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venerdì 1 marzo 2019

Ue boccia : quota 100 e reddito di cittadinanza

Ue boccia : quota 100 e reddito di cittadinanza


Pensioni quota 100 e reddito di cittadinanza, ultime notizie:
 perché l'Ue boccia le misure del governo M5s-Lega

Batosta sul governo: perché l'Ue boccia reddito di cittadinanza e quota 100
Secondo un report della Commissione Europea, la legge di bilancio del governo italiano avrà effetti negativi sull'economia: vediamo perché

Sono i capisaldi della politica economica del governo M5s-Lega e, al contempo, le misure più discusse. Reddito di cittadinanza e quota 100, fulcro della manovra finanziaria del governo italiano per il 2019, non sono però "misure capaci di impattare positivamente sulla crescita di lungo termine". Almeno secondo il Country Report - l'analisi che viene fatta annualmente sulle economie dei singoli paesi dell'Unione - che verrà presentato dalla Commissione mercoledì il prossimo 28 febbraio. E' il quotidiano La Repubblica, oggi, ad anticipare una bozza del rapporto che la Commissione Ue approverà tra una settimana.

Quota 100, il buco nei conti: pensioni troppo basse, anche sotto il limite di legge
E' durissimo il giudizio dell'Ue, secondo le anticipazioni. L'Europa boccia reddito di cittadinanza e quota 100 e mette nero su bianco gli effetti negativi sulla crescita delle due principali misure approvate dal governo M5s-Lega nella manovra. Nel Country Report, una sorta di pagella annuale sullo stato dell'economia di ogni Stato dell'Eurozona, all'Italia viene dedicato un fascicolo di una cinquantina di pagine, che già circola informalmente tra le capitali europee, che smonta i piani del governo gialloverde.

Reddito di cittadinanza, super lavoro per i vigili: nel mirino divorzi e cambi di residenza
La Commissione Europea - che alcune settimane fa aveva già abbassato le stime di crescita dell'Italia nel 2019 dall'1,2 allo 0,2%, dato più basso in Europa - sostiene che quota 100 non fa altro che "aumentare la spesa pensionistica e peggiorare la sostenibilità del debito" e, poiché riduce la platea degli occupati, "ha effetti negativi sul potenziale di crescita".

Aumento delle tasse e rischio povertà che rimane alto
Non solo. L'Ue, spiega ancora Repubblica, avverte anche sull'aumento del gap sulla produttività tra Italia e il resto del continente, e sull'aumento della tasse. Secondo la Commissione, se da una parte la flat tax diminuisce le imposte sui lavoratori autonomi, in generale la manovra M5s-Lega "aumenta le tasse aggregate per le imprese". Sul reddito di cittadinanza vengono poi evidenziate possibili "difficoltà" e che il rapporto sull'economia italiana non crede che la misura per i più poveri e i disoccupati avrà effetti positivi sulla crescita economica o farà aumentare l’occupazione: "Il rischio povertà rimane alto", si legge nella bozza. Nel complesso, nella bozza del dossier si parla di "squilibri macroeconomici eccessivi" con il rapporto debito/pil che potrebbe aumentare fino a superare il 132%. La crescita bassa e le politiche del governo "portano pressioni sul deficit nei prossimi anni".

"Lo scenario macroeconomico comporta rischi di deterioramento del deficit 2019 e ci sono rischi significativi su quello 2020".

Nel documento, inoltre, la Commissione esprime la sua preoccupazione per il "rischio contagio" che la difficile situazione economica dell'Italia potrebbe avere sul resto dell’eurozona a causa della mancata riduzione del debito pubblico: "La sua riduzione è compromessa dai piani di bilancio del governo che indeboliscono la ripresa e aumentano il costo del credito tanto che il debito italiano resta una potenziale fonte di contagio per tutta l'Eurozona".

Cosa ci attende? Il prossimo 10 aprile, il governo dovrà presentare il Def, documento di Economia e Finanza. Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha assicurato che arriverà nei termini stabiliti, senza anticipi né ritardi. Di sicuro, il governo dovrà tenere conto del mutato quadro macroeconomico e della recessione tecnica nella quale è entrata l'Italia nella seconda metà del 2018, con ripercussioni negative su fatturato e ordini dell'industria nazionale. Nelle ultime ore è stata avanzata l'ipotesi di una manovra bis. Il ministro Tria si è detto possibilista, non escludendola, Salvini ha invece escluso qualsiasi correzione.


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martedì 26 febbraio 2019

Reddito di cittadinanza, a quale stipendio equivale?

Reddito di cittadinanza, a quale stipendio equivale?


