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giovedì 4 agosto 2016

Giochi Olimpici 2016 in Brasile



Quando, sette anni fa, il Brasile – all’epoca governato da Lula e considerato una nazione in grande progresso economico – ottenne l’organizzazione dei Giochi Olimpici, sembrava essere finalmente arrivata l’occasione giusta per migliorare le infrastrutture di Rio de Janeiro e far sì che la città fosse capace di attrarre grandi investimenti e capitali stranieri. 

Le Olimpiadi, raccontava in un TED nel 2012 il sindaco di Rio, Eduardo Paes, avrebbero consentito di realizzare “la città del futuro”, socialmente integrata, in grado di «mettere in relazione i ricchi e i poveri, di portare i servizi di base (principalmente, istruzione e sanità) nelle favelas e di favorire la coesione sociale, attraverso investimenti in infrastrutture, eco-compatibilità e tecnologie».
 Ma, continua Alex Cuadros, la "città del futuro" non ha mai visto la luce. 
I Giochi Olimpici – che, secondo uno studio della Said Business School dell’Università di Oxford (che ha analizzato i costi di trenta olimpiadi estive ed invernali), scrive il Financial Times, costeranno 15 miliardi di dollari, circa 5 in più rispetto al budget iniziale – non hanno ridotto il divario tra ricchi e poveri, come prometteva il sindaco Paes solo 4 anni fa. 

Il Costo delle ultime 30 Olimpiadi invernali ed estive – via Financial Times Alcuni progetti, come le nuove linee veloci degli autobus, aiuteranno le classi operaie a raggiungere più facilmente i luoghi di lavoro, ma il piano di riurbanizzazione delle favelas è stato molto ridimensionato. Gran parte del denaro olimpico, infatti, è stato utilizzato per il ricco sobborgo di Barra di Tijuca, abitato da soli 300mila residenti, per realizzare il prolungamento della linea della metro verso la spiaggia di Ipanema e di nuove linee veloci degli autobus. A Barra abita il miliardario 92enne Carlos Carvalho, che ha progettato il cosiddetto “villaggio degli atleti”, che alla fine dei Giochi vedrà trasformare 17 delle 31 torri in condomini di lusso. 

A Barra, si trova anche il nuovo campo da golf, che sarà utilizzato durante i Giochi Olimpici, realizzato nonostante Rio avesse già due campi, con grande sorpresa del Comitato Olimpico Internazionale. E poi, ci sono i costi umani. Sotto il sindaco Paes, più di 20mila famiglie sono state sfrattate dalle loro case, il più grande spostamento coatto di persone della storia di Rio, e, nonostante l’ambiziosa campagna governativa per pacificare le favelas governate da gang che trafficano droga, la violenza non è diminuita. Come recentemente ammesso anche dal sindaco di Rio, le Olimpiadi sono state, dunque, un’occasione persa, tranne che per i più ricchi. Tuttavia, le responsabilità, scrive Cuadros, non sono tutte di Paes, che ha amministrato la città solo negli ultimi 8 anni. Il Brasile viene da decenni di abbandono dei cittadini più poveri e ha dovuto affrontare una situazione generale critica dal punto di vista politico, economico e ambientale. Crisi economica a Rio de Janeiro, tra disservizi, scioperi e rischi sicurezza .

Un mese e mezzo prima l’inizio delle Olimpiadi, il governatore di Rio de Janeiro ha dichiarato lo stato di emergenza finanziaria e ha pregato il governo centrale di fornirgli un supporto economico per evitare “un totale collasso nella pubblica sicurezza, nella salute, nell’educazione, nei trasporti e nella gestione ambientale”, scriveva il 17 giugno scorso il corrispondente del Guardian nella città brasiliana. Una situazione che ha portato comunque il governo dello Stato federato a tagliare i bilanci della polizia, sanità e istruzione. 
Raccontava gli stessi giorni David Biller su Bloomberg: Quasi il 70% degli insegnanti e dei lavoratori del settore pubblico sono in sciopero da marzo per i ritardi degli stipendi, dicono i loro sindacati. Il comune di Rio è stato costretto a prendere il controllo di due ospedali pubblici, e secondo un gruppo di medici altri ancora potrebbero chiudere presto per mancanza di finanziamenti. Quest’anno lo Stato di Rio ha anche ridotto del 32% i fondi destinati alla sicurezza e ha ritardato il pagamento degli stipendi ai poliziotti e alle loro famiglie .

