democratico vanno bene anche a rate. Il "balzello" viene fatto pagare ai primi sei nella lista al Senato e i primi nove della Camera. Contributi a tranche anche nella Lega Nord. Berselli (Pdl): "Non si sostengono i costi individuali per la campagna. Per questo pagano tutti con il sorriso sulle labbra"


Un gettone d’ingresso per diventare parlamentare. È quello che chiedono il Pd e il Pdl ai loro candidati. E più precisamente ai primi sei nella lista al Senato e i primi nove della Camera. Quasi fosse un balzello, un pegno da pagare perché tanto quei soldi, a spese dei contribuenti, rientreranno attraverso lo stipendio. La differenza della pratica bipartisan sta solo nelle cifre: il Pd chiede 35mila euro, il Pdl 25mila. Ma la differenza è anche nel metodo di pagamento: i berluscones pretendono che la somma sia cash e assolutamente anticipata, nel partito di Bersani c’è invece la possibilità di rateizzare la cifra. Più alta, ma pagata nei mesi di mandato attraverso una detrazione dallo stipendio di deputato a favore del partito.

NON NE FANNO uno scandalo gli aspiranti onorevoli che lo chiamano “contributo alla campagna elettorale”. “Ciascuno di noi versa la stessa cifra, poi ovviamente se non vieni eletto ti viene restituito fino all’ultimo centesimo”, chiarisce il Carlo Giovanardi, che alle prossime politiche corre per il Senato, dietro a Silvio Berlusconi e ad Anna Maria Bernini. Un gigante del partito, mai messo in discussione e che ha precisato che per fare il parlamentare occorre soprattutto “esperienza”. Giovanardi, che nell’ultimo governo Berlusconi è stato sottosegretario, è deputato dal 1992. La bellezza di 21 anni. E un seggio sicuro anche alle prossime elezioni. Nonostante le posizioni omofobe più volte espresse, sino alla negazione dell’Olocausto per i gay pronunciata proprio nella Giornata della memoria.

“Paga solo chi si trova in cima alla lista e che quindi ha buone chance di essere eletto, sicuramente non quelli in seconda fascia”, spiega Filippo Berselli, senatore e coordinatore del Pdl in Emilia Romagna, entrato in Parlamento la prima volta 30 anni fa con l’Msi. Berselli, a sorpresa, non sarà candidato. Ma lui l’ha presa con filosofia, e difende il partito e il gettone d’ingresso . “Non vuol dire pagarsi il posto - spiega – ma fare un investimento, che, se si tiene conto degli stipendi da parlamentari, non è poi così elevato. In fondo, prima del Porcellum, quando c’era ancora il sistema con le preferenze, ognuno per guadagnarsi i voti doveva tirare fuori i soldi per spot, cartoline, santini, cartelloni e manifesti, andando a sborsare molto di più. Per questo oggi pagano tutti con il sorriso sulle labbra”. E se non dispongono subito di quella cifra? “Se la fanno prestare. Ne troveranno a bizzeffe di finanziatori. La pratica è stata introdotta nel 2006, non ci sono mai stati problemi”. Berselli ironizza, ma nel suo partito, un altro escluso illustre, Fabio Garagnani, non ha preso bene la mancata candidatura : “Io avevo già pagato i 25mila euro e non mi hanno messo in lista”. Garagnani, perché non sollevasse un caso, dopo tre giorni è stato rimborsato fino all’ultimo centesimo.

UN SISTEMA diventato ormai una tradizione. “Diamo una mano al partito dai tempi del Pci – racconta Andrea De Maria, candidato alla Camera dopo aver sbancato alle parlamentarie di Bologna con oltre 10mila preferenze – Qui in Emilia Romagna la somma richiesta è 35mila euro, da versare nei cinque anni di legislatura con un prelievo dalle indennità da parlamentari. Non c’è niente di male”. Nel partitone potrebbe essere concesso uno strappo alla regola ai candidati più giovani e con meno disponibilità. Probabile che Bersani conceda loro uno sconto. “Quello che mi chiederanno verserò, sono le regole e le rispetto” dice convinto Enzo Lattuca, classe 1988, enfant prodige del Pd alle prossime elezioni. “Al limite chiederò un prestito un banca. Non credo incontrerò difficoltà”. Contributi a rate anche nella Lega Nord. Secondo quanto raccontato alla Procura di Forlì dalla ex-segretaria di Umberto Bossi Nadia Dagrada, dal 2000 il Consiglio federale del Carroccio obbliga i candidati a pagarsi il seggio in Parlamento, facendo firmare un’impegnativa davanti al notaio. L’accordo prevede 2000 euro al mese alla prima elezione, e 2400 euro alla seconda, da versare nei 60 mesi di legislatura.

di Emiliano Liuzzi e Giulia Zaccariello
da : http://www.ilfattoquotidiano.it/2013/01/27/elezioni-candidati-si-pagano-poltrona-pd-chiede-35mila-euro-25mila-per-pdl/481632/

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mercoledì 27 novembre 2013

LINKS: La campagna “Taglia le ali alle armi” metti il tuo...

