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giovedì 12 novembre 2015

Messina: Consiglieri Comunali Incassavano il Gettonepresenza Senza Lavorare



Messina, i consiglieri intascavano il gettone senza partecipare ai lavori del Comune

Il gip: obbligo di firma per 12 politici. Avrebbero finto la presenza ai lavori delle commissioni consiliari, costate nel 2014 quasi un milione di euro. Le intercettazioni: "Io voglio questa indennità, a me di fare le commissioni non me ne importa niente". 

Dovranno firmare nell'ufficio della Polizia municipale a Palazzo Zanca un minuto prima dell'inizio e un minuto dopo la fine dei lavori della commissione di cui fanno parte. E' una sorta di Daspo per i consiglieri comunali quello firmato dal giudice delle indagini preliminari del tribunale di Messina Maria Militello che ha accolto la richiesta del procuratore aggiunto Barbaro a conclusione dell'inchiesta sulla gettonopoli messinese che solo nel 2014 è costato alle casse del Comune di Messina quasi un milione di euro.

Ecco i nomi degli inquisiti: Carlo Abbate (Pd), Pietro Adamo (Movimento Siamo Messina), Pio Amadeo (Movimento Articolo 4), Angelo Burrascano (Il Megafono-Lista Crocetta), Giovanna Crifò (Forza Italia), Nicola Salvatore Crisafi (Ncd), Nicola Cucinotta (Pd), Carmela David (Udc), Paolo David (capogruppo Pd), Fabrizio Sottile (Movimento Siamo Messina), Benedetto Vaccarino (Pd) e Daniele Santi Zuccarello (Movimento progressisti democratici). Il record della permanenza-lampo in commissione è del capogruppo Pd Paolo David che ai lavori è riuscito a partecipare per soli venti secondi.
E alcune conversazioni intercettate dalla Digos non lasciano spazi a dubbi sulla condotta dei consiglieri assenteisti: "Io voglio questo c...di indennità. A me di fare le commissioni non me ne fotte niente, io voglio solo l'indennità".

L'inedito provvedimento "cautelare" è stato firmato dal giudice nei confronti di dodici consiglieri comunali indagati per truffa, abuso d'ufficio e falso ideologico. Secondo la Digos, che ha condotto le indagini con l'ausilio di telecamere piazzate all'interno del Comune, sarebbero loro i principi della truffa che, grazie alle false partecipazioni a ben 39 sedute di commissioni consiliari al mese, consentiva ai consiglieri di incassare l'indennità massina aggiuntiva di 2.184 euro al mese. Nonostante, dopo l'esplosione dello scandalo dei gettoni di presenza, il consiglio comunale di Messina avesse dimezzato il compenso, da 100 a 54 euro, a seduta, i consiglieri non avevano avuto esitazione a segnarsi presenti nel numero massimo di sedute consentite per garantirsi l'indennità aggiuntiva. E così, la più parte di loro, entravano a Palazzo Zanza, firmavano la presenza e andavano via senza neanche attendere l'inizio dei lavori o dopo pochi minuti. E dall'enorme numero di sedute di commissione venivano partoriti pochissimi provvedimenti che poi approdavano in aula.
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mercoledì 19 marzo 2014

Ponte sullo Stretto di Messina : 1,2 miliardi per non costruirlo



Il Ponte sullo Stretto: 1,2 miliardi per non costruirlo. 
Grazie a Silvio Berlusconi .
Lo Stato dovrà spendere più di un miliardo di euro per non realizzare il Ponte sullo Stretto.

A tanto si è arrivati, a conti fatti, a causa di una serie incredibile di provvedimenti,suicidi che regaleranno al Consorzio Eurolink, general contractor, uno dei risarcimenti più alto di tutti i tempi per un’opera non realizzata.

Per evitare questa jattura ci sarebbe una sola alternativa, realizzare il Ponte sullo Stretto, impercorribile perché oggi, a causa della crisi economica, ritornare sulla decisione “definitiva” di rinunciare all’opera non trova alcuno d’accordo.

Due mesi or sono l’Associazione delle grandi imprese di costruzione (Agi) avvertì in una nota che l’investimento a carico dello Stato previsto per costruire il Ponte sarebbe stato di circa 1,5 miliardi e che “la rinuncia espone al pagamento di indennizzi rilevantissimi – dovuti perché previsti dal contratto – elevando le spese e le perdite a una somma vicina al contributo pubblico necessario a realizzare l’opera”.

Il Consorzio Eurolink si è avvalso di una impresa capofila, la Impregilo, italiana, e due società leader del settore, una spagnola e l’altra giapponese. L’ambasciata spagnola è intervenuta duramente sul governo italiano, richiamandolo al rispetto dei patti stipulati.

