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lunedì 7 settembre 2015

Muro Colorato per #Imago


Il valore di una persona 
risiede in ciò che è capace di dare 
e non in ciò che è capace di prendere.
(Albert Einstein)




"Quello che mi ha sorpreso di più negli uomini dell'Occidente, è che perdono la salute per fare i soldi, e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro, che dimenticano di vivere il presente, in tal maniera che non riescono a vivere nè il presente, nè il fututo. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto."

 Dalai Lama



"Non ho più pazienza per alcune cose, non perché sia diventata arrogante, semplicemente perché sono arrivata a un punto della mia vita in cui non mi piace più perdere tempo con ciò che mi dispiace o ferisce. Non ho pazienza per il cinismo, critiche eccessive e richieste di qualsiasi natura. Ho perso la voglia di compiacere chi non mi aggrada, di amare chi non mi ama e di sorridere a chi non mi sorride. Non dedico più un minuto a chi mente o vuole manipolare. Ho deciso di non convivere più con la presunzione, l’ipocrisia, la disonestà e le lodi a buon mercato. 
Non tollero l’erudizione selettiva e l’arroganza accademica. Non mi adeguo più al provincialismo e ai pettegolezzi. Non sopporto conflitti e confronti. Credo in un mondo di opposti, per questo evito le persone rigide e inflessibili. Nell'amicizia non mi piace la mancanza di lealtà e il tradimento. Non mi accompagno con chi non sappia elogiare o incoraggiare. I sensazionalismi mi annoiano. Soprattutto, non ho nessuna pazienza per chi non merita la mia pazienza".


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venerdì 14 novembre 2014

Milano case Aler : mafie, racket , droga e Politica


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Milano case Aler : mafie, racket , droga e Politica

La secessione si è finalmente realizzata: Milano contro il resto della Lombardia. Nel senso che le case popolari del Comune guidato da Giuliano Pisapia escono dall’Aler, l’azienda regionale sotto la gestione di Roberto Maroni e del presidente Gian Valerio Lombardi (l’ex prefetto di Milano che diceva che la mafia qui non esiste e che accoglieva in prefettura l’olgettina Marysthell Polanco, facendole parcheggiare l’auto nel cortile interno). Nel marzo scorso, in questa rubrica scrivevamo: l’Aler non va riformata; va azzerata, rasa al suolo.

Malgestita per decenni, è diventata “il banco del lotto nelle mani di una cricca di politicanti e di mafiosi che rubacchiano e coltivano il loro potere”. Intanto, il patrimonio di abitazioni popolari “è abbandonato a se stesso, lasciato senza manutenzione, sbriciolato dal degrado, in balia di cosche che occupano le case, di bande che trasformano le palazzine in fortini della droga, con schiere di inquilini che non pagano più l’affitto, senza che nessuno riesca più a riscuoterlo”. Risultato: Aler è sull’orlo del fallimento. Anzi, “di fatto è già fallita, con un buco di bilancio di 350 milioni di euro e più di 240 milioni di crediti nei confronti degli inquilini”. Ha 1.300 dipendenti e un bel numero di dirigenti lautamente remunerati che, visti i risultati ottenuti, dovrebbero essere mandati a casa domani. Ha molti appartamenti sfitti, chiusi e murati per tentare d’impedire nuove occupazioni abusive, perché sono degradati e non ci sono le risorse per renderli di nuovo abitabili.


Il Comune di Milano dà all’Aler una decina di milioni di euro l’anno, senza poi avere la possibilità d’intervenire nella gestione: soldi buttati in un buco nero. E Maroni aveva promesso un rinnovamento che però non è arrivato. Concludevamo: “Pisapia batta i pugni sul tavolo e pretenda di far tornare le case popolari cuore di quel riformismo ambrosiano di cui il rito ambrosiano delle stecche ha fatto perdere le tracce gloriose”.

