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mercoledì 18 marzo 2015

M. LUPI sulla TAV ed EXPO



Ancora una volta è dovuta intervenire la Magistratura per fermare ‘i soliti noti’ che la fanno da padroni con i nostri soldi. Questa volta è toccato (anzi è ‘ritoccato’) ad Ettore Incalza ed ai suoi compari.

Il ministro delle Infrastrutture ha negato di aver raccomandato il figlio Luca presso l'uomo di fiducia di Ettore Incalza, ma un'intercettazione del gennaio 2014 lo smentisce. A sua volta, il plenipotenziario del dicastero di piazzale di Porta Pia informa il sodale Perotti: "C'è da incontrare il figlio di Maurizio".

Siccome molti potrebbero non ricordare chi è Ettore Incalza e che cosa accadeva ed accade ancora al Ministero delle Infrastrutture vi invito a leggere l’intervista che ho rilasciato ad Alessandro De Angelis per l’Huffington Post che potete anche leggere qui di seguito:

Tangenti su Tav ed Expo, intervista a Di Pietro: “Lupi si deve dimettere. Vi racconto io chi è Incalza”

 “Eccerto che in un paese normale Lupi si dovrebbe dimettere”. Il telefono di Tonino Di Pietro, quando c’è un’ordinanza, bolle. Perché la toga, in fondo, non se l’è mai tolta. Legge le carte, si informa, ha fiuto. E lo scandalo che coinvolge il ministro Lupi è grosso: “Si, però non farmi parlare di Rolex al figlio e vestiti a lui, che devo prima leggere bene le carte”. Ma la responsabilità politica del ministro, secondo l’ex pm, c’è già tutta. Scusi Di Pietro, Lupi poteva non sapere? Risposta: “Eh no, il ministro mica può dire: non sapevo nulla e facciamo finta che nulla sia successo. Un ministro che non si accorge di quello che è successo, ammesso che non se ne fosse accorto, ha già una responsabilità enorme”. Tanto che lui, Di Pietro, quando mise un piede al ministero delle Infrastrutture, la prima cosa che fece fu quella di allontanare Ercole Incalza.

Scusi Di Pietro, partiamo dall’inizio. Ci dice chi è davvero questo Incalza?
Incalza è un manager già in voga nella Prima Repubblica che, a partire dalla gestione del ministro Signorile, ha passato la sua attività professionale, nel bene o nel male, al ministero dapprima come dirigente e poi come consulente.

Nel bene o nel male.
Io ho avuto modo di prendere atto della esistenza del personaggio Incalza all’epoca di Mani Pulite svolgendo indagini nei confronti di imprenditori che tra i tanti appalti con l’amministrazione dello Stato avevano anche ottenuto alcuni appalti per la progettazione ed esecuzione della Tav.

E che scoprì?
Successe che, nell’ambito delle attività investigative e in particolare di documentazione reperita a seguito di perquisizioni e sequestri, avevo avuto modo di individuare anche in Incalza un punto di riferimento per fatti la cui valutazione penale non poteva essere data da noi, poiché non competenti territorialmente. E quindi tutti gli atti furono trasmessi alla procura di Roma che “se ne occupò, e non se ne occupò”, tanto che vero che, se va su internet, vedrà una serie di indagini della procura di Perugia sui magistrati di Roma per valutare l’approfondimento delle indagini.

Sta dicendo che l’indagine su Incalza si perde nel porto delle nebbie di Roma?
Questo lo sta dicendo lei… E Perugia ha indagato. Quel che è certo è che, avendo preso atto della sua esistenza, arrivai al ministero nel 2006 con le idee chiare.

E che successe?
Aspetta che qua viene il bello. Succede che, quando divento ministro, andando al ministero trovo due novità. Primo: era stato creato un ufficio “strano” dal mio predecessore chiamata “struttura tecnica di missione” posto alle dirette dipendenze del ministro e al di fuori delle competenze dei provveditori alle opere pubbliche e della direzione generale del ministero. Una struttura col compito specifico di occuparsi delle grandi opere e grandi commesse. E la seconda è che la struttura era coordinata da Incalza.

