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giovedì 14 giugno 2018

Bce: stop Quantitative Easing a fine anno

la Banca Centrale Europea acquista titoli di stato


Una proroga e quindi lo stop definitivo per il Quantitative Easing . La Bce ha deciso di prolungare gli interventi che da ottobre scenderanno da 30 a 15 miliardi di euro al mese. Poi, a fine anno, gli acquisti cesseranno. Lo comunica l'Eurotower al termine della riunione del Consiglio Direttivo. Positive le piazze finanziarie europee dopo l'annuncio.

La Bce conferma comunque l'intenzione di “reinvestire il capitale rimborsato sui titoli in scadenza nel quadro del programma di acquisto di attività per un prolungato periodo di tempo dopo la conclusione degli acquisti netti di attività e in ogni caso finché sarà necessario per mantenere condizioni di liquidità favorevoli e un ampio livello di accomodamento monetario”.

TASSI FERMI AL MINIMO STORICO - Il costo del denaro resta al minimo storico. Il Consiglio Direttivo della Bce ha deciso infatti di mantenere invariati i tassi di interesse sulle operazioni di rifinanziamento principali, sulle operazioni di rifinanziamento marginale e sui depositi presso la banca centrale rispettivamente allo 0,00%, allo 0,25% e al -0,40%.

L'Eurotower "si aspetta che i tassi di interesse della Bce restino ai livelli attuali almeno fino all'estate del 2019 e in ogni caso per il tempo necessario a garantire che l'evoluzione dell'inflazione rimanga allineata alle attuali aspettative".

Il Consiglio Direttivo della Bce dopo un "attento esame" degli ultimi dati ha riscontrato "progressi concreti" sul rafforzamento dell'inflazione e sulle aspettative, ha sottolineato il presidente della Bce, Mario Draghi, in conferenza stampa.

La Bce, ha affermato Draghi, ritiene che "serva ancora un ampio livello di accomodamento monetario, che sarà dato dagli interventi" che andranno avanti fino alla fine del 2018, "dal notevole stock di asset" acquistati con il QE e dai "conseguenti reinvestimenti" dei titoli in scadenza.

la Banca Centrale Europea acquista titoli di stato


Cos'è il Qe?

Il presidente della Banca Centrale Europea, Mario Draghi, ha annunciato lo stop definitivo al Quantitative Easing (Qe) a fine anno. Ma che cos'è il Qe e come funziona? Per 'Quantitative Easing' o 'allentamento quantitativo', si intende uno dei modi con i quali una banca centrale, (nel caso dell'Europa la Bce), interviene sul sistema economico e finanziario di un Paese per aumentare la moneta in circolazione, immettendo liquidità.

Con il Qe, la Banca Centrale Europea acquista titoli di stato o altre obbligazioni sul mercato, stimolando così la crescita economica dell'area euro. Il programma della Bce, approvato nel 2015 e rivisto più volte, ha tra gli obiettivi quello di scongiurare il rischio di deflazione e mantenere il tasso di inflazione attorno al 2%.

Con l'acquisto di titoli di stato e delle obbligazioni i tassi di interesse diminuiscono e i prestiti diventano più economici. Le aziende e i privati possono così chiedere prestiti, spendendo meno per rimborsare i propri debiti. Consumi e investimenti ricevono in questo modo una spinta, determinando una crescita maggiore nel medio termine.

Il primo piano di acquisto dei titoli, quello approvato nel 2015, è considerato il 'bazooka' di Draghi: prevede 60 miliardi di euro al mese di nuova moneta per rilanciare l'economia. Nel 2016 la Bce approva il prolungamento degli stimoli monetari, prorogando il Qe fino al marzo 2017. Nel marzo 2016 il Consiglio direttivo dell'Eurotozer decide di incrementare di 20 miliardi - portandolo a quota 80 miliardi - il pacchetto di acquisti mensili. Al tempo stesso la Bce annuncia una serie di aste 'mirate' a lungo termine, le cosiddette TLTRO.

A dicembre 2016 il Qe viene esteso fino alla fine del 2017, ma da aprile dello stesso anno si riduce a 60 miliardi al mese. Infine, nell'ottobre 2017 la Bce prolunga il Qe di nove mesi, sino alla fine di settembre 2018, al ritmo mensile di 30 miliardi di euro. 
Oggi l'annuncio di Draghi che la misura cesserà a fine anno.





