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lunedì 22 giugno 2015

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martedì 16 giugno 2015

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venerdì 20 aprile 2012

Italia al 61° posto in libertà d’informazione


Italia al 61° posto

 in libertà

 d’informazione


 L’Italia passa dal 49° posto nella classifica della libertà d’informazione 2011 al 61°nel ranking 2012.
C’è chi pensa che non sia importante questa notizia ma purtroppo è una delle più importanti che potrete leggere oggi. Ovviamente non la leggerete sui quotidiani e non l’ascolterete al telegiornale.
La censura, il cancro dello sviluppo di qualsiasi Paese, il male che impedisce l’evoluzione dell’uomo, che ne limita la libertà e lo uccide, si sta espandendo sempre di più. La nostra Italia è abituata ad essere vittima dei soprusi di politici bugiardi e conigli e di banchieri censori e mafiosi… è abituata… che schifo, che vergogna, che pecoroni… e le cose stanno andando di male in peggio.

Mario Monti & Co., factotum dei capi mafiosi della finanza nazionale ed internazionale e del potere del sacro censore, il Vaticano, sanno che ridurre la libertà di stampa ed informazione, censurando, approvando decreti legge contro i giornalisti ed impedendo la libera associazione e manifestazione ai cittadini, significa più potere e controllo e meno impedimenti per portare avanti i propri loschi affari, come la produzione di armi ed il lavaggio degli introiti che ne derivano.
Ricordate sempre che l’Italia produce armi (Finmeccanica, ad esempio, è all’8° nella classifica mondiale dei produttori, ndr) e ne finanzia la produzione ed il commercio in tutto il mondo. Questo è quello che fanno i nostri, produrre armi e spendere i soldi per fare la bella vita. L’Italia è marcia solo che ha sempre saputo l’importanza dell’arte del maquillage e del teatro. Il Belpaese…
Risorgeremo? Solo se lo vorremo, solo se agiremo come uomini a cui stanno rubando la propria libertà, la propria vita. Se continuerete a fregarvene, a soffrire in silenzio, a fare il loro gioco per assicurarvi una lauta pensione e non dovervi preoccupare, a gridare al bar per poi belare in fabbrica, a pensare solo al vostro giardino senza compromettervi e pensare se state facendo qualcosa di buono, morale e giusto per il bene e la salute degli altri, rimarrete sempre omuncoli e donnette.
È tempo di agire, piagnucoloni e narcisisti di tutte le età, è tempo di risolvere la vostra ignoranza e oltrepassare il confine della vostra innata paura. Non uccidetevi.
Guardando da fuori la mia bella Italia, mi rattrista vedere tanta inerzia, mentre arrivano fin qui le grida ed i pianti di un popolo pecorone, che continua a non fare altro che lamentarsi e piagnucolare… lacrime di coccodrillo.
61° posto. Vi vogliono come animali domestici.



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giovedì 28 luglio 2011

D’Alema ha centrato il problema , quest’informazione è malata, e il sano e il diversamente intelligente è lui



D’Alema ha centrato  il problema 
quest’informazione è malata
e il sano e il diversamente intelligente è lui

