Le Carte Parlanti

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domenica 26 giugno 2016

Unione Europea Migliore senza Inghilterra


Londra era un ostacolo, ora può davvero nascere l’Europa
Dopo il referendum e il vertice di Berlino dei cinque fondatori, parla l’ex ambasciatore: «La Gran 
Bretagna ha sempre fatto di tutto per evitare più integrazione. L’Europa deve ripartire da fisco e 
immigrazione. Lo scenario più probabile? Un’Unione a due velocità»

«Dopo la sbornia, il risveglio è amaro. Ed è esattamente quel che sta succedendo in Gran Bretagna». 

Non si stupisce Sergio Romano, ex ambasciatore, delle ricerche compulsive su Google per capire cosa sia l‘Unione Europea, delle 800mila firme che chiedono di rifare il referendum, di Boris Johnson che dice che non c’è alcuna fretta di abbandonare l’Unione Europea, di Nigel Farage costretto ad 
ammettere che non ci sarà un extra budget di 350 milioni di euro per la sanità britannica come aveva 
promesso in campagna elettorale, della Cornovaglia che chiede di poter comunque accedere ai fondi 
europei cui aveva attinto a piene mani negli anni precedenti: «Questo è il più buffo dei referendum mai organizzati. Hanno posto al popolo un quesito senza rendersi conto delle conseguenze della decisione che stavano prendendo».


C’è chi dice che la responsabilità di Cameron sia quella di aver promosso il referendum, 
non di averlo perso…
È vero. Le responsabilità maggiori sono sue. 
Un referendum del genere è populismo, non è democrazia. 
I trattati internazionali sono argomenti troppo complessi per dire dei sì o dei no. La gente non sa che 
cosa sta andando a votare. E il bello è che a Cameron non pensava all’Europa. Ha creato il caos per 
risolvere un suo problema personale.
Cioè?
Il suo partito era spaccato in due, l’Ukip erodeva voti a destra: Cameron ha promosso il referendum per rimanere al governo e avere un ruolo politico nel futuro. Risultato? Il suo partito è ancora diviso in due, l’Ukip è risorto dopo la batosta alle ultime elezioni e lui, prima o dopo, dovrà dimettersi.
È solo lui il colpevole?
È il principale, ma non il solo.
Chi altri, allora?
Cameron, promuovendo il referendum, ha messo l’Unione Europea in grave imbarazzo, costringendola a offrire alla Gran Bretagna condizioni ancora migliori di quelle precedenti, in caso avesse vinto il Remain.
In che senso l’Europa è stata costretta?
Non l’avessero fatto, in caso di Brexit sarebbero passati come i responsabili dell’uscita dall’Unione 
Europea della Gran Bretagna. È stato un errore, a posteriori: dovevamo essere più duri, rischiando di 
prenderci la colpa. Nessuno se l’è sentita e abbiamo pure noi giocato il gioco di Cameron, 
perdendo insieme a lui.
E adesso?
Adesso la palla è nelle mani di chi ha a cuore le sorti dell’Unione. Francia e Germania, soprattutto, ma anche noi italiani. Non fosse altro per il fatto che siamo i paesi che più degli altri hanno scommesso su questo disegno.


Cosa vuol dire aver la palla tra le mani?
Vuol dire prendere iniziative che abbiano un contenuto. Non c’è momento migliore per farlo.
Perché?
Perché la Gran Bretagna era sì un paese importante dell’Unione Europea, ma anche quello che si è 
opposto più degli altri alle cessioni di sovranità. Con loro fuori, molte cose fino adesso considerate 
impossibili, diventeranno possibili.
Ad esempio?
Ad esempio, nel coordinamento fiscale. Quando si stava costruendo il mercato unico, Mario Monti, 
allora commissario, mi diceva spesso che gli inglesi erano i suoi migliori alleati. Ma quando cominciò a parlare di coordinamento fiscale, gli alleati diventarono avversari. Ora è fondamentale che vi sia una politica fiscale comune e un ministro che sovrintenda l’economia europea. In questo senso, l’assenza degli inglesi facilita i processi.
E poi?
Dobbiamo occuparci seriamente di immigrazione.
Perché dice così?
Perché è l’origine di tutti i malumori di cui stiamo soffrendo. E sta nutrendo il campo dei nazionalismi populisti. Li dobbiamo lavorare, senza avere l’illusione che vi siano soluzioni miracolistiche.Ecco: come?
Bisogna creare una frontiera comune. Il grosso errore di Schengen è stato quello di non affrontare 
questo problema. Se gli immigrati, quando entrano, possono girare dappertutto, ogni frontiera 
appartiene a tutti, non solo agli stati nazionali. Di conseguenza, ognuna di quelle frontiere deve avere le medesime guardie di frontiera, i medesimi principi di accoglienza. E invece, finora, ognuno ha fatto quel che voleva. Ricordo ancora, nel 2011, Roberto Maroni che favorisce il viaggio verso la Francia dei profughi tunisini provoca le indispettire reazioni francesi…

