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mercoledì 12 luglio 2017

LETTERA dal VENEZUELA



LETTERA dal VENEZUELA  alle ITALIANE ed agli ITALIANI

Rilanciamo una lettera molto interessante di connazionali dal Venezuela
che merita di essere letta e diffusa.

***

Care italiane, cari italiani, cari connazionali,

leggendo nei siti on line di gran parte dei quotidiani italiani ed ascoltando i report radiofonici e televisivi emessi dalla Rai e da altre catene, abbiamo purtroppo registrato che rispetto ai fatti venezuelani, vige una informazione a senso unico che rilancia esclusivamente le posizioni e le interpretazioni di una delle parti che si confrontano.

Abbiamo anche letto e ascoltato spesso che l’attenzione prestata alla situazione venezuelana viene giustificata per la presenza in Venezuela di una “consistente comunità italiana o di origine italiana” in sofferenza e che sembrerebbe essere accomunata in modo unanime alle posizioni dell’opposizione.

Noi sottoscrittori di questa lettera, siamo membri di questa comunità. Ma interpretiamo in modo assai diverso l’origine e le cause della grave situazione che attraversa il paese dove viviamo da tanti anni e dove abbiamo costruito la nostra vita e formato le nostre famiglie. Siamo in questo paese perché vi siamo arrivati direttamente o perché siamo figli e nipoti di emigrati italiani che raggiunsero il Venezuela nel dopoguerra per emanciparsi dalla situazione di povertà o di mancanza di opportunità e di lavoro in Italia.

In tanti abbiamo condiviso e accompagnato il progetto di socialismo bolivariano proposto da Chavez e proseguito da Maduro, sia come militanti o elettori, sia partecipando direttamente il progetto di un Venezuela più giusto e solidale.

Ciò che era ed è per noi inaccettabile è che in un paese così bello e ricco di risorse e di potenzialità, decine di milioni di persone vivessero da oltre un secolo in una situazione di oggettiva apartheid, al di fuori da ogni opportunità di emancipazione sociale e quindi senza i diritti essenziali che sono quelli di una vita dignitosa, cioè quello delle reali condizioni di vita, di lavoro, di educazione, di servizi sanitari pubblici, di pensioni per tutti.

Questa situazione è durata in Venezuela per oltre 100 anni e bisogna chiedersi perché, soltanto all’inizio di questo secolo, con Hugo Chavez, per la prima volta nella storia di questo paese, questi problemi sono stati affrontati in modo deciso. E come mai, prima, questo non era accaduto. Chi oggi manifesta nelle strade dei quartieri ricchi delle città del nostro paese, gridando “libertà!” dove stava, cosa faceva, di cosa si occupava, prima che Chavez fosse eletto in libere elezioni democratiche ?

In questi anni, diverse agenzie dell’Onu e l’Onu stessa, hanno certificato che il Venezuela è stato tra i primi paesi al mondo nella lotta alla povertà, all’analfabetismo, alla mortalità infantile, raggiungendo risultati che non hanno confronti per la loro entità, rapidità e qualità.

Si citano la mancanza di prodotti di primo consumo e di farmaci, ma nessuno dice che è in atto una azione coordinata di accaparramento e di speculazione che ha fatto lievitare i prezzi e fatto crescere in modo esponenziale l’inflazione. Chi ha in mano il settore dell’importazione di questi prodotti ? Alcune grandi e medie imprese private per giunta sovvenzionate dallo Stato. La penuria di questi prodotti è in realtà l’effetto dell’inefficienza di questi gruppi privati nel migliore dei casi, o piuttosto dell’uso politico che essi stanno operando, analogamente a quanto avvenne in Cile, nel 1973 per abbattere il governo democratico di Allende.

E’ evidente che l’obiettivo principale di questa specie di rivolta dei ricchi (perché dovete sapere che le rivolte sono situate solo nei quartieri ricchi delle nostre città) sia rimettere in discussione tutte le conquiste sociali raggiunte in questi anni, svendere la nostra impresa petrolifera e le altre imprese nascenti che operano in settori strategici, come il gas, l’oro, il coltan, il torio scoperti recentemente e in grandi quantità nel bacino del cosiddetto arco minero: l’obiettivo di questi settori sociali è tornare al loro mitico passato, un passato feudale in cui una piccola elite godeva di tanti privilegi e comandava sul paese, mentre decine di milioni languivano nell’indigenza.