Il reddito di cittadinanza vale quanto uno stipendio part time. il dato, preso dall’ ultimo salary outlook di jobpricing , fa riflettere una volta di più sulle implicazioni di questa misura della legge di bilancio, le cui specifiche sono ancora tutte da conoscere. servirà a far ripartire l’ economia? Costituirà un rischio per il mercato del lavoro , incentivando il sommerso? idealista/news ha cercato di rispondere insieme all’ avv. gianluca di ascenzo, presidente di codacons. il reddito di cittadinanza – che comporta un netto annuo di 9360 euro e un lordo di circa 11 mila euro, secondo jobpricing – dovrebbe costituire un aiuto per le persone temporaneamente senza reddito o con un reddito sotto la soglia di povertà definita da istat (780 euro, appunto). un aiuto della durata sufficiente a “traghettare” queste persone verso un lavoro che consenta loro di mantenersi dignitosamente.”ammesso che le coperture esistano – commenta gianluca di ascenzo , – e la proposta è stata bollinata per cui siamo ottimisti in merito, i sostenitori della misura ne parlano come di uno strumento di semplificazione e di aggiornamento del personale , i detrattori mettono i n questione i suoi aspetti etici relativamente al rischio sommerso, e anche dell’ effettiva ricerca di lavoro”.il dibattito quindi è aperto. ma secondo codacons, la misura sarà in grado di riattivare l’ economia aumentando la capacità di spesa degli italiani e, di conseguenza, il pil? “non si può certo dire – risponde d’ ascenzo , – che sia il reddito di cittadinanza, pur declinato correttamente e con tutti i controlli del caso per evitare abusi, la soluzione per rilanciare l’ economia. il paese ha bisogno di una riforma più strutturale , ad esempio nel campo dell’ efficacia della formazione universitaria ai fini del mercato del lavoro. su molti fronti l’ italia è arretrata: penso al livello dell’ uso della moneta elettronica, o della diffusione della fibra ottica , dei problemi strutturali che, al di là delle esperienze di eccellenza di alcune imprese e start-up in italia, impediscono una crescita uniforme della nostra economia”.considerato che, secondo le tabelle di sostituzione elaborate da jobpricing , il reddito di cittadinanza può valere quanto un salario part-time (dal 58 al 63% a seconda del tipo di ccnl), quali potrebbero essere gli effetti sul mercato del lavoro? esiste il rischio di alimentare il sommerso, o di disincentivare la ricerca di lavoro? ” il rischio sul sommerso è concreto – ammette gianluca d’ ascenzo: – i dati parlano di una forte presenza di “lavoro nero”, soprattutto nel mezzogiorno, che di fatto consente in molte situazioni di tirare avanti impedendo l’ esplodere di tensioni sociali. del resto il paese si regge anche sul welfare familiare, sull’ aiuto economico dei nonni. ma quando questo venga a mancare, l’ alternativa per molti giovani, che nonostante la laurea non riescono a trovare lavoro , fino a ieri andare all’ estero a lavorare come camerieri per imparare le lingue e tentare di riqualificarsi. quando esisterà il reddito di cittadinanza non sarà da sottovalutare la possibilità di accostarvi altri lavoretti che consentano di mettere insieme un reddito”.come valutare, quindi, questa misura? “noi vorremmo, non dirò sospendere il giudizio – risponde il presidente codacons , – ma guardare con un certo ottimismo ad una riforma che, comunque sia, interviene in un contesto che non è positivo. con una speranza sul futuro, perché se dovessimo guardare al passato vedremmo che misure precedenti come la social card e simili non hanno sortito grossi effetti, complice anche la congiuntura economica sfavorevole. al momento i dati sugli esercizi commerciali e sui consumi soprattutto non food non sono positivi. il reddito di cittadinanza inserito in questo contesto
 è comunque una possibile occasione di rilancio e di riforma dei centri d’ impiego”.


Niente più polizia dell’Internet in arrivo se spendi i soldi del reddito di cittadinanza da Unieuro. Ieri in Commissione al Senato è stato approvato un emendamento che prevede che lo Stato possa monitorare «i soli importi complessivamente spesi e prelevati» dalla Carta per il reddito di cittadinanza. La norma recepisce le obiezioni del Garante della privacy,,,




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lunedì 10 dicembre 2018

Rinvio di Quota 100 e del Reddito di Cittadinanza

Rinvio di Quota 100 e del rReddito di Cittadinanza

Pensioni, l’UE ha convinto Conte:
 possibile rinvio di Quota 100 e del reddito di cittadinanza

Pensioni, oggi vertice del Governo sulla manovra:
 Salvini frena su tagli assegni d'oro.

Conte cerca la collaborazione di Di Maio e Salvini per salvare l’Italia dalla procedura d’infrazione: il Presidente del Consiglio chiede il rinvio di Quota 100 e del reddito di cittadinanza.

C’è molta attesa per il vertice della maggioranza che avrà luogo stasera a Palazzo Chigi, quando Conte, Salvini e Di Maio potrebbero discutere di riforma delle pensioni e di reddito di cittadinanza.

Il pressing dell’Unione Europea sul premier Conte sembra aver portato i suoi frutti, almeno secondo quanto riportato in esclusiva da Repubblica.

Sembra infatti che il premier abbia intenzione di chiedere ai due vicepremier Salvini e Di Maio di rivedere le due misure “simbolo” della Legge di Bilancio, il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni, così da rientrare nei parametri fissati dall’Unione Europea.

In questi giorni, infatti, Conte sta facendo una vera e propria corsa contro il tempo per salvare l’Italia dalla procedura d’infrazione che altrimenti comporterebbe delle sanzioni molto severe per il nostro Paese. Il prossimo incontro, probabilmente risolutivo, con il presidente della Commissione UE Jean-Claude Juncker avrà luogo martedì prossimo; prima di allora, quindi, Conte dovrà pensare a delle soluzioni concrete per ridurre il deficit e far sì che l’UE “approvi” la Legge di Bilancio.