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domenica 3 marzo 2013

Ponte sullo Stretto: Ci costerà altri 45 milioni


Il canto del cigno del ponte sullo Stretto. Ci costerà altri 45 milioni

La società Stretto di Messina è stata messa in liquidazione. Il governo dovrà nominare un commissario liquidatore e, inoltre, sarà obbligata a risarcire Eurolink per i lavori fin'ora attuati, per un costo di circa 45 milioni di euro.

-Redazione- -3 marzo 2013- Sono stati in molti, ambientalisti in prima linea, a esultare alla notizia secondo cui sul ponte sullo Stretto calava il sipario. L'annuncio era stato dato dal ministro uscente delle infrastrutture e dei trasporti, Corrado Passera. Nessuna proroga per il decreto che ha fatto perdere l'efficacia giuridica ai contratti stipulati con le diverse aziende impegnate nella realizzazione dell'opera.

Nel novembre scorso, la contraente generale, Eurolink, è receduta dal contratto e, in seguito, ha impugnato di fronte al Tar del Lazio la nota con cui Stretto di Messina Spa si opponeva al recesso. Eurolink infatti, secondo un decreto emanato dal governo, avrebbe potuto godere di due anni aggiuntivi per trovare finanziamenti atti a realizzare il ponte, ma, in cambio, veniva previsto che il consorzio presentasse un atto in cui rinunciava alle penali previste dagli accordi.

L'atto non è stato presentato, la proroga non data. Eurolink è intercorso nella caducazione dei contratti e la Società Stretto di Messina è stata messa in liquidazione. Ora, l'annuncio ufficiale dalla Società Stretto di Messina, che ieri ha comunicato alla presidenza del Consiglio dei ministri e ai ministri la mancata sottoscrizione dell'accordo con Eurolink.

Una verità messa nero su bianco, che darà ufficialmente il via alla liquidazione della società, formata da 43 dipendenti e un ufficio da 600mila euro annui. Il governo dovrà impegnarsi a firmare un decreto che definisca i termini dell'indennizzo e nomini un commissario liquidatore. L'operazione dovrà esserre portata a compimento entro un anno.

Sempre lo Stato poi dovrà risarcire Eurolink per i progetti che fin'ora ha realizzato, per un costo di circa 45 milioni di euro. Che saranno molti meno rispetto i 312 fissati come penale massima del contratto iniziale, ma restano ugualmente soldi, come spesso accade in Italia, spesi per un nulla di fatto.

http://www.articolotre.com/2013/03/il-canto-del-cigno-del-ponte-sullo-stretto-ci-costera-altri-45-milioni/146605


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mercoledì 14 settembre 2011

Messina, Ponte sullo Stretto, al via gli espropri



Messina

 

Ponte sullo Stretto

 

al via  gli espropri


 LEGGI ANCHE :

 http://cipiri.blogspot.com/2011/07/leuropa-sta-per-cancellare-i-fondi-per.html

Messina

Ponte sullo Stretto:

al via il procedimento

per gli espropri

 

Gli abitanti delle sponde dello Stretto di Messina spiazzati dalla notifica che avvia il procedimento per gli espropri a 586 cittadini di Villa San Giovanni oltre che a un centinaio di proprietari di suoli e fabbricati a Campo Calabro.

