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domenica 5 aprile 2015

SALUTE - BENESSERE: Allattare al Seno fa Bene a Bimbo e Mamma







Allattare al seno fa bene. 

E non è solo un luogo comune. Ad avvalorare la tesi c’è infatti un nuovo studio. La ricerca, condotta su 6.000 bambini brasiliani a partire dal 1982, ha dimostrato che addirittura migliorerebbe il quoziente intellettivo del bambino, apportando significativi miglioramenti alla sua vita.


Il rapporto, pubblicato su The Lancet, ha messo in luce come coloro che sono stati allattati al seno hanno avuto maggiori probabilità di diventare adulti intelligenti, istruiti e di ambire a ruoli professionali prestigiosi in cui la retribuzione è più alta. Non solo: secondo lo studio più a lungo si usufruisce del latte di mamma, maggiori sono le possibilità di avere una vita felice e prospettive migliori.






I vantaggi dell'allattamento al seno per la mamma


Riporta l’utero alle sue dimensioni normali. Allattare stimola il rilascio di ossitocina, che è lo stesso ormone che favorisce le contrazioni uterine al momento del travaglio...leggi tutto

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martedì 26 marzo 2013

SALUTE - BENESSERE: Il contatto con la Terra

Il contatto con la Terra



Il contatto con la Terra è un'esperienza sempre più rara oggi. Eppure camminare a piedi nudi dona una sensazione di diffuso benessere. Perché?

SALUTE - BENESSERE: Il contatto con la Terra: Il contatto con la Terra è un'esperienza sempre più rara oggi. Eppure camminare a piedi nudi dona una sensazione di diffuso beness...

LEGGI ANCHE

Camminare a piedi nudi



Nel parco, sul prato, sui ciottoli o sulla sabbia:
 toglietevi le scarpe
 e affondate i vostri piedi nudi su una di queste superfici.

 http://cipiri3.blogspot.it/2010/07/camminare-piedi-nudi.html

 ANCHE
SENTIRSI BENE NUDI


Qualunque sia il grado di perfezione fisica, mostrarsi senza veli,,,

http://cipiri2.blogspot.it/2010/07/sentirsi-bene-nudi.html


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lunedì 11 febbraio 2013

Benedetto XVI : Lascio per il bene della Chiesa


 Ecco le dichiarazioni con le quali il Papa annuncia le dimissioni:

Carissimi Fratelli,
vi ho convocati a questo Concistoro non solo per le tre canonizzazioni, ma anche per comunicarvi una decisione di grande importanza per la vita della Chiesa. Dopo aver ripetutamente esaminato la mia coscienza davanti a Dio, sono pervenuto alla certezza che le mie forze, per l'età avanzata, non sono più adatte per esercitare in modo adeguato il ministero petrino. Sono ben consapevole che questo ministero, per la sua essenza spirituale, deve essere compiuto non solo con le opere e con le parole, ma non meno soffrendo e pregando. Tuttavia, nel mondo di oggi, soggetto a rapidi mutamenti e agitato da questioni di grande rilevanza per la vita della fede, per governare la barca di san Pietro e annunciare il Vangelo, è necessario anche il vigore sia del corpo, sia dell'animo, vigore che, negli ultimi mesi, in me è diminuito in modo tale da dover riconoscere la mia incapacità di amministrare bene il ministero a me affidato. Per questo, ben consapevole della gravità di questo atto, con piena libertà, dichiaro di rinunciare al ministero di Vescovo di Roma, Successore di San Pietro, a me affidato per mano dei Cardinali il 19 aprile 2005, in modo che, dal 28 febbraio 2013, alle ore 20,00, la sede di Roma, la sede di San Pietro, sarà vacante e dovrà essere convocato, da coloro a cui compete, il Conclave per l'elezione del nuovo Sommo Pontefice. Carissimi Fratelli, vi ringrazio di vero cuore per tutto l'amore e il lavoro con cui avete portato con me il peso del mio ministero, e chiedo perdono per tutti i miei difetti. Ora, affidiamo la Santa Chiesa alla cura del suo Sommo Pastore, Nostro Signore Gesù Cristo, e imploriamo la sua santa Madre Maria, affinché assista con la sua bontà materna i Padri Cardinali nell'eleggere il nuovo Sommo Pontefice. Per quanto mi riguarda, anche in futuro, vorrò servire di tutto cuore, con una vita dedicata alla preghiera, la Santa Chiesa di Dio.



