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mercoledì 19 marzo 2014

Ponte sullo Stretto di Messina : 1,2 miliardi per non costruirlo



Il Ponte sullo Stretto: 1,2 miliardi per non costruirlo. 
Grazie a Silvio Berlusconi .
Lo Stato dovrà spendere più di un miliardo di euro per non realizzare il Ponte sullo Stretto.

A tanto si è arrivati, a conti fatti, a causa di una serie incredibile di provvedimenti,suicidi che regaleranno al Consorzio Eurolink, general contractor, uno dei risarcimenti più alto di tutti i tempi per un’opera non realizzata.

Per evitare questa jattura ci sarebbe una sola alternativa, realizzare il Ponte sullo Stretto, impercorribile perché oggi, a causa della crisi economica, ritornare sulla decisione “definitiva” di rinunciare all’opera non trova alcuno d’accordo.

Due mesi or sono l’Associazione delle grandi imprese di costruzione (Agi) avvertì in una nota che l’investimento a carico dello Stato previsto per costruire il Ponte sarebbe stato di circa 1,5 miliardi e che “la rinuncia espone al pagamento di indennizzi rilevantissimi – dovuti perché previsti dal contratto – elevando le spese e le perdite a una somma vicina al contributo pubblico necessario a realizzare l’opera”.

Il Consorzio Eurolink si è avvalso di una impresa capofila, la Impregilo, italiana, e due società leader del settore, una spagnola e l’altra giapponese. L’ambasciata spagnola è intervenuta duramente sul governo italiano, richiamandolo al rispetto dei patti stipulati.

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Sintesi del Ventennio Berlusconiano



In una manciata di minuti, ecco la sintesi del ventennio Berlusconiano. 

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mercoledì 18 aprile 2012

Luigi Pallaro : rimborso elettorale “ad personam” di 1,2 milioni di euro


Luigi Pallaro, 

1,2 milioni di €

 di rimborsi elettorali…

 “ad personam”

 – C’è un ex senatore,  Luigi Pallaro, eletto nella circoscrizione Sud America nel 2006 ha ricevuto un rimborso elettorale “ad personam” di 1,2 milioni di euro. Come è possibile? Spiega ‘Il Fatto Quotidiano’ che quelli sono i soldi che ha ricevuto regolarmente come rimborsi pubblici per la sua lista Associazione Italiani in Sud America; peccato che a farne parte è rimasto solo lui, per cui il rimborso è stato “personale”. Se poi l’ex senatore abbia diviso i suoi introiti con chi l’ha aiutato a farsi eleggere non è dato saperlo e sono comunque fatti personali.


 ‘Il Fatto Quotidiano’ fa i conti: “Quel che è certo è che, come cita la Gazzetta ufficiale del 12 dicembre 2006 (numero 288), l’elezione al Senato ha fruttato a Pallaro ben 64. 347 mila euro l’anno, da moltiplicare ovviamente per i cinque anni di legislatura per un totale di 321. 735 mila euro. Da notare che la stessa lista, con una minima differenza di dizione (Associazione italiani Sud America) fu presentata anche alla Camera, sempre nel 2006. E pur non avendo portato a casa alcun eletto, beneficiò lo stesso dei rimborsi per 63. 766 mila euro (come da gazzetta ufficiale del 31 ottobre 2006, numero 254). Anche in questo caso, il denaro è da moltiplicare per i cinque anni della legislatura. Il movimento di Pallaro, dunque, ha intascato 640. 565 mila euro di rimborsi per un solo anno e mezzo di legislatura. Ma non è finita qui. Consapevole che il gioco valeva la candela, il senatore Pallaro si è ripresentato anche alle elezioni del 2008, ma in questo caso non ha avuto la stessa buona sorte della precedente esordio. La sua lista non ha eletto nessuno, però (e qui viene il bello) ha superato l’ 1 % dei voti. E per questo ha avuto comunque diritto ai rimborsi, più o meno pari a quelli ottenuti nella precedente legislatura in quanto è previsto il rimborso di 1 euro per ogni avente diritto al voto, (nel caso il calcolo è fatto sulla base degli aventi diritto nella Circoscrizione Esteri). Insomma, senza aver mosso (quasi) un muscolo, alla fine nelle tasche dell’Associazione Italiani Sud America (di Pallaro, quindi) è finito più di un milione e 200 mila euro“.


