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martedì 4 agosto 2015

Alemanno e Polverini Indagati per Finanziamento Illecito



Regione Lazio, Alemanno e Polverini Indagati per Finanziamento Illecito

Due persone, Fabio Ulissi, già collaboratore dell’ex sindaco, e Giuseppe Verardi, ex manager della
società di consulenza 'Accenture', sono finiti agli arresti domiciliari. L'inchiesta era scattata dopo da una denuncia della stessa società di consulenza che dopo un'audit interno aveva riscontrato alcune
irregolarità

L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno 
e l’ex presidente di Regione Lazio Renata Polverini sono 
indagati, a quanto ha appreso dal ilfattoquotidiano.it, dalla procura di Roma per finanziamento illecito. 

Due persone, Fabio Ulissi, membro dell’ufficio di presidenza con delega ai rapporti con le imprese della Roma Capitale Investments Foundation (ente presieduto onorariamente dall’ex primo cittadino), e Giuseppe Verardi, ex manager della società di consulenza ‘Accenture’, sono finiti agli arresti domiciliari.

Le misure sono state emesse nell’ambito dell’inchiesta dei pm Paolo Ielo e Mario Palazzi. A eseguire le ordinanze ai domiciliari gli uomini del nucleo di polizia tributaria della Guardia di finanza ed i carabinieri del Ros.
L’accusa, secondo quanto si è appreso, fa riferimento ad una provvista di denaro di circa
25mila euro, realizzata con false fatture di Accenture e destinata ad un falso sondaggio sulla qualità dei servizi scolastici, in prossimità delle elezioni regionali del Lazio vinte dalla Polverini. L’inchiesta era scattata  da una denuncia della stessa società di consulenza che dopo un’audit interno aveva
riscontrato alcune irregolarità.

Il 2010 è l’anno in cui il Pdl viene escluso dalle liste elettorali. La Accenture quindi commissiona un
sondaggio. L’oggetto del sondaggio commissionato riguardava in teoria le mense scolastiche. In realtà, secondo gli inquirenti, quando le persone rispondevano al telefono si sentivano fare domande diverse.

Un testimone sentito durante le indagini dichiara: “La finalità del progetto (il sondaggio, ndr) era far
vincere le elezioni alla Polverini. Il telemarketing è un vero e proprio spot pubblicitario, in questo caso a favore della Polverini”. Della lista Polverini faceva parte anche la moglie di Alemanno, Isabella Rauti. Già ad aprile del 2013, Roma Capitale Investments Foundation era stata oggetto di perquisizioni da parte della procura di Roma.

Mafia Capitale, Alemanno

 L’ex sindaco di Roma Gianni Alemanno durante l’audizione in commissione Antimafia sull’inchiesta ‘Mafia Capitale‘ che lo vede indagato per associazione a delinquere. Anzi, risponde ai cronisti a margine, “sarei pronto a rifare il sindaco”.
 Quanto alle frequentazioni dei suoi uomini, Alemanno continua a negare di essere stato a conoscenza di rapporti con Massimo Carminati, agli arresti con l’accusa di associazione a delinquere di stampo mafioso. In particolare di quelli tra l’ex Nar e Riccardo Mancini, già finanziatore delle campagne elettorali di Alemanno nel 2006, tesoriere di quella del 2008 e nominato ad dell’ente Eur spa, una delle partecipate più ricche del Campidoglio. “Chiesi a tutti se avessero rapporti con Carminati.
 Mi risposero di no”, ribadisce oggi Alemanno. A smentirlo, già nel 2010, sarebbe lo stesso portavoce dell’allora sindaco Alemanno, Simone Turbolente, che all’Espresso dichiarò: “Ho chiesto anche ad Alemanno (dei rapporti di Mancini con Carminati): i due stanno sempre insieme perché si conoscono”. “Turbolente può dire quello che vuole”, si smarca oggi Alemanno, sostenendo che il contatto di Carminati in Campidoglio fosse Salvatore Buzzi: “ leader di una cooperativa potesse avere rapporti con un ex appartenente alla banda della Magliana”. Insomma,
Mancini non avrebbe un ruolo diretto nell’aprire le porte del Comune di Roma agli affari di Carminati . Il tribunale del riesame, decidendo la scarcerazione di Mancini (sempre indagato per associazione a delinquere), si espresse così: “Personaggio certamente contiguo ad ambienti criminali di elevato spessore e può senz’altro essere affermato che il suo modo di interpretare la funzione pubblica non abbia nulla a che vedere con i principi di fedeltà, di imparzialità e buon andamento della pubblica amministrazione” .

leggi anche : http://cipiri.blogspot.it/2015/06/ignazio-marino-sta-cambiando-roma.html



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venerdì 14 marzo 2014

Federica Gagliardi la Dama Bianca di Berlusconi



La signora nella foto è stata fermata in arrivo dal Sudamerica, all’aeroporto di Fiumicino. Nel suo trolley c’erano 24 kg di cocaina. La suddetta , in occasione del G20 del 2010, in Canada, ha rappresentato tutti noi italiani, perché faceva parte della delegazione al seguito del presidente del consiglio Berlusconi, con cui la signora volò a nostre spese, a Toronto, su un aereo di Stato. Mi chiedo: se su un volo di comuni mortali ti porti nel trolley, fra cipria e guêpière, 24 kg di coca, su un volo di Stato con pochi o nulla controlli, quanti ne avrà spacciati ? Trenta quintali di coca suddivisi per trenta cappelliere?

