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venerdì 9 ottobre 2015

PETIZIONE: Ignazio Marino Ritiri le sue Dimissioni



Marino Sindaco di Roma e dei Romani! Ignazio Marino ritiri le sue dimissioni per favore!

Egregio Sindaco Ignazio Marino, ritiri le sue dimissioni per favore.

Ha ottenuto oltre 50.000 voti alle primarie e 665.000 alle elezioni del 2013. Non può smettere proprio ora che ha iniziato a rivoluzionare Roma.

Lo faccia per tutti i romani che hanno capito il valore di tutto quello che è riuscito a fare in 27 mesi in cui è stato al governo di Roma.

Raccogliamo quante più firme possibile per far capire al Sindaco Ignazio Marino che i romani sono con lui contro tutti gli attacchi mediatici che lo hanno portato a prendere la REVOCABILE decisione di dimettersi dalla carica di Sindaco della Città di Roma.

In quanto a esprimersi di fronte ai mass media non è stato il massimo, e nessuno finora è riuscito a spiegare come sia possibile tutto questo accanimento da parte dei giornalisti nei suoi confronti, e sì, i suoi collaboratori potrebbero aver fatto MOLTO di più per sostenerlo.

È vero, ha tante pecche, ma sarebbe bene ricordare anche alcuni suoi pregi e tutti i risultati raggiunti in due anni che è al governo della città:

1) ha chiamato la Guardia di Finanza il primo giorno che si è insediato 

2) ha risparmiato 120 milioni ogni anno solamente confrontando le spese allegre del comune con i prezzi di mercato come, per esempio, pagare 4800€ ogni pc ai soliti noti 

3) ha portato e continua a portare al Procuratore Pignatone tutta la documentazione in possesso dell’Amministrazione comunale consentendo così di dare una svolta importante alle indagini di Mafia Capitale;

4) ha chiuso Malagrotta dopo 30 anni evitando così pesantissime sanzioni dall'Europa e tornando ad accedere nuovamente ai fondi europei 

5) Ha indetto un bando internazionale per la raccolta rifiuti portando ad oggi la differenziata al 43% (prima sulla carta era la metà, ma di fatto non esisteva dato a Malagrotta si inceneriva tutto) 
6) ha riaperto i cantieri della metro C. Nel 2013 la talpa era ferma, in 2 anni ha 21 fermate in più 

7) ha identificato un nuovo centro per i rifiuti. A settembre apre Rocca Cencia per la trasformazione dell'umido a impatto zero e senza odori 

8) ha messo a capo dei vigli un poliziotto facendo infuriare quella lobby potentissima dei vigili, ha tolto loro i privilegi, li ha denunciati il 31/12 e ha messo la turnazione dei dirigenti comunali 

9) ha cacciato l'AD di AMA poi arrestato con Mafia Capitale 

10) ha cacciato in ATAC (quasi) tutti gli assunti da Alemanno imbucati in ufficio e li ha mandati a fare i controllori 

11) Ha allungato i turni dei dipendenti ATAC e obbligato tutti loro (come già funziona ovunque nel mondo) a timbrare il cartellino a inizio e fine turno 

12) ha messo un magistrato alla trasparenza 

13) ha mandato le ruspe a Ostia liberando gli accessi al mare dove da anni TUTTI facevano finta di non sapere che comandava la mafia degli Spada e dei Fasciani 

14) ha, in soli 6 mesi portato al 90% il raddoppio della Prenestina (in 6 anni avevano realizzato solo il 40%) 

15) ha pedonalizzato i fori e il tridente. (a chi avrebbe creato disagio questo? Io vedo solo un fiume di pedoni che si godono il centro storico);

16) ha eliminato i camion bar dal centro storico restituendo Roma al suo fascino naturale. (facendo un torto alla famiglia Tredicine, mentre tutti quelli saliti prima al Campidoglio hanno sempre temuto sfidare) 

17) ha valorizzato i fori con le luci del premio Oscar Vincenzo Storaro e gli spettacoli multimediali di Piero Angela e Paco Lanciano in attivo già dal primo anno

18) ha riportato in attivo il teatro dell'opera 

19) ha portato ingenti investimenti nella cultura anche da parte dei privati 

20) ha fatto rimuovere migliaia di cartelloni abusivi e ha vietato le pubblicità a sfondo sessista 

21) Sta pagando circa un miliardo di debiti che si è ritrovato appena insediato 

22) ha fatto il bilancio di previsione a inizio anno e non alla fine o addirittura l'anno successivo come avveniva in precedenza 

23) ha stabilito nuove regole più stringenti per il bando degli appalti e l'affidamento di lavori pubblici 

24) ha portato alla riduzione del tempo di apertura degli sportelli della metro, riducendo così il numero di ingressi senza biglietto 

25) ha sperimentato (sulla linea B1) la timbratura del biglietto in uscita dalla metro come ulteriore incentivo a timbrarlo 

26) ha comprato nuovi cassonetti della spazzatura, che quelli che abbiamo ora sono in leasing a un prezzo astronomico 

27) ha iniziato a sostituire l'illuminazione della città con le lampadine al LED [leggi qui];

28) da questa estate sono partiti i lavori per il rifacimento delle principali arterie stradali in previsione del Giubileo [i cantieri stradali sono ovunque, basta farsi un giro nel traffico];

29) ha finanziato il progetto per la realizzazione del GRAB (poi bloccato dall'ultimo assessore Esposito) 

30) ha fatto ristrutturare tutta una serie di monumenti (Colosseo, Fontana di Trevi, Barcaccia, Piazza 4 Fontane, ecc.) [avete fatto una passeggiata in centro negli ultimi 2 anni no?];

31) ha varato un nuovo piano per i ripetitori con lo scopo di ridurre l'inquinamento da elettrosmog 

32) creato per la prima volta il registro unioni civili, trascrizione matrimoni tra persone omosessuali contratti all'estero, progetti contro il bullismo omofobico (d'accordo, facendo infuriare il Vaticano) 

33) ha finalmente varato un nuovo PGTU 

34) ha messo 300 spazzini in più nelle strade 

35) ha messo il gps alle spazzatrici (prima non avevano nemmeno un percorso stabilito da percorrere) 

36) ha indetto una gara europea trasparente mettendo 1000 nuovi appartamenti a disposizione dell'assistenza alloggiativa temporanea 

37) ha cancellato 20 milioni di potenziali metri cubi di cemento per 160 proposte di nuove urbanizzazioni che si sarebbero riversati su 2300 ettari di Agro romano

38) ha cancellato altri 5 milioni di metri cubi di cemento, all’Ex Snia, al Casilino 

39) ha revocato la delibera sulla valorizzazione delle caserme e ridotto i volumi in altre delibere come quella della ex fiera, da 93 mila mq a 67.500 mq 

40) ha individuato 743 occupanti di case pubbliche sprovvisti dei titoli per abitarle perché occupanti abusivi, oppure proprietari di immobili o con redditi superiori ai limiti 

BONUS: http://www.ignaziomarino.it/valutazione-fitch/ - l’Agenzia di rating Internazionale che alza il “punteggio” di Roma da negativo a stabile. In soli due anni.

E si potrebbe andare ancora avanti...se solo riuscissimo a convincerlo 
di restare a governare la nostra città!

Firmate questa petizione e fatela girare il più possibile, abbiamo tempo fino al 28 Ottobre per convincerlo a cambiare idea dimostrandogli che siamo tutti dalla sua parte.

