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lunedì 16 settembre 2019

Lettera a Salvini di un vicesindaco del Sud


Smetta di insultare le tante persone che la politica la fanno con serietà e passione e magari gratis, come tanti di noi.


Signor ex ministro Salvini, è da oltre un anno e mezzo che non c’è ora del giorno o della notte in cui non sia stato presente in trasmissioni tv, da Vespa alla D’Urso, dalla Gruber a la prova del cuoco a Bib Bum Bam, su tutti i giornali, politici e di gossip, per non parlare dei social. Ha avvertito la necessità di farci sapere cosa mangiava, di farci assistere a interminabili dirette dalla sagra della cipolla, dalla festa della porchetta, in cui dichiarava guerra all’Europa, alla Libia, al Medioriente, alla Francia , alla Germania, al Papa, ai gay, ai neri, alla Kamchatca da Cinisello Balsamo con due carrarmati.

L’abbiamo vista baciare il rosario e insultare la chiesa, sputare sul tricolore e sventolare il tricolore, fidanzato, single, sul letto con la morosa, a casa col gattino, in mutande, in spiaggia con le cubiste, fino alla Waterloo del Papeete beach, dove in costume, tra un mohjto e una ballerina, ha fatto cadere il governo. L’abbiamo sentita , nel mese successivo, incolpare per la caduta del governo il Piddiiiih, i grillini, Berlusconi, i poteri forti, la CEI, l’Europa, Trump, la solita Merkel, Topolino, Uan, Cip e Ciop e il divino Otelma. E parlateci di Bibbiano, e Mattarella, e lo spread è un complotto comunista, e i magistrati sono zecche rosse. Poi è tornato Feltri a chiamarci terroni, e forse lei si è commosso ricordando i bei tempi, quando con Borghezio, la statuetta di Alberto da Giussano e le corna da Obelix, facendo il bagno nel Po’, cantavate ‘che puzza, arrivano i napoletani ‘. Abbiamo sopportato tutto, signor ex Ministro. E va bene lo stesso. Però , signor ex Ministro, c’è una cosa che non sopporto più : sentire la sua indegna bugia su quanto lei sia ‘il nuovo‘.

Perché , signor ex Ministro, dal 1993 lei, senza mai aver lavorato, è stato nell’ordine e ininterrottamente : -consigliere comunale di Milano -parlamentare europeo - Senatore - Ministro dell’interno - Vicepresidente del consiglio. Il tutto, per la modica cifra di 2,5 MILIONI di euro di STIPENDI pubblici. E va bene, signor ex Ministro, lei ha percepito regolarmente l’indennità prevista dalla legge. Però , mi consenta: smetta di parlarci di casta, come se lei fosse un francescano scalzo, che della politica e dei suoi privilegi non sa nulla. Smetta di insultare le tante persone che la politica la fanno con serietà e passione e magari gratis, come tanti di noi. Poi, se insieme ai suoi ‘giornalisti’ e al suo staff di comunicazione, vuole continuare a chiamare comunista, zecca, idiota, chiunque non la pensi come lei, o a darci dei terroni, faccia pure: una risata fa sempre bene, e ultimamente ridiamo assai di più . Angela D’Alto. Terrona Maria Del Vecchio.... un'altra Terrona.

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sabato 3 novembre 2018

Decreto Sicurezza

Decreto Sicurezza: il monito di Mattarella


Decreto sicurezza in vigore: tutte le novità
Il decreto n. 113/2018 pubblicato in Gazzetta Ufficiale reca disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale, immigrazione e sicurezza pubblica. Tutte le novità e il testo allegato

di Lucia Izzo - È in vigore da oggi il decreto legge n. 113/2018 (pubblicato in G.U. n. 231 del 04/10/2018) recante "Disposizioni urgenti in materia di protezione internazionale e immigrazione, sicurezza pubblica, nonché misure per la funzionalità del Ministero dell'interno e l'organizzazione e il funzionamento dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati e confiscati alla criminalità organizzata".

Decreto Sicurezza: il monito di Mattarella

Sul c.d. decreto sicurezza , frutto dell'impegno del ministro dell'Interno Matteo Salvini, ha posto la sua firma nei giorni scorsi il Presidente della Repubblica Sergio Mattarella che, 
contestualmente, ha inviato al premier 
Giuseppe Conte una lettera volta a sottolineare gli obblighi imposti dalla Costituzione.

Il Presidente non è rimasto insensibile ai rilievi critici che hanno permeato l'iter del decreto: «Avverto l'obbligo di sottolineare che, in materia, come affermato nella Relazione di accompagnamento al decreto, restano "fermi gli obblighi costituzionali e internazionali dello Stato", pur se non espressamente richiamati nel testo normativo, e, in particolare, quanto direttamente disposto dall'art. 10 della Costituzione e quanto discende dagli impegni internazionali assunti dall'Italia» ha scritto il Capo dello Stato. Il riferimento è, nel dettaglio, 
al passaggio riguardante tra l'altro profughi e rifugiati.

Pronta la replica del vicepremier Salvini il quale, nel corso di una diretta Facebook, ha dichiarato: «Il Presidente Mattarella ha richiamato, con una lettera allegata alla firma del mio decreto, l'articolo 10 della Costituzione. Figurarsi, io li voglio rispettare tutti gli articoli della Costituzione italiana, italiana. Quindi per me la Costituzione vale dal primo all'ultimo articolo».

Ha poi rimarcato: «Noi rispettiamo la Costituzione, i trattati internazionali, le convenzioni ma non vogliamo passare per fessi»
Addio permesso di soggiorno di carattere umanitario

In prima battuta il provvedimento interviene in materia di permesso di soggiorno per motivi umanitari e di contrasto all'immigrazione illegale. In sostanza, il decreto ha l'effetto di abolire i permessi di soggiorno per motivi umanitari fornendo forme di tutela complementare tipizzate allo scopo di limitare un'interpretazione estensiva della norma 
e la discrezionalità nella concessione dei permessi.

In sostanza, oltre alle ipotesi tradizionali, la tutela allo straniero viene accordata a mezzo di permessi per cure mediche, in caso di condizioni di salute di eccezionale gravità, in caso di situazioni contingenti di calamità naturale nel Paese di origine, oppure a scopo premiale per merito civile laddove il cittadino straniero compia atti di particolare valore.

Misure urgenti sono introdotte per assicurare l'effettività del rimpatrio dei cittadini stranieri che non hanno titolo per il soggiorno del nostro paese: all'uopo è disposto un prolungamento della durata massima del trattenimento dello straniero nei 
Centri di permanenza per il rimpatrio che andrà da 90 a 180 giorni.

Un'apposita procedura è prevista in caso in cui il richiedente asilo presenti la domanda di protezione internazionale direttamente alla frontiera dopo essere stato fermato per avere eluso o tentato di eludere i relativi controlli. Nel dettaglio, direttamente alla frontiera o nelle zone di transito, i richiedenti asilo saranno trattenuti per la determinazione o la verifica dell'identità e della cittadinanza.

