G8 di Genova, in rete una petizione per chiedere le dimissioni di De Gennaro
L'iniziativa
contro l'ex capo della polizia è nata dopo la sentenza della Cassazione
sui fatti avvenuti alla scuola Diaz. A metterla in piedi l'avvocato
catanese Goffredo D'Antona. La richiesta formale e le prime 100 adesioni
sono già state inviate al presidente del Consiglio
“E’ probabile che l’estensore della motivazione della sentenza della
Corte di Cassazione, che confermava le
condanne per i fatti della
Diaz, non abbia letto l’
appello che migliaia di cittadini italiani hanno mandato al presidente Monti per chiedere la revoca da sottosegretario di
De Gennaro.
Il fatto è che quando si comincia ad esprimere una idea a gran voce,
con coraggio, a testa alta, in nome della democrazia, le parole si
trasmettono lo stesso”. Così commenta l’ultimo giudizio della legge su
quella che è stata ribattezzata la
“macelleria messicana” del G8 del 2001
Goffredo D’Antona.
Avvocato penalista catanese e portavoce dell’osservatorio cittadino dei
diritti, a luglio ha lanciato una petizione per chiedere le dimissioni
di
Gianni De Gennaro. Capo della polizia ai tempi dei fatti della scuola Diaz e della morte di
Carlo Giuliani,
oggi promosso a sottosegretario alla Sicurezza. In migliaia, a poche
ore dal lancio della petizione, hanno risposto all’appello del penalista
catanese. “Tra di loro ci sono comuni cittadini, professionisti e
pensionati – spiega D’Antona – . Pochi però giornalisti e docenti”. Oggi
i firmatari sono circa 3500 solo dal web. La richiesta formale e le
prime 100 adesioni sono già state inviate a Monti. Ma la petizione non
si ferma.
“Non siamo neanche all’inizio di una
battaglia democratica,
fino a quando in un governo ci sarà una persona che esprime solidarietà
a dei macellai”. Proprio come ha fatto De Gennaro all’indomani della
sentenza di luglio della Corte di Cassazione che ha definito la polizia
“sadica e cinica”. Le stesse forze dell’ordine allora guidate
dall’attuale sottosegretario alla Sicurezza a cui i giudici non hanno
dedicato parole tenere. “Non siamo contro i poliziotti, figuriamoci –
spiega D’Antona – . Ma crediamo che sia antidemocratico che il
responsabile di un tale massacro ricopra un incarico tanto importante di
uno Stato democratico”. Nonostante De Gennaro non sia stato mai
condannato né interdetto per i fatti di Genova, i firmatari si
aspettavano almeno delle scuse, come quelle del suo successore
Antonio Manganelli.
E non di certo una promozione. “Non accettiamo che in Italia ci sia la
negazione del diritto al dissenso – continua l’avvocato – . Negazione
che puntualmente avviene con la violenza”.
Così è nata l’idea della sottoscrizione per chiedere
al presidente del Consiglio Mario Monti
di ritirare la promozione di De Gennaro. Tra le firme, diversi nomi
noti. Legati ai fatti di Genova, come la famiglia di Carlo Giuliani,
morto negli scontri durante il
G8 il 21 luglio del 2001. Attivisti della legalità come
Dario Montana, fratello di Beppe, il commissario di Polizia ucciso dalla mafia a Santa Flavia, nel Palermitano, nel 1985.
Politici come l’eurodeputato di Rifondazione Comunista Vittorio
Agnoletto. Ma a spendere il suo nome per la petizione è anche un
personaggio la cui adesione pesa come una condanna:
Agatino Pappalardo, capo della Direzione investigativa antimafia dal 2001 al 2002.
Ruolo ricoperto in passato dallo stesso De Gennaro. “La sua firma è
importante, certo – commenta D’Antona – Ma Pappalardo ha subito
precisato che la sua è una adesione da privato cittadino, una tra le
migliaia presenti”. Per sottoscrivere l’appello basta inviare una email
all’indirizzo -
osservatorio.diritti@tiscali.it - oppure un messaggio su
Facebook alla pagina -
Osservatorio dei diritti Catania - .
di CTzen per il Fatto |
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