“Lascio per il bene della Chiesa”, ha affermato, “per ingravescentem aetatem”, sente prossima la fine mortale. Perché troppo anziano e forse malato non si considera più all’altezza dell’alto magistero?  Per consentire un rinnovamento radicale attraverso un’uscita di scena che ha choccato fedeli, curia e gerarchie ecclesiastiche? Precedenti se ne contano sulle dita di una mano: a parte il famoso “gran rifiuto” di Celestino V,  Clemente I nel ’97 dopo Cristo, l’abdicazione di Gregorio XII nel 1415. Perfino il suo predecessore, Giovanni Paolo II, restò in carica fino alla fine nonostante il morbo di Parkinson ne avesse trasfigurato la persona e il male lo avesse consumato. Quella resistenza eroica, quel sacrificio e l’esibizione del corpo sofferente del vicario di Dio in terra, fu il sigillo di Wojtyla al suo eccezionale papato.

Con la formula “ingravescentem aetatem” venne stabilita dal Concilio Ecumenico Vaticano II la naturale relazione tra l’età avanzata e il disimpegno da taluni importanti uffici, come quelli del vescovo diocesano o del parroco. La formula prevede che gli Officiali maggiori e minori cessino dal loro ufficio a settant’anni compiuti, e i Prelati Superiori al settantacinquesimo iniziato. Dunque il Papa dimissionario situa la sua altissima posizione tra i più umili servitori della Chiesa.

Con questa decisione di Benedetto XVI “cambia radicalmente il volto del pontificato”: è il commento di Marinella Perroni, docente presso il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo di Roma. “Si pensava che fosse impossibile che un Papa potesse andar via prima della scadenza naturale del pontificato, che è la morte. Si era detto in passato che Paolo VI avesse già la lettera pronta, altre leggende sono circolate, ma che proprio Ratzinger avesse questo coraggio…. Significa che il pontificato è ad tempus, cambia il volto dell’organizzazione della Chiesa. E’ una cosa che impone di ragionare diversamente sia all’apparato che ai fedeli, perché d’ora in poi il pontificato non sarà più legato alla vita del Papa”.
Ora il mondo attende trepidante lo svolgersi della situazione: un nuovo conclave si prepara inatteso per eleggere il 266° successore di Pietro al soglio pontificio.

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Lo scrittore Roberto Saviano commenta le dimissioni del Papa. Dispiacere, certo, per lo stato di salute di Ratzinger, ma anche una battuta finale che fa riflettere:

"Scelta umana o altro? Cosa pensate sia accaduto in Vaticano? Ho la sensazione istintiva, leggendo le parole del Papa, che sia soffocato e voglia ripararsi. Se fosse così, per la prima volta, sento di aver un moto di tenerezza verso questo Pontefice. O forse è malato, come dicono altre voci? Mi dispiacerebbe se queste dimissioni, rese pubbliche ora e non dopo la formazione di un governo, fossero strategiche per la campagna elettorale: mostrare la fragilità della Chiesa per chiedere compattezza al voto cattolico. Sarebbe terribile se fosse così. Come la vedete voi?"

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Papa Benedetto XVI lascerà il pontificato dal prossimo 28 febbraio. Lo ha annunciato personalmente, in latino, durante il concistoro per la canonizzazione dei martiri di Otranto.

"Dopo una lunga e ponderata riflessione ho capito che devo lasciare il pontificato perché non ho più le forze per portarlo avanti", avrebbe detto ai cardinali .

"Un fulmine a ciel sereno". Con queste parole il decano del collegio cardinalizio, cardinal Angelo Sodano ha commentato la decisione di Benedetto XVI di lasciare il pontificato. Sempre secondo l'Ansa, il Papa avrebbe spiegato di sentire il peso dell'incarico di pontefice, di aver a lungo meditato su questa decisione e di averla presa per il bene della Chiesa.


Il Codice di diritto canonico, nel libro II, parte II, sezione I, capitolo I, art. 1, così afferma: «Nel caso che il Romano Pontefice rinunci al suo ufficio, si richiede per la validità che la rinuncia sia fatta liberamente e che venga debitamente manifestata, non si richiede invece che qualcuno la accetti».
Dunque, il Papa può dimettersi, se ha un motivo valido per farlo. Nella storia della Chiesa, una sola volta un Pontefice ha rinunciato, ed è stato Celestino V (che fu papa per 4 mesi nel 1294), il papa «del gran rifiuto», come scrive Dante, che rinunciò alla sua carica per non essere soggetto alle manovre politiche ed economiche legate alla sua persona.

