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martedì 23 ottobre 2018

Governo, resta il condono: stralcio per scudo penale, riciclaggio e capitali all’estero

Governo, resta il condono: stralcio per scudo penale, riciclaggio e capitali all’estero



Prima il vertice politico a tre tra il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio, poi il Consiglio dei ministri, hanno sciolto i nodi emersi negli ultimi giorni, dopo lo scontro tra M5S e Lega sulla paternità delle norme sul condono. Risultato: dal decreto fiscale vengono stralciati le parti su scudo penale, riciclaggio e capitali all’estero. La versione aggiornata del testo verrà “bollinata” lunedì.

In cambio della cancellazione dei punti controversi i Cinque stelle si sono impegnati a ritirare gli emendamenti non condivisi al decreto sicurezza («la soluzione la troveremo, l'unica cosa è che in questi giorni è stato un po' difficile parlarci» ha assicurato Di Maio). Il M5S ha insistito anche per lo stralcio della parte del decreto relativa allo scudo su riciclaggio e autoriciclaggio e al termine della riunione il premier ha annunciato: «Non ci sarà nessuna causa di non punibilità». E, a domanda diretta dei giornalisti, è stata esclusa la anche la «volontà di fare una patrimoniale».

Lo “scambio” M5s-Lega contempla anche altri provvedimenti: la legittima difesa, su cui Salvini avrebbe ottenuto la rassicurazione che non arriveranno proposte di modifica per procedere speditamente e la sanatoria edilizia su Ischia, cara al M5S, verso la quale la Lega potrebbe deporre le armi. Il ministro dell’Interno avrebbe inoltre ottenuto sul fronte immigrazione (e dopo le liti con la Francia) il via libera dell’alleato di governo a misure più incisive per la blindatura dei confini.

Salvini mostra soddisfazione: «Chiudiamo questa settimana con serenità fiducia compattezza e con questo impegno, e qua ci sono tre uomini di
parola». Poi spiega che c’è l’accordo «per recuperare quello che c’era nel contratto e non aveva trovato spazio: il saldo e stralcio delle cartelle di Equitalia, per le persone che versano in difficoltà economiche». «Un «enorme successo». Anche Di Maio insiste sullo stesso punto: «Potenziamo lo strumento di saldo e stralcio delle cartelle Equitalia per tutte le persone in difficoltà. Abbiamo ribadito all’unanimità in Cdm che non c’è alcuna volontà di favorire chi ha capitali all’estero. Grazie a questo decreto nasce oggi uno Stato amico che aiuterà la parte più debole dei contribuenti». L’accordo politico è illustrato dal presidente del Consiglio: «In sede di conversione di questo decreto legge troveremo una formulazione adeguata a tutti i contribuenti che versano in situazioni di specifiche, oggettive difficoltà economica».

Moody's, nel declassare il rating dell'Italia ha fissato ieri una previsione (outlook) di “stabilita” del voto di affidabilità per il futuro. Tra gli indicatori positivi ha sottolineato «l’alto livello di benessere delle famiglie italiane, considerato un importante cuscinetto contro gli shock futuri e anche un sostanziale potenziale fonte di risorse per il governo». L’accenno è stato
letto come l’indicazione ad un possibile uso del risparmio privato degli italiani, storicamente a livelli molto alti, nel caso ci fosse necessità di consolidare i conti pubblici. Una patrimoniale? «Non c’è nessuna volontà» hanno chiarito il premier e i suoi due vice.

Nel corso della conferenza stampa dopo il Consiglio dei ministri Conte è tornato sul caso di “manomissione” del decreto fiscale denunciato da Di Maio. «L’articolo 9 del dl - è la ricotruzione offerta dal premier - è stato redatto nel corso di svolgimento del Consiglio dei ministri. Mi è stato portato un foglio, e si tratta di norme complesse e ho preferito quindi io stesso riassumere i termini dell'accordo politico e non enunciare l’articolo parola per parola che, comunque, non avrebbe chiarito». «Quello che poteva essere un passo indietro, poi è diventato un passo avanti, visto che ora faremo la rottamazione delle cartelle di Equitalia» ha commentato Salvini.