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giovedì 29 aprile 2010

1 MAGGIO 2010

EuroMayDay 2010

  in Mayday
 
Precarious of the world let’s fight!
Saliamo sui tetti del mondo per opporci alla precarizzazione, per rivendicare reddito, diritti e cittadinanza per tutte/i. Il passato sta affondando. Il futuro siamo noi!
Euromayday Parade. Primo maggio 2010. Milano, porta Ticinese, h 15
Il primo maggio 2010 migliaia di persone torneranno nelle strade di Milano per la EuroMayday Parade, per mostrare l’orgoglio, la gioia e la rabbia dei precari e delle precarie. Dal 2001 al 2010, 10 anni d’arretramento dei diritti e delle retribuzioni, 10 anni di lotte e di sacrifici, d’opposizione netta, contro la deriva razzista, contro le politiche intolleranti e securitarie, contro la cultura del profitto che precarizza la vita di ognuno di noi.
Noi che siamo quelli/e che creano la ricchezza, ma che non ne godono se non in minima parte. co.co.co e lavoratori a progetto, esternalizzate e partite iva, invisibili, cassintegrati, instabili e in nero. In 10 anni siamo diventati la maggioranza tra i lavoratori sotto i 40 anni. Nei prossimi 10, complice il liberismo, saremo la maggioranza di tutti i lavoratori.
La crisi ha colpito duro  e se possibile ha peggiorato le  nostre condizioni di vita. E’ stata usata da imprese e padroni per svendere, ristrutturare e speculare. In molti i casi i lavoratori si sono opposti e le lotte hanno agitato i territori e i luoghi della produzione. Il primo marzo dei migranti, gli operai sui tetti delle fabbriche sono i simboli del dissenso al comando liberista. Ma con loro vi sono mille e ancora mille piccoli atti d’insubordinazione, di disturbo, di contestazione.
La Mayday, dopo dieci anni, testardamente, continua a chiedere il conto, continua a guardare avanti. Incarnando le diverse anime dei conflitti parla con la voce delle rivendicazioni necessarie e possibili. La politica di palazzo ha abbandonato ormai del tutto i problemi del lavoro e dei diritti ma noi continuiamo, ostinate, a reclamare giustizia per tutti e tutte, nativi o migranti, per le generazioni precarie, gli operai, e per quei lavoratori che sono diventati precari nei fatti: cassintegrati, licenziate, esternalizzate, delocalizzati.
Chiediamo continuità di reddito e accesso ai servizi a prescindere dal lavoro che facciamo e dal tipo di contratto che abbiamo o spesso non abbiamo. Reclamiamo i soldi che le aziende, avide e bastarde, continuano a sottrarci. Chiediamo cittadinanza per i migranti. E reclamiamo una scuola pubblica di qualità, un sistema di trasporti sostenibile e popolare, dei saperi liberi, fino ai diritti che non è più possibile legare solo al contratto a tempo indeterminato, come ferie pagate, pensione, malattia, maternità. Vogliamo un nuovo sistema di diritti, un welfare adatto alle nostre vite!
Scenderemo nelle strade con rabbia e con gioia, per riappropriarci della città e far sentire la nostra voce. Saremo una macho free zone, per costruire un immaginario libero dalla cultura machista. Rivendichiamo una produzione culturale alternativa al piattume imperante, e vogliamo diffondere una conoscenza che sia realmente libera, condivisa e accessibile. Denunceremo la stupidità criminale del razzismo leghista e non solo e mostreremo un presente di sorellanza tra nativi e migranti. Proporremo un’idea di futuro con lo spezzone no-oil a pedali e i sound system alimentati a pannelli solari. Diremo no alle speculazioni di Expo 2015, fatte sulla pelle dei cittadini e sui nostri territori martoriati.
Precarie, operai, partite iva, hacker, cassintegrate, studenti, creative, commessi, giornaliste, disoccupati, stagiste – nativi e migranti. Da Dortmund, Ginevra, Amburgo, Hanau, Lisbona, L’Aquila, Losanna, Malaga, Milano, Palermo, Tubingen, Zurigo, Tokio, Toronto e Tsukuba, uniamoci contro la crisi e gridiamo: Mayday Mayday!



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