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martedì 3 aprile 2018

Il Nuovo Governo fa Solo Promesse da Rimangiare

 Dopo la pausa di riflessione pasquale, in attesa delle consultazioni di Sergio Mattarella per formare il nuovo governo. Capitani di qualsiasi combinazione possibile sono ovviamente la Lega e i Cinque Stelle, i “vincitori” della disfida elettorale. Impensabile un governo senza loro due, molto difficile trovare la quadra per un governo con dentro entrambi.

Non vi illudete, 
non ci sarà nulla da redistribuire.

Dopo la pausa di riflessione pasquale, in attesa delle consultazioni di Sergio Mattarella per formare il nuovo governo. Capitani di qualsiasi combinazione possibile sono ovviamente la Lega e i Cinque Stelle, i “vincitori” della disfida elettorale. Impensabile un governo senza loro due, molto difficile trovare la quadra per un governo con dentro entrambi.

Il nodo vero non sono le intenzioni e i “magheggi” di Salvini e Di Maio, ma quel che saranno costretti a fare, in totale contrapposizione con le promesse elettorali che li hanno portati in cima alla piramide. In estrema sintesi, Salvini ha giurato che “brucerà la Fornero” (la legge, ovviamente) e interverrà sul sistema fiscale applicando un flat tax, ovvero una tassa sostanzialmente uguale per tutte le fonti di reddito (salari, profitti, rendite finanziarie, ecc). Di Maio ha a sua volta garantito che abbatterà i “costi della politica” e introdurrà il reddito di cittadinanza.

Tralasciamo qui l’analisi puntuale alcune di queste misure, che abbiamo già espresso in molte occasioni (una tassa uguale per tutti è un premio favoloso soltanto per i più ricchi, il reddito di cittadinanza grillino è in realtà un obbligo ad accettare qualsiasi lavoro, eliminare quasi del tutto i “costi della politica” significa consegnare i parlamentari completamente nudi alle “offerte” delle lobby, ecc) e concentriamoci invece sulla realizzabilità di queste misure all’interno del quadro istituzionale ed economico esistente.

Non c’è giornale mainstream che non ricordi i costi, in termini di spesa pubblica, di ognuna di queste proposte. L’unica che taglierebbe qualcosa sono “i vitalizi” e altre voci di contorno della busta paga di un parlamentare. Popolarissima in termini di consenso, ma risparmi solo per pochi spiccioli (qualche decina di milioni davanti a centinaia di miliardi).

Tutte le altre sono voci di spesa in espansione. Un’eresia contro cui è partito immediatamente il fuoco di sbarramento della Troika (Unione Europea, Bce, Fondo Monetario Internazionale).

L’ultimo bollettino della Bce, per esempio, esclude che si possa toccare la legge Fornero; anzi, consiglia caldamente una “riforma” ancora più drastica che allunghi ancora l’età pensionabile e, se necessario, riduca gli assegni pensionistici già in essere, abolendo subito la quattordicesima per le pensioni minime, appena istituita a fini elettorali.

Come ragiona la Bce? Come un ragioniere di lager, al solito. La premessa è che l’Europa sta invecchiando velocemente e questo inciderà pesantemente su due fronti: diminuiranno i posti di lavoro disponibili e la scarsità di giovani al lavoro abbasserà la produttività per unità di lavoro.

Non serve un premio Nobel per trovare i difetti di questa pseudo-argomentazione. I posti di lavoro vanno diminuendo a causa della prorompente avanzata dell’automazione nei processi produttivi, che elimina la necessità di braccia e menti umane sostituendo con hardware e software (robot, insomma). Questo processo, comunque, aumenta e non diminuisce la produttività per unità di lavoro. Insomma, la Bce mente sapendo di mentire. A meno di non esaminare in quali posizioni lavorative verrà impiegata la gran parte dei giovani lavoratori che vengono assunti ora o lo saranno nel prossimo futuro. E’ ovvio che se – come in Italia – la quasi totalità dei nuovi posti di lavoro è nella ristorazione, alberghiero, grande distribuzione, logistica, assistenza alla persona, ecc, con alta precarietà contrattuale e bassissima intensità di capitale, la produttività media del sistema-paese non potrà che calare nonostante il progresso della cosiddetta “industria 4.0”

Non basta, naturalmente. Dice infatti la Bce: lavoratori costretti a restare al chiodo in età avanzatissima saranno mediamente assai meno in salute e quindi graveranno maggiormente sui costi della (residua) sanità pubblica. Quindi, conclude il ragioniere di Treblinka, bisogna riformare “seriamente la spesa pubblica” di tutti i paesi europei altrimenti non si riuscirà a mantenerla entro i parametri fissati dai trattati europei.