«La Gran Bretagna era sì un paese importante dell’Unione Europea, ma anche quello che si è opposto più degli altri alle cessioni di sovranità. Con loro fuori, molte cose fino adesso considerate impossibili, diventeranno possibili»

Frontiere comuni vuol dire anche esercito europeo?
C’è stato un momento in cui si pensava che l’unità d’europa dovesse partire da un esercito comune. Era un momento particolare: la fine della seconda guerra mondiale, l’inizio della guerra fredda con l’Unione Sovietica. Fu quello il principio su cui si fondò la Comunità europea di difesa. Ad affossarla fu la Francia, con il voto congiunto 
- seppur con motivazioni profondamente diverse
 - di comunisti e gollisti.

Ci possiamo riprovare?
Non credo. Ora le condizioni non sono migliori di allora.


Come mai?
Soprattutto, perché esiste una disparità qualitativa militare, tra i membri dell’Unione Europea. Abbiamo una potenza nucleare, la Francia, che non vuole mettere in comune il suo potere. Abbiamo paesi che spendono nelle loro forze armate e altri come l’Italia che spendono troppo poco. Difficile creare una nuova istituzione paritetica, tra enti che non lo sono. Si rischia di riprodurre un errore. E per di più di farlo quando ci sono altre urgenze.
Una su tutte: che l’esempio britannico contagi gli altri Paesi europei…
Non credo che accadrà, in tutta onestà.

Come mai?
Adesso va di moda pensare che altri Paesi minacceranno l’uscita e poi andranno all’incasso, 
strappando condizioni migliori di quelle attuali. Io non ne sono affatto convinto. Quello che vediamo oggi in Gran Bretagna è il risveglio dopo la sbornia nazionalista I paesi che davvero vogliono imitare la Gran Bretagna ci penseranno due volte, prima di farlo. Dal canto nostro, abbiamo molti più argomenti per contrastarli, oggi.

Quindi che succederà, allora?
Non lo sappiamo. Certo, non me la sentirei di escludere l’ipotesi che l’Europa finisca per procedere a 
due velocità, costruendo la propria unione politica attorno al nucleo stretto dei Paesi fondatori, forse ad esclusione della sola Olanda.
Tagliando fuori l’est, insomma…
L’allargamento a est è figlio di un’idea di John Major, Primo ministro britannico dopo le dimissioni di Margaret Thatcher. Più si allargava l’Europa, meno sarebbe stato possibile integrarla a livello federale. La Gran Bretagna, di fatto, è entrata in Europa per impedirci di fare l’Europa. Adesso che loro non ci sono più, ci sono anche le condizioni per ripensare l’allargamento. Alcuni paesi dell’est come l’Ungheria, peraltro, giustificano il ripensamento, chiedendoci cose che vanno contro i principi fondativi dell’Unione.

«L’allargamento a est è figlio di un’idea di John Major. Più si allargava l’Europa, meno sarebbe stato 
possibile integrarla a livello federale. La Gran Bretagna, di fatto, 
è entrata in Europa per impedirci di fare l’Europa»
La cosa incredibile è che di questa “prima Europa potrebbero far parte anche la Scozia. E pure, 
incredibile a dirsi, l’Irlanda unita, se è vero che la Brexit metterà in moto pure un referendum per la 
separazione dell’Ulster dal Regno Unito…
La situazione irlandese è tanto spinosa quanto paradossale. Dopo essersi ammazzati a vicenda per 
decenni, potrebbero sposarsi per l’unica delle ragioni che non era stata prevista. Mentre riguardo alla 
Scozia, confesso che sono diviso tra due sentimenti opposti.
Cioè?
Mi piacerebbe che se ne andassero dal Regno Unito. Sarebbe una lezione della Storia, un altro modo 
per fare capireall’Inghilterra che ha sbagliato tutto. L’Unione Europea però non è nata per spaccare gli Stati. Il giorno in cui se ne va la Scozia, come fa un leader catalano ad accontentarsi di meno?

Un altro effetto paradossale della Brexit è che finirà per mettere in crisi gli stati nazionali?
L’Unione Europea doveva essere la soluzione razionale per la promozione degli autonomismi all’interno di una casa comune. 
Oggi c’è il rischio che prevalga quella irrazionale. L’ennesimo effetto del 
“capolavoro” di David Cameron.

LEGGI ANCHE SE L'ITALIA USCISSE DALL'EURO

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venerdì 10 giugno 2016

Comune di Milano chi Votare


C'è un fatto che noi donne non possiamo ignorare.
Se vince Sala, nella maggioranza del suo consiglio ci saranno 15 donne.
Se vince Parisi 4.

Io so, noi sappiamo, per esperienza che solo quando le donne siedono nei posti di potere certi temi 
vengono affrontati. Senza Donne no.

