Le Carte Parlanti

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venerdì 8 luglio 2016

Gesù Cristo fu Inventato Contro la Ribellione


Il Cristianesimo non è iniziato come una religione, ma come un progetto di governo sofisticato, una sorta di esercizio di propaganda utilizzato per pacificare i sudditi dell’Impero Romano. “Sette ebraiche in Palestina, a quel tempo, che erano in attesa di un Messia guerriero profetizzato, erano una costante fonte di insurrezione violenta durante il primo secolo,” spiega. “Quando i Romani esaurirono i mezzi convenzionali contro la ribellione, sono passati alla guerra psicologica. Hanno ipotizzato che il modo per fermare la diffusione di attività missionaria ebraica 
fosse quello di creare un sistema di credenze in competizione...

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domenica 22 novembre 2015

Mussolini Protettore dell'Islam



Nel 1934, a seguito della nascita della Libia italiana, Mussolini avviò una politica favorevole agli arabi, li chiamò "musulmani italiani della quarta sponda d'Italia" e costruì per loro villaggi, moschee, scuole e ospedali. Dietro l'apparente intento umanitario, il fascismo e alcuni settori del mondo islamico riconoscevano Francia e Regno Unito come nemici comuni e il duce voleva sfruttare tale fattore a proprio vantaggio. Questa comunanza di intenti era generata dall'avversione agli accordi sanciti dal trattato di Versailles del 1919, dominato da Stati Uniti d'America, Francia e Regno Unito, i quali non avevano soddisfatto pienamente né le richieste avanzate dall'Italia, 
né quelle del mondo islamico.

Al fine di guadagnarsi il favore degli arabi e di suggellarne l'alleanza, Mussolini, benché cattolico e firmatario dei Patti Lateranensi con la Chiesa, decise di farsi conferire il titolo di
  protettore dell'Islam.
 Secondo l'interpretazione del duce, essendo subentrato in Libia il governo italiano al posto di quello ottomano, tale titolo gli spettava di diritto in quanto, in qualche modo, erede dell'autorità del califfo. Il 20 marzo 1937, nei pressi di Tripoli, Mussolini ricevette da Iusuf Kerisc, un capo berbero sostenitore dell'occupazione italiana contro la resistenza libica, la spada dell'Islam durante una sontuosa cerimonia. Dopo essere entrato a Tripoli fra salve di cannone e alla testa di una schiera di 2.600 cavalieri, il duce ribadì la sua vicinanza alle popolazioni musulmane, garantendo loro 
«pace, giustizia, benessere e rispetto delle leggi del Profeta».

Nonostante l'approvazione da parte dei media di regime, la cerimonia suscitò ilarità fra la popolazione italiana per via dei suoi connotati assurdi e paradossali. Una delle fotografie dell'evento, raffigurante Mussolini in sella a un cavallo tenuto per la cavezza da un palafreniere, nella sua versione ufficiale fu ritoccata e pubblicata cancellando il palafreniere. Il dettaglio è spesso citato come uno fra gli esempi più rappresentativi dell'arte della falsificazione invalsa nei regimi totalitari.

L'anno successivo venne inaugurato nella piazza principale della capitale libica un monumento equestre in onore di Mussolini, il cui basamento recitava: «A Benito Mussolini pacificatore delle genti, redentore della terra di Libia, le popolazioni memori e fiere dove fiammeggiò la Spada dell'Islam consacrano nel segno del Littorio una fedeltà che sfida il destino».

La spada, decorata con arabeschi, dotata di una lama dritta a doppio filo e con elsa e fregi in oro massiccio, era stata realizzata dalla ditta artigiana Picchiani e Barlacchi di Firenze su ordine dello stesso Mussolini. Dopo il 1937 non venne più utilizzata e fu custodita in una teca di vetro a Rocca delle Caminate, residenza estiva del duce. Del prezioso oggetto non si ebbero più tracce dopo il 25 luglio 1943, quando la Rocca venne liberata.

FONTE WIKIPEDIA

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LE BUFFONATE SU MUSSOLINI
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sabato 9 maggio 2015

..AMORE..: Dedicato: A TUTTE LE MAMME DEL MONDO


  Pasolini Mamma Roma finale
Dedicato:

Alle madri che stanno alzate tutta la notte tenendo in braccio i loro bambini ammalati dicendo "è tutto a posto tesoro, la mamma è qui con te".
continua... ..AMORE..: Dedicato: A TUTTE LE MAMME DEL MONDO:   A TUTTE LE MAMME DEL MONDO .    Pasolini Mamma Roma finale Dedicato: Alle madri che stanno alzate tutta la notte...



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lunedì 14 luglio 2014

FREE - WEB: Ramallah: Per Chiedere la Pace

Per Chiedere la Pace







E' la storia di una donna palestinese di Belin, 
villaggio nei pressi di Ramallah. 
Per chiedere la pace raccoglie granate chimiche esplose nei conflitti tra esercito Israeliano e Palestinesi,,,
leggi tutto ...

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lunedì 19 novembre 2012

Autorità palestinese chiede il riconoscimento all'ONU


Cari Avaaziani,




Mentre bombardamenti aerei e missili stanno portando distruzione, il riconoscimento della Palestina all'ONU potrebbe aprire la strada a una pace duratura. Gli USA e Israele stanno facendo pressione per far saltare questa possibilità ma l'Europa non ha ancora preso posizione e i ministri degli esteri europei si incontreranno tra 4 giorni. Le nostre richieste e una enorme bandiera nel cuore di Bruxelles possono convincere l'Europa a votare "sì". Unisciti a questa richiesta urgente di pace e libertà:
Mentre a Gaza piovono bombe Palestinesi e Israeliani sono sul'orlo di un'altra spirale di violenza e vendette. Ma, proprio ora, l'Autorità palestinese sta per chiedere il riconoscimento all'ONU e questa potrebbe essere un'opportunità incredibile per la pace. Aiutiamoli a farla diventare realtà.

