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lunedì 17 febbraio 2020

Consumo di Cocaina, Italia primo paese in Europa e terzo al mondo

Consumo di Cocaina, Italia primo paese in Europa e terzo al mondo


Secondo il Global Drug Survey , in rapporto alla popolazione l’Italia è il paese che più fa consumo di cocaina in Europa mentre nel mondo ci battono in questa
 poco gratificante classifica solo Stati Uniti e Canada.


Un fiume di cocaina sta invadendo l’Europa, con l’Italia al primo posto nel Vecchio Continente per il consumo in rapporto alla popolazione e al centro anche dei traffici
 per lo smercio delle sostanze stupefacenti.

Questo è quanto emerge dal rapporto 2018 del Global Drug Survey, una delle più importanti compagnie di studi di ricerca nel settore della droga e dell’alcool con sede a Londra. Dalle loro pubblicazioni esce fuori un quadro molto preoccupante per il nostro Paese.

Nel mondo infatti soltanto negli Stati Uniti e in Canada si farebbe in proporzione più consumo di cocaina, con l’Italia quindi che sarebbe la prima nazione
 in questa speciale classifica per quanto riguarda l’Europa.

In Italia cresce il consumo di cocaina
Ogni anno in tutto il mondo vengono prodotti circa 2.000 tonnellate di cocaina. Di queste, 700 tonnellate sono destinate al mercato europeo mentre il restante va quasi tutto a finire in quello nordamericano con gli Usa in testa.

L’Italia oltre al gran consumo gioca un ruolo centrale anche dal punto di vista del narcotraffico. Da gennaio a ottobre 2019 nel Bel Paese sono stati finora sequestrate oltre 5 tonnellate di cocaina, quasi il triplo in più rispetto all’interno 2018.

A riguardo da record è stato il sequestro effettuato a Genova lo scorso gennaio, quando le Forze dell’Ordine hanno intercettato ben 2 tonnellate di cocaina per quella che è stata l’operazione maggiore a livello di quantitativo degli ultimi decenni.

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La droga nel nostro Paese arriva soprattutto via mare attraverso i principali porti nostrani, come quello di Gioia Tauro, con le varie organizzazioni criminali che poi si occupano della loro distribuzione per un giro d’affari milionario.
Per capire quanto sia in aumento l’uso delle sostanze stupefacenti in Italia, il rapporto questa volta 2019 del Global Drug Survey indica nel 43,8% la popolazione italiana che nell’ultimo anno ha anche solo una volta fatto uso di droga.


Una percentuale più che allarmante, visto che è la terza più alta al mondo dopo Australia (51,1%) e Danimarca (50,5%) e poco meno del doppio rispetto a quella che è la media mondiale (23,7%).


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martedì 10 maggio 2016

Cocaina da Roba per Ricchi a Sballo di Massa


La ‘ndrangheta ha trasformato la cocaina da droga per ricchi a sballo di massa

Il fiume di cocaina che segna il perimetro dell’omicidio di Luca Varani, della violenza fredda e paranoide di Marco Prato e Manuel Foffo costituendone il presupposto, alimenta le voglie e le ossessioni quotidiane di tre milioni di italiani e ne scatena l’aggressività nelle strade e nelle case, esondando dai suoi argini da Milano a Roma, da Bologna a Siena, da Napoli a Palermo, per ritrovare la sua fonte rigeneratrice nella Locride e consegnare alle cosche calabresi un tesoro da trenta miliardi l’anno. È quello che il magistrato Nicola Gratteri definisce 
«il più grande affare nella storia della ‘ndrangheta».  

Tutto comincia e finisce in questa striscia di terra incantata tra lo Ionio e il Tirreno, dove la natura vince, l’uomo perde, lo Stato è ridotto a comparsa e le regole non valgono. A meno che non siano quelle delle famiglie mafiose, confuse da tempo con la buona borghesia cittadina e ormai composte da avvocati, notai, imprenditori e commercialisti. È la ‘ndrangheta con le scarpe lucide, quella che, per chiudere il cerchio, si è alleata anche con la massoneria. «Migliaia di uomini e donne che mangiano negli stessi ristoranti, dividono gli stessi affari e gli stessi discorsi, gli stessi teatri e le stesse parrocchie delle famiglie perbene, rendendo sempre più difficile la possibilità di distinguere il bene dal male. Solo una cosa è certa nel reggino: nulla è possibile senza che la ‘ndrangheta abbia dato il suo benestare», dice il procuratore capo della Repubblica Federico Cafiero de Raho.
 E mentre parla sembra appesantito. 

