SEI DISOCCUPATO?
LO SAPEVI CHE ANCHE IN ITALIA PUOI OTTENERE IL REDDITO MINIMO GARANTITO?
FAI VALERE I TUOI DIRITTI; FIRMA QUI
http://
www.petizionionline.it/
petizione/
applicazione-anche-in-ligur
ia-del-reddito-minimo-gara
ntito/6832
Il reddito minimo garantito, detto anche reddito di cittadinanza, è una
misura di sostegno sociale adottata in tutta Europa che si applica - in
genere - a categorie
di cittadini che
vivono un momento di difficoltà rispetto al lavoro: giovani in attesa di
prima occupazione, ultracinquantenni disoccupati con difficoltà di
reinserimento, persone in condizione di marginalità sociale.
SCOPRIAMO CHE ANCHE IN ITALIA ESISTE QUESTA REALTA’ ed è già applicata
in alcune regioni, (Lazio, Campania, Basilicata, Friuli, Trentino, Valle
d’Aosta, Puglia) peccato che nessuno ne parli. Se ci fosse stata una
volontà di occultamento di questa realtà, essa non avrebbe potuto
raggiungere meglio il suo obiettivo.
FIRMA IL TUO FUTURO!!!
Stiamo raccogliendo firme, partendo dalla Liguria, per chiedere alle
Regioni di applicare (come la legge prevede) IL REDDITO MINIMO
GARANTITO.
-
FIRMA
Per chi volesse approfondire un minimo il tema ecco una semplice tabella Reddito minimo in Europa, tanto per dare un'idea di ciò di cui si
sta parlando. Ho omesso Svezia e Finlandia dove il reddito minimo viene
pagato anche a chi lavora nel caso non raggiungesse una soglia minima,
diversa a seconda delle regioni. , ma comunque intorno ai 13 mila euro
l'anno. E così pure ho tralasciato Spagna e Portogallo in cui il reddito
minimo è stabilito anno per anno (circa 8000 mila euro nel 2011) che
funge anche da salario minimo e in cui sono le Regioni ad occuparsi in
via diretta dei sussidi.
Reddito minimo di cittadinanza
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Ragazzi lo sapete che in tutta l'UE (tranne Italia e Grecia) è
riconosciuto un reddito minimo di cittadinanza (almeno 350€+spese
affituali) a ogni maggiorenne con meno di 12mila euro di reddito annuo?
Altri dati welfare (ma sono solo alcuni, di esempi ce ne sono molti altri):
1)Indennità disoccupazione:
-Per
avere l'indennità di disoccupazione in Italia occorrono almeno due anni
di contributi, oppure 52 contributi settimanali negli ultimi due anni.
In Francia per aver diritto all'indennità è necessario aver lavorato
almeno 6 degli ultimi 22 mesi. L'ammontare dell'indennità viene
stabilito con una media della retribuzione degli ultimi 12 mesi, secondo
un sistema che salvaguarda i redditi più bassi. La durata
dell'indennità varia da un minimo di 7 mesi ad un massimo di 60. A ciò
si aggiungono circa 10 euro fissi al giorno, in determinate circostanze.
-In
Germania l'indennità di disoccupazione si chiama Arbeitslosenhilfe.
Viene calcolata in base al netto dell'ultimo stipendio (il 60% e con
figli il 67%), e non è una voce soggetta a tassazione. Fino al 2002 si
aveva diritto alla sovvenzione dell'Arbeitslosenhilfe anche con
un'occupazione di sole 12 ore alla settimana. Sarà sopravvissuta alla
riforma restrittiva questa opportunità? Diciamo che per noi cambia
veramente poco. La durata dell'indennità di disoccupazione varia dai 6
ai 32 mesi (per chi ha 57anni). Ma a partire dal 31.01.06 si porterà a
12 mesi con un massimo di 18 mesi per chi ha più di 55 anni. Dopo questi
12 mesi gli Arbeitslosen tedeschi dovranno "accontentarsi"
dell'Arbeitslosengeld II che di fatto è illimitata.
2)Aiuti affittuali:
Quante
volte si è chiacchierato del problema del costo degli alloggi? Qui
veramente i numeri parlano da soli. L'Italia spende un ridicolo 0,1%,
mentre la Francia spende il 3,1% e l'Inghilterra il 5,5.
FONTI:
Situazione europea:
http://www.redditodicittadinanza.com/articoli/Redditominimogarantito_MicroM05...
.
.
- di Giovanni Perazzoli – MicroMega -
![santoro-stato-sociale_thumb[2]](https://lh3.googleusercontent.com/blogger_img_proxy/AEn0k_tKFtF93jDsA8osi_-ugwar5_xqxT8bUZWUoQqLk0rCq_S4nUA_bp-9Zr5xpNWi5taYV8ZzH0cHAXuFGeYzfq0QjgR0gZvQIxRY-jJdJ5ioOqywuNEw_edRK5ffnaPSIcuuooRieniRSjLEoD3QOjFvkXE_iTG5AEkIJVoztSHkUQ=s0-d)
La
trasmissione sullo stato sociale di Michele Santoro è stata un’altra occasione persa per parlare dello stato sociale.