Sono le donne che mettono in agenda i temi delle donne.
Che sono temi del cambiamento.
Che aprono alla qualità della vita, riportano al centro il tempo e il suo valore, parlano di vita vera.

Sono le donne che combattono per il lavoro agile e che vogliono conciliare e tenere insieme tutti gli 
aspetti delle loro vite.

Sono le donne che presidiano un linguaggio che non uniformi l'immaginario delle loro figlie e che 
vigilano su quei segnali deboli che, se non intercettati, si trasformano purtroppo ancora in violenze 
inaccettabili.

Sono le donne che, se figlie di una cultura che in passato non gliel'ha permesso, prendono lezioni di 
bicicletta nei corridoi di una scuola per affermare la loro autonomia in sella a questo straordinario 
simbolo di libertà.

Sono le donne che, affrontando questi temi, migliorano la vita di tutti e fanno evolvere la società.

Ma sappiamo anche che su questi temi bisogna ancora lottare, ottenere spazio, con forza e ostinazione, senza mollare mai.

Sala conosce Milano , Parisi NO e vive a Roma.
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domenica 29 maggio 2016

Manifestazione : 1 Giugno, Palazzo Marino, Milano dalle ore 9,30 alle ore 14.00



"Nulla su di Noi senza di Noi"


Il Movimento per i Diritti dei Disoccupati

Invita a Partecipare alla manifestazione di Mercoledì 1 Giugno davanti a Palazzo Marino a Milano
dalle ore 9,30 alle ore 14.00

Contro la legge Fornero a favore di tutte le Fragilità e criticità del mondo del lavoro.
L'invito è rivolto a tutti gli interessati della Lombardia ed in particolare ai :
  • Disoccupati di tutte le età
  • Lavoratori precoci quota 41
  • Opzione Donna
  • Mobilitati
  • Esodati
E' importante farci sentire proprio adesso che il governo ha incontrato il sindacato e incontrerà la confindustria.
Saranno ben accetti Striscioni e cartelli vari.

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CONDIVIDETE , GRAZIE
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domenica 19 aprile 2015

Prostitute per Expo Milano 2015




L'Expo è un affare anche per il racket:
 15mila prostitute in arrivo a Milano per il 2015

Fra i milioni di visitatori che arriveranno a Milano per l’Expo, c’è una categoria di cui il Comune farebbe volentieri a meno: quella delle prostitute. Gli operatori del sociale hanno già calcolato che potrebbe calarne una cifra oscillante fra le 15 e le 30mila. Così come successo per i Mondiali di calcio in Germania, per le Olimpiadi di Londra — ma anche, banalmente, come avviene ogni anno per il Salone del mobile — il racket si prepara a spedire nell’area metropolitana migliaia di ragazze da sfruttare. Romene, albanesi, bulgare, nigeriane, marocchine e anche cinesi. Ma ci saranno anche i trans e uomini, perché l’offerta dovrà essere variegata. Comunque, un esercito di professioniste ma anche di ragazzine minorenni rapite nei villaggi dell’Est Europa o dell’Africa centrale.

«Stimiamo circa 7mila donne sul marciapiede a Milano, con punte più alte nei fine settimana e il doppio per le fiere — spiega l’assessore al Welfare, Pierfrancesco Majorino — ma abbiamo segnalazioni che i numeri cresceranno molto di più in occasione dell’Esposizione del 2015. Bisogna correre ai ripari. Sono contrario alle case chiuse, che non fanno altro che occultare il problema senza risolverlo. Bisogna puntare tutto su prevenzione, riduzione del danno e recupero delle vittime». Durante un convegno in Sala Alessi è stato fatto il quadro di un’emergenza il cui aspetto visibile sulle strade è solo la punta di un iceberg. Negli ultimi due anni le unità mobili di Caritas, Padri Somaschi, Ceas e altre cooperative finanziate dal Comune, in 352 uscite,
 hanno intercettato su strada 1337 fra donne (932) e uomini.

L’afflusso di professioniste del sesso in occasione dell’Esposizione è una cosa seria, e ad accogliere i più di 20 milioni di turisti che si stima arriveranno nei sei mesi da maggio a ottobre, ci saranno prostitute per tutte le tasche: dalle escort di lusso, che soddisfano i loro clienti direttamente
negli alberghi, fino alla prostituzione di strada, le cui protagoniste sono tutte vittime di tratta.

Dietro questo business, come sempre, ci sono storie di violenza, che arricchiscono le organizzazioni criminali che se ne occupano. Secondo una stima elaborata a febbraio dal Coordinamento lombardo antitratta, saranno almeno 15mila le nuove “sex worker “che arriveranno a Milano per prepararsi al grande evento. Provenienza: soprattutto i Paesi dell’est Europa, meglio se membri dell’Unione Europea. Durante i Mondiali in Brasile della scorsa estate, Milano s’è svuotata delle sex worker sudamericane, rientrate in patria per esercitare durante il grande evento. Al contempo, però, sono cresciuti i nuovi arrivi, soprattutto dall’Albania. Il 56% dei controlli fatti dall’associazione antitratta milanese Segnavia, guidata dai Padri somaschi, ha coinvolto donne appena arrivate sulla piazza lombarda.