Come se avesse guardato una cosa nera e lontana e all’improvviso fosse stato costretto a ingoiarla.  
 «La scorsa settimana abbiamo arrestato i vertici del sistema Reggio a cominciare dall’avvocato Giorgio De Stefano, dimostrando una volta di più che in questa provincia la ‘ndrangheta non è presente solo nei grandi appalti, ma costringe le persone a piegarsi ai propri voleri anche per le singole ristrutturazioni casalinghe. Devi cambiare gli infissi? In quella via c’è la nostra azienda. Alberghi, ristoranti, negozi, nulla sfugge. E nessuno può crescere in un sistema in cui molti imprenditori vanno a cercare le famiglie prima che le famiglie cerchino loro. Chi può manda i figli a studiare altrove. Chi non può si adegua. La paura ha spinto tanti ad arrendersi. Eppure noi siamo qui. E qualcosa piano piano si muove». Ma come lo Stato si muove la ’ndrangheta reagisce. Come in questi giorni. Colpi d’arma da fuoco, minacce fisiche, auto in fiamme e biglietti intimidatori che contengono un ultimo avviso. «Viri chi porci campanu pocu». 
Vedi che i maiali hanno vita breve  
Per combattere le organizzazioni mafiose il governo investe due miliardi e mezzo l’anno. La sola 
‘ndrangheta ne fattura 44. La capacita economica delle famiglie è enorme. E il 66% di queste entrate è fatto di cocaina. Tre milioni di italiani comprano, le famiglie prosperano e un pezzo del paese va alla deriva, tanto che Anna Rita Leonardi, giovane dirigente del Pd, è costretta a dire nelle interviste: «Se resto viva una cosa è certa, sono candidata sindaco e porterò Platì alle elezioni». Se resto viva. Platì, come San Luca, dove sono i carabinieri, secondo la procura, «ad essere circondati dalla ‘ndrangheta e non loro a circondare i mafiosi».
 Quanto è alto il prezzo della coca? E chi lo paga veramente? 

Anche la camorra ci si è messa d’impegno, ma nessuno è bravo come i calabresi sul mercato 
internazionale della coca, nessuno conta quanto loro, capaci di stringere rapporti blindati con i 
colombiani, considerati duri quanto i messicani e però più affidabili. «Non amo fare l’elogio della 
criminalità, ma la considerazione internazionale della ‘ndrangheta è legata a due motivi: ha meno 
collaboratori di giustizia ed è solvibile. Paga fino all’ultimo centesimo», dice Gratteri. Così la cocaina, distribuita in ogni angolo d’Europa e del pianeta, arriva in Italia senza soluzione di continuità, passando dall’Africa, dalla Spagna, dalla Francia, dalla Germania, dal Belgio e dall’Olanda e inondando i nostri porti. «Nei primi due mesi del 2016 ne abbiamo sequestrati settecento chili solo a Gioia Tauro», dice Cafiero de Raho.  

Nel porto di Gioia Tauro, il più grande terminal per trasbordo del Mediterraneo, passano tre milioni di container ogni dodici mesi. Controllarli tutti è impossibile ma dentro quei giganteschi parallelepipedi di metallo, assieme alla merce che finisce nelle nostre case, si trovano armi, rifiuti radioattivi e tonnellate di cocaina, che in genere vengono caricate all’insaputa di chi compie il trasporto manomettendo i sigilli dei container. Le cooperative addette allo scarico sono spesso infiltrate dalla ‘ndrangheta, o addirittura sono state fondate dalle famiglie..  
Perché non sciogliete le cooperative e ripartite da zero? «Legalmente non si può. Perché ne prendi due o tre e magari ti dicono che tutti gli altri sono sani. Che fai mandi tutti a casa? Porti via lavoro?», 
risponde Cafiero de Raho. Così polizia, carabinieri e guardia di finanza combattono una guerra che non possono vincere e per ogni container che viene scoperto ce ne sono nove - secondo le dichiarazioni dei pochi collaboratori di giustizia - che passano indenni. «Non c’è nessuna merce al mondo con un rapporto così smisurato tra prezzo di acquisto e prezzo di vendita», ha spiegato il professor Isaia Sales, esperto di criminalità economica.  
Il business mondiale della droga supera i 500 miliardi di dollari e a favorire il giro dei narco-euro sono funzionari di banca, avvocati e broker, perciò, secondo Giuseppe Lombardo, magistrato a Reggio Calabria: «dobbiamo essere consapevoli che contrastare le mafie significa impedire, in un certo senso, che l’economia riparta». È il suo modo per segnalare quello che forse è il punto più controverso del problema: siamo sicuri che l’economia legale riesca a sopravvivere senza quella illegale? E chi si porta dentro questo dubbio ha voglia di mettere la criminalità organizzata con le spalle al muro? «La crescita della criminalità economica non è stata ostacolata dall’economia legale. I soldi della cocaina fanno gola a molti, non soltanto in Italia. Io e il professor Nicaso lo sosteniamo da tempo: è necessaria una azione di contrasto a livello internazionale», chiosa Gratteri. 