Per me che vivo in Olanda appare assolutamente incomprensibile che
non si ponga in Italia alcuna attenzione ai sussidi di disoccupazione
europei.
I giornali parlano di un “modello tedesco” che è frutto più di
fantasia che di realtà. Tanto più, allora, perché non informare
l’opinione pubblica italiana che in Germania (come in tutta Europa) non
sono, attenzione, coloro che sono stati licenziati ad avere dallo stato
l’affitto dell’alloggio
e un sussidio
illimitato, ma
tutte le persone maggiorenni disoccupate, indipendentemente dal fatto
che abbiamo o meno mai lavorato? Il sussidio termina, in mancanza di
un’occupazione, con la pensione. Non è
assolutamente vero
quello che scrivono i giornali italiani che sia a tempo determinato.
Confondono per ignoranza o in modo intenzionale l’indennità di
disoccupazione e il sussidio di disoccupazione.
Come si fa a ignorare in Italia un aspetto così importante della vita
di ogni cittadino europeo? Non me ne capacito. In Italia non si sa
neanche che chi in Europa (Francia, Germania, Gran Bretagna e non solo
Danimarca, Svezia…) non guadagna abbastanza ottiene un’integrazione del
reddito, e anche chi lavora part time ottiene un’integrazione del
reddito. Poi si scopre che in Italia il reddito medio è da miseria. E
tutti si sorprendono. Ma
veramente in Italia si ignora l’abc dello stato sociale? Mi pare strano da credere.
L’esistenza di quello che di fatto è un reddito di
cittadinanza in Europa spiega molte cose che in Italia vengono
riproposte, lasciatemi dire, in modo del tutto assurdo. Spiega la
flessibilità europea (peraltro di gran lunga minore che in Italia),
spiega l’assenza di lavoro nero, spiega l’assenza delle massicce
raccomandazioni, spiega anche il fatto che le persone competenti
occupino in genere il posto che compete loro (mentre così non è in
Italia). Non capisco perché nonostante l’Europa raccomandi dal lontano
1992 all’Italia di introdurre un reddito di cittadinanza questo non
succede neanche con la crisi. E soprattutto è incomprensibile che a
sinistra nessuno ne parli chiaramente. A chi giova? Evidentemente a
qualcuno gioverà.
Certo non giova agli operai che si danno fuoco, alle famiglie che
resteranno senza un reddito, e senza una casa di cui Santoro mostra ogni
volta il dramma. Ma senza mostrare le soluzioni che in altri paesi
hanno adottato da decenni, la denuncia mi pare parziale e anche un po’
ambigua. Non mi pare che sia uno scoop scoprire quello che per diversi
milioni di persone è assolutamente normale. La Francia è stata l’ultimo
paese in Europa ad adottare una forma di sussidio che di fatto è un
reddito di cittadinanza ben venti anni fa. La rivista “Esprit” dedicò un
numero speciale all’evento. Possibile che in Italia nessuno ne sappia
nulla?
Le persone giudicano per paragoni e confronti. Se il confronto con
gli altri paesi viene loro negato non ci si può lamentare che non cambi
nulla. La primavera araba è iniziata con la possibilità di guardare con
la televisione e con internet fuori del recinto nazionale. Lo stesso
avvenne nei paesi dell’Est.
Forse
non si vuole la democrazia europea e si guarda ad
altro? In ogni caso, per scegliere bisognerebbe conoscere. Sapere che
un’altra società non solo è possibile, ma già esiste da diversi decenni,
impegnerebbe diversamente le forze politiche, e i sindacati. Questo
sarebbe “rivoluzionario”, e sarebbe europeo. L’unico che in Italia sta
ponendo con coerenza il problema del reddito di cittadinanza sul modello
europeo è Maurizio Landini; temo però sia un outsider, una scheggia
impazzita del sistema.
Ichino ha detto in trasmissione che l’indennità di disoccupazione che
vorrebbe introdurre il governo Monti è di qualche mese più lunga
dell’indennità di disoccupazione tedesca (12 o 18 mesi). Ma non ha
spiegato bene (anche perché nessuno glielo ha chiesto) che
dopo l’indennità di disoccupazione in Germania (e in tutta Europa) c’è un altro sussidio, meno “ricco”, per modo dire, ma che è
illimitato (ovvero
limitato solo dalla pensione e, ovviamente, da una nuova eventuale
occupazione) e che copre anche l’affitto dell’alloggio. Vi pare poca
cosa? Vi sembra un dettaglio trascurabile? Una donna sola e disoccupata
con figli ha in Germania dallo stato più di 1800 euro mensili. Non mi
fermo qui sulle cifre e sulla tipologia dei benefici che hanno le
persone che non lavorano nei paesi europei e in particolare in Germania:
l’ho fatto nel numero in uscita su MicroMega.