Agenti di polizia e vigili del fuoco hanno inscenato proteste come quella all’aeroporto internazionale in cui i turisti in arrivo sono stati accolti con un striscione con su scritto “Benvenuti all’inferno”, in un periodo in cui, come racconta Globo, gli omicidi a Rio sono aumentati del 15% nei primi quattro mesi del 2016. La protesta di agenti di polizia e vigili del fuoco all'aeroporto internazionale di Rio . 
Una crisi che si inserisce in un contesto politico e sociale problematico in Brasile: l’impeachment dell’ex presidente Dilma Rousseff, giudicata colpevole da una commissione di aver truccato i bilanci dello Stato e la conseguente formazione di un nuovo governo; una profonda recessione (nel primo trimestre il Pil ha registrato un -5,4%); il grande scandalo per la corruzione nella compagnia petrolifera di stato Petrobras (indagine nata da un confessione di un ex manager che ha raccontato alla polizia che la divisione raffineria distribuiva in maniera illecita denaro ai partiti politici); l’epidemia del virus Zika. L'andamento dell'economia brasiliana – via Financial Times Inoltre, si legge ancora nell’articolo del Guardian, «l’economia del paese quest’anno dovrebbe ridursi del 4% a causa del debole prezzo delle materie prime, la bassa domanda proveniente dalla China e la paralisi politica». 


L’inquinamento dell’acqua e dell’aria.
 Secondo uno studio durato 16 mesi, commissionato da The Associated Press, a pochi giorni dall’inizio dei Giochi Olimpici, i corsi d’acqua di Rio de Janeiro sono inquinati da liquami umani pieni di virus e batteri molto pericolosi ed è a rischio la salute degli atleti che saranno impegnati nelle competizioni in acqua e dei turisti che affolleranno le spiagge di Ipanema e Copacabana. I primi risultati, pubblicati più di un anno fa, avevano mostrato una concentrazione di virus 1,7 milioni di volte superiore ai livelli considerati preoccupanti in Europa o negli Stati Uniti. Da allora, gli atleti hanno cominciato a prendere delle precauzioni per evitare malattie e infezioni. 

 I punti più contaminati sono la Laguna Rodrigo de Freitas e la Baia di Guanabara, dove si svolgeranno le gare di nuoto di fondo, di canottaggio e vela. In queste aree, nel marzo 2015 era stata registrata la presenza di 1,73 miliardi di adenovirus per litro, scesa a 248 milioni per litro nella campionatura dello scorso giugno. Un livello ritenuto ancora molto alto. «Le oscillazioni dei livelli di contaminazione riscontrate sono conseguenza più delle variazioni climatiche che delle misure adottate», ha dichiarato il dottor Fernando Spilki, uno dei più importanti virologi brasiliani. Ai nuotatori è stato consigliato di gareggiare in acqua con la bocca chiusa. 

«Gli atleti nuoteranno letteralmente in mezzo a feci umane e c’è il rischio che possano ammalarsi per i tanti microrganismi presenti», 
ha dichiarato al New York Times il pediatra Daniel Becker. 



immondizia galleggiante nella Baia di Guanabara – via The Independent 

Anche l’Istituto Ambientale di Stato, che quasi ogni giorno pubblica un grafico a colori con i dati del livello di batteri presenti nelle acque della città, ha confermato che le principali spiagge di Rio sono costantemente non idonee alla balneazione. Come ha spiegato la professoressa Renata Picão, microbiologa all’Università Federale di Rio, nelle acque delle cinque più frequentate spiagge brasiliane ci sono elevati livelli di microbi resistenti ai farmaci. Nonostante il sindaco di Rio abbia riconosciuto il fallimento dei progetti per la depurazione delle acque, i rappresentanti del Comitato Organizzatore locale continuano a garantire che i corsi d’acqua saranno al sicuro per turisti e atleti. Il problema delle acque reflue a Rio non è nuovo e ha visto la sua esplosione, scrive l’Independent, a partire dagli anni Settanta, soprattutto dopo il massiccio esodo rurale di abitanti verso la città che ha portato
 a raddoppiare l’estensione dell’area metropolitana.

