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mercoledì 18 settembre 2013

CORPI DIPINTI: Moda critica, etica e indipendente


Moda critica, etica e indipendente


Tre giorni di moda 

critica, etica e indipendente



20 / 21 / 22 settembre 2013

IV edizione

so critical so fashion, nato nel 2010 e  giunto alla 4^ edizione, dopo il successo del 2012 (5000 visitatori, 51 espositori e più di 100 giornalisti accreditati) è il primo evento in Italia interamente dedicato ad un’ “altra moda”, fatta di saperi e principi etici, di tessuti biologici e tagli sartoriali, di prodotti a basso impatto ambientale, creati da  designer all’avanguardia e stilisti indipendenti. Giunto alla su
a quarta edizione, organizzato da Terre di mezzo Eventi, si conferma come l’appuntamento di riferimento della moda critica all’interno della Milano Fashion Week...
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giovedì 7 giugno 2012

Schifani CONTRO Silvio



Schifani le canta a Silvio

«Pdl privo di coesione, serve chiarezza»


Nel Popolo della libertà è arrivato il momento della resa dei conti. Le divisioni e i dissidi interni al partito, sui quali si rincorrono da tempo voci sempre più insistenti, sono di fatto stati messi allo scoperto dal presidente del Senato Renato Schifani, che ha espresso tutte le sue preoccupazioni sul futuro del Pdl e del centrodestra italiano in una lettera inviata a Il Foglio . (Leggi la lettera completa).
FUORI DA PALAZZO MADAMA. «Si può restare insensibili di fronte al lento sfilacciamento di un partito che è stato, e resta, l’architrave dell’Italia moderata e liberale? Io non me la sento di girare lo sguardo dall’altro lato. E non me la sento nemmeno di trincerarmi tra le rassicuranti pareti di palazzo Madama. La condizione dolorosa in cui versa il Pdl richiede che mi assuma anch’io le mie responsabilità, senza finzioni e senza sudditanze».
A smuovere il presidente del Senato dall'imparzialità e dalla terzietà che la sua carica richiede, è la crisi «aggressiva e lacerante» che ha travolto una politica attraversata da una «confusione delle idee» che è «dispersiva e inconcludente».
LA RICHIESTA DELL'OPERAZIONE VERITÀ. Schifani ha detto di essere uscito dalle «rassicuranti pareti di palazzo Madama» per chiedere un'operazione verità a Silvio Berlusconi, per salvare il Pdl.
«Vanno dette tutte le verità, anche spiacevoli, che riguardano il passato: va detto, per esempio, che l’ultimo governo, prima che arrivasse Monti, non è stato scalzato da chissà quali forze oscure, ma da una mancanza di coesione che non ha consentito alla maggioranza di varare le riforme tenacemente volute dai nostri partner europei; va detto che la nostra credibilità all’estero precipitava di giorno in giorno perché Berlusconi sosteneva una linea e il ministro Tremonti l’esatto contrario; e va detto anche che la rottura con Gianfranco Fini segnò un punto di debolezza della coalizione e che la campagna condotta dai giornali di area sulla casa di Montecarlo ha finito per trasformare un contrasto politico in una frattura irreversibile».
Una vera e propria confessione a tutto tondo sui mari che hanno afflitto e continuano ad affliggere il Pdl. Schifani si schiera dalla parte del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del governo guidato da Mario Monti, e contro quella parte del suo partito che strilla e rende impossibile identificare una linea politica univoca.