Come riportato da Repubblica, il Presidente del Consiglio sembra aver attribuito al sottosegretario leghista Giancarlo Giorgetti la responsabilità di trovare una soluzione per risparmiare complessivamente circa 4 miliardi (rispetto agli oltre 16 miliardi preventivati) per entrambe le misure; convincere Matteo Salvini e Luigi Di Maio in merito alla possibilità di “tagliare” Quota 100 e reddito di cittadinanza, però, non sarà semplice.

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Riforma pensioni e reddito di cittadinanza: tensione tra Conte, Di Maio e Salvini?
L’incontro tra il Presidente del Consiglio e i suoi due vicepremier avrà luogo questa sera. E probabilmente non è un caso che di reddito di cittadinanza e soprattutto di riforma delle pensioni se ne discuterà solamente con il passaggio al Senato della Legge di Bilancio, visto che molto dipenderà proprio dall’esito dell’incontro di oggi.

Secondo le indiscrezioni il premier presenterà ai due leader di Lega e Movimento 5 Stelle alcune soluzioni per arrivare ad un risparmio di 4 miliardi, 2 miliardi di euro per Quota 100 e altrettanti per il reddito di cittadinanza.

Una cifra che però non vede d’accordo Salvini che non ha perso occasione per ribadire che secondo lui “4 miliardi sono troppi” e che non è disposto ad accettare “uno slittamento di Quota 100”.

Nonostante le ovvie resistenze di Salvini e Di Maio, i quali devono rispettivamente all’abolizione della Fornero e al reddito di cittadinanza buona parte dei loro successi elettorali, qualcosa andrà fatto. Secondo quanto stimato dai tecnici del MEF e dell’Inps, infatti, qualora l’accordo con l’Europa venisse raggiunto con un deficit al 2% bisognerebbe trovare dai 7 agli 8 miliardi di euro.

La metà di questi verrebbe recuperata tagliando Quota 100 e probabilmente rinviando il reddito di cittadinanza, mentre gli altri 3-4 mancanti da tagli o da nuove entrate.

Reddito di cittadinanza e Quota 100: cosa potrebbe accadere?
In questi giorni si è parlato di diverse soluzioni possibili per tagliare i costi di Quota 100 e del reddito di cittadinanza, tutte smentite da Salvini e Di Maio. Da parte del premier Conte, però, sembrano essere venute meno le resistenze in merito, tant’è che nell’incontro di questa sera il Presidente del Consiglio potrebbe far pressione anche su Salvini e Di Maio chiedendo loro un piccolo passo indietro.

Nel dettaglio, si parla di “penalizzazioni, anche consistenti” per chi andrà in pensione con Quota 100. Inoltre, il primo assegno previdenziale per chi maturerà i requisiti il 1° gennaio 2019 dovrebbe essere riconosciuto solamente a giugno 2019; ci sarebbe quindi una finestra di accesso non trimestrale, come si era ipotizzato in queste settimane, ma semestrale.

Anche per quanto riguarda il reddito di cittadinanza ci potrebbe essere il rinvio di qualche mese: da aprile a giugno 2019, con una conseguente riduzione dei costi per l’anno in corso rispetto a quanto preventivato.
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sabato 20 ottobre 2018

Reddito di cittadinanza che intrappola nella povertà

Reddito di cittadinanza:   un circolo vizioso che intrappola nella povertà.

Reddito di cittadinanza:
 un circolo vizioso che intrappola nella povertà.
Confrontata con il resto d'Europa, la proposta italiana è quella con più vincoli. E, per come è concepito, rischia di trasformarsi in uno strumento di controllo sociale.

Le modalità di attuazione del cd. “reddito di cittadinanza” del governo Lega-M5S non sono del tutto originali, al limite sono un po’ più rigide. La principale differenza con gli altri Paesi europei sta nel fatto che in Italia non esiste un salario minimo legale e questa mancanza può generare un effetto boomerang sui salari, favorendone una riduzione.

Nei vari Paesi europei dove misure di sostegno al reddito sono già operanti, i beneficiari devono sottostare a una serie di condizioni.

La via tedesca al reddito di cittadinanza
In Germania nell’articolato sistema di sostegno alle categorie più svantaggiate, l’Arbeitslosengeld II è il sussidio mensile destinato a chi cerca un lavoro o ha un salario molto basso.


Lo Stato garantisce l’assistenza al soggetto a patto che si impegni nella ricerca di un nuovo lavoro e abbia un paniere di consumo limitato ai soli beni di necessità. Non può avere più di 2000 euro sul conto corrente e viene seguito da un operatore sociale che può controllarlo sino ad entrare in casa per verificare ciò che possiede. Oscilla attorno ai 400 euro e prevede somme supplementari se nel nucleo familiare sono presenti figli.

L’RSA francese
In Francia è stato creato il Revenu de solidarité active (RSA), disponibile per chi ha almeno 25 anni o per chi, con un’età inferiore, è già genitore single. La base si aggira attorno ai 400 euro e, anche in questo caso, la presenza di figli determina un aumento della cifra. La condizione è la ricerca di un’attività lavorativa sulla base di un rigido programma di inserimento eterodiretto e controllo dei consumi.

