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mercoledì 27 aprile 2016

Tutti devono rispettare la legge persino quelli che le fanno



«Tutti devono rispettare la legge persino quelli che le fanno»
Il presidente dell’Anm Davigo parla di lotta alla corruzione:
 «Dobbiamo avere regole che aiutano a comportarsi bene».

Se abbiamo regole che prevedono misure 
premiali per gli imputati che collaborano i collaboratori aumentano»:Piercamillo Davigo, presidente 
dell’Anm, lo ha affermato a proposito della lotta alla corruzione incontrando gli studenti del Master in analisi, prevenzione e contrasto della criminalità organizzata
 e della corruzione dell’Università di Pisa.

La caratteristica dello stato di diritto è che la legge vincola tutti», ha spiegato il magistrato.
 «E la separazione dei poteri serve a garantire la libertà. 

Per un paio di decenni invece l’attività di questo Paese non è stata quella di contrastare la corruzione 
ma le indagini processuali su di essa. E questo è stato un messaggio fortissimo. La corruzione è un 
reato particolarmente segreto, occulto, non si fa davanti a testimoni,
 è noto solo a corrotti e corruttori, 
non viene quasi mai denunciato». Infine, comparando la situazione italiana alle recenti indagini in 
Brasile, ha affermato:
 «Là la prescrizione è di 10 anni: mi viene da dire beati loro. Da noi è molto più corta».

Sentenze, magistrati, pescatori e lucci enormi
In compenso, il magistrato è stato molto meno loquace con i giornalisti che l’attendevano a Pisa: «Non rilascio dichiarazioni», ha chiarito sulle polemiche suscitate dalla sua intervista pubblicata il 22 aprile dal Corriere della Sera. Quanto al fatto che di magistrati debbano parlare solo con le sentenze, ha commentato: «equivale a dire che devono stare zitti». Per poi aggiungere a proposito del presunto 
protagonismo dei magistrati: «Le avete mai lette le sentenze? come quando sui giornali di provincia 
qualche volta c’è il pescatore che ha pescato un luccio enorme. Io dico: è il pescatore affetto da 
protagonismo o è il luccio che è enorme?».
#Davigo: l’hashtag in primo piano sui social
Intanto l’intervista di Piercamillo Davigo al Corriere della Sera, ha conquistato un posto in primo piano sui social media: l’hashtag #Davigo è nella top ten di Twitter da mezzogiorno. I tweet si dividono tra favorevoli e contrari e sono soprattutto di giornalisti e cittadini: pochissimi quelli dei politici. In generale, in appoggio di Davigo da parte degli esponenti di M5s, mentre più critici quelli degli esponenti della maggioranza.
Interviene il Csm
Interviene anche il Csm. «Il Consiglio Superiore della Magistratura, nell’esercizio delle proprie funzioni costituzionali, lavora per il prestigio e l’autorevolezza di tutta la magistratura», ha scritto in una nota il vicepresidente del Csm Giovanni Legnini. «Le dichiarazioni del presidente Davigo rischiano di alimentare un conflitto di cui la magistratura e il Paese non hanno alcun bisogno tanto più nella difficile fase che viviamo nella quale si sta tentando di ottenere, con il dialogo ed il confronto a volte anche critico riforme, personale e mezzi per vincere la battaglia di una giustizia efficiente e rigorosa, a partire dalla lotta alla corruzione e al malaffare».


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venerdì 14 novembre 2014

Patto del Nazareno con Politici Indagati





Nella minoranza PD in molti – tra cui Rosy Bindi, Pippo Civati, Davide Zoggia, Alfredo D’Attorre – si oppongono a Denis Verdini, il deputato di Forza Italia coinvolto nell’inchiesta sulla P3, e di conseguenza al Patto del Nazareno. “Impresentabile” e “plurinquisito” sono gli aggettivi che in queste ore si rincorrono in Parlamento sulla figura di Verdini. «La verità è che a questo punto non bisognava proprio arrivarci, non c’era bisogno di quest’altro processo per capire che le riforme non si fanno con la garanzia di Verdini. Ma non mi faccia parlare troppo perché diventerei pericolosa» dichiara Rosy Bindi, Presidente della Commissione Antimafia.