LEGGI ANCHE  http://cipiri21.blogspot.it/2013/02/malachia-benedetto-xvi-e-il-penultimo.html


Secondo la profezia di Malachia Benedetto XVI è il penultimo dei romani pontefici. San Malachia fu un vescovo irlandese autore, nel 1140, di previsioni sul futuro del papato.

Le profezie indicano, con una metafora breve, la storia della Chiesa romana, da Celestino II (1143-1144) a Pietro II, che dovrebbe essere l'ultimo Papa, dopo Joseph Ratzinger, da poco insediato con il nome Benedetto XVI, forse destinato a gestire un periodo di guerre che prepareranno l'ultimo tragico pontificato.
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lunedì 16 aprile 2012

i corrotti restituiscano ciò che hanno rubato


Per il bene comune

 i corrotti restituiscano

 ciò che hanno rubato

La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e distorce gravemente l'economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica. Per questo motivo raccoglieremo un milione e mezzo di cartoline da inviare al Presidente Napolitano per chiedergli di intervenire, nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni, affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l'uso sociale dei beni sottratti ai corrotti.
Rassegna stampa

I corrotti restituiscano ciò che hanno rubato - materiale da scaricare
La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e distorce gravemente l'economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica. Per questo motivo raccoglieremo un milione e mezzo di cartoline da inviare al Presidente Napolitano per chiedergli di intervenire, nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni, affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l'uso sociale dei beni sottratti ai corrotti.
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PAGINA DI LIBERA
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3935 


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lunedì 28 giugno 2010

Dalle tv private al bene pubblico

Dalle tv private al bene pubblico

televisore.
Il dividendo digitale vale miliardi per lo stato, e l'Italia lo ignora. Ma ha in sé anche un enorme potenziale per tutti: il movimento per l'Open Spectrum si batte per un accesso libero e aperto. Ecco come


La questione delle frequenze sta diventando calda in Italia e in Europa grazie al passaggio dalla televisione analogica a quella digitale. A causa di questa migrazione si libereranno frequenze molto preziose del valore di miliardi. Infatti dove si trasmette un solo canale di tv analogica se ne possono trasmettere sei digitali: con il passaggio alla Tv digitale si liberano insomma 5 frequenze su 6, cioè il cosiddetto “dividendo digitale”. La questione non è però solo tecnica. Come si è scritto in un precedente articolo, le frequenze sono infatti un bene pubblico molto importante, ma il governo italiano ha deciso che questo prezioso dividendo digitale, che vale qualche miliardo, verrà tutto privatizzato a favore delle televisioni. E gratis, senza incassi per lo stato. Infatti, a differenza di quanto avviene in tutta Europa e negli USA, il governo italiano e l’Autorità delle Comunicazioni non hanno fin dall’inizio previsto che una parte dell’etere sia assegnato ai gestori mobili che, grazie alle nuove frequenze lasciate libere dalle tv analogiche, potrebbero offrire in tutto il territorio nazionale servizi a banda larga per l’accesso a Internet a basso costo. Solo recentemente il viceministro Paolo Romani ha promesso che, qualora le tv locali non utilizzassero tutte le frequenze loro assegnate, queste potrebbero essere riprese dallo stato e messe all’asta per i servizi di Internet mobile a banda larga, come avviene in tutta Europa secondo le linee guida della Ue. Sarebbe un passo in avanti, e finalmente le preziose frequenze verrebbero valorizzate a vantaggio delle casse pubbliche e dei cittadini-contribuenti. Tuttavia, anche se le frequenze venissero finalmente valorizzate e non cedute gratis, il governo italiano - a differenza per esempio di quello americano - non intende lasciare neppure una piccola parte dello spettro unlicenced, ovvero libero per tutti senza autorizzazioni. Ma l’accesso libero allo spettro radioelettrico sarebbe molto importante per gli enti locali, per gli enti pubblici e gli organismi no profit che puntano a colmare il digital divide offrendo i servizi Internet nelle zone più disagiate del paese, quelle in cui non è disponibile la banda larga. Viene spontanea una domanda: quando le frequenze verranno finalmente trattate come un bene pubblico e non come bene disponibile solo ed esclusivamente per i (sia pur legittimi) interessi privati? Quando ci sarà spazio anche per l’Open Spectrum? Quando sarà disponibile una parte dello spettro per il libero accesso, a favore della sperimentazione, dell’innovazione libera e della diffusione della banda larga – infatti le frequenze arrivano dappertutto, anche nelle aree meno popolate dove la fibra ottica non ha senso economico -?
Tradizionalmente le frequenze sono sempre state considerate risorse scarse che i governi concedono a un numero limitato di operatori che ne fanno un uso esclusivo per servizi dedicati: le tivù usano le frequenze per trasmettere Tv, i gestori mobili per trasmettere servizi mobili, ecc. Questa risorsa scarsa è storicamente stata distribuita in base a tre modalità: il modo più tradizionale e “statalistico” (adottato però dal nostro governo “liberista”) è di assegnare le frequenze dall’alto: in questa maniera il governo alloca per esempio le frequenze per la difesa (ovviamente) ma anche per le televisioni. Nel caso delle televisioni è chiaro il “do ut des” tra governo e broadcaster: frequenze gratis, o quasi, in cambio del prezioso consenso politico delle Tv, assolutamente determinanti per vincere le elezioni. Il secondo modo, più recente, di allocare le frequenze è quello delle aste, basato sui classici criteri di mercato: chi paga di più (cioè il più ricco) vince e si aggiudica l’uso delle frequenze per fornire un certo servizio per un certo numero di anni. In Germania per esempio il dividendo digitale è stato recentemente messo all’asta per l’offerta di servizi mobili. L’asta si è chiusa a maggio e ha fatto guadagnare allo stato, cioè ai contribuenti tedeschi, ben 4,4 miliardi di euro. Un buon tesoretto in tempo di crisi che il governo italiano si sta invece lasciando (volontariamente) scappare. In Germania le frequenze sono state vinte da giganti come Vodafone, Deutsche Telekom e Telefonica. Il meccanismo dell’asta è, a parte l’Italia, stato adottato da tutti i paesi della Ue per valorizzare le frequenze e assegnare il dividendo digitale. Ed è considerato efficace soprattutto dai “liberisti”: infatti si ritiene che chi paga di più sia anche interessato a utilizzare le frequenze nel modo più efficace. Ma è dimostrato che non è sempre così: per esempio una società può acquistare le frequenze e lasciarle inutilizzate solo per impedirne l’uso ai competitor. Oppure può acquistarle nella previsione di rivenderle poi a un prezzo ancora più caro.