CLICCA E FIRMA QUI

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giovedì 8 ottobre 2015

Chi è IGNAZIO MARINO



Chi è
 IGNAZIO MARINO 

Chirurgo dei trapianti di fama internazionale, Ignazio R. Marino , Direttore della Divisione Trapianti e Chirurgia Epato-Biliare del Thomas Jefferson University Hospital e Professore di Chirurgia al Jefferson Medical College della Thomas Jefferson University. 
Ad oggi, il Prof. Marino ha eseguito personalmente più di 650 trapianti d’organo e ha pubblicato oltre 500 articoli scientifici e 3 libri. Arriva a Jefferson dall’University of Pittsburgh Medical Center e dall’Italia dove ha diretto l’ Istituto Mediterraneo per i Trapianti e Terapie ad Alta Specializzazione, nato dalla joint venture fra l’University of Pittsburgh Medical Center e il Governo Italiano. 
Specializzato in chirurgia generale e vascolare, il Prof. Marino è stato Assistant Professor di Chirurgia dal 1983 al 1990 presso l’Università Cattolica di Roma. Nello stesso periodo ha frequentato per 4 anni i due centri trapianto più prestigiosi al mondo, il Centro Trapianti dell’University of Cambridge, diretto dal Prof. Sir Roy Y. Calne e il Pittsburgh Transplantation Institute, diretto dal Prof. Thomas E. Starzl. 
Nel 1989 ha accettato un incarico fisso alla University of Pittsburgh, dove è diventato Professore di Chirurgia. E’ stato inoltre responsabile di diversi servizi clinici presso lo University of Pittsburgh Medical Center e il Children’s Hospital di Pittsburgh, Direttore Associato del National Liver Transplant Center of the Veterans Affairs Medical Center di Pittsburgh (uno dei pochi programmi di trapianto di fegato finanziati dal Governo degli Stati Uniti) e Direttore della European Medical Division dello University of Pittsburgh Medical Center. 
Nel 2001, è stato insignito col riconoscimento ufficiale della National Italian American Foundation e del Console Generale d'Italia in Pennsylvania, per il prestigio internazionale ed i brillanti risultati ottenuti nel campo della chirurgia dei trapianti. 
In Italia è stato uno dei tre consulenti nominati con decreto del Ministro della Salute per fare parte della Consulta Tecnica Permanente per i Trapianti. E' stato membro del primo Centro Nazionale Trapianti nominato dal Governo Italiano nel Febbraio del 2000. 
Sempre in Italia, fra il 1999 e il 2002 ha eseguito la prima serie di trapianti di fegato (sia da donatore cadavere che da donatore vivente) a sud di Napoli e, nell’estate del 2001, il primo trapianto d’organo su paziente sieropositivo. 
Ha ricevuto più di 50 riconoscimenti internazionali, compreso il "35° Oscar dell’Anno" per i risultati ottenuti in campo medico. E’ membro di 27 società scientifiche, fra le quali l’American Society of Transplant Surgeons, l’American Association for the Study of Liver Diseases, l’American College of Surgeons, l’International Liver Transplantation Society e l’American Hepato Pancreato Biliary Association. 
Fa parte del Comitato Editoriale di 10 riviste scientifiche internazionali fra cui Transplantation, Clinical Transplantation, Digestive Diseases and Sciences and the Journal of Investigative Surgery. 
Il Prof. Marino è a capo dell’equipe che ha sperimentato con grande successo una nuova combinazione di farmaci immunosoppressivi per ridurre gli episodi di rigetto nei pazienti sottoposti a trapianto di fegato. I risultati dello studio sono stati descritti in un articolo pubblicato nel settembre 2004 sulla rivista Transplantation.

Ad oggi il prof. Marino è Sindaco di Roma.


Maturità Classica: Collegio S. Giuseppe De Merode, Roma, Italia 
Laurea in Medicina e Chirurgia : Università Cattolica del Sacro Cuore, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Roma, Italia 
Elective Clinical Clerkship : Department of Pediatric Surgery of the Hospital for Sick Children, London, England

Scuola di Specializzazione: Chirurgia Generale, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università di Catania, Catania, Italia.
Corso di Epatologia, British Postgraduate Medical Federation, King’s College, Londra, UK.
Scuola di Specializzazione: Chirurgia Vascolare, Facoltà di Medicina e Chirurgia, Università Cattolica del Sacro Cuore, Roma, Italia.
Research & Clinical Fellowship : Chirurgia dei Trapianti, Department of Surgery, University of Cambridge Clinical School, Cambridge, UK.
Fellowship: Chirurgia dei Trapianti Multiorgano, Thomas E. Starzl Transplantation Institute, University of Pittsburgh, School of Medicine, Pittsburgh, PA, USA.

LEGGI ANCHE
Ignazio Marino ha Cambiato ROMA #iostoconmarino

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giovedì 26 settembre 2013

Berlusconi minaccia dimissioni in massa


Per favore nessuno esprima stupori fuori luogo. Cosa ci si poteva aspettare da un pregiudicato per frode fiscale, a capo di un folto manipolo di parlamentari scelti appositamente per servirlo e che tutto gli devono? Che forse davanti alla propria decadenza da senatore, e dunque con il rischio concreto di essere arrestato per l’inchiesta di Napoli sulla compravendita dei senatori, questo galantuomo si sarebbe inchinato alla legge pur nella comprensibile amarezza? Ma andiamo.

Il pregiudicato si sta muovendo esattamente come si muovono i veri boss della mala pronti a scatenare l’inferno pur di non farsi beccare e trascinare dietro le sbarre. Solo che qui non siamo al cinema, ma nel Parlamento della Repubblica italiana, da ieri ufficialmente tenuto in ostaggio da un pregiudicato e dai suoi bravi protagonisti di una vera e propria estorsione a mano armata. Come definire altrimenti le minacciate dimissioni in massa di deputati e senatori Pdl, nel caso la Giunta delle elezioni tra qualche giorno dovesse votare (come, stando ai numeri, dovrebbe votare) la cacciata del condannato da Palazzo Madama, in forza della legge Severino?

Insomma fa sapere il boss asserragliato a palazzo Grazioli, rivolto a Napolitano e a Letta nipote: se voi non trovate il modo di salvarmi io ritiro i miei uomini dalle Camere e addio governo e addio legislatura con le elezioni anticipate dietro l’angolo. Parlare di Aventino nel caso di una palese estorsione è quasi una bestemmia. La ribadita volontà di Napolitano di non sciogliere il Parlamento non può rassicurare più di tanto. Oggi, infatti, a parti rovesciate i presunti aventiniani hanno qualche possibilità di spuntarla.

Poiché, come hanno capito anche i sassi, le larghe intese che avrebbero dovuto salvare il Paese (con risultati finora almeno discutibili) sono state pensate anche per salvare Berlusconi. Possibile che l’inquilino del Colle non si fosse accorto che sotto il suo capolavoro politico era stato piazzato un potente ordigno a orologeria? O pensava che tutto si sarebbe risolto con la sua trionfale rielezione al Quirinale?

da http://www.ilfattoquotidiano.it/ A. Padellaro
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giovedì 25 luglio 2013

LINKS: Dimissioni del Ministro degli Interni ALFANO ed Es...