Un essere umano normale si preoccuperebbe di individuare dei parametri che consentano all’economia di far fronte alle necessità concrete dalla popolazione. A Francoforte si ragiona all’opposto: i parametri sono intoccabili, dunque sono le popolazioni a doversi adeguare, stringendo molto di più la cinghia.

Un indenuo potrebbe dire: scusate, ma qui in ventidue anni abbiamo già fatto quattro o cinque riforme delle pensioni seguendo le vostre indicazioni (Dini, Maroni, Prodi, Fornero), com’è possibile che si debba ogni volta discutere di come tagliare un altro pezzo?

In effetti la Bce, specie sulla Fornero, ci ha detto e ci dice “bravi!”, aggiungendo anche un “ancora più avanti!”. Un ulteriore aumento dell’età pensionabile è per i banchieri centrali un obbligo fondamentale. Certo, chi come l’Italia l’ha già innalzata molto (67 anni, dal 2019) dovrà apportare modifiche minori su questo punto. Ma dovrà comunque porsi l’obiettivo di ridurre la spesa pensionistica, abbassando il livello degli assegni già erogati. 
Proprio come è stato imposto alla Grecia.

Messa così, i margini di manovra per attenuare gli effetti della Fornero sono praticamente nulli. E infatti l’espertone della Lega, Alberto Brambilla, ex sottosegretario al Lavoro nei governi Berlusconi 1 e 2 (2004-2005), estensore del capitolo pensioni nel programma elettorale della Lega, spiega con tono bellicoso dove andrà a prendere i soldi per ritoccare almeno in parte la riforma più odiata dai lavoratori italiani, specie in quei territori dove è più alta la concentrazione di dipendenti (il Nord, naturalmente). “La spesa previdenziale italiana è all’11% del Pil, non al 16: assolutamente sostenibile. Il resto è assistenza: qui spendiamo 100 miliardi all’anno, senza sapere dove vanno. Il nostro piano non è abolire la Fornero: toccare la previdenza è dinamite, guai a farlo. Ma di rivederla, questo sì. Permettendo a chi ha 35-36 anni di contributi e almeno 64 anni di età, oppure 41 anni e mezzo di contributi a prescindere dall’età di andare in pensione. Intervento chirurgico e fattibile: 50 miliardi in 10 anni. Che si coprono tagliando quell’assistenza che va ai falsi invalidi e a chi non se la merita, perché mente sui requisiti”.

Non è un mistero che il fenomeno dei falsi invalidi è prevalentemente concentrato nel Mezzogiorno, dunque la Lega da una parte non ha mai messo in programma una abolizione della Fornero, ma pensa di far comunque quadrare i conti abolendo grandi quote della spesa assistenziale (che, come ricordiamo sempre, è furbescamente addossata all’Inps, che dovrebbe occuparsi solo di previdenza). Insomma: trasferendo risorse – per quanto spesso immeritate – dal mezzogiorno al Nord. Altro che “nuovo partito nazionale”, la Lega è sempre quella vecchia, 
con giusto una spruzzata di razzismo in più…

Ma questo programma leghista sbatte pesantemente sul “blocco sociale” meridionale che ha rimpinzato di voti il M5S attendendosi – oltre che meno corruzione e qualche idea di sviluppo – anche qualche misura universale di sostegno al reddito. Dunque è un ostacolo non da poco, che costringerebbe uno dei due “promessi sposi” e perdere la faccia con il proprio elettorato sul punto principale che ha determinato il loro successo: le pensioni per la Lega,
 il reddito di cittadinanza per i grillini.

Il punto della spesa pensionistica ha già segnato uno dei passaggi più complicati dei rapporti recenti tra governi italiani e Commissione Europea, che ora ha varato un terribile rapporto sull’invecchiamento della popolazione (Ageing Report 2018)… 
per chiedere le stesse cose indicate dalla Bce.