Il terzo metodo, più recente, è quello di lasciare le frequenze unlicenced, ad accesso libero e aperto. L’Open Spectrum è richiesto soprattutto da organizzazioni no profit - come in Italia l’associazione Anti-Digital Divide e in Europa The Open Spectrum Alliance (www.openspectrum.ue), e da alcuni studiosi, prima di tutto Lawrence Lessig, il fondatore di Creative Commons, la fondazione nata per l’accesso libero ai contenuti. Il Free Access allo spettro dovrebbe essere reclamato anche e soprattutto dai comuni e dalle regioni e dalle società più innovatrici che volessero sperimentare nuove soluzioni di comunicazione via etere. Negli Stati Uniti ci sono state timide ma significative aperture allo Spettro Aperto che hanno già prodotto ottimi effetti concreti. Tanto più che tecnicamente l’uso libero di una parte dello spettro non impedisce assolutamente che lo stesso spettro non venga prioritariamente utilizzato dai soggetti già licenziati. Infatti le tecnologie Open Spectrum possono convivere benissimo con le altre, ed eventualmente , se ce ne è bisogno, “cedere il passo” agli operatori autorizzati. La tecnologia unlicenced più interessante e conosciuta è il wi-fi, che agisce in uno spazio radioelettrico aperto e non regolamentato. Uno spazio importante, tanto che, per esempio, più del 40% delle comunicazioni del famoso iPhone passa già per il wi-fi (gratuito) e non per le frequenze consegnate ai gestori mobili. L’opportunità dell’Open Spectrum è nata grazie ai progressi della microelettronica e all’emergenza di tecnologie wireless molto innovative, come le smart radio, le smart antenna, i mesh networks. Per esempio le smart radio sono in grado di utilizzare in maniera flessibile diverse frequenze e differenti standard in modo da sfruttare tutte le bande di frequenza disponibili per comunicare con diversi terminali. Da qui la possibilità di trattare il problema dell’allocazione delle frequenze in un’ottica radicalmente diversa rispetto al passato e al presente. Abbiamo visto che attualmente ogni porzione di spettro viene concesso in esclusiva a pochi operatori e viene dedicata a veicolare un solo servizio, come la televisione o la telefonia mobile. Le frequenze non sono condivise e quindi sono sottoutilizzate, nel tempo e nello spazio. Sarebbe come dare la concessione di un’autostrada con la clausola che su questa possano passare passare solo i veicoli del concessionario. Le autostrade sarebbero sprecate, così come sono attualmente sottoutilizzate le frequenze concesse in esclusiva agli operatori mobili o alle Tv. Per fortuna invece le strade sono ad accesso libero e sono condivise da più veicoli e da più operatori: in questa maniera il loro uso è di gran lunga più efficiente. Se venisse praticata la filosofia delle frequenze condivise, queste verrebbero utilizzate in maniera più razionale, e in tendenza non rappresenterebbero più una risorsa scarsa ma diventerebbero un bene abbondante, e si incentiverebbe lo sviluppo competitivo di servizi innovativi per soddisfare le esigenze sociali e di mercato. La gestione delle frequenze come bene comune aperto stimolerebbe il mercato competitivo dei servizi. Sarebbe un colpo assai poco gradito per i potenti monopoli dell’etere. Ma in Italia pochi vogliono davvero la competizione. E da noi anche il movimento a favore dell’Open Spectrum è solo all’inizio: quindi in Italia non solo niente asta, almeno per ora, ma niente Open Spectrum.