ponte stretto messina
In attesa sulle sponde dello Stretto la notifica di confische per 586 cittadini di Villa San Giovanni
Lo scorso 8 settembre, con la pubblicazione del progetto degli espropri e del relativo avviso per il pubblico, è partito il procedimento finalizzato alla “Dichiarazione di Pubblica Utilità” del progetto definitivo del ponte sullo Stretto di Messina. La notifica di espropri per 586 cittadini di Villa San Giovanni (oltre a un centinaio di proprietari di suoli o fabbricati a Campo Calabro) - pertinenti a terreni, fabbricati, o attività imprenditoriali - ha spiazzato gli interessati.
Ci sono i piani particellari con l’indicazione di tutte le zone interessate sia dagli espropri sia dalle occupazioni d'urgenza e l’elenco delle ditte. Nonostante da qualche tempo fosse stato già firmato un accordo sul piano degli stessi, quando lo scorso 29 giugno la Commissione europea declassò il Corridoio 1 Berlino-Palermo, dirottandolo dal naturale percorso attraverso Calabria e Sicilia per raggiungere, invece, Malta dall'Adriatico, era nata in taluni la speranza che, venendo meno il finanziamento Ue, il ponte potesse restare sulla carta.
Sulle sponde dello Stretto si pensava che di espropri non si sarebbe parlato prima di un deprecato esito positivo dei fondi destinati dal Cipe, la cui pronuncia era attesa entro la fine di questo mese. Almeno così si era detto a inizio 2011, quando la Società Ponte di Messina dichiarò di aver ricevuto il 20 dicembre 2010 dalla Eurolink il progetto definitivo del ponte fra la Sicilia e la Calabria, con le opere connesse comprensive di 40 chilometri di raccordi stradali e ferroviari.
Uno dei dati assunti come certi nelle vicende del Ponte sullo Stretto di Messina è l’affidamento all'archistar Daniel Libeskind del progetto sulle principali opere connesse alla struttura. Si tratta dell'area del centro direzionale presso la località Piale (Villa San Giovanni), la fascia dal blocco di ancoraggio alla torre del ponte (Cannitello), il lungo mare di Villa San Giovanni; tutte sul versante calabrese. La notizia è stata resa ufficialmente nota a i primi di gennaio 2011. Non si conoscono ancora i disegni.
daniel libesdink
L’architetto Daniel Libeskind è autore di un maestoso progetto messo a punto nel 2004 per la ricostruzione di Ground Zero
L’autore a inizio anno affermò che “il progetto architettonico deve comunicare l'integrità spazio temporale della memoria del Mediterraneo, testimoniando la sua importanza come epicentro della storia e della cultura europea e del mondo”. L’architetto Daniel Libeskind, statunitense nato in Polonia, figlio di due sopravvissuti ai campi di sterminio nazisti, è autore di un maestoso progetto messo a punto nel 2004 per la ricostruzione di 'Ground Zero', un intero quartiere in cui primeggia la Freedom Tower, un grattacielo che dovrebbe raggiungere l’altezza di 1776 piedi (secondo l’unità di misura lì adottata), in ricordo dell'anno della dichiarazione d'indipendenza americana.
Tornando alla faccenda degli espropri, l'amministratore delegato dello Stretto di Messina, Pietro Ciucci, ha dichiarato che al fine di mettere a disposizione degli espropriandi su entrambe le coste un percorso chiaro, trasparente, agevolato e vigilato, “con anticipo, rispetto all'approvazione da parte del Cipe del progetto definitivo e la conseguente dichiarazione di pubblica utilità (necessaria per dare l'avvio agli espropri) abbiamo individuato un percorso che privilegia la mediazione ed il confronto fra le parti per raggiungere accordi consensuali con ciascuno espropriato. Il tutto dovrà essere finalizzato ad una tempestiva individuazione del giusto indennizzo in tempi congrui per trovare altre soluzioni abitative o produttive”.
Gli interessati – informa la Società Stretto di Messina - potranno prendere visione degli elaborati espropriativi, pubblicati anche sul sito della Eurolink. Saranno a disposizione del pubblico per 60 giorni.
Pubblicato anche l’avviso relativo all’aggiornamento dello Studio di Impatto Ambientale, lo Studio di Incidenza sui Siti di Interesse Comunitario (SIC) e sulle Zone di Protezione Speciale (ZPS), messi a disposizione del pubblico per trenta giorni presso la Regione Calabria (Dipartimento Politiche dell’Ambiente Ufficio VIA) e presso la Regione Siciliana (Dipartimento Regionale dell’Ambiente, Servizio VAS/VIA).
stretto messina
Sulle sponde dello Stretto si pensava che di espropri non si sarebbe parlato prima di un deprecato esito positivo dei fondi destinati dal Cipe
Entro la fine di settembre la Società Stretto di Messina dichiara che invierà il progetto definitivo al Ministero delle Infrastrutture e a tutte le Amministrazioni ed Enti centrali e locali che dovranno esprimere il proprio parere di competenza nell’ambito della Conferenza di servizi. Successivamente il Ministero delle Infrastrutture potrà convocare e aprire la Conferenza di servizi che dovrà concludersi entro 60 giorni. Alla Struttura Tecnica di missione del Ministero spetterà quindi il completamento dell’istruttoria sul progetto definitivo per trasmetterla al Cipe. L’approvazione del Cipe del progetto definitivo e la conseguente “Dichiarazione di Pubblica Utilità” darà il via agli espropri.
Ma gli abitanti delle due sponde non sono gli unici cui lo Stretto di Messina riserva novità. Dal 5 settembre è entrato in vigore l'Ecopass, il 'ticket' per il suo attraversamento, a seguito del protocollo d'intesa firmato lo scorso 29 agosto dal Sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, e quello di Villa S. Giovanni, Rocco La Valle. Queste le tariffe: 3 euro per gli autocarri, 1 euro per le autovetture, 30 euro per i mezzi superiori alle 3,5 tonnellate che passeranno dai porti del centro, quello storico e la rada San Francesco. Cifre che si sommano al costo del biglietto normalmente rilasciato dalle diverse compagnie. L’obbligo del pagamento per i viaggiatori deriva da un’ordinanza del Sindaco di Messina, Giuseppe Buzzanca, a conclusione di un iter che ha coinvolto anche Tar e consiglio di Stato.
Del preventivato incasso annuale dell'amministrazione messinese, atteso per circa 6 milioni di euro, al Comune di Villa dovrebbe essere destinata una quota pari al 35%. L’accordo, valevole fino al 31 dicembre 2011 per la parte operativa e al 15 gennaio 2012 per quella amministrativa, vuole – secondo le dichiarazioni rese dai due sindaci - “garantire, forse per la prima volta, risposte reali e tangibili a due comunità che per lungo tempo hanno sofferto i disagi ed i costi, non solo economici, del traffico da attraversamento”. A originarlo, ci sarebbe la volontà politica dei due Comuni di avviare un percorso unitario sulle politiche della mobilità che interessano l’area dello Stretto.

