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sabato 1 ottobre 2016

Le Privatizzazioni dell' immobiliare Pubblico non Funzionano



Conti pubblici, governo ammette flop delle privatizzazioni: ricavi attesi giù da 8 a 1,6 miliardi. ‘Dal mattone lo 0% del pil’

Ufficio parlamentare di bilancio e Corte dei conti avevano avvertito che gli obiettivi erano troppo ambiziosi. Ora Renzi e Padoan lo mettono nero su bianco nella nota di aggiornamento del Documento di economia e finanza. Da cui emerge anche che "a legislazione vigente", in attesa della manovra, la pressione fiscale e la spesa pubblica salgono. Così tornano in auge la spending review, finora fallita, e la usuale "lotta all'evasione"

“Il profilo quantitativo degli introiti previsti da privatizzazioni risulta molto ambizioso e non vi sono al momento informazioni sufficienti per valutare se il programma del governo, e quindi la dinamica di discesa del debito, sia credibile”. Lo scorso aprile Alberto Zanardi, membro dell’Ufficio parlamentare di bilancio, in audizione al Senato sul Documento di economia e finanza (Def), aveva messo esplicitamente in guardia Palazzo Chigi e il Tesoro dal fare eccessivo affidamento sui ricavi dalla vendita di quote di società pubbliche. E lo stesso aveva fatto la Corte dei Conti nel Rapporto 2016 sul coordinamento della finanza pubblica, in cui notava che “i programmi avviati, pur corposi rispetto a quanto fatto negli ultimi anni, non sembrano coerenti con i risultati” previsti.

A cinque mesi di distanza, l’esecutivo guidato da Matteo Renzi deve ammettere di aver sbagliato i conti: 

nella Nota di aggiornamento del Def 2016, pubblicata sul sito del Tesoro nella serata di mercoledì a 24 ore dall’approvazione in consiglio dei ministri, i risultati attesi per il 2016 crollano a soli 1,6 miliardi dagli 8 previsti nel Def. Nonostante le sollecitazioni della Commissione Ue, quest’anno sono andate in porto solo la quotazione di Enav e la cessione di Grandi Stazioni Retail. Cade poi del tutto il pietoso velo sui risultati della vendita del mattone pubblico: nel documento si legge che quest’anno lo Stato ne ricaverà al massimo 750 milioni, una cifra talmente infinitesimale rispetto al bilancio pubblico che viene quantificata nello 0,0% del pil. Risultato: il rapporto debito/pil non cala, nonostante il governo sostenga 
di aver “perseguito il delicato equilibrio tra sostegno alla crescita e consolidamento delle finanze pubbliche, al fine di non scaricare sulle generazioni successive il peso del debito elevato accumulato negli anni passati”. Intanto spesa pubblica e pressione fiscale “a legislazione vigente”, in attesa della manovra da presentare in ottobre che varrà “lo 0,5 per cento circa del pil”, continuano ad aumentare. 

Così le coperture per la prossima manovra, oltre che dal maggior deficit, non potranno che arrivare dalle usuali “misure volte ad accrescere la fedeltà fiscale e a ridurre i margini di evasione ed elusione, e sul lato delle spese nuove misure di riduzione strutturale della spesa corrente, inclusi gli avanzamenti dall’integrazione del processo di revisione della spesa nel ciclo di programmazione economico-finanziaria”.

“Ripresa insoddisfacente, ora politiche più favorevoli alla crescita” – La premessa, firmata dal ministro dell’Economia Pier Carlo Padoan, parte dalla considerazione che la ripresa è “insoddisfacente”, a causa da un lato del “peggioramento delle prospettive a livello internazionale, che rispetto alle attese appaiono modeste, diseguali e caratterizzate da rischi al ribasso“, dall’altro di “ritardi e insufficiente azione di riforma dell’economia italiana negli anni precedenti la crisi“. Di qui la scelta del governo di “rimodulare la politica di bilancio in maniera favorevole alla crescita”, “dando priorità agli interventi che favoriscono investimenti e produttività“. Tra le righe, significa meno austerity e più disavanzo: nel 2017 il rapporto deficit/pil, considerando anche le spese per il terremoto e l’assistenza ai migranti che l’esecutivo ha deciso di considerare “fuori patto” (ma ora serve l’ok del Parlamento a maggioranza assoluta), anziché scendere resterà di fatto al 2,4%, valore identico a quello di quest’anno.

E Padoan torna a puntare sulla spending review. Anche se finora i risparmi non si vedono – Padoan prosegue rivendicando ancora una volta la riduzione della spesa di “circa 25 miliardi di euro” messa a segno nel 2016, nonostante, come fatto notare dall’ex consulente per la spending review Roberto Perotti, i soldi risparmiati siano stati quasi interamente spesi per altri interventi, arrivando in pratica ad azzerare i benefici per le casse pubbliche. Eppure il ministro continua a negare il flop e anzi rilancia mettendo nero su bianco che “gli sprechi si vanno sistematicamente riducendo ma ci sono ancora margini apprezzabili per accrescere ulteriormente l’efficienza dei servizi erogati dalle Amministrazioni pubbliche”. Resta da vedere quanto, stavolta, si riuscirà davvero a tagliare: per ora, stando alle tabelle inserite nella Nota, le spese correnti continuano a lievitare così come quelle finali (826,9 miliardi 
quest’anno, 828,6 il prossimo, 835,7 nel 2018), nonostante il calo di quelle in conto capitale. A ridursi in modo sostanziale sono solo gli interessi passivi sul debito, grazie alle misure messe in campo dalla Banca centrale europea che hanno comportato una forte riduzione dei tassi.

Pressione fiscale dal 42,6 al 42,8% “a legislazione vigente” – Seguono alcune anticipazioni sulla legge di Bilancio in via di preparazione: “nel 2017 l’Ires scenderà dal 27,5 al 24 per cento” e “ulteriori interventi di riduzione della pressione fiscale verranno realizzati con la prossima Legge di Bilancio disattivando il previsto incremento dell’Iva per l’anno 2017 (quello legato alle clausole di salvaguardia da 15 miliardi, ndr) e introducendo ulteriori misure di alleggerimento per le imprese“. Il titolare di via XX Settembre sorvola sul fatto che per ora la pressione fiscale è prevista in aumento: dal 42,1 al 42,2% se se si considera il bonus di 80 euro una riduzione di tasse, dal 42,6 al 42,8% al lordo dello sgravio Irpef. 

Quanto al promesso taglio delle aliquote Irpef a partire dal 2018, la Nota si limita ad annunciare che “con le prossime Leggi di Bilancio si valuterà la possibilità di agire sull’Irpef in base agli spazi finanziari disponibili nel rispetto dei saldi di finanza pubblica“.

Cade il velo sul flop delle privatizzazioni: introiti previsti crollano da 8 a 1,6 miliardi – Il vero tasto dolente è comunque il rapporto debito/pil, che “risentendo della minore intensità della ripresa e della debole dinamica dei prezzi si porta al 132,8 per cento nel 2016”. Ancora una volta la promessa è che “comincerà a ridursi a partire dal 2017”. Peccato che intanto il programma di dismissione del patrimonio immobiliare pubblico e di privatizzazioni sia “frenato dalle condizioni di elevata volatilità dei mercati finanziari e dall’esigenza di valorizzare adeguatamente le imprese controllate dallo Stato attraverso piani 
industriali ambiziosi“. Ne deriva, appunto, la revisione al ribasso dei ricavi previsti quest’anno dallo 0,5% del pil (8 miliardi) allo 0,1%. L’obiettivo risale allo 0,5% nel 2017 e 2018.