Esiste lo spaventoso giro d’affari con le conseguenze fuori controllo sull’organizzazione di regioni come la Calabria e la Campania ed esistono gli effetti che la cocaina, considerata una droga socialmente accettabile, produce sui consumatori. «Io temo che i consumatori di cocaina nel nostro paese superino abbondantemente i tre milioni», dice il colonnello Paolo Iannucci, della direzione centrale dei servizi antidroga. Solo a Roma, nel corso del 2015, sono stati sequestrati 310 chili di polvere bianca e secondo Michele Andreano, legale di Manuel Foffo, il suo cliente «non avrebbe ucciso se non fosse stato un cocainomane». Difficile stabilire se abbia ragione, più facile notare la distanza che corre tra la straordinarietà dell’omicidio Varani e la diffusione «epidemica» - secondo Federico Tonioni, responsabile dell’area dipendenze del policlinico Gemelli - della cocaina. «Una sostanza che in fase acuta produce una sospensione della capacità di fare esami di realtà». Il collega Luigi Janiri, direttore dell’unità di psichiatria del policlinico, racconta che la cocaina «è il più potente antidepressivo che ci sia, ma ha un effetto così forte che non può essere usato come farmaco». La cocaina non solo non cura la depressione ma produce dipendenza, può causare ictus, infarti, crisi epilettiche e certamente moltiplica esponenzialmente l’aggressività. «I cocainomani sviluppano idee paranoidi, diffidenza, ostilità. Immaginano di essere seguiti dalla polizia. O magari spiati dai genitori. Noi li trattiamo come se fossero pazienti psicotici, per esempio bipolari o schizofrenici. E sappiamo bene che una bella responsabilità sui comportamenti antisociali che registriamo per strada sono addebitabili alla cocaina», dice Janiri.  
Mattia F. ha 49 anni ed è cresciuto alla Magliana. Era bambino quando la banda prendeva il controllo 
della Capitale, ma è con loro che è cresciuto e a sedici anni ha cominciato a tirare. Ha continuato fino al 2011 e solo adesso sta finendo il suo ciclo di disintossicazione. «Per la prima volta in vita mia riesco a fare i conti con me stesso. Sto imparando a capire chi sono, che cosa voglio, che cosa è importante per me». Come se avesse sempre vissuto in una dimensione parallela.  

Elegante, i capelli chiari, una faccia da duro buono, 
Nicola ripercorre le curve della sua vita complicata. 


Dà l’impressione di essersi tolto la cravatta un minuto prima, anche se forse non l’ha mai portata e di 
venire da un ambiente più elevato. Un paradosso ambulante. Un padre violento, i primi reati, i lavori per il cinema. «Guadagnavo bene. Anche perché poi integravo andando a lavorare nei locali. Mi alzavo e il mio primo pensiero era la cocaina. Lo stesso che avevo prima di andare a letto. Quando ci andavo. In una sera ero in grado di prenderne anche 25 grammi». I rapporti personali che vanno a pezzi, il bisogno di denaro costante, il consumo che si aggiunge allo spaccio. «Ne avevo quanta ne volevo e la prendevo nei posti giusti. Pura all’83%. Un giorno mi hanno arrestato con sette grammi in tasca. Il giudice mi ha chiesto: dove l’hai presa? A Termini. Quello ha riso: vai in galera, va». Cocaina così pura può arrivare solo dal grossista, ‘ndrangheta o camorra. Nelle dosi standard il grado di purezza può toccare il 15% se sono per le periferie, il 45% se sono per i quartieri bene. E i prezzi possono ballare tra i 15 e i 200 euro. 

«La ‘ndrangheta ha trasformato la cocaina da droga per ricchi a sballo di massa», dice Gratteri. Uno 
sballo perfetto per la modernità. Mattia, che oggi fa l’artigiano, in galera ci è rimasto due anni. E’ uscito e ha ricominciato. «Mi sono rovinato fisicamente. Scatenavo risse con chiunque, ogni motivo era buono per fare a pugni, in strada, nelle discoteche, nei bar». Una donna l’ha spinto a cambiare vita. A scoprire finalmente la sua. «Con lei è finita. Ma oggi so chi sono. E mi piace».

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venerdì 14 marzo 2014

Federica Gagliardi la Dama Bianca di Berlusconi



La signora nella foto è stata fermata in arrivo dal Sudamerica, all’aeroporto di Fiumicino. Nel suo trolley c’erano 24 kg di cocaina. La suddetta , in occasione del G20 del 2010, in Canada, ha rappresentato tutti noi italiani, perché faceva parte della delegazione al seguito del presidente del consiglio Berlusconi, con cui la signora volò a nostre spese, a Toronto, su un aereo di Stato. Mi chiedo: se su un volo di comuni mortali ti porti nel trolley, fra cipria e guêpière, 24 kg di coca, su un volo di Stato con pochi o nulla controlli, quanti ne avrà spacciati ? Trenta quintali di coca suddivisi per trenta cappelliere?