 Per quanto riguarda la Baia di Guanabara, un anno fa il governo aveva promesso di bonificare l’80% dell’area ma, secondo le stime più realistiche, solo il 20-30% sarà depurato, a fronte di uno stanziamento di 450 milioni di dollari. Tubi improvvisati che versano acque reflue nella Baia di Guanabara, nella favela di Pica-Pau a Rio de Janeiro .

 Le condizioni igienico-sanitarie peggiorano, poi, negli slum o nelle favelas, che si trovano nei pressi della baia, come nel caso di Pica-Pau, una favela con 7mila abitanti. L’Epatite A è endemica tra i suoi abitanti e i bambini, scrive Andrew Jacobs sempre sul New York Times, rischiano di ammalarsi per gli agenti patogeni che dalle condutture cariche di acque reflue finiscono in tubature improvvisate di acqua potabile. «Sono decenni che i funzionari locali promettono di affrontare la crisi igienico-sanitaria e poi non fanno nulla», racconta Irenaldo Honorio Da Silva, capo del comitato dei residenti di Pica-Pau. E, per quanto gli ambientalisti ritengano che le Olimpiadi possano essere un’occasione per portare l’attenzione pubblica sulle condizioni sanitarie del Brasile, la professoressa Picão è pessimista: «Se non hanno pulito per le Olimpiadi, temo che non lo faranno mai più». Oltre l’inquinamento dell’acqua c’è anche quello dell’aria. Secondo quanto è emerso, infatti, da un’analisi elaborata dal governo brasiliano e dalla Reuters, l’aria a Rio de Janeiro è più sporca e nociva rispetto a quanto descritto dalle autorità e dall’organizzazione delle Olimpiadi. 

L’inquinamento, secondo l’Inea, l’agenzia di protezione ambientale di Rio, è causato per tre quarti dei casi dai gas di scarico dei milioni di veicoli in strada. «Questa non è un’aria per Olimpiadi» dice Paulo Saldiva, patologo all’Università di San Paolo e membro del comitato dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, che nel 2006 ha introdotto criteri più severi per misurare i livelli di inquinamento. «Una grande attenzione è stata data all’inquinamento delle acque, ma molte più persone muoiono a causa di quello atmosferico», continua Saldiva, «non si è obbligati a bere nella Baia di Guanabara, ma sei comunque costretto a respirare l’aria di Rio». Il Comitato Olimpico ha comunque assicurato che le gare si svolgeranno in condizioni sicure. La cerimonia d'apertura sarà sabato 5 agosto, all'1 italiana, con la cerimonia d'apertura. A Rio parteciperanno atleti provenienti da 203 paesi, che si sfideranno, fino al 21 agosto, in 39 sport diversi. Ci sarà anche un team di rifugiati, composto da 10 atleti, tra cui la nuotatrice siriana Yusra Mardini. Intanto, continuano le proteste durante il percorso della torcia olimpica in Brasile: «a Niteroi ci sono stati scontri fra i poliziotti e i manifestanti che stavano protestando contro le risorse investite nei Giochi, considerate una spreco per molti».


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giovedì 8 ottobre 2015

Scie Chimiche Bufala o Leggenda?