Dimissioni del Ministro degli Interni ALFANO ed Esteri BONINO



Governo Italiano: Dimissioni del Ministro degli Interni ALFANO ed Esteri BONINO

Scandalizzati per il sequestro e deportazione di Alma Shalabayeva e sua figlia di 6 anni Aula, organizzata dai più alti vertici dei Servizi di Sicurezza Italiani con 50 Agenti, la reclusione in un CIE di Roma e l'espulsione sommaria dall'Italia utilizzando incredibilmente un jet privato invece che aerei di linea e la scorta a bordo. Il tutto per compiacere il Presidente del Kazakhistan Nazarbajev che aveva tempestato il Viminale attraverso il suo Ambasciatore e in questo modo ha preso in ostaggio la moglie e la figlia di Ablyazov,,,
continua a leggere e firma la petizione ...
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lunedì 25 marzo 2013

India e i sottufficiali italiani Latorre e Girone

Figuraccia internazionale e, come al solito, nessun responsabile

Lo scorso 17 luglio la nave della Marina Usa Rappahannock, appena al largo dello Stretto di Hormuz, è stata avvicinata da pescherecci indiani.
In una copia esatta dell’incidente che ha portato al tormentato caso dei sottufficiali italiani Latorre e Girone. Dopo avere dato gli stessi segnali di ricognizione dei marò, i militari americani hanno aperto il fuoco uccidendo un pescatore indiano e ferendone gravemente altri tre. Il governo del premier indiano Singh ha espresso «profonda tristezza», il governo americano ha inviato «condoglianze». Nessun graduato americano è stato fermato, interrogato, tratto in arresto o processato in India. L’ambasciatore di Washington non è stato fermato o ha visto negata l’immunità internazionale diplomatica, Washington e Nuova Delhi sanno che le acque dell’Oceano Indiano sono zona ad altissima tensione, tra pirati, terroristi, crescente influenza di Pechino. La vicenda — triste e tragica - è stata chiusa subito, tra due nazioni amiche. Il caso della Rappahannock è, ripetiamo, identico nella meccanica a quello in cui sono rimasti uccisi i pescatori Ajesh Binki e Gelastine: ma tra India e Stati Uniti niente ombre.
Se, davanti al disastro del ritorno dei sottufficiali del San Marco in un’India ora infuriata per il doppio voltafaccia del nostro governo il lettore riflettesse, «Beh l’India tratta l’America con maggiore rispetto dell’Italia, diverso peso nel mondo» sbaglierebbe. Perché nella discussione che da più di un anno divide due Paesi di solito amici, due democrazie, due tra le culture più antiche del pianeta, India e Italia, nessuno ricorda mai che la Marina Militare di Sri Lanka, non certo una flotta da paura, ha ucciso negli ultimi anni 500 (cinquecento) pescatori indiani, ferendone migliaia, sequestrando pescherecci e attrezzature senza che i diplomatici mai venissero presi in ostaggio, i militari di Sri Lanka processati, che i governi montassero la propaganda etnica e populista.
All’Italia gli indiani non hanno concesso quel che concedono agli Usa e a Sri Lanka. Chiunque, gli indiani per primi sulla loro difficile frontiera atomica con Cina e Pakistan, si occupi di zone militari a rischio sa che gli incidenti sono frequenti, dolorosi, inevitabili. E che la diplomazia serve dopo, a non farli degenerare in aggressività. Ma sull’Italia le autorità indiane, con passione militante le locali, riluttanti le nazionali, hanno deciso di puntare i piedi. Volevano una prova di forza che, agli occhi dell’inquieta opinione pubblica della sterminata democrazia e sulla scena mondiale dove la nuova India cerca prestigio, desse loro credibilità. Gliel’abbiamo data con ingenuità, l’hanno stravinta.
Il governo Monti era, nel difficilissimo febbraio del 2012, distratto da mille altri impegni e ha delegato la gestione al ministro Terzi e al suo vice De Mistura: due esperti diplomatici, abituati però dal loro mestiere a cercare sempre la conciliazione, il negoziato, lasciando poi che semmai la rottura, il pugno sul tavolo, sia sbattuto dai politici. Solo che, stavolta, «i politici» erano loro. E dall’incuria con cui i sottufficiali sono stati fatti scendere dalla nave Enrica Lexia, che proteggevano, alla conduzione casual del negoziato, le offerte di fiducia all’India non sono mai state contraccambiate. Nessun processo per gli americani che hanno fatto vittime tra i pescatori a Hormuz, abitudine rassegnata alle vittime quotidiane della Marina di Sri Lanka, inflessibili con gli uomini del San Marco.
L’opinione pubblica italiana ha ignorato Latorre e Girone. Qualcuno, a destra, ha provato a strumentalizzarli in campagna elettorale, altri a sinistra, specie sul web, li hanno considerati «assassini». In generale indifferenza, «abbiamo ben altro a cui pensare». Poi, mentre l’esperienza del governo Monti si avvia al crepuscolo, l’irrigidimento, «i marò non tornano a casa», figuraccia internazionale che almeno avrebbe schermato i militari da un processo umiliante.
Qui l’India ha trasformato una ragione in torto, violando il diritto internazionale da Grozio in avanti, la Convenzione di Vienna e mettendo in pratica agli arresti il nostro ambasciatore Mancini, reo di avere fatto il suo lavoro: garantire il proprio governo. Il premier Singh poteva cacciarlo, non fermarlo. A questo punto pressioni economiche, l’Italia è quarto partner europeo in India, dove operano oltre 400 nostre aziende, e il silenzio europeo, con Lady Ashton, ministro degli Esteri che ha fatto da Ponzio Pilato azzittendo l’Ue, hanno fatto capire a Roma che dall’estrema mollezza si passava a
una grinta assurda. Invece di «vedere» il bluff di New Delhi, trattare, fare altre concessioni, si rimandano i due militari Latorre e Gfrone, da soli, a fronteggiare l’ira indiana e a pagare le colpe della nostra inanità diplomatica.
Storia triste, l’Italia ne esce male, l’India vince la mano ma non riuscirà a ripetere con partner meno fragili il colpo riuscito con l’Italia.
Fedeli alla disciplina militare Latorre e Girone tornano in India. Chi resta, tranquillo, in Italia dovrebbe riflettere sulla disciplina politica, economica, civile, diplomatica che ci servirebbe per essere rispettati nel mondo globale come gli Usa o almeno come Sri Lanka. I due pescatori indiani, i due militari italiani a processo in un tribunale ora ostile, con il presidente della Corte Suprema che anticipa il verdetto annunciando di non fidarsi più degli italiani, sono vittime. Tutti gli altri troveranno
una scusa per pensare ad altro, destra, centro, sinistra, Grillo. Povera Italia.


La Stampa

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sabato 6 ottobre 2012

G8 Genova, petizione per dimissioni di De Gennaro


G8 di Genova, in rete una petizione per chiedere le dimissioni di De Gennaro

L'iniziativa contro l'ex capo della polizia è nata dopo la sentenza della Cassazione sui fatti avvenuti alla scuola Diaz. A metterla in piedi l'avvocato catanese Goffredo D'Antona. La richiesta formale e le prime 100 adesioni sono già state inviate al presidente del Consiglio