La panterona (all’anagrafe Federica Gagliardi) è stata assunta alla regione Lazio dall’ex governatrice Renata Polverini. A presentarla a Berlusconi fu il consigliere comunale del Pdl Francesco Maria Orsi, poi travolto in un’inchiesta di mazzette, prostitute e, guarda un po’, cocaina. La Gagliardi dichiarò “con quelle cose lì io non c’entro nulla”. La panterona tricolore, infatti, ci rappresentava tutti al “welcome dinner” che apriva i lavori del summit del G20. La chiamavano “la dama bianca” di Berlusconi. Dama bianca come Giulia Occhini, l’amante di Fausto Coppi. Con 24 kg di bianco in più, nel suo trolley di Biancaneve.

Berlusconi torna a tremare. Federica Gagliardi dal carcere: "Conoscerlo è stata la mia rovina". E il nome del Cav torna più volte nella vicenda della Dama Bianca secondo una fonte "grande amica della Pascale". Legami con Lavitola e Tarantini. E i pm di Napoli sono infuriati per la fuga di notizie. "C'è una talpa in procura".

LO SFOGO DELLA DAMA BIANCA - "Conoscere Berlusconi mi ha rovinato la vita". Sono state praticamente le prime parole pronunciate da Federica Gagliardi, in arte la Dama Bianca, dal carcere dove si trova rinchiusa a Civitavecchia in seguito all'arresto per essere stata ritrovata all'aeroporto di Fiumicino con 24 chilogrammi di cocaina nel suo trolley. Secondo alcuni si tratterebbe di un avvertimento al Cavaliere. Se davvero la Gagliardi può mettere nei guai Berlusconi non è dato saperlo, ma di certo dalle parti di Arcore qualche paura è venuta. E sì, perché questa è una storia che può davvero arrivare a sviluppi inaspettati. Tra i tanti personaggi della politica, della finanza e dello spettacolo che starebbero tremando in attesa delle rivelazioni della Dama Bianca ai pm, dando per scontato che arrivino, c'è forse anche Berlusconi. Secondo alcune fonti, infatti, l'inchiesta della Procura di Napoli potrebbe arrivare ad Arcore...

FEDERICA, FRANCESCA E LE NOTTI DI ARCORE - Il legame tra la Gagliardi e Berlusconi potrebbe non essere solo quello professionale che ha condotto la Dama Bianca sui voli del Cav per il Canada o per Panama. C'è chi sostiene che la Gagliardi abbia frequentato Arcore almeno fino all'estate del 2012 e abbia instaurato un ottimo rapporto proprio con Francesca Pascale, la fidanzata del Cavaliere. Secondo il Fatto, un berlusconiano di ferro ostile alla Pascale, avrebbe indicato anche alcuni posti di Roma dove le due sarebbero state viste insieme.

LAVITOLA, GIANPI E SAVIANO - La Gagliardi è stata al seguito del Cavaliere a Panama e in Brasile. Era l'estate del 2010 e quelli erano i paesi, tra gli altri, dove forte era la presenza di Valter Lavitola. Erano i tempi in cui il Cavaliere affittò il castello di Torcrescenza, vicino a Roma, che secondo i pm sarebbe stata teatro di altre notti dal tenore simile a quelle di Arcore. Notti nelle quali avrebbe avuto un ruolo la stessa Gagliardi.

Saviano scrive su Twitter: 
"24 kg di coca nel trolley di Federica Gagliardi. 
I trafficanti usano spesso voli diplomatici. 
I voli di Berlusconi le servivano a questo?".
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- I suoi segreti fanno paura. E intorno al suo nome si fa il vuoto. Se davvero Federica Gagliardi, l'ex dama bianca al seguito di Silvio Berlusconi, fermata giovedì a Fiumicino con 24 chili di cocaina purissima stipati nel suo trolley, è stata reclutata da una rete di trafficanti internazionali, come ritiene la pubblica accusa, aveva tutte le carte in regola per diventare Lady droga. La dama preferita dai narcos, e forse anche da consumatori eccellenti di coca.

I MILLE VOLTI DI FEDERICA

Frequentatrice del mondo dello spettacolo e della finanza, amante della bella vita con puntate costanti tra Ibiza, Saint Tropez, Formentera, in contatto con attrici, soubrette, cantanti, dalla Caprioli alla Mosetti con cui cinguetta continuamente su Twitter (tutti ovviamente estranei all'inchiesta), soprattutto ben introdotta ai piani alti della politica. Colpisce, sempre tra i tweet, l'annuncio che avrebbe partecipato al convegno su usura e crimine tenuto lo scorso giugno alla Scuola superiore di polizia: "Interverrò anche io come esponente di Alleanza democratica", scrive. Prima, c'era stata la stagione delle incredibili missioni internazionali al fianco del Cavaliere, nel 2010 (tappe prima al G8 di Toronto, in Canada, poi a Panama e in Brasile), fino all'amicizia con lo spregiudicato Francesco Maria Orsi, ex fidatissimo consigliere del sindaco di Roma Alemanno, oggi sotto processo per una truffa da un milione e già prosciolto da accuse per festini di droga con prostitute.