Noi non abbiamo una verità da trasmettervi; abbiamo però tante cose che possiamo raccontare e far conoscere agli italiani in Italia. Che possiamo dire ai vostri giornalisti e ai vostri media. A partire dal fatto che la comunità italiana non è, come oggi si vuol dare ad intendere, schierata con i violenti e con i vandali che distruggono le infrastrutture del paese o con i criminali che hanno progettato e che guidano le cosiddette proteste che non hanno proprio nulla di pacifico.

La comunità italiana in Venezuela è composta di circa 150 mila cittadini di passaporto e oltre 2 milioni di oriundi. Questi cittadini, che grazie alla Costituzione venezuelana approvata sotto il primo governo di Hugo Chavez possono avere o riacquisire la doppia cittadinanza, hanno vissuto e vivono insieme agli altri venezuelani i successi e le difficoltà di questi anni. Gran parte di loro hanno sostenuto e sostengono il processo di modernizzazione e democratizzazione del Venezuela. Molti di loro sono stati e sono sindaci, dirigenti sociali e politici, parlamentari della sinistra, imprenditori aderenti a “Clase media en positivo”, ad organizzazioni cristiane come Ecuvives ed hanno sostenuto e sostengono il processo bolivariano. Diversi di loro hanno partecipato alla stesura della Costituzione, che molto ha preso dalla Costituzione italiana. In gran parte hanno sostenuto Hugo Chavez e sostengono Maduro, opponendosi alle manifestazioni violente e vandaliche organizzate dai settori dell’ultra destra venezuelana.

Un’altra parte, limitata, come è limitata l’elite venezuelana, è sulle posizioni dell’opposizione. Grazie a sostegni finanziari esterni svolgono una continua campagna di diffamazione del Venezuela bolivariano in molti paesi, compresa l’Italia.

L’Ambasciata italiana censisce una ventina di associazioni italiane in Venezuela. Si tratta di associazioni costituite sulla base della provenienza regionale dei nostri emigrati, veneti, campani, pugliesi, abruzzesi, siciliane, ecc. che aggregano circa 7.000 soci e che intrattengono relazioni stabili con l’Italia e le proprie regioni. Solo alcune di queste associazioni, insieme a qualche giornale sovvenzionato con fondi pubblici italiani, hanno svolto in questi anni, in piena libertà, una campagna di informazione contro l’esperienza bolivariana; esse hanno costituito talvolta le uniche “fonti di informazione” privilegiate e accreditate da diversi organi di stampa italiani.

Ma questa non è “la comunità italiana” in Venezuela. Ne è solo una parte limitata, le cui opinioni vengono amplificate da alcuni organi di informazione. Il resto della comunità italiana e il resto del mondo degli oriundi italo-venezuelani si organizza e si mobilità in questo paese nello stesso modo in cui si mobilita e si organizza il resto del paese. Vi è chi è contro e chi è a favore del processo bolivariano.

Da questo punto di vista, non vi è alcun pericolo per la collettività italiana in Venezuela. Come in ogni paese latino americano, e come dovunque, si parteggia e si lotta con visioni politiche e sociali differenti.

Strumentalizzare la presenza italiana in Venezuela è un gioco sbagliato, pericoloso e che non ha alcun fondamento se non l’obiettivo di alimentare lo scontro e la menzogna.

Caracas, Venezuela, 23 giugno 2017

                                                           

*. Colectivo de Italovenezolanos Bolivarianos

* V.O.I. – Venezolanos de Origen Italiana

* CEIC – Colectivo Estudiantes de Origen Italiana

Fonte: Cambiailmondo.org

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martedì 19 marzo 2013

IMAGOMUNDI: Scegli una Carta dei Tarocchi Tradizionali





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il caso innova e la necessità conserva.
COSI' COMINCIA L' AVVENTURA DELLE IMAGO
DURANTE LA FASE ONIRICA
MI APPARVE
UNO GNOMO
DICENDO 
" CODESTO SCRIGNO CONTIENE LE CAUSE DELLA VITA "
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Ho creato un mazzo di carte ispiratomi dai tarocchi , mantenendo la giusta numerazione degli arcani maggiori , ma ho cambiato
l' iconografia rendendola piu' attuale al mondo che ci circonda . Pur essendo in bianco e nero sono riuscito a dare equilibrio alle immagini ed al titolo di ogni singola carta , rendendo semplicissima la lettura anche in solitario . Si possono giocare anche con amici , senza pero' abusarne potrebbero non rispondervi .
SE INTERESSATI ALL' ACQUISTO

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lunedì 18 febbraio 2013

L'origine storica dei Giochi di Carte


L'origine storica dei Giochi di Carte

Un pò di storia...