Nel Consiglio dei ministri, oltre al varo del decreto fiscale riscritto, si è fatto il punto sulla linea da tenere con Bruxelles sulla manovra. La risposta alla durissima lettera dei commissari europei dovrà arrivare entro lunedì, proprio mentre si capirà la reazione dei mercati al declassamento di Moody’s con outlook stabile. «Il clima che abbiamo in Europa - ha detto Conte - è di dialogo e di disponibilità e lo abbiamo ribadito, siamo comodamente collocati in Europa». Un punto sul quale insistono anche i due vicepremier. «Non c’è alcuno proposito di uscire dall’Ue o dalla moneta unica, stiamo bene in Ue le cui regole vogliamo modificare» chiarisce Matteo Salvini; «finché resterò capo politico del M5S e finché ci sarà questo governo non c'è nessuna volontà di lasciare Ue o la zona euro, c’è la volontà di sedersi con le istituzioni Ue» conferma Luigi Di Maio.

Martedì il verdetto della Commissione che, senza modifiche sostanziali, si preannuncia una bocciatura formale. Nella risposta del governo alla Ue si confermerà il deficit al 2,4% ma si sottolineerà la temporaneità della strategia di indebitamento e la necessità di spingere sugli investimenti, anche grazie a una politica di semplificazioni che comprende la riforma del codice appalti e quella della giustizia civile.

«A nome del governo smentisco che si sia pensato a una riduzione del deficit che resta al 2,4%. Se dovessimo ridurlo non avremmo la riforma alla Fornero, il reddito di cittadinanza». Così il vicepremier Luigi Di Maio aveva smentito le voci di un possibile abbassamento del rapporto tra deficit e Pil già per il 2019, voci che erano circolate dopo la notizia 
del declassamento dell’Italia da parte di Moody's.

In serata il vicepremier Di Maio ha partecipato al Circo Massimo alla kermesse Italia 5 Stelle: «Stasera dopo tre ore di Consiglio dei ministri posso dirvi che nel decreto fiscale non ci sarà nessuno scudo e nessun condono... Ce l’abbiamo messa tutti in questi tre giorni e non per combattere qualcuno ma per affermare un principio: l’onestà». E ancora: «In questo ultimo anno abbiamo cercato di tenere sempre alti i valori del Movimento. 
E fino a che li abbiamo rispettati ci hanno fatto crescere».





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domenica 4 giugno 2017

Gianfranco Fini : Riciclaggio , sequestro di 1 milione di euro



Riciclaggio: sequestrato 1 milione di euro a Gianfranco Fini
Misura a carico dell'ex presidente della Camera

IL SANTO DELLA DESTRA, QUELLO CHE ACCUSAVA TUTTI DI ESSERE DEI LADRI, ADESSO SI SCOPRE A SUA VOLTA DI ESSERE UN ALTRO LADRONE.

La Guardia di Finanza sta eseguendo un decreto di sequestro preventivo su richiesta della Dda di Roma per un valore di un milione di euro nei confronti dell'ex presidente della Camera Gianfranco Fini. Il sequestro riguarda due polizze vita ed è relativo all'indagine che ha portato in carcere l'imprenditore Francesco Corallo e nella quale Fini è indagato per concorso in riciclaggio.

Il sequestro delle due polizze vita, con un valore di riscatto di 495 mila euro l'una è giustificato da inquirenti ed investigatori della Guardia di Finanza per il ruolo centrale di Gianfranco Fini in tutta la vicenda che ha portato in carcere Corallo e al sequestro di beni per un valore di sette milioni nei confronti della famiglia Tulliani. Secondo gli investigatori, Corallo assieme a Alessandro La Monica, Arturo Vespignani, Amedeo Laboccetta, Rudolf Theodoor e Anna Baetsen, avrebbero fatto parte di un'associazione a delinquere che avrebbe evaso le tasse e dedita al riciclaggio. I soldi, una volta ripuliti, sarebbero stati utilizzati da Corallo per attività economiche e finanziarie ma anche nell'acquisto di immobili che hanno coinvolto i membri della famiglia Tulliani.

"Il provvedimento di sequestro non è diretto in prima persona nei confronti di Gianfranco Fini. Sono state sequestrate le polizze intestate alle figlie sulla base dell'incapienza del patrimonio che doveva essere oggetto di sequestro nei confronti di Giancarlo Tulliani". Lo affermano gli avvocati Francesco Caroleo Grimaldi e Michele Sarno, difensori dell'ex vicepremier ed ex ministro. Il provvedimento di sequestro, chiesto ed ottenuto dal pm Barbara Sargenti, sarà "impugnato al Tribunale del Riesame, davanti al quale verrà riaffermata l'assoluta estraneità dell'onorevole Fini ai fatti che gli sono contestati", aggiungono gli avvocati.