LA POSSIBILE SVOLTA

Il nome della Gagliardi ora scotta. "Amici? No mai", dicono tutti quelli che l'hanno frequentata, aiutata a scalare posizioni. Trema la Roma dei salotti, della politica e dello showbiz. Anche perché si apre la settimana che potrebbe essere decisiva per l'inchiesta napoletana che ha portato alla sua cattura. Lei, da una cella di Civitavecchia, inoltrerà nelle prossime ore la richiesta di essere interrogata dal pm, come conferma il suo avvocato Nicola Capozzoli. Filtra poi la notizia che gli indagati sarebbero una decina. Tra loro, la Finanza avrebbe individuato il broker internazionale, mediatore dei mega-acquisti di coca, cui sarebbe molto legata la Gagliardi.

L'OMBRA DI UN GIRO DI ESCORT

Ma chi è l'uomo che rifornisce la Gagliardi? E che rapporto ha con le mafie italiane? La rampante Federica è in uno stato di prostrazione quando racconta la sua versione, dal carcere: "Ero andata in Sudamerica per accompagnare un uomo di affari in viaggio di lavoro. A Caracas ero ospite di ambienti governativi, funzionari di Stato. Ma, prima di lasciare l'albergo, mi è stato detto che avrei dovuto portare dei documenti. Mi sono fidata. Solo a Fiumicino, aperto il trolley, ho capito che l'avevano manomesso". Federica potrà dimostrare, come spiega al suo legale, che è stata vittima di un clamoroso colpo di ignoti trafficanti? Se non fosse così, l'indagata eccellente rischia una condanna pesantissima: oltre dieci anni di carcere. Chissà che non provi a fare mente locale sui suoi ricordi. Intanto, da Napoli, il pm Pierpaolo Filippelli continua a monitorare i clan di camorra, dal cui "ascolto" è nata tutta l'inchiesta. Sullo sfondo potrebbe esserci anche un giro di escort romane. Ambienti attraversati da ragazze pronte a tutto pur di non perdere il loro tenore di vita.

IL MISTER X ALLO SCALO

Una sola certezza, in mano agli inquirenti. "Se una persona sbarca da Caracas e sa di avere 24 chili di cocaina nel trolley, sa anche un'altra cosa: che qualcuno la salverà dai controlli", ragiona una fonte qualificata. Si rafforza l'ipotesi che ci fosse un mister X nello scalo, un uomo che avrebbe subito prelevato il carico o condotto la Gagliardi verso il passaggio "Staff only" che porta direttamente all'uscita dei voli senza passare per i varchi, tantomeno per l'olfatto dei cani antidroga. E chissà se è stata un'altra talpa, o solo la soddisfazione di chi opera sul sequestro choc, a far trapelare la notizia che l'inchiesta-madre è a Napoli. Dettaglio che non doveva uscire: se fosse rimasto segreto, avrebbe regalato più vantaggio agli inquirenti. "C'è stato comunque un danno limitato", fanno sapere dalla procura.

LO SCARICABARILE TRA VIP

Ma com'è possibile che una stagista introdotta nella politica diventi trafficante di coca? Domanda da girare a chi l'avrebbe notata nel comitato elettorale dell'allora candidata Renata Polverini. Molti hanno puntato il dito su Giulio Violati, imprenditore bene (e marito dell'attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta). Ma lui è categorico: "È un'assoluta sciocchezza che sia stato io a portare la Gagliardi nel comitato della Polverini, chiaro? Lo smentisco definitivamente". E allora, chi? "Lei venne presentata alla lista civica "Insieme cambiamo" dall'allora consigliere comunale, con delega all'Ambiente di Roma, Francesco Maria Orsi. Io non so null'altro. E sono stufo di esser tirato in ballo, ho figli che non meritano questi assurdi imbarazzi, come non li merita mia moglie".

IL TRAMITE CON BERLUSCONI

"Repubblica" gira allora la precisazione ad Orsi. Personaggio controverso, secondo molti proprio l'uomo che avrebbe presentato Federica a Berlusconi, il quale aveva apposto la propria firma sui manifesti elettorali di Orsi. Il consigliere finisce nei guai nel 2011: prima un giro di droga e festini con prostitute (posizione poi archiviata), poi l'inchiesta su una colossale truffa da un milione per fantomatiche case mai consegnate agli acquirenti (procedimento per il quale è stato invece rinviato a giudizio). Anche Orsi va su tutte le furie. "Violati dice questo? Uffa, 'sta Gagliardi? Che palle!". Scusi? "Io l'ho incontrata lì al comitato. Non so chi la portò". Eppure si dice che uscivate insieme. "Ma no, c'erano mille persone, quel comitato dietro Piazza del Popolo era un hangar". L'ha rivista poi, Federica? "Non so niente della piega che ha preso la sua vita.