Non è certo se le carte siano un’invenzione cinese risalente al secondo millennio a.C., venuta attraverso l’India per mezzo degli arabi che le chiamavano "naibbe (na’ib), o se siano una derivazione indiana degli scacchi; sembra certo però che non siano state inventate in alcun paese d’Europa.
Secondo una suggestiva credenza le origini delle carte da gioco sarebbero molto più antiche e risalenti agli egizi ed in particolare al dio Thot che volendo insegnare agli uomini l’arte della scrittura inventò i geroglifici la cui evoluzione portò all’equiparazione degli stessi con i numeri e i semi delle carte.

Le carte da gioco furono un’invenzione che piacque subito e molto; si giocava nelle case, nelle taverne, per la strada, nelle case dei poveri, dei ricchi, dei nobili e anche nei conventi perché all’interno di queste strutture operavano calzolai, maniscalchi, muratori, ebanisti, fornai, sarti, tutti al servizio della comunità dei monaci, dai quali dipendevano; il vivere insieme dei religiosi con i laici ha comportato che la passione delle carte si diffondesse e coinvolgesse gli uni e gli altri.
La voglia di giocare diventò così frenetica da provocare l’intervento delle autorità religiose; il motivo dei divieti era da ricercare nella funzione che, in quell’epoca, veniva attribuita ai luoghi religiosi e a coloro che avevano pronunciato i voti e perciò tenuti alla massima morigeratezza nei costumi; la violazione dei centri religiosi con manifestazioni di vita mondana attuava un pericoloso impedimento sulla via della santità.
Tra i laici furono soprattutto i sovrani spagnoli ad imporre i divieti più pesanti sul gioco delle carte considerato uno strumento di corruzione, sregolatezza e malcostume.

Le prime carte erano tavolette sottili di legno e, per i più raffinati, tavolette di avorio, dipinte, ornate con figurine eleganti; nel Medio Evo venivano fatte a mano libera o in lamine d’oro.
La prima fabbrica italiana di carte da gioco sorse a Bologna; non a caso, perché Bologna era il centro primario per gli scambi culturali e mercantili sia nazionali sia europei. Le prime carte bolognesi, risentendo degli influssi orientali, non riportavano effigi di dame, cavalieri, fanti perché il Cora[enne]o vietava la rappresentazione di figure umane e consentiva soltanto numeri. Ben presto, però, la fabbrica bolognese diventò un grande laboratorio di miniature e cominciarono a comparire le prime figure con i costumi appariscenti del tempo.

Sul finire del Trecento, a Firenze, per rimpinguare le casse dell’erario, le autorità comunali decisero di imporre una tassa sulle carte da gioco, considerate beni voluttuari e di divertimento sia per ricchi sia per poveri.
Infatti la causa principale della diffusione delle carte da gioco é certamente la radicata tendenza alla ricerca della distrazione e del divertimento nel tempo libero; la motivazione é data molto spesso dall’aspettativa di vincita soprattutto quando questa é rappresentata da un premio e, dunque, dalla possibilità di un guadagno fondato sul rischio.

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lunedì 26 settembre 2011

Campagna per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto per le persone di origine straniera


Campagna per i diritti di cittadinanza

e il diritto di voto

per le persone di origine straniera



1° OTTOBRE GIORNATA NAZIONALE DI RACCOLTA FIRME NELLE PIAZZE D’ITALIA. 
Invitiamo tutte le realtà  a promuovere i comitati locali e ad attivare banchetti e iniziative nelle città.



Campagna per i diritti di cittadinanza e il diritto di voto per le persone di origine straniera



Oggi nel nostro Paese vivono oltre 5 milioni di persone di origine straniera. Molti di loro sono bambini e ragazzi nati o cresciuti qui, che tuttavia solo al compimento del 18° anno di età si vedono riconosciuta la possibilità di ottenere la cittadinanza, iniziando nella maggior parte dei casi un lungo percorso burocratico. Questo genera disuguaglianze e ingiustizie, limita la possibilità di una piena integrazione, disattende il dettato costituzionale (art. 3) che stabilisce l’uguaglianza tra le persone e impegna lo Stato a rimuovere gli ostacoli che ne impediscono il pieno raggiungimento.