Io mi chiedo sgomento: come è possibile dedicare un’intera
trasmissione sullo stato sociale, far iniziare la Fornero con la sua
proposta di riforma degli “ammortizzatori sociali”, e non parlare dei
sussidi di disoccupazione che esistono in Europa? Possibile che nessuno
ritenga importante ricordare che è dal 1992 che l’Europa raccomanda
all’Italia di adottare il reddito di cittadinanza? Possibile che nessuno
abbia notato che anche nella famosa lettera della Bce (sic!) si rinnova
al governo italiano l’invito a introdurre i sussidi di disoccupazione
sul modello europeo e che la stessa cosa viene ripetuta nelle famose
domande di chiarimento dell’Europa?
Una breve ricerca su internet: ecco una parte del testo della
raccomandazione 92/441 CEE pubblicato anche sulla Gazzetta ufficiale.
Leggo:
Ogni lavoratore della Comunità europea ha diritto ad una protezione
sociale adeguata e deve beneficiare, a prescindere dal regime e dalla
dimensione dell’impresa in cui lavora, di prestazioni di sicurezza
sociale ad un livello sufficiente.
Le persone escluse dal mercato del lavoro, o perché non
hanno potuto accedervi o perché non hanno potuto reinserirvisi, e che
sono prive di mezzi di sostentamento devono poter beneficiare di
prestazioni e di risorse sufficienti adeguate alla loro situazione
personale.
Poi leggo:
(12) … il Parlamento europeo, nella sua risoluzione concernente
la lotta contro la povertà nella Comunità europea (5), ha auspicato
l’introduzione in tutti gli Stati membri di un reddito minimo garantito, inteso quale fattore d’inserimento nella società dei cittadini più poveri;
O anche
il Comitato economico e sociale, nel suo parere del 12 luglio
1989 in merito alla povertà (6), ha anch’esso raccomandato
l’introduzione di un minimo sociale, concepito ad un tempo come rete di
sicurezza per i poveri e strumento del loro reinserimento sociale
E dunque l’Europa raccomanda a tutti gli stati membri:
di riconoscere, nell’ambito d’un dispositivo globale e coerente
di lotta all’emarginazione sociale, il diritto fondamentale della
persona a risorse e a prestazioni sufficienti per vivere conformemente
alla dignità umana e di adeguare di conseguenza, se e per quanto
occorra, i propri sistemi di protezione sociale ai principi e agli
orientamenti esposti in appresso.
E questo significa che al reddito minimo garantito si può avere accesso
senza limiti di durata, purché il titolare resti in possesso dei
requisiti prescritti e nell’intesa che, in concreto, il diritto può
essere previsto per periodi limitati, ma rinnovabili (
eur-lex.europa.eu)
In tutti i Paesi dell’Europa questo è realtà. Non in Italia, in Grecia e in Ungheria.
Possibile che nessuno abbia capito che quello che manca in Italia è
quella sicurezza economica che viene dalla rete dei sussidi che permette
alle persone di cambiare lavoro con relativa tranquillità soprattutto
da giovani? Un mio giovane amico olandese ha fatto un’infinità di
mestieri; è stato, tra le altre cose, maestro di sci, ha aperto una
scuola di windsurf, ha aperto un Hotel, poi lo ha chiuso e aperto una
ditta di costruzioni. È questo che si chiama “flessibilità”, non la
macelleria sociale che hanno in mente in Italia destra e sinistra.
Possibile che non si capisca il significato di apertura del mercato e
della protezione sociale? Non significa licenziare in massa la gente,
significa fare in modo che i giovani possano sperimentare le loro
possibilità e le loro idee in un mercato aperto e non controllato dalla
corporazioni e dalle varie rendite (vera potenza italiana). È per questo
che l’Europa chiede le liberalizzazioni, non certo per perseguitare i
tassisti (una delle cose, non so se più ridicole o drammatiche, è stata
la farsa sui tassisti, come se da loro dipendesse lo spread. Magari si
voleva solo alzare un gran polverone e mandare tutto il resto in
caciara?).
Liberalizzare significa aprire l’accesso alle professioni senza
doversi fare un tessera di partito, pagare tangenti, essere parte di un
sistema di potere, di una lobby famigliare, politica, religiosa ecc.
Significa che in Italia uno che vuole fare il giornalista o il notaio
non debba essere figlio di un giornalista o di un notaio, significa che
se vuole aprire un negozio si viene aiutati (come avviene in tutta
Europa) e non ostacolati. È così difficile da capire? Aprire il mercato
significa andare un po’ a vedere come si fa carriera nella televisione
di stato, alla Rai. Significa andare a vedere quanti sono i figli di
papà dentro le università. Magari dei papà “riformisti”. Ma veramente
nessuno capisce che una cosa è la precarietà con la certezza del reddito
e dell’alloggio, e un’altra è la precarietà con il niente?
Ho capito che il reddito minimo garantito è come un punto archimedeo:
sembra piccolo, ma in realtà è il punto d’appoggio di due concezioni
della società completamente diverse.
Fonte: MicroMega
leggi anke :
http://cipiri.blogspot.it/2012/05/reddito-minimo-di-cittadinanza.html
REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA
RACCOLTA ADESIONI ONLINE PER L'INTRODUZIONE
DEL REDDITO MINIMO DI CITTADINANZA DI 600 EURO MENSILI ....-
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