Mentre nel sud di Israele la popolazione vive nella paura dei razzi, a Gaza i palestinesi vivono sotto assedio, imprigionati in una striscia di terreno strettissima. E in Cisgiordania la gente viene espropriata della terra occupata da insediamenti illegali, i malati sono bloccati per ore nel percorso verso gli ospedali dai posti di blocco israeliani e le famiglie sono divise da enormi muri che tagliano in due i loro campi. Ma se i Palestinesi vinceranno la loro scommessa all'ONU per uno stato subito, potremmo assistere all'inizio della fine di 40 anni di occupazione e fare strada a due stati, Palestina e Israele, che possano vivere fianco a fianco in pace e totale sicurezza.

Gli USA e Israele stanno cercando di far saltare il voto all'ONU e l'attacco contro Gaza potrebbe essere un tentativo di spostare l'attenzione e di far apparire inaffidabili i palestinesi. Ma l'Europa non ha ancora preso una decisione e i ministri degli esteri europei si incontreranno tra soli 4 giorni. Se ci faremo sentire ora potremo convincere l'Europa a votare "Sì" per la pace e la libertà. Clicca per inondare chi cerca di sabotare questa decisione con le nostre richieste piene di speranza riunite in un'enorme petizione e consegnate attraverso una bandiera alta cinque piani esposta fuori dall'incontro dei ministri :

http://www.avaaz.org/it/palestine_worlds_next_nation_a/?bkBgnbb&v=19269
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cyber guerra contro Israele


Anonymous minaccia Israele

Anonymous si schiera con Gaza ed inizia una cyber guerra contro Israele.
 
 
 

VIDEO con uccisione Jaabari


 Ahmed Jaabari con il soldato dell'IDF Gilat Shalit

Chi era Ahmed Jaabari

Il capo delle Brigate Al Qassam di Hamas: tredici anni in una prigione israeliana, scampato prima di ieri ad altri quattro attentati israeliani .



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lunedì 3 settembre 2012

Ultimo numero di E il Mensile



 Ci congediamo dalle nostre lettrici e dai nostri lettori con un numero quasi interamente dedicato alla bicicletta. Perché è estate e c’è voglia di andare. Perché non inquina e le nostre città hanno un gran bisogno di respirare. Perché nell’immaginario di ciascuno la bicicletta fa rima con libertà. Ne scrivono, in 48 pagine corredate da un portfolio “diffuso” di immagini di grandi fotografi da Cartier-Bresson a Robert Capa, Gianni Mura, Alessio Lega, Fabio Fimiani, Antonio Marafioti, Gabriele Battaglia, Stella Spinelli, Natascia Ronchetti e Giulia Bondi. Segue un racconto “a pedali”, autore Francesco Ricci illustrato da Anna Godeassi che firma anche la nostra ultima copertina.

Il 25 luglio uscirà in edicola l’ultimo numero di E il Mensile. Questo l’editoriale di Gianni Mura che troverete in apertura del giornale.
E-il mensile interrompe le pubblicazioni. La notizia prima di tutto, m’hanno insegnato quand’ero agli inizi, e la notizia è questa. E questo è il mio ultimo editoriale da direttore.
Non facile da scrivere, ma mi tocca. Tra edicole e abbonamenti il giornale vende all’incirca ventimila copie. Non pochissime, secondo me, se teniamo conto della crisi. Molti hanno rinunciato al quotidiano e il taglio si ripercuote con maggior forza su settimanali e mensili. La crisi pesa anche sull’editore, cioè su Emergency. Che non è più disponibile ad accollarsi il passivo (non esorbitante) della gestione.
Non ci trovo nulla da eccepire: prima vengono gli ospedali, poi i giornali. E-il mensile è nato per trasmettere una cultura di pace e credo l’abbia fatto. Credo, ancora, che questo modo di fare giornalismo abbia un futuro, anche se si è scontrato con il presente. Me lo fanno pensare i tanti messaggi di colleghi d’altre testate (“bravi, finalmente qualcosa di nuovo”), ma soprattutto i messaggi delle lettrici, dei lettori, di voi che state leggendo queste pagine e che ci avete dato attenzione, fiducia, calore.
Grazie a tutti, è stato bello finché è durato, come si usa dire. Molti dei messaggi elogiativi non li abbiamo pubblicati, per modestia. Uno sì, di una lettrice che ci ha definito “un manuale di umanità”: ecco, un pezzettino di quello che considero una medaglia me lo porto via. Il resto lo condivido con una redazione altrettanto ricca di umanità, di progetti, di speranze, forse di utopie, ma è stato bello condividere anche quelle. Bello e utile, nelle dichiarazioni d’intenti, doveva essere questo giornale e credo lo sia stato. Utile perché ha raccontato storie vere, della vita di tutti, e pezzi di mondo. Bello per il respiro dato ai testi, alle illustrazioni, alle fotografie.
Dopo la redazione, i ringraziamenti continuano: a tutto il gruppo di E, dalla segreteria ai grafici ai collaboratori esterni. Per me è stato un piacere, e un arricchimento, lavorare con loro.
Infine, grazie a Emergency che mi ha offerto questa possibilità.
Era un’avventura, è durata meno del previsto, ma grazie ugualmente.

Gianni Mura


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lunedì 2 aprile 2012

Aung San Suu Kyi: Siederò in Parlamento dal 23 aprile

"Non è il potere che corrompe, ma la paura. 
Il timore di perdere il potere corrompe chi lo detiene e la paura del castigo del potere corrompe chi ne è soggetto". 
 (Aung San Suu Kyi)

Aung San Suu Kyi 
eletta al Parlamento...
(GRANDE DONNA 
HAI VINTO CON IL TUO POPOLO!)
 HAI VINTO CON IL TUO POPOLO!



Aung San Suu Kyi eletta in Parlamento:
 Myanmar torna a sperare dopo un voto storico
I media Usa citano il partito del premio Nobel per la pace. 