Ebbene, è successo. A novembre scadrà la convenzione e Aler ha comunicato al Comune la disdetta. Pisapia ha deciso che le case popolari del Comune saranno dal primo dicembre gestite dal Comune, attraverso la partecipata Mm. Non solo: con la nascita dell’Area metropolitana, altri Comuni dell’hinterland milanese che possiedono un patrimonio edilizio proprio potranno decidere di toglierlo ad Aler e affidarlo alla gestione milanese. È una secessione, ragazzi, è l’avvio di una buona secessione. Milano ha un patrimonio di 28.791 appartamenti, 1.226 negozi e 8.732 box e posti auto. Dovranno essere risanati, strappati al degrado, al racket e alla criminalità. Non sarà facile. Ci saranno costi da sostenere, finanziari, sociali e politici. Si dovrà rimettere in sesto un patrimonio lasciato per anni nell’incuria. Si dovranno riaprire le portinerie, presidi naturali contro il degrado e l’abusivismo. Si dovrà sostenere una giusta battaglia contro chi occupa senza averne diritto, contro l’illegalità di un sistema di potere alternativo e parallelo a quello dello Stato e dell’amministrazione, che si è impiantato in molti quartieri della città.

No, non sarà facile. Eppure questa è una grossa occasione per Milano e per l’amministrazione Pisapia. Per affermare, nell’anno dell’Expo, che non c’è soltanto il grande evento, l’operazione immobiliare da 300 milioni, la festa mobile, il fuori-salone che dura sei mesi; ma c’è un impegno diretto e concreto per dare risposte al più grande dei bisogni di chi abita nella città più cara d’Italia, quello di avere una casa. A Milano è nato il riformismo, quello vero, che non pretendeva di stravolgere il Senato e le istituzioni, ma offriva risposte solide ai bisogni dei più deboli. Potrà rinascere a Milano?

Il Fatto Quotidiano, 11 Settembre 2014
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Latitanti e pusher, boss che "comandano" alle elezioni, auto bruciate in serie e guerra fra poveri. Un ex funzionario, che aveva denunciato rapporti tra i colleghi dell'azienda casa (Aler) e i pregiudicati, racconta di calabresi, camorristi e nomadi. E visite elettorali: "Venne un futuro assessore di Formigoni". Ecco cosa accade nella periferia della città dell'Expo
di Davide Milosa | 9 ottobre 2014

Maglietta nera, jeans, capelli rasati sui lati. Guarda. È insistente. Un pit bull gli pascola attorno. Dice: “Cerchi qualcuno?”. Risposta abbozzata: “Sì, anzi no, facevo un giro”. Oltre a lui adesso sono in sei, cinque ragazzi e una ragazza. Tutti italiani. Altri passeggiano sul grande spiazzo di cemento chiuso tra quattro palazzi di sette piani. Questo è territorio off limits. “Tra noi qualcuno è di troppo”, dice lei. Ride ma mica tanto. Meglio andare. Camminata rapida verso il cancello bianco che ti sputa sullo stradone di traffico. Il passo accompagnato dai bassi di un stereo che manda ritmi tecno dalla finestra.

Benvenuti a Milano nel fortino tra viale Sarca e viale Fulvio Testi, periferia nord della città. Case popolari. Gestione Aler in capo alla Regione che fu di Roberto Formigoni e che ora è di Bobo Maroni. Impronta leghista, ma identico risultato. E mentre la politica apparecchia il banchetto dell’Expo, Milano assiste alla frantumazione del suo tessuto sociale. Perché quello degli appartamenti gestiti dall’Azienda lombarda per l’edilizia residenziale è un fronte che monta ogni giorno. Con la cronaca che accatasta violenze, occupazioni abusive, voti comprati.


Dal Giambellino al Gallaratese, Aler si mostra impotente. L’azienda regionale, travolta dagli scandali, da sempre poltronificio per i partiti, in perenne rosso, controlla 72 mila alloggi. A Milano ha edificato 170 quartieri dove vivono 350 mila persone. Dal 1° dicembre, però, 28 mila alloggi torneranno sotto la gestione del Comune. “Ce ne assumiamo la responsabilità”, promette il sindaco Giuliano Pisapia. “Siamo pronti a vincere la sfida”.