DIVERSAMENTE INTELLIGENTI di Oliviero Beha

 Sono da sempre un coetaneo di Massimo D’Alema, e fin qui si spiega facilmente, ma anche un suo estimatore sia pure non in senso strettissimo. Noto quindi con una punta di dispiacere che dopo il tripudio delle domande postegli qui da Travaglio evase per modo di dire, la faccenda di Bersani, Penati e compagnia cantante e forse confessante e solo parzialmente dimettente, l’ha un poco oscurato dalle prime pagine. Solo un poco, giacché è noto anche se non conosciuto (distinzione filosofica familiare alla Normale di Pisa dove ha studiato senza dar loro la soddisfazione volgare di laurearsi) che dietro il Pd, sempre e comunque, c’è lui. Hai voglia a tenerlo basso, a dire che si è ridotto a essere “soltanto il presidente del Copasir”. L’intelligenza non si misura sulle cariche, anche se non gli sarebbe dispiaciuto cinque anni fa finire al Quirinale. Poi l’invidia degli uomini, partiti e arrivati, specie di coloro che gli erano magari vicini, l’ha tenuto lontano dal Colle. Non per questo ha mollato, né sagacemente si è fatto intrappolare da quella “iena inquirente” della Forleo sulle scalate bancarie intercettate, e neppure ha abdicato subito dopo dal ruolo e dalla responsabilità di “king maker” nei confronti di Veltroni, primo leader stagionale del Partito democratico a fusione fredda di Ds e Margherita, o di Bersani, lo stesso appena citato a proposito di Penati, il segretario che dice con chiarezza oculistica “bisogna tenere gli occhi aperti”. Se lui fa l’ottico, D’Alema quando si toglie gli occhiali, come si è visto giorni fa, è per mostrare i muscoli alla stampa, con la quale ha un rapporto come si sa conflittuale da sempre. Lui è diversamente intelligente da loro. E io – il coetaneo estimatore in senso vagotonico –, sono d’accordo con lui. So di dare un dispiacere ai colleghi ma come si fa, ripercorrendo quindici anni di intemerate che testimoniano di un disprezzo autentico e radicale per la stampa, a non dargli ragione? Dai tempi in cui diceva che “i giornali andavano lasciati nelle edicole”, alla ripetuta definizione di “iene dattilografe”, alla recente formula dedicata a questo giornale “tecnicamente fascista”, D’Alema ha centrato perfettamente e con cospicuo coraggio intellettuale il problema: quest’informazione è malata, e il sano e il diversamente intelligente è lui. Concordo, anche perché contrariamente a molti suoi colleghi – intendo e intende lui subalterni, naturalmente – non ha mai piazzato direttori, conduttori, editorialisti (anche giovani neoassunti? Sì, anche loro...) in tv, nei giornali, ovunque potesse nel sistema mediatico che detesta. Gli altri sì, lui no. Come avrebbe potuto, visto il disprezzo che giustamente riserva a questa categoria di straccioni? Dunque nessuna ipocrisia dal cosiddetto leader Massimo, né quando è alla ribalta né adesso che gioca una partita più da committente che da autocommesso. Sono certo quindi che Massimo prenderà in seria considerazione questa mia modesta proposta: rinunci alla pensione che gli paga l’Inpgi, il nostro istituto, facendolo figurare da giornalista per la pensione appunto con contributi detti figurativi che paga per lui la cassa comune, cioè l’insieme delle iene. Sarà un leader d’esempio anche in questo di un folto gruppo parlamentare che contempla giornalisti di complemento come Fini e Veltroni, Gasparri e Mastella e una scia di gente dalla doppia pensione. Rinunci: perché mischiarsi ai nostri privilegi, lui che da politico ha già i suoi e in dosi industriali tanto da far saltare la mosca al naso di un popolo ridotto allo stremo? Dai coetaneo, uno sforzino e ce la fai, tirati fuori dal brago di questa stampa “tecnicamente fascista”...