Da quando l’Istat ha incluso nei suoi conteggi anche il mercato nero di sesso e droga, il Pil italiano ha fatto un balzo del 3,7%. Nel 2010 la stima della Commissione parlamentare affari sociali era di un mercato da 5 miliardi di euro e 9 milioni di clienti. Giro d’affari che resta però confinato al mercato illegale. Al contrario, altri Paesi ne hanno fatto una risorsa e gestendolo come un settore di commercio a pari di altri, sfruttando i grandi eventi. Vedasi, per esempio, la Germania nel 2005, quando ai Mondaili di calcio mancavano dodici mesi. Anche in quel caso le associazioni antitratta e gli esperti stimavano che il mercato del sesso avrebbe avuto un boom. E Berlino s’è premunita aprendo il bordello più grande d’Europa: Artemis, la casa chiusa con wellness. L’imprenditore dietro al progetto è un turco-tedesco, Haki Simsek, che l’ha messo su con 5 milioni di spesa. All’indomani della sconfitta con l’Italia nella semi-finale l’imprenditore dichiarò ai media tedeschi: “So che non dovrei gioirne, ma la sconfitta della Germania per il business è stata pazzesca”. Evidentemente migliaia di tedeschi hanno sfogato le loro frustrazioni tra le lenzuola dell’Artemis. E il bordello ha avuto la benedizione anche di Hydra, il sindacato delle prostitute tedesche: la filiera di provenienza delle prostitute è chiara e non alimenta cartelli criminali, così come chiare sono le condizioni igieniche e lavorative.

“Oggi sono tornate le ‘schiave del sesso‘, grazie alla tratta e a varie altre forme di sfruttamento globale del corpo femminile (e non solo). E soprattutto oggi ci sono vari gradi e livelli di prostituzione che hanno bisogno, a mio parere, di approcci differenti. C’è la migrante ‘trafficata’, ci sono le prostitute ‘locali’ – donne che spesso hanno subito abusi e stupri o che vivono in condizioni di disagio sociale – ma c’è pure la escort di lusso o la ragazza che esercita il ‘mestiere’ solo per un tempo limitato, magari per pagarsi un viaggio o addirittura gli studi” .

 Noi miriamo a tamponare un’emergenza sanitaria e alla fuoriuscita delle donne dal racket. Ma c’è un sommerso inquietante nelle case, nei night, nei cinema, negli alberghi. Intercettiamo solo il 10 per cento delle donne sfruttate. L’unico modo per uscirne è combattere la rete criminale che governa questo mondo».
 «Il Comune fa già la sua parte: i soldi per la parte sanitaria deve metterli la Regione».

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Expo e la mafia

L'appalto principale (e più pagato) per la fiera del 2015 a Milano è andato a imprenditori che erano in affari con una delle cosche più sanguinarie della Sicilia

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Expò 2015 : 
Autobiografia dell’Italia che Sgocciola

Raramente capita che un esposizione sia anche un autodafé freudiano,,,
ANCHE

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EXPO 2015, TUTTE LE COLPE DI FORMIGONI

E' comprensibile che il presidente Formigoni, di fronte all’opinione pubblica, voglia esaltare e valorizzare un evento come quello di Expo 2015, però,,,

ANCHE

http://cipiri.blogspot.it/2014/11/io-non-lavoro-gratis-per-expo.html

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"In un paese con 4 milioni di precari e il 40% di disoccupazione giovanile, è inaudito lavorare gratis per l'EXPO e spacciare questo impegno come "lavoro" e/o come "volontariato".

 Il volontariato lo si fa per aiutare gli altri, 
non le multinazionali del cemento inquisite per associazione mafiosa"...
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domenica 10 agosto 2014

Appello per il Teatro Valle



Appello per il Teatro Valle:
 «L’esperienza italiana, nata nel 2011,
 è l’esempio di come si trasforma un prestigioso teatro in un bene comune»

Dal 14 giu­gno 2011, una comu­nità di arti­sti e cittadini ha tra­sfor­mato il Tea­tro Valle, il più antico e pre­sti­gioso tea­tro di Roma che rischiava di essere pri­va­tiz­zato, in uno dei più avan­zati espe­ri­menti di fusione tra la lotta poli­tica e le arti teatrali e per­for­ma­tive nel mondo attuale. Nell’interesse delle gene­ra­zioni future è stata creata una nuova entità giu­ri­dica deno­mi­nata “Fon­da­zione Tea­tro Valle Bene Comune” che ha rac­colto l’adesione di quasi 5600 per­sone. È stato il frutto di un nuovo e genuino pro­cesso di coo­pe­ra­zione tra alcuni giu­ri­sti molto noti e l’assemblea dei cittadini e artisti. Un notaio ha rico­no­sciuto l’esistenza della Fon­da­zione, men­tre il Pre­fetto di Roma ne ha negato la per­so­na­lità giu­ri­dica soste­nendo che il pos­sesso della strut­tura non è un titolo suf­fi­ciente per avviare la Fondazione.