In materia di protezione internazionale, si interviene anche per ampliare il catalogo di reati che, in caso di condanna definitiva, comportano il diniego o la revoca della protezione internazionale, inserendovi ipotesi delittuose di particolare gravità che destano allarme sociale.
Cittadinanza: le novità del decreto sicurezza

Il provvedimento interviene anche in materia di cittadinanza, in particolare riguardanti l'accurato svolgimento delle istanze di riconoscimento e concessione della cittadinanza in costante incremento

Si introduce l'istituto della revoca della cittadinanza italiana concessa ai cittadini stranieri che rappresentano una minaccia per la sicurezza nazionale, avendo riportato condanne per gravi reati commessi con finalità di terrorismo o eversione.

Si disciplina poi una ulteriore ipotesi di revoca della cittadinanza ottenuta a seguito della produzione di atti falsi o di false dichiarazioni.
Antiterrorismo: stretta su noleggio tir e furgoni

Per finalità di prevenzione del terrorismo, il decreto stabilisce che gli esercenti attività di noleggio dovranno comunicare, per il successivo raffronto effettuato dal Centro elaborazione dati (CED), i dati identificativi riportati nel documento di identità esibito 
dal soggetto che richiede il noleggio di un autoveicolo.

La comunicazione dovrà essere effettuata contestualmente alla stipula del contratto di noleggio e comunque con un congruo anticipo rispetto al momento della consegna del veicolo. Il CED si occuperà del raffronto automatico dei dati comunicati con quelli in esso conservati e ove emergano situazioni potenzialmente rilevanti provvederà a segnalarle alle forze dell'ordine.
Dispositivi elettronici: maggior controllo per nuovi reati

In materia di sicurezza, il decreto stabilisce anche un ampliamento delle ipotesi in cui potranno essere utilizzati i dispositivi elettronici per il controllo dell'ottemperanza al provvedimento di allontanamento dalla casa familiare.

I summenzionati dispositivi elettronici, infatti potranno essere utilizzati anche in relazione ai reati di maltrattamenti contro familiari e conviventi e per stalking.
Polizia Municipale: teaser elettrico in dotazione

Il testo prevede anche che sia iniziata la "sperimentazione" di armi ad impulsi elettrici da parte delle Polizie municipali. In sostanza, previa adozione di un apposito regolamento comunale, i Comuni con popolazione superiore ai 100.000 abitanti possono dotare due agenti di pubblica sicurezza dei c.d. taser, in via sperimentale, per un periodo di sei mesi.

Lo stesso regolamento summenzionato dovrà occuparsi di definire le modalità della sperimentazione nel rispetto dei principi di precauzione e di salvaguardia dell'incolumità pubblica, che dovrà essere effettuata previo un periodo di adeguato addestramento del personale interessato.

Al termine del periodo di sperimentazione i Comuni potranno deliberare di assegnare in dotazione effettiva di reparto l'arma comune ad impulsi elettrici positivamente sperimentata.
Daspo dai presidi sanitari

Particolare scalpore e polemiche da parte del mondo dei medici ha destato la previsione del decreto che prevede il Daspo dai presidi sanitari per contrastare la violenza a medici e personali sanitari.

Il provvedimento, in sostanza, ricomprende anche i presidi sanitari nell'elenco dei luoghi che possono essere individuati dai regolamenti di polizia urbana ai fini dell'applicazione delle misure a tutela del decoro di particolari aree urbane.

Ciò determina la possibilità di applicare tra l'altro la misura del provvedimento di allontanamento del questore, il Daspo urbano, nei confronti dei soggetti che pongono in essere condotte che impediscono l'accessibilità e la fruizione nei suddetti ambiti.
Occupazione arbitrarie di immobili: pene inasprite

In materia di occupazioni arbitrarie di immobili, il testo introduce inasprimenti di pena nei confronti dei promotori e organizzatori dell'invasione di cui all'art. 633 c.p. (invasione di terreni o edifici), nonché'di coloro che hanno compiuto il fatto armati

Si applica, in tal caso, la pena della reclusione fino a quattro anni congiuntamente alla multa da 206 euro a 2.064 euro. Inoltre, si prevede la possibilità di utilizzare le intercettazioni nei loro confronti.
Disposizioni per il rafforzamento organizzativo dell'ANBSC

Particolarmente rilevanti, in materia di lotta alla criminalità organizzata, sono le disposizioni volte al miglioramento e al rafforzamento della funzionalità e dell'efficienza dell'Agenzia nazionale per l'amministrazione e la destinazione dei beni sequestrati 
e confiscati alla criminalità organizzata (ANBSC).

Altre disposizioni si soffermano, invece, sulla funzionalità del Ministero dell'Interno, sul pagamento dei compensi per lavoro straordinario svolto delle Forze di polizia, sull'incremento dei richiami del personale volontario del Corpo nazionale dei vigili del fuoco e sul riordino dei ruoli delle carriere del personale delle Forze di polizia e delle Forze armate .



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mercoledì 12 luglio 2017

LETTERA dal VENEZUELA



LETTERA dal VENEZUELA  alle ITALIANE ed agli ITALIANI

Rilanciamo una lettera molto interessante di connazionali dal Venezuela
che merita di essere letta e diffusa.

***

Care italiane, cari italiani, cari connazionali,

leggendo nei siti on line di gran parte dei quotidiani italiani ed ascoltando i report radiofonici e televisivi emessi dalla Rai e da altre catene, abbiamo purtroppo registrato che rispetto ai fatti venezuelani, vige una informazione a senso unico che rilancia esclusivamente le posizioni e le interpretazioni di una delle parti che si confrontano.

Abbiamo anche letto e ascoltato spesso che l’attenzione prestata alla situazione venezuelana viene giustificata per la presenza in Venezuela di una “consistente comunità italiana o di origine italiana” in sofferenza e che sembrerebbe essere accomunata in modo unanime alle posizioni dell’opposizione.

Noi sottoscrittori di questa lettera, siamo membri di questa comunità. Ma interpretiamo in modo assai diverso l’origine e le cause della grave situazione che attraversa il paese dove viviamo da tanti anni e dove abbiamo costruito la nostra vita e formato le nostre famiglie. Siamo in questo paese perché vi siamo arrivati direttamente o perché siamo figli e nipoti di emigrati italiani che raggiunsero il Venezuela nel dopoguerra per emanciparsi dalla situazione di povertà o di mancanza di opportunità e di lavoro in Italia.

In tanti abbiamo condiviso e accompagnato il progetto di socialismo bolivariano proposto da Chavez e proseguito da Maduro, sia come militanti o elettori, sia partecipando direttamente il progetto di un Venezuela più giusto e solidale.