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lunedì 11 ottobre 2010

Libertà di informazione, CENSURA LEGALIZZATA




“Il presente disegno di legge intende garantire la tutela della proprietà intellettuale dell’opera editoriale sia nelle forme tradizionali (carta stampata) sia nelle forme digitali (diffusione via internet). Le nuove tecnologie informatiche e di comunicazione, il diverso ruolo in cui si atteggiano le piattaforme che mediano tali contenuti informativi, le peculiarità di alcuni sistemi di distribuzione e di categorizzazione delle notizie (tra cui, in primis, i motori di ricerca) rendono, infatti, necessario ed improrogabile un intervento del legislatore. L’inosservanza dei diritti di utilizzazione economica dell’opera editoriale danneggia le imprese editrici i cui giornali, da prodotto di una complessa e costosa attività produttiva ed intellettuale, diventano oggetto di illecita riproduzione”.E’ questo l’incipit della Relazione con la quale il Sen. Alessio Butti (PdL), lo scorso 22 luglio, ha presentato al Senato un disegno di legge – ora assegnato alla Commissione Giustizia – attraverso il quale intende vietare “l’utilizzo o la riproduzione, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo, di articoli di attualità pubblicati nelle riviste o nei giornali, allo scopo di trarne profitto” in assenza di un apposito accordo tra chi intenda utilizzarli e le associazioni maggiormente rappresentative degli editori.Quella contenuta del DDL è un’autentica ed inequivocabile dichiarazione di guerra contro le dinamiche di circolazione dell’informazione in Rete, gli aggregatori di news e, persino i motori di ricerca.Il Sen. Butti e gli altri firmatari del disegno di legge – tutti del PDL a parte il Sen. Oskar Pederlini [ n.d.r. Unione di Centro, SVP e Autonomie (Union Valdôtaine, MAIE, Io Sud, Movimento Repubblicani Europei)] – danno voce agli editori più tradizionali ed incassano, infatti, il plauso della FIEG.Si tratta, però, di un ritorno al passato. Un disegno di legge che sembra uscito dalla penna di un uomo che non ha vissuto l’ultimo decennio, né seguito la rivoluzione del mondo dell’informazione che si sta consumando sotto gli occhi di tutti.Le leggi di carta contro la rivoluzione digitale.Il disegno di legge prevede che sia vietato “l’utilizzo o la riproduzione, in qualsiasi forma e con qualsiasi mezzo di articoli di attualità pubblicati nelle riviste o nei giornali, allo scopo di trarne profitto”.Che significa, in Rete, “utilizzare” un articolo in qualsiasi forma e modo?Indicizzarlo? Richiamarlo attraverso un link in un post o in un altro articolo? Inserire il link in un elenco di fonti allo scopo di creare una “bibliografia” su un certo argomento?La genericità dell’espressione cui si è fatto riferimento, in uno con il suo accostamento alla parola “riproduzione”, con la conseguente necessità di attribuire alla prima un significato diverso dalla seconda, impongono di rispondere affermativamente a tutte le domande che precedono.Nella relazione al disegno di legge, peraltro, si fa esplicito riferimento ai motori di ricerca, con la conseguenza di non lasciare dubbio alcuno sulla circostanza che, secondo gli estensori del ddl, anche l’indicizzazione andrebbe considerata una forma di “utilizzazione” degli articoli.Ogni forma di utilizzo degli articoli di giornali e riviste pubblicati online, dunque, secondo il Sen. Butti e gli altri cofirmatari del disegno di legge, dovrebbe essere preclusa in assenza di apposita autorizzazione.Ciò, almeno, ogni qualvolta l’utilizzo avvenisse “allo scopo di trarne profitto”, nozione, tuttavia, tanto ampia da non attenuare affatto la portata che la norma avrebbe sull’ecosistema dell’informazione online.Intendiamoci, nessuno propone o suggerisce di lasciare l’editoria – specie online – alla mercé dell’altrui cannibalizzazione o di disapplicare in Rete i principi alla base della legge sul diritto d’autore.Non servono, tuttavia, nuove leggi e, soprattutto, non si può continuare a sostenere fondatamente che i motori di ricerca o gli aggregatori di news – che, pure, evidentemente, non sono gestiti da enti filantropici o di beneficenza – siano parassiti e cannibali, allo scopo di “batter cassa”, ancora una volta, allo Stato e chiedere aiuto e soccorso.Non bastano le centinaia di milioni di euro in contributi all’editoria che ogni anno il nostro Paese destina a giornali e periodici poco conosciuti, sconosciuti e, talvolta, pressoché inesistenti?Il contesto di mercato è cambiato e sta agli editori individuare nuovi modelli di business o, piuttosto, stabilire un rapporto nuovo e diverso con i lettori.Un rapporto basato sulla qualità dei contenuti, sulla trasparenza e sulla collaborazione.La filosofia alla base del nuovo disegno di legge muove da un radicale ripensamento dell’equilibrio tra libertà di informazione e diritti patrimoniali dell’autore o, meglio, ormai, dell’editore.I firmatari del disegno di legge, propongono, infatti, di posizionare l’asticella di tale equilibrio, tutta spostata dalla parte degli editori ai quali, ultimi, toccherebbe la scelta di decidere se, quanto, a quali condizioni e con quali modalità l’informazione possa circolare.All’indomani dell’eventuale approvazione del disegno di legge, pertanto, potremmo ritrovarci tutti più poveri in termini di libertà ad essere informati ed ad informare, solo per garantire, a pochi, di non diventare meno ricchi.Non è questa – almeno a mio avviso – la posizione di equilibrio tratteggiata dal legislatore con la legge sul diritto d’autore.Libertà di informazione, diritto di cronaca e di critica, assieme alla ricerca, l’educazione ed ad altri interessi, infatti, dovrebbero rappresentare un limite – o almeno un elemento di contemperamento – effettivo ai diritti patrimoniali degli editori anche nel contesto digitale.E’ davvero un peccato che mentre in Islanda ci si pone il problema di come rendere più libera l’informazione attraverso la Rete, in Italia si tenti, ogni strada, per sforzarsi di ricondurre il timone dell’informazione nelle mani dei soliti noti.Stiamo, davvero, perdendo una grande occasione di libertà.