Gli importi del Revenu de solidarité active (RSA) francese per il 2018. FONTE:Gli importi del Revenu de solidarité active (RSA) francese per il 2018. L’assegno mensile aumenta in funzione del numero di membri nel nucleo familiare.
I 1300 euro danesi
Anche la Danimarca, che prevede un reddito tra i 1300 e i 1400 euro al mese, ha ristretto i parametri di accesso, soprattutto a svantaggio degli stranieri, e aumentato i vincoli di comportamento, con particolare riferimento all’obbligo di frequenza di corsi di formazione.

In Italia, il provvedimento appare tra i più condizionati:

l’accesso dovrebbero essere limitato a coloro che hanno una soglia di reddito inferiore alla povertà assoluta (780 euro mensili), sulla base dell’indicatore Isee (che tiene conto del patrimonio personale, compresa l’eventuale casa di abitazione).
Vale per i soli cittadini italiani. Per evitare rischi di incostituzionalità, pare che vi possano accedere anche gli stranieri (comunitari e extra-comunitari) che vivono legalmente in Italia da più di 10 anni (per il Rei – Reddito di inclusione – introdotto dal governo Gentiloni, il limite era 5 anni).
I beneficiari hanno l’obbligo di accettare la terza proposta di lavoro.
Si devono iscrivere ai Centri per l’impiego e firmare un impegno per l’inserimento lavorativo (così come avviene per il Rei).
Sono obbligati a fornire gratuitamente 8 ore settimanali di lavoro socialmente utile a vantaggio del comune di residenza.
Inoltre, gli acquisti effettuati dai beneficiari vengono tracciati digitalmente e si devono limitare ai soli beni di stretta necessità.
Secondo alcune dichiarazioni pubbliche del ministro del Lavoro Luigi Di Maio, i percettori del reddito di cittadinanza saranno così impegnati nella ricerca attiva di un posto di lavoro e nello svolgere lavori socialmente utili che non avranno il tempo né di fare lavori sommersi né di dedicarsi a “consumi immorali” (categoria, quest’ultima, di non chiara definizione…). Per chi sgarra, viene introdotta una nuova fattispecie di reato: il “falso in reddito di cittadinanza” che prevede la reclusione sino a sei anni di carcere.

Il povero va davvero guidato?
Tra le molte considerazioni, due sembrano quelle più pertinenti.

La prima ha a che fare con l’ottocentesca credenza, che non trova giustificazione nell’evidenza empirica, secondo la quale il “povero” è tendenzialmente incapace di provvedere a se stesso e quindi abbisogna di educazione e guida. Si tratta dell’antico retaggio secondo cui la condizione di povertà è l’esito di scelte individuali: un retaggio che dal Medioevo si è ammodernato sino a diventare parte integrante dell’antropologia dell’homo oeconomicus neo-liberale.

Il fatto che negli ultimi trent’anni, abbiamo assistito al diffondersi della trappola della precarietà del lavoro non retribuito, al venir meno di alcuni diritti fondamentali del lavoro e del migrante, al dumping perverso verso il basso che deriva dallo smantellamento delle politiche di welfare e dall’emergere di nuove forme di ricattabilità (dal reddito all’indebitamento personale) sembra non essere preso in considerazione.

Eppure, se oggi il fenomeno della povertà diventa sempre più dilagante, la causa principale sta proprio nella sua natura sociale (e non individuale), esito dei nuovi processi di valorizzazione capitalistica, al ruolo liberticida della finanza, alla crescente concentrazione dei redditi.

Dal welfare universalistico al workfare per i ricchi
La seconda considerazione è che tali misure di sostegno al reddito (comuni a quasi tutti i paesi europei, come abbiamo ricordato) si inquadrano perfettamente nella concezione del workfare, ovvero di un sistema di welfare non universalistico, usufruibile da chi se lo può pagare (in seguito alla privatizzazione finanziaria dei servizi sociali – dalla previdenza integrativa alle assicurazioni sanitarie) e fondato sull’esclusione sociale.


Ed è proprio questa esclusione che deve essere governata con efficienza economica: moderno business produttivo che non elimina la povertà ma la valorizza, consentendo l’attivazione di servizi di controllo, guida e coazione che crea reddito non ai poveri ma a chi li gestisce.

I vantaggi macroeconomici dell’aumento delle pensioni minime
Va invece visto favorevolmente il fatto che a questo reddito di cittadinanza, selettivo, condizionato e che non elimina la povertà né la precarietà, si accompagna la misura che alza il livello minimo delle pensioni a 780 euro mensili in modo incondizionato.

Ed è positivo che tale misura, dopo anni di leggi di stabilità che erogavano sussidi alle imprese (25 miliardi solo negli ultimi tre anni) con scarsissimi effetti sulla crescita economica ma elevato impatto sui profitti, avrà effetti positivi sulla domanda e quindi va contro il diktat dell’austerity imposta dalla troika economica: un provvedimento che, piaccia o non piaccia, avrebbe dovuto entrare in un’agenda di politica economica di sinistra.

* L’autore è professore associato di Economia politica all’Università di Pavia. Insegna anche Teoria dell’Impresa, Economia politica della conoscenza e Storia dell’Economia politica. I suoi interessi di ricerca sono prevalentemente relativi alla teoria macroeconomica, alla teorie monetarie eterodosse, all’economia dell’innovazione, alla distribuzione del reddito e alle mutazioni del capitalismo contemporaneo.