di Lucia Russo  http://www.ilcambiamento.it/territorio/ponte_stretto_messina_espropri.html

martedì 19 luglio 2011

L'Europa sta per cancellare i fondi per il ponte di Messina , Buttati 250 milioni di euro


Dopo aver annunciato tagli agli esigui finanziamenti della Tav Torino-Lione, l’Unione Europea si accinge a cancellare qualsiasi contributo alla costruzione di un’altra grande opera inutile, il ponte di Messina.
A settembre la decisione definitiva: all’attenzione della Commissione Europea c’è una proposta che ridefinisce i grandi corridoi per lo spostamento di uomini e merci. 
La priorità non va più all’asse Berlino-Palermo (e dunque al ponte sullo Stretto), bensì a quello Helsinki-Valletta: dalla Finlandia si scende via terra fino a Bari, e poi si prosegue fino a Malta lungo un’”autostrada del mare”. 
Il fatto riportato da Blogeko è soltanto l'ennesima testimonianza dello sperpero di soldi pubblici messo in atto da questo governo, sempre e solamente a spese dei contribuenti! Dopo la Tav (che come appunto detto sopra, è già stato annunciato il taglio dei fondi da parte dell'Ue), adesso tocca al ponte di Messina, già bocciato diverso tempo fa dalla Corte Costituzionale per questioni di sicurezza ...

Ma quanto ci è costato fino ad oggi il "ponte sullo stretto"?

sono già stati spesi 250 milioni circa, secondo i calcoli del Corriere della Sera. Inoltre la mancata costruzione comporterà il pagamento di centinaia di milioni di penale agli assegnatari dell’opera.
E non ci resta che ringraziare ancora una volta il governo Berlusconi!



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martedì 5 ottobre 2010

comitati uniti contro le grandi opere : Messina, Firenze, Valle di Susa



Messina, Firenze, Valle di Susa: comitati uniti contro le grandi opere



La prima settimana di ottobre 2010 vede una serie di iniziative che interessano, non solo simbolicamente, tutta Italia: il 2 ottobre cominciano i «No ponte» tra Sicilia e Calabria, per dire no al ponte più assurdo che sia mai stato immaginato; continueranno il 9 ottobre a Firenze i «No tunnel», i comitati che si oppongono ad un pericolosissimo tunnel Tav di 7 chilometri sotto una delle più importanti città d’arte; sempre il 9 i «No Tav» della Val di Susa parteciperanno ad una manifestazione indetta dalla Comunità montana e dai sindaci della loro valle per dire no al corridoio ferroviario che esiste solo nella mente di chi vuol lucrare dalla costruzione di opere inutili. Tre luoghi simbolici che riuniscono, dall’estremo Nord al profondo Sud, passando dal centro, una Italia impoverita dalla speculazione, rassegnata al degrado, narcotizzata da una informazione distorta, devastata da una enorme colata di cemento.
Le grandi opere sono ormai una delle anomalie più gravi che attanagliano l’Italia. La serie di luoghi comuni a sostegno di questi inutili progetti, ripetuti dai governi che si sono succeduti negli ultimi venti anni, sono smentiti ogni giorno di più:
- Non generano occupazione: la realizzazione di opere ad alta concentrazione di capitali e mezzi genera alti profitti, ma se queste risorse pubbliche fossero destinate alla messa in sicurezza sismica ed idrogeologica dei territori, nel sostegno ad una mobilità utile e sostenibile garantirebbero un saldo occupazionale nettamente favorevole.
- Non sono utili: se analizziamo tutte le grandi opere contestate in questo periodo vediamo che rispondono a bisogni inesistenti o sono formule sbagliate per la soluzione dei problemi; questo consente
di poter proporre sempre nuove infrastrutture da realizzare e generare nuovi appalti.
- Sono dannosi: tutti i progetti di cui ci occupiamo provocheranno danni enormi all’ambiente e alle città interessate; questo consentirà ulteriori appalti ai costruttori che naturalmente si propongono per realizzare opere compensative, sempre a carico dello stato, cioè dei contribuenti.
- Hanno costi smisurati: l’Italia è il paese dove queste opere raggiungono oneri quattro o cinque volte più alti che in tutte le altre parti del mondo; la struttura dei contratti che generano questi costi smisurati è molto pericolosa in quanto garantisce ai costruttori addirittura di controllare il flusso dei finanziamenti e di non avere alcun rischio economico.
- Sono concentrazione di ricchezza a scapito della collettività: acquisire una tale massa di risorse economiche collettive per realizzare opere di nessuna utilità pubblica, addirittura causando danni enormi, equivale ad un furto di ricchezza per i cittadini a favore dei soliti noti.