“E’ probabile che l’estensore della motivazione della sentenza della Corte di Cassazione, che confermava le condanne per i fatti della Diaz, non abbia letto l’appello che migliaia di cittadini italiani hanno mandato al presidente Monti per chiedere la revoca da sottosegretario di De Gennaro. Il fatto è che quando si comincia ad esprimere una idea a gran voce, con coraggio, a testa alta, in nome della democrazia, le parole si trasmettono lo stesso”. Così commenta l’ultimo giudizio della legge su quella che è stata ribattezzata la “macelleria messicana” del G8 del 2001 Goffredo D’Antona. Avvocato penalista catanese e portavoce dell’osservatorio cittadino dei diritti, a luglio ha lanciato una petizione per chiedere le dimissioni di Gianni De Gennaro. Capo della polizia ai tempi dei fatti della scuola Diaz e della morte di Carlo Giuliani, oggi promosso a sottosegretario alla Sicurezza. In migliaia, a poche ore dal lancio della petizione, hanno risposto all’appello del penalista catanese. “Tra di loro ci sono comuni cittadini, professionisti e pensionati – spiega D’Antona – . Pochi però giornalisti e docenti”. Oggi i firmatari sono circa 3500 solo dal web. La richiesta formale e le prime 100 adesioni sono già state inviate a Monti. Ma la petizione non si ferma.
“Non siamo neanche all’inizio di una battaglia democratica, fino a quando in un governo ci sarà una persona che esprime solidarietà a dei macellai”. Proprio come ha fatto De Gennaro all’indomani della sentenza di luglio della Corte di Cassazione che ha definito la polizia “sadica e cinica”. Le stesse forze dell’ordine allora guidate dall’attuale sottosegretario alla Sicurezza a cui i giudici non hanno dedicato parole tenere. “Non siamo contro i poliziotti, figuriamoci – spiega D’Antona – . Ma crediamo che sia antidemocratico che il responsabile di un tale massacro ricopra un incarico tanto importante di uno Stato democratico”. Nonostante De Gennaro non sia stato mai condannato né interdetto per i fatti di Genova, i firmatari si aspettavano almeno delle scuse, come quelle del suo successore Antonio Manganelli. E non di certo una promozione. “Non accettiamo che in Italia ci sia la negazione del diritto al dissenso – continua l’avvocato – . Negazione che puntualmente avviene con la violenza”.
Così è nata l’idea della sottoscrizione per chiedere al presidente del Consiglio Mario Monti di ritirare la promozione di De Gennaro. Tra le firme, diversi nomi noti. Legati ai fatti di Genova, come la famiglia di Carlo Giuliani, morto negli scontri durante il G8 il 21 luglio del 2001. Attivisti della legalità come Dario Montana, fratello di Beppe, il commissario di Polizia ucciso dalla mafia a Santa Flavia, nel Palermitano, nel 1985. Politici come l’eurodeputato di Rifondazione Comunista Vittorio Agnoletto. Ma a spendere il suo nome per la petizione è anche un personaggio la cui adesione pesa come una condanna: Agatino Pappalardo, capo della Direzione investigativa antimafia dal 2001 al 2002. Ruolo ricoperto in passato dallo stesso De Gennaro. “La sua firma è importante, certo – commenta D’Antona – Ma Pappalardo ha subito precisato che la sua è una adesione da privato cittadino, una tra le migliaia presenti”. Per sottoscrivere l’appello basta inviare una email all’indirizzo -  osservatorio.diritti@tiscali.it  - oppure un messaggio su Facebook alla pagina - Osservatorio dei diritti Catania - .

di |

leggi anche http://cipiri.blogspot.it/2012/06/genova-non-e-finita-firma-lappello.html

GENOVA NON È FINITA: FIRMA L’APPELLO


GENOVA NON È FINITA.
DIECI, NESSUNO, TRECENTOMILA…
APPELLO ALLA SOCIETÀ CIVILE E AL MONDO DELLA CULTURA


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domenica 29 aprile 2012

Le forze dell'ordine chiedono le dimissioni del governo




Le forze dell'ordine 

chiedono le dimissioni del governo:

 mai successo nella storia

nocensura

 A 150 anni dall’Unità d’Italia passando dal Regno alla Repubblica e con una serie di guerre mondiali all’interno della storia italiana,non era mai capitato che i rappresentanti sindacali delle forze dell’ordine protestassero e chiedessero apertamente le dimissioni di questo governo.

E quella presa in giro continua che infastidisce,e in quel ridurre tutto a un gioco,e in quel raccontare ipocrita e pieno di retorica,in quel fare false promesse e agire esattamente al contrario, in quell’usare le persone per miserabili fini personali, in quel portare continuamente divisioni e lavorare per lo sfascio del paese, in quell’alimentare odio per creare distrazioni di massa usando le forze dell’ordine, la manifestazione del 15, per come è stata organizzata, voleva consegnare , mentre il Ministro leghista non si è nemmeno degnato di essere presente in città per seguire l’andamento, e non parliamo di un torneo di bocce.

Molti poliziotti hanno denunciato la malafede degli organizzatori politici, che hanno pensato alla loro zona rossa e a quelle 40 vittime sacrificali tra le forze dell’ordine che dovevano essere ostaggi di eventuali provocatori.

A Reggio Calabria le segreterie provinciali dei maggiori sindacati di Polizia hanno manifestato in Piazza Italia.
Per Piero Gabriele Segretario UGL Polizia di Stato:

“ La nostra mobilitazione si rende necessaria perché il governo negli ultimi tre anni non ha tenuto fede ai vari impegni presi, riducendo i comparti sicurezza e soccorso pubblico sul lastrico; appena tre giorni fa l’esecutivo ha tagliato altri 60 milioni di euro, nell’ambito del ddl stabilità, alle voci di bilancio destinate all’ordine pubblico e alle missioni”.

Michele Granatiero Segretario Regionale del Sap invece denuncia le responsabilità del Governo:
"In un periodo di grave crisi economica come quello che stiamo vivendo, non avremmo voluto chiedere un contributo economico ai cittadini, ma siamo davvero arrivati a non avere il necessario per poter lavorare ed offrire sicurezza, in momenti di crisi economica e sociale, come quello attuale, i comparti sicurezza e difesa vengono, in genere, maggiormente sostenuti, anche dal punto di vista finanziario, il governo in carica invece ha fallito anche in questo elementare compito istituzionale”.
Il segretario regionale del Coisp Calabria  dopo gli scontri di Roma  punta l’indice sull’inefficienza del Governo e in un comunicato afferma:

"Le uniche forme di solidarietà che possiamo accettare sono le dimissioni dell'esecutivo Berlusconi e dei parlamentari che lo sostengono. Il resto sono solo sterili affermazioni di chi continua a pugnalare alle spalle i poliziotti, con scelte di governo irresponsabili. Il sindacato indipendente e autonomo di polizia della Calabria, esprime sostegno ai colleghi che ieri hanno dovuto operare a Roma in una condizione di assoluta difficoltà, per colpa di un Governo irresponsabile anche sotto il profilo dell’ordine e della sicurezza pubblica, considerato, tra l’altro, che solo pochi giorni fa ha tagliato 60 milioni di euro a questo comparto, mentre domani gli agenti di polizia dovranno operare per un’ altra manifestazione nazionale di protesta in programma a Roma – senza nemmeno le attrezzature danneggiate sabato e non sostituite”.

E dopo la Polizia un duro attacco alla casta al Governo e al Premier viene fatto dall’organo di rappresentanza delle forze armate, il Cocer.

In un documento fatto dalla rappresentanza sindacale dell’esercito si legge:

“ I militari, non hanno più fiducia nel governo" e definiscono "fallimentare la gestione del sistema Difesa del Paese da parte del gabinetto del ministro La Russa e, di riflesso, del governo Berlusconi auspicandone la caduta:

"Solo in tal modo - sostengono i militari - si potrà evitare il consolidarsi di ulteriori provvedimenti punitivi che, aggiunti a quelli già approvati e già giudicati irresponsabili dal personale militare, determinerebbero nei fatti la morte della peculiarità e della specificità della condizione militare, nonchè dei diritti rappresentativi conquistati con sacrificio negli ultimi anni". 

Come dicevo prima nei 150 anni di storia d’Italia non era mai successo che tutti i rappresentanti delle forze dell’ordine insieme protestassero così vibratamente e il Cocer Carabinieri rincara la dose e il primo a raccogliere l’invito a dimettersi è La Russa, anche se non viene mai nominato :

"Il governo taglia sulla sicurezza, ma non si dimentica di finanziare la festa delle Forze Armate del prossimo 4 novembre. È questo - continua - un governo impegnato a salvaguardare l'apparenza più che la sostanza: si sa, le foto ricordo durante queste manifestazioni possono valere più di cento parole, facendo percepire agli ignari cittadini una vicinanza al comparto sicurezza e difesa, di fatto inesistente! Con i tagli alle spese dell'ordine e sicurezza pubblica, il governo ha infatti dimostrato tutti i limiti della sua azione. Alla nostra classe politica non interessa che durante questi servizi il Carabiniere il più delle volte non mangi, oppure lavori dodici ore continuative senza percepire straordinario e in condizioni a dir poco aberranti come ampiamente hanno dimostrato le immagini dei violenti scontri di piazza. A loro interessa solo tagliare le spese per questi servizi. Siamo nel pieno ciclone alimentato da una classe politica che pensa più che a salvaguardare, ad aumentare i propri privilegi. Ci chiediamo quali spese verranno tolte dal bilancio statale, visto che siamo già altamente maltrattati".

