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domenica 24 giugno 2012

SPOT: Senato taglia i deputati da 630 a 508


Oggi tutti i telegiornali e le televisioni annunciano a caratteri cubitali una notizia a dir poco storica:
 Il Senato taglia i deputati da 630 a 508.

 E' solo un grande e inutile spot pubblicitario della casta che spera ancora nell'ignoranza generalizzata, dimenticando che internet permette di veicolare alcune informazioni che loro invece tentano in modo goffo di nascondere.
 Essendo il provvedimento inserito all'interno di un progetto di riforma costituzionale, l'approvazione in prima lettura da parte di un ramo del parlamento significa praticamente nulla o poco più.

 Dovranno essere votati i restanti articoli, compresi quelli spinosi sulla riforma semi-presidenziale e sulla legge elettorale dove attualmente non esiste alcun accordo politico. Poi il provvedimento dovrebbe passare alla Camera, dove i deputati dovrebbero autotagliarsi le poltrone (i senatori hanno tagliato i seggi della Camera, ma hanno bocciato gli emendamenti riguardanti il taglio dei seggi al Senato).

Poi il provvedimento dovrebbe tornare in seconda lettura (essendo una riforma costituzionale, c'è bisogno della doppia votazione da parte di entrambi i rami del parlamento sul medesimo testo) al Senato e poi ripassare un'altra volta alla Camera, senza che alcuna correzione o emendamento venga inserito.

 E' UNA GRANDE PRESA PER IL CUXO !! Litigheranno alcuni mesi e intanto la legislatura volgerà al termine, senza che nulla sia cambiato e così torneremo anche a votare con la legge elettorale attuale, il cosiddetto PORCELLUM che tanto piace alla Casta perchè gli consegna un parlamento di nominati e non di eletti.

fonte

Tralasciando il fatto che quella odierna è probabilmente solo una trovata propagandistica: DAVVERO RIDURRE IL NUMERO DEI PARLAMENTARI è UNA MISURA DA ACCOGLIERE CON FAVORE? Non sarebbe meglio ridurre sensibilmente gli stipendi e ancor di più i numerosi privilegi schifosi, piuttosto che il numero dei parlamentari, il cui dimezzamento era uno dei principali "punti" del programma della loggia P2, in quanto concentrerebbe il potere in mano a meno persone e renderebbe il parlamento più "gestibile" in vista dei vari voti di fiducia... ovvero favorirebbe il "mercato" dei voti e limiterebbe la presenza dei dissidenti...

Evitiamo di abboccare alla facile propaganda della riduzione del numero dei parlamentari. Con l'attuale legge elettorale, meno parlamentari = meno rappresentanza e meno democrazia .

Riduzione dei parlamentari: meno costi, più efficienza o meno democrazia rappresentativa?

Scritto da www.riforme.info   
Con la riforma costituzionale all'esame degli elettori con il referendum del 25-26 giugno 2006 "Viene ridotto il numero dei parlamentari: da 950 a 773, con significativo risparmio per le finanze pubbliche".
Questo ci dice il "decalogo della riforma costituzionale" ad opera del leghista Roberto Calderoli.
Per risposta, il controdecalogo a cura del centrosinistra ribatte che "La riduzione del numero dei parlamentari viene rinviata al 2016 per favorire gli attuali capi e capetti. Nel lungo periodo c’è tempo anche per ridurre la riduzione; per ora c’è l’effetto di annuncio demagogico mette in evidenza che tale riduzione non scatterà immediatamente, ma soltanto nel 2016."
Nella sostanza, quindi, le ragioni per il No alla riforma da parte del centrosinistra divergono da quelle per il Sì soltanto per l'aspetto "tempi per l'entrata in vigore", temendo addirittura dei ripensamenti circa questa riduzione. Per altro, come anche ricordato da più parti, nelle intenzioni del centrosinistra vi è una riduzione ancora più ampia.