Questo convergere di lotte in punti altamente simbolici del nostro paese non è frutto solo del caso, ma sintomo del forte disagio che attanaglia il nostro paese, segno che la difesa del proprio territorio, della
propria città, della salute e delle condizioni di vita è ancora un baluardo contro un anomalo sviluppo guidato da un sistema economico/politico/mafioso che non esita a sacrificare ambiente e viventi per il proprio profitto.
Questa «settimana contro la grandi opere» potrebbe essere uno dei primi sintomi di una rinascita della politica italiana, stimolata dai cittadini stessi, davvero stanchi del livello culturale della politica istituzionale ormai prossimo al collasso morale e della rappresentatività.
Qualsiasi nuovo governo dotato di un minimo di credibilità politico-programmatica non può che muovere dalla cancellazione della Legge Obiettivo e dal ritorno ad una vera pianificazione nazionale dei trasporti,che muova da reali istanze di mobilità sostenibile, evitando gli sprechi e gli sfasci favoriti da questa normativa.


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martedì 13 luglio 2010

La grande beffa dell' Incubatore del Ponte di Messina




La grande beffa dell'Incubatore del Ponte

DI :Antonio Mazzeo


Mercoledì 14 luglio l'inaugurazione della nuova sede delle società che realizzeranno il Ponte sullo Stretto. La sede è quella dell'«incubatore di imprese» all'interno dell'università di Messina. Protesta la rete No Ponte: «una scelta discutibile che fa dell’Università l’head office di Impregilo & Partner».

All’inaugurazione della nuova sede delle società chiamate a realizzare il Ponte sullo Stretto di Messina, mercoledì 14 luglio, ci sarà anche il ministro delle infrastrutture Altero Matteoli. Il quartier generale di Eurolink [il consorzio general contractor per la progettazione e i lavori] e dei soggetti impegnati nel monitoraggio ambientale e nel «project management», sarà ospitato all’interno del Polo «Papardo» dell’Università degli studi di Messina, a pochi chilometri dall’area dove dovrebbe sorgere uno dei due piloni della mega-opera. I locali sono quelli dell’Incubatore d’Imprese finanziato con i fondi della legge 208 del 1998 riservati «agli interventi di promozione, occupazione e impresa nelle aree depresse».
La struttura non è mai entrata in funzione; avrebbe dovuto ospitare, a regime, sino a 46 aziende di giovani e ricercatori provenienti dall’Ateneo. In cambio di un canone il cui importo è ancora segreto, Sviluppo Italia Sicilia, che l’aveva ricevuta in concessione dall’Università, l’ha sub-affittata a tempo indeterminato alle grandi aziende del Nord che partecipano al miliardario banchetto del Ponte. Una di esse, Impregilo, capofila della cordata general contractor, il Polo universitario lo conosce bene, avendo eseguito i lavori di realizzazione della Facoltà d’Ingegneria, 144 miliardi di vecchie lire per tre edifici di 35 mila metri quadrati di superficie. La consegna dei locali del «Papardo» risale al giugno 2004, con un «leggero» ritardo sui tempi previsti, giustificato dall’allora Preside d’Ingegneria con il «passaggio dalla Bocoge, la stessa ditta che ha costruito la nuova sede di Lettere all’Annunziata, alla Impregilo». Valutazione assai discutibile dato che la società di costruzioni leader in Italia aveva rilevato il 40 per cento del capitale azionario di Bocoge nell’ottobre del 1997, tre anni prima cioè che l’azienda ottenesse dall’Ateneo l’appalto per la nuova Facoltà. E nel 2002, sempre Impregilo, aveva poi acquistato dalla famiglia Bonifati un altro 40 per cento del capitale «Bocoge».