  Elettorato disorientato e astensionista


«Il nostro elettorato è visibilmente frastornato. Un giorno il Pdl approva l’Imu e il giorno dopo irrompe sulla scena una parte del Pdl, certamente la più chiassosa, che minaccia di scendere in piazza contro l’Imu. Un giorno il Pdl approva i decreti, anche i più duri, di Monti e il giorno dopo la parte più colorita e populista del Pdl propone addirittura lo sciopero fiscale. Un giorno si ascoltano in televisione le più convinte dichiarazioni di Berlusconi a sostegno di Monti e il giorno dopo, anche e soprattutto sui giornali che si professano berlusconiani, si leggono titoli improntati al grillismo più avventato. Come meravigliarsi poi se la gente, soprattutto la nostra gente, non va a votare?».
«NON CI CAPISCONO PIÙ». Eccolo dunque il problema: «Il nostro elettorato è salito sull’aventino dell’astensionismo perché non capisce più che cosa vogliamo, perché non vede più nel Pdl né la coerenza né l’affidabilità».
Non c'è alcuna certezza sul futuro del partito, che continua ad aspettare da Pier Ferdinando Casini un 'sì' che potrebbe non arrivare mai, e che si oppone ai suoi avversari senza contenuti.
«SERVONO I CONTENUTI». «Capisco che, per dare una risposta, occorre sapere che cosa dire. Occorre, insomma, una linea politica che ci dica quantomeno se è strategicamente preferibile contrastare Grillo con un grillismo d'imitazione o se non sia invece il caso di attestarsi su una linea di responsabilità che eviti al Paese di precipitare nel dissesto di bilancio e alla politica di trascinarci in una ingovernabilità simile a quella che si è determinata in Grecia con la frantumazione dei partiti. Sono convinto, se mi è consentita una sottilineatura, che il grillismo ci porterebbe dritti all’isolamento e che la conseguente incapacità di riaggregare il blocco moderato sarebbe un danno enorme per la politica e, più in generale, per la democrazia di questa amatissima Italia. Da qui la mia richiesta di una urgente e ineludibile operazione verità».
« ALFANO». Insomma, il Pdl deve capire da che parte vuole andare e come vuole andarci. Sulla guida del partito Schifani appoggia l'attuale segretario.
«Ha dimostrato sul campo di sapere fare politica, di sapere incalzare Monti. Sono convinto che, se sarà in grado di guadagnarsi l’autonomia necessaria, avrà tutte le carte in regola per rilanciare il Pdl, per riannodare i fili spezzati tra partito e società civile, e per cercare tra i giovani, e soprattutto tra quei giovani che hanno una storia politica legata al territorio, le risorse necessarie per formare una nuova classe dirigente».
L'augurio del presidente del Senato è che Berlusconi riesca a compiere questa «operazione verità», abbandonando l'idea delle liste civiche e riempiendo la sua offerta politica di contenuti. Ma se non dovesse farcela, c'è da scommetterci, Schifani sarebbe pronto a scendere in campo.