Sulla stessa lunghezza d'onda, sicuramente, il senso comun-popolare, sempre pronto ad esaltarsi di fronte a misure che colpiscono i politici, in modo particolare se con la prospettiva di risparmiare qualche soldo.
Del resto, come non comprendere sentimenti di questo tipo, con un mondo della politica sempre più lontano dai cittadini?
Peccato, però, che questi sentimenti di antipatia nei confronti della politica vengano quasi sempre utilizzati dalla politica stessa per ridurre gli spazi della rappresentanza democratica attraverso meccanismi che, in un modo o nell'altro, siano comunque in grado di cancellare dalla rappresentanza istituzionale ampi settori di elettorato.
Per sgombrare quindi il campo da ogni dubbio, è d'obbligo una riflessione circa le conseguenze di un eventuale taglio del numero dei parlamentari sotto il profilo della corretta e democratica rappresentanza degli interessi sociali.
Per farlo, è sufficiente analizzare gli ultimi risultati elettorali per il Senato di alcune regioni, avendo come riferimento la  soglia di sbarramento, del 3%, per i partiti coalizzati.
Con l'attuale legge elettorale, che può essere riassunta con la formula "maggioritario di coalizione con distribuzione proporzionale all'interno delle coalizioni", nelle Regioni con  meno seggi a disposizione si sono avuti casi nei quali alcune liste minori non hanno conquistato seggi, e questo pur appartenendo alla coalizione vincente ed avendo superato la soglia di sbarramento del 3%.
Questo per effetto di quella che tecnicamente viene definita "soglia di sbarramento implicita", dipendente dal tipo di ripartizione, dal numero dei partiti in lizza e, soprattutto, dal numero delle circoscrizioni elettorali ed il numero, quindi, dei seggi a disposizione per ogni circoscrizione (nel caso in esame le Regioni)

 


Regione


Numero seggi Regione


Liste senza seggi C-Sx
pur avendo superato lo sbarramento legale del 3 %


Liste senza seggi C-Dx
pur avendo superato lo sbarramento legale del 3 %


Abruzzo


7


Di Pietro Italia Valori 5,1 %


UDC - 7,1 %


Basilicata


7


Insieme con L'unione - 4,8 %
U.D. Eur Pop. - 4,7 %
Di Pietro Italia Valori 3,4 %


UDC 5,8 %


Calabria


10


Insieme con L'unione - 4 %
La Rosa nel pugno - 3,9 %


 


Friuli Venezia Giulia


7


Insieme con L'unione - 4 %
Di Pietro Italia Valori 5,1 %


UDC - 7 %


Liguria


8


Insieme con L'unione - 4,3 %


UDC - 6 %
Lega Nord - 3,8 %


Molise


2


Di Pietro Italia Valori 8,5 %
Rifondazione - 5,4 %


AN - 14,2 %


Sardegna


9


Di Pietro Italia Valori 3 %


 


Umbria


7


Insieme con L'unione - 4,4 %
La Rosa nel pugno - 3 %
 
 
Come si vede, per i soli 2 seggi a disposizione del Molise si hanno, ovviamente, risultati da legge elettorale maggioritaria, con l'impossibilità di conquistare seggi anche con percentuali del 14,2 %.
Ma al di là di questo caso particolare, nelle altre Regioni con più seggi a disposizione si deve registrare l'esclusione dalla ripartizione dei seggi di liste con risultati ben al di sopra del 4 %.
E' quindi evidente che, anche con l'attuale legge elettorale, la diminuzione dei seggi a disposizione delle singole Regioni provocherà l'ulteriore innalzamento della "soglia di sbarramento implicita", il tutto a danno delle forze politiche minori.
 
Chiariti gli effetti immediati sulla rappresentanza in conseguenza della riduzione dei parlamentari, che da soli sconsiglierebbero considerazioni legate ai presunti risparmi di spesa, sarebbe quanto mai opportuno ragionare in termini di efficienza.
L'efficienza parlamentare non è infatti data dal numero delle leggi approvate, ma dalla qualità delle leggi approvate.
Certamente, in una logica di revisione costituzionale che tutto fa dipendere dal Governo (elezione diretta, norme antiribaltone, decisione dell'agenda parlamentare), il Parlamento potrebbe essere considerato più un impedimento che il luogo deputato ad approfondire e a legiferare sulle istanze che provengono dalla società.
In fondo, se è il Governo che decide cosa si vota e come si vota, ed i parlamentari di maggioranza, fedeli, ad eseguire altrimenti tutti a casa, ma per quale motivo non ridurre del tutto il Parlamento?
A che pro' la finzione di una forma di governo di tipo parlamentare?
Questo sì che è buttare soldi!

