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giovedì 7 giugno 2018

La Flat Tax rischia di alzare le Pensioni d’Oro

La Flat Tax farà fallire l'Italia


Se da un lato il ricalcolo contributivo rischia di tagliare gli assegni pensionistici del futuro, l’effetto di una ‘dual tax', ovvero il combinato disposto fra il ricalcolo stesso e l’introduzione della flat tax, può addirittura arrivare a neutralizzare il nobile intento governativo di tagliare le cosiddette pensioni d’oro, cioè quelle dei contribuenti da 5mila euro netti mensili in su non integralmente coperte dai contributi previdenziali effettivamente versati.

Al ricalcolo contributivo, che abbassa la pensione lorda, va come detto associato l’intento leghista di introdurre la flat tax, l’aliquota unica che abbassa le tasse dei redditi più alti. Secondo il principio, ribadito da Salvini in persona, per cui “è giusto che chi guadagna di più, paghi meno tasse”.
Il problema è che, pagando meno tasse, 
potrebbe finire per recuperare 
ciò che gli verrà tagliato alla pensione d’oro.

Il Sole 24 Ore ha calcolato gli effetti di questa Flat Tax, evidenziando come per chi oggi riceve un netto mensile da 5.665 euro, partendo dunque da un lordo di 9mila, l’ombrello aperto dalla Dual Tax vale qualche decimale meno, ed è in grado di neutralizzare un taglio del 24,6%, mentre salendo a 9.075 euro netti (15mila lordi) la “tutela” cresce fino ad ammortizzare un taglio del 27,4 per cento. Questa scala degli effetti dipende dalla gerarchia dei benefici della Flat Tax, 
che aumentano di valore al crescere del reddito 
anche se a questi livelli la riforma non prevede la deduzione
 da 3mila euro e applica l’aliquota del 20%.

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giovedì 1 agosto 2013

la Grande Barriera Corallina rischia di essere distrutta


Anche volendo sarebbe difficile immaginare una cosa più assurda di questa. L’industria mineraria australiana, leggendaria per la sua incoscienza, ha avuto una nuova idea: infischiarsene del catastrofico cambio climatico in corso nel Pianeta, costruire la più grande miniera di carbone del mondo, e poi collegarla tramite una rotta di navigazione che passerà attraverso il tesoro più prezioso della nostra Terra: la Grande Barriera Corallina.

Un’idea tremenda che avrebbe conseguenze devastanti, e il gruppo di investimento Aurizon che porta avanti il progetto lo sa bene. Sono indecisi e possiamo riuscire a fargli cambiare idea, affossando il progetto. Uno di loro ha persino fatto delle donazioni contro il cambio climatico!

Raccogliamo insieme un milione di firme e dimostriamo il nostro sconcerto di fronte a questo assurdo progetto, spingiamo Aurizon a ritirare il finanziamento e magari convinceremo anche il primo ministro australiano Kevin Rudd a entrare in gioco. Per questo esiste Avaaz, facciamo prevalere il buon senso!

La Grande Barriera Corallina (il più grande organismo vivente sulla Terra, casa di un quarto di tutte le specie che popolano gli oceani) sta sparendo lentamente. Negli ultimi 30 anni ha perso metà del corallo a una velocità sempre maggiore. Il cambio climatico è una delle cause, ma altrettanto si può dire della fervente industria mineraria australiana. Secondo il settimanale tedesco Der Spiegel, “se la tendenza attuale continuasse, potrebbe accadere ciò che pensavamo impossibile: la Grande Barriera Corallina morirebbe”.

E nonostante tutto ciò, l’industria estrattiva ha in progetto nuovi giganteschi porti da costruire nell’Australia del nordest ad Abbot Point (giusto accanto alla Barriera) per rendere più facile il trasporto del carbone al resto del mondo. Tutto ciò raddoppierebbe le navi che ogni anno passano accanto alla Barriera e devasterebbe 3 milioni di metri cubi di fragile fondale marino, ma non solo: bruciando tutto quel carbone, l’impatto inquinante sarebbe pari a tre volte quello attuale dell’Australia trascinandoci ancor di più verso una catastrofe climatica irreversibile.

I finanziatori si stanno incontrando in questi giorni per decidere cosa fare e nelle prossime due settimane il ministro dell’Ambiente australiano dovrà scegliere se approvare o meno il progetto. La nostra azione può portarli a fermare il disastro, in particolar modo possiamo fare leva sul primo ministro Rudd, che vorrebbe conservare la sua reputazione internazionale in vista delle prossime elezioni.