E dopo, senza tanti giri di parole, la rappresentanza sindacale attacca il Governo:

”I Carabinieri sono stanchi di sottacere e di subire le imposizioni di un governo che continua imperterrito a penalizzarli economicamente per giustificare i propri sprechi (auto blu con scorta, autisti/maggiordomi, segretari, vigilanze) e che continua a chieder loro sacrifici economici. Oggi abbiamo un dato di fatto oggettivo: la sicurezza per l'italiano è gravemente compromessa. Garantire sicurezza, per i Carabinieri vuol dire lavorare gratis, per i nostri amabili parlamentari vuol dire aumento di servizi di esclusiva utilità gratuiti perché pagati con i sacrifici dei cittadini tutti e con i tagli ai servitori dello Stato garanti dell'ordine e della sicurezza pubblica”
E a questo punto anche Berlusconi non viene risparmiato dalle critiche:
”Qualcuno spieghi al presidente del Consiglio il significato dei sacrifici che il Carabiniere fa per garantire la giustizia sociale ed i diritti del cittadino. I Carabinieri rimandano al governo le belle parole ed i ringraziamenti ipocriti.”
Nessuno e dico nessuno poteva immaginare una cosa del genere ,che oltre alla polizia carabinieri e forze armate  tutti e dico tutti protestassero così vibratamente nei confronti di un Governo.

Poi tutte queste notizie sono state oscurate dall’informazione di Regime; la Rai Mediaset e tutti i giornali del Premier ,non parlano di questo, va contro l’etica del pensiero positivo, e per chiudere in bellezza allego il comunicato stampa del Cocer delle forze armate che fa capire in maniera molto chiara quello che pensano i militari dei nostri governanti.

Consiglio centrale di rappresentanza
comparto difesa
comunicato stampa

Cocer: i militari delle forze armate non hanno più fiducia nel governo

Roma, 20 ott. 2011 - I cocer delle forze armate, esercito marina e aeronautica, ritenuta necessaria una sintesi sulla attuale situazione politica giudicano fallimentare la gestione del sistema di difesa del paese da parte del gabinetto dell’on. La Russa e di riflesso del governo Berlusconi auspicandone la caduta.

Infatti, solo in tal modo, si potrà evitare il consolidarsi di ulteriori provvedimenti punitivi che aggiunti a quelli già approvati e già giudicati irresponsabili dal personale militare determinerebbero nei fatti la morte della peculiarità e della specificità della condizione militare, nonché dei diritti rappresentativi conquistati con sacrificio negli ultimi anni e peggio il deterioramento del quadro giuridico ed economico che si ricorda ha costituito in passato non uno status di casta ma la giusta moneta ricompensante gli atti svolti in modo diuturno dai soldati, dai marinai e dagli avieri e che ricomprendono, per memoria della establishment politica e politica militare, gli estremi sacrifici.

La rappresentanza militare, facendosi portavoce di tutte le donne e gli uomini in servizio stanchi di sottacere e di subire imposizioni draconiane, non attenderà fermo ed inerte e non esiterà, sempre nel rispetto della legalità, ad operare le dovute scelte per tutelare compiutamente e in primis la dignità morale, giuridica ed economica dei portatori d’interesse che nonostante tutto indossano la divisa e cantano orgogliosamente l’inno di Mameli.

Riteniamo sia necessario una conferenza stampa che, attraverso un confronto in pubblico anche utilizzando i media televisivi al governo piu’ consoni, i cittadini italiani siano informati delle implicazioni che i prefigurati tagli produrranno in termini di sicurezza interna ed esterna del paese sia sugli operatori che su i cittadini stessi ove cio’ non avvenga in tempi brevi si provvederà in proprio.



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mercoledì 11 aprile 2012

QUANDO PRESIEDERA' ROSY MAURO IDV USCIRA' DALL'AULA




 QUANDO PRESIEDERA' ROSY MAURO IDV USCIRA' DALL'AULA

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Bagarre al Senato durante la votazione degli emendamenti al ddl Gelmini sulla riforma dell'Università. Secondo Pd e Idv alcune norme della legge sono in contraddizione fra loro e chiedono di fermare i lavori, ma la vicepresidente di turno del Senato Rosy Mauro, della Lega, dà comunque il via alle votazioni. Partono le rimostranze dell'opposizione, ma la vicepresidente continua imperterrita dando vita a una votazione convulsa. Fra gli emendamenti approvati anche uno del Pd. Il presidente del Senato Schifani ha stabilito che si dovrà ripetere la votazione.

 Fermatela!!! La Presidente di turno al Senato della Repubblica, Rosa Angela Mauro della Lega Nord, inizia a mettere in votazione una serie di emendamenti come una cavalla impazzita.


QUANDO PRESIEDERA' ROSY MAURO IDV USCIRA' DALL'AULA

"Ogni volta che Rosy Mauro presiederà l'assemblea di Palazzo Madama il gruppo dell'Italia dei Valori uscirà dall'Aula, come abbiamo già anticipato al Presidente del Senato". Lo ha detto il presidente dei senatori dell'Italia dei Valori, Felice Belisario. "Ci aspettavamo un gesto di dignità per la salvaguardia delle istituzioni ma, evidentemente, alla senatrice Mauro manca la sensibilità per compiere un passo del genere. Si tratta di un comportamento arrogante e intollerabile per un cittadino comune, figurarsi per chi siede sulla poltrona della seconda carica dello Stato. Le istituzioni non possono essere calpestate in questo modo. Col, degrado interno ai partiti, con la malversazione dei soldi del finanziamento pubblico, con l'idea della classe politica di essere impunita e al di sopra della legge, come si può pensare - conclude Belisario - che i cittadini possano recuperare rispetto e fiducia nei partiti e nelle istituzioni?"



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giovedì 23 febbraio 2012

CONTRO LE DIMISSIONI IN BIANCO , FIRMA



188 FIRME PER LA LEGGE 188

CONTRO LE DIMISSIONI IN BIANCO

Siamo 188 donne autorevoli e determinate a difendere la dignità e l'autonomia femminile. Stiamo infatti chiedendo alla Ministra del Lavoro e delle Pari Opportunità Elsa Fornero di ripristinare la legge 188 del 2007 che impediva la pratica delle finte dimissioni volontarie, le dimissioni “in bianco”, fatte firmare al momento dell'assunzione per essere utilizzate quando quel lavoratore avrà una lunga malattia, quella lavoratrice si sposerà o all'inizio di una gravidanza. È una pratica che colpisce soprattutto le giovani donne e che si può considerare, in termini generali, un abuso contro lo Stato di diritto.
Ci teniamo a ricordare tre cose: 1) la legge non rappresenta un onere economico per la collettività e può essere applicata, utilizzando le tecnologie informatiche, con procedure semplicissime; 2) la legge fu approvata da un arco ampio di forze politiche ma subito abrogata dal governo Berlusconi nel maggio 2008; 3) proseguire nell'assenza di una norma può spingere i datori di lavoro più spregiudicati a perseverare nell'ingiustizia.