Diversamente, pensando ad un ruolo attivo del Parlamento, la riduzione dagli attuali 630 deputati ai 518 previsti dalla riforma appare soltanto come una diminuita efficienza della capacità di approfondire le questioni, che costringerà inevitabilmente ad "esternalizzare", in misura maggiore, gran parte del lavoro parlamentare verso l'esercito degli ignoti collaboratori che già ora assolve una buona percentuale del lavoro parlamentare. Basti pensare alla sola legge finanziaria, un volume di carta da leggere in grado di riempire una stanza da letto: ma chi è che può ancora credere che dietro tutta questa produzione vi siano i soli 640 deputati?
Pensare quindi che i futuri parlamentari non trovino il modo per finanziare l'accresciuta necessità di collaboratori è una pia illusione.
Le spese della politica non diminuiranno affatto con la diminuzione dei parlamentari, ma anzi è forte il rischio che possano aumentare.




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mercoledì 18 aprile 2012

Luigi Pallaro : rimborso elettorale “ad personam” di 1,2 milioni di euro


Luigi Pallaro, 

1,2 milioni di €

 di rimborsi elettorali…

 “ad personam”

 – C’è un ex senatore,  Luigi Pallaro, eletto nella circoscrizione Sud America nel 2006 ha ricevuto un rimborso elettorale “ad personam” di 1,2 milioni di euro. Come è possibile? Spiega ‘Il Fatto Quotidiano’ che quelli sono i soldi che ha ricevuto regolarmente come rimborsi pubblici per la sua lista Associazione Italiani in Sud America; peccato che a farne parte è rimasto solo lui, per cui il rimborso è stato “personale”. Se poi l’ex senatore abbia diviso i suoi introiti con chi l’ha aiutato a farsi eleggere non è dato saperlo e sono comunque fatti personali.


 ‘Il Fatto Quotidiano’ fa i conti: “Quel che è certo è che, come cita la Gazzetta ufficiale del 12 dicembre 2006 (numero 288), l’elezione al Senato ha fruttato a Pallaro ben 64. 347 mila euro l’anno, da moltiplicare ovviamente per i cinque anni di legislatura per un totale di 321. 735 mila euro. Da notare che la stessa lista, con una minima differenza di dizione (Associazione italiani Sud America) fu presentata anche alla Camera, sempre nel 2006. E pur non avendo portato a casa alcun eletto, beneficiò lo stesso dei rimborsi per 63. 766 mila euro (come da gazzetta ufficiale del 31 ottobre 2006, numero 254). Anche in questo caso, il denaro è da moltiplicare per i cinque anni della legislatura. Il movimento di Pallaro, dunque, ha intascato 640. 565 mila euro di rimborsi per un solo anno e mezzo di legislatura. Ma non è finita qui. Consapevole che il gioco valeva la candela, il senatore Pallaro si è ripresentato anche alle elezioni del 2008, ma in questo caso non ha avuto la stessa buona sorte della precedente esordio. La sua lista non ha eletto nessuno, però (e qui viene il bello) ha superato l’ 1 % dei voti. E per questo ha avuto comunque diritto ai rimborsi, più o meno pari a quelli ottenuti nella precedente legislatura in quanto è previsto il rimborso di 1 euro per ogni avente diritto al voto, (nel caso il calcolo è fatto sulla base degli aventi diritto nella Circoscrizione Esteri). Insomma, senza aver mosso (quasi) un muscolo, alla fine nelle tasche dell’Associazione Italiani Sud America (di Pallaro, quindi) è finito più di un milione e 200 mila euro“.


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domenica 15 gennaio 2012

Riforma elettorale: la proposta del PD




Riforma elettorale:

la proposta  del PD

 

Il Partito Democratico è l’unica forza politica ad aver presentato formalmente la propria proposta di riforma elettorale in Parlamento. La proposta formulata dal PD basata su 8 punti. Leggi la sintesi e il testo completo della riforma presentata



La proposta formulata dal Pd prevede:

1. Un mix per l’assegnazione dei seggi per la Camera dei Deputati, la quale avviene mediante tre diversi “canali”:
a) collegi uninominali maggioritari;
b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale;
c) una quota nazionale di compensazione;

2. L’elettore dispone di una sola scheda, su cui vota solo per un candidato di partito in collegi uninominali; il voto, automaticamente, è attribuito anche alla lista del medesimo partito presentata per ciascuna circoscrizione.
Nella scheda, accanto al simbolo e al nominativo di ciascun candidato nel collegio uninominale, è presente anche la lista dei candidati concorrenti a livello circoscrizionale.