La campagna “Taglia le ali alle armi” metti il tuo video


Una serie di video promossi dalla campagna “Taglia le ali alle armi” mostreranno tutte le contraddizioni della scelta di investire miliardi nei cacciabombardieri.
 Il primo appuntamento è "alla stazione"


Prende il via una nuova iniziativa di comunicazione della Campagna “Taglia le ali alle armi”,
 la mobilitazione nazionale che dal 2009
 chiede la cancellazione del programma dei caccia F-35.

Pensata con l’obiettivo di tenere alta l’attenzione su questo tema, da non circoscrivere solo ai momenti di voto parlamentare, la campagna comunicativa si snoderà attraverso una serie di “lanci” di video da qui alle prossime settimane. Con trovate spiritose e divertenti si cercherà di sottolineare la preoccupante inutilità dei soldi investiti negli F-35 e rendere visibile la contrarietà degli italiani - ormai diffusa e maggioritaria – nei confronti di questi cacciabombardieri.

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In ogni scena uno “stratagemma” comunicativo farà cogliere un utilizzo differente, ben più importante e ancora possibile, dell’ingente quantità dei soldi pubblici ad essi dedicati. Il primo dei quattro video (attualmente) previsti è ambientato in una stazione ferroviaria, situazione quotidianamente molto familiare...
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lunedì 25 novembre 2013

Salvatore Ligresti, il "padrino padrone" della politica italiana


Salvatore Ligresti  

il "padrino padrone" della politica italiana

Salvatore Ligresti, il "padrino padrone" della politica italiana La storia di Salvatore Ligresti e del suo impero: da Mani Pulite al caso Cancellieri, con in mezzo trent'anni di amicizie potenti in un rapporto di simbiosi con i politici

"Don" Salvatore Ligresti, il "padrino padrone" della politica italiana

La prima tessera, quella che sta in cima, oscilla. Scivola. Cade. E mentre frana urta la seconda, che fa come la prima, collassa e urta nella terza. Avanti così, ipoteticamente, infinite volte. Si chiama effetto domino. Che è fisica e metafora. Poi c’è il gioco: il domino, con la sua giustapposizione di numeri, a forma di pallini su tessere. La storia di Salvatore Ligresti conosce bene entrambi. Capita ai potenti. Capita in Italia dove troppo spesso l’imprenditoria cerca la politica e i politici cercano gli imprenditori. Cosa che è prassi in tutto il mondo (così, tanto per levarsi di torno la logica della verginella buona per non cadere troppo forte dal pero). Solo che nei paesi del blocco occidentale, le parti in causa al massimo si prendono per mano e fanno una girata ai giardinetti. Da noi si infrattano dietro le siepi.

Già, la politica, la famiglia Ligresti, quella Peluso-Cancellieri. Bazzecole. Non ci vuole un genio per capire che il ministro Cancellieri avrebbe fatto meglio a fare un passo indietro. Come non ci vuole un premio Nobel per la fisica a comprendere che il caso Cancellieri è una bazzecola rispetto al background di Don Salvatore. Politica che parla di politica; campagna elettorale ad oltranza, dentro e fuori gli schieramenti. Tutto qui.

Bazzecole, rispetto a tutto il resto. Oggi il potentato del vecchio Don Salvatore, dopo le scalate, i tonfi per terra e le resurrezioni, sembra davvero arrivato al capolinea. Ma prima la sua greppia ha sfamato diverse bocche. E lui, si è sfamato con loro. E verrebbe da chiedersi dove sono oggi, quelli che hanno creato il ‘mostro’, che l’hanno sostenuto e usato per almeno tre decenni. Don Salvatore senza Bettino Craxi, Silvio Berlusconi, Enrico Cuccia e Cesare Geronzi, tanto per citare i big, non sarebbe Don Salvatore. Non sarebbe Salvatore Ligresti senza il miliardo e duecento milioni di euro che gli ha girato Mediobanca in un decennio (dal 2003 al 2012); e senza che Unicredit stesse a guardare i ‘magheggi’ con cui gestiva le società a monte di Fonsai, Inco e Sinergia.