La stupida LEGGE Fini-Giovanardi ha prodotto gli effetti contrari al buon senso, ha riempito le carceri e le comunità di tossicomani e ladri di polli, mentre i grossi se la cantavano e ballavano alla grande e nel Mondo ormai lo sapevano anche i "Sassi" che il proibizionismo è stupido e inutile ... ma noi niente, siamo l'Italia dei meglio, c'è il vaticane et company a tavola ...
l giro di vite proi­bi­zio­ni­sta por­tato avanti dal 2006 sem­bra solo aver pro­dotto bene­fici ai bilanci dei trafficanti.
L’arresto lo scorso marzo della ’dama bianca’ Fede­rica Gagliardi aveva aperto uno squar­cio sul giro di droga che dal Suda­me­rica arri­vava in Ita­lia attra­verso i voli per Fiu­mi­cino e, via nave, al porto di Salerno. 
Ieri 28 arre­sti hanno chiuso l’inchiesta sul traf­fico di cocaina e hashish dal Vene­zuela orga­niz­zato dal cam­pano Pasquale Fio­rente e dal fra­tello Ales­san­dro. 
Tra i cor­rieri uti­liz­zati pro­prio Fede­rica Gagliardi, cioè la donna vestita di bianco foto­gra­fata dai papa­razzi men­tre nel 2010 sbar­cava a Panama con il pre­mier Sil­vio Ber­lu­sconi su un volo di stato insieme a Val­ter Lavi­tola. 
Nel 2006 e 2007 aveva lavo­rato nell’assessorato al Com­mer­cio del comune di Roma, cono­sciuta negli ambienti poli­tici di destra visto che aveva fatto parte del comi­tato elet­to­rale di Renata Pol­ve­rini e aveva anche rico­perto il ruolo di capo della segre­te­ria del segre­ta­rio gene­rale del Lazio.
I pm di Napoli, Fran­ce­sco Greco e Pier­paolo Filip­pelli, hanno con­te­stato a tutti gli inda­gati l’accusa di traf­fico inter­na­zio­nale di stu­pe­fa­centi. Base ope­ra­tiva nella pro­vin­cia di Napoli e luo­ghi di spac­cio in pro­vin­cia di Roma, Monza, Salerno, Mace­rata e Vicenza, appoggi in Spa­gna, Olanda e Colom­bia. Gli sbar­chi avve­ni­vano con la com­pli­cità di alcuni espo­nenti della Pola­ria di Fiu­mi­cino e di alcuni dipen­denti di una ditta di puli­zie, non­ché di un dipen­dente di una società di movi­men­ta­zione con­tai­ner nel porto di Salerno. 
Tra il 2012 e lo scorso anno, oltre al seque­stro dei 23 chili di coca nel trol­ley della Gagliardi, sono stati sot­tratti alla banda 1,5 chili di coca all’aeroporto di Milano, 34 chili di pol­vere bianca ancora a Fiu­mi­cino, 19 chili di coca a Capo­di­chino. 
Nel 2006 era entrata in vigore la legge Fini – Gio­va­nardi, con l’equiparazione di dro­ghe leg­gere e pesanti, così men­tre le car­ceri si riem­pi­vano fino all’invivibile, costrin­gendo l’Unione euro­pea a mul­tare l’Italia per la con­di­zione disu­mana dei cen­tri deten­tivi, i traf­fici di stu­pe­fa­centi cre­sce­vano vor­ti­co­sa­mente, tanto che seque­stri ingen­tis­simi erano con­si­de­rati dal car­tello dei fra­telli Filip­pelli come un sem­plice intral­cio. 
Fede­rica Gagliardi era stata con­tat­tata attra­verso un’agenzia di modelle di Roma, con­si­de­rata un volto famoso non­ché coperta da ami­ci­zie influenti, le stesse che aval­la­vano giri di vite sulle dro­ghe, e per que­sto per­fetta come corriere.