Come una storia inventata da due truffatori 
americani nel 1997, 
per colpa dell’irrazionalità e dell’antiscienza, 
è diventata un articolo di fede

È una bufala volante, che percorre i nostri cieli da più di quindici anni. Una bufala minacciosa, che parla di sostanze chimiche rilasciate tra le nuvole da misteriosi aeroplani scuri, per avvelenare l’aria e provocare, addirittura, genocidi. Eppure è una bufala di cui sappiamo tutto, vita, morte e miracoli: da quando fu lanciata su internet da una maldestra banda del buco, a tutte le volte che è stata smentita al di là di ogni dubbio sensato. È la storia delle cosiddette scie chimiche, rilanciata su internet con la caparbia irragionevolezza dei complottisti e la complicità (ingenua?) dei politici di mezzo mondo. Oggi continua a spaventare, probabilmente ad arricchire qualcuno, e sicuramente a far sghignazzare molti altri. Ma, come tutte le bufale che si rispettino, ha una storia lunga e istruttiva.

Il padre delle scie chimiche si chiamava Richard Finke: non era uno scienziato, né un esperto di aeronautica,.. CONTINUA A LEGGERE QUI
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mercoledì 25 luglio 2012

TARANTO: TRA LAVORO E SALUTE DEI CITTADINI

 

TARANTO: TRA LAVORO E SALUTE DEI CITTADINI

Tensione alle stelle a Taranto per i possibili provvedimenti giudiziari nei confronti dell’ di Taranto. Nelle prossime ore dovrebbero essere noti i provvedimenti emessi dalla Procura della Repubblica che vede cinque persone dei vertici societari e aziendali indagati per il reato di disastro ambientale colposo e doloso. Nel capoluogo ionico da giorni circolano voci di un imminente sequestro degli impianti che potrebbe essere disposto dalla magistratura a seguito dei risultati delle perizie sull’inquinamento ambientale provocato dalle diossine emesse dall’azienda.

Nel mirino dei giudici sarebbero le aree del siderurgico che, in base alle indagini e alle perizie, provocano il maggior inquinamento con riflessi diretti sulle condizioni di salute dei lavoratori siderurgici e dei cittadini di Taranto. I settori in questione sono l’area a caldo dell’Ilva, dove ci sono le cokerie, la linea di agglomerazione e i parchi minerali dove arrivano e vengono stoccati ingenti quantitativi di materie prime poi impiegate nel ciclo di fusione e produzione dell’acciaio
Per scongiurare l’imminenza del sequestro degli impianti i sindacati Fim, Fiom e Uilm di Taranto hanno indetto questa mattina uno sciopero dei lavoratori dell’Ilva con presidio davanti allo stabilimento per manifestare la preoccupazione dei dipendenti del Siderurgico sul loro futuro occupazionale. In tarda mattinata migliaia di lavoratori hanno bloccato gli accessi alla statale 106, che porta in Calabria, e alla statale 7 Appia per Bari. Il 30 marzo scorso manifestarono per le vie della citta’ 8.000 tra operai e impiegati. L’Ilva di Taranto del gruppo Riva, è la più grande acciaieria europea con un’occupazione diretta di 11.571 persone ed una produzione di acciaio (dati 2011) di 8,4 milioni di tonnellate annue.

Resta intanto confermato l’incontro del 26 luglio a Roma: fra Clini, i rappresentanti dei Ministeri dello sviluppo economico, della coesione territoriale e dell’economia insieme alla delegazione istituzionale e politica della Puglia e di Taranto. Proprio in sede regionale ci si muove per l’applicazione della legge approvata martedì scorso all’unanimità, che introduce una stretta sulle emissioni inquinanti dei poli industriali di Taranto e Brindisi con la novità della ‘Valutazione del danno sanitario’ con possibilità, per le autorità pubbliche, di fermare gli impianti non in regola.

Il 23 e 24 luglio è stato presentato lo studio “Valutazione economica degli effetti sanitari dell’inquinamento atmosferico: la metodologia dell’EEA” organizzato da ARPA Puglia. Tra gli studi presentati quello che certifica la presenza del piombo nelle urine dei tarantini.Sono 141 i soggetti analizzati (67 uomini e 74 donne).I valori di riferimento <0,5 – 3,5 (microgrammi/litro).Il valore medio riscontrato è stato di 10,8 microgrammi/litro. Il piombo è neurotossico e cancerogeno.