Viale Sarca, comandano i clan e il voto costa 50 euro
“Il quartiere Sarca-Testi è il centro di tutto”, racconta un ex funzionario dell’Aler cacciato dall’amministrazione dopo che per qualche anno ha vigilato sui palazzoni, denunciando gli opachi rapporti tra i dirigenti pubblici e alcuni pregiudicati. Anche per questo si è fatto ben volere soprattutto dagli anziani. Non la pensa così l’azienda che gli ha fatto il vuoto attorno. “Qui rom e calabresi controllano tutto, dal racket allo spaccio”. Famiglie ben conosciute e con un pedigree criminale di tutto rispetto. Alcune di loro sono finite sotto la lente dell’antimafia.

“Qui anche i motorini dei postini vengono fatti a pezzi”, dice l’ex funzionario, “non succede la stessa cosa invece per certe fuoriserie”. In Sarca-Testi ci passa di tutto. “Anche gente di camorra legata al clan Gionta”. In questi palazzoni, poi, la politica viene spesso. “Nel 2010”, ricorda l’ex funzionario che chiede l’anonimato per timore di ritorsioni, “qui fece campagna elettorale un noto politico lombardo che entrò nella giunta Formigoni”. Non fa il nome, ma spiega: “Un voto vale 50 euro. Nel periodo pre-elettorale arrivano macchinoni e gente in giacca e cravatta. Gli accordi si prendono con i boss del clan Porcino e del clan Hudorovich. La mazzetta viene lasciata a una sola persona che ha poi l’incarico di distribuire il denaro ai vari inquilini”.

E se da un lato in questa enclave della mala politica incassa preferenze, dall’altro, funzionari Aler vengono ricattati. “Qui si spaccia di giorno e di notte, e in certi casi i pusher hanno ripreso con i telefonini funzionari e impiegati dell’azienda mentre acquistano la droga, video che poi hanno utilizzato per ricattarli”. Come? “Per esempio per ottenere un cambio alloggio in tempi rapidissimi”. Il controllo del territorio è totale. “A tal punto”, spiega l’ex funzionario, “che nel 2010 qui trovò riparo un latitante, i carabinieri lo hanno cercato per settimane”. Quartieri sull’orlo di una crisi di nervi, e palazzi abbandonati. Anche questa è Aler.

E così da viale Sarca ci si sposta al civico 60 di via Adriano verso Crescenzago. Qui, qualche giorno fa, un marocchino di 30 anni, con precedenti per droga, è stato ammazzato. Lo hanno trovato su una montagnetta di rifiuti con la testa rotta. Precipitato dopo una rissa.

Guerra al Giambellino rom contro italiani
Abitava al terzo piano di uno stabile abbandonato. E come lui tanti altri disperati, gente che viene dal Nordafrica e dall’est Europa. Stabile Aler che, nei piani, doveva diventare una scuola. A testimoniarlo un cartello affisso al cancello. Si legge che “l’insegnante della prima ora deve fare l’appello e controllare le giustificazioni”. La data: 2008. Poi solo il degrado. Che si calpesta oggi metro dopo metro facendosi largo tra le erbacce e le montagne di immondizia. Ci sono finestre rotte, porte divelte e su per le scale si intravedono ombre. Dopo la morte del ragazzo nessuno parla. Si chiamava Moustafa.

Ma Aler oggi è anche corpo a corpo e lotta per la sopravvivenza. Una guerra tra poveri che infiamma il Giambellino. Succede tutto la notte del 1 ottobre scorso, quando al civico 58 arriva un camioncino. Quattro uomini entrano nel palazzo. Martellano, sfondano, occupano. Ci piazzano una ragazza con tre bimbi. I carabinieri arrivano ma non la cacciano. Il giorno dopo, in pieno pomeriggio, un gruppo di rom si presenta con sedie, tavoli, materassi. È la miccia che scatena la rivolta. “Arrivano gli zingari”, si sente urlare. La gente scende in cortile. Gli italiani fanno muro. Partono gli insulti. Si sfiora la rissa. Arrivano i carabinieri e i rom se ne vanno. “Qui non li vogliamo”.