La Lady, che ha passato 15 degli ultimi 22 anni in detenzione, avrebbe ottenuto nella sua circoscrizione l'82 per cento dei voti. Ma da più parti l'opposizione ha reclamato per brogli e scorrettezze

Aung San Suu Kyi è stata eletta nel Parlamento birmano: lo annuncia il partito del premio Nobel per la pace, la Lega nazionale per la democrazia. La notizia è stata confermata dall’opposizione birmana: Suu Kyi ha ottenuto l’82% dei voti nella sua circoscrizione di Kawhmuha, secondo un conteggio ufficioso del partito. Quelle del Myanmar, come la giunta militare ha ribattezzato la Birmania, sono le terze elezioni in mezzo secolo e potrebbero segnare una tappa importante nel cammino del Paese asiatico verso la democrazia.

In un seggio di Kawhmu, dove San Suu Kyi era candidata, secondo la Lnd, la leader dell’opposizione avrebbe ricevuto 270 voti contro i 37 del candidato dell’Usdp, il partito del regime. Il movimento reclama anche un forte vantaggio di altri suoi candidati in altri collegi. Davanti alla sede dell’Nld a Rangoon migliaia di sostenitori della “Lady” attendono intanto con trepidazione i risultati ufficiali, in un’atmosfera di festa popolare.

Liberata nel novembre 2010 dopo sette anni agli arresti domiciliari (e 15 degli ultimi 22 passati in detenzione), negli ultimi mesi Suu Kyi, 66 anni, ha finalmente riabbracciato un popolo che in larga parte l’adora, in comizi dove è stata accolta come una rockstar da centinaia di migliaia di sostenitori in festa. Prima di lanciarsi in una campagna elettorale nazionale che ha messo a dura prova le sue forze, Suu Kyi aveva già un’agenda fitta: oltre a lavorare al rilancio della sua Lega Nazionale per la Democrazia, ha incontrato ministri degli esteri, diplomatici, investitori stranieri.

L’atteggiamento del Nobel per la Pace, in passato conosciuta come una “irriducibile” poco disposta a qualsiasi compromesso con l’ex giunta militare, è nel frattempo cambiato. Già prima del rilascio aveva adottato un approccio più pragmatico, tendendo la mano al regime (senza essere corrisposta) e segnalando il bisogno di giungere a una riconciliazione. Una volta libera, l’iniziale cautela nel testare i suoi spazi di manovra ha lasciato gradualmente spazio a una maggiore decisione. Preferendo la retorica (una dei suoi slogan è “per una Birmania libera della paura”) a specifiche promesse politiche, ora segnala anche il bisogno di cambiare la Costituzione, che assegna il 25% dei seggi in Parlamento ai militari: tema che potrebbe portare a future tensioni.

I seggi nei 45 collegi si erano chiusi alle 11,30 italiane. Si è trattato di elezioni suppletive e l’elezione di Aung San Suu Kyi era già stata pronosticata alla vigilia. Da più parti l’opposizione ha segnalato irregolarità, che non sono ancora state confermate dagli osservatori stranieri. Ai seggi e al loro esterno non si sono verificate violenze, ma le accuse di brogli e inesattezze nella preparazione del voto sono diffuse: si va dalle persone impossibilitate a votare perché non comparivano nelle liste, a schede con segni che rendevano impossibile votare la “Lega nazionale per la democrazia” di Suu Kyi, a denunce di autorità locali che raccoglievano preferenze casa per casa.

Il portavoce dell’Nld, Nyan Win, ha dichiarato che il partito presenterà un reclamo formale alla Commissione elettorale. Per un quadro definitivo servirà però attendere almeno qualche giorno. Oltre alle irregolarità già segnalate, il timore di molti attivisti dell’opposizione è per i risultati del voto in anticipo, a cui hanno diritto i militari e i dipendenti pubblici. già nelle elezioni-farsa nel 2010, quelle schede contribuirono in diversi casi a far pendere la bilancia dalla parte dell’Usdp, il partito del regime.

Tuttavia Surin Pitsuwan, capo dell’Asean (che riunisce i Paesi del sud est asiatico) ha affermato che le elezioni in Birmania stanno procedendo “in modo abbastanza liscio” e le denunce di irregolarità non riguardano “nulla di grave”. Gli osservatori dell’Asean sono tra quelli accettati dal governo del Myanmar, legato all’ex giunta militare.






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Aung San Suu Kyi ha giurato come membro del Parlamento. È una grande gioia per chi negli anni ha sostenuto la sua battaglia contro la giunta militare birmana che le è valso il premio Nobel per la Pace. Suu è stata per anni agli arresti domiciliari, soffrendo la lontananza dalla sua famiglia e l’allontanamento dalla vita civile ma non ha mai abbandonato la lotta a favore dei diritti umani. Con lei vincono la non violenza e l’amore per la democrazia

“Siederò in Parlamento dal 23 aprile”

di Paola Totaro

Il 23 aprile prossimo sarà una giornata importante per il Myanmar (Birmania). La premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione birmana ed eletta nelle ultime elezioni suppletive, siederà finalmente alla Camera bassa del Parlamento. Lo rende noto un portavoce del suo partito, la Lega nazionale per la democrazia (Lnd).
Per San Suu Kyi, deputata per la circoscrizione rurale di Kawhmu, vicino Rangoon, sarà la prima apparizione come rappresentante del popolo, dopo ben 15 anni di arresti domiciliari.
Ieri San Suu Kyi ha incontrato i capi dei ribelli della minoranza etnica Karen. Si è trattato del primo gesto politico importante dopo la sua elezione al parlamento di una settimana fa.
La premio Nobel ed i rappresentanti dell’Unione Nazionale Karen, a Rangoon, hanno discusso per circa due ore ed al termine, il segretario generale della KNU, Zipporah Sein, ha definito l’incontro “un avvenimento importante”, sicuramente un passo verso la riconciliazione nazionale.
Già sotto il controllo britannico, dopo la destituzione del governo democratico avvenuta nel 1962 con un colpo di stato militare condotto dal Generale Ne Win, in Birmania, nel 1988, rivolte studentesche tentano la rivolta, ottenendo le dimissioni del Generale. Ma viene proclamata la legge marziale ed il Generale Saw Maung, organizza un altro colpo di stato.
Nel 1990 a seguito di libere elezioni conquista il potere il partito NLD della San Suu Kyi, ma i restauratori spalleggiati dall’esercito, rifiutano di cedere la guida del Paese ed arrestano la donna, la quale rimane rinchiusa fino al 1995. Viene nuovamente arrestata nel 2000 e liberata nel 2002, torna ai domiciliari dal 2003 al 2010 quando è definitivamente liberata.