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giovedì 13 maggio 2010

LIBERTÀ D' INFORMAZIONE E COSTITUZIONALI

La liberta' e' partecipazione informata.

PER LA LIBERTÀ D'INFORMAZIONE, PER LE LIBERTÀ COSTITUZIONALI
All’appello contro la legge bavaglio sulle intercettazioni hanno già aderito oltre 40.000 persone, gruppi, sindacati e associazioni.
All’appello hanno dato il loro sostegno alcuni tra i maggiori costituzionalisti italiani:
Valerio Onida, Presidente dell’Associazione dei costituzionalisti italiani; Alessandro Pace, già Presidente della stessa associazione; Gaetano Azzariti; Lorenza Carlassare; Mario Dogliani; Gianni Ferrara.
Per approvare il disegno di legge è stata impressa una vistosissima accelerata ai lavori parlamentari Sono previste sedute mattutine, pomeridiane e notturne della Commissione Giustizia del Senato per concludere l’esame di un testo dall’impianto proibizionista e punitivo. E’ indispensabile moltiplicare gli sforzi per rafforzare l’opposizione a questo attentato alle libertà costituzionali.
Invitiamo tutti a a metterci la faccia, alla pagina Facebook http://bit.ly/cVcr10 che ha raggiunto il numero di 19.390 adesioni oppure a firmare in calce l'appello che ha già raggiunto la cifra enorme di 22.370 firme.
Articoli e info 

La libertà è partecipazione informata”

Al Senato la maggioranza cerca di imporre la Legge sulle intercettazioni telefoniche che scardinerebbe aspetti essenziali del sistema costituzionale.
Sono a rischio la libertà di manifestazione del pensiero ed il diritto dei cittadini ad essere informati.
Non tutti i reati possono essere indagati attraverso le intercettazioni e viene sostanzialmente impedita la pubblicazione delle intercettazioni svolte
Una pesante censura cadrebbe sull’informazione. Anche su quella amatoriale e dei blog (Art.28).
Se quella legge fosse stata in vigore, non avremmo avuto alcuna notizia dei buoni affari immobiliari del Ministro Scajola e di quelli bancari di Consorte.
Se la legge verrà approvata, la magistratura non potrà più intervenire efficacemente su illegalità e scandali come quelli svelati nella sanità e nella finanza, non potrà seguire reati gravissimi.
Si dice di voler tutelare la Privacy: un obiettivo legittimo, che tuttavia può essere raggiunto senza violare principi e diritti.
Si vuole, in realtà, imporre un pericoloso regime di opacità e segreto.
Le libertà costituzionali non sono disponibili per nessuna maggioranza.

 http://nobavaglio.it/       LINK X FIRMARE



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lunedì 1 marzo 2010

DIRITTO DI SAPERE , informazione




MARTEDI a ROMA PER LA LIBERTA' DI INFORMAZIONE
SOCIETA' CIVILE domani sera alle 20, sarà a Roma in via Teulada (P.le Clodio) davanti agli studi della Rai, dove si sarebbe dovuta registrare la puntata di Ballarò per protestare contro la decisione del Cda Rai che ha deciso la cancellazione per un mese di programmi ...importanti come Porta a Porta, Ballarò, Anno Zero e L’ultima parola. La Rai ha scritto una brutta pagina: la legge sulla par condicio è soltanto un alibi inconsistente tant’è che nei dieci anni di sua applicazione mai erano state soppresse trasmissioni di approfondimento giornalistico. Una decisione contraddittoria, sbagliata, che tradisce profondamente i doveri del servizio pubblico che sono quelli di ampliare non di comprimere gli spazi di informazione"