Secondo la Commissione, infatti, la “gobba previdenziale” si avrà quando la generazione dei quarantenni attuali uscirà dal mercato del lavoro, facendola salire nel 2040 al 18,5% anziché al 16,3% come sostenuto dall’Italia. Un livello più alto di quello registrato nel 2015 ( 15,7%), e la cui previsione aveva giustificato tutte le riforme pensionistiche dal 1996 in poi.

Com’è possibile che si crei una nuova “gobba” dopo 20 anni di tagli sanguinosi per eliminarla? Nel modo più classico dell’economia, che dovrebbe tenere in considerazione – sempre – più parametri. La voce “pensioni” è una classica voce in uscita (nonostante si tratti solo di restituire a fine carriera quel che si è forzosamente accantonato, in contributi, in una vita di lavoro). Questa voce è in effetti diminuita, anche in prospettiva, ma è solo uno dei termini del rapporto debito/Pil. Il problema, soprattutto italiano, è che la spesa è scesa, sì, ma meno del prodotto interno lordo. Insomma, questo paese è e resta in crisi, non ha affatto recuperato le perdite subite nella crisi ormai decennale e soprattutto, le previsioni di crescita per gli anni a venire sono molto più basse di quelle inventate da Renzi e Gentiloni. Secondo la Commissione la crescita del Pil sarà dello 0,7% in media nei prossimi anni, anziché all’1,2% stimato dalla Ragioneria dello Stato; inoltre diminuirà di un terzo il contributo degli immigrati regolari (anche di più, applicando le “ricette” della Lega), occupazione e produttività resteranno asfittiche, l’invecchiamento della popolazione diventerà più grave e il ricambio generazionale continuamente rinviato.

E’ necessario far osservare al lettore che questa triste situazione italiana è dovuta – oltre che alla crisi globale – all’applicazione ferrea di tutti i diktat imposti negli anni passati proprio dalla Commissione. L’austerità ha falcidiato redditi e diritti, comprimendo i consumi interni e dunque la stessa crescita economica (le esportazioni, da sole, non bastano; specie in una congiuntura di incremento della competizione internazionale che si applica proprio sul terreno delle esportazioni); i giovani, pur diminuendo di numero, non hanno lo stesso trovato sbocchi lavorativi e molti hanno dovuto emigrare; il lavoro ha perso valore e peso dei contributi previdenziali (nei contratti precari, spesso, non sono neanche previsti per via degli innumerevoli “incentivi alle imprese”).

Invece di prendere atto del fallimento completo di una strategia economica, Bce-Ue-Fmi pretendono una maggiore dose della stessa medicina. Secondo il noto principio della tossicodipendenza…

In realtà, l’austerità ha rappresentato finora un meccanismo di redistribuzione della ricchezza e delle filiere produttive interne all’Unione Europea, in particolare tra i paesi della zona euro (la moneta comune è uno strumento potentissimo di disciplinamento dei vari Stati, basta ricordare i bancomat chiusi nella Grecia che votava per il referendum). Tutta a favore dei paesi del Nord e del capitale multinazionale, soprattutto finanziario (i padroni dello spread).

L’attuale Parlamento italiano dovrà ora esprimere un governo con almeno una delle due forze teoricamente euroscettiche, che hanno platealmente cavalcato il malessere della maggioranza della popolazione (oltre il 55%, se calcoliamo anche Fratelli d’Italia 
e i voti di forze rimaste sotto la soglia di sbarramento).

La prova del fuoco non è tanto nella capacità o meno di mettere in piedi un esecutivo (Salvini e Di Maio sono disponibili a qualsiasi compromesso, e si vede). Sta nel dover rispettare il “vincolo esterno” (Unione Europea e “mercati”) facendo finta di metterlo in discussione.

Un po’ di numeri aiutano a capire. Soltanto per tenere botta nel 2018 bisognerà varare una manovra da 30 miliardi: 12,4 per impedire che scatti l’aumento dell’Iva (come previsto dalla clausola di salvaguardia), 12 di minori spese per far scendere il deficit pubblico allo 0,9% (come da impegni presi con la Ue), il resto per coprire gli aumenti (miseri e già revocati) previsti dai contratti del pubblico impiego e infine per le spese incomprimibili
 (quelle militari devono aumentare, dice la Nato e la Ue).