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martedì 3 aprile 2012

IL TROTA : Cocaina, escort e festini


 IL TROTA : Cocaina, escort e festini


Cocaina, escort e festini: le amicizie pericolose di Bossi jr "il trota"


Un'amicizia "spericolata" rischia di portare nei guai giudiziari Renzo Bossi, figlio del leader della Lega. Il legame è quello con Alessandro Uggeri, fidanzato dell'assessore regionale Monica Rizzi, la cosiddetta "badante del Trota", una politicante leghista in carriera che ha "accudito" Bossi jr nella campagna elettorale delle regionali 2010. Un'amicizia stretta al punto che il "Trota" trovò ospitalità nella villa di Uggeri nelle settimane in cui combatteva per raccogliere preferenze. In quella villa erano però state segnalati festini con escort e cocaina. Le verifiche investigative hanno trovato conferma ai sospetti. E a quelle serate sexy risultava presente anche Bossi jr. Il consigliere regionale leghista non è formalmente indagato, ma l'inchiesta comunque lo riguarda.
È un altro "scivolone" in un curriculum movimentato. in origine furono dei falsi (non suoi) e una gita spericolata con una moto a quattro ruote nei boschi di Ponte di Legno. I fatti si svolgono a Brescia, la circoscrizione nella quale Bossi jr è stato eletto con 13mila preferenze, e qualche polemica. Secondo i magistrati ad agevolarlo nella corsa al Pirellone sarebbero stati dei dossier fabbricati per eliminare dalle liste del Carroccio due avversari scomodi: un "aiuto" confezionato da un maresciallo delle Fiamme Gialle su mandato della Rizzi, bresciana, assessore regionale allo Sport e amica del Trota. Per questa vicenda la Rizzi è indagata con l'accusa di trattamento illecito di dati protetti (il fascicolo è
in mano al pm Fabio Salamone). Una nuova grana che si aggiunge a quella relativa alla finta laurea in psicologia e alla presunta qualifica di psicoterapeuta infantile (l'assessore ha ammesso di avere millantato).
Ma torniamo a Bossi e alla campagna elettorale del 2010. La Rizzi viene incaricata dal Senatur in persona di  spianare la strada al figlio. Lei, che conosce Renzo da quando è piccolo, affronta l'impegno come una missione. Il candidato Bossi jr viene alloggiato in un villone di Roè Volciano, sulle colline vicine a Salò. Il proprietario di casa è appunto Uggeri: è con lui che a Ponte di Legno scorrazzano in quad in una riserva naturale distruggendo il campo di un contadino e imbattendosi in una guardia forestale (parte un colpo di pistola, dinamica ancora da accertare, indagano i carabinieri di Breno).

Uggeri è un tipo brillante. La sua villa, già teatro di feste in stile Billionaire con fuochi d'artificio e elicotteri in giardino, diventa il quartier generale di Bossi jr. Uggeri gli fa da bodyguard, autista, confidente. Assieme a Valerio Merola, in arte Merolone  -  ràs dei locali nella zona del Garda  -  diventa il suo compagno di scorribande notturne. Ma i carabinieri di Brescia e la Guardia di Finanza stanno tenendo d'occhio Uggeri per una presunta frode fiscale: l'uomo  -  secondo gli investigatori  -  apre e chiude società a un ritmo vorticoso. Un sistema che gli consente di evadere il fisco e realizzare profitti. Ed è nel corso di queste indagini che alcuni testimoni mettono i militari sulla pista dei festini con cocaina e prostitute.

Gli accertamenti sono alle battute finali. E confermerebbero che nella sua avventura bresciana il "Trota" si è affidato alle persone sbagliate. Incaricati di aiutarlo a fare incetta di voti, Uggeri & Co avrebbero utilizzato il giovane Bossi come cartina di tornasole. Forse anche come biglietto da visita per i loro affari. In ambienti investigativi si racconta che in almeno una delle sue società Uggeri avrebbe coinvolto il figlio del leader della Lega. Altre indiscrezioni riguardano alcuni episodi imbarazzanti che sarebbero accaduti nei mesi scorsi: episodi "pubblici" con protagonisti Uggeri e lo stesso Bossi, nelle loro serate tra feste e locali. Su questo punto, però, non ci sono conferme. L'indagine è ancora coperta da uno stretto riserbo: ma il deposito degli atti è imminente. Le ipotesi di reato più pesanti (droga, prostituzione), riguarderebbero Uggeri e un suo socio.

Paolo Berizzi
http://infoaltra.blogspot.it/2011/12/cocaina-escort-e-festini-le-amicizie.html

. CikCiak .
Renzo Bossi, per lui indennità di 40mila euro dopo dimissioni

Non sarà di certo un'uscita "a calci nel sedere" per Renzo Bossi, figlio di Umberto e consigliere regionale uscente. Il Trota, infatti, immischiato nella storia dei rimborsi elettorali gonfiati del Carroccio, percepirà un'indennità di circa 40mila euro.
E' una legge. I soldi, spiega a Il Fatto Alessandro Alfieri, vicesegretario lombardo del Pd, "sono già stati accantonati, non si può fare nulla". Per la precisione, lo indica l'articolo 3 della legge regionale 12 del 1995: "Ai consiglieri cessati in corso di legislatura, a quelli non rieletti, o che non si ripresentino candidati, nonché ai loro aventi causa in caso di decesso, spetta una indennità di fine mandato nella misura dell'ultima indennità annuale di funzione lorda percepita per ogni legislatura; nel caso di frazione della medesima il conteggio è determinato proporzionalmente".