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sabato 3 ottobre 2009

L'insostenibile libertà dell'informazione

L'insostenibile libertà dell'informazione


di Istituto "Alcide Cervi"


Nei giorni in cui, nel nostro Paese, si discute così animatamente di libertà di stampa e di espressione,
vale la pena tornare al senso di questa fondamentale acquisizione democratica. E’ un esercizio sempre difficile,
per le generazioni venute dopo le grandi stagioni ideali, vivere all’altezza dei propri diritti. Specialmente se
conquistati in una temperie civile come la Resistenza. A Casa Cervi, uno dei luoghi dove la storia
dell’antifascismo e della Repubblica trova espressione compiuta, la prima missione pedagogica è proprio
questa: fornire gli strumenti di conoscenza e di consapevolezza ai cittadini di oggi e di domani.
Nel cuore del Museo dei sette fratelli Cervi, che racconta una vicenda di scelta e di responsabilità
nell'Italia fascista e in guerra, c’è una grande macchina per la stampa clandestina. Non c’è reperto migliore
oggi che questo, per spiegare cosa fosse la negazione della libertà di sapere, capire, pensare, scegliere ( in una
parola l’informazione) ai tempi del regime. Perché non si può comprendere la dedizione di tanti resistenti,
senza cogliere la portata delle privazioni (materiali e immateriali) causate dal fascismo. Nei regimi del secolo
breve (sarà poi così breve?), la cultura di massa è addomesticata con la lenta asfissia della mente, che
assopisce togliendo l’ossigeno al pensiero. Nell’era della comunicazione, a noi modesti divulgatori di memoria,
è sembrato il memento più moderno e attuale che una storia di ribellione culturale potesse insegnare. Ecco
perché da qui (dai giornali e dai libri) parte la nostra narrazione sull’antifascismo di questi liberi contadini.
Quel messaggio, e quell’urgenza, non sono cambiati. La necessità di vigilare sul nostro libero pensare
non è mutata. Specie in un’epoca in cui le innumerevoli opportunità di conoscere sono almeno pari a quelle di
ignorare. E’ un'allerta che va mantenuta in ogni direzione: verso il potere, nella formazione della “opinione
pubblica”. Verso ognuno di noi, “consumatori di cittadinanza” non sempre consapevole, portati a sottovalutare
la responsabilità di essere informati. E verso i “produttori di opinione”, la classe di mezzo dei professionisti
della comunicazione, a cui è chiesto di non essere proni all'omologazione, all’acquiescenza con la voce
dominante, alla informazione precotta.
Visto dalla casa dei Cervi, da un luogo di divulgazione democratica (per chi in fondo non fa un mestiere
così diverso nel proprio piccolo), esiste un problema di “cultura della libertà di informazione” in Italia; un
paese forse poco avvezzo a cimentarsi con uno dei capisaldi della civiltà occidentale. La vivacità della pubblica
opinione, il bilanciamento tra le “agenzie morali” (la classe dirigente, il sistema dell’informazione, il pubblico):
tutti anticorpi inseriti non a caso nel prontuario civile della Costituzione. E tutti indicatori di una società che
non solo dispone della libertà di comunicare, ma la esercita consapevolmente. Nella volontà collettiva di
conoscere, capire, scegliere (non proprio la stessa cosa di “credere, obbedire, combattere”).
Ogni segnale di risveglio, ogni occasione di coscienza su questo tema è un passo in più verso una
democrazia compiuta. Per questo sono positive le mobilitazioni pubbliche, e ogni riflettore acceso su questo
tema. A questo coro di rinnovata coscienza (più che di indignazione) vogliamo unirci. Ma se davvero ci
interessa vivere il senso compiuto delle conquiste civili, costate così care a chi le ha strappate alla storia,
ciascuno deve essere cosciente della propria parte. Ogni libertà ha con sé un fardello di responsabilità
individuale, se non “di categoria”, che è parte integrante del patto sociale. Costa fatica rimanere desti, non
fermarsi alla superficie delle notizie, andare oltre la velina confezionata.
E’ di questo esercizio che dobbiamo esser degni, pagando un prezzo assai inferiore a quello che in ben
altri tempi, e in ben altre circostanze, noi stessi Italiani abbiamo saputo scontare. A schiena dritta è più
semplice tenere gli occhi aperti.
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