Le anticipazioni sulla legge di Bilancio – E’ su questa base che si innesterà la manovra di Bilancio attesa entro il 15 ottobre: la Nota di aggiornamento del Def anticipa che avrà una portata “pari allo 0,5 per cento circa del pil”, cioè 8 miliardi. Sul fronte delle uscite “saranno rafforzati gli incentivi fiscali per il settore privato già previsti da precedenti disposizioni normative”, cioè la riduzione dell’aliquota Ires per le imprese, “e introdotte nuove leve per la ripresa dell’accumulazione di capitale“, vedi gli iperammortamenti del 250% per gli investimenti in tecnologie, e ci saranno “interventi di sostegno ai pensionati a rischio di povertà e per favorire la flessibilità d’ingresso nel sistema previdenziale. Ulteriori 
interventi riguarderanno il rafforzamento delle misure per il sostegno alle famiglie“. Per quanto riguarda i dipendenti pubblici, “dopo sei anni di blocchi resi necessari dalla drammaticità della crisi si procederà al rinnovo dei contratti nel pubblico impiego con l’obiettivo di valorizzare il merito e favorire l’innalzamento della produttività, in modo da contribuire all’aumento dell’efficienza della pubblica amministrazione”. In più l’esecutivo “intende operare, ove necessario, ulteriori interventi per l’emergenza sisma, la messa in sicurezza del patrimonio abitativo e del territorio e la gestione del fenomeno migratorio“. Interventi per i quali ha deciso di “prendersi” 6,4 miliardi, Bruxelles permettendo.




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mercoledì 17 giugno 2015

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lunedì 21 aprile 2014

Shills o TROOLS : mentire e deliberatamente mantenere il pubblico cieco





La disinformazione esiste da quando esistono i governi, semplicemente perché … 
FUNZIONA.

Questi ragazzi prendono i soldi per mentire e deliberatamente mantenere il pubblico cieco a programmi di geoingegneria che stanno prendendo le vite di uomini, donne, bambini, e tutta la vita sul pianeta.

Hai avuto modo di chiederti cosa è andato storto a questi ragazzi?

Scrivo qui per uscire allo scoperto come trool. Per poco più di sei mesi, sono stato pagato per disinformare sui punti fondamentali della politica sul web. Questo sito, ATS, era uno che mi era stato assegnato, lo stesso vale anche per altre persone della stessa organizzazione che sono state pagate e presumo che ancora camminino in mezzo a voi. Ma ne parleremo più avanti.

Ho lasciato questo lavoro nella seconda parte del 2011, perché sono diventato disgustato da me stesso. Ho capito che non mi potevo più guardare allo specchio. Se questa confessione innesca una sorta di vendetta contro di me, così sia. Parte di essere un vero uomo in questo mondo consiste nel avere valori reali, non importa quali siano le conseguenze.

La mia storia inizia nei primi mesi del 2011. Ero stato senza lavoro per quasi un anno dopo aver perso il mio ultimo lavoro nel settore del supporto tecnico. Sempre più disperato e scoraggiato, ho colto al volo l’occasione quando una mia ex collega mi ha chiamato e mi ha detto che aveva un possibile lavoro per me.

“È un lavoro insolito, è uno che richiede segretezza. Ma la paga è buona. E so che sei un bravo scrittore, quindi è molto adatto per te.” (La scrittura è sempre stato un hobby per me).

Lei mi ha dato solo un numero di telefono e un indirizzo, in uno dei quartieri più squallidi di San Francisco, dove vivo. Incuriosito, ho chiesto l’URL della società e qualche info in più. Lei rise. “Non hanno un sito web. Neanche un nome. Vedrai. Basta dire loro che fai riferimento a me.”

Sì, sembrava sospetto, ma la disoccupazione a lungo termine porta disperazione, e la disperazione ha uno strano modo di vedere le cose quando si tratta di mettere il cibo in tavola.

Il giorno dopo sono arrivato all’indirizzo, al terzo piano di un edificio fatiscente. L’aspetto del luogo non ispirava fiducia. Dopo aver camminato per un lungo, lurido corridoio illuminato da lampade alogene, sono arrivato all’ingresso della sede stessa: una porta di metallo crudamente malconcia con un cartello che diceva “United Amalgamated Industries, Inc.”

Seppi poi che questa “azienda” ha cambiato il suo nome quasi mensilmente, sempre usando nomi blandi come quelli che non danno l’impressione di ciò che l’azienda realmente fa. Non troppo fiducioso, sono andato dentro.

L’interno era altrettanto squallido. Ci sono stati un paio di lunghi tavoli con sedie pieghevoli, in cui circa una dozzina di persone scrivevano su vecchi computer. Non c’erano decorazioni o ornamenti di qualsiasi tipo. Che schifo. Beh, i mendicanti non possono essere schizzinosi.

Il gestore, un uomo calvo sulla cinquantina, si alzò dalla scrivania e si fece avanti con un sorriso facile. “Devi essere Chris. Yvette [la mia ex-collega di lavoro] mi ha detto che saresti venuto.” [questi non sono i nostri veri nomi]. “Benvenuto. Lascia che ti dica qualcosa su quello che facciamo.” (Seppi poi che hanno preso la gente basandosi esclusivamente su rinvio, e che le persone che fanno i rinvii, come la mia ex-collega Yvette, sono stati addestrati a scegliere i candidati sulla base di diversi fattori, tra cui la capacità di mantenere la propria bocca chiusa, abilità di scrittura di base, e la disperazione dovuta alla mancanza di lavoro).

Ci siamo seduti alla scrivania e iniziò a farmi alcune domande su di me e il mio background, tra cui le mie idee politiche (che erano praticamente inesistenti). Poi cominciò a spiegare il lavoro. “Lavoriamo a influenzare le opinioni della gente qui”, così me l’ha descritto. “I clienti della società ci pagano per pubblicare su bacheche internet e chartrooms popolari, così come nei forum di gioco e le reti sociali come Facebook e MySpace.” Chi erano questi clienti? “Oh, diverse persone”, disse vagamente. “A volte aziende private, a volte gruppi, a volte la politica.”

Accertato che le mie idee politiche non erano forti, mi disse che sarei stato assegnato al lavoro politico. “Le persone migliori per questo tipo di lavoro sono persone come voi, senza idee chiare”, ha detto con una risata. “Potrebbe sembrare un controsenso, ma in realtà abbiamo scoperto che è così.” Beh, OK. Bene. Finché si tratta di uno stipendio fisso, io credo a quello che vogliono farmi credere, come disse il ragazzo in Ghostbusters.

Dopo aver discusso lo stipendio (che era molto meglio di quello che avevo sperato) e pochi altri dettagli, il colloquio è poi andato oltre la necessità di assoluta privacy e riservatezza. “Non si può dire a nessuno quello che facciamo qui. Non a tua moglie, non al cane.” (Non ne ho) “Ti daremo una storia di copertura, un numero di telefono e un sito web falso che potrai utilizzare. Dovrai dire alla gente che sei un consulente. E’ questo un problema per te?” Gli ho assicurato che non lo sarebbe stato. “Bene, bene. Possiamo cominciare.”

“In questo momento?” Ho chiesto, un pò sorpreso. “Non c’è tempo come il presente!” Ha detto con una risata.


Il resto della giornata è stata dedicata alla formazione. Un altro membro del personale, una donna senza fronzoli sulla trentina, era il mio allenatore, e la formazione sarebbe durata solo due giorni.

“Sembri un ragazzo brillante, penso che ti adatterai piuttosto velocemente,” mi disse. E infatti, il lavoro è stato più facile di quanto avessi immaginato. Il mio compito era semplice: ero stato assegnato a quattro siti diversi, con l’obiettivo di entrare in certe discussioni e la promozione di una certa visione. Seppi poi che alcuni del personale sono stati assegnati a bacheche internet (come me), mentre altri lavoravano su Facebook o chat. Sembra che questi tre tipi di supporti hanno ciascuna una diversa strategia, e ciascuno shill (trool) si concentra su una delle tre in particolare.