3. Una quota pari al 70% dei seggi in palio (corrispondente a 433 seggi) è attribuita agli eletti in collegi uninominali maggioritari a doppio turno. E’ eletto al primo turno il candidato che ottiene la metà più uno dei voti validamente espressi; altrimenti si da' luogo ad un secondo turno aperto a tutti i candidati che abbiano ottenuto una percentuale pari ad almeno il 10% dei voti degli elettori iscritti nelle liste elettorali. È prevista la possibilità, da esprimere entro il primo venerdì successivo allo svolgimento del primo turno, di rinunciare a presentarsi al secondo. Nel secondo turno è eletto il candidato che ottiene il maggior numero di voti.

4. Una quota pari al 28% di seggi (corrispondente a 173 seggi) è attribuita con metodo proporzionale su base regionale o pluriprovinciale. E’ previsto lo scorporo, per ciascun partito, dei voti ottenuti al primo turno dei candidati eletti nei collegi uninominali sia al primo che al secondo turno. Per l’attribuzione di questi seggi è prevista una soglia circoscrizionale di sbarramento pari al cinque per cento dei voti validi.

5. Una quota di seggi pari a 12 (diritto di tribuna) è attribuita con metodo proporzionale alle liste nazionali corrispondenti ai partiti che non siano riusciti ad eleggere candidati né nei collegi uninominali né nelle liste circoscrizionali collegate. Per l’attribuzione di questi seggi viene applicato il metodo d’Hondt tra le liste si siano presente in almeno 5 circoscrizioni.

6. Infine, è previsto che sia possibile candidarsi contemporaneamente in ciascuna delle tre “quote”, ma con un massimo di una sola candidatura in un collegio e in una lista regionale.

7. L’assegnazione dei seggi per il Senato della Repubblica avviene solo attraverso due “canali”, per garantire il rispetto dell’articolo 57 della Costituzione, il quale richiede che venga eletto “su base regionale”:
a) collegi uninominali, per una quota pari al 70% del totale dei seggi in palio (216 seggi)
b) una quota proporzionale distribuita su base circoscrizionale (Camera) per una quota pari al 30% del totale (93).
Non viene dunque prevista la quota nazionale di compensazione.

8. Per la pari opportunità fra i generi, sono previste due misure specifiche
a) Nel complesso delle candidature (uninominali e circoscrizionali) nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento.
b) Le liste circoscrizionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati
c) Le liste nazionali devono prevedere l’alternanza di genere nella successione dei candidati e nelle candidature di una stessa lista nessuno dei due generi può essere rappresentato in misura superiore al cinquanta per cento.

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mercoledì 25 maggio 2011

carnaval-fantasias: chiusura della campagna elettorale di Giuliano Pis...







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Milano X Pisapia: in bici felici



carnaval-fantasias: chiusura della campagna elettorale di Giuliano Pis...: "Èvento - Tutti voi che, come noi, avete un sogno, non potete mancare.

  Ora venerdì 27 maggio · 19.30 - 23.30 Luogo MILANO..."

Tutti voi che, come noi, avete un sogno, non potete mancare.

Saranno con noi:

Elio e le Storie Tese

Daniele Silvestri

Giuliano Palma & The Bluebeaters

Lella Costa

Paolo Rossi

Gioele Dix

Deborah Villa

presenta la serata Claudio Bisio.

Teniamoci per mano e prendiamoci Milano!

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giovedì 20 gennaio 2011

Parte la campagna elettorale di CettoLaQualunque


È come se i Sopranos salvassero l'amministrazione Obama. A sostenere il Pd sull'orlo del baratro non saranno Vendola, o Veltroni, o Chiamparino, o Homer Simpson (per quanto...), ma un politico con la nduja nel sangue, lo sprezzo dello Stato e un bassissimo senso della legalità. Si fa chiamare “il lupo della Sila”, anche se né i lupi né la Sila paiono entusiasti. Ma il suo vero nome è Cetto La Qualunque del partito del “Pilu delle Libertà”; laddove pilu è dichiarazione programmatica (“Chiù pilu pe' tutti”, lo slogan elettorale) e accezione ginecologica.

