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venerdì 12 aprile 2013

Sequestrati beni a Verdini Pdl

 


Provvedimento per vicende

 della societa' Settemari (Editoria)

 La GdF ha eseguito un sequestro preventivo di beni per 12 mln a carico della societa' editoriale Settemari, dei deputati del Pdl Denis Verdini e Massimo Parisi e di altri, in merito ad un'inchiesta per truffa e presunta indebita percezione di fondi per l'editoria. Tra i beni sequestrati ci sono i conti correnti bancari delle societa' e quelli personali degli indagati, tra cui quello di Parisi, coordinatore del Pdl in Toscana e uomo di fiducia di Verdini per le attivita' editoriali.

Sequestri per oltre dodici milioni di euro a due società editoriali riconducibili ai deputati Pdl Denis Verdini, esponente di spicco storico del partito, e Massimo Parisi, coordinatore regionale del Popolo della libertà della Toscana. Il provvedimento è stato eseguito dal nucleo di polizia valutaria della guardia di finanza - sulla base di un provvedimento della procura di Firenze - che ha sequestrato automobili, appartamenti, terreni, conti correnti bancari, azioni e titoli.
L'operazione fa riferimento ai contributi ricevuti dal Giornale di Toscana, edito dalla Società toscana editrice (Ste), e da Metropoli, edito dalla società Settebagni. L'ipotesi è quella di una truffa aggravata. La legge prevede infatti che un gruppo possa chiedere il contributo una volta sola. Le due società, invece, spiegano gli inquirenti, pur facendo riferimento di fatto a un unico gruppo, avevano chiesto i contributi come soggetti differenti. Poco più di due milioni sono stati sequestrati a Ste, mentre altri 10,3 sono stati sequestrati a Settemari. La Ste aveva già subito un primo sequestro nel 2011, sempre per l'ottenimento illecito dei fondi. Nel frattempo però aveva ottenuto una ulteriore erogazione, che oggi è stata recuperata. Alla Settebagni è contestata anche la forma di società cooperativa, considerata fittizia dagli inquirenti.
  ANCHE
Non si sono presentati al Gup Denis Verdini, uno dei coordinatori nazionali del Pdl, e Riccardo Fusi, presidente dimissionario dell’azienda Btp, nell’ udienza preliminare relativa all’inchiesta sul G8 dell’Aquila e sugli appalti per la ricostruzione. In aula il Pm e’ Stefano Gallo, che fa parte del pool antimafia dell’Aquila. I due – che nel corso dell’inchiesta non si sono mai presentati, neppure agli interrogatori – sono accusati di tentativo di abuso d’ufficio e per questo la Procura distrettuale Antimafia dell’Aquila, dopo le indagini ha chiesto al Gup il rinvio a giudizio.
Secondo l’accusa, attraverso le amicizie politiche, Verdini e Fusi avrebbero tentato di introdurre negli appalti il consorzio di imprese Federico II, sorto dopo il terremoto nel quale sono presenti oltre a Fusi, l’imprenditore aquilano Ettore Barattelli e le altre due imprese del capoluogo Vittorini e Marinelli. Nel corso delle indagini e’ stato indagato anche Barattelli che però e’ uscito dall’inchiesta dopo che i Pm aquilani hanno presentato istanza di archiviazione. Le indagini sono state coordinate dal Procuratore distrettuale antimafia dell’Aquila, Alfredo Rossini, in collaborazione con Olga Capasso, sostituto procuratore della direzione nazionale antimafia, distaccata all’Aquila dopo il sisma per rafforzare il pool che lavora al contrasto delle eventuali infiltrazioni mafiose negli appalti per la ricostruzione.

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