Ciò che era ed è per noi inaccettabile è che in un paese così bello e ricco di risorse e di potenzialità, decine di milioni di persone vivessero da oltre un secolo in una situazione di oggettiva apartheid, al di fuori da ogni opportunità di emancipazione sociale e quindi senza i diritti essenziali che sono quelli di una vita dignitosa, cioè quello delle reali condizioni di vita, di lavoro, di educazione, di servizi sanitari pubblici, di pensioni per tutti.

Questa situazione è durata in Venezuela per oltre 100 anni e bisogna chiedersi perché, soltanto all’inizio di questo secolo, con Hugo Chavez, per la prima volta nella storia di questo paese, questi problemi sono stati affrontati in modo deciso. E come mai, prima, questo non era accaduto. Chi oggi manifesta nelle strade dei quartieri ricchi delle città del nostro paese, gridando “libertà!” dove stava, cosa faceva, di cosa si occupava, prima che Chavez fosse eletto in libere elezioni democratiche ?

In questi anni, diverse agenzie dell’Onu e l’Onu stessa, hanno certificato che il Venezuela è stato tra i primi paesi al mondo nella lotta alla povertà, all’analfabetismo, alla mortalità infantile, raggiungendo risultati che non hanno confronti per la loro entità, rapidità e qualità.

Si citano la mancanza di prodotti di primo consumo e di farmaci, ma nessuno dice che è in atto una azione coordinata di accaparramento e di speculazione che ha fatto lievitare i prezzi e fatto crescere in modo esponenziale l’inflazione. Chi ha in mano il settore dell’importazione di questi prodotti ? Alcune grandi e medie imprese private per giunta sovvenzionate dallo Stato. La penuria di questi prodotti è in realtà l’effetto dell’inefficienza di questi gruppi privati nel migliore dei casi, o piuttosto dell’uso politico che essi stanno operando, analogamente a quanto avvenne in Cile, nel 1973 per abbattere il governo democratico di Allende.

E’ evidente che l’obiettivo principale di questa specie di rivolta dei ricchi (perché dovete sapere che le rivolte sono situate solo nei quartieri ricchi delle nostre città) sia rimettere in discussione tutte le conquiste sociali raggiunte in questi anni, svendere la nostra impresa petrolifera e le altre imprese nascenti che operano in settori strategici, come il gas, l’oro, il coltan, il torio scoperti recentemente e in grandi quantità nel bacino del cosiddetto arco minero: l’obiettivo di questi settori sociali è tornare al loro mitico passato, un passato feudale in cui una piccola elite godeva di tanti privilegi e comandava sul paese, mentre decine di milioni languivano nell’indigenza.

Noi non abbiamo una verità da trasmettervi; abbiamo però tante cose che possiamo raccontare e far conoscere agli italiani in Italia. Che possiamo dire ai vostri giornalisti e ai vostri media. A partire dal fatto che la comunità italiana non è, come oggi si vuol dare ad intendere, schierata con i violenti e con i vandali che distruggono le infrastrutture del paese o con i criminali che hanno progettato e che guidano le cosiddette proteste che non hanno proprio nulla di pacifico.

La comunità italiana in Venezuela è composta di circa 150 mila cittadini di passaporto e oltre 2 milioni di oriundi. Questi cittadini, che grazie alla Costituzione venezuelana approvata sotto il primo governo di Hugo Chavez possono avere o riacquisire la doppia cittadinanza, hanno vissuto e vivono insieme agli altri venezuelani i successi e le difficoltà di questi anni. Gran parte di loro hanno sostenuto e sostengono il processo di modernizzazione e democratizzazione del Venezuela. Molti di loro sono stati e sono sindaci, dirigenti sociali e politici, parlamentari della sinistra, imprenditori aderenti a “Clase media en positivo”, ad organizzazioni cristiane come Ecuvives ed hanno sostenuto e sostengono il processo bolivariano. Diversi di loro hanno partecipato alla stesura della Costituzione, che molto ha preso dalla Costituzione italiana. In gran parte hanno sostenuto Hugo Chavez e sostengono Maduro, opponendosi alle manifestazioni violente e vandaliche organizzate dai settori dell’ultra destra venezuelana.

Un’altra parte, limitata, come è limitata l’elite venezuelana, è sulle posizioni dell’opposizione. Grazie a sostegni finanziari esterni svolgono una continua campagna di diffamazione del Venezuela bolivariano in molti paesi, compresa l’Italia.

L’Ambasciata italiana censisce una ventina di associazioni italiane in Venezuela. Si tratta di associazioni costituite sulla base della provenienza regionale dei nostri emigrati, veneti, campani, pugliesi, abruzzesi, siciliane, ecc. che aggregano circa 7.000 soci e che intrattengono relazioni stabili con l’Italia e le proprie regioni. Solo alcune di queste associazioni, insieme a qualche giornale sovvenzionato con fondi pubblici italiani, hanno svolto in questi anni, in piena libertà, una campagna di informazione contro l’esperienza bolivariana; esse hanno costituito talvolta le uniche “fonti di informazione” privilegiate e accreditate da diversi organi di stampa italiani.

Ma questa non è “la comunità italiana” in Venezuela. Ne è solo una parte limitata, le cui opinioni vengono amplificate da alcuni organi di informazione. Il resto della comunità italiana e il resto del mondo degli oriundi italo-venezuelani si organizza e si mobilità in questo paese nello stesso modo in cui si mobilita e si organizza il resto del paese. Vi è chi è contro e chi è a favore del processo bolivariano.

Da questo punto di vista, non vi è alcun pericolo per la collettività italiana in Venezuela. Come in ogni paese latino americano, e come dovunque, si parteggia e si lotta con visioni politiche e sociali differenti.

Strumentalizzare la presenza italiana in Venezuela è un gioco sbagliato, pericoloso e che non ha alcun fondamento se non l’obiettivo di alimentare lo scontro e la menzogna.

Caracas, Venezuela, 23 giugno 2017

                                                           

*. Colectivo de Italovenezolanos Bolivarianos

* V.O.I. – Venezolanos de Origen Italiana

* CEIC – Colectivo Estudiantes de Origen Italiana

Fonte: Cambiailmondo.org

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venerdì 17 luglio 2015

LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO


"Grazie caro papà"

STUPENDA LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO.
Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta,,,


dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola...
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martedì 3 dicembre 2013

Mi Vergogno : Lettera Aperta di un CARABINIERE




LETTERA APERTA DI UN CARABINIERE

È con grande emozione che pubblichiamo questa lettera aperta di un carabiniere che conosciamo, una lettera che ha voluto affidare a noi affinché altri, molti altri, la potessero leggere.

E perché il maggior numero di suoi e nostri fratelli, che hanno prestato e prestano Servizio nelle Forze dell’Ordine, sappiano di non essere soli a provare quel che provano in alcuni momenti del loro Servizio, quando sono portati a compiere cose che senza la divisa che indossano, da esseri umani liberi, non compirebbero mai.