Tut­ta­via, nei tre anni di occu­pa­zione, mai for­mal­mente auto­riz­zati, il Teatro Valle è riu­scito a diven­tare una nuova isti­tu­zione del comune, stu­diata in tutto il mondo e oggetto di nume­rose pub­bli­ca­zioni. Men­tre la muni­ci­pa­lità ha pagato le bol­lette della cor­rente elet­trica - 90 mila euro all’anno - oggi è dif­fi­cile negare che l’occupazione è stata lar­ga­mente tol­le­rata per­sino dal pre­ce­dente sin­daco post-fascista. Cer­ta­mente gli occu­panti hanno pre­stato grande cura per l’antico tea­tro, hanno rac­colto fondi per la manutenzione e hanno gene­rato in tre anni spet­ta­coli di ecce­zio­nale inte­resse per­for­mance, assem­blee, formazione tecnica e pro­grammi edu­ca­tivi ai quali la cittadinanza ha avuto accesso attra­verso un sistema di dona­zione basata sulle pos­si­bi­lità di ciascuno. L’esperienza del Teatro Valle ha anche ispi­rato azioni simili mirate alla pro­te­zione dei tea­tri e degli spazi pub­blici in tutta Ita­lia e sta pro­muo­vendo le istanze di codi­fi­ca­zione dei beni comuni con il supporto di una ven­tina tra i mag­giori giu­ri­sti ita­liani.

Il Teatro Valle ha pro­dotto spet­ta­coli in scena in tutta Europa e ha attratto molti arti­sti e intel­let­tuali europei. La Euro­pean Cul­tu­ral Foun­da­tion, tra gli altri, ha asse­gnato al Teatro Valle il pre­sti­gioso pre­mio Prin­cess Mar­griet Award 2014, men­tre il Zen­trum fur Kunst und Medien­technologie (ZKM) di Kar­lsruhe ha dedi­cato a que­sta espe­rienza uno spa­zio in una recente mostra inter­na­zio­nale dedi­cata ai movi­menti sociali nel mondo.

Dopo le ele­zioni euro­pee dello scorso mag­gio, forse come con­se­guenza di una malin­tesa istanza lega­li­stica det­tata dal nuovo governo, i primi passi per risol­vere il con­flitto sulla tito­la­rità del tea­tro sono stati improv­vi­sa­mente inter­rotti quando l’assessore alla cul­tura della città di Roma si è dimessa. Come rispo­sta alla richie­sta della Fon­da­zione di ripren­dere il dialogo il sindaco di Roma, Ignazio Marino, ha rila­sciato una dichia­ra­zione in cui chiedeva agli occu­panti di lasciare il tea­tro, minac­ciando l’intervento della poli­zia e pro­ponendo un bando pub­blico per pri­va­tiz­zare la gestione dello spazio. E' seguito un incontro tra la Fondazione, il neo assessore alla cultura Giovanna Marinelli, la presidente della Commissione Cultura del Comune e i rappresentanti del Teatro di Roma. Alle richieste di un percorso di interlocuzione pubblico e trasparente, che sia garanzia per i 5600 soci, con l’obiettivo di gestire la delicata fase di transizione verso un modello di teatro partecipato, si è contrapposto la conditio sine qua non dell'immediata uscita dal teatro.

Questo non può accadere! La città di Roma, come cen­tro cul­tu­rale mon­diale merita una rispo­sta migliore alle istanze poste dal Teatro Valle. Rivol­giamo un forte appello alle auto­rità poli­ti­che ita­liane per cer­care un metodo che faci­liti, e non repri­ma, gli espe­ri­menti isti­tu­zio­nali e cul­tu­rali nella gestione dei beni comuni.



Perché è importante

L'ultimatum del Comune di Roma al Teatro Valle è stato chiaro: tra tre giorni avverrà lo sgombero. Abbiamo pochissimo tempo per salvare questa esperienza, decine di intellettuali da tutto il mondo, da Stefano Rodotà a David Harvey, da Slavoj Zizek a Salvatore Settis, da Ugo Mattei a Étienne Balibar a rappresentanti europei di prestigiosi Musei, Centri di arti performative e contemporanee, Fondazioni e Istituzioni culturali si stanno mobilitando per difendere quest'esperienza con questo appello internazionale. Ma adesso solo una grande mobilitazione di cittadini e istituzioni può salvare questo simbolo culturale e politico!