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sabato 14 luglio 2012

Fiscal compact e MES


Fiscal compact e MES: la follia continua (ma sottovoce)

Il Senato della Repubblica ha ratificato il Trattato europeo sul Fiscal Compact e il Meccanismo Europeo di Stabilità (MES), due nuovi accordi che faranno precipitare la crisi e, statene certi, peggiorare la miseria per milioni di cittadini in Europa.
La notizia non è balzata in cima ai giornali, così come il processo che ha portato all’approvazione non è stato oggetto di discussione pubblica.
Ormai i diktat di BCE e FMI non si mettono in discussione; si attuano, pena ulteriori attacchi speculativi e l’aumento dello spread.
Beh, in realtà lo spread rimane alto lo stesso, i salvataggi vanno avanti all’infinito, crolla il PIL… ma siccome gli esperti ci assicurano che soltanto con l’austerità e il pareggio di bilancio potremo risanare l’economia, allora i nostri politici non se la sentono di opporvisi.
Eppure la realtà è davanti agli occhi di tutti: la politica anti-crisi del governo tecnico e delle istituzioni europee in generale è un fallimento totale, per chi vuole migliorare le condizioni di vita della gente.

fonte: http://www.senato.it/notizie/index.htm
Il Fiscal Compact è l’estensione del Patto di Stabilità, obbliga tutti gli stati a rispettare i vincoli di bilancio.
Nel caso italiano significherà ulteriori tagli o tasse per circa 40 miliardi di euro all’anno per i prossimi 20 anni.
Quello che propone Monti oggi è solo un piccolo antipasto.

Il MES è il fondo salva-stati che verrebbe in soccorso agli stati in difficoltà, agendo come ente indipendente con la forza contrattuale di dettare le linee guida ai governi che accettassero gli aiuti.
Non ci sarebbe la possibilità di trattare, di discutere democraticamente con la popolazione, ma solo di eseguire gli impegni presi con qualsiasi mezzo.
Cioè, se questi accordi dovessero entrare in vigore, incideremo nella pietra i meccanismi folli che sono alla radice della crisi stessa. Diventeremo tutti come la Grecia e anche peggio.
Prima però dovranno passare dalla Camera dei Deputati in Italia, e anche superare le contestazioni giudiziarie per esempio in Germania, dove la Corte Costituzionale è chiamata ad esprimersi sulla legittimità degli accordi.
L’opposizione cresce, insieme alla realizzazione che non c’è luce in fondo al tunnel se non si tornerà a sostenere l’economia reale, se non isoleremo la gente e le imprese dai meccanismi speculativi sui mercati globali.
Ma occorre agire, rompere il dibattito controllato e proclamare le soluzioni vere.
La risposta è la separazione bancaria di tipo Glass-Steagall, abbandonando al loro destino le banche che giocano alla bisca mondiale, e rilanciando il credito per le attività produttive.
A questo link ripreso dal sito del Senato della Repubblica, indichiamo i nomi dei Senatori e come hanno votato, per la trasparenza: MES al Senato, ecco la lista dei “responsabili”


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giovedì 3 maggio 2012

La stampa greca sbugiarda Monti



Sui quotidiani greci si nota la profonda indignazione per l’uso spregevole che Monti ha fatto della situazione economica in Grecia, in un articolo intitolato “Non come la Grecia”, si riporta il colloquio di Monti sul «Corriere della Sera». ‘‘Il giornale italiano ha fatto riferimento al gran numero di suicidi in Grecia – 1700, sta usando la Grecia come esempio per convincere gli italiani ad accettare misure di austerità nel tentativo di ristrutturare l’economia italiana”. 


La stampa greca sbugiarda Monti: ” siamo usati per convincere gli italiani a subire l’Austerity ”.
Il governo sta spudoratamente mentendo agli italiani. Tra conferme e smentite quotidiane, su questo o quel decreto fiscale, nel mentre la nazione vive con scoramento annunci di suicidi, di imprese chiuse e di famiglie al limite della povertà. Inoltre crediamo, come Federcontribuenti, che Bruxelles sia all’oscuro delle misure di Austerity, adottate dal nostro governo, crediamo che gli annunci di visite, di invii di commissioni, di supervisione e di scambio di informazioni siano menzogne considerato che nessun altro Paese Europeo sta subendo quanto noi, nemmeno la Grecia, paragone amato da Monti. Per questo il presidente Finocchiaro intende, assieme al senatore dell’Idv, Stefano Pedica, informare personalmente l’UE sulla situazione politica italiana, sui metodi fiscali adottati dal nostro governo e sottolineando i gravi effetti, al limite della costituzionalità, che questi stanno avendo sui cittadini e sulle piccole e medie imprese. Si approfondirà l’argomento bancario italiano e sull’uso fatto dei fondi BCE e del metodo usato dall’agenzia per la riscossione italiana. E ora facciamo noi il paragone tra Italia e Grecia.