Ma non è dato sapere fino a che punto si possa soprassedere sull’argomento “condanne di Denis Verdini” perché sono sempre più insistenti le voci su un’eventuale richiesta d’arresto per il deputato forzista in merito ad una vicenda legata al buco da 100 milioni di euro della banca di Verdini, il Credito cooperativo fiorentino. 

Corruzione, Denis Verdini a processo

Il pontiere delle riforme, l'uomo del Patto del Nazareno, ha collezionato il secondo rinvio a giudizio per corruzione nel giro di quindici giorni e il quarto nel giro di quattro mesi. Un vero e proprio poker di processi attende il senatore di Forza Italia.

Il pontiere delle riforme, l’uomo del Patto del Nazareno, ha collezionato il secondo rinvio a giudizio per corruzione nel giro di quindici giorni e il quarto nel giro di quattro mesi. Un vero e proprio poker di processi attende il senatore di Forza Italia Denis Verdini. Che dopo l’affaire della P3, quello del credito cooperativo fiorentino e la storia della plusvalenza per la vendita di un appartamento, dovrà rispondere dell’accusa di concorso in corruzione con riferimento all’appalto per la costruzione della scuola dei marescialli dei carabinieri a Firenze.

Il giudice per l’udienza preliminare Cinzia Parasporo, che ha accolto le richieste del pubblico ministero Roberto Felici, ha fissato il processo per il 10 aprile prossimo davanti alla VII sezione penale del tribunale di Roma. Il 15 luglio scorso invece Verdini era stato rinviato a giudizio per associazione a delinquere, bancarotta e truffa per la vicenda legata alla gestione del Credito cooperativo fiorentino (Ccf) del quale il senatore è stato presidente fino al 2010. Il 22 settembre invece il gup di Roma lo aveva mandato a a processo con l’accusa di finanziamento illecito nell’ambito dell’inchiesta sulla compravendita, nel gennaio del 2011 di un immobile in via della Stamperia, nel cuore di Roma, che in poche ore fruttò una plusvalenza record di 18 milioni di euro.

http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/19/corruzione-denis-verdini-processo-per-appalto-scuola-marescialli/1221017/
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Marco Travaglio:
 Quello che non si dice sui guai giudiziari di Berlusconi !!