La campagna nazionale è promossa da 19 organizzazioni della società civile: Acli, Arci, Asgi-Associazione studi giuridici sull’immigrazione, Caritas Italiana, Centro Astalli, Cgil, Cnca-Coordinamento nazionale delle comunità d’accoglienza, Comitato 1° Marzo, Emmaus Italia, Fcei – Federazione Chiese Evangeliche In Italia, Fondazione Migrantes, Libera, Lunaria, Il Razzismo Brutta Storia, Rete G2 - Seconde Generazioni, Tavola della Pace e Coordinamento nazionale degli enti per la pace e i diritti umani, Terra del Fuoco, Ugl Sei e dall’editore Carlo Feltrinelli. Presidente del Comitato promotore è il Sindaco di Reggio Emilia, Graziano Delrio.

FIRMA QUI :

http://www.litaliasonoanchio.it/index.php?id=537



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'L'Italia sono anch'io' Spot



Prosegue, dunque, la Campagna, promossa dalla CGIL unitamente ad altre 18 associazioni, legata al rispetto dei diritti dei migranti. Ieri, ha preso il via la raccolte di firme per due leggi di iniziativa popolare relative a cittadinanza e diritto di voto, da riconoscere ai migranti regolari. Nelle intenzioni dei promotori, si spera di raggiungere, in 6 mesi, 50.000 firme per ciascuna delle due leggi di iniziativa popolare.
 “la lotta per i diritti dei migranti è una questione che riguarda tutta la società e il futuro del nostro Paese”. Questo è quanto affermato – secondo quanto riportato dal sito web dell CGIL – da Kurosh Danesh, componente dell'ufficio immigrazione della CGIL nazionale. Nella fattispecie la campagna “L'Italia sono anch'io” mira a portare in parlamento due proposte di legge di iniziativa popolare, “già presentate in cassazione”, dedicate l'una alla possibile riforma della cittadinanza, mentre l'altra al possibile riconoscimento ai migranti regolari del diritto di voto con specifico riferimento alle consultazioni elettorali locali.
 Ulteriormente, lo stesso Danesh ha affermato “ per il sindacato è anche una battaglia di civiltà e per la democrazia nel nostro Paese”. La raccolte di firme proseguirà per sei mesi nella speranza, da parte dei promotori, di poter raggiungere un numero di firme sufficienti per presentare le leggi di iniziativa popolare in parlamento. Non solo cittadini comuni ma anche diversi esponenti del mondo culturale, politico e dello spettacolo hanno aderito alla campagna lanciata dal cartello di associazioni. La campagna “L'Italia sono anch'io” pone all'attenzione dell'opinione pubblica italiana dei fatti meritevoli di attenzione e sulla cui , auspicabile, risoluzione qualche governo dovrà prima o poi intervenire.
 Più di quattro milioni di stranieri abitano in Italia, pagano le tasse, lavorano nel nostro paese, fanno crescere e mandano i loro figli a scuola, contribuiscono alla crescita del PIL dell'Italia, lavorano per delle imprese e ne creano loro stessi. Insomma, un fetta di popolazione di questo paese, che pur non di nazionalità italiana, contribuisce a rendere questo paese “multiculturale”, con un evidente arricchimento della comunità italiana, e non invece a detrimento, come sovente da più parti si vuole prospettare. Un patrimonio di vite, persone storie ed esperienze personali, che reclama un adeguato accesso all'esercizio dei diritti civili e politici, baluardi insopprimibili di ogni moderno stato di diritto e di ogni democrazia che sia realmente rappresentativa.
 Sovente, sempre più spesso, l'affannato ricorso a politiche emergenziali dettate dalla contingenza di risolvere il problema dei flussi migratori in entrata, hanno distolto l'attenzione dei media e dell'opinione pubblica italiana, su delle questioni, quali per l'appunto cittadinanza ed elettorato passivo/attivo, che costituiscono l'in sé del moderno governo delle politiche di accoglienza, integrazione e corretta risoluzione dei rapporti che intercorrono tra comunità nazionale, migranti e lo stato. Questione questa che prima o poi dovrà essere appieno regolamentata, magari in senso più estensivo, rispetto a quanto punto previsto dall'attuale legislazione italiana in materia, nella consapevolezza che rimandare il problema nel tempo, oltre a rendere più difficile l'oggettiva risoluzione dello stesso, mortifica le speranze e le attese di coloro i quali, dopo tanti anni, vogliono finalmente addivenire ad una piena integrazione nello stato che ormai da anni costituisce la loro vera “patria”.

Di Vito Campo
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