E non sarebbe stato Ligresti senza un prima. Nato il 13 marzo del 1932 a Paternò, nella provincia di Catania, emigrò presto al Nord. La laurea in ingegneria a Padova; il trasferimento a Milano alla fine degli anni Cinquanta. Squattrinato, senza un soldo in tasca, ma con un gran fiuto per gli affari. All’inizio degli anni ottanta, quando non lo conosceva nessuno, lo ricordano girare per gli uffici di Milano con i suoi immancabili maglioncini con la cerniera lampo. C’era chi, come Maria Grazia Curletti, donna potentissima della sezione del Pci, gli sbloccava pratiche e concedeva licenza. Quella Curletti che abitava in un appartamento costruito da Ligresti, in via Ripamonti, e che spesso era ospite gradita dell’hotel–residence Planibel di La Thuile, in Val d’Aosta, che manco a dirlo era roba di Don Salvatore. Ancora prima dei quintali di aragoste del Tanka Village, il suo resort a quattro stelle in Sardegna da dove sono politici e ministri, prefetti e direttori di giornali, Ligresti si è fatto con i tartufi di montagna.

Cene di lusso e inquilini di lusso. Inquilini allora eccellenti, come Giovanni Baccalini, ex assessore socialista all’edilizia privata che abitava ad equo canone in un’elegante villetta di San Siro. Allora, poi, c’era l’architetto Balzani, uomo potentissimo e influentissimo per quel che riguarda il piano regolatore milanese. E che aveva lo studio in un palazzo di Ligresti via Manin. La ‘generosità’ paga e in quegli anni i terreni agricoli che l’ingegnere aveva acquistato nella periferia di Milano si trasformano rapidamente in aree edificabili. Con il sistema Milano a fare da apripista al ‘sistema Ligresti’. Con il mestiere imparato da due compaesani che mentre don Salvatore sgambettava erano già potenti: Antonino La Russa, all’epoca senatore dell’Msi e padre di quell’Ignazio che si farà conoscere nell’epoca Berlusconi e dei suoi fratelli che negli anni non hanno mancato di sedersi nei consigli di amministrazioni delle società guidate da Ligresti; Michelangelo Virgillito, uno di peso della Borsa quando in Italia si parlava di boom. Buone relazioni da mettere in rete a pro suo, a pro di chi fa affari con lui. Una su tutti, il primo passo della scalata vera: da Raffaele Ursini, che da Virgillito ricevette il gruppo Liquigas, eredita il primo pacchetto del gruppo Sai (e in questo giro di affari non mancò lo zampino dal patriarca di casa La Russa, Antonino, appunto).

Avanti così. Mattone su mattone, scandalo su scandalo, da palazzinaro della ‘Milano da bere’, con dichiarazioni al fisco di appena 30 milioni di lire (correva l’anno 1978), diventa uno dei dieci uomini più ricchi d'Italia. Viene ammesso fin dentro il salotto del gotha milanese, nel cuore finanziario della città. Strette di mano, appartamenti, tartufi e aragoste. Ma anche quote di assicurazioni, grandi imprese, giornali, catene di hotel. Avanti così fino al crollo (e il buco da oltre un miliardo di euro) fin quando la rete che ha foraggiato – e che l’ha protetto – l’ha scaricato.

Una rete potentissima, tessuta con trame d’acciaio. Con quei ‘campioni’ della prima Repubblica. A cominciare da Craxi, quando Bettino, all’apice del potere, era Bettino. E dall’amico – e alleato – Berlusconi, quando faceva, come lui, solo il palazzinaro, quando non era Cavaliere, non aveva fondato Mediaset, non era sceso in campo. Saranno gli anni di ‘Mani pulite’ e di ‘Tangentopoli’ a far luce sul rapporto tra Don Salvatore e Bettino: e le cronache raccontano di massicce tangenti a Craxi o ai suoi per assicurarsi gli appalti della metropolitana milanese e per far ottenere alla Sai l’esclusiva dei contratti d’assicurazione dell’Eni. E sarà sempre l’ingegnere di Paternò ad accompagnare per la prima volta Craxi nell’ufficio di Enrico Cuccia. Craxi e Cuccia e la privatizzazione di Mediobanca. Operazione governata dallo stesso Cuccia, che per questo è stato eternamente grato a Ligresti.