GUARDA IL VIDEO : http://cipiri6.blogspot.it/2012/07/taranto-linquinamento-dei-fondali.html
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giovedì 7 aprile 2011

Inquinamento radioattivo del Pacifico


L'Associazione per i Popoli Minacciati è seriamente preoccupata per l'inquinamento radioattivo del Pacifico. 
La farina di pesce è pericolosa.

Se le particelle radioattive emesse dalla centrale nucleare giapponese di Fukushima sono state in parte spinte dal vento verso l'oceano Pacifico, con il momentaneo e legittimo sollievo della popolazione locale, “Le dichiarazioni degli scienziati giapponesi - ha spiegato mercoledì scorso Hugo Senoner dell''Associazione per i Popoli Minacciati  (Apm) - secondo cui la contaminazione dei pesci non sarebbe poi tanto grave visto che la radioattività si concentrerebbe nelle spine che l'uomo non mangia, non sono solo un’irresponsabile minimizzazione, ma sono addirittura criminali”. Migliaia di tonnellate di pesce, infatti, incluse le spine vengono ogni anno trasformate in farina di pesce da cui a sua volta si ricavano alimenti per animali, ma anche i famosi bastoncini, “tanto che - ha ricordato Legambiente - il portavoce dell’esecutivo Yukio Edano non esclude di valutare la sospensione della vendita di pesce (dopo quella di latte e verdure), se le concentrazioni di radioattività dovessero aumentare ancora”.

”Le popolazioni indigene del Pacifico si considerano a tutti gli effetti vittime dell'era nucleare - ha continuato Senoner - Mai nessuno ha chiesto loro se erano favorevoli a questo tipo di produzione energetica, ma ciò nonostante ne subiscono tutte le conseguenze. Così dopo il lancio delle bombe atomiche su Hiroshima e Nagasaki con le loro conseguenze e in seguito a decenni di test atomici eseguiti nel Pacifico da USA e Francia, “l'Oceano Pacifico si è trasformato in una cloaca radioattiva dalle conseguenze incalcolabili”. Non si tratta in questi casi di catastrofi fortuite, che Legambiente ricorda “sono oltre un centinaio, venti dei quali molto gravi, solo negli ultimi 50 anni” (.pdf), ma di esperimenti deliberatamente provocati che in tutto il globo arrivano all’incredibile cifra di 2.054.

Nelle zone dei test atomici francesi e nella Micronesia ex-statunitense le vittime della radioattività si sono unite in associazioni di lotta. Per decenni è stato loro mentito sul proprio stato di salute mentre la percentuale di malati di tumore e di malformazioni nei neonati andava assumendo valori eccezionalmente alti. Per le popolazioni indigene del Pacifico non è mai stato possibile tutelarsi dalle radiazioni che secondo gli scienziati non avrebbero dovuto causare loro alcun danno.

Articolo completo su www.unimondo.org


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mercoledì 28 ottobre 2009

Prestigiacomo sbrigativa sui veleni calabresi

Prestigiacomo sbrigativa sui veleni calabresi

Silvio Magnozzi

Secondo il ministro dell'ambiente la nave che si trova nelle acque del Tirreno calabrese, individuata grazie alle rivelazioni del pentito Francesco Fonti, «non è la Cunski». Cioè la nave dei veleni. Chi sta facendo le rilevazioni la smentisce «E' presto per dirlo». La procura: «Non ci interessa il nome di quella nave, ma il contenuto»