Una transazione, quella Università – Sviluppo Italia – Società Ponte, duramente stigmatizzata da attivisti e militanti in lotta contro la realizzazione del «Mostro sullo Stretto». La Rete No Ponte ha manifestato in occasione dell’ultima riunione del Senato Accademico, chiedendo inutilmente, tre volte, di potersi sedere con il rettore e discutere di una scelta che fa dell’Università l’head office di Impregilo & Partner. La risposta del Senato è giunta poi attraverso una nota telegrafica. «La concessione dell’immobile a Sviluppo Italia Sicilia – si legge – è stata deliberata nel 2002 e, sulla scorta di essa, il concessionario può destinare locali a imprese senza preventive autorizzazioni dell’Università, com’è avvenuto nel caso specifico».
Un’affermazione che non convince per nulla il professore Guido Signorino, ordinario di Economia applicata nella facoltà di Scienze Politiche e delegato del rettore per il Liaison Office Università-impresa al tempo della concessione dell’incubatore a Sviluppo Italia. «Nel 2002 venne siglata non la concessione, ma il suo precedente procedurale: un ‘protocollo di intesa’ in base al quale si avviarono i negoziati per definire i termini con cui si sarebbe costituito l’incubatore nell’Università», spiega Signorino. «Su questa base Sviluppo Italia mosse i suoi passi per ottenere dal Ministero delle Attività Produttive il finanziamento della ristrutturazione dei locali di Papardo. L’atto di concessione venne sottoscritto invece nel marzo 2004».

L’economista sottolinea poi che la concessione trasferisce sì la responsabilità di gestione della struttura a Sviluppo Italia, ma ne vincola la finalità a quella di «incubatore di imprese», facendo esplicito riferimento al suo ruolo di «centro di servizi per le imprese nascenti» e di «accompagnatore al mercato delle imprese incubate da parte del gestore». «L’utilizzo di spazi per finalità non previste dall’atto ne rappresenta una violazione», afferma Signorino. «È ovvio che Eurolink e società collegate non possono essere considerate “imprese nascenti” e non abbisognano di alcun “accompagnamento al mercato” da chicchessia. Inoltre, la durata dell’utilizzo dei locali non appare commisurata ai limiti indicati nell’atto di concessione. La permanenza nell’incubatore era definito in 36 mesi, eccezionalmente prorogabili fino a 60, in modo da generare un flusso continuo di imprese nuove e innovative. I lavori per il Ponte avranno invece una durata minima di sei anni».

Il professore Signorino ricorda che l’atto di concessione conferiva all’Università l’obbligo di vigilare che la struttura venisse gestita nel pieno rispetto delle sue finalità. Nel caso in cui il gestore avesse disposto dell’immobile in maniera non conforme, la concessione doveva essere revocata. «Si prevedeva inoltre la costituzione di un ‘comitato paritetico di indirizzo e di controllo’, composto da un ugual numero di rappresentanti dell’Università e di Sviluppo Italia. Il comitato avrebbe dovuto fornire indicazioni sulle attività produttive da privilegiare nell’uso della struttura ed esprimere pareri sulle imprese da insediarvi. Non è quindi corretto lasciare intendere che l’Università non abbia strumenti di indirizzo gestionale e che l’assegnazione degli spazi abbia luogo senza un suo preventivo controllo. Resta da capire se il ‘comitato paritetico’ sia o meno stato insediato. Ne dubito, visto che l’incubatore non è ancora completato. Ma ciò non giustifica che, prima ancora che esso sia consegnato e che gli organi previsti per la sua gestione siano istituiti, ne vengano decise utilizzazioni che derogano alle finalità ed ai vincoli istituzionali».

Signorino non ritiene credibile che la locazione dell’incubatore sia stata fatta in totale autonomia da Sviluppo Italia e che l’Università di Messina è stata solamente informata a cose fatte. «Si direbbe quasi il contrario, ossia che l’Università abbia deciso di caldeggiare questa assegnazione, facendo pressioni su Sviluppo Italia perché ciò avvenisse», dichiara il docente. Un pressing a tutto campo confermato direttamente dall’agenzia di sviluppo. Sentiti il 25 giugno dal settimanale Centonove, i responsabili di Sviluppo Italia hanno dichiarato che «è stato il massimo rappresentante dell’ateneo a chiedere con lettera di mettere a disposizione di Eurolink e delle altre società l’edificio».