Che fanno gli zingari? Si spostano di un chilometro verso via Odazio e piazza Tirana. Con donne, bambini e auto di lusso parcheggiate davanti al civico 4 di via Segneri. Sfilano davanti a una signora italiana con cagnolino al guinzaglio. Lei si sposta, loro tirano dritto, entrano nel cancello e scompaiono. “Ormai”, inizia la signora Rosa, “la piazza è roba loro”. Si avvicina un’altra donna. “Mi chiamo Carla e abito qua da 15 anni. Ogni giorno c’è un’aggressione, i furti sono aumentati, e poi ci sono le baby gang: ragazzi tra gli 11 e i 18 anni che fanno rapine ai passanti”.

Al Gallaratese le auto vanno a fuoco
In via Segneri la gente ha paura di protestare. Un dato comune anche in via Bolla 42, quartiere Gallaratese. Qui in una sola settimana la mafia del racket ha dato fuoco a tre macchine. Incendi dolosi, non hanno dubbi gli investigatori. Ne sono certi gli inquilini che da anni protestano. Il ragionamento è questo: ora ti brucio la macchina e ti va bene così, la prossima volta, però, tocca alla tua famiglia. Da queste parti governano clan calabresi che non sfondano le porte ma i muri. “È più semplice”, dicono.

Dopodiché chi protesta, prima di essere minacciato, viene pagato. Dai 50 ai 100 euro. Tutto denaro che poi sarà recuperato con gli affitti abusivi. Succede in via Bolla come in via Asturie, non lontano da viale Sarca, dove il listino prezzi arriva fino a 3 mila euro per un appartamento di tre locali. Si occupa ovunque e Aler non pare in grado di bloccare quest’emergenza. Tanto che rispetto a cinque anni fa, gli sgomberi in flagranza sono calati del 60 per cento. In tutto questo succede anche che sulla giostra delle case popolari salgano abusivi e sbirri. Capita nei due palazzoni Aler di via San Dionigi 42 al confine con il quartiere Corvetto. Le occupazioni sono aumentate dopo la chiusura del campo nomadi dietro via San Dionigi. La presenza di poliziotti, però, non è un deterrente. Gli abusivi non si fermano e occupano non solo gli appartamenti sfitti, ma anche quelli lasciati vuoti magari da un anziano che per qualche giorno si è ricoverato in ospedale. Il Comune di Milano, però, promette: “Sarà guerra agli abusivi e al racket”.

Da Il Fatto Quotidiano dell’8 ottobre 2014


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lunedì 5 novembre 2012

Report: Di Pietro è come Bossi ?

Sabrina Giannini


La giornalista di Report: “Di Pietro è come Bossi: soldi pubblici usati per scopi privati "

Report : Casa e famiglia 28/10/2012 - -
 Report 28 ottobre 2012 - Da "Gli insaziabili", di Sabrina Giannini. Di Pietro sputtanato da Report. Grillo lo vuole Presidente - -
 Inchiesta di Sabrina Giannini Report Rai3 sull' IDV Italia dei Valori. Tra gli interpellati: Antonio Di Pietro, Domenico Morace , Silvana Mura , il geometra Massimo D'Andrea , Massimo Donadi, Felice Belisario, Pancho Pardi , Eugenia Rossi, Mario Di Domenico . - Giannini giornalista di Report sfida Travaglio su Di Pietro
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 L'eredità Borletti, come andò - Di Pietro in pillole
 - - http://www.italiadeivalori.it

La polemica che sta travolgendo l’Italia dei Valori e in particolare il suo leader, Antonio Di Pietro, prosegue. L’ex magistrato si è spinto a dire che la puntata di Report dello scorso 28 ottobre ha addirittura segnato la morte dell’Idv.

Si parlava di immobili, tanti immobili, molti dei quali finiti nel patrimonio personale di Antonio Di Pietro. Tutto un complotto di Milena Gabanelli e del suo staff? Molti simpatizzanti dell’Idv la pensano così, anche se il partito è spaccato e rischia di colare a picco nei consensi.