Il mio compito? “Supportare Israele.” Per me va bene. Non ho mai avuto pareri in un modo o nell’altro su Israele, e chi ama gli antisemiti e i nazisti? Non io, comunque. Ma non so molto sull’argomento. “Va bene,” ha detto. “Per la maggior parte, in un primo momento, si farà quello che noi chiamiamo ‘meme-pattuglia.’ Questo è abbastanza facile. Più avanti se mostrerai buone capacità, ti alleneremo per affrontare argomenti più complessi, in cui è necessaria una conoscenza più approfondita.”

Mi porse due raccoglitori con fogli racchiusi in plastica. Il primo era stato etichettato semplicemente come: “Israele”, con un pennarello sulla copertina e aveva due sezioni:

La prima sezione contiene informazioni di base di fondo sul tema. Avrei dovuto leggere e memorizzare alcune di queste, col passare del tempo. Aveva collegamenti internet per ulteriori letture, saggi e spunti di discussione, e brani tratti da alcuni libri di storia. La seconda, più grande, si chiamava “Strat” ​​(abbreviazione di “strategia”) con lunghe liste di “coppie di dialogo”. Queste erano risposte specifiche a messaggi specifici.

Se qualcuno avesse scritto qualcosa di simile a ‘X’, avremmo dovuto rispondere con qualcosa di simile a ‘Y’. “Dovete mescolare un po’ le carte” disse il mio allenatore. “Altrimenti diventa troppo evidente. Imparate a utilizzare un dizionario dei sinonimi. Questa sezione contiene anche una serie di suggerimenti per conversazioni de-ringhiera che sono andate troppo lontano da quello che cerchiamo di fare. Queste strategie, forme di attacchi personali, utilizzare le immagini e le icone in modo efficace, e anche trascinare il tono della conversazione verso il basso con allusioni sessuali, link a materiale pornografico, o altre cose del genere. A volte dobbiamo combattere sporco”, ci disse. “I nostri avversari non esitano, quindi non possiamo esitare neanche noi.”

Il secondo raccoglitore era più piccolo, e conteneva informazioni specifiche per i siti web a cui ero stato assegnato. I siti su cui avrei lavorato erano: Godlike Productions, Outpost Lunatic, news CNN, Yahoo News, e una manciata di siti più piccoli che ruotavano a seconda delle necessità. Come detto, non ero assegnato al lavoro ATS (anche se altri nel mio gruppo lo erano), che è parte del motivo per cui sto scrivendo questo post qui, più che altrove. Volevo postare questa confessione su Godlike Productions in un primo momento, ma mi hanno vietato persino di visualizzare quel sito per qualche motivo (forse mi spiano?). Se qualcuno connesso con questo sito segue i loro messaggi, penso che dovrebbe sapere, perché quello era il luogo in cui ho passato un buon 70% del mio tempo lavorativo.

Le informazioni nel secondo raccoglitore comprendevano una breve storia di ogni sito, compreso recenti fiamme di guerra, così come informazioni su cosa evitare in modo da non essere bannato. Aveva anche dettagliate informazioni sui moderatori e i più popolari utenti di ogni sito: posizione (se conosciuta), tipo di personalità, argomenti di interesse, sfondo, e anche alcuni appunti su come “spingere i giusti pulsanti psicologici” di diversi utenti.

Anche se non ho lavorato per ATS, ho visto che avevano un sacco di informazioni sui vostri cosiddetti manifesti “WATS” (quelli con bordi d’oro intorno). “Concentrati sugli utenti popolari,” mi ha detto. “Questi sono quelli influenti. Ciascuno di questi è degno di 50 fino a 100 dei nomi meno noti.”

Ogni utente è stato classificato come “ostile”, “amichevole” o “indifferente” per il mio obiettivo. Avremmo dovuto coltivare l’amicizia con gli utenti amichevoli così come con i mods, e c’erano anche le note su strategie per affrontare specifici utenti ostili. L’info era abbastanza dettagliata, ma non perfetta in ogni caso. “Se possibile, convertite uno degli utenti ostili dalla nostra parte. Otterrete un bel bonus. Però questo non accade facilmente, purtroppo. Quindi, per lo più sarete li ad attaccare e cercare di parare i loro colpi.”

In un primo momento, come ho detto, il mio lavoro è stato “meme-pattuglia.” Questo è stato piuttosto semplice e ripetitivo: contrastare i memi e l’introduzione di nuovi memi, con una non molto approfondita conoscenza della materia. Per lo più consisteva in un ripetitivo dibattito basato su coppie di dialogo presenti nella sezione “Strat” ​​del primo raccoglitore.

Un sacco del mio lavoro era basato su discussioni di spamming, o sul fare accuse di razzismo e di antisemitismo. A volte ho dovuto mentire in modo palese e rivendicare un poster che disse qualcosa o fece qualcosa “in un altro thread” che in realtà non aveva detto o fatto nulla … mi sono sentito male per questo … alla fine però, mi sentivo male al solo pensiero di perdere il primo lavoro che avevo da quando avevo perso il mio “vero” lavoro.

La cosa divertente è che, anche se avevo iniziato il lavoro senza forti opinioni o punti di vista politici, dopo alcune settimane avevo sposato emotivamente le idee pro-Israele che stavo spingendo. Ci deve essere qualche fattore psicologico sul posto di lavoro … un buon venditore impara ad amare sinceramente i prodotti che sta vendendo, credo. Non passò molto tempo prima che le mie risposte diventatarono focose e passionali, e iniziai a conoscere meglio l’argomento per conto mio. “Questo è un buon segno”, disse il mio allenatore, “Vuol dire che sei pronto per il passo successivo: Il Dibattito Complesso.”

Il “dibattito complesso” è parte del lavoro di chi ha acquisito una discreta quantità di formazione supplementare, compreso memorizzare informazioni più specifiche su account specifici (amichevoli e ostili). Anche qui ci sono stati gli script e le linee guida suggerite sull’argomento, ma ci hanno dato più libertà. C’erano un sacco di dettagli a questo stadio più avanzato del processo … c’era di tutto: da come scegliere l’avatar a come utilizzare le “demotivationals” (immagini umoristiche con bordi neri che si trovano in giro per il web). Persino è stato discusso il corretto uso di immagini di gatti. A volte abbiamo anche falsificato notizie o ritoccato foto (un’altra cosa che mi dava molto fastidio).

Ho anche avuto il compito di trovare nuove reclute, persone “come me”, con lo stesso tipo di personalità, con la capacità di mantenere un segreto, con scrittura di base e capacità di pensiero, e la disperazione necessaria a firmare su un rialzo a trabocchetto. Avevo meno successo in questa parte del lavoro, però, e non sono riuscito a trovare un altro trool (PARASSITA) nel tempo che sono stato lì.

Dopo un pò, ho iniziato a stare male. Non a causa del punto di vista che stavo spingendo (come ho detto, sono stato prima apolitico, quindi pro-Israele), ma a causa della disonestà insita in quel lavoro. Se i miei argomenti erano così corretti, mi sono chiesto, perché dobbiamo fare questo? Non dovrebbe la verità propagarsi in modo naturale piuttosto che attraverso la propaganda? E in ogni caso chi c’era dietro tutta questa operazione? Chi stava firmando le mie buste paga? Lo stress di mentire ai miei genitori e ai miei amici … dicevo di essere un consulente. Infine ne ho avuto abbastanza … era abbastanza. Ho smesso nel settembre 2011. Da allora ho lavorato in una serie di posti davvero poco affascinanti. Uffici temporanei per salari molto più bassi. Ma almeno non sto mentendo alle persone che vengono online per esprimere le proprie opinioni.