Dubbi e perplessità non risparmiano comunque la S.p.A. pubblica nata per promuovere le imprese e non certo per incrementare le sue rendite con l’affitto di locali ottenuti in concessione. Il capitale sociale di Sviluppo Italia Sicilia [6.816.066,92 euro], è controllato al 100 per cento dalla Regione Siciliana che, a sua volta, è pure azionista di minoranza della Stretto di Messina S.p.A, la società concessionaria pubblica che ha assegnato ad Eurolink la progettazione, realizzazione e gestione post-opera del Ponte tra Scilla e Cariddi. «Con la stipula di un contratto di locazione degli immobili di contrada Papardo, Sviluppo Italia Sicilia, cioè la Regione, si trova a dover esercitare il proprio controllo sulle attività attribuite ad Eurolink, mentre contemporaneamente riceve dalla stessa associazione temporanea d’imprese, i canoni mensili per l’affitto del core business del Ponte sullo Stretto», denuncia Luigi Sturniolo, rappresentante della Rete No Ponte di Messina. «Siamo di fronte ad una doppia speculazione a danno delle strutture pubbliche: da un lato, la “rendita” che Sviluppo Italia si assicura dagli affitti e, dall’altro, il privilegio offerto al general contractor di poter insediare il suo centro direzionale a prezzi fuori mercato. Questo è il corollario del Ponte: operazioni basate sulla sottrazione di spazi pubblici, sulla negazione di vere prospettive occupazionali alle giovani generazioni in nome dei profitti e degli interessi privati».

A provare come la riconversione dell’incubatore universitario in officina generale dei Padrini del Ponte è l’ultima grande beffa a danno delle popolazioni locali, un articolato documento della Rete No Ponte. «Secondo la definizione formulata dalla National Business Incubators Association [NBIA], un «Incubatore» è uno «strumento di sviluppo economico progettato allo scopo di accelerare la crescita ed il successo di iniziative imprenditoriali mediante un insieme strutturato di risorse e servizi», scrivono i ricercatori della Rete. «La finalità di un incubatore è dunque ‘quello di generare aziende di successo, in grado di uscire dal programma di supporto avendo raggiunto autonomia e solidità finanziaria’. Tra gli obiettivi strategici, la creazione di posti di lavoro; il sostegno all’economia locale; il trasferimento tecnologico e la valorizzazione dei risultati della ricerca; la rivitalizzazione di aree depresse; la diversificazione produttiva; la promozione di specifici settori industriali e di specifici gruppi sociali. Nulla di questo ha a che fare con la costruzione del Ponte».

La Rete ricorda che gli incubatori sorti in ambito accademico dovrebbero rispondere all’esigenza delle Università «d’intensificare il trasferimento tecnologico e le relazioni industriali, favorendo i propri studenti, ricercatori, docenti e laboratori di ricerca, sviluppando la collaborazione con le aziende e partecipando attivamente allo sviluppo locale». Nello specifico dell’incubatore dell’Università di Messina, le finalità dichiarate nella concessione puntavano al «rinvigorimento dell’economia locale» e all’«offerta di spazi ai giovani per esprimere la propria capacità d’impresa in una città poco competitiva». «L’incubatore di contrada Papardo – ricorda la Rete No Ponte – doveva essere destinato all’ospitalità, con durata limitata, di spin-off industriali derivanti dalla ricerca scientifica. Il consorzio Eurolink non presenta invece alcuna caratteristica idonea a consentirgli di diventare l’ospite-beneficiario della struttura. Non è una impresa ‘nuova’, risultando dalla costituzione in consorzio dell’associazione di imprese vincitrice della gara per il general contractor del Ponte, svoltasi tra il 2005 ed il 2006. Nessuna delle società di costruzioni che compongono l’ATI ha sedi o filiali nell’area dello Stretto [alcune sono, anzi, straniere] e sono tutte di antica formazione e nella titolarità di corporation e gruppi azionari di rilevanza nazionale [famiglie Benetton, Gavio e Ligresti per Impregilo]».

Quanto sia costato allo Stato l’«Incubatore del Ponte» è un mistero. Nel 2002 l’Università di Messina presentò un piano finanziario per 4 milioni di euro, ma ad oggi non è stato specificato il reale ammontare dei fondi ottenuti per l’implementazione della struttura. Cifre discordanti persino sull’estensione dell’area ad essa destinata. Nei documenti si fa riferimento una volta ad un «complesso» di 4.400 metri quadrati, un’altra volta a 4.355, una terza a «soli» 3.500. Comunque sia, le aziende del Ponte non potevano trovare di meglio.
Tra qualche giorno il taglio del nastro e l’insediamento. Per presentare il progetto definitivo e iniziare i lavori avranno ancora tutto il tempo che vogliono.