Gianfranco Fini rischia 12 anni di galera

Il cognato fuggito a Dubai, e dichiarato «irreperibile», ha un mandato di cattura puntato sopra la testa per un affare criminoso di cui Gianfranco Fini sarebbe considerato «l’ideatore». Il «socio» dell’ex presidente della Camera, per questa storia di riciclaggio internazionale, aspetta di essere estradato dall’isola dei Caraibi dov’èstato arrestato il 13 dicembre scorso. Lui (Gianfranco Fini), dunque, trema.

E ha tutto il diritto di avere una fifa blu. Se è vero, come scrive la giudice delle indagini preliminari (firmataria dei suddetti provvedimenti cautelari), che l’ex terza carica dello Stato «è la sola e vera ragione dei rapporti illeciti» con l’imprenditore delle slot machine, Francesco Corallo. E ancora, Gianfranco Fini per il magistrato «è l’uomo che introduce la famiglia Tulliani» e il cognato ricercato «nel disegno criminale». Usandoli addirittura come «prestanome», dopo avere stretto la relazione sentimentale con l’attuale compagna Elisabetta.

La tesi del gip Simonetta D’Alessandro, nell’ordinare il sequestro di 934 mila euro (depositati in due polizze intestate alle figlie di Fini), è in sostanza questa. E attribuisce proprio all’ex capo di Alleanza nazionale, nonché ex presidente della Camera, già vicepremier e ministro degli Esteri nel governo Berlusconi, la «centralità progettuale e decisionale» in tutta la vicenda del riciclaggio dei soldi sottratti all’erario (e al contribuente) mediante il business del gioco d’azzardo legalizzato gestito dall’imprenditore Corallo. E sempre Fini sarebbe l’artefice dell’affaire dell’appartamento di Montecarlo che fu della contessa Colleoni. Insomma, l’ex leader di An, per l’accusa, è il motore (non proprio immobile) intorno al quale avrebbe ruotato tutto il resto.

Con i parenti che, come scrive il gip, «si sono resi protagonisti seriali di numerosi episodi di riciclaggio, consumati in un lungo periodo che va dal 2008 e al 2015». Mentre il «legame» tra Fini e Francesco Corallo è «già cominciato nel 2004» come dichiara (senza essere smentito) l’ex parlamentare Amedeo Laboccetta (finiano passato nelle fila di Silvio Berlusconi quando ci fu la rottura). Gianfranco, a ragione, trema. E teme la galera.

NIENTE FUGA
Egli, a differenza del cognato Giancarlo, non è fuggito all’indomani dell’arresto di Corallo e delle perquisizioni ordinate dalla procura di Roma. Il gip D’Alessandro lo scrive chiaro nell’ordinanza: «Due giorni dopo la perquisizione avvenuta il 13 dicembre 2016 nel suo appartamento romano, GiancarloTulliani vola a Dubai. Contestualmente cerca di trasferire negli Emirati Arabi 520 mila euro depositati su un conto corrente del Monte dei Paschi». Come non bastasse, gli uomini dello lo Scico, nella perquisizione del 14 febbraio scoprono che la sua villa è stata abbandonata in fretta: i letti disfatti, la cassaforte svuotata, un sacco nero con fogli di carta triturati e al centro un fiocco verde a simboleggiare lo scherno per la stessa Finanza. Gianfranco Fini invece non è scappato. E non ha cercato, l’ex presidente della Camera considerato il «dominus», di movimentare il denaro considerato illecito e proveniente dal riciclaggio.

È rimasto a Roma con la compagna (coindagata) Elisabetta. E (proprio da dicembre 2016) si è limitato a interrompere i versamenti (non ha messo un centesimo in più) sulle due polizze assicurative (da 467 mila euro cadauna) intestate alle figliole e ora blindate dalla Guardia di Finanza.

Adesso gli inquirenti romani sono a caccia del gruzzolo («almeno 7 milioni di euro») che la famiglia Tulliani («per il tramite di Fini») avrebbe illecitamente intascato da Corallo e riciclato. E dopo averne sequestrati 5 (in beni mobili e immobili) a Giancarlo, Sergio (il suocero) e Elisabetta, sono passati a Fini e alle polizze assicurative, non avendo egli alcun bene intestato.