Il relitto trovato al largo delle coste di Cetraro non corrisponde alla Cunski e, dalle prime analisi ambientali, risulterebbe che al momento fino alla profondità di 300 metri non ci sono alterazioni della radioattività. La comunicazione arriva da una nota del ministero dell’ambiente, che parrebbe confutare almeno parte delle rivelazioni fatte da Francesco Fonti. Ma la situazione è tutt’altro che chiara, e rimangono dei punti fermi le indagini di questi giorni delle procure, i dati sull’esplosione dei tumori nella costa tirrenica e le mappe con le navi smarrite ricostruite da ambientalisti ed esperti.
«Il relitto a largo di Cetraro non corrisponde alla caratteristiche della Cunski – spiega Prestiacomo – Questo quanto emerge dai primi rilevamenti della ‘Mare Oceano’, la nave, inviata dal Ministero, che sta svolgendo gli accertamenti sui fondali del Tirreno. Infatti la morfologia del relitto risulta diversa da quella della Cunski. In particolare è stato rilevato che il cassero della nave affondata si trova nella zona centrale mentre quello della Cunski era a poppa». Il Rov, il robot sottomarino, ha svolto già le misurazioni ed i rilievi fotografici del relitto e le prime analisi ambientali da cui è emerso che fino alla profondità di 300 metri non si rilevano alterazioni della radioattività. «Naturalmente – prosegue Prestigiacomo – questi primi esiti delle ricerche non escludono la possibilità che i fusti contenuti nel relitto possano contenere rifiuti pericolosi o radioattivi e per questo il programma di indagini della nave Mare Oceano proseguirà col prelievo di sedimenti dai fondali, di carotaggi in profondità e col prelievo di campioni dai fusti». Tutte le operazioni continueranno in coordinamento con la Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e il Reparto ambientale marino della guardia costiera a disposizione del ministero al comando del capitano di vascello Federico Crescenzi.
«L’accertamento che il relitto in fondo al mare non sia il Cunski e il mancato rilevamento di radioattività fino a 300 metri, che, ribadisco, non esclude la possibilità che si tratti in ogni caso di una ‘nave dei veleni’», ammette il ministro dell’ambiente nella sua nota. Ma poi passa all’attacco e sostiene che la situazione «deve indurre alla prudenza ed alla responsabilità quanti fino ad ora hanno procurato, senza avere riscontri attendibili, paura e allarme sociale, con gravissime ripercussioni economiche per la Calabria. L’impegno del governo nella lotta alle ecomafie continua affinchè sia fatta piena luce sui misteri delle ‘’navi a perdere’, venga appurata la verità e ogni eventuale responsabilità».
«Abbiamo fatto finora solo delle esplorazioni acustiche, ma il Rov non e’ ancora entrato in acqua», dicono invecei responsabili della Geolab, proprietari della nave Mare Oceano, che sta effettuando le ricerche a undici chilometri dalla costa, dove si trova l’imbarcazione. «Il Rov – ha spiegato uno dei responsabili delle ricerche – farà altre esplorazioni acustiche e poi quelle visive. Adesso noi non ci sentiamo di dire con certezza che quella possa o non possa essere la nave Cunsky. Per noi è ancora troppo presto».
il Procuratore Vincenzo Lombardo, della Dda di Catanzaro non pare per nulla rasserenato dalle affermazioni di Prestigiacomo. «Sulla base di alcuni primi dati, quella non sarebbe la nave Cunsky, sono stato informato in questo senso – ha detto Lombardo – Ma questo non risolve il problema: noi vogliamo sapere cosa c’e’ dentro quella nave e dentro quei fusti, e cosa c’è adesso sul fondale e nel mare. Questo è quello che ci interessa. Abbiamo il morto, il delitto: adesso dobbiamo fare accertamenti precisi e analizzare il carico. Il resto non conta». Anche l’assessore all’ambiente della Regione Calabria SIlvio Greco afferma senza mezzi termini: «Non ci interessa il nome della nave, ma il suo contenuto».
L’altra notizia del giorno è che l’Anci nazionale si farà da tramite per organizzare un incontro urgente tra il governo e il comitato dei sindaci dell’alto Tirreno cosentino sulla vicenda. I sindaci hanno anche deciso una nuova giornata di mobilitazione sulla questione ambientale: si svolgerà il prossimo 8 novembre a Cetraro e vedrà la partecipazione di «tutti i sindaci calabresi, ma anche della presidenza della Regione Calabria e dei presidenti delle cinque province». I sindaci confermano le loro richiste al governo: «la dichiarazione dello ‘stato di emergenza’, analogamente a quanto avviene per situazioni di calamita’ naturali’’ e un intervento finalizzato alla rimozione del relitto presente al largo delle acque di Cetraro ed alla definitiva chiarezza sul contenuto dello stesso».
Tra i comitati che hanno manifestato ad Amantea lo scorso 24 ottobre, intanto, si sta pensando a una manifestazione a Roma per chiedere la verità sulle navi. «Quello dei veleni non è affare solo dei calabresi – spiegano i comitati – Verremmo a Roma a dirlo al governo».