Direbbe lei: “Capisci a me…”.
Bravo, e infatti hai già capito… Dunque, appena arrivai in ufficio alla luce dell’esperienza di Mani Pulite, feci due cose in via preventiva: la rotazione di tutti gli incarichi direttivi e quindi del provveditorato e della direzione generale. E la sostituzione di quelle realtà professionali che, al netto della posizione processuale, ritenni poco opportuno lasciare al loro posto. E i due personaggi erano Incalza (alla struttura di missione) e Angelo Balducci (come presidente del consiglio superiore dei lavori pubblici). E qua ci vuole un altro “capisci a me…”.

Li tolse entrambi?
Sì. Incalza era un consulente esterno e venne allontanato dal ministero facilmente. Mentre Balducci era un dipendente e l’ho relegato a una funzione per cui egli stesso ha chiesto di essere assegnato fuori dal ministero e purtroppo non da Prodi, ripeto non da Prodi, ma dalla presidenza del Consiglio fu poi nominato commissario straordinario per la realizzazione delle opere e degli interventi funzionali allo svolgimento dei mondiali di nuoto “Roma 2009″, su cui poi si aprì la famosa inchiesta.

Come si spiega che poi Incalza torna al ministero?
La morale della favola è: se Incalza da allora ad ora, al netto della gestione Di Pietro, può mantenere incarichi nonostante le vicende che gli sono accadute, significa che ha un giro di relazioni per cui, diciamo così, “spontaneamente o spintaneamente” non hanno potuto fare a meno di darglielo. È cioè a conoscenza di fatti, cose o circostanze, per cui chi avrebbe dovuto fare a meno di lui ha ritenuto di non poterlo fare.

Lupi compreso. Le leggo la dichiarazione del ministro su Incalza: “Era ed è una delle figure tecniche più autorevoli che il nostro paese abbia sia da un punto di vista dell’esperienza tecnica nazionale che della competenza internazionale, che gli è riconosciuta in tutti i livelli”.
Mi auguro che Lupi abbia fatto un’affermazione del genere un po’ perché non conosce il curriculum di Incalza un po’ perché non conosce il curriculum che serve per dirigere strutture del genere…

Battute a parte?
È evidente che c’è un problema di responsabilità oggettiva e politica di Lupi, perché rimettere allo stesso posto personaggi discussi e discutibili che hanno tante stagioni non può essere passato in cavalleria. In un paese normale le sue dimissioni si imporrebbero.

Lei dice: anche se non sapeva ha una responsabilità politica.
Dando pure per presupposto che non sapesse nulla, proprio il fatto di non essere informato non può essere irrilevante.

Insomma, ai lavori pubblici c’erano i terminali di una cricca e Lupi non può dire: io non c’entro.
Mettiamola così. Io, quando arrivai, tolsi Incalza e ci misi l’ufficiale di polizia giudiziaria che avevo ai tempi di Mani Pulite e altri due sottoufficiali della finanza. Infatti in quei due anni scandali non ci sono stati.

E a Renzi che vuole dire?
Renzi dovrebbe decidersi tra i tanti decreti legge a farne uno di anti-corruzione. E soprattutto non condivido neanche la proposta con cui se ne è uscito ieri il mio amico Cantone secondo cui si dovrebbe riformare la Severino: prima combattiamo il crimine poi, magari, si parla di modificare la parte che riguarda chi è condannato in primo grado. Non mi pare sia questa l’urgenza.

- DA : http://www.antoniodipietro.it/2015/03/tangenti-su-tav-ed-expo-vi-racconto-io-chi-e-incalza#sthash.8i9qdrE7.dpuf

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lunedì 5 novembre 2012

Report: Di Pietro è come Bossi ?