Le 14 donne promotrici:

Roberta Agostini
Ritanna Armeni
Giovanna Casadio
Titti Di Salvo
Mariella Gramaglia
Raffaella Lamberti
Maria Pia Mannino
Marisa Nicchi
Liliana Ocmin
Anna Rea
Serena Sorrentino
Soana Tortora
Sara Ventroni

Le prime 188 adesioni:

Addis Elisabetta
Amici Sesa
Agnese Maria Luisa
Annunziata Lucia
Allegrini Roberta
Allegro Donatella
Azzaro Angela
Avallone Silvia
Avvisati Monica
Bandettini Anna
Bandoli Fulvia
Baronti Mara
Benini Annalena
Berlinguer Bianca
Bernardini Anna Maria De Pace
Bettio Francesca
Bianchi Stella
Biasini Cristina
Bindi Rosi
Baronti Mara
Bocchetti Alessandra
Boccia Maria Luisa
Bompiani Ginevra
Bongiorno Giulia
Brancaccio Stefania
Bresci marcella
Buffo Gloria
Calipari Rosa
Campari Maria Grazia
Canta Donata
Carlini Roberta
Cantarella Eva
Cantone Carla
Carabetta Anna
Cavani Liliana
Cerutti Monica
Cherubini Elena
Codrignani Giancarla
Comencini Cristina
Comencini Francesca
Conti Claudia
Corsi Marcella
Costa Lella
Costa Silvia
Costantino Celeste
Cremonesi Chiara
Crispino Anna Maria
Crogi Stefania
Della Valle Valeria
Dell’Oste Grazia
De Petris Loredana
De Rossi Orsetta
De Sio Teresa
Deiana Elettra
De Felice Alfonsina
Dettori Rossana
D'Elia Cecilia
Dentico Nicoletta
Degl'Innocenti Silvia
Del Rio Cinzia
Diemoz Marcella
Donattini Caterina
Ducrot Isabella
Fadel Sabina
Faralli Carla
Fattorini Emma
Fedeli Valeria
Felice Angela
Ferrarese Laura
Finocchiaro Anna
Fiorentini Lea
Fossati Franca
Francescato Grazia
Furlan Anna Maria
Garofalo Nora
Galeotto Giulia
Ghisani Lia
Giorgio Santina
Giuliani Fabrizia
Guerra Elda
Guido Cinzia
Guelfa Vera
Izzo Francesca
Koch Francesca
Kusterman Alessandra
La Monica Vera
Lazzarini Clara
La Torre Cathy
Leone Betti
Lepetit Laura
Lubich Annalisa
Lucci Carmela
Maddalena Crippa
Maggio Mariella
Mancina Claudia
Mancuso Alessandra
Mancuso Mascia
Mandracchia Manuela
Marchini Simona
Marini Katiuscia
Martini Carla
Melandri Giovanna
Melandri Lea
Miccolis Lucia
Minielli Erminia
Minuz Fernanda
Modugno Ludovica
Molfino Francesca
Morelli Fiorella
Mulas Maria
Murgia Michela
Musi Mascia
Napoli Angela
Napolitano Pasqualina
Nuzzo Pina
Occhio Luciana
Palmieri Laura
Palombelli Barbara
Panarello Melissa
Parente Annamaria
Pericoli Maria Delia
Perina Flavia
Persichetti Donatina
Petraglia Alessia
Piccinini Morena
Piccolotti Betta
Pizzolante Maria Pia
Petrignani Sanra
Perricone Rosa Maria
Poggi Daniela
Pollastrini Barbara
Ponticelli Maria Pia
Porto Franca
Presbitero Fiorenza
Presbitero Patrizia
Puglisi Francesca
Ragonese Isabella
Ranghelli Agnese
Rampello Lilli
Rangeri Norma
Raso Rosetta
Ravera Lidia
Ricci Elena Sofia
Rinaldi Corinna
Rinaldi Rosi
Riuscito Rosanna
Ripa di Meana Gabriella
Rizzitelli Luisa
Rocca Stefania
Rodano Giulia
Romano Anna Maria
Romualdi Vaccari Marina
Rosanna Rosi
Rosselli Annalisa
Sabatini Linda Laura
Saraceno Chiara
Sampietro Tiziana
Sapegno Serena
Sapegno Annalisa
Sarasini Bia
Sarchi Alessandra
Savino Lunetta
Scaraffia Lucetta
Scarponi Stefania
Sereni Marina
Simonazzi Anna Maria
Simonelli Viviana
Simonutti Luisa
Sabatino Sofia
Sentinelli Patrizia
Sestito Marisa
Siniscalchi Sabina
Sofri Stella
Sorrentino Serena
Susani Carola
Taddei Loredana
Tartaglione Rosa Tea
Tavaglini Anna Maria
Terragni Marina
Tialicos Nicoletta
Todros Tullia
Tola Vittoria
Toppetta Diana
Torrani Benedetta
Trizio Mena
Trovo' Anna
Turci Paola
Turco Livia
Vaccari Marzia
Valentini Chiara
Valvo Anna Lucia
Ventura Giovanna
Veronesi Paola
Villa Paola
Zamboni Silvia
Zanotti Katia
Zanotti Vania
Zappa Mulas Patrizia

I firmatari

PER FIRMARE KLIKKA QUI'


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giovedì 19 gennaio 2012

Formigoni dimissioni e subito al voto


Formigoni dimissioni e subito al voto


 Nicoli Cristiani sorpreso con la mazzetta in casa per una vicenda legata a cave di amianto e a pezzi di autostrada costruiti con rifiuti proibiti. Per arrivare a Nicole Minetti indagata per induzione alla prostituzione, senza dimenticare le pericolose commistioni nel crack del San Raffaele.
L’ultimo caso dell’ex assessore, membro dell’ufficio di presidenza Massimo Ponzoni, arrestato per bancarotta, corruzione, concussione e finanziamento illecito è la goccia che fa traboccare il vaso. Sullo sfondo legami con la criminalità organizzata, la ‘ndrangheta del nord.
LeG chiede nuovamente, con forza, che si torni alle elezioni, per ridare la parola ai cittadini. Formigoni non può continuare a trincerarsi dietro il “Io non sapevo” gridando al complotto politico. Lui è il responsabile della regione Lombardia e di tutta la ciurma. Si assuma le sue responsabilità invece di cercare una penosa via d’uscita sulla scialuppa di salvataggio.
Twitter #formigonidimettiti



Ti chiediamo di firmare il nostro appello


http://www.libertaegiustizia.it/2012/01/18/formigoni-dimissioni-e-subito-al-voto/

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“Alle elezioni regionali del 2015, non mi ricandiderò:  sono al 16esimo anno, completerò questa legislatura e poi ragioneremo insieme se ci saranno altri incarichi. Sono a disposizione del mio partito”. E’ quanto ha detto stamani il presidente della Regione Lombardia Formigoni. “Sono molto soddisfatto di quello che ho potuto fare in questi anni – ha aggiunto – cioè modernizzare la Lombardia e di portarla al livello dei migliori Stati europei. Non ambisco ad altro”. Il Governatore ha anche detto che è stato un errore ricandidare Nicoli Cristiani e Ponzoni, coinvolti nelle inchieste per corruzione.