Una lettera che è uno straziante grido di dolore, nato dalla volontà di ridare alla propria integrità e dignità di essere umano un volto presentabile di fronte ai propri cari.

Ognuno di noi in questa vita esiste se è sostenuto dall’amore di tutti gli altri, ne ha assoluta necessità come per l’aria che respira. Pertanto la situazione di solitudine e disagio con sé stessi che prova chi si accorge che la causa per cui ha giurato alla sua entrata nelle Forze dell’Ordine è in realtà qualcosa di diverso da quanto credeva, è davvero drammatica.

I militari, e gli agenti di ogni Arma ricoprono il ruolo di cerniera sempre più sollecitata tra il potere e la popolazione che dal potere è governata. E in questo tempo, in cui i miti cadono a velocità crescente per mostrare la realtà disonorevole nella quale il potere reale si muove ed agisce, il loro ruolo è quello più sotto pressione.

È infatti nei loro cuori di Esseri Umani che si gioca la partita più critica della Consapevolezza. Per questo è bene diffondere questa lettera facendola conoscere a coloro che, tra i nostri amici e conoscenti, vestono la divisa.

Se ciò che nel profondo essi già SANNO emergerà alla superficie della loro Coscienza, allora diventerà impossibile, da quel momento in poi, difendere, servire e supportare ciò che non merita di essere difeso, servito e supportato.

Ed è in quel momento che la Fratellanza cesserà di essere un concetto di vuota retorica per manifestarsi come realtà concreta di vita nuova, finalmente umana, per gli umani.

Jervé


Mi Vergogno

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Di essere stato comandato, ignorando i veri ordini

Di non aver sentito le grida di chi chiedeva Giustizia

Di non aver contribuito ad allentare il giogo

Di aver permesso ai Padroni di comandare

Di aver difeso gli Indifendibili

Di non aver dato voce a chi già non ne aveva

Di aver taciuto quando sarebbe stata ora di parlare

Di aver contribuito involontariamente ad opprimere gli oppressi

Di aver zittito quanto c’era da urlare

Di aver negato quanto c’era da affermare

Di non aver ascoltato quanto c’era da ascoltare

Di aver guardato in una unica e sola direzione

Di aver favorito anziché arrestare chi veramente lo meritava

Di essere rimasto in vigile attesa quando non v’era nulla per cui ne valesse la pena

Di non aver compreso quanto c’era da comprendere

Di non aver saputo piangere quanto chi mi stava di fronte

Di non aver ascoltato chi meritava di esserlo

Di aver fatto tacere chi già, non aveva voce

Di aver fatto gridare chi non ne aveva diritto

Di aver fatto rispettare regole che di fatti, non lo sono

Di aver sacrificato chi con Amore mi è affianco da una vita

Di aver detto sempre la verità, scoprendo che essa era solo una grande Bugia

Di tutto questo e di tanto altro mi VERGOGNO e chiedo PERDONO a Dio ed agli Uomini.

Ma soprattutto chiedo perdono ai miei Figli, perché il loro padre non sapeva quel che faceva.

Un Carabiniere

Un Padre

da  http://www.iconicon.it/blog/2013/10/lettera-aperta/

Opera di copertina: “Autorità” © Mauro Martoriati – Link
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venerdì 19 luglio 2013

LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO


"Grazie caro papà".

STUPENDA LETTERA DEL FIGLIO DI PAOLO BORSELLINO.

DA FAR GIRARE E LEGGERE

Il primo pomeriggio di quel 23 maggio studiavo a casa dei miei genitori, preparavo l’esame di diritto commerciale, ero esattamente allo “zenit” del mio percorso universitario. Mio padre era andato, da solo e a piedi, eludendo come solo lui sapeva fare i ragazzi della scorta, dal barbiere Paolo Biondo, nella via Zandonai, dove nel bel mezzo del “taglio” fu raggiunto dalla telefonata di un collega che gli comunicava dell’attentato a Giovanni Falcone lungo l’autostrada Palermo-Punta Raisi.

Ricordo bene che mio padre, ancora con tracce di schiuma da barba sul viso, avendo dimenticato le chiavi di casa bussò alla porta mentre io ero già pietrificato innanzi la televisione che in diretta trasmetteva le prime notizie sull’accaduto. Aprii la porta ad un uomo sconvolto, non ebbi il coraggio di chiedergli nulla né lui proferì parola.

Si cambiò e raccomandandomi di non allontanarmi da casa si precipitò, non ricordo se accompagnato da qualcuno o guidando lui stesso la macchina di servizio, nell’ospedale dove prima Giovanni Falcone, poi Francesca Morvillo, gli sarebbero spirati tra le braccia. Quel giorno per me e per tutta la mia famiglia segnò un momento di non ritorno. Era l’inizio della fine di nostro padre che poco a poco, giorno dopo giorno, fino a quel tragico 19 luglio, salvo rari momenti, non sarebbe stato più lo stesso, quell’uomo dissacrante e sempre pronto a non prendersi sul serio che tutti conoscevamo.

Ho iniziato a piangere la morte di mio padre con lui accanto mentre vegliavamo la salma di Falcone nella camera ardente allestita all’interno del Palazzo di Giustizia. Non potrò mai dimenticare che quel giorno piangevo la scomparsa di un collega ed amico fraterno di mio padre ma in realtà è come se con largo anticipo stessi già piangendo la sua.

Dal 23 maggio al 19 luglio divennero assai ricorrenti i sogni di attentati e scene di guerra nella mia città ma la mattina rimuovevo tutto, come se questi incubi non mi riguardassero e soprattutto non riguardassero mio padre, che invece nel mio subconscio era la vittima. Dopo la strage di Capaci, eccetto che nei giorni immediatamente successivi, proseguii i miei studi, sostenendo gli esami di diritto commerciale, scienze delle finanze, diritto tributario e diritto privato dell’economia. In mio padre avvertivo un graduale distacco, lo stesso che avrebbero percepito le mie sorelle, ma lo attribuivo (e giustificavo) al carico di lavoro e di preoccupazioni che lo assalivano in quei giorni. Solo dopo la sua morte seppi da padre Cesare Rattoballi che era un distacco voluto, calcolato, perché gradualmente, e quindi senza particolari traumi, noi figli ci abituassimo alla sua assenza e ci trovassimo un giorno in qualche modo “preparati” qualora a lui fosse toccato lo stesso destino dell’amico e collega Giovanni.