Secondo Angelo Panebianco, editorialista del Corriere (e non solo lui), la condanna definitiva di B. per frode fiscale non dipende dal fatto che B. è un frodatore fiscale, ma dallo “squilibrio di potenza fra magistrati e politica”. Perché in Italia la politica sarebbe “un potere debole e diviso” che non riesce a riformare il “potere molto più forte e unito” della magistratura. Solo separando le carriere, abolendo l’azione penale obbligatoria, trasformando il pm in “avvocato dell’accusa”, spogliando il Csm, cambiando la scuola e il reclutamento delle toghe e rimpolpando i poteri del governo nella Costituzione si eviteranno sentenze come quella del 1° agosto.
Forse Panebianco non sa che in tutte le democrazie del mondo, anche quelle che hanno da sempre nel loro ordinamento le riforme da lui auspicate, capita di continuo che uomini politici vengano condannati se frodano il fisco, con l’aggiunta che vengono pure arrestati e, un attimo prima, cacciati dalla vita politica. Ma soprattutto il nostro esperto di nonsisachè ignora la carriera criminale di B., che froda il fisco da quando aveva i calzoni corti. E se non fu scoperto all’epoca è perché con i fondi neri corrompeva politici, Guardia di Finanza e giudici che avrebbero potuto scoperchiare le sue frodi fin dagli anni 70. Chi conosce il curriculum del neo-pregiudicato non si stupisce per la condanna dell’altro giorno, ma per il fatto che un tale delinquente matricolato sia rimasto a piede libero fino a oggi.
La prima visita. Il 12 novembre 1979 una squadretta della Guardia di Finanza ispeziona l’Edilnord Centri Residenziali Sas che sta realizzando a Segrate la città-satellite di Milano2, sospettata di varie irregolarità tributarie. Nel cantiere, con alcuni operai, c’è un omino spelacchiato e imbrillantinato che si presenta come “semplice consulente” della società. È Silvio Berlusconi, il proprietario, iscritto da un anno alla loggia deviata P2. I finanzieri vogliono sapere perché abbia prestato fideiussioni personali in favore di Edilnord e Sogeat, società il cui capitale è ufficialmente controllato da misteriosi soci svizzeri. Ma lui fa lo gnorri e mette a verbale: “Ho svolto un ruolo molto importante nei confronti dell’Edilnord Centri Residenziali e della Società generale attrezzature Sas, perché entrambe mi hanno fin dall’inizio affidato l’incarico professionale della progettazione e della direzione del complesso residenziale Milano 2”. Anziché ridergli in faccia e approfondire le indagini, il maggiore Massimo Maria Berruti che guida la squadra si beve tutto, chiude l’ispezione in meno di un mese, nonostante le anomalie finanziarie riscontrate e archivia tutto con una relazione rose e fiori. Poi, il 12 marzo 1980, si dimette dalle Fiamme Gialle. Per qualche mese lavora per l’avvocato d’affari Alessandro Carnelutti, titolare a Milano di un importante studio legale con sedi a New York e Londra, dove si appoggia all’avvocato inglese David Mackenzie Mills. Poi Berruti inizia a lavorare per il gruppo Fininvest, specializzandosi in operazioni finanziarie estere e in contratti per i calciatori stranieri del Milan. Gli altri due graduati che erano con lui nel blitz del ’79 sono il colonnello Salvatore Gallo e il capitano Alberto Corrado. Il nome di Gallo verrà trovato nelle liste della loggia P2. Corrado verrà arrestato nel ’94 e poi condannato con Berruti per i depistaggi nell’inchiesta sulle mazzette Fininvest. Versate a chi? Alla Guardia di finanza, naturalmente.
San Bettino vede e provvede. Nel 1980 Berlusconi rischia di ritrovarsi un’altra volta la Finanza in casa. Allarmatissimo, scrive una lettera al-l’amico Bettino Craxi, leader del Psi che sostiene il governo Cossiga: “Caro Bettino, come ti ho accennato verbalmente, Radio Fante ha annunciato che dopo la visita a Torino, Guffanti e Ca-bassi, la Polizia tributaria si interesserà a me… Ti ringrazio per quello che crederai sia giusto fare” (lettera pubblicata dal fotografo di Craxi, Umberto Cicconi, in Segreti e misfatti, Roma 2005).
Che si sappia, anche quella volta le Fiamme Gialle si tengono alla larga dal Biscione. Che evidentemente ha sempre più cose da nascondere.
Giudici venduti e no