Tre anni fa il Teatro Valle stava per essere ceduto a privati. Cittadini e attori decisero di occuparlo. Ma non si fermarono, decisero di tentare una strada nuova: una grande e innovativa istituzione di partecipazione collettiva, la Fondazione Teatro Valle Bene Comune, che è stata costituita da oltre 5600 soci fondatori. Decine di giuristi e centinaia di cittadini ne hanno scritto insieme lo Statuto partecipato. Un'esperienza unica premiata a livello internazionale, ma il comune di Roma è sordo.

Le soluzioni per trasformare l’innovativa Fondazione in una realtà pienamente legale, riconosciuta e attiva ci sono. Basta che le istituzioni si siedano assieme ai cittadini, agli artisti, ai lavoratori dello spettacolo per sperimentare un nuovo modo partecipato di gestire i beni pubblici, garantendo spazi di libertà e autodeterminazione. Per farlo consegneremo direttamente al Sindaco di Roma Marino e all’Assessore alla cultura Marinelli migliaia di firme di cittadine e cittadini italiani ed europei, artisti e intellettuali. TUTTI INSIEME POSSIAMO CONVINCERLI, FIRMA SUBITO E CONDIVIDI CON TUTTI!

(se rappresenti un'istituzione culturale, un centro artistico o di ricerca, una fondazione, un'associazione, un museo etc. mandaci la tua adesione anche a questo indirizzo mail, specificando l’ente/istituzione: internationalcall.valle@gmail.com)
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lunedì 4 febbraio 2013

Milano, Sentenza derivati


Sentenza derivati Milano, Comune
ingenuo, superficiale e dilettante


Nella sentenza sui derivati il Comune di Milano ( gestito dal sindaco Albertini) si è salvato perché ingenuo e superficiale. Concetti brutali, ma che emergono dalle motivazioni sulla sentenza che a fine dicembre ha condannato le quattro banche coinvolte nel processo sui prodotti di finanza strutturata, ovvero Depfa, Deutsche Bank, Jp Morgan e Ubs.

Il giudice Oscar Magi per definire il comportamento del Comune di Milano ha parlato di "ingenuità formidabile" e di "leggerezza imperdonabile". Non può dubitarsi, scrive Magi, che il Comune non si sia comportato in nessun momento dell'operazione poi conclusa come un operatore qualificato".

Affidare la creazione e la gestione del contratto di swap "alle stesse banche che gestivano come arranger il collocamento del bond è stata una ingenuità formidabile che, sebbene causata anche dall'interessato consiglio degli arranger medesimi, dimostra in modo assai chiaro quale fosse la capacità contrattuale del Comune e la chiarezza informativa dispiegata nella vicenda".
Il fatto che Palazzo Marino abbia accettato come corretto "un calcolo di convenienza economica fatto e rifatto sì da banche consulenti, ma anche controparti, è stata una leggerezza imperdonabile che, tuttavia, ex altera parte, non poteva essere letta se non come una incapacità contrattuale evidente" e conseguentemente, conclude il giudice nelle motivazioni "bisognosa di tutela e di chiarezza informativa e non di compiaciuto approfittamento".

Di Manuel Follis

 I fatti risalgono all’epoca in cui Gabriele Albertini 
 guidava la giunta di Palazzo Marino

Derivati Milano, sentenza:

 banche hanno "approfittato" di Comune



Le banche che hanno operato in derivati con il Comune di Milano non hanno rispettato le norme e i principi di corretta condotta finanziaria previsti a protezione del cliente, commettendo a suo danno il reato di truffa.
È quanto si legge nelle motivazioni della sentenza di condanna con cui lo scorso 19 dicembre si è chiuso il processo di primo grado sui contratti derivati stipulati da Palazzo Marino. Sentenza che ha visto la condanna di Deutsche Bank, Depfa, Jp Morgan e Ubs a una multa di un milione di euro ciascuna, alla confisca complessiva di oltre 89 milioni e a pene comprese fra i sei e gli otto mesi di carcere per nove funzionari bancari.
"Gli istituti bancari (...) non hanno rispettato le norme ed i principi Fsa previsti a protezione dei clienti che non siano classificabili come (...) controparti di mercato con uguale esperienza commerciale e finanziaria" scrive nelle motivazioni il giudice di Milano Oscar Magi.
Nella premessa si puntualizza comunque che "questo processo non è stato e non vuole essere un processo al sistema bancario nel suo complesso o agli strumenti derivati, ma solo al cattivo uso degli stessi in una circostanza storicamente determinata".
Il giudice Magi spiega che il Comune "non aveva, con tutta evidenza, una caratura finanziaria e commerciale" tale da poter essere definito 'operatore qualificato', aggiungendo che "le banche, quindi, avrebbero dovuto rendersi conto di tale situazione e non approfittarsene".
"Indubitabile" secondo il giudice che ha emesso la sentenza, l'esistenza di un "evidente conflitto di interessi" per le banche, che hanno giocato contemporaneamente il ruolo di consulente e controparte dell'amministrazione cittadina, evitando di dare adeguata informazione al cliente.