Il momento in cui verranno prese le decisioni è arrivato, è adesso. Firma subito questa petizione e condividila con tutti quelli che conosci per fermare la devastazione della Grande Barriera Corallina:
La Grande Barriera Corallina rischia di essere distrutta per fare posto a un enorme progetto minerario. Ma l’abbandono di uno degli investitori principali affosserebbe l’accordo e proteggerebbe la Barriera, Patrimonio dell’Umanità. Possiamo convincerli a fare un passo indietro, o spingere il primo ministro australiano Rudd a fermare il piano, ma dobbiamo agire ora! -

- Firma subito la petizione e aiutaci a salvare 

la Grande Barriera Corallina:

https://secure.avaaz.org/it/australian_coal_disaster_global/?bkBgnbb&v=27549 

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mercoledì 5 settembre 2012

Comune di Napoli: l'ex sindaco rischia multa milionaria


Rosa Russo Iervolino rischia di essere condannata e di pagare una multa milionaria per aver arrecato danni alle casse del Comune di Napoli. Per l'ex sindaco è stato disposto dal giudice della Corte dei Conti Rossella Cassanetti, su richiesta del pm Ferruccio Capalbo, il sequestro dei beni privati. L'accusa? Quella di aver provocato buchi nelle casse comunali continuando a pagare canoni di affitto per locali inutilizzati durante il suo mandato (dal 2001 al 2011). Ancora una volta un caso di inefficienza e spreco di soldi pubblici. Insieme a lei rischiano l'ammenda di 3 milioni e 287 mila euro i quattro ex assessori Enrico Cardillo, Michele Saggese, Ferdinando Balzamo e Marcello D'Aponte; i due ex direttori generali Vincenzo Mossetti e Luigi Massa e i dirigenti del Comune Rosaria Guidi, Giovanni Annunziata e Domenico Liguori.
Le misure precauzionali prese finora si risolvono per l'ex sindaco con il sequestro (in quota) dell'immobile di via Bernini e dei crediti nei confronti del Comune (era stato chiesto anche il sequestro della pensione da parlamentare, ma il giudice lo ha respinto), per un totale di 263.267 euro; per Maria Rosaria Guidi, Annunziata, Massa, Balzamo Cardillo, Liguori e Saggese, invece, sono stati confermati i sequestri di beni immobili, conti correnti, stipendi o pensioni; a D'Aponte, Mossetti e Massa sono stati sequestrati solo i soldi depositati nei rispettivi conti correnti.
L'affitto della discordia è quello relativo all'ufficio tributi, la cui nuova sede è stata spostata in corso Lucci nel 2007, quando in realtà gli spazi erano pronti già dal 2005 (almeno su carta). Per tutto il periodo il comune ha provveduto a pagare il vecchio (di circa 40 mila euro) e il nuovo affitto. Ma non è finita: nel fare il calcolo dei nuovi uffici non si è tenuto conto dell'archivio, che al momento rimane nella vecchia sede di Poggioreale per mancanza di spazio e di cui si continua a pagare il fitto. Quando poi si è trattato di indagare sulla vicenda, gli agenti delle Fiamme Gialle hanno riscontrato numerose difficoltà a reperire documentazione sia contabile che amministrativa. In altre parole, gli uffici non trovavano le carte di uno dei traslochi più onerosi della storia del comune di Napoli.

da ; http://it.notizie.yahoo.com/

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venerdì 17 settembre 2010

LEADER LOTTA NON VIOLENTA , Ramallah


Si attende la sentenza definitiva dei giudici militari israeliani contro Abdallah Abu Rahme, accusato di aver organizzato manifestazioni di protesta contro il «muro di separazione» costruito sulle terre del villaggio di Bilin


Ramallah, 17 settembre 2010, Nena News – Sono cominciate due giorni fa nella Corte militare israeliana di Ofer, nei pressi di Ramallah, le fasi conclusive del processo contro Abdallah Abu Rahme, coordinatore nel villaggio cisgiordano di Bilin del Comitato popolare contro il Muro e la Colonizzazione. Ad agosto Abu Rahme venne giudicato «colpevole» di aver organizzato «manifestazioni illegali» e per «incitamento». Ma fu ritirata l’accusa più grave che gli era stata rivolta: il possesso di armi. Nonostante l’inconsistenza dei reati che vengono attribuiti ad Abu Rahme, la procura militare intende farlo incarcerare per ben due anni. Secondo i comitati popolari palestinesi, si tratterebbe di una «punizione esemplare» con finalità di «deterrenza», ossia è volta ad impedire lo sviluppo della lotta non violenta e della resistenza popolare palestinese contro il muro che riceve consensi crescenti anche a livello internazionale.  Non a caso l’udienza di mercoledì nell’aula del tribunale militare di Ofer si è svolta alla presenza di numerosi rappresentanti di ambasciate e consolati europei. Ad agosto il «ministro degli esteri» dell’Unione europea, Catherine Ashton, aveva criticato la sentenza di colpevolezza inflitta ad Abu Rahme descrivendola un passo volto ad impedire ai palestinesi di esercitare il loro diritto a manifestare in difesa delle loro terre occupate da Israele. Una analoga critica è giunta da Sarah Leah Whiston, direttrice dell’ufficio mediorientale di Human Right Watch.(red) Nena News
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