Il 24 maggio 1984 il vicecapo dell’Ufficio Istruzione di Roma, Renato Squillante, interroga B., assistito dall’avvocato Cesare Previti e imputato “ai sensi dell’articolo 1 della legge 15/12/69 n. 932” per interruzione di pubblico servizio a causa delle presunte antenne abusive sul Monte Cavo che interferiscono nelle frequenze radio della Protezione civile e dell’aeroporto di Fiumicino. Gli imputati sono un centinaio. Ma la posizione di B. viene subito archiviata il 20 luglio 1985, mentre altri 45 rimarranno sulla graticola fino al 1992 e se la caveranno solo grazie al-l’amnistia. Non potevano sapere che Squillante e Previti avevano conti comunicanti in Svizzera. Insomma, che il giudice romano era a libro paga della Fininvest.
Il 16 ottobre 1984 i pretori di Torino, Pescara e Roma, Giuseppe Casalbore, Nicola Trifuoggi e Adriano Sansa, sequestrano gli impianti che consentono a Canale 5, Italia 1 e Rete 4 di trasmettere in contemporanea in tutt’Italia in spregio alla legge. Craxi neutralizza le ordinanze con due “decreti Berlusconi”.
Mills e la Fininvest occulta
Nel 1989 l’avvocato Mills, consulente Fininvest da alcuni anni, costituisce per conto del gruppo Berlusconi la All Iberian e decine di altre società offshore (la Kpmg, per conto della Procura di Milano, arriverà a contarne 64) domiciliate nelle isole del Canale (all’ombra di Sua Maestà britannica), nelle Isole Vergini e in altri paradisi fiscali. Ordine è partito dai responsabili della finanza estera del gruppo, Candia Camaggi e Giorgio Vanoni. Nasce così il “Comparto B” della Fininvest, “very discreet”, cioè occulto e in gran parte mai dichiarato nei bilanci consolidati, alimentato perlopiù dalla Silvio Berlusconi Finanziaria Sa (società lussemburghese regolarmente registrata a bilancio), ma anche da denaro proveniente dal Cavaliere in persona (in contanti, tramite “spalloni” che lo portano da Milano oltre il confine elvetico). Sul conto svizzero di All Iberian, in soli sei anni, transitano in nero quasi mille miliardi di lire. Usati per operazioni riservate e inconfessabili, come confermeranno le sentenze definitive All Iberian, Mills e Mediaset. Anzitutto, B. versa 23 miliardi a Craxi tra il 1990 e il ’91. Gira soldi di nascosto ai suoi prestanome Renato Della Valle e Leo Kirch: non potendo, per la legge Mammì, detenere piú del 10% di Telepiú, B. finanzia occultamente le teste di legno che rilevano le sue quote eccedenti. Acquista per 456 miliardi il capitale di Telecinco, la tv spagnola, di cui per la legge antitrust di Madrid non potrebbe controllare più del 25%. Presta soldi a Giulio Margara, presidente di Auditel e direttore di Upa, l’associazione utenti pubblicitari. Gira 16 miliardi a Previti, in parte per pagarlo in nero in parte perché versi tangenti a giudici romani come Squillante e Vittorio Metta (autore della sentenza comprata che nel 1990 scippa la Mondadori a De Benedetti per regalarla alla Fininvest). Scala di nascosto i gruppi Rinascente, Standa e Mondadori in barba alla normativa Consob . E soprattutto, tramite alcune offshore, intermedia l’acquisto di film dalle major di Hollywood, facendone lievitare i costi per 368 milioni di dollari e dunque abbattendo gli utili di Mediaset per tutti gli anni 90, consentendo al gruppo di pagare meno imposte e al beneficiario dei conti esterni, cioè a se stesso, di accumulare una fortuna extrabilancio ed esentasse. E cosí via. Resta pure il sospetto che parte del denaro di destinazione ignota sia servito a pagare i politici del pentapartito per la legge Mammì del 1990 sull’emittenza: quella che consente a B. di tenersi tutt’e tre le reti Fininvest in barba a qualunque minimo principio antitrust. Lo testimoniano i responsabili della Fiduciaria Orefici, che aiuta il Cavaliere a foraggiare il conto All Iberian: il dirigente Fininvest Mario Moranzoni confidò loro che “i politici costano, c’è in ballo la Mammí”. Per le presunte tangenti Fininvest in cambio di quella legge, la magistratura romana indagherà Gianni Letta e Adriano Galliani, ma l’ufficio Gip guidato da Squillante negherà il loro arresto, e l’inchiesta finirà nel nulla.
Le Fiamme Sporche