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venerdì 23 settembre 2011

Domenica ad Assisi la marcia della Pace



Domenica ad Assisi

la marcia della Pace

Slow Food: 

"Ripartiamo dal cibo"

Domenica 25 settembre si svolge la cinquantesima edizione della Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli. L'evento è organizzato in nome della dignità e dei diritti di ogni persona. Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia: "il cibo è la prima forma di diplomazia per la pace".

di Slow Food -

marcia perugia assisi
Domenica 25 settembre si svolge la cinquantesima edizione della Marcia Perugia-Assisi
Domenica 25 settembre si svolge la cinquantesima edizione della Marcia Perugia-Assisi per la pace e la fratellanza dei popoli, ideata dal filosofo Aldo Capitini il 24 settembre 1961. Lo scorso 23 giugno la marcia è partita simbolicamente da Sidi Bouzid, la città tunisina dove il giovane Mohamed Bouazizi si è dato fuoco per protestare contro anni di abusi e umiliazioni, simbolo della rivoluzione dei Gelsomini che ha caratterizzato le lotte per la libertà di molte nazioni del bacino del Mediterraneo.
Questo importante evento è organizzato in nome della dignità e dei diritti di ogni persona, per chi cerca di sfuggire da guerra e violenza, per chi perde la vita in carcere, per chi lotta per la libertà e per chi la vede quotidianamente calpestata.
“Per la prima volta un’imponente delegazione di Slow Food partecipa alla marcia per ribadire il nostro sostegno a tutti coloro che lottano per il diritto al cibo, all’acqua e alla sovranità alimentare, senza i quali non può esserci pace”, spiega Roberto Burdese, presidente di Slow Food Italia. E Slow Food non poteva non essere in prima linea in una marcia che difende i diritti dei più deboli, un tema caro all’organizzazione ribadito attraverso la rete di Terra Madre.
“La rete, infatti, è nata proprio per dare voce e visibilità a contadini, pescatori e allevatori per aumentare la consapevolezza di quanto è prezioso il loro lavoro e per continuare ad avere persone che custodiscono terre, saperi e cibi in modo sostenibile e nel rispetto dei popoli. Noi di Slow Food siamo in prima linea per aiutarli nella loro lotta e per schierarci contro le guerre, perché il cibo è la prima forma di diplomazia per la pace” conclude Burdese, dando appuntamento a tutti a Perugia.



Fondata da Carlo Petrini nel 1986, Slow Food è diventata nel 1989 una associazione internazionale.
Nata a Bra, oggi conta 100 000 iscritti, con sedi in Italia, Germania, Svizzera, Stati Uniti, Francia, Giappone, Regno Unito (in ordine di costituzione) e aderenti in 130 Paesi. Da un'idea di Slow Food è nata Terra Madre, il meeting mondiale tra le Comunità del Cibo, che è giunta nell'ottobre 2008 alla sua terza edizione.
Slow Food significa dare la giusta importanza al piacere legato al cibo, imparando a godere della diversità delle ricette e dei sapori, a riconoscere la varietà dei luoghi di produzione e degli artefici, a rispettare i ritmi delle stagioni e del convivio.
Slow Food afferma la necessità dell'educazione del gusto come migliore difesa contro la cattiva qualità e le frodi e come strada maestra contro l'omologazione dei nostri pasti; opera per la salvaguardia delle cucine locali, delle produzioni tradizionali, delle specie vegetali e animali a rischio di estinzione; sostiene un nuovo modello di agricoltura, meno intensivo e più pulito.
Slow Food, attraverso progetti (Presìdi), pubblicazioni (Slow Food Editore), eventi (Terra Madre) e manifestazioni (Salone del Gusto, Cheese, Slow Fish) difende la biodiversità e i diritti dei popoli alla sovranit‡ alimentare. La rete degi 100 000 associati di Slow Food è suddivisa in sedi locali - dette Condotte in Italia e Convivium nel mondo, coordinate da Convivium leader che si occupano di organizzare corsi, degustazioni, cene, viaggi, di promuovere a livello locale le campagne lanciate dall'associazione, di attivare progetti diffusi come gli orti scolastici e di partecipare ai grandi eventi organizzati da Slow Food a livello internazionale. Sono attivi piùq di 1000 Convivium Slow Food in 130 Paesi, comprese le 410 Condotte in Italia. 

 http://www.slowfood.it/

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lunedì 21 marzo 2011

NO ALLA GUERRA


.......cari amici volevo sottoporvi alcune riflessioni e domande sulla GUERRA  e sulla PACE che mi sono giunte ( tramite le donne in nero ) da un gruppo di Firenze ........