L’INCHIESTA SU PONZONI. Libri e abiti pesanti. Sono queste le prime richieste dal carcere dell’ex assessore regionale lombardo del Pdl Massimo Ponzoni, che martedì mattina si è costituito in seguito all’ordinanza del gip di Monza Maria Rosaria Correra nell’ambito di un’inchiesta per corruzione, concussione e bancarotta nata dal crac della società Il Pellicano. L’ex coordinatore locale del Pdl è «provato, ma sereno e combattivo», così lo descrivono i suoi avvocati Sergio Spagnolo e Luca Ricci che gli hanno fatto visita e ai quali ha chiesto degli abiti pesanti perché ha freddo. Ha anche chiesto dei libri.
L’ex assessore è molto vicino a Roberto Formigoni, il governatore della Regione più importante d’Italia del quale i mantovani non dimenticano una frase pronunciata nel 2010 quando il Comune passò al centrodestra dopo 65 anni di amministrazioni di centrosinistra: “Bentornati in Lombardia”.
Ponzoni è pronto a rispondere alle domande del giudice che domani mattina lo interrogherà. Intanto il giudice Correra ha interrogato le altre quattro persone arrestate lunedì su richiesta dei pm Walter Mapelli, Giordano Baggio e Donata Costa. In mattinata è stato sentito Antonino Brambilla, vice presidente e assessore della Provincia di Monza e Brianza (cariche da cui si è dimesso) che si è difeso dalle accuse contestate. Ha poi risposto alle domande del gip anche l’imprenditore bergamasco Filippo Duzioni, i cui legami con il mondo politico, oltre che imprenditoriale, non lo relegano a «un piano subordinato rispetto a Ponzoni. Anzi», si legge nelle carte.
Proprio l’imprenditore, come scritto nell’ ordinanza, «nella prospettiva di una mancata rielezione di Ponzoni, si attivava presso i vertici del Pdl per sponsorizzare il nome di un candidato sostituto, a conferma dell’assoluta fungibilità dei politici asserviti ai suoi interessi». Tra le duecento pagine del provvedimento il gip trova anche spazio per ricordare che Duzioni «è evasore totale quantomeno dal 2004».
500MILA EURO NASCOSTI NELLE TUBATURE. Sono stati ascoltati Franco Riva ex sindaco e assessore all’urbanistica del Comune di Giussano, e l’ex assessore della provincia di Monza e Brianza Rosario Perri, entrambi ai domiciliari. Proprio l’influenza di Perri, osserva il giudice Correra, «non discende certo dalla carica di direttore dell’ufficio tecnico di Desio ricoperta per lungo tempo, ma dai discoperti contatti con esponenti del clan Moscato» il quale, nel 2005, avrebbe convogliato voti anche su Ponzoni. Il magistrato richiama poi i 500mila euro in contanti che nell’aprile del 2009 sarebbero stati nascosti nelle tubature della sua abitazione. A fare menzione del denaro sarebbe stato lo stesso Perri, intercettato nell’ambito dell’inchiesta allora condotta dalla Dda milanese. Perri faceva riferimento anche a un conto cifrato in Svizzera.
Il sospetto è che quella somma sia stata costituita, almeno in parte, con l’illecita contropartita riconosciuta a Perri (dallo stesso Ponzoni o da Ponzoni e taluno degli altri soggetti beneficiati) per gli atti contrari mantenuti in relazione al PGT di Desio appena licenziato. Il magistrato sottolinea la «prossimità temporale» tra la detenzione illecita e gli atti amministrativi trattati. Siamo nel 2009. Proprio alla fine di quell’anno nell’ambito dell’ inchiesta sul fallimento della società Il Pellicano, nel corso di una perquisizione, veniva trovata dagli inquirenti la lettera-testamento di Sergio Pennati, l’ex socio e uomo di fiducia di Ponzoni, in cui il ragioniere metteva nero su bianco le «malefatte» dell’ex assessore regionale lombardo del Pdl.
LEGATO ALLA ‘NDRANGHETA. Ponzoni si è dimesso dalla carica di segretario della Presidenza del Consiglio della Regione Lombardia. Dall’ordinanza del gip, emergono nuovi particolari di quel «radicato e diffuso sistema di illegalità – si legge nell’ordinanza – che presenta, come dato comune, l’asservimento della funzione pubblica all’ interesse privato». Un «contesto affaristico» non solo fatto, secondo la ricostruzione di presunte mazzette,«voti comprati», appoggi per scalate all’interno delle amministrazioni locali in cambio di interventi sui piani di governo del territorio, ma anche legato con un filo alla ’ndrangheta e che ha portato a iscrivere nel registro degli indagati, accanto a Ponzoni, oltre venti persone, tra suoi parenti, imprenditori, commercialisti e pubblici ufficiali.
LA SQUADRA. Tra i particolari rilevati dal giudice c’è il fatto che Ponzoni, capo di quella «squadra – sono sue parole intercettate – che comincia a funzionare alla grande», sarebbe stato «solo sporadicamente interessato agli impegni istituzionali della carica ricoperta o a riunioni di lavoro». In realtà, annota ancora il giudice, sarebbe stato «completamente assorbito in una molteplicità di affari, principalmente nel campo delle speculazioni immobiliari, ma non solo».
COCAINA E  VIAGGI DEL GOVERNATORE. C’è anche «la sua dedizione al consumo di droga», la «cocaina», a cui si aggiungono i «costi del lusso», è scritto sempre nell’ ordinanza, per cui era necessario «procurarsi liquidità». Necessità, questa, che l’avrebbe portato a commettere «fatti corruttivi», e per la quale sarebbero state «strumentali (…) anche le condotte distrattive poste in essere nella gestione delle società» poi fallite o a lui riconducibili. Società svuotate, per l’accusa, per comprare voti o finanziare la sue campagne elettorali. E poi per pagare «noleggi di barche» e anche «viaggi esotici» al Governatore della Lombardia Roberto Formigoni fino ad arrivare agli oltre 13 mila euro pagati da il Pellicano alla pasticceria Cova di via Montenapoleone, a Milano, o ai 62.400 euro versati a un ’centro studi arredamenti« della Brianza.
L’APPELLO DI LIBERTA’  E GIUSTIZIA.  LeG chiede di nuovo che si torni alle elezioni. Formigoni non può continuare a trincerarsi dietro il “Io non sapevo” gridando al complotto politico. Lui è il responsabile della regione Lombardia e di tutta la ciurma. Si assuma le sue responsabilità invece di cercare una penosa via d’uscita sulla scialuppa di salvataggio.L’appello sta ricevendo migliaia di adesioni. Ecco il testo:
Già nello scorso dicembre Libertà e Giustizia aveva chiesto le dimissioni di Formigoni, della Giunta, del Consiglio a fronte dei gravissimi fatti commessi da esponenti di rilievo. A partire da Filippo Penati che ancora siede nei banchi del consiglio regionale all’ex vice presidente Nicoli Cristiani sorpreso con la mazzetta in casa per una vicenda legata a cave di amianto e a pezzi di autostrada costruiti con rifiuti proibiti. Per arrivare a Nicole Minetti indagata per induzione alla prostituzione, senza dimenticare le pericolose commistioni nel crack del San Raffaele. L’ultimo caso dell’ex assessore, membro dell’ufficio di presidenza, Massimo Ponzoni, arrestato per bancarotta, corruzione, concussione e finanziamento illecito è la goccia che fa traboccare il vaso. Sullo sfondo legami con la criminalità organizzata, la ‘ndrangheta del nord. LeG chiede nuovamente, con forza, che si torni alle elezioni, per ridare la parola ai cittadini. Formigoni non può continuare a trincerarsi dietro il “Io non sapevo” gridando al complotto politico. Lui è il responsabile della regione Lombardia e di tutta la ciurma. Si assuma le sue responsabilità invece di cercare una penosa via d’uscita sulla scialuppa di salvataggio.


leggi anke firme false

http://cipiri.blogspot.com/2011/04/formigoni-chieda-scusa-e-si-dimetta.html


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venerdì 15 aprile 2011

Formigoni chieda scusa e si dimetta


Formigoni chieda scusa e si dimetta

770 FIRME FALSE



Firme false per la lista di Formigoni
sotto inchiesta dieci consiglieri pdl
Nel mirino della Procura milanese 700 nomi utilizzati per sostenere il listino del governatore

Firme false per la lista di Formigoni sotto inchiesta dieci consiglieri pdl Il governatore Roberto Formigoni


Circa 770 firme che sono servite a presentare la lista 'Per la Lombardia' di Roberto Formigoni, che ha partecipato alle elezioni regionali lombarde del marzo dello scorso anno, "sono palesemente false". La Procura di Milano è certa di aver acquisito, dopo mesi di indagini nate anche a seguito di un esposto dei Radicali, la "prova granitica" dei falsi. Anche per molte firme della lista del Pdl relativa alla circoscrizione provinciale milanese.