Nel 1989 il responsabile servizi fiscali della Fininvest, Salvatore Sciascia, altro ex finanziere passato alla corte del Cavaliere, si libera di una verifica fiscale a Videotime (la società Fininvest che racchiude Canale5, Rete4 e Italia1) versando ai finanzieri una tangente di 100 milioni di lire. Lo stesso fa nel 1991 con 130 milioni scuciti per ammorbidire un’ispezione a Mondadori. E poi nel 1992 con altri 100 milioni per una visita delle Fiamme Gialle a Mediolanum. E ancora nel 1994 con 50 milioni perché i finanzieri chiudano un occhio, o possibilmente due, durante un blitz disposto dalla Procura di Roma e dal Garante per l’editoria sulla reale proprietà di Telepiù: che, se dovesse risultare ancora in mano a B. tramite i soliti prestanome (così com’è nella realtà), porterebbe all’immediata revoca delle concessioni per Canale5, Rete4 e Italia1. Ma anche quella volta i finanzieri corrotti se ne vanno con gli occhi bendati. Nel ’94, appena un sottufficiale confessa a Di Pietro di aver ricevuto parte di una tangente Fininvest, esplode lo scandalo Fiamme Sporche, che in poche settimane porta all’arresto di un centinaio di finanzieri corrotti e all’incriminazione di oltre 500 imprenditori e manager corruttori (il Gotha dell’imprenditoria milanese). Confessano quasi tutti. Tranne uno: Silvio B., che non può ammettere nulla perché è appena divenuto presidente del Consiglio. Sciascia dice che ha fatto tutto per ordine di Paolo Berlusconi, Silvio non c’entra nulla. Intanto l’avvocato Berruti chiama l’ex collega Corrado (quello dell’ispezione del 1979), ormai in pensione, perché tappi la bocca sulle mazzette Fininvest il capobanda, colonnello Angelo Tanca. E così avviene. Quando il pool Mani Pulite ha pronta la richiesta di cattura per Sciascia e Paolo, il governo di Silvio vieta la manette per corruzione col decreto Biondi. È il 14 luglio ’94. L’Italia si ribella, Bossi e Fini si defilano, B. è costretto a ritirare il decreto a furor di popolo, così finiscono dentro Sciascia, Paolo, Corrado e Berruti. Il quale, si scopre, prima di orchestrare il depistaggio è volato a Roma per incontrare il premier a Palazzo Chigi. La prova che ha fatto tutto Silvio, non Paolo. Di qui l’invito a comparire durante la conferenza Onu di Napoli e poi il processo. Primo grado: condannati Silvio e Sciascia, assolto Paolo. Appello: prescritto Silvio, condannato Sciascia. Cassazione: condannato Sciascia, assolto per insufficienza di prove Silvio, perché potrebbe essere stato Paolo, che però non può essere riprocessato una volta assolto. La prova contro Silvio potrebbe, anzi dovrebbe fornirla Mills, sentito come testimone al processo: purtroppo è stato corrotto con 600mila dollari e mente ai giudici, salvando il Cavaliere.
9 processi aboliti per legge
Ma le tangenti c’erano, e quello che il gruppo Berlusconi ha da nascondere alla Guardia di Finanza è più che evidente. Lo dimostra la miriade di processi nati da quei fondi neri negli anni 90, quando i giudici e i finanzieri corrotti iniziano a scarseggiare. Non potendoli neutralizzare a monte a suon di mazzette, B. li cancella a valle con una raffica di leggi ad personam: falso in bilancio, condoni fiscali ed ex Cirielli. Risultato: 2 processi fulminati perché il reato non c’è più, cancellato dall’imputato (All Iberian-2 e Sme-2) e 8 caduti in prescrizione. L’ultimo, per il semplice decorrere del tempo, sulla divulgazione dell’intercettazione della telefonata segreta e rubata tra Fassino e Consorte. Gli altri 7: corruzione del giudice Metta per la sentenza Mondadori e caso All Iberian-1 per i 23 miliardi a Craxi (prescritti grazie alle attenuanti generiche); falsi in bilancio Fininvest anni 90; altri falsi in bilancio per i 1550 miliardi di lire di fondi neri sottratti al consolidato col sistema All Iberian; fondi neri nel passaggio del calciatore Lentini dal Torino al Milan; corruzione giudiziaria del teste Mills (prescritti grazie all’ex Cirielli); appropriazioni indebite e i falsi in bilancio e la gran parte delle frodi fiscali sui diritti Mediaset (prescritti grazie al combinato disposto della legge sul falso in bilancio e all’ex Cirielli). I reati superstiti, e cioè le frodi fiscali del 2002 e 2003, per un totale di 7 milioni di euro (su un totale di 360 milioni di dollari, ormai evaporati), sono miracolosamente giunti in Cassazione per la sentenza definitiva del 1° agosto prima della solita falcidie.
Sarebbe questo il sintomo di una politica debole e di una giustizia forte? E che c’entra, con questa fogna, la politica?