La mattina del 19 luglio, complice il fatto che si trattava di una domenica ed ero oramai libero da impegni universitari, mi alzai abbastanza tardi, perlomeno rispetto all’orario in cui solitamente si alzava mio padre che amava dire che si alzava ogni giorno (compresa la domenica) alle 5 del mattino per “fottere” il mondo con due ore di anticipo. In quei giorni di luglio erano nostri ospiti, come d’altra parte ogni estate, dei nostri zii con la loro unica figlia, Silvia, ed era proprio con lei che mio padre di buon mattino ci aveva anticipati nel recarsi a Villagrazia di Carini dove si trova la residenza estiva dei miei nonni materni e dove, nella villa accanto alla nostra, ci aveva invitati a pranzo il professore “Pippo” Tricoli, titolare della cattedra di Storia contemporanea dell’Università di Palermo e storico esponente dell’Msi siciliano, un uomo di grande spessore culturale ed umano con la cui famiglia condividevamo ogni anno spensierate stagioni estive.

Mio padre, in verità, tentò di scuotermi dalla mia “loffia” domenicale tradendo un certo desiderio di “fare strada” insieme, ma non ci riuscì. L’avremmo raggiunto successivamente insieme agli zii ed a mia madre. Mia sorella Lucia sarebbe stata impegnata tutto il giorno a ripassare una materia universitaria di cui avrebbe dovuto sostenere il relativo esame il giorno successivo (cosa che fece!) a casa di una sua collega, mentre Fiammetta, come è noto, era in Thailandia con amici di famiglia e sarebbe rientrata in Italia solo tre giorni dopo la morte di suo padre. Non era la prima estate che, per ragioni di sicurezza, rinunciavamo alle vacanze al mare; ve ne erano state altre come quella dell’85, quando dopo gli assassini di Montana e Cassarà eravamo stati “deportati” all’Asinara, o quella dell’anno precedente, nel corso della quale mio padre era stato destinatario di pesanti minacce di morte da parte di talune famiglie mafiose del trapanese. Ma quella era un’estate particolare, rispetto alle precedenti mio padre ci disse che non era più nelle condizioni di sottrarsi all’apparato di sicurezza cui, soprattutto dolo la morte di Falcone, lo avevano sottoposto, e di riflesso non avrebbe potuto garantire a noi figli ed a mia madre quella libertà di movimento che negli anni precedenti era riuscito ad assicurarci.

Così quell’estate la villa dei nonni materni, nella quale avevamo trascorso sin dalla nostra nascita forse i momenti più belli e spensierati, era rimasta chiusa. Troppo “esposta” per la sua adiacenza all’autostrada per rendere possibile un’adeguata protezione di chi vi dimorava. Ricordo una bellissima giornata, quando arrivai mio padre si era appena allontanato con la barchetta di un suo amico per quello che sarebbe stato l’ultimo bagno nel “suo” mare e non posso dimenticare i ragazzi della sua scorta, gli stessi di via D’Amelio, sulla spiaggia a seguire mio padre con lo sguardo e a godersi quel sole e quel mare.

Anche il pranzo in casa Tricoli fu un momento piacevole per tutti, era un tipico pranzo palermitano a base di panelle, crocché, arancine e quanto di più pesante la cucina siciliana possa contemplare, insomma per stomaci forti. Ricordo che in Tv vi erano le immagini del Tour de France ma mio padre, sebbene fosse un grande appassionato di ciclismo, dopo il pranzo, nel corso del quale non si era risparmiato nel “tenere comizio” come suo solito, decise di appisolarsi in una camera della nostra villa. In realtà non dormì nemmeno un minuto, trovammo sul portacenere accanto al letto un cumulo di cicche di sigarette che lasciava poco spazio all’immaginazione.

Dopo quello che fu tutto fuorché un riposo pomeridiano mio padre raccolse i suoi effetti, compreso il costume da bagno (restituitoci ancora bagnato dopo l’eccidio) e l’agenda rossa della quale tanto si sarebbe parlato negli anni successivi, e dopo avere salutato tutti si diresse verso la sua macchina parcheggiata sul piazzale limitrofo le ville insieme a quelle della scorta. Mia madre lo salutò sull’uscio della villa del professore Tricoli, io l’accompagnai portandogli la borsa sino alla macchina, sapevo che aveva l’appuntamento con mia nonna per portarla dal cardiologo per cui non ebbi bisogno di chiedergli nulla. Mi sorrise, gli sorrisi, sicuri entrambi che di lì a poche ore ci saremmo ritrovati a casa a Palermo con gli zii. Ho realizzato che mio padre non c’era più mentre quel pomeriggio giocavo a ping pong e vidi passarmi accanto il volto funereo di mia cugina Silvia, aveva appena appreso dell’attentato dalla radio. Non so perché ma prima di decidere il da farsi io e mia madre ci preoccupammo di chiudere la villa. Quindi, mentre affidavo mia madre ai miei zii ed ai Tricoli, sono salito sulla moto di un amico d’infanzia che villeggia lì vicino ed a grande velocità ci recammo in via D’Amelio.

Non vidi mio padre, o meglio i suoi “resti”, perché quando giunsi in via D’Amelio fui riconosciuto dall’allora presidente della Corte d’Appello, il dottor Carmelo Conti, che volle condurmi presso il centro di Medicina legale dove poco dopo fui raggiunto da mia madre e dalla mia nonna paterna. Seppi successivamente che mia sorella Lucia non solo volle vedere ciò che era rimasto di mio padre, ma lo volle anche ricomporre e vestire all’interno della camera mortuaria. Mia sorella Lucia, la stessa che poche ore dopo la morte del padre avrebbe sostenuto un esame universitario lasciando incredula la commissione, ci riferì che nostro padre è morto sorridendo, sotto i suoi baffi affumicati dalla fuliggine dell’esplosione ha intravisto il suo solito ghigno, il suo sorriso di sempre; a differenza di quello che si può pensare mia sorella ha tratto una grande forza da quell’ultima immagine del padre, è come se si fossero voluti salutare un’ultima volta.

La mia vita, come d’altra parte quella delle mie sorelle e di mia madre, è certamente cambiata dopo quel 19 luglio, siamo cresciuti tutti molto in fretta ed abbiamo capito, da subito, che dovevamo sottrarci senza “se” e senza “ma” a qualsivoglia sollecitazione ci pervenisse dal mondo esterno e da quello mediatico in particolare. Sapevamo che mio padre non avrebbe gradito che noi ci trasformassimo in “familiari superstiti di una vittima della mafia”, che noi vivessimo come figli o moglie di ….., desiderava che noi proseguissimo i nostri studi, ci realizzassimo nel lavoro e nella vita, e gli dessimo quei nipoti che lui tanto desiderava. A me in particolare mi chiedeva “Paolino” sin da quando avevo le prime fidanzate, non oso immaginare la sua gioia se fosse stato con noi il 20 dicembre 2007, quando è nato Paolo Borsellino, il suo primo e, per il momento, unico nipote maschio.