Spesso su posizioni ben lontane dal pensiero “ mainstream” in ambito economico ha più volte sostenuto la necessità di introdurre un
 “reddito minimo di esistenza”.


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mercoledì 3 ottobre 2018

780 € del reddito di cittadinanza

Non potrà essere speso in contanti, avrà un importo di 780 euro e sarà destinato a circa 6,5 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Il famigerato reddito di cittadinanza non è solo il cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle ma anche uno dei cardini del contratto di governo.

780 € e zero cash,
 i paletti del reddito di cittadinanza

Non potrà essere speso in contanti, avrà un importo di 780 euro e sarà destinato a circa 6,5 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà. Il famigerato reddito di cittadinanza non è solo il cavallo di battaglia del Movimento Cinque Stelle ma anche uno dei cardini del contratto di governo. E tra una manciata di mesi diventerà realtà. Ma come funziona? A chi spetta? E quando si potrà richiedere?

COS'E' E COME FUNZIONA - Il reddito di cittadinanza è un sussidio destinato a chi è senza lavoro o in stato di indigenza, che viene erogato solo a particolari condizioni. Per ottenerlo bisognerà sottostare ad alcuni requisiti: essere cittadini italiani, aver compiuto almeno 18 anni, essere disoccupati o percepire un reddito o pensione considerati al di sotto della soglia di povertà, iscriversi al centro per l'impiego, svolgere progetti di utilità sociale organizzati dal Comune di residenza per un massimo di 8 ore settimanali, e soprattutto accettare uno fra i primi tre lavori offerti dal centro per l'impiego. Chi vuole ottenere il reddito di cittadinanza, dovrà inoltre dimostrare di impiegare alcune ore al giorno alla ricerca di un lavoro.

QUANTO DURA - Il reddito di cittadinanza si può ottenere per tre anni, se persistono i requisiti elencati sopra. Dopo il rifiuto di tre offerte, però, i cittadini saranno esclusi dal sussidio.

CENTRI PER L'IMPIEGO - I Cinquestelle lo hanno ribadito più volte: senza il potenziamento dei centri per l'impiego il reddito di cittadinanza non può decollare. Ecco perché a partire da gennaio 2019 il primo passo sarà quello di rafforzare gli attuali centri per l'impego utilizzando circa 1 miliardo e mezzo. Per riformarli, il vicepremier Luigi Di Maio ha assoldato Mimmo Parisi, un professore di origini pugliesi che lavora da 30 anni in America. Direttore della National Strategic Planning and Analysis Research Center, Parisi, come ha spiegato Di Maio "darà una grossa mano per fare i nuovi centri impiego dell'Italia. Un mix di innovazione tecnologica e ristrutturazione completa di questi centri".

A QUANTO AMMONTA L'ASSEGNO E A CHI SPETTA - L'assegno avrà un massimo di 780 euro mensili e sarà destinato a circa 6,5 milioni di italiani che vivono sotto la soglia di povertà (cifra calcolata dall'Istat). Chi ha qualche forma di entrata, invece, dovrebbe avere solo un'integrazione. Stando a quanto affermato da Di Maio il contributo sarà riservato ai soli cittadini italiani e a chi risiede in Italia da almeno 10 anni.

QUANTO VALE - Con l'approvazione della nota di aggiornamento del Def, il governo ha stimato in 10 miliardi le risorse a disposizione per introdurre il reddito di cittadinanza e contemporaneamente riformare i centri per l'impiego.

QUANDO ARRIVA - Il reddito di cittadinanza dovrebbe partire da marzo-aprile 2019.

COSA CI SI PUO' COMPRARE - Il reddito dovrebbe essere erogato sotto forma di carta acquisti o borsellino elettronico che i beneficiari potranno spendere per i beni di prima necessità, come alimenti e medicinali. Ma anche per pagare l'affitto. Il denaro non potrà essere messo da parte e si potranno utilizzare sistemi di pagamento tramite app. Esclusa anche la possibilità di spendere i soldi in giochi d'azzardo. Le spese effettuate con la card saranno comunque tracciabili.

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Previsioni per il 2018



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martedì 29 maggio 2018

Governo M5S-LEGA e gli Analisti Finanziari

 Salvare Italia

 A OTTOBRE IN ITALIA SARÀ LA CATASTROFE
 (INIZIA LA GUERRA)

Dall’Europa, quella politica e delle grandi banche, sono già partite intimidazioni e minacce, dopo quanto è filtrato in tema di tasse, pensioni, reddito di cittadinanza e quant’altro del contratto di governo messo a punto da Lega e 5 Stelle. E le minacce potrebbero trasformarsi in guerra a ottobre, quando l’ombrello aperto sui nostri titoli di Stato da Mario Draghi 
grazie al Quantitative Easing verrà meno.