KISSAì COME MAI  NON VEDO BENE I KANALI RAI MENTRE LE TIVU DEL BISCIONE SI VEDONO BENISSIMO ?????????????????????????????????
DA MILANOOOOOOOOOOOOOOOOOO

http://www.sbilanciamoci.info


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lunedì 17 novembre 2008

SONO UN TIPO PACIFICO



L’umanità deve porre fine alla guerra, o la guerra porrà fine all’umanità

( John Fitzgereld Kennedy )

Tutti i popoli sono per la pace, nessun governo lo è

(Paul Lèautaud)

Pace non è solo il contrario di guerra, non è solo lo spazio temporale tra due guerre....PACE è di più.

E’ la Legge della vita. E’ quando noi agiamo in modo giusto e quando tra ogni singolo essere regna la giustizia.

( detto degli Irochesi)



L’essere umano può chiamarsi un essere "etico" soltanto se considera sacra la vita in se stessa, sia la vita umana sia quella di ogni altra creatura.

( Albert Schweitzer)



La pace non è un sogno, può diventare realtà...

Ma per costruirla bisogna esser capaci di sognare.

( Nelson Mandela)



Le armi da sole non possono iniziare una guerra. Il bottone che le scatena è premuto da un dito umano, il quale si muove quando il pensiero lo comanda. Se non vi limitate alla superficie delle cose, vedrete che l’origine risiede all’interno, nella mente, insomma nel luogo in cui si decidono le azioni: Per questa ragione è essenziale controllare in primo luogo la mente.

( Tenzin Gyatso XIV Dalài Lama)



La pace è più importante di ogni giustizia; e la pace non fu fatta per amore della giustizia, ma la giustizia per amor della pace.

( Martin Lutero )



Noi madri di Plaza de Mayo porteremo il nostro messaggio al mondo perchè non crediamo che i missili e le bombe siano il cammino per costruire la pace.

Crediamo nella parola, nel dialgo e nell’amore per la vita.

( Madri di Plaza de Mayo)



Gli uomini sono diversi eppure sono tutti figli della stessa terra.

Dunque dobbiamo trovare spazio per una convivenza pacifica.

(Rigoberta Menchù)



Con questa fede noi saremo capaci di affrontare il giorno in cui vi sarà pace sulla terra e buona volontà verso tutti gli uomini.

Sarà un giorno glorioso, e le stelle canterano tutte insieme, e i figli di Dio grideranno di gioia.

(Martin Luther King)


MI oppongo alla violenza perchè quando sembra produrre il bene, è un bene temporaneo; mentre il male che fà è permanente:

( Mahatma GANDI)


SI , SONO UN TIPO PACIFICO , TRANQUILLO , EVITO SEMPRE GLI SCONTRI A QUALSIASI LIVELLO , CIAO...
"Un uomo di pace non e’ un pacifista.
Un uomo di pace e’ semplicemente un lago di silenzio.
Egli pulsa e irradia un nuovo tipo di energia nel mondo, canta una canzone nuova.
Egli vive in un modo completamente nuovo.
Il suo stesso modo di vivere e’ quello della grazia, quello della preghiera,
quello della compassione.
In chiunque tocchi, egli crea più energia d’amore. L’uomo di pace e’ creativo.
Egli non e’ contro la guerra perché essere contro qualsiasi cosa e’ essere in guerra.
Egli non e’ contro la guerra: semplicemente comprende perché la guerra esiste,
ed e’ proprio sulla base di questa comprensione che diventa pieno di pace.
Solo quando ci saranno più persone che sono laghi di pace, silenzio, comprensione,
la guerra scomparirà."
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