Oggi vorrei dire a mio padre che la nostra vita è sì cambiata dopo che ci ha lasciati ma non nel senso che lui temeva: siamo rimasti gli stessi che eravamo e che lui ben conosceva, abbiamo percorso le nostre strade senza “farci largo” con il nostro cognome, divenuto “pesante” in tutti i sensi, abbiamo costruito le nostre famiglie cui sono rivolte la maggior parte delle nostre attenzioni come lui ci ha insegnato, non ci siamo “montati la testa”, rischio purtroppo ricorrente quando si ha la fortuna e l’onore di avere un padre come lui, insomma siamo rimasti con i piedi per terra. E vorrei anche dirgli che la mamma dopo essere stata il suo principale sostegno è stata in questi lunghi anni la nostra forza, senza di lei tutto sarebbe stato più difficile e molto probabilmente nessuno di noi tre ce l’avrebbe fatta. Mi piace pensare che oggi sono quello che sono, ossia un dirigente di polizia appassionato del suo lavoro che nel suo piccolo serve lo Stato ed i propri concittadini come, in una dimensione ben più grande ed importante, faceva suo padre, indipendentemente dall’evento drammatico che mi sono trovato a vivere.

D’altra parte è certo quello che non sarei mai voluto diventare dopo la morte di mio padre, una persona che in un modo o nell’altro avrebbe “sfruttato” questo rapporto di sangue, avrebbe “cavalcato” l’evento traendone vantaggi personali non dovuti, avrebbe ricoperto cariche o assunto incarichi in quanto figlio di …. o perché di cognome fa Borsellino. A tal proposito ho ben presente l’insegnamento di mio padre, per il quale nulla si doveva chiedere che non fosse già dovuto o che non si potesse ottenere con le sole proprie forze. Diceva mio padre che chiedere un favore o una raccomandazione significa mettersi nelle condizioni di dovere essere debitore nei riguardi di chi elargisce il favore o la raccomandazione, quindi non essere più liberi ma condizionati, sotto il ricatto, fino a quando non si restituisce il favore o la raccomandazione ricevuta.

Ai miei figli, ancora troppo piccoli perché possa iniziare a parlargli del nonno, vorrei farglielo conoscere proprio tramite i suoi insegnamenti, raccontandogli piccoli ma significativi episodi tramite i quali trasmettergli i valori portanti della sua vita.

Caro papà, ogni sera prima di addormentarci ti ringraziamo per il dono più grande, il modo in cui ci hai insegnato a vivere.

Manfredi Borsellino

( La testimonianza del figlio del giudice – pubblicata per gentile concessione dell’editore – chiude il libro “Era d’estate”, 
curato dai giornalisti Roberto Puglisi e Alessandra Turrisi- Pietro Vittorietti editore).

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mercoledì 3 ottobre 2012

Lavitola a Berlusconi: lei è in debito con me


Roma, 11 Novembre 2013

Sarebbero stati non tre ma otto i milioni di euro pagati
 per l'operazione per far cadere il governo Prodi. 

Questo il contenuto delle rivelazioni fatte da Valter Lavitola a un giornalista spagnolo, Joan Boladeres. Lavitola è tornato in carcere dopo che, secondo la Procura di Napoli, ha violato gli arresti domiciliari. Ma nella sua permanenza in casa, Lavitola, secondo gli inquirenti, ha incontrato Boladeres, il quale ha riferito dettagliatamente ai magistrati il colloquio con il faccendiere.
La rivelazione durante i domiciliari Secondo il memoriale che Boladeres ha consegnato agli inquirenti, Lavitola ha continuato a gestire i propri affari, nonostante i domiciliari, e al giornalista spagnolo avrebbe raccontato un elemento inedito sulla caduta del governo Prodi e sui tre milioni che Sergio De Gregorio avrebbe ricevuto da parte di Silvio Berlusconi: "Non sono 3 milioni", ha detto Lavitola a Boladeres. "Pagammo 8 milioni per buttare fuori 'Mortadella'".

“Cavaliere, lei è in debito con me”.

 Ecco la lettera del ricatto di Lavitola a Berlusconi

Venti pagine in cui l'ex direttore de L'Avanti! mette sotto scacco l'ex premier con una serie di richieste in denaro e soprattutto elencando le tante promesse non mantenute dall'allora presidente del Consiglio: "Entrare nel governo o nel Parlamento europeo o almeno nel Cda Rai"; ottenere comunque "un incarico importante all'inizio del 2010; "collocare Iannucci nel Cda dell'Eni"; "nominare (Paolo) Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica"



Cinquecentomila euro per distruggere Gianfranco Fini, un’incessante opera per comprare i senatori del centrosinistra ad epoca del governo Prodi, la distruzione di foto di Silvio Berlusconi con alcuni camorristi. E ancora: informazioni a Clemente Mastella sulle indagini della procura di Santa Maria Capua Vetere. Valter Lavitola, il faccendiere in carcere a Napoli dal 16 aprile scorso, racconta tutto questo in una lettera di 20 pagine (datata Rio De Janeiro 13 dicembre 2011) fatta arrivare all’ex premier Silvio Berlusconi - e rintracciata dagli inquirenti sul computer di Carmelo Pintabona, l’uomo d’affari e politico di origine siciliana che con Lavitola è indagato per tentata estorsione all’ex premier - con la quale lo ricatta e gli chiede milioni e milioni di euro.
“Le cose fatte tra noi le ho fatte scientemente e come tale da uomo. Lei, non sarà mai coinvolto! Dico mai e poi mai!”, promette l’ex direttore de L’Avanti! all’allora presidente del consiglio mentre, dall’altra parte, gli elenca tutte le “promesse” mancate: “entrare nel governo o nel Parlamento europeo o almeno nel Cda Rai”; ottenere comunque “un incarico importante all’inizio del 2010; “collocare Iannucci nel Cda dell’Eni”; “nominare (Paolo) Pozzessere almeno direttore generale di Finmeccanica“.