L’ombrello resterà aperto fino a settembre: fino lì la Banca centrale europea continuerà nel programma di acquisto titoli deciso ormai da qualche anno e che ha contribuito in maniera decisiva a mantenere bassi i tassi d’interesse dei nostri titoli di Stato, consentendo al nostro Paese di pagare nel 2017 interessi sul proprio debito pubblico pari a 65,6 miliardi di euro, ovvero la cifra più bassa in valore assoluto dagli anni Novanta. Ma da ottobre…

Quanto è accaduto nel 2011 non è al momento immaginabile (spread a circa 540), ma il differenziale tra Btp e Bund che si è inerpicato a quota 170 punti è comunque un segnale. Non bastasse, il quotidiano Il Messaggero riporta gli analisti di Mediobanca che definiscono “semplicemente inaccettabile in Europa” la richiesta di cancellazione di una parte del debito pubblico del nostro Paese con l’Europa. Giuseppe Sersale di Anthilia Capital Partners, citato sempre dal quotidiano romano, la definisce una proposta “surreale e irrealizzabile”.

E tra gli operatori, scrive sempre Il Messaggero, si diceva ieri che “se davvero questo è il tono del dibattito, c’è da aspettarsi una fase di rapporti tempestosi con l’Europa”. Uno scenario che fino a settembre il nostro Paese potrà reggere, ma che rappresenta un’incognita quando da ottobre il fronte delle banche guidato dalla Bundesbank spingerà per chiudere i rubinetti. Per Marco Palacino di BNY Mellon “gli investitori danno già per scontato che il debito della periferia europa accuserà il colpo, per cui è lecito attendersi un aumento dello spread tra Btp e Bund nell’ultimo trimestre dell’anno”.



L'EURO VIVRA' MA VOI MORIRETE
Mario Draghi,
ha dichiarato in occasione della conferenza stampa della Bce del 4 Aprile scorso;
 frasi che nessun giornale ha colto, ma che, come leggerete, sono di fondamentale importanza alla luce del dibattito attuale sulla permanenza nell’euro...




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Previsioni per il 2018



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martedì 3 aprile 2018

Il Nuovo Governo fa Solo Promesse da Rimangiare

 Dopo la pausa di riflessione pasquale, in attesa delle consultazioni di Sergio Mattarella per formare il nuovo governo. Capitani di qualsiasi combinazione possibile sono ovviamente la Lega e i Cinque Stelle, i “vincitori” della disfida elettorale. Impensabile un governo senza loro due, molto difficile trovare la quadra per un governo con dentro entrambi.

Non vi illudete, 
non ci sarà nulla da redistribuire.

Dopo la pausa di riflessione pasquale, in attesa delle consultazioni di Sergio Mattarella per formare il nuovo governo. Capitani di qualsiasi combinazione possibile sono ovviamente la Lega e i Cinque Stelle, i “vincitori” della disfida elettorale. Impensabile un governo senza loro due, molto difficile trovare la quadra per un governo con dentro entrambi.

Il nodo vero non sono le intenzioni e i “magheggi” di Salvini e Di Maio, ma quel che saranno costretti a fare, in totale contrapposizione con le promesse elettorali che li hanno portati in cima alla piramide. In estrema sintesi, Salvini ha giurato che “brucerà la Fornero” (la legge, ovviamente) e interverrà sul sistema fiscale applicando un flat tax, ovvero una tassa sostanzialmente uguale per tutte le fonti di reddito (salari, profitti, rendite finanziarie, ecc). Di Maio ha a sua volta garantito che abbatterà i “costi della politica” e introdurrà il reddito di cittadinanza.

Tralasciamo qui l’analisi puntuale alcune di queste misure, che abbiamo già espresso in molte occasioni (una tassa uguale per tutti è un premio favoloso soltanto per i più ricchi, il reddito di cittadinanza grillino è in realtà un obbligo ad accettare qualsiasi lavoro, eliminare quasi del tutto i “costi della politica” significa consegnare i parlamentari completamente nudi alle “offerte” delle lobby, ecc) e concentriamoci invece sulla realizzabilità di queste misure all’interno del quadro istituzionale ed economico esistente.

Non c’è giornale mainstream che non ricordi i costi, in termini di spesa pubblica, di ognuna di queste proposte. L’unica che taglierebbe qualcosa sono “i vitalizi” e altre voci di contorno della busta paga di un parlamentare. Popolarissima in termini di consenso, ma risparmi solo per pochi spiccioli (qualche decina di milioni davanti a centinaia di miliardi).

Tutte le altre sono voci di spesa in espansione. Un’eresia contro cui è partito immediatamente il fuoco di sbarramento della Troika (Unione Europea, Bce, Fondo Monetario Internazionale).

L’ultimo bollettino della Bce, per esempio, esclude che si possa toccare la legge Fornero; anzi, consiglia caldamente una “riforma” ancora più drastica che allunghi ancora l’età pensionabile e, se necessario, riduca gli assegni pensionistici già in essere, abolendo subito la quattordicesima per le pensioni minime, appena istituita a fini elettorali.

Come ragiona la Bce? Come un ragioniere di lager, al solito. La premessa è che l’Europa sta invecchiando velocemente e questo inciderà pesantemente su due fronti: diminuiranno i posti di lavoro disponibili e la scarsità di giovani al lavoro abbasserà la produttività per unità di lavoro.