http://www.lettera43.it/politica/schifani-le-canta-a-silvio_4367553613.htm

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lunedì 11 ottobre 2010

Libertà di informazione, CENSURA LEGALIZZATA




“Il presente disegno di legge intende garantire la tutela della proprietà intellettuale dell’opera editoriale sia nelle forme tradizionali (carta stampata) sia nelle forme digitali (diffusione via internet). Le nuove tecnologie informatiche e di comunicazione, il diverso ruolo in cui si atteggiano le piattaforme che mediano tali contenuti informativi, le peculiarità di alcuni sistemi di distribuzione e di categorizzazione delle notizie (tra cui, in primis, i motori di ricerca) rendono, infatti, necessario ed improrogabile un intervento del legislatore. L’inosservanza dei diritti di utilizzazione economica dell’opera editoriale danneggia le imprese editrici i cui giornali, da prodotto di una complessa e costosa attività produttiva ed intellettuale, diventano oggetto di illecita riproduzione”.E’ questo l’incipit della Relazione con la quale il Sen. Alessio Butti (PdL), lo scorso 22 luglio, ha presentato al Senato un disegno di legge – ora assegnato alla Commissione Giustizia – attraverso il quale intende vietare “l’utilizzo o la riproduzione, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, di articoli di attualità pubblicati nelle riviste o nei giornali, allo scopo di trarne profitto” in assenza di un apposito accordo tra chi intenda utilizzarli e le associazioni maggiormente rappresentative degli editori.Quella contenuta del DDL è un’autentica ed inequivocabile dichiarazione di guerra contro le dinamiche di circolazione dell’informazione in Rete, gli aggregatori di news e, persino i motori di ricerca.Il Sen. Butti e gli altri firmatari del disegno di legge – tutti del PDL a parte il Sen. Oskar Pederlini [ n.d.r. Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei)] – danno voce agli editori più tradizionali ed incassano, infatti, il plauso della FIEG.Si tratta, però, di un ritorno al passato. Un disegno di legge che sembra uscito dalla penna di un uomo che non ha vissuto l’ultimo decennio, né seguito la rivoluzione del mondo dell’informazione che si sta consumando sotto gli occhi di tutti.Le leggi di carta contro la rivoluzione digitale.Il disegno di legge prevede che sia vietato “l’utilizzo o la riproduzione, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo di articoli di attualità pubblicati nelle riviste o nei giornali, allo scopo di trarne profitto”.Che significa, in Rete, “utilizzare” un articolo in qualsiasi forma e modo?Indicizzarlo? Richiamarlo attraverso un link in un post o in un altro articolo? Inserire il link in un elenco di fonti allo scopo di creare una “bibliografia” su un certo argomento?La genericità dell’espressione cui si è fatto riferimento, in uno con il suo accostamento alla parola “riproduzione”, con la conseguente necessità di attribuire alla prima un significato diverso dalla seconda, impongono di rispondere affermativamente a tutte le domande che precedono.Nella relazione al disegno di legge, peraltro, si fa esplicito riferimento ai motori di ricerca, con la conseguenza di non lasciare dubbio alcuno sulla circostanza che, secondo gli estensori del ddl, anche l’indicizzazione andrebbe considerata una forma di “utilizzazione” degli articoli.Ogni forma di utilizzo degli articoli di giornali e riviste pubblicati online, dunque, secondo il Sen. Butti e gli altri cofirmatari del disegno di legge, dovrebbe essere preclusa in assenza di apposita autorizzazione.Ciò, almeno, ogni qualvolta l’utilizzo avvenisse “allo scopo di trarne profitto”, nozione, tuttavia, tanto ampia da non attenuare affatto la portata che la norma avrebbe sull’ecosistema dell’informazione online.Intendiamoci, nessuno propone o suggerisce di lasciare l’editoria – specie online – alla mercé dell’altrui cannibalizzazione o di disapplicare in Rete i principi alla base della legge sul diritto d’autore.Non servono, tuttavia, nuove leggi e, soprattutto, non si può continuare a sostenere fondatamente che i motori di ricerca o gli aggregatori di news – che, pure, evidentemente, non sono gestiti da enti filantropici o di beneficenza – siano parassiti e cannibali, allo scopo di “batter cassa”, ancora una volta, allo Stato e chiedere aiuto e soccorso.Non bastano le centinaia di milioni di euro in contributi all’editoria che ogni anno il nostro Paese destina a giornali e periodici poco conosciuti, sconosciuti e, talvolta, pressoché inesistenti?Il contesto di mercato è cambiato e sta agli editori individuare nuovi modelli di business o, piuttosto, stabilire un rapporto nuovo e diverso con i lettori.Un rapporto basato sulla qualità dei contenuti, sulla trasparenza e sulla collaborazione.La filosofia alla base del nuovo disegno di legge muove da un radicale ripensamento dell’equilibrio tra libertà di informazione e diritti patrimoniali dell’autore o, meglio, ormai, dell’editore.I firmatari del disegno di legge, propongono, infatti, di posizionare l’asticella di tale equilibrio, tutta spostata dalla parte degli editori ai quali, ultimi, toccherebbe la scelta di decidere se, quanto, a quali condizioni e con quali modalità l’informazione possa circolare.All’indomani dell’eventuale approvazione del disegno di legge, pertanto, potremmo ritrovarci tutti più poveri in termini di libertà ad essere informati ed ad informare, solo per garantire, a pochi, di non diventare meno ricchi.Non è questa – almeno a mio avviso – la posizione di equilibrio tratteggiata dal legislatore con la legge sul diritto d’autore.Libertà di informazione, diritto di cronaca e di critica, assieme alla ricerca, l’educazione ed ad altri interessi, infatti, dovrebbero rappresentare un limite – o almeno un elemento di contemperamento – effettivo ai diritti patrimoniali degli editori anche nel contesto digitale.E’ davvero un peccato che mentre in Islanda ci si pone il problema di come rendere più libera l’informazione attraverso la Rete, in Italia si tenti, ogni strada, per sforzarsi di ricondurre il timone dell’informazione nelle mani dei soliti noti.Stiamo, davvero, perdendo una grande occasione di libertà.