Potrebbe interessarti: http://www.milanotoday.it/politica/renzo-bossi-dimissioni-indennita-liquidazione-40mila-euro.html
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LEGALADRONA : muro di Pontida


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mercoledì 24 febbraio 2010

Vaccino anti cocaina



Vaccino anti cocaina
È di questi giorni la notizia di una nuova arma contro il grande problema legato al consumo sempre maggiore di cocaina, un nuovo vaccino anticocaina, che da alcuni anni è in via sperimentale al centro di numerosi studi e ricerche a livello europeo e americano.


La cocaina, un tempo era ad appannaggio dei ricchi, oggi a quanto pare è alla portata di tutti, senza più distinzioni di ceto, classe sociale e ambiente. La si usa tra i vip, così come all’interno di normalissime e comuni feste o peggio in uffici tra uomini abbigliati in giacca e cravatta, insospettabili fruitori della “polvere bianca”.


Il suo costo rispetto a qualche anno fa è molto più basso e la rende più accessibile anche tra i più giovani; un’ultima indagine avrebbe evidenziato un aumento considerevole soprattutto nelle megalopoli tra cui capeggiano Torino e Milano, città in cui alcuni soggetti spendono fino a 4.000 euro al mese per “andare al massimo” come cantava Vasco Rossi.

In via del tutto sperimentale si sta parlando quindi di questo nuovo vaccino anticocaina per contrastare il problema, per fronteggiarlo, una nuova speranza che, in qualche modo, potrebbe venire in aiuto a tutte quelle persone legate fortemente a questo problema.


La cocaina
La cocaina è una sostanza che si estrae da una particolare pianta di origine Sud Americana, è conosciuta dall’uomo da centinaia di anni, impiegata all’inizio per combattere la depressione, defiance di tipo psicologico, astenie, iniziò a prendere una sua forma specifica come vera e propria droga a partire dagli anni Sessanta.
Viene distribuita in due modalità o sotto forma di polvere (cloridrato) dal tipico sapore amaro o in forma di scaglie o di tavolette.


È possibile iniettarla nel sangue, oppure fumarla, o ancora inalarla, in qualsiasi caso essa venga assunta provoca problemi a carico del cuore e del cervello, trattandosi di una sostanza tossica, fino a portare in taluni casi anche alla morte.
Il suo impiego innesca nel soggetto una dipendenza, che spinge a un suo consumo sempre maggiore, con ricadute non solo fisiche e psichiche ma anche economiche.


Il vaccino

Sulla rivista “Archives of general Psychiatry” sono stati pubblicati i risultati di uno studio condotto presso la Yale University a New Haven su 115 cocainomani, relativamente all’applicazione del vaccino in oggetto. Tale vaccino è da anni che è in via di sperimentazione, e in questa come in altre ricerche avrebbe dato risultati incoraggianti, dimostrandosi efficace.
Il vaccino viene somministrato tramite iniezione e la sua azione comincia grazie alla presenza di anticorpi specifici contro la cocaina che andrebbero ad agire direttamente sul sistema nervoso bloccando le risposte positive e gratificanti che normalmente scattano a seguito dell’uso della cocaina. Conseguentemente il soggetto avrebbe sempre meno necessità di cercare la cocaina, andando a diminuire gradualmente la dose.
Il cervello in sintesi è come se ergesse una sorta di barriera protettiva che non permetterebbe il passaggio della cocaina.
Ogni vaccino come si sa può avere degli effetti indesiderati, in questo caso almeno per ora non si conoscono quelli a lungo termine, ecco perché c’è ancora molto da scoprire attraverso gli studi e le ricerche in corso.



La situazione in Europa?

In Europa il vaccino si sta sperimentando da circa cinque anni, e ha raggiunto il secondo livello dei quattro predisposti.
Allo stato attuale si sta testando su cocainomani e la durata della sperimentazione varia da sei a nove mesi, poiché è questa la durata massima per ora raggiunta dal vaccino.


Che cosa succede al termine del vaccino?

Allo scadere del tempo massimo di sperimentazione (quindi nove mesi) la persona torna ad essere nuovamente sensibile nei confronti della cocaina, con un’altissima possibilità di ricaduta.
A questo proposito la maggior parte degli esperti italiani e non solo, è concorde nell’affermare che il vaccino da solo non può essere per il momento risolutivo, ma è necessaria una buona azione di sostegno a livello psicologico per capire profondamente quali siano le cause che spingono un uomo a cercare questa sostanza e a farne uso a volte in modo davvero smodato.

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