Pochi giorni fa mi è capitato di trovarmi nello stesso quartiere in cui lavoravo come trool (parassita) e per un capriccio ho pensato di fare una visita al vecchio ufficio. Ho scoperto che gli uffici erano stati spostati. Anche questo, ho capito, fa parte della loro strategia: non sostare nello stesso posto per troppo tempo, non tenere lo stesso nome troppo allungo, andarsene dopo un anno e mezzo o giù di lì, mantenere un basso profilo, trovare nuovi dipendenti attraverso il passaparola: Tutto questo è parte del modo di vità di uno Shill (parassita). Ma è un modo ingannevole di vita, e non importa quanto siano nobili gli obiettivi (rimango pro-Israele, tra l’altro), questi mezzi squallidi non possono essere giustificati.

Questa è la mia confessione…è tutto qui. Se non rispondo a questa discussione, non arrabbiatevi. Ma penso che si deve sapere: esistono gli Shills (TROLLS). Essi sono reali. Camminano in mezzo a noi, e prestate particolare attenzione ai loro popolari manifesti WATS bordati d’oro. È necessario essere consapevoli di questo. Che cosa si sceglie di fare con questa consapevolezza sta a voi.

Tuo,

ExShill

fonte: http://www.geoengineeringwatch.org/internet-trolls-exposed-who-are-these-guys/

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domenica 15 dicembre 2013

Finanziamento Pubblico ai Partiti


Ecco quanto costa il finanziamento pubblico ai partiti

1994 più di due miliardi di euro ai partiti Nel 1993 gli italiani decisero con referendum di abolire il finanziamento pubblico ai partiti. L'anno dopo il governo "inventò" i rimborsi: ecco quanto sono costati


ROMA - Mentre i tappi di champagne volano per l'abolizione - "finta" - del finanziamento pubblico dei partiti, i Radicali italiani hanno voluto fare i conti per capire quanti soldi pubblici i partiti abbiano speso nel corso degli anni.

Il risultato, a tanti zeri, è da mani nei capelli: dal 1994 al 2012 i partiti sono costati agli italiani la bellezza di 2,3 miliardi di euro.

Questo nonostante una verità storica inconfutabile: nel 1993 gli italiani deciso attraverso un referendum di non volere più finanziare i partiti con i soldi pubblici.

Ma anche grazie ad una seconda verità storica: nel 1994 il governo reintrodusse il finanziamento pubblico sotto le mentite spoglie di rimborsi elettorali.

Ecco, partito per partito, quanti rimborsi elettorali gli italiani hanno dovuto pagare.

- Area Popolo della Libertà: 916.536.489,85
 forza italia 362.183.601,27
 il popolo della libertà 230.414.778,58
 casa delle libertà 114.620.307,86
 polo per le libertà 13.319.218,56
 polo delle libertà 4.522.181,96
 polo buon governo 4.070.175,31
 forza italia il polo popolare 2.852.681,91
 polo per le libertà Veneto (Pasqualetto Lucio) 36.041,54
 polo libertà 91.238,84 alleanza nazionale 175.156.397,78
 FI – lg nord (Aosta) 152.554,04
 FI – alleanza nazionale 81.794,05
 patto segni – alleanza nazionale 9.007.733,37
 alleanza nazionale – i liberali 27.784,78

- Area Lega Nord: 120.260.237,37
 lega nord 91.418.277,04
 lega nord per l’indipendenza della padania 3.923.770,54
 lega nord padania 23.470.732,44
 lega nord liga veneta padania 1.028.022,55
 lega nord Liguria padania 140.533,70
 lega nord trentino 23.660,61
 lega nord Emilia-Romagna padania 255.240,49

- Area UDC: 121.396.272,24
 UDC 80.878.816,50
 unione di centro 19.768.168,38
 centro cristiano democratico 2.423.105,08
 forza italia – CCD 143.195,30
CCD cristiano democratici 3.881.586,13
 CCD con Casini 2.054.504,71
 cristiani democratici uniti – PPE 4.164.678,45
 UDC – UDEUR 127.988,65
centro cristiano-democratico cristiani democratici uniti 7.954.229,04

- Area Partito Democratico: 759.599.659,64
 partito democratico della sinistra 19.418.155,89
 democratici di sinistra 133.872.431,92
partito democratico 194.250.688,50
svp-l’ulivo 1.390.540,68
i democratici 8.881.405,88
uniti nell’ulivo 121.430.928,92
 l’ulivo 187.140.461,53
 i democratici – in europa con Prodi 169.349,97
 l’ulivo – alleanza per il governo (Tedesco Alberto) 23.009,70
 i democratici – rinnovamento 633.382,77
l’unione 3.563.282,82
 insieme con l’unione 7.812.146,80
 l’unione svp 1.475.571,62
 l’ulivo – partito sardo d’azione 340.930,98
 centrosinistra alleanza di governo – l’ulivo (Casotto Sergio) 32.475,78
la margherita democrazia è libertà con Rutelli 36.927.319,08
dl. la margherita 41.247.420,97
 lista civica della margherita 59.467,92
 la margherita per la Sicilia 930.687,91
 i democratici con Rutelli per Badaloni 467.993,45

- Area Italia dei Valori: 53.305.757,75
lista Di Pietro 1.277.836,92
 lista Di Pietro (coll. 2 Molise) 152.333,77
 Di Pietro italia dei valori 12.006.008,69
Italia dei valori lista Di Pietro – lista consumatori 555.423,44
italia dei valori – lista Di Pietro 39.314.154,93

Abolito finanziamento pubblico dei partiti: ecco come

E in effetti la "puzza" di fregatura comincia a sentirsi quando il presidente del Consiglio va in conferenza stampa e chiarisce cosa il Cdm ha votato. "Il testo votato oggi - spiega Enrico Letta - è quello del ddl approvato dalla Camera. Con qualcosa in più".

Tradotto: il decreto votato ieri in pompa magna "twitteriana" prevede una riduzione del finanziamento pubblico dei partiti del 25% per il 2014, del 50% per il 2015, del 75% del 2016 e del 100% solo nel 2018. Dal 2018 poi i cittadini potranno contribuire alla vita dei partiti con un due per mille volontario con "l'inoptato che resterà allo Stato".
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giovedì 27 settembre 2012

..AMORE..: Sogni proibiti degli italiani

italiani


sogni proibiti degli italiani

 Uomini: questione di numeri

Il desiderio maschile è molto basic, la trasgressione numero uno per eccellenza è numerica: l'uomo desidererebbe fare sesso con più di una partner, con tutte le varianti del caso (con due donne, due uomini e una donna, in gruppo, ecc). Alla base, una spinta ad affermare la propria potenza amatoria e il potere eccitante della vista: in questo contesto l'uomo è partecipe ma anche spettatore.-
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venerdì 25 maggio 2012

Politici e frequentazioni mafiose, Marco Travaglio, Servizio Pubblico







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Politici e frequentazioni mafiose 

Marco Travaglio

 Servizio Pubblico



 Puntata del Giovedì 24 maggio Servizio Pubblico. Copertina intervista di Sandro Ruotolo di Servizio pubblico, a 20 anni da Capaci. Chi portò Cuffaro in Parlamento? Casini, che disse, dopo la condanna, "rispettiamo la sentenza, ma non rinneghiamo l'amicizia". Marco Travaglio prova a delineare il perimetro d'azione dei mafiosi nelle loro relazioni parlamentari. Passando dal leader Udc a Berlusconi, fino ad arrivare all'immancabile Giulio Andreotti. Ed intanto Alfano parla del Partito dell'onestà.