“Ingenuità formidabile del Comune”


“Ingenuità formidabile”, “leggerezza imperdonabile”: usa parola severe il giudice Oscar Magi per definire il comportamento del Comune di Milano nelle motivazioni alla sentenza di condanna per quattro banche estere nel processo sui derivati nel quale l’amministrazione meneghina si era costituita parte civile. I fatti risalgono all’epoca in cui Gabriele Albertini guidava la giunta di Palazzo Marino. “Non può dubitarsi – scrive il giudice – che il Comune non si sia comportato in nessun momento dell’operazione poi conclusa come un ‘operatore qualificato’”.
Secondo Magi “affidare la creazione e la gestione del contratto di swap alle stesse banche che gestivano come arrangers il collocamento è stata un’ingenuità formidabile che, sebbene causata anche dall’interessato consiglio degli arrangers medesimi, dimostra in modo assai chiaro quale fosse la capacità contrattuale del Comune e la chiarezza informativa dispiegata nella vicenda”. Inoltre, “accettare come corretto un calcolo di convenienza economica fatto e rifatto sì da banche consulenti ma anche controparti, è stata una leggerezza imperdonabile che, tuttavia, non poteva essere letta se non come un’incapacità contrattuale evidente e quindi bisognosa di tutela e chiarezza informativa e non di compiaciuto approfittamento”.
Il giudice Magi nelle prime pagine delle motivazioni della sentenza che il 19 dicembre scorso, ha portato alla condanna (in base alla legge 231 sulla responsabilità amministrativa degli enti) di quattro istituti di credito e la condanna di nove tra manager o ex manager delle banche scrive: “Questo processo non è stato e non vuole essere un processo al sistema bancario nel suo complesso o agli strumenti derivati, ma solo al cattivo uso degli stessi in una circostanza storicamente determinata”.
Secondo il giudice gli imputati si sono “in qualche modo, sentiti ‘costretti’ ad agire nell’interesse patrimoniale dell’ente al fine di contribuire in modo rilevante alla formazione dei profitti conseguenti alle operazioni prospettate e poi concluse”. “Le loro condotte – si legge in un altro passaggio delle motivazioni con cui i quattro istituti sono stati condannati in base alla legge sulla responsabilità amministrativa degli enti per la condotta dei loro funzionari – in piena aderenza agli input forniti dai vertici preposti alla loro vigilanza e controllo, si sono sicuramente uniformate alle istruzioni ed alle prassi aziendali allora vigenti; esse si iscrivono nella complessiva strategia imprenditoriale concretamente assunta, sicché, nel caso in questione, e la persona giuridica attraverso i suoi organi e nella pienezza della immedesimazione con gli stessi, che risulta, in un certo senso, ispiratrice e complice dei comportamenti delittuosi tenuti e dunque responsabile di fatti che non si sono voluti vedere nella loro antigiuridicità e che, anzi, si e voluto compiere con assoluta consapevolezza e volontà”.

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mercoledì 3 ottobre 2012

LINKS: Referendum promosso dal Comitato “Roma Sì Muove”

Referendum promosso dal Comitato “Roma Sì Muove”




Referendum promosso dal Comitato “Roma Sì Muove” per la qualità dell’ambiente, la mobilità, i diritti e i servizi alla persona nel Comune di Roma.


Descrizione

Ecco gli 8 referendum romani RomaSìMuove. Entra a far parte della community di chi vuole cambiare la Capitale, per vivere meglio! AMBIENTE, DIRITTI, MOBILITÀ, MARE LIBERO, RIFIUTI ZERO, MENO COSTI DELLA POLITICA.

IN DETTAGLIO:

AMBIENTE.

- Stop al consumo del territorio.
- Mare libero.
- Strategia rifiuti zero.

DIRITTI.
- Istituzione Registro dei Testamenti biologici.
- Riconoscimento e sostegno a Famiglie di fatto.
- Welfare dei servizi alla persona.

MOBILITÀ.
- Potenziamento trasporto pubblico e car sharing.
- Creazione zona libera dal traffico privato.
- Investimenti sulle tramvie.
- Trasformazionei treni per pendolari in linee metropolitane.
- Raddoppio pedonalizzazioni e rete ciclabile.
- Percorsi obbligatori dei pullman turistici.