Per chi dice ancora NO ALLA GUERRA - Presidio lunedì 21 marzo ore 17.30
Siamo un piccolo gruppo di persone caparbiamente "contro la guerra", contro ogni guerra; la “Fucina per la Nonviolenza”.
Stiamo vedendo, ancora una volta, che dietro l'ipocrita foglia di fico dell'intervento umanitario, si sta consumando una nuova guerra dal sapore neocoloniale a pochi chilometri dal nostro paese, in Libia.
Come persone convinte che la guerra, tanto meno con le modalità scatenate adesso, non può essere la risposta al desiderio di libertà e di democrazia di un popolo, invitiamo tutte/i ad un presidio lunedì 21 marzo 2011 alle ore 17.30 davanti alla Prefettura di Firenze in via Cavour.
Come piattaforma per il presidio non vogliamo imporre nessuna analisi o soluzione; proponiamo una serie di domande, rivolte soprattutto ai sostenitori dell'intervento bellico, redatte da un gruppo di pacifisti genovesi, che ci paiono estremamente opportune e puntuali. Confidiamo che l'intelligenza collettiva sappia trovare risposte adeguate a questo conflitto.
Fucina per la Nonviolenza Firenze
335 8083559 - 338 3092948
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1) Perché solo ora la comunità internazionale si accorge che Gheddafi è a capo di un regime autoritario e liberticida? Chi sono gli insorti libici, e chi rappresentano?
2) Perché il governo italiano ha firmato un Trattato economico e militare con lo stato libico, e non lo ha disdetto con il necessario voto parlamentare?  Perché l'Italia  ha venduto le armi alla Libia?
3) Quali sono stati gli effetti dei più recenti interventi militari "umanitari"? (Kosovo, Iraq, Afghanistan….)
4) Perché il Consiglio di Sicurezza dell'ONU ha votato un documento generico che consente a chiunque di andare a bombardare la Libia con l'astensione di cinque paesi, fra cui la Germania e la Russia, anziché inviare forze di interposizione a difesa della popolazione civile, ed osservatori incaricati di verificare la tregua comunicata il 18 marzo?
5) Perché l’ONU schiera a difesa degli insorti paesi ex coloniali con grossi interessi economici in Libia; e perché coinvolge la NATO e non paesi veramente “terzi” ed estranei al conflitto?
6) Perché gli insorti libici provocano l’indignazione internazionale e l’intervento della NATO, mentre altri massacri (Palestina, Bahrein, Sudan) sono di serie B?
7) Perché l’Arabia Saudita si è schierata a fianco degli insorti libici ma reprime ogni tentativo di democratizzazione nel proprio paese; ed  ha inviato soldati sauditi a reprimere le proteste in Bahrein (45 morti negli scorsi giorni)?
8) Perché l’Italia respinge i barconi con i profughi, se ha a cuore le sorti delle vittime della guerra?
9) Perché i sinceri difensori della nostra Costituzione non scendono in piazza a difendere l'art. 11 "L'Italia ripudia la guerra?
10) Perché è stato proposto Barack Obama per il premio Nobel per la pace?


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giovedì 23 settembre 2010

Obama, fra un anno stato della Palestina




Ahmadinejad attacca Israele e Usa: «Netanyahu killer»
«Attentato di ieri in Iran commesso da mercenari degli Usa»


Il presidente degli Stati Uniti Barack Obama parla del processo di pace in Medio Oriente analizzando il ruolo di Israele e Palestina. Nel suo discorso all'Assemblea Generale dell'Onu, di cui sono stati anticipati alcuni stralci, sostiene che uno stato della Palestina può esistere, e se ci sarà la pace, già fra un anno potrà essere costituito. Una Palestina indipendente rappresenta secondo Obama l'elemento imprescindibile per la sicurezza d'Israele. Da New York invece il leader iraniano Mahmud Ahmadinejad, che parteciperà all'Assemblea generale dell'Onu, attacca Israele e gli Stati Uniti. In un'intervista alla Cnn definisce «killer» il premier israeliano Benjamin Netanyahu e addossa a quelli che ha definito «mercenari degli Usa» la responsabilità dell'attentato di ieri in Iran che ha causato 12 morti.

Obama: «Con accordo di pace fra un anno lo stato della Palestina». Se ci sarà un accordo di pace in Medio Oriente nei prossimi mesi, «quando torneremo qui l'anno prossimo potremmo avere un accordo che ci porterà uno nuovo membro delle Nazioni Unite: uno stato indipendente di Palestina, che vive in pace con Israele».

Obama: «Sicurezza Israele richiede Palestina Indipendente». Gli amici di Israele «devono capire che la vera sicurezza dello Stato Ebraico richiede una Palestina indipendente, dove al popolo palestinese sia permesso di vivere con dignità e opportunità». Secondo Obama inoltre, coloro che si proclamano amici dei palestinesi «devono capire che i diritti del popolo palestinese potranno essere conquistati solo attraverso mezzi pacifici, tra cui una autentica riconciliazione con un Israele sicuro».

Obama: «Stop a tentativi di distruggere israele». Chi appoggia l'esistenza di una Palestina indipendente, «deve smettere di tentare di distruggere Israele. Deve essere a tutti chiaro che qualsiasi sforzo per scalfire la legittimità di Israele si scontrerà con l'opposizione incrollabile degli Stati Uniti. I tentativi di minacciare o uccidere israeliani non gioveranno in nulla al popolo palestinese, perchè il massacro di israeliani innocenti non è resistenza, è ingiustizia». Obama dice inoltre che «coloro che hanno sottoscritto l'Iniziativa di pace araba (presentata a Riad nel 2003) dovrebbero cogliere quest'opportunità di metterla in pratica, specificando e dimostrando nei fatti la normalizzazione che essa ha promesso a Israele». Inoltre, «coloro che prendono posizione per l'autogoverno palestinese dovrebbero sostenere i palestinesi con il loro appoggio politico e finanziario e, così facendo, aiutare i palestinesi a costruire le istituzioni del loro stato».

Obama: «Omaggio al coraggio del leader palestinese Abu Mazen». «Non vi sbagliate: il coraggio di un uomo come il presidente (dell'Autorità Nazionale Palestinese) Abu Mazen, che difende il suo popolo di fronte al mondo, è decisamente più grande di coloro lanciano razzi contro donne e bambini innocenti».

Se Obama parla di pace il presidente iraniano Ahmadinejad attribuisce agli Usa le responsabilità dell'attentato avvenuto ieri in Iran, che ha causato la morte di 12 persone. Il presidente iraniano, Mahmud Ahmadinejad, ha addossato a quelli che ha definito «mercenari degli Usa» la responsabilità dell'attentato avvenuto ieri durante una parata militare nella città di Mahabad, nel nord-ovest dell'Iran, in cui sono morte 12 persone e altre decine sono rimaste ferite. La polizia ha detto di avere arrestato due persone nelle indagini sull'esplosione. «Questo crimine selvaggio, commesso da mercenari della potenza arrogante contro civili innocenti, ha rivelato ancora una volta la vera natura dei cosiddetti difensori dei diritti umani e aggiunto un nuovo episodio alle atrocità del sistema corrotto e oppressore che domina il mondo» ha detto Ahmadinejad, citato dall'agenzia iraniana Irna, da New York, dove oggi parlerà all'Assemblea generale dell'Onu. Intanto il sito della radiotelevisione di Stato scrive che due sospetti sono stati arrestati dopo l'attentato, ma non fornisce alcuna precisazione al riguardo.