Intanto, però, Sabrina Giannini, l’autrice dell’inchiesta andata in onda domenica, ci tiene a sottolineare che “è scandaloso parlare di complotto contro l’Idv: noi di Report non guardiamo in faccia nessuno”.

In un’intervista rilasciata al quotidiano pubblico, la giornalista è andata anche oltre, paragonando Di Pietro a Bossi. “Mi sembra sia evidente che il personaggio abbia contraddizioni forti, dall‘aver messo su il partito con la più scarsa partecipazione democratica in Italia, almeno fino al 2009, a certi comportamenti che forse non saranno legali ma che di sicuro non rispondono al profilo politico, etico e legale del moralizzatore che si è disegnato addosso e che, peraltro, pretende dagli altri. La gestione opaca della cassa, il familismo e il liderismo del suo partito e del suo agire. Lui, che fa il supermorale, gestiva il denaro pubblico a tre, e nel triumvirato c’era anche la moglie che con me non ha voluto parlare. Perché per Travaglio i comportamenti non etici e non morali di Berlusconi e Lega vanno stigmatizzati e questi no? Bossi ristruttura la casa a Gemonio con i soldi del partito ed è uno scandalo, Di Pietro fa lo stesso – c’è una fattura a testimoniarlo – nella sua casa a Roma a via Merulana e va bene?”.

C’è poi quel miliardo di vecchie lire donato nel 2001 da un privato cittadino e finito direttamente a disposizione del leader Idv. “Di Pietro prende un miliardo d’eredità da un privato che quel lascito glielo assegna per far politica e poi compra con quei soldi degli appartamenti – dice la Giannini.
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giovedì 5 luglio 2012

Israele dona case ai terremotati , doni sporchi di sangue



Israele dona case ai terremotati , doni sporchi di sangue


 Avranno perso i loro beni nel terremoto, è vero, ma gli abitanti di Mirandola non hanno perso la dignità e l’umanità e danno una storica dimostrazione di quello che è “il cuore” degli italiani.
Lunedì, il Ministro degli Esteri di Israele, Avigdor Lieberman, ha avviato la sua visita in Italia nella quale incontrerà le maggiori autorità italiane, coloro che negli ultimi anni hanno “obbedito” nel migliore dei modi al padrone israeliano.
Il falco Lieberman, però, consapevole delle contestazioni plateali che incontrerà in Italia, ha voluto strumentalizzare il sisma che ha colpito i cittadini della località di Mirandola e nel primo giorno si è recato in questo borgo per “donare” 50mila euro e 4 strutture mobili che verranno utilizzate come «Isola nido» per neomamme e i loro bambini dato che l’ospedale è inagibile. Considerando che l’Italia perde annualmente miliardi di euro di incassi e profitti nel mondo per via della sua sottomissione ad Israele, non è una grande somma.

Ma comunque è insorta con grande dignità la gente di Mirandola.
«Io le rifiuterei» (le casette ndr), «case da guerrafondai? Mai». Altri: «Che se le tengano». E ancora: «Le diano ai palestinesi che affamano e uccidono» o ancora: «Doni sporchi di sangue».
In sintesi, la gente comprende e capisce e non è servita nemmeno la censura del comune. Della questione ne parola stamane il sito del quotidiano IL GIORNALE che pur sputando veleno ed accuse contro la povera gente che non vuole doni dagli assassinii israeliani, non fa’ altro che dimostrare una verità: nonostante la baraonda dei media la gente sa’ la verità e questo è un male per quelli che vogliono che la gente rimanga ignorante.
E’ ben chiaro che gli israeliani, contavano di fare questa operazione in un piccolo centro sperando di non essere contestati e di venire apprezzati, ignari dell’elevata intelligenza degli abitanti locali.
Lieberman ha temuto cosi’ tanto le contestazioni che a Roma e’ entrato quasi come un ladro, senza nemmeno un minimo di conferenza stampa, senza nulla; il suo incontro con Monti che si sarebbe dovuto tenere martedi’ sera non ha avuto riscontro sui media e non si sa nulla del contenuto del colloquio
fonte: Irib Italia

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martedì 3 aprile 2012

ZEDDA STANGA LE SECONDE CASE SFITTE E I RICCHI



ZEDDA STANGA LE SECONDE 

CASE SFITTE E I RICCHI;

 TASSE RIDOTTE O TOLTE A PIU' POVERI. 