Sabrina Giannini


La giornalista di Report: “Di Pietro è come Bossi: soldi pubblici usati per scopi privati "

Report : Casa e famiglia 28/10/2012 - -
 Report 28 ottobre 2012 - Da "Gli insaziabili", di Sabrina Giannini. Di Pietro sputtanato da Report. Grillo lo vuole Presidente - -
 Inchiesta di Sabrina Giannini Report Rai3 sull' IDV Italia dei Valori. Tra gli interpellati: Antonio Di Pietro, Domenico Morace , Silvana Mura , il geometra Massimo D'Andrea , Massimo Donadi, Felice Belisario, Pancho Pardi , Eugenia Rossi, Mario Di Domenico . - Giannini giornalista di Report sfida Travaglio su Di Pietro
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 L'eredità Borletti, come andò - Di Pietro in pillole
 - - http://www.italiadeivalori.it

La polemica che sta travolgendo l’Italia dei Valori e in particolare il suo leader, Antonio Di Pietro, prosegue. L’ex magistrato si è spinto a dire che la puntata di Report dello scorso 28 ottobre ha addirittura segnato la morte dell’Idv.

Si parlava di immobili, tanti immobili, molti dei quali finiti nel patrimonio personale di Antonio Di Pietro. Tutto un complotto di Milena Gabanelli e del suo staff? Molti simpatizzanti dell’Idv la pensano così, anche se il partito è spaccato e rischia di colare a picco nei consensi.

Intanto, però, Sabrina Giannini, l’autrice dell’inchiesta andata in onda domenica, ci tiene a sottolineare che “è scandaloso parlare di complotto contro l’Idv: noi di Report non guardiamo in faccia nessuno”.

In un’intervista rilasciata al quotidiano pubblico, la giornalista è andata anche oltre, paragonando Di Pietro a Bossi. “Mi sembra sia evidente che il personaggio abbia contraddizioni forti, dall‘aver messo su il partito con la più scarsa partecipazione democratica in Italia, almeno fino al 2009, a certi comportamenti che forse non saranno legali ma che di sicuro non rispondono al profilo politico, etico e legale del moralizzatore che si è disegnato addosso e che, peraltro, pretende dagli altri. La gestione opaca della cassa, il familismo e il liderismo del suo partito e del suo agire. Lui, che fa il supermorale, gestiva il denaro pubblico a tre, e nel triumvirato c’era anche la moglie che con me non ha voluto parlare. Perché per Travaglio i comportamenti non etici e non morali di Berlusconi e Lega vanno stigmatizzati e questi no? Bossi ristruttura la casa a Gemonio con i soldi del partito ed è uno scandalo, Di Pietro fa lo stesso – c’è una fattura a testimoniarlo – nella sua casa a Roma a via Merulana e va bene?”.

C’è poi quel miliardo di vecchie lire donato nel 2001 da un privato cittadino e finito direttamente a disposizione del leader Idv. “Di Pietro prende un miliardo d’eredità da un privato che quel lascito glielo assegna per far politica e poi compra con quei soldi degli appartamenti – dice la Giannini.
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lunedì 9 agosto 2010

Di Pietro: "Il Pd decida da che parte stare"




Antonio Di Pietro: Bersani? Sogna e s'illude che possa realizzarsi un Cln dentro il Parlamento. Ma non si realizzerà mai. Diranno di volerlo fare, ma i terzopolisti vogliono solo andare al governo, non riscrivere le regole per fare le elezioni. Lui sta solo perdendo tempo correndo appresso alla luna.

Subito al voto con un patto forte tra Pd e IdV, Vendola e tutto il popolo dei movimenti.

La Repubblica: Non le basta che il leader Pd dica, come lei ha detto tante volte, che “bisogna liberarsi di Berlusconi”?
Antonio Di Pietro: Certo, si deve superare l'anomalia piduista di Berlusconi. E' un dato di fatto, tant'è che non ha più la maggioranza e il Paese, alla luce degli scandali continui e delle leggi ad personam, ha un moto di repulsione verso il suo modo di comportarsi. Ma quali sono i passaggi obbligati per liberarci di lui? C'è chi ritiene, come noi e altri, che si debba andare al voto al più presto. E chi vuole passare per un governo tecnico che faccia alcune riforme, legge elettorale e una che garantisca il pluralismo dell'informazione.