MENO PARTITOCRAZIA E COSTI DELLA POLITICA.
- Ridurre i costi dell'apparato amministrativo.
- Azzeramento dei CDA delle municipalizzate.

http://www.romasimuove.it/uffici-urp-dove-firmare-i-referendum-roma-si-muove/

Uffici Urp dove firmare i referendum Roma Sì Muove


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lunedì 24 settembre 2012

Grillo a Parma: "Dietro di me ci sono solo io"


Grillo a Parma: "Dietro di me ci sono solo io" "Dietro Casaleggio c'è Casaleggio e dietro di me ci sono io". Così Beppe Grillo, da Parma, ha rilanciato il proprio Movimento 5 stelle in un momento nel quale non mancano le polemiche, interne ed esterne. Il comico, poi, ha denunciato un particolare accanimento sul Comune di Parma "perché - a suo avviso - a Parma c'è il Movimento 5 stelle". - - Parma (TMNews) - "Dietro Casaleggio c'è Casaleggio e dietro di me ci sono io". Così Beppe Grillo, da Parma, ha rilanciato il proprio Movimento 5 stelle in un momento nel quale non mancano le polemiche, interne ed esterne. Il comico, poi, ha denunciato un particolare accanimento sul Comune di Parma "perché - a suo avviso - a Parma c'è il Movimento 5 stelle". - -
 invito tutti a vedere il discorso di Beppe Grillo a Parma.. forse capirete perché le tv e i giornali non ne parlano.. .
i giornali e i tg nazionali hanno riportato piccoli stralci del discorso di Grillo tralasciando stranamente, la parte più pesante ed interessante delle sue parole, come se non fossero mai state neppure pronunciate... Grillo li ha def

initi “Giornalisti carogne” e “schiavi dei loro editori”


Parlando del debito pubblico .."Non ho detto di uscire dall'euro ma che sono i cittadini che devono decidere.. l'Europa è oggi vittima di un "circuito schizofrenico" per il quale "non ci hanno fatto ancora fallire perché Germania e Francia hanno i nostri debiti e finché non li rimborseremo non ci faranno fallire. Monti è lì per garantire quello".


"Via alla rivoluzione.. una “rivoluzione di civiltà, di cultura e di pensiero”


"Il vecchio sistema politico è finito.. e in merito all’esito delle trattative sulla nuova legge elettorale ribadisce: “Facciano ciò che vogliono, tanto saranno spazzati via.. io non sono contro l'Europa e contro l'euro, dico che a decidere devono essere i cittadini con un referendum propositivo senza quorum".

LEGGI ANCHE

5 STELLE e democrazia , decide tutto Casaleggio


Favia:

 “Nessuna democrazia
decide tutto Casaleggio”


http://cipiri.blogspot.it/2012/09/5-stelle-e-democrazia-decide-tutto.html


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mercoledì 5 settembre 2012

Comune di Napoli: l'ex sindaco rischia multa milionaria


Rosa Russo Iervolino rischia di essere condannata e di pagare una multa milionaria per aver arrecato danni alle casse del Comune di Napoli. Per l'ex sindaco è stato disposto dal giudice della Corte dei Conti Rossella Cassanetti, su richiesta del pm Ferruccio Capalbo, il sequestro dei beni privati. L'accusa? Quella di aver provocato buchi nelle casse comunali continuando a pagare canoni di affitto per locali inutilizzati durante il suo mandato (dal 2001 al 2011). Ancora una volta un caso di inefficienza e spreco di soldi pubblici. Insieme a lei rischiano l'ammenda di 3 milioni e 287 mila euro i quattro ex assessori Enrico Cardillo, Michele Saggese, Ferdinando Balzamo e Marcello D'Aponte; i due ex direttori generali Vincenzo Mossetti e Luigi Massa e i dirigenti del Comune Rosaria Guidi, Giovanni Annunziata e Domenico Liguori.
Le misure precauzionali prese finora si risolvono per l'ex sindaco con il sequestro (in quota) dell'immobile di via Bernini e dei crediti nei confronti del Comune (era stato chiesto anche il sequestro della pensione da parlamentare, ma il giudice lo ha respinto), per un totale di 263.267 euro; per Maria Rosaria Guidi, Annunziata, Massa, Balzamo Cardillo, Liguori e Saggese, invece, sono stati confermati i sequestri di beni immobili, conti correnti, stipendi o pensioni; a D'Aponte, Mossetti e Massa sono stati sequestrati solo i soldi depositati nei rispettivi conti correnti.
L'affitto della discordia è quello relativo all'ufficio tributi, la cui nuova sede è stata spostata in corso Lucci nel 2007, quando in realtà gli spazi erano pronti già dal 2005 (almeno su carta). Per tutto il periodo il comune ha provveduto a pagare il vecchio (di circa 40 mila euro) e il nuovo affitto. Ma non è finita: nel fare il calcolo dei nuovi uffici non si è tenuto conto dell'archivio, che al momento rimane nella vecchia sede di Poggioreale per mancanza di spazio e di cui si continua a pagare il fitto. Quando poi si è trattato di indagare sulla vicenda, gli agenti delle Fiamme Gialle hanno riscontrato numerose difficoltà a reperire documentazione sia contabile che amministrativa. In altre parole, gli uffici non trovavano le carte di uno dei traslochi più onerosi della storia del comune di Napoli.

da ; http://it.notizie.yahoo.com/

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