L’ACCUSATORE
Amedeo Labocceta resta il suo principale accusatore. Questi, arrestato (e scarcerato) per associazione a delinquere e riciclaggio, viene ritenuto credibile dai pm. Anzi, proprio grazie a questo testimone, gli inquirenti arrivano a ricostruire gli intrecci definiti «inquietanti» e «l’alleanza tra Corallo e Fini». Alleanza da cui l’imprenditore napoletano delle slot machine «ricava agevolazioni legislative e guadagni ultramilionari». Introiti per i quali Fini avrebbe chiesto e ottenuto il tornaconto. Gianfranco querela Amedeo Laboccetta, si fa interrogare dal pm ma non riesce a demolire la versione accusatoria del testimone.

I gravi indizi, a carico di Gianfranco Fini, dunque ci sarebbero. Ed egli ha motivo di preoccuparsi di finire in cella. Certo al momento, forse, mancano le esigenze cautelari. Oltre a non essere fuggito a Dubai, Gianfranco, non avrebbe di recente cercato di nascondere denaro. Così almeno sembra.

Può però inquinare le prove? Di fatto Fini indagato per riciclaggio, convive e parla con i familiari (cioè la moglie e il suocero) finiti sotto accusa insieme con lui per lo stesso reato. E se quindi si mettessero d’accordo sulla versione da dare ai magistrati? Nessuno può escluderlo. Interpellato al telefono dal Corriere della Sera, l’ex terza carica dello Stato, ha detto alla cronista che i soldi sono stati sequestrati alle sue figlie «sulla base dell’incapienza del patrimonio che doveva essere oggetto di sequestro nei confronti di Giancarlo Tulliani». E ha commentato: «Oltre al danno anche la beffa». Chissà, forse gli converrebbe dire una volta per tutte come sono andate le cose. Anche perché per il reato di cui è accusato rischia dai quattro ai dodici anni di carcere (articolo 648 bis del codice penale).

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mercoledì 22 giugno 2016

La City e Wall Street Usate come Lavanderia del Narcotraffico


L'intervento di Roberto Saviano al Parlamento britannico. 

Se si chiede quale sia il Paese più corrotto al mondo, la risposta più immediata è dettata dal grado di 
corruzione percepita. Magari si penserà al Messico, ai Paesi latinoamericani, a quelli africani, al Medio Oriente, all'Italia. E invece il più corrotto è l'Inghilterra, ma non di una corruzione che riguarda gli amministratori pubblici, i poliziotti, i sindaci, ma di una corruzione che è consustanziale al sistema economico. Il sistema economico inglese si alimenta di corruzione. E in tutto questo il governo e i cittadini britannici non si sono davvero resi conto
 dell'emergenza che sta attraversando il Paese.


Nel 2015 la National Crime Agency pubblicò un report i cui dati sono estremamente importanti. Il report spiegava che "ogni anno centinaia di miliardi di dollari di provenienza criminale quasi sicuramente continuano ad essere riciclati attraverso le banche del Regno Unito e le loro filiali". E aggiungeva che "l'entità del riciclaggio dei proventi criminali è quindi una minaccia per l'economia e la reputazione del Regno Unito". Di lì a poco anche il primo ministro David Cameron avrebbe espresso il suo impegno dichiarando: "Il Regno Unito non deve assolutamente diventare un paradiso fiscale per soldi sporchi di tutto il mondo". Eppure non è andata così.

In un documento molto interessante pubblicato da Transparency Uk a marzo del 2015 sul mercato 
immobiliare londinese come rifugio di capitali segreti e soldi sporchi, si parlava di soldi provenienti dalla corruzione, ma non veniva mai citata la parola mafia, né mai si è parlato di organizzazioni criminali. Il motivo è semplice: tranne che per rarissimi casi, in Inghilterra la mafia non si vede e non si sente. Non ci sono cadaveri sulle strade né sparatorie. In Messico o in Italia tra cadaveri, sangue e sequestri di droga non è possibile pensare che la mafia non esista. A Londra esiste ma è silenziosa, agisce nell'ombra. E soprattutto non ha l'odore acre del sangue, ma quello rassicurante dei soldi.