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giovedì 3 maggio 2012

Corrotti, ora basta



Corrotti, ora basta

La dura requisitoria

 dell’Europa

 nei confronti dell’Italia



 GRECO, acronimo di “Gruppo di Stati contro la corruzione”, è un gruppo di lavoro all’interno del Consiglio d’Europa, che si riunisce periodicamente a Strasburgo per aiutare gli Stati membri a lottare contro la corruzione, attraverso il rispetto delle norme europee sul contrasto al fenomeno e un processo di valutazione reciproca (peer review) tra gli Stati che ne fanno parte (attualmente sono 49 gli Stati membri: 48 Paesi europei e gli Stati Uniti d’America).


Attraverso le periodiche valutazioni, che nel GRECO hanno di volta in volta ad oggetto diversi aspetti dei fenomeni corruttivi, si identificano le lacune nella politica di lotta alla corruzione del Paese valutato e si stimolano gli Stati a realizzare riforme legislative, istituzionali ed anche di prassi che meglio aderiscano al dettato ed allo spirito della Convenzione penale sulla corruzione approvata il 27 gennaio 1999.
Tutti gli Stati che hanno ratificato la Convenzione automaticamente fanno parte del GRECO. L’Italia, pur non avendo ancora ratificato la Convenzione (e sono trascorsi oltre 13 anni), aderisce al GRECO in quanto ha partecipato alla sua elaborazione.

A partire dal 2000 si sono svolti tre cicli di valutazione aventi ad oggetto vari aspetti dell'applicazione della Convenzione penale sulla corruzione. Nell'ambito del terzo ciclo, l'Italia è stata valutata alla plenaria del GRECO svoltasi a Strasburgo dal 20 al 23 marzo 2012.
Nel prima parte del Report di valutazione, come scrive Guido Rossi editorialista de “Il Sole 24 Ore”, viene stilata nei confronti dell’Italia “una spietata requisitoria per la pessima legislazione sulla corruzione rispetto agli altri Paesi europei”, a cominciare dal fatto che ad oggi non ha ancora ratificato la Convenzione  del 1999 né il Protocollo aggiuntivo del 15 maggio 2003.

Nelle raccomandazioni finali di GRECO le autorità italiane sono invitate ad autorizzare il più presto possibile la pubblicazione del Report, possibilmente tradotto in lingua italiana. In altre parole, l’Europa si preoccupa che i cittadini italiani vengano a conoscenza dei ritardi e delle carenze della legislazione italiana. E la preoccupazione pare fondata, visto che nel sito internet del GRECO tutti i Report della terza valutazione sono pubblici, con l’eccezione di quelli relativi ad Italia e Russia.
La seconda parte del Report riguarda la trasparenza dei finanziamenti ai partiti, con raccomandazioni a “provvedere velocemente” vista la situazione italiana. Indicazione quanto mai attuale e necessaria, considerando anche quanto sta emergendo in questi giorni a proposito della gestione dei rimborsi elettorali di alcuni partiti italiani.
Tra l’altro da quest’anno per GRECO è iniziato il quarto ciclo di valutazione sulla prevenzione della corruzione nei confronti di membri del Parlamento, giudici e procuratori. Al momento non è ancora previsto quando l’Italia sarà sottoposta alla relativa valutazione, ma è già chiaro che anche di questo futuro Report l’Italia non potrà certamente vantarsi.