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SESSO E ZODIACO

Conosci la personalita' di
ogni segno zodiacale
per capire la sua

SENSUALITA'


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lunedì 24 ottobre 2011

Vogliamo un'indagine sul debito pubblico italiano

 

Vogliamo un'indagine sul

debito pubblico italiano



Obiettivo firme: 2142/500000
I firmatari di questa petizione richiedono alla Corte Costituzionale e a tutte le procure interessate, di indire un'indagine per individuare i colpevoli degli sprechi economici e del debito pubblico italiano.
Vogliamo sapere nome e cognome.Vogliamo sapere centesimo per centesimo come sono stati spesi i nostri soldi.Vogliamo sapere chi ha creato il el debito pubblico italiano.
Vogliamo sapere nome e cognome.Vogliamo sapere centesimo per centesimo come sono stati spesi i nostri soldi.Vogliamo sapere chi ha creato il debito.Vogliamo conoscere per imparare dagli errori e non ripeterli nel futuro.Vogliamo sapere come sono stati spesi i nostri soldi centesimo per centesimo.Vogliamo sapere chi ha creato il debito.Vogliamo conoscere per imparare dagli errori per non ripeterli nel futuro.  Dobbiamo iniziare a fare chiarezza da ora.Abbiamo il diritto di sapere la verità.Chi ha sbagliato deve pagare, ognuno dovrà prendersi le proprie responsabilità.In Islanda lo hanno fatto facciamolo anche noi.
 http://www.firmiamo.it/1-vogliamo-un-indagine-sul-debito-pubblico-italiano

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domenica 19 giugno 2011

Quanto vale il debito pubblico italiano,La politica non conosce crisi


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Il contatore del debito pubblico
Quanto vale il debito pubblico italiano? Sebbene il dibattito pubblico non possa prescindere da questo dato, è spesso difficile “visualizzare” cifre tanto grandi. Con questo “orologio”, l’Istituto Bruno Leoni vuole rendere accessibile a tutti la mostruosità del nostro debito pubblico, che poi dà la misura sia dell’irresponsabilità della nostra classe politica, sia degli oggettivi vincoli di finanza pubblica a cui il nostro paese deve sottostare.

L’orologio aggiorna ogni 3 secondi la nostra stima dello stock di debito, che si basa su – e viene continuamente corretta con – i rapporti mensili della Banca d’Italia. In questo modo vogliamo aiutare i cittadini a capire cosa si intende, quando si dice che siamo gravati di un debito pari a circa il 120 per cento del prodotto interno lordo. Per rendere il concetto ancora più chiaro, basta considerare che questo debito a 13 cifre (valore riferito al 31 luglio 2010) equivale a circa 30.724 euro per ogni italiano, inclusi neonati e ultracentenari, ovvero 80.327 euro per ogni occupato. Tra gennaio e luglio 2010 il debito pubblico è aumentato di 50.100.143.820 euro, più di 7 miliardi al mese, 236 milioni al giorno, quasi 10 milioni di euro all’ora, 164.112 euro al minuto. Ogni secondo, questo debito immenso è cresciuto di 2.735 euro, più di quanto guadagni una famiglia media in un mese.

E il TUO debito?
Se visualizzare l’ammontare complessivo del debito pubblico italiano è difficile, capire a quanto equivale il peso del debito su ciascuno di noi può dare una misura dell’enormità di questo dato. Oggi ogni italiano, da quando lancia il primo vagito in sala parto e senza rispetto per l’età veneranda, ha mediamente una quota di debito pari a oltre 30.000 euro.

Questa somma può essere visualizzata nell’immagine in calce. Le cifre, apparentemente, non si muovono, ma portando il cursore del mouse sul contatore l’aumento continuo del vostro debito personale si paleserà in tutta la sua drammatica inarrestabilità.



(Stima del debito: Luciano Lavecchia; grafica e sviluppo: Alfapi)


La pagina web con il solo contatore è qui:
http://brunoleoni.it/debito.htm


La politica non conosce crisi:

rimborsi elettorali cresciuti del 1100%


Sergio Rizzo, con un articolo pubblicato dal Corriere della Sera il 18 giugno, torna sul tema dei costi della politica e spiega che da queste parti la crisi non esiste. Sono infatti cresciuti del 1100% i rimborsi elettorali. “Giulio Tremonti ha sperimentato direttamente quanto sia difficile entrare con i fatti nella carne viva degli scandalosi costi della politica. Con la manovra finanziaria dello scorso anno aveva provato a tagliare del 50% i generosissimi ‘rimborsi elettorali’, come si chiama ipocritamente il finanziamento pubblico, riconosciuti per legge ai partiti politici, cresciuti fra il 1999 e il 2008 del 1.110%, mentre gli stipendi pubblici aumentavano del 42. Ebbene, il taglio è stato prima ridimensionato al 20%, quindi al 10 per cento. Per non parlare della norma che avrebbe riportato le spese di palazzo Chigi, in alcuni casi letteralmente impazzite, sotto il controllo del Tesoro: saltata come un tappo di champagne”.

Prima o poi però, un taglio dovrà essere fatto spiega il giornalista del Corriere. “Perché qui ci va di mezzo, secondo lo stesso Tremonti, la credibilità della politica e del governo. Se la riforma fiscale le tasse vuole avere una prospettiva minima di serietà, deve passare prima di qua. Fermo restando che i soldi tolti ai privilegi della politica non basteranno certo da soli a tappare il buco che l’eventuale taglio delle tasse (considerato dai capi del centrodestra necessario per arginare l’emorragia di consensi) potrebbe aprire nei conti pubblici”.

“Da dove cominciare? - si chiede Sergio Rizzo – C’è soltanto l’imbarazzo della scelta. “Meno voli blu”, ha detto Tremonti. Una sfida mica da ridere, considerando l’andazzo. Nel 2005 gli aerei di Stato del 31° stormo dell’Aeronautica toccarono il record di 7.723 ore di volo. Due anni dopo, durante il governo Prodi, grazie a una direttiva draconiana del sottosegretario Enrico Micheli erano scesi a 3.902. Tornato Berlusconi, quella direttiva è stata prontamente abrogata e nel 2009 le ore di volo per le sole “esigenze di Stato” sono arrivate a 5.931, ma con un governo ridotto a 61 elementi. Cioè, 97 ore e 15 minuti a testa. Letteralmente stratosferico l’aumento procapite (cioè per ogni componente del governo) rispetto a due anni prima: +154,2%”.

Spiega ancora l’articolo del Corriere: “Ma anche il famoso record del 2005 delle 78 ore e 50 minuti a testa è stato letteralmente polverizzato, con una crescita del 23,3%. Mentre il consumo del cherosene ministeriale, alla faccia della crisi, non si è certamente arrestato. Nel 2009 gli aerei di Stato viaggiavano al ritmo di 494 ore al mese? Nel 2010 si è saliti a 507. Ignoti, ovviamente, i costi. Non sarà facile, per Tremonti. Certo, se si potessero ricondurre i conti di palazzo Chigi sotto il controllo della Ragioneria, com’era prima che nel 1999 il governo di centrosinistra li rendesse completamente autonomi, sarebbe un’altra storia. Si toglierebbero alla politica molti margini di manovra non soltanto sui 3 o 400 milioni l’anno di spese vive della presidenza del Consiglio, ma, per esempio, anche sul miliardo e mezzo di budget della Protezione civile. Meno sprechi, più sobrietà”.