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venerdì 18 settembre 2009

L'Aquila. L'Ordine degli architetti critica le C.a.s.e.

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L'Aquila. L'Ordine degli architetti critica le C.a.s.e.
Non basterà dare un tetto a tutti gli sfollati per rendere efficienti e funzionali i nuovi quartieri in costruzione a Bazzano e a Preturo. Servono i servizi. In un’intervista all’Asca, Gianlorenzo Conti, presidente del Consiglio del’Ordine degli Architetti della Provincia dell’Aquila, esprime una serie di giudizi severi sui passi fino ad ora compiuti nell’affrontare l’emergenza sisma in Abruzzo. Riportiamo brani dell’intervista.
Gli architetti come giudicano il progetto C.a.s.e.? «Alcune scelte sono abbastanza discutili. In buona fede penso che siano state dettate dall’ ermegenza. Ci sono alcune situazioni come Preturo, dove ci sono due villaggi in costruzione come Cese e Sassa, per circa 4 mila abitanti e non ci sono le infrastrutture, l’acqua scarseggia, le reti fognarie vanno adeguate. Sono problemi che non possono essere sottovalutati».
Non siete stati coinvolti? «Non abbiamo partecipato alla programmazione, all’individuazione dei siti, alla scelta delle aree di urbanizzazione, al discorso ambientale. Ci avrebbe fatto piacere partecipare ma non siamo stati coinvolti e per il nostro Ordine era puro volontariato».
Si riuscirà in tempi brevi a dare un tetto a tutti?
«Il progetto C.a.s.e. è per 15 mila persone, 2 mila saranno sistemati nella Caserma della Guardia di Finanza, altre 2 mila rientreranno nelle abitazioni con agibilità parziale, altri alloggeranno in affitto e negli alberghi: non credo comunque che si riuscirà a dare un tetto a tutti entro dicembre».
E il centro storico?
«Si parla pochissimo della ricostruzione del centro storico dell’ Aquila. Deve partire in parallelo con il resto altrimenti L’Aquila è una città morta. Il nostro è uno dei centri storici più grandi e più belli d’Italia. Abbiamo in mente un piano strategico per poter intervenire all’interno di un’area che ha 1900 monumenti vincolati, un piano che stiamo portando avanti anche a livello grafico e che presenteremo ai primi d’ottobre».
Come saranno gestite le autorizzazioni per le agibilità parziali delle case?
«Non vogliamo assolutamente ostacolare il rientro nelle abitazioni ma allo stesso tempo vogliamo che siano garantite tutte le norme di sicurezza per la popolazione. Per questo chiederemo l’intervento dell’Ispettorato del Lavoro e delle Asl sui piani di sicurezza; non bisogna far rientrare la gente nelle case se non c’è il massimo della sicurezza. Chiederemo un incontro alla Protezione Civile per concordare le misure di rientro per le case con agibilità parziale che dovrebbe aggirarsi intorno al 10 per cento del patrimonio edilizio».
Mai incontrato Bertolaso fino ad ora?
«Mai. Fino ad ora non ho avuto il piacere di stringergli la mano»...


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