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Incontro con i giornalisti di Marco Cappato sulla vicenda dei tradimenti istituzionali della legalità in Italia e in Lombardia



Dichiarazione di Marco Cappato, capolista della Lista Bonino-Pannella a Milano

L'indagine della Procura di Milano ha fatto emergere una quantità di falsi molto superiore a quella che avevamo trovato con i nostri mezzi.
Si tratta di una truffa elettorale realizzata attraverso un'attività di falsificazione massiccia che non può che configurare il reato di associazione per delinquere contro i diritti civili e politici dei cittadini: un'associazione per delinquere che è stata coordinata da un responsabile che spetterà alla magistratura individuare, senza limitarsi agli esecutori materiali.
Sempre sul piano formale e giudiziario, è ora doveroso che la giustizia amministrativa prenda atto dell'inesistenza delle firme valide per la presentazione del listino Formigoni e riconosca il diritto dei cittadini lombardi ad elezioni legali.

Al di là delle responsabilità giudiziarie, non c'è invece alcun dubbio su chi sia l'unico vero responsabile politico della truffa: il Presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni, il quale, se anche fosse stato estraneo (come gli auguro) alla programmazione e realizzazione della truffa, se ne è però assunto tutta la paternità politica quando ha diffamato noi della Lista Bonino-Pannella, accusandoci di aver manomesso i suoi moduli, e quando ha per 14 mesi rifiutato di collaborare all'accertamento della verità.

Il Presidente della Regione Lombardia ha mentito sapendo di mentire. Per questo, per la parola tradita prima ancora che per il tipo di coinvolgimento -attivo o omissivo- nell'associazione a delinquere della truffa realizzata, il Presidente Formigoni si deve ora dimettere. L'alternativa sarebbe per lui di sperare nei tempi della malagiustizia italiana e nelle prescrizioni modello "Oil for food". Una speranza "da disperato", come lui stesso si definì un anno fa.

Parleremo dei prossimi passaggi politici e giudiziari domani, alle ore 15, presso lo studio Viola in via Mozart 9 a Milano, subito dopo aver consegnato le firme per la presentazione della Lista Bonino-Pannella alle elezioni comunali di Milano
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“Intanto, lo querelo. E pubblichiamo altri moduli. Ne servono altri? Il Presidente Formigoni ci ha accusato di dire falsità. Ora, delle due l’una: o le firme sono vere, e io sono un bugiardo. Oppure le firme sono false, e le parole di Formigoni pure. A questo punto credo di avere diritto, e soprattutto credo l’abbiano i cittadini lombardi, ad ottenere un pubblico contraddittorio, dove la nostra parola si possa confrontare, le nostre “verità” possano essere vagliate dall’opinione pubblica. Lo chiedo a Formigoni, e lo chiedo ai gestori dei programmi di approfondimento delle reti pubbliche e private, nazionali e locali.
Nel frattempo, per aiutare un confronto basato sui fatti, rendiamo pubblici altri tre moduli esemplificativi della raccolta firme per Formigoni Presidente. Voglio ricordare che io sono stato escluso dalla competizione lombarda (e con me Emma Bonino capolista) proprio perche’ non avevo le firme minime sufficienti. A farne di false ci saremmo riusciti anche noi. Forse è tempo che il Presidente Formigoni chieda scusa e si dimetta, prima che siano accertati altri tipi di responsabilità. Se servono altri moduli, perchè non dica più che le nostre sono falsità, vorrà dire che ne pubblicheremo altri”.


A QUESTO LINK E’ POSSIBILE SCARICARE ALTRI TRE MODULI DOVE PER TUTTI I
SOTTOSCRITTORI HA FIRMATO UN’UNICA PERSONA



Dichiarazione di Marco Cappato, Radicali italiani, Lista Bonino-Pannella
Milano 6 Ottobre 2010


Cappato: almeno 374 firme sul listino regionale di Formigoni sono false. Chiediamo le dimissioni e elezioni legali





Sono più di quante siano necessarie per invalidare le elezioni regionali.
Chiediamo nuove elezioni (legali) e le dimissioni del Presidente della Regione Lombardia.
Scarica e guarda uno dei moduli firmato dalla stessa mano, con l'eccezione della prima firma.
Da una valutazione realizzata da parte di un perito accreditato presso il Tribunale di Milano sulle fotocopie delle firme apposte sul Listino regionale “per la Lombardia” del candidato Presidente Roberto Formigoni emerge che almeno 374 firme - sulle 3628 presentate in base al conteggio dell’Ufficio elettorale costituito presso la Corte d’appello di Milano- sono false, cioe’ apposte dalle stessi mani (in numeri variabili da poche unità a diverse decine).

Tale conteggio e’ un conteggio minimo e del tutto prudenziale. Per ogni gruppo di firme apposte dalla stessa mano si e’ infatti calcolato che una delle firme sia stata validamente apposta da uno dei “firmatari”, il che sarebbe da accertare. Sono state altresi’ escluse dal conteggio le firme per le quali la fotocopia non e’ sufficiente a stabilire con certezza la falsita’. Sono state infine prudenzialmente escluse dal conteggio delle firme non plausibili (ad esempio grafie di persone giovani attribuite a persone molto anziane), anch’esse da sottoporre ad ulteriore accertamento.

Firme false formigoni

Essendo stabilito dalla legge in 3.500 il numero minimo di firme da apporre al Listino Regionale a sostegno del candidato Presidente, la prova della falsita’ di almeno 374 firme fa scendere ben al di sotto della soglia minima le firme valide depositate da Roberto Formigoni. Richiamando il precedente della sentenza n.3212/2001 concernente la regione Molise, nella quale il Consiglio di Stato aveva dichiarato l'invalidità della competizione elettorale stabilendo conseguentemente l'obbligo della sua rinnovazione sul presupposto dell'illegittimità dell'ammissione alla consultazione elettorale di una lista, si puo’ in questo caso certamente affermare che, data l’illegittimita’ non solo di una lista ma del listino Regionale vincente e dunque di tutte le Liste ad esso collegate, la competizione elettorale e’ invalida e va ripetuta.

Se dal piano formale ci spostiamo su quello politico, la responsabilità del Presidente Formigoni è della massima gravita’, in quanto sotto il suo nome e la lista di candidati da lui prescelta, e grazie ad autentiche falsamente apposte da suoi colleghi di partito (alcuni dei quali rivestono incarichi importanti quali quelli di Consigliere Provinciale), sono stati realizzati reati gravi che hanno falsato completamente il procedimento elettorale. Il Presidente della Lombardia ha perciò agito consapevolmente per coprire la verità (della quale non poteva non essere a conoscenza almeno dopo l'esplosione dello "scandalo firme"), proprio nei giorni in cui si attivava presso i conoscenti della cosiddetta "P3" (stando alle intercettazioni pubblicate) e accusava noi Radicali di aver manomesso i moduli.

Per questa ragione come Radicali chiediamo al Presidente della Regione Lombardia di dimettersi senza indugio per aver mancato la parola data (disse che si sarebbe battuto per accertare la verità su tutte le liste) e per avere collaborato a tenere nascosta la verità su dei reati. Con le sue dimissioni potrà consentire finalmente ai cittadini lombardi di veder rispettato il loro diritto a elezioni legali.
Dichiarazione di Marco Cappato (Radicali italiani - Lista Bonino Pannella)

Formigoni lasci perdere il suo tono da lesa maestà e la sua impudente, quanto imprudente, chiamata in causa della volontà popolare. Purtroppo per lui in democrazia ci sono delle regole e in paesi dove lo stato di diritto non è ancora ridotto a putrescenza chi non le rispetta abitualmente ne paga le conseguenze. Quanto alla forma, non abbiamo chiesto una perizia calligrafica al primo che passa ma ad un esperto riconosciuto dal Tribunale di Milano. Suggerirei dunque a Formigoni di usare un po' di cautela nel difendere la veridicità di quelle firme. Le pubblicheremo interamente, e lui avrà tutta la libertà di chiedere contro-perizie. Ma francamente riteniamo che gli elettori lombardi possano farsi un'idea da soli visitando i siti che hanno pubblicato un campione dei moduli compilati: anche ad occhi inesperti la falsificazione è più che evidente.
Dichiarazione di Emma Bonino, vice presidente del Senato


http://www.radicali.it/




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