“Peccato che i messaggi arrivati finora siano di segno opposto - spiega Rizzo – . Qualche esempio? Nel 2010 il budget per pagare gli ‘staff’ politici di palazzo Chigi aveva superato di slancio 27,5 milioni, con un aumento del 26 per cento. Mistero fitto sul numero delle persone. Quest’anno le spese per gli affitti degli uffici della presidenza del Consiglio sarebbero lievitate (sempre secondo le previsioni) da 10 a 13,7 milioni. Recentissima poi la notizia che palazzo Chigi ha deciso di dotarsi non di uno, ma di due capi uffici stampa retribuiti al pari di un ‘capo delle strutture generali della presidenza del Consiglio dei ministri’. E i nuovi sottosegretari concessi da Berlusconi ai Responsabili come contropartita per il sostegno alla maggioranza? L’Espresso ha calcolato che costeranno 3 milioni l’anno”.


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lunedì 16 agosto 2010

niente casa niente lavoro BAMBOCCIONI




Si fa presto a dire “trent’anni” vissuti in un paese di stragi, e stragisti. In una nazione che ha lenìto, solo con funerali e giornalisti e sindacalisti, il dolore delle vittime. Col collega che ci ha lasciato sua figlia, sul primo binario, e dava di matto, all’epoca.
Coi magistrati da soli, in prima linea. Si fa presto a dire trent’anni con una sottile paura che ti assale ogni volta che prendi un treno diretto verso l’Appennino, con l’ossessiva cura di evitare la sala d’aspetto, e di acquistare un giornale da leggere, nel viaggio, per non pensarci su troppo.
Si fa presto a dire che lavori, trent’anni, in una Azienda in cui trovi dimenticate nelle fotocopiatrice una copia del manuale di adesione al venerando massone, e ti vedi sopra girare con vorticosa confusione capi e capetti, ristrutturazioni di luoghi e funzioni, in una logica che a tutto risponde fuorché al benessere del cliente, e del lavoro. Senza una logica apparente, se non che intanto il fisco ci incassa di meno, dato che l’Azienda si ristruttura senza fine. Si fa presto a dire che oggi i ragazzi non hanno futuro. Se studiano vanno all’estero, sennò restano a vita coi genitori, senza lavoro, mentre noi l’avevamo. Sì, ma quale lavoro? Alice vedeva i compagni di scuola proseguire gli studi con le borse di studio date ai figli dei liberi professionisti, che dichiaravano redditi inferiori a quelli dei suoi genitori, dipendenti. Non lo sapeva nessuno, trent’anni fa? oppure era un modo, anche quello, di favorire, ieri come oggi, i figli di certe classi sociali? Si fa presto a dire trent’anni, vissuti in un paese dove trovare la casa è impossibile, se non ipotecandoti la vita per trent’anni, per poi vedere che invece le case le fanno, e mangiano i prati attorno, ogni anno centinaia di ettari, e ne restano vuote migliaia, già fatte, perché nessuno ha voglia di metterci mano.
Per trent’anni. Alice aveva due genitori, coi quali doveva spesso correre al pronto soccorso – erano vecchi e malati – e ogni volta ci restava otto ore, in fila, paziente, circondata da lamenti e anche sangue, come nei thriller del terzo mondo, per poi sentirsi dire che sì, il posto c’era, ma non nella clinica specialistica , bensì in geriatria, o in medicina generale, dove ogni volta vedeva ragazzini laureandi che non sapevano dove mettere le mani. E lei doveva ogni volta istruirli, anamnesi e allergie, perché la scheda clinica del paziente veniva ogni volta buttata. Oppure la banca dati era diversa, da un ospedale a quell’altro, e nessuno sapeva nulla dell’altro. Eppure era anche contenta, perché nel suo paese, molto spesso, andava anche peggio. Molto peggio.
 Per trent’anni Alice ha vissuto in un luogo dove hanno deciso che Privato era meglio che Pubblico, e invece di controllare gli appalti, come un privato farebbe per prima cosa, si son cominciati a contare i minuti che occorrono per fare la Tac, oppure l’eco, o anche le visite, perché bisognava produrre ricchezza.
Anche nella salute occorre evitare gli sprechi, e la cura dei vecchi è uno spreco, rende poco, anzi, non rende.
Nel paese di Alice ci vogliono mesi per ottenere una licenza, di qualsiasi genere, ma occorrono minuti per venir derubati sull’autobus, se solo non tieni in bocca la borsa. Ci vogliono settimane per avere la cartella clinica, ma le esose bollette le paghi ormai ovunque e se tardi un bimestre ti tagliano luce gas acqua. Se hai bisogno di iscrivere tuo figlio ad una scuola a tempo lungo, ti iscrivi sei mesi prima: ma quando lui ci arriva, basta una settimana a sapere che i soldi per la carta igienica non ci sono, e li devi sborsare anche subito. Se invece decidi di fare un figlio, e per caso non nasce nei tempi normali, devi anche pagare per andare all’estero, sborsare milioni, perché nel paese di Alice la vita vien governata solo al momento di nascere, mai dopo.
Dopo si può andare in guerra – da volontari, ovvio, e la disoccupazione che picchia costituisce un buon terreno, per aver volontari -; dopo si può esporli all’uranio impoverito, si può lasciarli morire sulle strade il sabato sera, si può farli morire in fonderia, oppure sui tetti, persino per droga, ignoranti, incolti, e facili prede di spacciatori affamati, li lasciamo morire così… in questo Paese.
 Ogni tanto abbiamo un sussulto, ci guardiamo attorno e li vediamo imbambolati, ai lati delle strade di grandi città, con in mano una birra, alle dieci di mattina, e ci chiediamo: chi sono? Alice, nel suo paese, dopo trent’anni, sente fastidio: ha fatto scioperi, partecipato alle lotte, volontariato, ha urlato, nelle corsie d’ospedale, ha stretto i denti, ha fatto debiti lunghi per avere il suo tetto, ha combattuto trent’anni per avere una qualità migliore. Ma sente fastidio, oggi sente fastidio. Farà la sua parte, ancora, e di nuovo, ma non riesce più ad ascoltare chi finora l’ha fatta vivere così.
Le viene la rogna, a sentire certi paroloni: secessione, presidenzialismo, de-localizzazione, tangentopoli, piduisti, pidiellisti, falchi, padanie, appaltopoli, grilli di qua e valori di là, deflazioni, speculazioni, inflazioni, globalizzazioni, sub-prime e finanziarizzazione. Le viene la rogna, a sentire questi tiggì che parlano solo degli altri, di quelli che, eletti al governo, fanno finta, finta di tutto. Fanno finta che lei non esista: qui sta il punto vero. Nel suo paese è successo di tutto, in trent’anni. È mancata solo una cosa: la dignità del vivere, del costruire qualcosa in tempi ragionevoli, dell’incontrare risposte decenti ai bisogni, dell’alzarsi al mattino senza il pensiero: quale casino-ostacolo-problema-insulto dovrò superare quest’oggi?

http://www.unita.it/news/italia/102410/niente_casa_niente_lavoro_si_fa_presto_a_dire_trentanni

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NON AFFIDARTI A DEI CIARLATANI GIOCA  LE TUE CARTE 

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lunedì 28 giugno 2010

Dalle tv private al bene pubblico

Dalle tv private al bene pubblico

televisore.
Il dividendo digitale vale miliardi per lo stato, e l'Italia lo ignora. Ma ha in sé anche un enorme potenziale per tutti: il movimento per l'Open Spectrum si batte per un accesso libero e aperto. Ecco come