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LE “CONCESSIONI” DI BERLUSCONI A LAVITOLA - Nel testo, zeppo di refusi e strafalcioni, Lavitola elenca una serie di benefici che l’ex premier gli avrebbe concesso in cambio di favori vari. In particolare, un rimborso spese per il suo viaggio a Santa Lucia, in Centro America, per procurare atti che avrebbero dovuto dimostrare che proprietario effettivo dell’appartamento (un tempo appartenuto ad An) era il cognato di Fini. Lavitola scrive di aver ottenuto “400/500mila euro (non ricordo) di rimborso spese per la ‘casa di Montecarlo‘, dove io ce ne ho messi almeno altri 100.000. Martinelli (il presidente di Panama, ndr) ha contribuito con 150.000 euro oltre che con il volo privato da Panama a Roma (circa 300.000 euro), quando Le portai i documenti originali di Santa Lucia (circa 300.000 euro)”. Documenti di cui Berlusconi si sarebbe servito per colpire il presidente della Camera e che dunque, afferma l’ex direttore dell’Avanti!, scottavano: per evitare che gli fossero trovati, li portarono fuori dall’aeroporto i piloti del volo privato Panama-Roma pagato, appunto, dal presidente del Paese centroamericano.
I “SERVIZI” RESI DA VALTERINO A BERLUSCONI - L’ex direttore dell’Avanti! elenca poi tutte le altre circostanze in cui, a suo dire, avrebbe reso servigi al Cavaliere: “Era in debito – scrive – per aver io ‘comprato’ De Gregorio, tenuto fuori dalla votazione cruciale Pallaro, fatto pervenire a Mastella le notizie della procura di Santa Maria Capua Vetere, da dove erano arrivate le pressioni per il vergognoso arresto della moglie” e per avere “lavorato” Dini. A fronte di tanti favori, Berlusconi avrebbe fatto a Lavitola delle promesse, molte delle quali però non mantenute. Il giornalista si lamenta, in particolare, di non essere entrato a far parte del governo, di non essere stato eletto al Parlamento europeo e di non avere avuto incarichi importanti.
LE FOTO DI B. CON BASSOLINO E I CAMORRISTI - Particolarmente inquietante il passaggio sull’ex maresciallo dei carabinieri Enrico La Monica, coinvolto nell’inchiesta P4 assieme al deputato del Pdl Alfonso Papa e all’uomo d’affari Luigi Bisignani e latitante da oltre un anno (“io lo mantengo da un anno in Senegal“): “Era la fonte – scrive Lavitola a Berlusconi – che ha quantomeno contribuito a salvare Bertolaso (glielo può chiedere), ci ha coperti nell’indagine sull’acquisto dei senatori, ha dato una mano sul serio nelle indagini su Saccà (con le intercettazioni) e Cosentino, ed ha eliminato alcune foto che La vedevano ritratto assieme a Bassolino e ad alcuni mandanti della Camorra per la vicenda dei rifiuti (sono certo che lei non sapesse chi fossero). Eravamo in grande debito e lui si era reso conto che Bisignani e Papa lo sfruttavano e lo prendevano in giro promettendogli di andare ai servizi per guadagnare 200 euro in più al mese. Non c’è nulla di più pericoloso di un amico che si sente tradito, abbandonato e senza vie di uscita”.


 http://www.ilfattoquotidiano.it/2012/09/28/lettera-del-ricatto-di-valter-lavitola-a-silvio-berlusconi/367240/



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venerdì 7 settembre 2012

Con che coraggio Silvio si ricandida?


Pubblichiamo una lettera di un lettore di Affari:

 “Con che coraggio Silvio si ricandida?”


Egregio  direttore Angelo Maria Perrino,
è inutile che le dica che sono un Italiano indignato per tutto quello che sta accadendo nel nostro paese,
ovviamente mi riferisco alla situazione politica, economica, e sociale, quello che le voglio manifestare, è tutta la mia indignazzione, quando sento parlare l'on Santanchè che il signor Silvio Berlusconi si ricandida di nuovo alla guida del paese Italia… mi sento mortificato, mi domando questi signori fino a 10 mesi fa dove stavano, forse sulla "Luna"?? con tutti i guasti che hanno prodotto hanno ancora il coraggio di dire che vogliono governare il Paese???

Guardi non è una polemica ideologica, anche perché sono critico pure col (PD) oramai l'ideologia è andata a farsi benedire altrove… con questa legge elettorale ci Hanno truffati della nostra democrazia… per riprendere il discorso della discesa in campo di Berlusconi, come cittadino mi sento mortificato, e questo lo vorrei dire Anche agli elettori di centro destra, e della lega… ci trattano come numeri, non hanno rispetto per niente e per nessuno, come fanno a chiedere di nuovo il consenso???

Dopo tutto quello che hanno combinato??? e io cittadino, dovrei essere rappresentato in parlamento dal cosiddetto gruppo dei responsabili???? "SCILIPOTI DOCET"

Ecco caro direttore, questo gli Italiani dovrebbero capire, non voglio disturbarla tanto ma credo che lei abbia colto in pieno il senso del mio malumore…si parla di riforme, cambiare tutto per non cambiare niente, prova ne è la legge elettorale…. vogliono fare il vestito su misura per qualcuno… e gli Italiani per l'ennessima volta verranno truffati…poi per non parlare di tutto il disastro che hanno combinato in tutto questi anni di governo…

E per ultimo caro direttore, le voglio fare un esmpio, alla fine tutti i guasti che hanno prodotto per anni, sono caduti sulle spalle degli Italiani… e come se, questi signori che ci hanno rappresentato per anni, con la solita frase quando gli (conveniva) gli Italiani ci hanno votato… poi quando fanno le loro cose gli Italiani non esistono più… e come quando si partecipa a una festa si mangia e si beve, poi si rompono i piatti…e chi non ha partecipato alla festa deve pagare tutto… sicuramente lei mi capirà.

Le chiedo scusa per lo sfogo, e per essermi dilungato tanto, siccome vivo in mezzo alla gente credo di interpretare il pensiero di poca gente… la ringrazio, e mi scuso, spero che publichera questo mio umile sfogo.

Grazie
Ciro Cecere

http://affaritaliani.libero.it/politica/con-che-coraggio-silvio-si-ricandida-ancora-il-cav-un-opportunit-o-una-iattura060912.html
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martedì 17 luglio 2012

Borsellino: un concerto per coniugare verita' e giustizia


Borsellino:  un concerto per coniugare verita' e giustizia

- ''Questo concerto non vuole essere, e non e', la mera commemorazione formale di Paolo Borsellino, il consueto appuntamento legato al ricordo di un evento tragico, lontano nel tempo, quanto piuttosto un invito alla riflessione sulla sua testimonianza di uomo, di cittadino, di magistrato, martire ed eroe civile assieme ai ragazzi della sua scorta''. Lo ha detto l'assessore Daniele Tranchida, commentando l'iniziativa organizzata dall'assessorato regionale siciliano del Turismo, Sport e Spettacolo in occasione del ventennale della strage di via D'Amelio in cui persero la vita, oltre al giudice palermitano, Agostino Catalano, Walter Eddie Cosina, Vincenzo Li Muli, Emanuela Loi e Claudio Traina.


Il concerto di musica classica, che si svolgera' giovedi' 19 luglio alle 21.30, al Castello a Mare a Palermo, con l'adesione del presidente della Repubblica, sotto il patrocinio del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, vede coinvolti 270 elementi provenienti dalle piu' importanti orchestre siciliane.

Partecipano, infatti, l'Orchestra sinfonica di Palermo, l'Orchestra e il coro del teatro Massimo di Palermo, il coro del teatro Bellini Catania, l'Orchestra del teatro Vittorio Emanuele di Messina. Dirige il maestro Martin Sieghart, le voci sono del soprano Daria Masiero, e del mezzosoprano Katja Lytting. Musiche di W.A.Mozart, 'Marcia funebre', e G.Mahler, Sinfonia n.2 'Resurrezione'. Il coordinamento artistico e' affidato al sovrintendente dell'Orchestra sinfonica siciliana, Ester Bonafede.