Senza il riciclaggio, il denaro delle mafie sarebbe un ricavato inerte. È necessario, invece, che rientri in circolo: il problema delle organizzazioni criminali non è fare soldi, ma riciclarli. E nel Regno Unito, secondo le stime di associazioni non-governative, vengono riciclati 57 miliardi di sterline (ovvero 74 miliardi di euro). Proventi illeciti che, dopo essere stati opportunamente ripuliti, vengono rimessi in circolo. In silenzio, i capitali criminali si muovono e minano la nostra economia 
e le nostre democrazie. In silenzio.

La City di Londra, insieme a Wall Street, è la più grande lavanderia al mondo di denaro sporco del 
narcotraffico. Londra è un sistema finanziario internazionale da cui passano transazioni da tutto il 
mondo per il valore di bilioni di sterline ogni anno e offre i servizi finanziari più ricercati. Ma non è tutto, perché oltre a questo, la capitale inglese si trova al centro
 del più importante sistema offshore del mondo.

Molti capitali internazionali che passano attraverso le dipendenze della Corona Britannica (come 
Jersey) e i territori d'Oltremare (come le Isole Cayman) - paradisi fiscali per eccellenza - vengono poi incanalate verso le banche della City e quando arrivano a Londra sono già stati ripuliti anche se 
originariamente erano sporchi. Come rivelò nel 2013 uno studio basato su inchieste di Transcrime (il 
Centro di ricerca sulla criminalità transnazionale dell'Università Cattolica di Milano) tutte le principali mafie italiane sono presenti nel Regno Unito con i loro affari. 
Uno studio di Transparency International 
del 2015 ha contato 36.342 immobili in un'area di 6 km quadrati a Londra di proprietà di società di 
copertura. Mentre il 75% degli immobili attualmente sotto indagine nel Regno Unito per reati legati alla corruzione sono registrati in paradisi fiscali. A Londra il 90% degli immobili di proprietà di società straniere sono di società registrate in paradisi fiscali.


È così che interi quartieri di Londra si stanno svuotando,
 diventando luoghi di investimento. 
Entrano i soldi, escono le persone.


Finalmente la stampa inglese si è accorta di questa vera e propria occupazione finanziaria della propria città: qualche giorno fa ha fatto rumore l'inchiesta del Guardian sul grattacielo residenziale più alto di Londra: St George Wharf Tower, un grissino di cemento di 50 piani dove i 214 appartamenti di lusso sono perlopiù intestati a magnati stranieri quando non posseduti da società offshore. Una torre con tutti gli optional che rimane vuota per la gran parte dell'anno, mentre la maggior parte dei londinesi non riesce nemmeno più a trovare un affitto accettabile: le case non servono per essere abitate, ma per fungere da casseforti di cemento,
 che custodiscono denaro, spesso riciclato.

Tra un mese la Gran Bretagna sarà chiamata a votare al referendum sulla cosiddetta Brexit, per 
esprimere la propria opinione sull'uscita o meno dall'Europa.

È fondamentale tenere presente che ci sono ambiti - come la sicurezza e la giustizia - in cui non si può agire isolati. Quando si parla di criminalità organizzata, di terrorismo, di narcotraffico, non esistono confini. Saremmo degli illusi a pensarlo.

Come si può pensare di affrontare qualcosa che è per 
definizione internazionale con strumenti nazionali?

Il Regno Unito non può più fare finta di nulla. Ora ha i dati, i risultati delle inchieste, gli avvertimenti degli esperti e delle autorità. Ora è il momento di muoversi, di fare qualcosa contro il denaro criminale, prima che il denaro criminale si compri tutta la Gran Bretagna.

Il testo è l'intervento tenuto da Roberto Saviano al Parlamento britannico su invito del parlamentare 
laburista David Lammy, ex ministro dell'Università

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mercoledì 1 luglio 2015

ECOLOGIA: I Rifiuti all’estero sono un business in Italia un...