Non serve un premio Nobel per trovare i difetti di questa pseudo-argomentazione. I posti di lavoro vanno diminuendo a causa della prorompente avanzata dell’automazione nei processi produttivi, che elimina la necessità di braccia e menti umane sostituendo con hardware e software (robot, insomma). Questo processo, comunque, aumenta e non diminuisce la produttività per unità di lavoro. Insomma, la Bce mente sapendo di mentire. A meno di non esaminare in quali posizioni lavorative verrà impiegata la gran parte dei giovani lavoratori che vengono assunti ora o lo saranno nel prossimo futuro. E’ ovvio che se – come in Italia – la quasi totalità dei nuovi posti di lavoro è nella ristorazione, alberghiero, grande distribuzione, logistica, assistenza alla persona, ecc, con alta precarietà contrattuale e bassissima intensità di capitale, la produttività media del sistema-paese non potrà che calare nonostante il progresso della cosiddetta “industria 4.0”

Non basta, naturalmente. Dice infatti la Bce: lavoratori costretti a restare al chiodo in età avanzatissima saranno mediamente assai meno in salute e quindi graveranno maggiormente sui costi della (residua) sanità pubblica. Quindi, conclude il ragioniere di Treblinka, bisogna riformare “seriamente la spesa pubblica” di tutti i paesi europei altrimenti non si riuscirà a mantenerla entro i parametri fissati dai trattati europei.

Un essere umano normale si preoccuperebbe di individuare dei parametri che consentano all’economia di far fronte alle necessità concrete dalla popolazione. A Francoforte si ragiona all’opposto: i parametri sono intoccabili, dunque sono le popolazioni a doversi adeguare, stringendo molto di più la cinghia.

Un indenuo potrebbe dire: scusate, ma qui in ventidue anni abbiamo già fatto quattro o cinque riforme delle pensioni seguendo le vostre indicazioni (Dini, Maroni, Prodi, Fornero), com’è possibile che si debba ogni volta discutere di come tagliare un altro pezzo?

In effetti la Bce, specie sulla Fornero, ci ha detto e ci dice “bravi!”, aggiungendo anche un “ancora più avanti!”. Un ulteriore aumento dell’età pensionabile è per i banchieri centrali un obbligo fondamentale. Certo, chi come l’Italia l’ha già innalzata molto (67 anni, dal 2019) dovrà apportare modifiche minori su questo punto. Ma dovrà comunque porsi l’obiettivo di ridurre la spesa pensionistica, abbassando il livello degli assegni già erogati. 
Proprio come è stato imposto alla Grecia.

Messa così, i margini di manovra per attenuare gli effetti della Fornero sono praticamente nulli. E infatti l’espertone della Lega, Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Lavoro nei governi Berlusconi 1 e 2 (2004-2005), estensore del capitolo pensioni nel programma elettorale della Lega, spiega con tono bellicoso dove andrà a prendere i soldi per ritoccare almeno in parte la riforma più odiata dai lavoratori italiani, specie in quei territori dove è più alta la concentrazione di dipendenti (il Nord, naturalmente). “La spesa previdenziale italiana è all’11% del Pil, non al 16: assolutamente sostenibile. Il resto è assistenza: qui spendiamo 100 miliardi all’anno, senza sapere dove vanno. Il nostro piano non è abolire la Fornero: toccare la previdenza è dinamite, guai a farlo. Ma di rivederla, questo sì. Permettendo a chi ha 35-36 anni di contributi e almeno 64 anni di età, oppure 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età di andare in pensione. Intervento chirurgico e fattibile: 50 miliardi in 10 anni. Che si coprono tagliando quell’assistenza che va ai falsi invalidi e a chi non se la merita, perché mente sui requisiti”.

Non è un mistero che il fenomeno dei falsi invalidi è prevalentemente concentrato nel Mezzogiorno, dunque la Lega da una parte non ha mai messo in programma una abolizione della Fornero, ma pensa di far comunque quadrare i conti abolendo grandi quote della spesa assistenziale (che, come ricordiamo sempre, è furbescamente addossata all’Inps, che dovrebbe occuparsi solo di previdenza). Insomma: trasferendo risorse – per quanto spesso immeritate – dal mezzogiorno al Nord. Altro che “nuovo partito nazionale”, la Lega è sempre quella vecchia, 
con giusto una spruzzata di razzismo in più…

Ma questo programma leghista sbatte pesantemente sul “blocco sociale” meridionale che ha rimpinzato di voti il M5S attendendosi – oltre che meno corruzione e qualche idea di sviluppo – anche qualche misura universale di sostegno al reddito. Dunque è un ostacolo non da poco, che costringerebbe uno dei due “promessi sposi” e perdere la faccia con il proprio elettorato sul punto principale che ha determinato il loro successo: le pensioni per la Lega,
 il reddito di cittadinanza per i grillini.

Il punto della spesa pensionistica ha già segnato uno dei passaggi più complicati dei rapporti recenti tra governi italiani e Commissione Europea, che ora ha varato un terribile rapporto sull’invecchiamento della popolazione (Ageing Report 2018)… 
per chiedere le stesse cose indicate dalla Bce.

Secondo la Commissione, infatti, la “gobba previdenziale” si avrà quando la generazione dei quarantenni attuali uscirà dal mercato del lavoro, facendola salire nel 2040 al 18,5% anziché al 16,3% come sostenuto dall’Italia. Un livello più alto di quello registrato nel 2015 ( 15,7%), e la cui previsione aveva giustificato tutte le riforme pensionistiche dal 1996 in poi.