''Questa manifestazione in onore di Paolo Borsellino e dei suoi uomini - ha detto Tranchida - deve avere il senso di un richiamo al raccoglimento, come solo l'ascolto della musica puo' fare, per recuperare e rivendicare il ruolo effettivo di cittadini, non di meri consumatori o utenti come molti vorrebbero, affinche', finalmente, la giustizia cammini al fianco della verita'''.

L'ingresso al concerto e' gratuito con inviti che possono essere ritirati nelle sedi dei teatri Massimo e Politeama, al cinema Golden, nelle librerie Modusvivendi e Feltrinelli, nei punti del circuito di Addiopizzo.

ECCO UNA FOTO DI QUEL BRUTTO GIORNO
CHI E' IL TIPO CON LA BORSA IN MANO ?
.http://cipiri19.blogspot.it/2012/07/lultimo-giorno-di-borsellino.html
 la verita' è sparita con questa agenda


Borsellino, Berlusconi e la mafia 

(Borsellino parla di Berlusconi e mafia)

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Una sintesi di immagini, interviste, informazioni e collegamenti per capire cosa unisce  Silvio Berlusconi e il giudice Paolo Borsellino ucciso dalla "mafia" il 19-07-92. L'ultima intervista a Paolo Borsellino, realizzata dalla francese Canal + , è materiale d'indagine per il processo de " I mandanti a volto coperto delle stragi", tornato alla ribalta con le ultime dichiarazioni del pentito Gaspare Spatuzza. Scioccanti le dichiarazioni di Paolo Borsellino, il quale racconta chi era Vittorio Mangano, un mafioso e uomo d'onore di cosa nostra, ponte tra la mafia e il nord italia; questa dichiarazione contrasta con quella di Berlusconi, il quale lo definisce solo un semplice stalliere ospitato nella sua villa di Arcore. Le immagini di Salvatore Borsellino, sono state realizzate durante la manifestazione "No Berlusconi day" e mai andate in onda nei principali canali televisivi italiani. Fatevi un'idea e commentate! Viva Borsellino, Viva Falcone, Viva la legalità.


leggi anche :

http://cipiri.blogspot.it/2011/07/quelli-che-avranno-voluto-la-mia-morte.html

spero troverete 5 minuti del vostro prezioso tempo per leggere questa lettera scritta dal figlio di Paolo Borsellino



 http://cipiri.blogspot.com/2011/07/spero-troverete-5-minuti-del-vostro.html

http://cipiri.blogspot.it/2009/09/agenda-rossa-il-fratello-di-borsellino.html

http://cipiri.blogspot.it/2009/07/giovanni-falcone-paolo-borsellino.html

http://cipiri.blogspot.it/2009/10/se-il-papello-parlasse.html

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domenica 25 dicembre 2011

Re Magi, se ce la fate a scavalcare il muro



Vittorio ARRIGONI aveva scritto nel dicembre 2007 una "Lettera aperta ai Re Magi (segregati dal muro dell'apartheid israeliano)".
"Cari Re Magi, se ce la fate a scavalcare il muro..."

 Di seguito le parole di Vittorio scritte in una Vigilia ormai lontana.

Lettera aperta ai Re Magi (segregati dal muro dell'apartheid israeliano)
20/12/2007
"Cari Re Magi, se ce la fate a scavalcare il muro sarete sorpresi di non trovare né erba, né pecore, né pastori, né contadini: tutti costoro sono ...ormai separati dalle loro terre da questo muro dichiarato illegale dal tribunale dell'Aja, ma ancora in piedi. Vi sorprenderà il paesaggio cambiato: insediamenti illegali ricoprono quelle che un tempo erano colline verdeggianti di olivi secolari.
Se nel viaggio di ritorno da Betlemme, passerete per Gaza, portatevi borracce d'acqua potabile e torce elettriche perchè il governo israeliano l'ha privata dei beni fondamentali. Vi raccomandiamo di non ammalarvi perchè l'ospedale di Gaza è privo di energia elettrica e di rifornimeni di base e fornitevi di lasciapassare o resterete imprigionati lì come i palestinesi. Buona fortuna e Buon Natale!
ps.
Secondo l'ONU Betlemme è circondata da 78 ostacoli fisici, fra cui 10 checkpoint militari e 55 blocchi stradali." Vik, Guerrilla Radio



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martedì 22 novembre 2011

Al presidente del Consiglio Monti e al ministro della Difesa




 Lettera aperta al presidente del Consiglio Monti 

e al ministro della Difesa



Ci chiederete sacrifici, questo lo sappiamo bene. E saremmo anche disposti a farne, di sacrifici. Ma vi preghiamo, fate che questi sacrifici abbiano un senso diverso dal mantenere una costosissima macchina di morte.
Caro presidente Monti, caro ministro ammiraglio Giampaolo Di Paola
Il vostro è un governo tecnico, che più tecnico non si può. Nemmeno un politico ne fa parte, e questa oggi potrebbe essere anche una buona notizia.
Siete stati incaricati di risanare il nostro Paese. Potreste per favore cominciare dalle spese più mostruose, più mostruosamente inutili e più inumane che lo Stato italiano affronta?
Ve ne elenco qualcuna: lo Stato spende 50 mila euro al minuto (tre milioni di euro all'ora, 72 milioni al giorno, oltre due miliardi di euro al mese, ventisette all'anno) per mantenere l'esercito da cui il ministro ammiraglio proviene.
Siete sicuri che siano tutti indispensabili?
Siete sicuri che sia indispensabile spendere oltre un miliardo e mezzo per fare la guerra agli afgani?
Siete sicuri che sia indispensabile spendere 15 miliardi di euro per dei cacciabombardieri (che poi vanno mantenuti, e Lei sa bene, egregio ministro, quanto costa mantenere un cacciabombardiere, si raddoppiano quasi, le cifre)
E' proprio necessario avere in dotazione due portaerei?
Ma è proprio necessario che nell'esercito italiano ci siano più graduati che soldati semplici?
Che ci siano più di 500 generali? E che a questi generali debbano essere pagate non solo le Maserati blindate ma addirittura le case e persino le colf?
Ci chiederete sacrifici, questo lo sappiamo bene. E saremmo anche disposti a farne, di sacrifici. Ma vi preghiamo, fate che questi sacrifici abbiano un senso diverso dal mantenere una costosissima macchina di morte.
Buon lavoro e grazie per l'attenzione
Maso Notarianni


 http://it.peacereporter.net/articolo/31620/Lettera+aperta+al+presidente+del+Consiglio+Monti+e+al+ministro+della+Difesa

LEGGI ANKE
http://cipiri.blogspot.com/2011/11/tre-milioni-allora-litalia-in-crisi-li.html

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