La Repubblica: E voi che preferite?
Antonio Di Pietro: Allo stato non ci sono le condizioni per una maggioranza che riesca a realizzare queste leggi. Ma il rischio è che se si lascia ancora Berlusconi al suo posto quello si riprende dal calo di credibilità. E' uno che ha sette vite ed è capace di risorgere dai colpi più duri.

La Repubblica: Un governo col terzo polo?
Antonio Di Pietro: Non mi fido di questo grande centro, perché non è mosso dal nobile intento di fare leggi, ma dal potere per il potere, per sistemare se stesso come ha fatto nella prima Repubblica. Si passa dalla padella nella brace.

La Repubblica: E’ un no reciso?
Antonio Di Pietro: Io non mi affido a un terzo polo ricattatorio, che pretende di governare senza il consenso parlamentare. Resto per il sistema bipolare. Vorrei andare sulla luna e se c'e' lo shuttle ci vado. Vorrei una nuova legge elettorale e una sull'informazione, e sono disposto a contribuire. Ma sto coi piedi per terra, e non vorrei che aspettando la luna questi si fregano il pozzo.

La Repubblica: Vuole votare subito?
Antonio Di Pietro: Si', mi preparo per votare al piu' presto, perche' Berlusconi non permettera' a Fini di costruire un polo alternativo a lui stesso. Si votera' in primavera.

La Repubblica: Ma Bersani a questo pensa...
Antonio Di Pietro: Il problema del Pd e' andare alle elezioni con un gruppo unitario che va dagli ex comunisti agli ex fascisti. Da Fini a Vendola. Ma gli elettori ci prenderebbero a calci negli stinchi.

La Repubblica: Un'opzione senza risultati?
Antonio Di Pietro: E' un modo politichese di affrontare il problema senza alcuna speranza di successo, serve solo per dare piu' potere di interdizione e di ricatto al terzo polo. Il Pd dev'essere coerente e fare una scelta di campo: restare bipolare e nel centrosinistra. Decida che fare.

La Repubblica: E voi?
Antonio Di Pietro: Vogliamo restare nel centrosinistra e costruire una coalizione. Il problema non e' che vuole fare il Pd, ma cosa vogliamo farne noi di loro. Vuole andare con Fini? Allora diremo alla gente che ci siamo noi a rappresentare il centrosinistra, per cui il loro sara' un voto venduto al nemico.

La Repubblica: Ma in questa coalizione chi c'e'?
Antonio Di Pietro: Non c’è Fini, non c'è Casini, non c'è il terzo polo.

La Repubblica: E Rutelli?
Antonio Di Pietro: Se n'è gia' andato. Solo un masochista fa un governo con una scheggia del Pd gia' passata dall'altra parte. E poi Fini e Casini non faranno mai un accordo a sinistra. Quelli ci pigliano i nostri voti, vincono le elezioni e stanno al governo per 50 anni.

La Repubblica: Bersani sbaglia strategia?
Antonio Di Pietro: Non lui, ma il Pd, che e' una formazione complessa, con una miriade di posizioni diverse. Lui deve trovare una sintesi per stabilire con chi si vuole maritare. E fare una scelta movimentista con un’area vasta di cui facciamo parte noi, Vendola, i tanti movimenti, i rappresentanti della societa' civile che in questi mesi hanno manifestato contro Berlusconi.

La Repubblica: L'alleanza dell'IdV con Vendola e' scontata?
Antonio Di Pietro: Spero che lo sia anche quella con il Pd, a 360 gradi. L'unico indeciso e' il Pd che vorrebbe tutti assieme, destra e sinistra in un unico calderone. Non e' possibile, noi non ci stiamo. Deve scegliere. Non pensi di poter chiudere un'alleanza solo sul piano numerico, com'e' successo con l'Unione quando si sono messi assieme capra e cavoli che non ci azzeccavano niente.
Stare con noi significa condividere un programma. L'IdV ha raccolto le firme su tre referendum: nucleare, acqua, legittimo impedimento. Il Pd che vuole fare?.


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