Secondo Guido Rossi per cominciare ad uscire dal “triangolo dell’illegalità” - costituito da corruzione, evasione fiscale e riciclaggio di denaro – l’Italia deve anzitutto ascoltare la voce degli imprenditori che si lamentano della concorrenza fatta da chi può disporre di soldi provenienti dalla criminalità organizzata, magari introducendo il reato di “concorrenza illegale”. Inoltre, occorre reintrodurre il reato di “falso in bilancio”, che anche l’OCSE considera strumento efficace di contrasto all’evasione fiscale. Infine, va ricordato che GRECO invita l’Italia ad esaminare in profondità la fattispecie della concussione e di provvedere adeguatamente: si tratta proprio di un reato sul quale le forze politiche stanno dibattendo e c’è chi propone di abolirlo. Anche in questo caso siamo in controtendenza, a tal punto che se l’Italia uscisse da GRECO, sarebbe – almeno questo – un segno di onestà e coerenza.

di Rocco Artifoni
http://www.liberainformazione.org/
 
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lunedì 16 aprile 2012

i corrotti restituiscano ciò che hanno rubato


Per il bene comune

 i corrotti restituiscano

 ciò che hanno rubato

La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e distorce gravemente l'economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica. Per questo motivo raccoglieremo un milione e mezzo di cartoline da inviare al Presidente Napolitano per chiedergli di intervenire, nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni, affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l'uso sociale dei beni sottratti ai corrotti.
Rassegna stampa

I corrotti restituiscano ciò che hanno rubato - materiale da scaricare
La corruzione minaccia il prestigio e la credibilità delle istituzioni, inquina e distorce gravemente l'economia, sottrae risorse destinate al bene della comunità, corrode il senso civico e la stessa cultura democratica. Per questo motivo raccoglieremo un milione e mezzo di cartoline da inviare al Presidente Napolitano per chiedergli di intervenire, nelle forme e nei modi che riterrà più opportuni, affinché il governo e il Parlamento ratifichino quanto prima e diano concreta attuazione ai trattati, alle convenzioni internazionali e alle direttive comunitarie in materia di lotta alla corruzione nonché alle norme, introdotte con la legge Finanziaria del 2007, per la confisca e l'uso sociale dei beni sottratti ai corrotti.
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PAGINA DI LIBERA
http://www.libera.it/flex/cm/pages/ServeBLOB.php/L/IT/IDPagina/3935 


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giovedì 1 dicembre 2011

DENUNCIATO IL CAPO DELLO STATO




DENUNCIATO IL CAPO DELLO STATO 

(VIDEO-CENSURATO)


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DENUNCIATO IL CAPO DELLO STATO
per alto tradimento . Orazio Fergnani intervistato da serviziopubblico.... sconvolgente, NESSUNO NE HA PARLATO.... la tv MENTE !
https://www.facebook.com/ANTISIGNORAGGIO



INTERVENTO SHOCK DI MONTI


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 "l'unione si ottiene con la cessione delle sovranità da parte degli stati membri a favore dell'UE" .... DOMANDA: chi gli ha dato il diritto di cedere le nostre sovranità all'Europa ?
VIDEO INTEGRALE: http://www.youtube.com/watch?v=STEvyznA2Ew



19-11-2011 MANIFESTAZIONE

 

contro la moneta debito



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Momenti di tensione durante La prima vera grande manifestazione tenutasi oggi a Roma , partita dal popolo (con nomi e cognomi degli organizzatori) contro il vero potere, contro il sistema della moneta debito e contro le gravi conseguenze ad esso implicate. domandatevi perchè in TV non avete sentito nulla..... e riflettete.
QUI NON SI PARLA NE DI DESTRA NE DI SINISTRA.... NOI SIAMO CITTADINI MOLTO PIù CHE INDIGNATI, QUASI INCAZZATI .... QUINDI NON CERCATE DI DARE UN "COLORE" POLITICO A QUESTA LOTTA, SPRECHERESTE DEL TEMPO. Rorro David


Poliziotti ragionate...voltatevi ...sono DIETRO DI VOI i nemici comuni...colpevoli di questa crisi che affama anche voi...scagliatevi contro i CORROTTI, MAFIOSI, EVASORI DELINQUENTI DI STATO E DEL SISTEMA FINANZIARIO ...NON contro NOI che siamo parte della stessa classe di oppressi e tartassati! R A G I O N A T E

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Watch live streaming video from losai at livestream.com

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http://www.livestream.com/losai/video?clipId=pla_b198c722-9573-43c6-bdd8-4947bb731b17


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