La questione delle frequenze sta diventando calda in Italia e in Europa grazie al passaggio dalla televisione analogica a quella digitale. A causa di questa migrazione si libereranno frequenze molto preziose del valore di miliardi. Infatti dove si trasmette un solo canale di tv analogica se ne possono trasmettere sei digitali: con il passaggio alla Tv digitale si liberano insomma 5 frequenze su 6, cioè il cosiddetto “dividendo digitale”. La questione non è però solo tecnica. Come si è scritto in un precedente articolo, le frequenze sono infatti un bene pubblico molto importante, ma il governo italiano ha deciso che questo prezioso dividendo digitale, che vale qualche miliardo, verrà tutto privatizzato a favore delle televisioni. E gratis, senza incassi per lo stato. Infatti, a differenza di quanto avviene in tutta Europa e negli USA, il governo italiano e l’Autorità delle Comunicazioni non hanno fin dall’inizio previsto che una parte dell’etere sia assegnato ai gestori mobili che, grazie alle nuove frequenze lasciate libere dalle tv analogiche, potrebbero offrire in tutto il territorio nazionale servizi a banda larga per l’accesso a Internet a basso costo. Solo recentemente il viceministro Paolo Romani ha promesso che, qualora le tv locali non utilizzassero tutte le frequenze loro assegnate, queste potrebbero essere riprese dallo stato e messe all’asta per i servizi di Internet mobile a banda larga, come avviene in tutta Europa secondo le linee guida della Ue. Sarebbe un passo in avanti, e finalmente le preziose frequenze verrebbero valorizzate a vantaggio delle casse pubbliche e dei cittadini-contribuenti. Tuttavia, anche se le frequenze venissero finalmente valorizzate e non cedute gratis, il governo italiano - a differenza per esempio di quello americano - non intende lasciare neppure una piccola parte dello spettro unlicenced, ovvero libero per tutti senza autorizzazioni. Ma l’accesso libero allo spettro radioelettrico sarebbe molto importante per gli enti locali, per gli enti pubblici e gli organismi no profit che puntano a colmare il digital divide offrendo i servizi Internet nelle zone più disagiate del paese, quelle in cui non è disponibile la banda larga. Viene spontanea una domanda: quando le frequenze verranno finalmente trattate come un bene pubblico e non come bene disponibile solo ed esclusivamente per i (sia pur legittimi) interessi privati? Quando ci sarà spazio anche per l’Open Spectrum? Quando sarà disponibile una parte dello spettro per il libero accesso, a favore della sperimentazione, dell’innovazione libera e della diffusione della banda larga – infatti le frequenze arrivano dappertutto, anche nelle aree meno popolate dove la fibra ottica non ha senso economico -?
Tradizionalmente le frequenze sono sempre state considerate risorse scarse che i governi concedono a un numero limitato di operatori che ne fanno un uso esclusivo per servizi dedicati: le tivù usano le frequenze per trasmettere Tv, i gestori mobili per trasmettere servizi mobili, ecc. Questa risorsa scarsa è storicamente stata distribuita in base a tre modalità: il modo più tradizionale e “statalistico” (adottato però dal nostro governo “liberista”) è di assegnare le frequenze dall’alto: in questa maniera il governo alloca per esempio le frequenze per la difesa (ovviamente) ma anche per le televisioni. Nel caso delle televisioni è chiaro il “do ut des” tra governo e broadcaster: frequenze gratis, o quasi, in cambio del prezioso consenso politico delle Tv, assolutamente determinanti per vincere le elezioni. Il secondo modo, più recente, di allocare le frequenze è quello delle aste, basato sui classici criteri di mercato: chi paga di più (cioè il più ricco) vince e si aggiudica l’uso delle frequenze per fornire un certo servizio per un certo numero di anni. In Germania per esempio il dividendo digitale è stato recentemente messo all’asta per l’offerta di servizi mobili. L’asta si è chiusa a maggio e ha fatto guadagnare allo stato, cioè ai contribuenti tedeschi, ben 4,4 miliardi di euro. Un buon tesoretto in tempo di crisi che il governo italiano si sta invece lasciando (volontariamente) scappare. In Germania le frequenze sono state vinte da giganti come Vodafone, Deutsche Telekom e Telefonica. Il meccanismo dell’asta è, a parte l’Italia, stato adottato da tutti i paesi della Ue per valorizzare le frequenze e assegnare il dividendo digitale. Ed è considerato efficace soprattutto dai “liberisti”: infatti si ritiene che chi paga di più sia anche interessato a utilizzare le frequenze nel modo più efficace. Ma è dimostrato che non è sempre così: per esempio una società può acquistare le frequenze e lasciarle inutilizzate solo per impedirne l’uso ai competitor. Oppure può acquistarle nella previsione di rivenderle poi a un prezzo ancora più caro.

Il terzo metodo, più recente, è quello di lasciare le frequenze unlicenced, ad accesso libero e aperto. L’Open Spectrum è richiesto soprattutto da organizzazioni no profit - come in Italia l’associazione Anti-Digital Divide e in Europa The Open Spectrum Alliance (www.openspectrum.ue), e da alcuni studiosi, prima di tutto Lawrence Lessig, il fondatore di Creative Commons, la fondazione nata per l’accesso libero ai contenuti. Il Free Access allo spettro dovrebbe essere reclamato anche e soprattutto dai comuni e dalle regioni e dalle società più innovatrici che volessero sperimentare nuove soluzioni di comunicazione via etere. Negli Stati Uniti ci sono state timide ma significative aperture allo Spettro Aperto che hanno già prodotto ottimi effetti concreti. Tanto più che tecnicamente l’uso libero di una parte dello spettro non impedisce assolutamente che lo stesso spettro non venga prioritariamente utilizzato dai soggetti già licenziati. Infatti le tecnologie Open Spectrum possono convivere benissimo con le altre, ed eventualmente , se ce ne è bisogno, “cedere il passo” agli operatori autorizzati. La tecnologia unlicenced più interessante e conosciuta è il wi-fi, che agisce in uno spazio radioelettrico aperto e non regolamentato. Uno spazio importante, tanto che, per esempio, più del 40% delle comunicazioni del famoso iPhone passa già per il wi-fi (gratuito) e non per le frequenze consegnate ai gestori mobili. L’opportunità dell’Open Spectrum è nata grazie ai progressi della microelettronica e all’emergenza di tecnologie wireless molto innovative, come le smart radio, le smart antenna, i mesh networks. Per esempio le smart radio sono in grado di utilizzare in maniera flessibile diverse frequenze e differenti standard in modo da sfruttare tutte le bande di frequenza disponibili per comunicare con diversi terminali. Da qui la possibilità di trattare il problema dell’allocazione delle frequenze in un’ottica radicalmente diversa rispetto al passato e al presente. Abbiamo visto che attualmente ogni porzione di spettro viene concesso in esclusiva a pochi operatori e viene dedicata a veicolare un solo servizio, come la televisione o la telefonia mobile. Le frequenze non sono condivise e quindi sono sottoutilizzate, nel tempo e nello spazio. Sarebbe come dare la concessione di un’autostrada con la clausola che su questa possano passare passare solo i veicoli del concessionario. Le autostrade sarebbero sprecate, così come sono attualmente sottoutilizzate le frequenze concesse in esclusiva agli operatori mobili o alle Tv. Per fortuna invece le strade sono ad accesso libero e sono condivise da più veicoli e da più operatori: in questa maniera il loro uso è di gran lunga più efficiente. Se venisse praticata la filosofia delle frequenze condivise, queste verrebbero utilizzate in maniera più razionale, e in tendenza non rappresenterebbero più una risorsa scarsa ma diventerebbero un bene abbondante, e si incentiverebbe lo sviluppo competitivo di servizi innovativi per soddisfare le esigenze sociali e di mercato. La gestione delle frequenze come bene comune aperto stimolerebbe il mercato competitivo dei servizi. Sarebbe un colpo assai poco gradito per i potenti monopoli dell’etere. Ma in Italia pochi vogliono davvero la competizione. E da noi anche il movimento a favore dell’Open Spectrum è solo all’inizio: quindi in Italia non solo niente asta, almeno per ora, ma niente Open Spectrum.