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giovedì 15 ottobre 2009

Cunsky, Un'altra nave a Vibo?

Il muro di gomma in Calabria. Un'altra nave a Vibo?

Giuliano Santoro

Nonostante le grandi testate nazionali abbiano smesso di occuparsene, il mistero delle scorie affondate nei mari calabresi si intensifica giorno dopo giorno. Così, insieme alle strane manovre di insabbiamento di alcune procure e alla strategia del silenzio del governo nazionale, spuntano altri relitti...

Si infittisce il mistero attorno alle navi dei veleni affondate nei mari di Calabria, mentre le mobilitazioni e la rabbia montano di giorno in giorno. Ieri per la prima volta i pescatori di Cetraro, il comune di fronte al quale giace il relitto trovato grazie alle rivelazioni del pentito di ‘ndrangheta Francesco Fonti. I sindaci del Tirreno cosentino hanno costituito un «comitato permanente» che ha convocato i deputati e senatori eletti nella regione per martedì 20 ottobre a Roma «al fine di adempiere alla diffida con la quale i sindaci intimano al governo nazionale a rimuovere il relitto ritrovato a largo di Cetraro e coordinare azioni comuni che incalzino il Governo».
La notizia di oggi, però, arriva dal Quotidiano della Calabria, che la pubblica in esclusiva: è stato scoperto un altro relitto nel Vibonese. In seguito alle molte segnalazioni, scrive il giornale, «tra le tante verifiche compiute avrebbe dato esito positivo quella compiuta al largo della costa vibonese dove, con l’ausilio di un sonar, sarebbe stato individuato un altro relitto. Sugli esiti degli accertamenti viene mantenuto il massimo riservo e sono stati informati la magistratura e l’assessorato regionale all’ambiente».
«Il relitto potrebbe essere quello della Mikigan» afferma Legambiente sulla base della cartina della Oceanic Disposal Management Inc., «società creata dall’imprenditore Giorgio Comerio, per l’affondamento programmato di scorie radioattive nei fondali marini», agli atti della commissione parlamentare sul ciclo dei rifiuti. La nave era stata affondata il 31 ottobre 1986 dopo essere partita dal porto di Massa Carrara con un suo carico protetto da granulato di marmo. Sempre dal porto toscano era partita la Rigel, poi affondata con analoghe caratteristiche nel 1987 a largo di Capo Spartivento.
Un altro giornale locale, «il Quotidiano della Basilicata», avrebbe offerto numerose rivelazioni sconcertanti, questa volta sull’aspetto giudiziario. Secondo il direttore Paride Leporace, il pentito Fonti vuole deporre ancora ma si starebbe verificando di nuovo uno scontro tra procure, come era avvenuto tempo fa a proposito delle indagini Luigi De Magistris. Il procuratore di Catanzaro, Vincenzo Lombardo ha affermato ad un’agenzia di stampa: «Non abbiamo certezza sul fatto che quella scoperta a Cetraro sia davvero la nave Cunsky, come riferito dal pentito Francesco Fonti». Ha replicato l’assessore all’ambiente calabrese, Silvio Greco: «Non c’interessa il nome ma il contenuto di quella nave, ci interessa la bonifica». Oggi Greco ja cercato di placare gli allarmismi ma ha tenuto la barra dritta sulla richiesta di bonifica: «Al largo della costa calabrese ci sono almeno 150 relitti risalenti all’ultimo conflitto mondiale – ha affermato l’assessore da Bruxelles – Non si può parlare di rifiuti tossici se non si hanno prima i riscontri scientifici. Non mi risulta che siano a disposizione sonar in grado di rilevare la presenza di navi affondate in quella zona. Fino a quando non avremo riscontri scientifici, rischiamo solo di fare allarmismo». Diverso, aggiunge Greco, è il caso della nave localizzata al largo di Cetraro. «Quella è una situazione realmente preoccupante, perché abbiamo i filmati del relitto – prosegue l’assessore – Occorre che la nave, che si chiami Cunsky come dice il pentito o in un altro modo, sia rimossa e la zona bonificata. Per il resto bisogna stare calmi, perché in Calabria ormai c’è la psicosi. Ieri mi hanno allertato perché qualcuno aveva segnalato la presenza di un bidone al largo di Diamante, poi si è verificato che si trattava di una boa». «Pochi mettono in evidenza che Francesco Fonti è gravemente ammalato – scrive Leporace – Chi ha avuto la possibilità di parlare con lui ci riferisce di un uomo deluso che è solito ripetere ‘non vogliono usare la logica. Vadano in fondo a quel mare. Basta recuperare un solo bidone per accertare la verità’».
Leporace racconta del muro di gomma delle istituzioni, che sarebbe stato bucato dal procuratore di Paola Bruno Giordano e dalla «variabile impazzita» di un assessore regionale all’ambiente esperto di mare e una società privata che con fondi pubblici ha trovato il relitto al largo di Cetraro. «Quel giorno carabinieri e guardia costiera erano in grande tensione per quelle ricerche. Uno stato di allerta generale senza muovere un dito per partecipare allo scandaglio delle acque», afferma ancora Leporace nella sua inchiesta.