TAGLIATE AUTO BLU (DA 15 A 5) E SPESE FESTE

 

IL SINDACO DI CAGLIARI, Massimo Zedda...

Si è dimesso da consigliere regionale poche settimane prima di raggiungere il vitalizio, il suo stipendio è passato da 15000 a 3300euro, ha ridotto il numero di assessori da 13 a 10, ha ridotto da 14 a 4 le auto blu per sindaco e assessori, ha rinunciato all'abbonamento gratuito al teatro lirico (per poi comprarselo di tasca sua) e anche all'abbonamento gratuito allo stadio. Ed è sindaco da soli 5 mesi!! E' la politica che vogliamo!

 

«Abbiamo tagliato le spese inutili. Quali? ad esempio i biglietti per andare a teatro elargiti agli amministratori. Perché uno studente deve pagare, e un politico - che il più delle volte a teatro neanche ci va, e se va bene gira il biglietto a qualche amico o parente - deve poter entrare gratis? Li abbiamo eliminati e abbiamo recuperato 60mila euro. Intendiamoci, tagliare le auto blu come i biglietti non mi risolve i problemi di bilancio. Ma è un segnale che va dato, sempre e comunque, non solo quando si è in difficoltà»

(Massimo Zedda, Sindaco di Cagliari)




Stangata in arrivo a Cagliari sui “ricchi”. Cioè su quelli che possiedono una seconda casa e la tengono sfitta: pagheranno un’Imu altissima. Ma il costo si potrà decisamente abbattere se sceglieranno invece di affittarla a canone concordato. Il sindaco Massimo Zedda illustra il bilancio e presenta un piano per ripopolare le tante case che a Cagliari sono abbandonate. “Il nostro sarà un bilancio decisamente più povero con 35 milioni in meno che arriveranno da parte dello Stato- spiega il sindaco- per questo abbiamo deciso di tagliare spese superflue per non andare a gravare su settori fondamentali come l’assistrenza sociale. Le auto blu sono state ridotte di due terzi, passeranno da 15 a 5. Le tribune di Sant’Efisio, come sapete, costeranno molto meno ed è stata abolita quella delle autorità. Cercheremo di risparmiare ovunque sia possibile”. Ma la notizia è anche un’altra: cala invece il pressing fiscale sui redditi bassi, quelli sino a diecimila euro saranno infatti esentati. “Sull’Irpef la maggioranza dei cagliaritani pagherà di meno dello scorso anno- ha detto il sindaco- L’aliquota sarà dello 0,80 oltre i 75mila euro di reddito”. L’aliquota Imu sulla prima casa sarà del 5 per mille, si prevede un introito di 57 milioni di euro. Per le seconde case invece sarà del 9.6 per mille. M.B.
castedduonline.it
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Diminuisce rispetto al 2011 l'Irpef per i redditi medio bassi, ma sale l'Imu per le seconde case sfitte, cinquemila a Cagliari secondo l'ultimo censimento. Sono alcuni dei dati presentati questa mattina dal sindaco Massimo Zedda e dalla sua Giunta, illustrando il bilancio di previsione 2012. Per quanto riguarda l'Imu sulla prima casa l'aliquota è stata fissata allo 0,5%, mentre per la seconda abitazione affittata a canone concordato Zedda parla di "una delle aliquote più basse d'Italia". "Un bilancio - ha detto il sindaco - che risente dei tagli e del blocco delle spese per il patto di stabilità. Per quanto riguarda i trasferimenti in meno a settembre c'era un'ipotesi di dieci milioni in meno, ora dopo le ultime manovre si è passati a circa 35 milioni. Tra l'altro con un'Imu che ribattezzerei imposta non municipale, ma statale unica". Zedda difende la scelta di non aver applicato la aliquota base sull'Imu. "Per noi - ha detto - è un'azione obbligata da decisioni prese a Roma. Non è nelle nostre possibilità applicare un'aliquota inferiore o uguale a quella base senza compromettere l'erogazione di servizi indispensabili". Per le case, incentivi per chi affitta la casa (0,86 per locazioni con contratto registrato), ha spiegato Zedda, e disincentivi (aliquota a 1,06) per chi la tiene vuota o dichiara di tenerla disabitata.
Sull'Irpef, secondo Zedda, "la maggior parte dei contribuenti cagliaritani pagherà una tariffa più bassa del 2011". Prevista esenzione totale per redditi sino a 10mila euro. Poi crescita progressiva con aliquota dello 0,80% oltre i 75mila euro. Il Comune segnala un generale aumento dei bisogni come dimostra l'esempio delle 500 persone che ogni giorno chiedono un pasto caldo al Centro di solidarietà. Come mantenere quantità e qualità dei servizi? Con i tagli agli sprechi. E il Comune ha riepilogato tutte le misure applicate in questi mesi: dismissioni degli uffici in affitto ad esempio a Palazzo Doglio, auto blu passate da 15 a 5, consulenze dimezzate e risparmio di 300mila euro per Sant'Efisio. Giovedì, dopo il sì della Giunta, il bilancio ripercorrerà l'iter delle commissioni consiliari. Obiettivo: approvazione della Manovra entro giugno da parte del Consiglio comunale.
UNIONESARDA.IT
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giovedì 15 luglio 2010