«Netanyahu è un killer, va processato». In un'intervista concessa alla Cnn Ahmadinejad ha detto che il premier israeliano Benjamin Netanyahu è «un killer professionista» che «dovrebbe essere messo sotto processo per l'omicidio di donne e bambini».

Un incontro con il presidente Usa Barack Obama? «Dipende». Così Ahmadinejad ha risposto a una domanda postagli nel corso dell'intervista. «Sarebbe una buona cosa sedere di fronte ai rappresentanti di altri Stati membri dell'Onu e ai media e discutere dei nostri punti di vista, discutere delle Nazioni Unite - ha detto Ahmadinejad - Credo che sarebbe molto positivo, così tutti potrebbero sentire cosa abbiamo da dire e questo potrebbe aiutare a risolvere molti problemi». Il presidente iraniano si è quindi soffermato sul caso dei tre escursionisti Usa in prigione nel suo Paese con l'accusa di spionaggio per aver attraversato senza autorizzazione il confine tra Iraq e Iran. Una di loro, Sarah Shourd, è stata rilasciata la scorsa settimana e, per Ahmadinejad, è «possibile» che siano rilasciati anche Josh Fattal e Shane Bauer, se lo decideranno i giudici. Il presidente ha assicurato di aver «suggerito» questo provvedimanto, ma di «non avere influenza» sul potere giudiziario. La Shourd, ha detto infine, è stata rilasciata per «clemenza, compassione e per un gesto umanitario».

«Bomba nucleare non ci interessa». Nell'intervista Ahmedinejad ha anche detto che un ordigno nucleare non sarebbe utile all'Iran. «Non abbiamo alcun interesse ad una bomba nucleare e non ci sarebbe di alcuna utilita - ha detto - Sia il regime sionista sia il governo degli Stati Uniti dovrebbero essere disarmati. Le minacce al mondo vengono dalle bombe in possesso degli Usa e del regime sionista».

«E' impossibile che Israele attacchi gli impianti nucleari dell'Iran» ha detto Ahmadinejad in un'intervista al magazine americano "Newsweek", sottolineando come a suo parere lo Stato ebraico «non abbia le capacità», al momento, per sostenere un raid militare contro la Repubblica islamica. «L'Iran è un grande Paese, molto più grande di quanto i sionisti immaginino - ha affermato Ahmadinejad - E' impossibile che ci attacchino, e non stiamo prendendo in considerazione quest'ipotesi».

«CI sarà una ripresa dei colloqui sul nucleare se paesi che hanno il veto all'Onu esprimono la loro posizione sulla bomba atomica di Israele». Il presidente iraniano ha posto una serie di condizioni per la ripresa dei colloqui sul nucleare con le potenze mondiali, auspicando in particolare che il gruppo dei 5+1, ovvero i Paesi che hanno diritto di veto all'Onu più la Germania, assumano una posizione «chiara» sulle armi atomiche possedute da Israele. «Questi Paesi - ha affermato Ahmadinejad, facendo riferimento al gruppo dei 5+1 - dovrebbero esprimere le loro posizioni sulla bomba nucleare del regime sionista e far sapere se sono contrari oppure no». Il presidente iraniano, in un'intervista al magazine 'Newsweek', ha affermato che «la loro risposta a questa domanda determinerà la natura dei negoziati». Ahmadinejad, ha quindi sottolineato che le potenze mondiali dovrebbero chiarire anche «i termini della loro adesione al Trattato di Non Proliferazione e se le loro intenzioni riguardo ai colloqui con l'Iran siano amichevoli o ostili».





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lunedì 5 luglio 2010

Oaxaca : Coalizione per la pace vince le elezioni

A Oaxaca la Coalizione per la pace vince le elezioni 

DI : Sarah Di Nella

L'incredulità è il sentimento più diffuso tra gli abitanti di Oaxaca. La Coalizione per la pace e il progresso ha vinto le elezioni con il 54 per cento dei voti, secondo i primi risultati. Il Pri, al potere da ottanta anni nello Stato del sud del Messico, è stato sconfitto. A partire del primo dicembre 2010, sarà Gavino Cue a sedere al posto del famigerato governatore uscente Ulises Ruiz.