Riciclaggio rifiuti trasformarlo in un vero lavoro


Abbiamo ancora tutti impresse davanti agli occhi le tristi immagini dei fumi, delle proteste e soprattutto delle discariche che invasero la città di Napoli qualche anno fa. Ad onor del vero però, va detto, che il capoluogo campano è solo una delle tante città italiane in cui il problema rifiuti è diventato una vera e propria piaga sociale...
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mercoledì 9 ottobre 2013

ECOLOGIA: I Rifiuti all’estero sono un business in Italia un...

 all’estero sono un business in Italia un dramma



Riciclaggio rifiuti trasformarlo in un vero lavoro

Abbiamo ancora tutti impresse davanti agli occhi le tristi immagini dei fumi, delle proteste e soprattutto delle discariche che invasero la città di Napoli qualche anno fa. Ad onor del vero però, va detto, che il capoluogo campano è solo una delle tante città italiane in cui il problema rifiuti è diventato una vera e propria piaga sociale. Si rimane quindi ancora più stupiti nello scoprire come, proprio i rifiuti, in altre realtà non troppo lontane da noi, sono diventati un business...
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ECOLOGIA: I Rifiuti all’estero sono un business in Italia un...: Riciclaggio rifiuti trasformarlo in un vero lavoro Abbiamo ancora tutti impresse davanti agli occhi le tristi immagini dei fumi, dell...

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lunedì 8 luglio 2013

ENERGIAINFINITA: le mani della mafia sulle rinnovabili italiane

le mani della mafia sulle rinnovabili italiane





Europol: le mani della mafia sulle rinnovabili italiane

L'ultimo rapporto di Europol conferma gli interessi dei clan nei confronti del settore delle energie pulite, che consente di riciclare facilmente il denaro sporco così come di intercettare le sovvenzioni pubbliche.

La mafia ha diversificato in modo considerevole le proprie attività criminali,,,
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martedì 18 giugno 2013

Silvio Berlusconi : INDAGATO ANCHE IN IRLANDA



BERLUSCONI INDAGATO ANCHE IN IRLANDA

 L'ipotesi è di riciclaggio ed evasione fiscale
Silvio Berlusconi sarebbe finito nel mirino delle autorità irlandesi che starebbero indagando sull'ipotesi di riciclaggio ed evasione fiscale. Lo scrive oggi l'Irish Sun che pubblica la notizia in prima pagina come 'esclusiva mondiale'.

Secondo quanto scrive l'Irish Sun le indagini del 'Garda Bureau of Fraud Investigation's' sarebbero partite da una segnalazione della polizia italiana, che avrebbe chiesto agli irlandesi di investigare sulle operazioni di Berlusconi con l'International Financial Services Centre di Dublino, con particolare riferimento al periodo 2005-2007 e per un ammontare di circa 500 milioni di euro. (ANSA).



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lunedì 12 settembre 2011

Federconsumatori e Adusbef preparano esposti alle procure contro Tremonti



Federconsumatori e Adusbef preparano esposti alle procure contro Tremonti. Perché il provvedimento con cui ha permesso che rientrassero i tesoretti dall'estero favorirebbe "il riciclaggio di Stato"

  Giulio Tremonti Giulio Tremonti

 Decisamente un periodo critico per il ministro dell'Economia Giulio Tremonti. Ai dispiaceri per i passi falsi della manovra, se ne sta per aggiungere un altro legato al discusso scudo fiscale di cui porta la paternità.

Proprio questa misura, che ha consentito agli esportatori di capitali nostrani di fare rientrare i loro tesoretti pagando una tassa di appena il 5 per cento, sta per costargli una pioggia di denunce contro il suo operato.

A promuovere l'iniziativa sono due associazioni, Federconsumatori e Adusbef, quest'ultima presieduta da Elio Lannutti, senatore dell'Idv, che depositeranno nei prossimi giorni esposti nelle principali procure chiedendo di accertare se i comportamenti del ministro e del governo non configurino i reati di favoreggiamento e riciclaggio.

Uno Stato di diritto, questa la tesi delle due associazioni, così come non fa accordi con la mafia e la criminalità organizzata, non può scendere a patti con riciclatori di denaro sporco ed evasori favorendo il rimpatrio di capitali esportati illecitamente e "ripuliti in forma anonima con un vero e proprio riciclaggio di Stato".