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lunedì 5 ottobre 2009

Messina, le bugie sul Ponte e sul territorio

Messina, le bugie sul Ponte e sul territorio

Carta

Se si fossero avviate le opere collaterali al Ponte, forse il disastro sarebbe stato inferiore, dice il ministro delle infrastrutture. Il Ponte sarà realizzato dai privati, fa eco il presidente della Regione Siciliana. Dunque il Ponte si fa e i soldi per la messa in sicurezza del territorio vanno cercati altrove.

In pochi mesi saranno pronte le case per tutti gli sfollati di Messina, con la celerità e la meticolosità riservate a L’Aquila. Case pronte per essere abitate, dotate di tutto, dai mobili alle pentole alle lenzuola. Ma addirittura più semplici da realizzare, visto che non sono richiesti i costosi e complessi criteri anti sismici necessari in Abruzzo. Tutto questo lo ha detto e promesso il presidente del consiglio, Silvio Berlusconi, come al solito incontinente in annunci, numeri e cifre. «Sono 520 le persone che hanno dovuto lasciare le loro abitazioni e per loro prevediamo che, con l’intervento della Regione e del governo, si possa avviare un’attività di costruzione di quartieri in cui queste comunità possano riformarsi. L’esperienza dell’Aquila, unica al mondo, ci offre la possibilità di prevedere che questi quartieri potranno essere realizzati in quattro o cinque mesi – ha detto il premier, che ha promesso anche – uno stop al pagamento di imposte e tasse e dei mutui: nessun cittadino colpito da queste tragedie naturali può dire di essere stato abbandonato». E’ l’aggettivo «naturale», aggiunto per qualificare la tragedia, che dà il segno della colpevole irresponsabilità di Berlusconi e del suo governo, insieme alle amministrazioni regionali e locali.
«Un disastro», ha detto il ministro delle infrastrutture, Altero Matteoli, che ha raccontato di aver fatto il punto della situazione con il sottosegretario Bertolaso, il sindaco di Messina Buzzanca e il presidente della Regione Siciliana, Lombardo. «Ma poteva andare molto, molto peggio, come ha detto il presidente del consiglio, perché la montagna poteva smottare ancora di più di quello che è accaduto, travolgendo centinaia e centinaia di persone», ha aggiunto Matteoli. Al di là della leggerezza di una tale affermazione, il ministro ha subito rilanciato il Ponte sullo stretto di Messina, sostenendo l’insostenibile: cioè che, se si fossero avviate le opere collaterali al Ponte, forse il disastro sarebbe stato inferiore. «Migliorie al territorio» che quindi, sostiene il ministro, non mettono assolutamente in discussione il Ponte. E riguardo all’affermazione del presidente della repubblica, che ha invocato maggiore sicurezza per il paese e meno opere faraoniche, Matteoli dice di non essere sicuro che Napolitano si riferisse esattamente al Ponte, e che comunque il Ponte non c’entra con quello che è accaduto a Messina: non è stato ancora costruito, non si è posata nemmeno la prima pietra, come si può mettere sotto accusa quest’opera? In merito poi alle risorse, Matteoli, così come il presidente della Regione Lombardo, sostiene che non potrebbero essere dirottate per mettere in sicurezza il territorio, perché il Ponte lo costruiscono i privati. «Tanto per essere chiari, i soldi del Ponte di Messina non potranno essere spesi né su Scaletta Zanclea né su Giampilieri, perché si tratta in gran parte di progetto di finanza, quindi chi parla d’altro dice sciocchezze senza sapere di dirle – bacchetta Lombardo – Il motivo per cui si fa il Ponte è proprio quello che ci sono altre infrastrutture da realizzare. Non è una cattedrale nel deserto perché ci auguriamo di percorrerlo e di inaugurarlo».
Quindi, ci dicono che il Ponte verrà costruito con soldi privati: questa è un’ottima notizia, perché vuol dire che non si farà mai. Insieme all’arroganza delle affermazioni, dovrebbero infatti spiegare quali sarebbero i privati disposti a investire i 4,4 miliardi di euro che mancano per coprire il costo previsto dell’opera, valutabile in oltre 6 miliardi di euro ma certamente suscettibile di aumenti. Per ora, gli unici fondi di cui si ha notizia sono quelli pubblici: si tratta di 1,3 miliardi di euro, resi teoricamente disponibili dal Cipe per la società Stretto di Messina. Siamo sicuri che neppure questi potrebbero essere dirottati alla messa in sicurezza del territorio?

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