Grati e al sicuro. Perché don Salvatore è uomo fidato. Perché Ligresti è sempre stato uomo generoso, grato, ma soprattutto zitto. Muto come un pesce. Nei 14 faldoni delle inchieste a suo carico – per corruzione a Milano nelle vicende Fonsai (assieme a Giancarlo Giannini), e a Torino, un filone aperto nell’estate del 2012, sulla scorta dell'indagine milanese, per falso in bilancio e ostacolo all’attività di vigilanza (e che lo scorso 17 luglio 2013 ha portato all’arresto di Don Salvatore, l’apice della fine, perché l’inizio era cominciato qualche anno prima) – l’ingegnere ha continuato a fare l’amico: “Non intendo rispondere”, la sua massima davanti ai pm. Certo, poi è venuto fuori, in un interrogatorio del 2012, come Ligresti si fece “latore del desiderio dell'allora Prefetto Cancellieri che era in scadenza a Parma e preferiva rimanere in quella sede anziché cambiare destinazione”. Un messaggio per conto di un amica indirizzato a Silvio Berlusconi.

Favori che chiamano favori. E casi che danno la misura di chi è stato don Salvatore. E come ha cercato di muoversi per tutta la sua vita. Roma, palazzina di via Tre Madonne. Lì, in quella dimora lussuosa, dove per strada spesso hanno sostato le auto delle scorte, abitano o hanno abitato Angelino Alfano, le figlie di Geronzi e il figlio dell’ex presidente Consob Lamberto Cardia, Renato Brunetta, Mauro Masi e Italo Bocchino. Per carità, qui non c’è reato. C’ solo una logica, l’inizio della distorsione. Case, ostriche, champagne, tartufi, amici serviti e riveriti. Quintali di silenzio.

E tuttavia di intercettazioni, come quelle alla figlia di Don Salvatore, Giulia: “Perché se il commissario – il commissario ad acta inviato a presidiare le ex società del gruppo dell’ingegnere – fa saltare fuori che quelli sono tutti mazzettati, Ispav, Consob, cioè erano tutti appagati da Mediobanca per fare questa operazione…”.

Raccomandazioni, amici degli amici, reti, sistemi, fondazioni. E ingratitudine, dei padrini ad un padrino. Sì perché alla fine, nell’Italia della P2, dell’assassinio di Moro, di Ustica, degli anni di piombo, delle stragi mafiose, quelle delle piazze o nelle stazioni, del collasso della Parmalat, della Cirio, dei continui scandali della politica, delle bombe di Falcone e Borsellino, di fallimenti industriali di dimensioni bibliche all’Alitalia, della Dc, il Psi e in parte il Pci spazzati via dal cancro delle mazzette. Nell’Italia del dissesto idrogeologico, con i suoi mali e i suoi morti, nei tumori dell’Ilva, la storia di Salvatore Ligresti, al netto delle polemiche dell’oggi per via di un ministro amico, non è ‘La Storia’. E’ ‘solo’ un capitolo di una storia malata. Che pare abbia incancrenito un pezzo d’anima.

DA   http://www.today.it/
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mercoledì 26 giugno 2013

Giuseppe Casale : Cavaliere della Repubblica Italiana



Questa puntata la dedichiamo a Giuseppe Casale, pensionato di Firenze. Giuseppe ha 72 anni e tutte i giorni fa il giro dei bar del suo quartiere per raccogliere cornetti e bomboloni avanzati dal giorno prima. Quando ha riempito la sua borsa, va a trovare i clochard della città e distribuisce i dolci della colazione. Faccio visita a 30-40 persone - ci ha detto - .
Il più delle volte li trovo che dormono, allora gli lascio il sacchetto piano piano per non svegliarli”. Giuseppe fa il volontario da una vita, ha cominciato ai tempi dell’alluvione di Firenze, ed è stato nominato Cavaliere dell’Ordine al Merito della Repubblica italiana.
Bravo Giuseppe, cavaliere della repubblica!
da Ballaro'

ANCHE QUESTO SIGNORE HA IL TITOLO DI CAVALIERE DELLA REPUBBLICA

PICCOLE DIFFERENZE ???

Sette anni di reclusione per Silvio Berlusconi




Berlusconi condannato a 7 anni. 

Interdizione perpetua

Sette anni di reclusione per Silvio Berlusconi, uno in più di quanto chiesto dall’accusa, e interdizione perpetua dai pubblici uffici... CONTINUA A LEGGERE http://cipiri.blogspot.it/2013/06/sette-anni-di-reclusione-per-silvio.html


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