 http://espresso.repubblica.it/dettaglio/ora-giulio-rischia-la-denuncia/2160216

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MANOVRA. ADICONSUM, ADOC, ADUSBEF, ASSOCONSUM, CITTADINANZATTIVA, LEGA CONSUMATORI, MOVIMENTO CONSUMATORI E FEDERCONSUMATORI MANIFESTERANNO CONTRO LA MANOVRA FINANZIARIA E CONTRO GLI INCREDIBILI AUMENTI DI PREZZI E TARIFFE CHE STANNO DEPAUPERANDO FORTEMENTE IL POTERE DI ACQUISTO DELLE FAMIGLIE IL 15 SETTEMBRE. LA MANIFESTAZIONE GIÀ ORGANIZZATA È DENOMINATA DELLE  "TASCHE VUOTE"
Adiconsum, Adoc, Adusbef, Assoconsum, Cittadinanzattiva, Lega Consumatori, Movimento Consumatori e Federconsumatori
Manifesteranno contro la manovra finanziaria e contro gli incredibili aumenti di prezzi e tariffe che stanno depauperando fortemente il potere di acquisto delle famiglie il 15 Settembre. La manifestazione già organizzata e denominata delle “ Tasche Vuote ” ha già registrato adesioni sia di importanti forze sociali e di singoli cittadini ed avrà questo svolgimento

Appuntamento alle 9:30 a Piazza del Campidoglio, per raggiungere il luogo della manifestazione prendendo parte alla “Camminata degli Onesti”, camminata tranquilla e pacifica di coloro che dovrebbero i sacrifici di questa manovra e che non hanno mai evaso o ingannato il fisco. Alle 10:30 saremo in presidio già definito ed organizzato a Piazza Montecitorio  dove si darà ampia informazione dei problemi che investono le famiglie italiane e le proposte delle associazioni per obbiettivi di maggiore equità e di maggiore sviluppo del Paese.
 http://www.federconsumatori.it/ShowDoc.asp?nid=20110911183029&t=news


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MANOVRA: INVECE DI FAR PAGARE RICCHI EVASORI, GOVERNO AUMENTA L’IVA, LA TASSA SUI POVERI, CHE COLPIRA’ I CONSUMI ED INFIAMMERA’ L’INFLAZIONE.

Governo e maggioranza,invece di far pagare i ricchi con una congrua patrimoniale del 5% sui patrimoni oltre 5 milioni di euro e di colpire gli evasori, con una cedolare secca del 20 per cento sul riciclaggio di Stato chiedendo a banche, Sim e fiduciarie di prelevare 21 miliardi di euro su 105 miliardi di capitali scudati nel 2009, peggiora ancora di più una manovra che non taglia le spese,ma aumenta la pressione fiscale al 44,5% addossando ai soliti noti i costi della crisi provocata dalla finanza spregiudicata e dai banchieri.
La proposta di aumentare l’Iva di un punto, portando la tassa sui poveri dal 20 al 21 per cento, aliquota tra le più alte d’Europa per assecondare le richieste di Confindustria e di alcune imprese, potrà anche produrre maggiori entrate di 3,8 miliardi annui, ma avrà effetti devastanti sui consumi con un aumento dell’evasione fiscale, un rincaro dell’inflazione –ancora una volta a carico di lavoratori a reddito fisso e pensionati- e con un costo aggiuntivo di circa 173 euro a carico di ogni nucleo famigliare.
Governo e maggioranza,che hanno perso la bussola delle reali condizioni di vita dei lavoratori e dei pensionati dopo aver negato per tre anni gli effetti della crisi sistemica, invece di riforme strutturali e tagli consistenti alle spese della pubblica amministrazione di un 10% che porterebbe risparmi di circa 72 miliardi di euro nel triennio 2011-2014 e che sarebbero apprezzate dai mercati, continuano nella missione di spremitura dei lavoratori a reddito fisso e dei pensionati, che non avendo più nulla da offrire sono costretti a ridurre all’osso i consumi e ad indebitarsi per mantenere un tenore di vita meno dignitoso rispetto al passato.
Dopo la patrimoniale sui risparmi,l’inasprimento dei bolli sui conti titoli addossati anche sui risparmiatori truffati dalle banche,che non possono vendere azioni Alitalia o bond Lehman né chiudere i conti, ci voleva l’ultima genialata della maggioranza per continuare a stangare la povera gente, sia con l’aumento della pressione fiscale che con il rincaro dell’Iva, una sciagurata tassa sui poveri su una manovra bis che non riuscirà a placare gli attacchi speculativi (a meno di profondi cambiamenti) per far uscire l’Italia dalle mire della finanza,di banche di affari e fondi speculativi.


http://www.adusbef.it/consultazione.asp?Id=8366&T=P

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