Già dalla mattina, nella città di Oaxaca, la partecipazione è stata alta, e si è capito che la strategia del Pri, ovvero quella di seminare la paura per raccogliere l’astensionismo, non è funzionata. Nonostante la propaganda elettorale sia andata avanti fino all’ultimo minuto: proprio in questa giornata elettorale veniva distribuito gratuitamente «Despertar», il quotidiano del governatore.
I cittadini hanno risposto, dovunque, con un’alta partecipazione, anche se ancora i dati definitivi non si conoscono. Le urne sono state installate all’aperto, nel cortile delle scuole o nelle piazze delle municipalità. Prima ancora delle otto era nota la vittoria della coalizione che spazia dal partito comunista Pt al partito di destra Pan, passando per il Prd di sinistra e Convergencia di centrosinistra.
La giornata elettorale si è svolta con alcuni incidenti: furto di urne, acquisto di voti da parte del Pri, 39 militanti del Prd arrestati in un albergo della capitale, di proprietà di Beatriz Rodriguez, una candidata del Pri. Dopo una conferenza stampa, nel corso della quale sono state esibite le loro presunte armi e marijuana, sono stati rilasciati. Resta da vedere quello che accadrà nei prossimi giorni: l’atteggiamento del Pri giocherà una parte cruciale.
I 40 mila elettori della municipalità di Santa Cruz Xoxocotlan, un territorio segnato dalla vendita di terreni a società immobiliari e a multinazionali come Wal-Mart o la messicana Chedrahu, sono andati a votare numerosi. Alle otto, non tutti i seggi elettorali erano aperti. Nella scuola media Licenciado Genario Vasquez del municipio di Xoxocotlan, dove erano installate quattro urne, la fila era lunga. Le porte, infatti, sono state aperte con mezzora di ritardo, a causa dell’assenza di diversi rappresentanti di lista che sono stati sostituiti da volontari reclutati tra i primi arrivati per votare. In questo seggio elettorale sono 744 gli aventi diritto e verso le nove erano già un centinaio ad aspettare il proprio turno. Per il rappresentante del Pt, Salvador Caballero, «il ritardo è una manipolazione elettorale, che favoreggia l’astensionismo».
Già nel primo pomeriggio pero’ si capisce dalle proiezioni che il voto è favorevole all’opposizione. Nelle «case di campagna» delle due coalizioni, site nella stessa via – calzada PorfidioDiaz – l’atmosfera è del tutto diversa alla fine del pomeriggio. Mentre nella piazza delle sette Regioni iniziano ad affluire i sostenitori della coalizione guidata da Gavino Cue, le macchine suonano i clacson ed esibiscono le bandiere dei partiti uniti contro il potentato di Ulises Ruiz, poco più giù il quartiere generale di Gavino Cue è in ebbolizione. Lo scenario è del tutto diverso alcuni metri più in là: il quartiere generale del Pri è chiuso, e nell’albergo poco più avanti, dove si tiene la conferenza stampa, si percepisce la tensione dietro i volti che si sforzano di sorridere. I membri del governo uscente attaccano l’opposizione per aver divulgato il risultato prima del dovuto e assicurano che i risultati smentiranno le dichiarazioni della coalizione per la pace e il processo.
Nel frattempo la piazza si è riempita ed è arrivato anche il neoeletto governatore di Oaxaca. Entra sul parco mentre i suoi sostenitori scandiscono «Se si puede», e promette di lavorare per la riconciliazione di tutti gli abitanti dello Stato, senza pero’ tralasciare la loro esigenza di giustizia. Quando viene nominato Manuel Lopez Obrador, candidato del Prd alle elezioni presidenziali del 2006 che furono vinte dal Panista Felipe Calderon, dopo brogli elettorali, nella piazza si alza un’ovazione. Un primo passo, che per ora sembra piuttosto riuscito, verso le elezioni del 2012. Anche se molti aspettano i risultati definitivi, e il primo dicembre prossimo, per esserne certi.
manoscritti trovati nomi di Berlusconi e Dell'Utri

lunedì 31 agosto 2009

Costa Rica, ministero della Pace




Costa Rica, debutto mondiale del ministero della Pace



La Costa Rica è il primo paese al mondo a avere un ministero di questo tipo
Novità in vista nella Costa Rica: il piccolo Paese centro americano, infatti, sarà il primo Stato al mondo ad avere un ministero quasi esclusivamente dedicato alla Pace. Il testo della proposta di legge approvata dalla commissione parlamentare ora dovrà arrivare all'aula che senza ombra di dubbio lo approverà. Dunque, il ministero di Grazia e Giustizia cambierà nome e entro breve si trasformerà nel ministero della Giustizia e della Pace.

Ana Helena Chacon, la deputata che ha avviato le procedure per la proposta di legge, appoggiato dalla quasi totalità della società civile costaricense, ha fatto sapere che il progetto comprenderà anche la nascita di programmi per la diffusione della cultura di pace a tutto campo. "Sono molto felice e orgogliosa che questa mia proposta sia stata accettata. Così facendo diverremo uno dei paesi pionieri in materia. La Costa Rica è il primo paese dell'America Latina a avere questo tipo di ministero che combatterà anche contro la delinquenza giovanile" conclude l'onorevole.
Arrivare alla creazione del Sistema Nazionale della Promozione della Pace, poi, sarà un gioco da ragazzi. Il nuovo dicastero si occuperà della "promozione della Pace e della prevenzione e risoluzione dei conflitti". Saranno invitate a collaborare tutte le organizzazioni non governative che si dedicano alla diffusione della cultura della Pace e contro la violenza.
La Costa Rica da sempre è uno dei paesi del mondo più attenti al tema Pace. Molto nota in tutto il mondo è anche l'Università della Pace che si trova nella capitale San Josè.

Non solo: la Costa Rica non ha un esercito. 

Inoltre, il presidente Oscar Arias è stato insignito del premio Nobel per la Pace nel 1987 grazie al suo impegno contro le guerre che hanno devastato l'area negli anni '80. Anche Oggi Arias è impegnato come mediatore nei colloqui che dovrebbero portare a una soluzione della crisi politica che ha colpito l'Honduras.

Un paese disarmato è possibile? L’esempio della Costa Rica

L’abolizione dell’esercito è sempre sembrata un’utopia auspicabile solo da “fricchettoni” pacifisti. Ma c’è un Paese, la Costa Rica, che lo ha fatto 60 anni fa.

QUANDO LE SPESE MILITARI SPARISCONO – L’abolizione dell’esercito è sempre sembrato un sogno illusorio, un’utopia auspicabile solo da “fricchettoni” pacifisti, ignari dei rapporti internazionale da dover mantenere. Ma c’è un Paese, la Costa Rica, che lo ha fatto sessant’anni fa  per opera di José Figueres Ferrer, coriaceo figlio di catalani emigrati in America. Il 1° dicembre 1948, il paese era uscito da poco da una  guerra civile, che aveva provocato centinaia di morti. In breve, dopo due mesi di combattimenti, il socialdemocratico Ferrer assunse la direzione del governo provvisorio, nazionalizzò le banche e annunciò l’abolizione dell’esercito.