Sui quotidiani greci si nota la profonda indignazione per l’uso spregevole che Monti ha fatto della situazione economica in Grecia, in un articolo intitolato “Non come la Grecia”, si riporta il colloquio di Monti sul «Corriere della Sera». ‘‘Il giornale italiano ha fatto riferimento al gran numero di suicidi in Grecia – 1700, sta usando la Grecia come esempio per convincere gli italiani ad accettare misure di austerità nel tentativo di ristrutturare l’economia italiana”.

In Grecia esiste un salario minimo pari a euro 876,62, in Italia esiste solo la pensione minima di euro 400. In Grecia per salvare l’economia si è pensato di tagliare gli stipendi e le pensioni, ma, solo se superiori ad un certo reddito, in Italia, il basso reddito è il più colpito. Lotta all’evasione fiscale: confronto italo - ellenico. In Italia si sono inventati i super blitz della GdF, spesometro, telefonometro, redditometro e spiate sui conti correnti a danno dei soli cittadini contribuenti, in Grecia, il Ministero delle Finanze, con una circolare ha imposto incroci fiscali per: banche, cliniche private, mercato azionario, assicurazioni, fondi pensionistici, operatori di telefonia fissa e mobile e gestori utenze domestiche. Tutte le irregolarità, verranno punite con pesanti multe. Questo perchè, diversamente dall’Italia, la Grecia ha capito che è la corruzione il primo nemico per una sana ed equa economia. Inoltre, gli ospedali privati ellenici sono tenuti a registrare tutti i dati relativi ai medici che vi lavorano, l’elenco delle prestazioni effettuate incrociandolo con l’elenco dei malati che ne hanno beneficiato e per quale malattia. In Italia questo non si fa e di scandali sulle cliniche private, sul furto dei rimborsi per prestazioni finte, ne abbiamo in quantità. Inoltre, per tutelare i cittadini ellenici dalla speculazione, si è imposto ai grandi fornitori di telefonia, acqua, luce e gas, di trasmettere i dati dei consumi e costi applicati agli abbonati. In Italia, le compagnie inviano ai cittadini fatture poco trasparenti, con costi non chiari e inoltre possono aumentare come vogliono il servizio senza che nessuno vigili. Ora veniamo alle bugie di Monti sulla commissione europea: “Tagliando i costi, non aumentando le tasse”
Riferendosi al governo ellenico, la Commissione europea, ha presentato un “calendario per la riforma del contratto collettivo nazionale per il salario 2012. ” Il rapporto esorta il governo a concentrarsi di più sul taglio dei costi pubblici e burocratici, piuttosto che aumentare le tasse. In Italia la pressione fiscale, effettiva, a carico dei cittadini ha superato il 52% e l’elusione fiscale da parte delle grandi società per azioni non è più considerato un reato.
Inoltre, la Commissione ha indicato che oltre la metà dei 20 miliardi dati alla Grecia, non sono stati ancora utilizzati e che quindi potranno essere impiegati per gli investimenti sullo sviluppo della rete dei trasporti, sul turismo e il miglioramento della pubblica amministrazione.
Secondo la Commissione europea per la creazione di posti di lavoro: ” vanno ridotte le tasse a carico delle piccole e medie imprese, specie, ad impedirne la chiusura ed incentivando ad aprirne di nuove”. In Italia i fondi della BCE all’1% son stati usati dalle banche italiane per comprare parte del debito pubblico per poi specularci sopra. Chiudendo i rubinetti alle piccole e medie imprese e incattivendo, al limite dello strozzinaggio, i rapporti con i piccoli imprenditori.


FEDERCONTRIBUENTI DENUNCIA EQUITALIA PER ISTIGAZIONE AL SUICIDIO


FEDERCONTRIBUENTI

 DENUNCIA EQUITALIA 

PER ISTIGAZIONE

 AL SUICIDIO

 http://cipiri.blogspot.it/2012/04/federcontribuenti-denuncia-equitalia.html

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