Case, arriva l’imposta comunale

Case, arriva l’imposta comunale: 400 euro per ogni cittadino

di Redazione Giornalettismo

Secondo i calcoli della Cgia di Mestre i più tartassati saranno liguri e toscani, con cifre che arrivano a superare i 600 euro.


Con il federalismo fiscale arriva l’autonomia impositiva per gli enti locali, e il primo effetto sarà una nuova imposta comunale sugli immobili, che riunirà e accorperà tutte le “vecchie” tasse legate al possesso o al trasferimento del bene.

ACCORPAMENTO TOTALE – All’inizio erano quattro: Ici (sulle seconde case), imposta ipotecaria e catastale, imposta di registro e Irpef riconducibile agli immobili. Poi nel computo ne sono entrate altre tre: la Tarsu (rifiuti), 4,2 miliardi, un’imposta forfettaria sulle case fantasma, 1,5 miliardi (meno dei 5 miliardi ipotizzati dal ministro), e la cedolare secca sugli affitti al 23% che vale 1,8 miliardi. “I Comuni potranno introdurre o meno la tassa», dice a Repubblica il ministro per la semplificazione Roberto Calderoli, che non esclude un’ulteriore addizionale per riunificare “gli altri tributi comunali come la Tarsu e che i sindaci potranno spostare in su o in giù». Una leva lasciata nelle mani dei Comuni, che quindi potranno decidere il livello di aliquota in base alle esigenze dell’ente locale. Abbassandola e tagliando i servizi di pari passo, oppure alzandola per far fronte ad eventuali necessità.

PAGHEREMO DI PIU’ O DI MENO?
- Secondo le previsioni di calcolo della Cgia di Mestre, la “municipale” costerà 432 euro ad ogni italiano. Liguri ed emiliani tra i più tartassati, dovranno rispettivamente 670 e 611 euro. Record per i valdostani, 704 euro. Chiudono la classifica i molisani con 274 euro. Sopra la media nazionale, i marchigiani (586), i toscani (555), i lombardi (498), i piemontesi (472). Ma è solo una stima e per difetto. Il tributo sarà dovuto da tutti i possessori di qualsiasi immobile, situato nel territorio comunale e diverso dalla prima casa. La Service tax, sempre secondo Repubblica, arrivano dalla maggioranza con Mario Baldassarri: ”La cedolare secca sugli affitti non ha niente a che vedere con il federalismo, ma riguarda l’Irpef nazionale. Avevo proposto di inserirla nella manovra e avevo trovato anche la sua copertura, visto che la cedolare comporta circa 1,8 miliardi in meno di gettito Irpef: bastava anticipare al 2011 i tagli alla spesa della pubblica amministrazione. E invece l’emendamento è stato bocciato. Ora invece arriva la proposta del 23%, definita come una manna per i comuni. Ma chi paga? I comuni stessi, probabilmente, con meno trasferimenti. I miracoli non esistono”.