Dopo la firma del decreto legge, il presidente del governo provvisorio si recò alla caserma Bellavista, situata nella capitale San José e davanti alla folla, con una mazza, colpì simbolicamente il muro della caserma. Lo stesso giorno, Ferrer offrì la caserma Bellavista all’università della Costa Rica, che la trasformò in un museo. In questo gesto simbolico è racchiuso il motivo principale dell’abolizione dell’esercito: eliminare le spese militari per aumentare i fondi destinati all’istruzione e per migliorare le condizioni sanitarie di questo Paese. In effetti, attualmente la Costa Rica ha un tasso di alfabetizzazione del 96% e la speranza di vita, di quasi settantasette anni, è quella più alta in tutta l’America Latina.


IL POPOLO E’ D’ACCORDO – Da quando la Costa Rica ha deposto le armi non ci sono state né invasioni né guerre, nonostante l’America Centrale si possa sicuramente considerare una “zona calda” del mondo. Ad oggi, infatti, lo sforzo più grande per la Costa Rica è quello di mantenere questa cultura pacifista in un’area martoriata da continui conflitti. «Smettiamo di comprare armi per pagare più professori e più medici» non si è rivelato solo uno slogan sterile e retorico. Secondo la fondazione Arias per la pace e per il progresso umano, la soppressione delle forze armate permette di finanziare  le università pubbliche e tre interi ospedali.

Esiste però anche un rovescio della medaglia. Rosibel Salas Herrera, vicedirettrice di un istituto tecnico nella regione del Coto Brus, riconosce l’efficienza del sistema d’istruzione, ma ne critica le diseguaglianze. Mentre nella capitale gli studenti dispongono di computer e biblioteche, ritiene che nella regione in cui lei lavora la situazione non sia altrettanto edificante: i bambini sono costretti a seguire le lezioni in aule fatte di lamiere.

Nonostante ciò, nessuno pensa di rimettere in discussione la rinuncia delle spese militari. Per citare un avvenimento emblematico, solo nel 1985 l’America Centrale è stato teatro delle guerre in Guatemala, nel Salvador e in Nicaragua. Così, di fronte alla minaccia che il pericolo potesse raggiungere anche la Costa Rica, il governo aveva un’inchiesta tra la popolazione per sapere se fosse favorevole o no al ripristino delle forze armate. Ebbene, ben il 90% degli intervistati si è rivelato contrario.


L’ECONOMIA DELLA CULTURA – La Costarica è così diventato l’esempio di un Paese che ha costruito sull’assenza dell’istituzione militare la base per il suo sviluppo: è al 48° posto al mondo negli indici di sviluppo, mentre gli altri stati dell’America Centrale sono dietro ai primi cento. Qui le piazze, i monumenti e le vie non ricordano guerre o battaglie, ma i solidi principi su cui si basa questo  Paese:  piazza della Cultura, parco della Pace, la rotonda delle Garanzie Sociali si possono citare come esempi.

Probabilmente anche l’Italia potrebbe considerare questa come alternativa adatta per la riduzione del debito pubblico e il risanamento del pareggio di bilancio prendendo esempio dall’unico Paese al mondo che il giorno di festa nazionale fa sfilare gli studenti anziché i soldati. Le cifre riguardanti i soldi spesi dall’Italia nelle cosiddette “missioni di pace” rivelano un impegno di non poco conto in relazione ai sacrifici a cui sono chiamati gli italiani. E non solo in relazione all’aumento della pressione fiscale, ma anche ai tagli in settori sociali di primaria importanza quali istruzione, sanità ed altri.

Ma se il modello inaugurato più di cinquant’anni fa da Pepe Figueres  Ferrer ha portato la Costa Rica ad essere tra i primi posti  negli indici di sviluppo mondiale, cosa aspettano Stati europei come Grecia, Spagna, Portogallo e Italia a seguire l’esempio di questo piccolo ma democratico Stato?

L'ITALIA SPENDE 50 MILIONI DI EURO AL GIORNO
IN ARMAMENTI



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domenica 10 maggio 2009

PACE IN PALESTINA



PACE IN PALESTINA

Ciclo di tre incontri promosso dai circoli Arci Ass. Culturale Franco Sartori, Baia del Re, CAP-Circolo Autorità Portuale, Circolo Arci Tinacci e Consorzio Zenzero

L'iniziativa si inserisce all'interno della campagna Pace in Palestina lanciata a livello nazionale dall'Arci e si propone di sensibilizzare l'opinione pubblica sul persistere della drammaticità della situazione in Palestina e raccogliere fondi per sostenere due progetti particolarmente significativi:
· ricostruzione del centro di musica dell'associazione Al Kamandjâti, a Ramallah, grazie al quale 100 bambini possono beneficiare di lezioni tenute da 15 insegnanti
· sostegno ai giovani disoccupati, uomini e donne, del villaggio di Beit Duqqu, per l’avvio di una serie di attività integrate volte al miglioramento delle condizioni di reddito delle famiglie, ad un generale miglioramento delle condizioni di vita, e più in generale ad un utilizzo sostenibile e durevole delle risorse e dell’ambiente.

PROGRAMMA

12 maggio - Consorzio Zenzero, via Torti 35
ore 17.30 - incontro con Zvi Shuldiner, docente di politica e pubblica amministrazione al “Sapir Academic College” (Hof Ashkelon, Israele), editorialista de “Il Manifesto”
ore 20.00 - cena di finanziamento per i progetti Al Kamandjâti e Beit Duqqu.
Costo € 20, gradita la prenotazione telefonando allo 010 9412005

19 maggio - Sala Fieschi, Municipio Medio Ponente
ore 17.30 - incontro con il poeta palestinese Ibrahim Nasrallah e Lucy Ladikoff, docente di lingua e letteratura araba presso l'Università degli Studi Genova e apprezzata traduttrice

26 maggio - Circolo CAP, via Albertazzi 1
ore 17.30 - Proiezione, in prima visione per Genova, del film “Vietato sognare”, di Barbara Cupisti, e lettura di brani su "La violenza prodotta dalla guerra", in collaborazione con UCCA (Unione Circoli Cinematografici Arci) e Società per Azioni Politiche di Donne, a sostegno della "Staffetta nazionale dell'UDI contro la violenza di genere" (www.staffettaudi.org).

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