Com’è possibile che si crei una nuova “gobba” dopo 20 anni di tagli sanguinosi per eliminarla? Nel modo più classico dell’economia, che dovrebbe tenere in considerazione – sempre – più parametri. La voce “pensioni” è una classica voce in uscita (nonostante si tratti solo di restituire a fine carriera quel che si è forzosamente accantonato, in contributi, in una vita di lavoro). Questa voce è in effetti diminuita, anche in prospettiva, ma è solo uno dei termini del rapporto debito/Pil. Il problema, soprattutto italiano, è che la spesa è scesa, sì, ma meno del prodotto interno lordo. Insomma, questo paese è e resta in crisi, non ha affatto recuperato le perdite subite nella crisi ormai decennale e soprattutto, le previsioni di crescita per gli anni a venire sono molto più basse di quelle inventate da Renzi e Gentiloni. Secondo la Commissione la crescita del Pil sarà dello 0,7% in media nei prossimi anni, anziché all’1,2% stimato dalla Ragioneria dello Stato; inoltre diminuirà di un terzo il contributo degli immigrati regolari (anche di più, applicando le “ricette” della Lega), occupazione e produttività resteranno asfittiche, l’invecchiamento della popolazione diventerà più grave e il ricambio generazionale continuamente rinviato.

E’ necessario far osservare al lettore che questa triste situazione italiana è dovuta – oltre che alla crisi globale – all’applicazione ferrea di tutti i diktat imposti negli anni passati proprio dalla Commissione. L’austerità ha falcidiato redditi e diritti, comprimendo i consumi interni e dunque la stessa crescita economica (le esportazioni, da sole, non bastano; specie in una congiuntura di incremento della competizione internazionale che si applica proprio sul terreno delle esportazioni); i giovani, pur diminuendo di numero, non hanno lo stesso trovato sbocchi lavorativi e molti hanno dovuto emigrare; il lavoro ha perso valore e peso dei contributi previdenziali (nei contratti precari, spesso, non sono neanche previsti per via degli innumerevoli “incentivi alle imprese”).

Invece di prendere atto del fallimento completo di una strategia economica, Bce-Ue-Fmi pretendono una maggiore dose della stessa medicina. Secondo il noto principio della tossicodipendenza…

In realtà, l’austerità ha rappresentato finora un meccanismo di redistribuzione della ricchezza e delle filiere produttive interne all’Unione Europea, in particolare tra i paesi della zona euro (la moneta comune è uno strumento potentissimo di disciplinamento dei vari Stati, basta ricordare i bancomat chiusi nella Grecia che votava per il referendum). Tutta a favore dei paesi del Nord e del capitale multinazionale, soprattutto finanziario (i padroni dello spread).

L’attuale Parlamento italiano dovrà ora esprimere un governo con almeno una delle due forze teoricamente euroscettiche, che hanno platealmente cavalcato il malessere della maggioranza della popolazione (oltre il 55%, se calcoliamo anche Fratelli d’Italia 
e i voti di forze rimaste sotto la soglia di sbarramento).

La prova del fuoco non è tanto nella capacità o meno di mettere in piedi un esecutivo (Salvini e Di Maio sono disponibili a qualsiasi compromesso, e si vede). Sta nel dover rispettare il “vincolo esterno” (Unione Europea e “mercati”) facendo finta di metterlo in discussione.

Un po’ di numeri aiutano a capire. Soltanto per tenere botta nel 2018 bisognerà varare una manovra da 30 miliardi: 12,4 per impedire che scatti l’aumento dell’Iva (come previsto dalla clausola di salvaguardia), 12 di minori spese per far scendere il deficit pubblico allo 0,9% (come da impegni presi con la Ue), il resto per coprire gli aumenti (miseri e già revocati) previsti dai contratti del pubblico impiego e infine per le spese incomprimibili
 (quelle militari devono aumentare, dice la Nato e la Ue).



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Previsioni per il 2018






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venerdì 22 aprile 2016

CONVEGNO MDD : LAVORO - FLESSIBILITA’ IN USCITA - REDDITO DI CITTADINANZA .7 MAGGIO 2016




CONVEGNO :
LAVORO -  
FLESSIBILITA’ IN USCITA - 
REDDITO DI CITTADINANZA 
7   MAGGIO  2016 
ore 9.30 -13.00
Sala De Carlini 
Camera del Lavoro – Corso di Porta Vittoria, 43 - Milano 
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Introduce
Mario Bonetti - Coordinatore MDD Movimento Diritti Disoccupati

Lavoro e Sindacato 
Massimo Bonini -  Segretario Generale della Camera del Lavoro

Aspetti economici per un intervento strutturale sulla disoccupazione 
Avv. Francesco Bochicchio 

La legislazione attuale sul lavoro e sulle pensioni 
Avv. Biglieri – Giuslavorista 

Le proposte per superare la crisi e ridare impulso all’occupazione. 
Flessibilità in uscita. 
Reddito di cittadinanza. 
On. Giovanni Paglia – Deputato al Parlamento Italiano 

Politiche europee per l’occupazione. 
Direttive e Decisioni UE. 
On. Eleonora Evi – Parlamentare europea 
On. Laura Agea – Parlamentare europea 

Il reddito di cittadinanza 
Giovanna Procacci – Associazione Libera 

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Convegno promosso da MDD - Movimento per i Diritti dei Disoccupati 
Camera del Lavoro – Corso di Porta Vittoria, 43 – Milano 

E-mail: movdirdisoccupati@libero.it 


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