KISSAì COME MAI  NON VEDO BENE I KANALI RAI MENTRE LE TIVU DEL BISCIONE SI VEDONO BENISSIMO ?????????????????????????????????
DA MILANOOOOOOOOOOOOOOOOOO

http://www.sbilanciamoci.info


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lunedì 26 ottobre 2009

Marrazzo pubblico e privato

Marrazzo pubblico, Marrazzo privato

Anna Pizzo


Fosse stato un «vero» politico, Piero Marrazzo non avrebbe detto, nell’intervista a Repubblica, che non potrà mai dimenticare [e perdonarsi] gli occhi della figlia che guardava scorrere in televisione le immagini del padre. Perché quegli occhi, che io non ho visto, si sono piantati anche dentro di me, e credo di tanti, come coltellate. Più duri della «crisi» istituzionale, più del terremoto politico, più della «delusione» e della irresponsabilità per non aver saputo essere all’altezza del ruolo. Più di tutto. Lo ha detto perché è «solo» un uomo, con le dolorose fragilità, le stupidità, le cattiverie, le ambizioni di un uomo «solo». Con quell’indifferenza nei confronti delle conseguenze che gli uomini riescono scientemente a non calcolare, a non prevedere o a pensare di poter comunque controllare. Lo ha detto perché è stato travolto dal sentimento, che è una bella cosa perché prescinde dall’opportunità politica e perfino dalla dignità. Perché si impone più di ogni fine ragionamento. Perché finalmente ha tracimato anche nell’uomo-immagine, nell’uomo anchorman, nell’uomo politico.
Ho conosciuto poco Piero Marrazzo: nei quattro anni e mezzo di convivenza istituzionale mi è capitato di incontrarlo nell’aula del Consiglio regionale forse una decina di volte e in riunioni politiche forse altrettante. Mi ero fatta l’idea che tentasse di essere una nuova «specie» di politico, quello che parla con linguaggio diretto e non allusivo, quello che certo tiene conto, che indubbiamente è compatibile ma, almeno, ha il coraggio di affrontare i suoi oppositori – siano essi comitati di cittadini furibondi o politici navigati – senza pontificare dall’alto. Uno disposto a mettersi in gioco, a patto che il gioco non fosse taroccato. Non so se ho sbagliato valutazione, ma è certo che quando ho avuto la notizia di quello che era successo – il filmino, il ricatto, gli assegni – la prima cosa che mi è venuta in mente è stata: il mio lavoro di quattro anni e mezzo e quello di altri sarà «illuminato» per sempre solo da luci rosse. Non è giusto, Marrazzo ha colpito anche me, è stato irresponsabile anche nei miei confronti e ora non c’è più tempo per rimediare. Si è trattato di una reazione che, con la testa raffreddata dalla valanga di notizie, ho poi modificato perché quel tanto o poco che ho fatto è fatto, mi sono detta, e nessuno lo può cancellare.
Poi sono arrivate le trans, i carabinieri più o meno «deviati», le ipotesi sull’esistenza di un grande manovratore, forse una spy story «all’amatriciana». Poi è arrivata la politica, con i suoi marchingegni, alla ricerca del minor danno possibile: le primarie del Pd, le elezioni regionali che incombono con i faccioni dei prossimi candidati già da tempo incollati sui muri di tutta la Regione, la memoria dei metodi storaciani per acchiappare voti nella scorsa campagna elettorale. Tutto si è mescolato in un unico pentolone dal quale è uscito [per ora] un Piero Marrazzo ridotto ai minimi termini che, attraverso i giornali, cerca di parlare alla moglie, più che alla Regione della quale fino a un momento prima era stato presidente. Proprio nel momento in cui tutti si affannano a trovare una formula algebrica per «sospendere» Marrazzo e farlo dimettere al momento più opportuno, in modo da arrivare alla scadenza regolare della «consiliatura», o per portarlo definitivamente davanti al boia [perché la politica spesso richiede sacrifici umani], Piero Marrazzo si guarda intorno e vede la sola cosa che forse può riuscire a salvare o che forse gli interessa salvare: la propria vita, i suoi affetti.
Devo confessare che, non riuscendo a dormire, la notte scorsa mi sono messa a pensare a cosa avrei fatto io, al posto della moglie. E non venitemi a dire che nelle nostre case, nelle nostre vite, tutto questo sarebbe stato impossibile. Credo che non perdonerei, per via degli occhi di mia figlia e per il mio orgoglio calpestato.

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lunedì 14 settembre 2009

Rai, un tempo servizio pubblico radiotelevisivo

Ultime dalla Rai, un tempo “servizio pubblico radiotelevisivo”.

Martedì sera dovrebbe andare in onda la prima puntata di “Ballarò”, come ampiamente annunciato dagli spot su Rai3 e dai palinsesti pubblicati su tutta la stampa specializzata e non (Giovanni Floris sarà ospite LUNEDI' sera di “Glob”, chez Bertolino, per lanciare la trasmissione). Invece pare che il direttore generale Mauro Masi abbia proposto, o chiesto, o imposto di rinviare il programma a giovedì sera. Martedì sera, infatti, andrà in onda uno speciale di “Porta a Porta” in prima serata sulla consegna delle prima case ai terremotati dell’Aquila a opera del Caro Leader Silvio Berlusconi. Si dirà: e non ne poteva parlare Giovanni Floris nella sua trasmissione? Certo che poteva. Anzi, era scontato che lo facesse, avendo i suoi inviati nelle zone terremotate d’Abruzzo. Ma evidentemente non garantiva la necessaria dose di servilismo e di enfasi richiesta per l’occasione, destinata a passare alla Storia dell’Umanità come nemmeno la bonifica delle paludi pontine e la battaglia del grano. La celebrazione dell’Evento deve andare in onda senz’alcuna concorrenza né “controprogrammazione” sulle altre reti Rai (Mediaset, probabilmente, manderà in onda marce militari per tutta la durata di Porta a Porta). Una celebrazione autogestita dal presidente del Consiglio e dal suo maggiordomo preferito. Questo dicono i boatos di Viale Mazzini in un’ordinaria domenica di metà settembre. Vedremo nelle prossime ore se la notizia sarà confermata. E, soprattutto, come reagirà – se reagirà – il cosiddetto “presidente di garanzia” Paolo Garimberti.

redazione de Il Fatto Quotidiano



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poster canvas art riproduzione quadri

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Comunicato FNSI su decisione rinvio Ballarò

Il Presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Roberto Natale,

comunica:


Il vertice Rai sembra aver smarrito il senso della dignità del servizio pubblico. La decisione della Direzione Generale di spostare “Ballarò” perché nulla infastidisca, nella prima serata di martedì, il “Porta a Porta” speciale dedicato alla riconsegna delle prime case ai terremotati abruzzesi, ha il carattere della propaganda più smaccata, con il servizio pubblico piegato al ruolo di megafono governativo. E’ la stessa Rai che si inventa motivazioni pretestuose per non mandare in onda i trailers di “Videocracy”, che lascia privi di copertura legale gli autori delle inchieste di “Report”, che fa sabotaggio burocratico di “Annozero”. Di una sola cosa bisogna ringraziare il vertice Rai: con queste ripetute azioni di censura sta facendo uno spot dietro l’altro a favore della manifestazione che la Fnsi ha convocato per sabato 19 settembre a piazza del Popolo. E’ sempre più chiaro che ad essere colpito non è soltanto il nostro dovere di giornalisti di raccontare le cose, ma il diritto di un intero Paese a conoscere, a non essere travolto da rutilanti campagne mediatiche. La piazza piena sarà la migliore risposta a questo zelo servile.


Roma, 13 settembre 2009

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