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sabato 11 aprile 2009

PARCO LAMBRO ( FIUME LAMBRO ) 11-4-09

OGNI GIORNO : FACCIO UN GIRETTO IN BICI AL PARCO LAMBRO - 11-04-2009



E OGNI VENERDI' SI PRESENTA QUESTO SPETTACOLO ,



IL FIUME PIENO DI SKIUMA , CORRELATO DA UN ODORE KIMIKO .............

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 FEBBRAIO 2011



ECCO LE FOTO :
TENTATIVO DI BONIFICA , DOPO 36 ORE DAL DISASTRO ECOLOGICO ,,,,
QUI SIAMO ALL'INTERNO DEL PARCO LAMBRO ,
ORMAI LA CHIAZZA PIU GRANDE DI PETROLIO AVRA RAGGIUNTO IL FIUME PO ,,,,,

AI LATI DEL FIUME SI VEDE BENISSIMO LA RIGA NERA LASCIATA DAL PETROLIO ,,,,

PUZZA DIFFUSA PER TUTTOIL PARCO .......... SOB




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. altre info qui
http://cipiri6.blogspot.it/2011/02/onda-nera-nel-lambro-indagati-i.html..
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venerdì 27 marzo 2009

PARCO LAMBRO ( FIUME LAMBRO )

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27 - 03 - 2009
OGGI ALLE 18.00 HO FATTO UN GIRO IN BICICLETTA X SGRANKIRMI UN PO' ,
ED ECCO COSA HO NOTATO SUL FIUME LAMBRO , TANTA SKIUMA COME SE A MONTE QUALKUNO STESSE LAVANDO I PANNI ,,,,,,,,,,,,,



MA NON C'ERA IL DEPURATORE ???????????????'''




MI SEMBRA KE IL SINDACO DI MILANO ' QUELLO IN MUTANDE ' FOSSE STATO PAGATO COME COMMISSARIO X I DEPURATORI ,
SOB ,,,,,,,,,,,,,,, ALTRI SOLDI RUBATI ..........

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 02 - 2011


ECCO LE FOTO :
TENTATIVO DI BONIFICA , DOPO 36 ORE DAL DISASTRO ECOLOGICO ,,,,
QUI SIAMO ALL'INTERNO DEL PARCO LAMBRO ,
ORMAI LA CHIAZZA PIU GRANDE DI PETROLIO AVRA' RAGGIUNTO IL FIUME PO ,,,,,

AI LATI DEL FIUME SI VEDE BENISSIMO LA RIGA NERA LASCIATA DAL PETROLIO ,,,,

PUZZA DIFFUSA PER TUTTOIL PARCO .......... SOB




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. altre info qui
http://cipiri6.blogspot.it/2011/02/onda-nera-nel-lambro-indagati-i.html
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