«Se il film di Cetto La Qualunque esce nelle sale cinematografiche durante la campagna elettorale delle prossime amministrative, stravinciamo...»; è bastata codesta indiscrezione, scivolata nel quotidiano Italia Oggi dalla cerchia dei bersaniani estenuati, a materializzare l'ultima implacabile speranza elettorale del Pd. Il riferimento è al film “Qualunquemente” attualmente in lavorazione prodotto da Fandango e diretto da Giulio Manfredonia con protagonista Antonio Albanese nei panni, appunto, di La Qualunque. Ossia -secondo Wikipedia- del “politico calabrese più corrotto, perverso, depravato, con gran disprezzo verso la natura, la tradizione e le donne, mai esistito...”. La vulgata descrive La Qualunque come un uomo che si è fatto da sè, sbagliando però le rifiniture. Sguardo porcino, eloquio umbratile («Fatti li cazzi tua», l'espressione più gentile), avvolto in gessati da professionista del taccheggio, sceso in politica esclusivamente per la salvaguardia dei suoi interessi, Cetto nulla ha del candidato-tipo dei Democratici. Anzi. Il rarefatto curriculum non l'indica come bersaniano o franceschiniano o biniano; e neppure attinge alla biografia rumorosa di calabresi illustri come Giacomo Mancini o Agazio Loiero. La Qualunque è stato: venditore di sdraio da strada “adatte alle esigenze delle prostitute che occupavano la statale 106”; imprenditore edile (con un'impresa che nasce inizialmente col nobile scopo di piantare un pilastro di cemento armato per ogni nascita); propugnatore della celebre “marcia su Catanzaro” partita dalla sagra della cipolla di Tropea allo sventolio della bandiera del movimento, blocco di cemento armato adagiato su tappeto di pilu.

La Qualunque è -se vogliamo- un Dc classico: tiene molto alla retorica dei simboli. Per i militanti del Pd rappresenta l'epitome del Pdl meridionale gaglioffo e arruffone: un Nicola Di Girolamo con più tecnica di base. La sua sola presenza è urticante: ai tempi del Risorgimento avrebbe reso Garibaldi leghista e rallentato l'Unità d'Italia. Se il suo film invadesse le sale in concomitanza con elezioni importanti come -chessò- le Comunali di Milano sarebbe un viatico straordinario per un Pd pur cristallizzato nello stato fossile. Eppure, il personaggio di Cetto La Qualunque possiede una sua progettualità, una -per quanto ignobile-coerenza, una vaghezza di riforme istituzionali. Per esempio. Sulla sicurezza Cetto dice: «L'ordine pubblico? Non è un problema, la Mafia è un fenomeno letterario, una leggenda metropolitana come i dischi volanti e la parità tra uomo e donna. Semmai io parlerei di fenomeni naturali, come l'autocombustione degli esercizi commerciali...». Sulla riforma della Costituzione attesta: «Articolo 1 della Costituzione è: la sovranità appartiene al popolo, ma al sud è meglio che la tenga io, non mi fido». Sulla cultura si sbilancia: «Io nasco poeta, poi entro in politica. Voglio fondare una casa di produzione, la Cefalo, per valorizzare i film di pilu anni '70, che la sinistra chiama cult. Ho pronto un progetto, protagonista una di Crotone con du' zinne tante: “Ti amo, ma girati”, che mostra l'amore ma anche il rovescio della medaglia». E il rovescio della medaglia è che, nel maggior partito d'opposizione d'Occidente, tra politici che fanno ridere qualcuno debba sperare in un comico per ridare serietà alla politica. Come direbbe Cetto: «M'illumino di pilu...».

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Parte la campagna elettorale di 

CettoLaQualunque 

”Cchiu’ pilu pi tutti”

Trailer

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qualunquemente teaser poster 3 Parte la campagna elettorale di CettoLaQualunque Cchiu pilu pi tutti Trailer


Il Trailer dell’ultimo ciak di Qualunquemente, il titolo con cui sbarca al cinema il 21 gennaio per la regia di Giulio Manfredonia e la produzione Fandango. Otto settimane di lavorazione tra Roma e Calabria , Antonio Albanese alias CettoLaQualunque avra’ al suo fianco Sergio Rubini, Lorenza Indovina, Salvatore Cantalupo, Luigi Maria Burruano e la Banda Osiris in colonna sonora.
Nel frattempo, mentre il governo è in fibrillazione, la campagna elettorale di Cetto e’ gia’ iniziata. Via libera alle affissioni nella capitale, con lo slogan ”Cchiu’ pilu pi tutti”.

HO VISTO IL FILM :
BELLISSIMO , SI RIDE DALL' INIZIO ALLA FINE , AHAHAHAHAH

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Previsioni per il 2018






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