http://www.giornalettismo.com/archives/72024/case-arriva-limposta-comunale/


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sabato 3 luglio 2010

Perquisite case Ciancimino in tutta Italia

Perquisite case Ciancimino in tutta Italia: nei manoscritti trovati nomi di Berlusconi e Dell'Utri



Palermo. La Dia sta effettuando una serie di perquisizioni in abitazioni di Massimo Ciancimino, il figlio dell'ex sindaco mafioso di Palermo, Vito, che sta rendendo dichiarazioni sulla trattativa tra Stato e mafia.
L'iniziativa è stata disposta dalla Dda di Caltanissetta. Al settaccio
degli investigatori ci sarebbero le case di Palermo, Bologna, Cortina e
Roma di proprietà del testimone e alcuni immobili intestati ai
familiari di Ciancimino come la moglie, la madre, la sorella e il
fratello. In particolare i pm cercherebbero documenti utili
all'identificazione del misterioso signor Franco, l'agente dei Servizi
che avrebbe partecipato alla trattativa di cui il teste ha lungamente
parlato. Lo 007 non è stato ancora identificato. Secondo quanto appreso
dall'ANSA, nel corso della perquisizione effettuata a casa della
sorella di Ciancimino, Luciana, sarebbero stati trovati documenti
autografi dell'ex sindaco in cui si fa riferimento agli imprenditori
mafiosi palermitani Franco Bonura e Nino Buscemi. Nei manoscritti
sarebbero contenuti anche i nomi del senatore del Pdl Marcello
Dell'Utri e del presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Ciancimino,
durante il processo al generale dell'Arma Mario Mori, aveva raccontato
di avere appreso dal padre che capitali della società Lurano, intestata
ai due imprenditori, sarebbero confluiti in aziende del Nord, collegate
al gruppo Fininvest. La perquisizione è stata disposta nell'ambito
dell'inchiesta sulla strage mafiosa del '92, in cui venne ucciso il
giudice Borsellino, riaperta un anno fa dalla Procura nissena che cerca
di fare luce sul presunto coinvolgimento di pezzi dei Servizi
nell'eccidio. La notizia delle perquisizioni è stata anticipata dal
sito de L'Espresso.

http://www.antimafiaduemila.com/index.php?option=com_content&task=view&id=29415&Itemid=48

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sabato 30 gennaio 2010

Case da pazzi in TIVU'

Tv. La trasmissione di Iacona sull'emergenza abitativa: «Case da pazzi»

Domenica 31 gennaio alle ore 21,30 su Rai 3 riprende la trasmissione «Presa diretta» di Riccardo Iacona. La puntata, con cui si apre la nuova serie, è dedicata all’emergenza abitativa e intitolata «Case di pazzi». Il titolo si riferisce alla situazione romana in cui molti cittadini sono nell’impossibilità concreta di avere un tetto e molti sono destinati a perderlo. La puntata s’interroga su questo fenomeno presentando quello che accade in altre metropoli e quello che, a Roma, invece non avviene. Viene presentata l’esperienza della casa occupata di via Masurio Sabino, strappata da Action alla speculazione, le bugie di Veltroni, gli inganni verso i migranti e i richiedenti asilo, la possibilità di rispondere con progetti sociali al modello di valorizzazione economico finanziario romano che da Veltroni a Alemanno è immutato basato; e cioè piegato al volere e al potere della rendita fondiaria e agli affari dei soliti voraci energumeni del cemento.


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