La panterona (all’anagrafe Federica Gagliardi) è stata assunta alla regione Lazio dall’ex governatrice Renata Polverini. A presentarla a Berlusconi fu il consigliere comunale del Pdl Francesco Maria Orsi, poi travolto in un’inchiesta di mazzette, prostitute e, guarda un po’, cocaina. La Gagliardi dichiarò “con quelle cose lì io non c’entro nulla”. La panterona tricolore, infatti, ci rappresentava tutti al “welcome dinner” che apriva i lavori del summit del G20. La chiamavano “la dama bianca” di Berlusconi. Dama bianca come Giulia Occhini, l’amante di Fausto Coppi. Con 24 kg di bianco in più, nel suo trolley di Biancaneve.

Berlusconi torna a tremare. Federica Gagliardi dal carcere: "Conoscerlo è stata la mia rovina". E il nome del Cav torna più volte nella vicenda della Dama Bianca secondo una fonte "grande amica della Pascale". Legami con Lavitola e Tarantini. E i pm di Napoli sono infuriati per la fuga di notizie. "C'è una talpa in procura".

LO SFOGO DELLA DAMA BIANCA - "Conoscere Berlusconi mi ha rovinato la vita". Sono state praticamente le prime parole pronunciate da Federica Gagliardi, in arte la Dama Bianca, dal carcere dove si trova rinchiusa a Civitavecchia in seguito all'arresto per essere stata ritrovata all'aeroporto di Fiumicino con 24 chilogrammi di cocaina nel suo trolley. Secondo alcuni si tratterebbe di un avvertimento al Cavaliere. Se davvero la Gagliardi può mettere nei guai Berlusconi non è dato saperlo, ma di certo dalle parti di Arcore qualche paura è venuta. E sì, perché questa è una storia che può davvero arrivare a sviluppi inaspettati. Tra i tanti personaggi della politica, della finanza e dello spettacolo che starebbero tremando in attesa delle rivelazioni della Dama Bianca ai pm, dando per scontato che arrivino, c'è forse anche Berlusconi. Secondo alcune fonti, infatti, l'inchiesta della Procura di Napoli potrebbe arrivare ad Arcore...

FEDERICA, FRANCESCA E LE NOTTI DI ARCORE - Il legame tra la Gagliardi e Berlusconi potrebbe non essere solo quello professionale che ha condotto la Dama Bianca sui voli del Cav per il Canada o per Panama. C'è chi sostiene che la Gagliardi abbia frequentato Arcore almeno fino all'estate del 2012 e abbia instaurato un ottimo rapporto proprio con Francesca Pascale, la fidanzata del Cavaliere. Secondo il Fatto, un berlusconiano di ferro ostile alla Pascale, avrebbe indicato anche alcuni posti di Roma dove le due sarebbero state viste insieme.

LAVITOLA, GIANPI E SAVIANO - La Gagliardi è stata al seguito del Cavaliere a Panama e in Brasile. Era l'estate del 2010 e quelli erano i paesi, tra gli altri, dove forte era la presenza di Valter Lavitola. Erano i tempi in cui il Cavaliere affittò il castello di Torcrescenza, vicino a Roma, che secondo i pm sarebbe stata teatro di altre notti dal tenore simile a quelle di Arcore. Notti nelle quali avrebbe avuto un ruolo la stessa Gagliardi.

Saviano scrive su Twitter: 
"24 kg di coca nel trolley di Federica Gagliardi. 
I trafficanti usano spesso voli diplomatici. 
I voli di Berlusconi le servivano a questo?".
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- I suoi segreti fanno paura. E intorno al suo nome si fa il vuoto. Se davvero Federica Gagliardi, l'ex dama bianca al seguito di Silvio Berlusconi, fermata giovedì a Fiumicino con 24 chili di cocaina purissima stipati nel suo trolley, è stata reclutata da una rete di trafficanti internazionali, come ritiene la pubblica accusa, aveva tutte le carte in regola per diventare Lady droga. La dama preferita dai narcos, e forse anche da consumatori eccellenti di coca.

I MILLE VOLTI DI FEDERICA

Frequentatrice del mondo dello spettacolo e della finanza, amante della bella vita con puntate costanti tra Ibiza, Saint Tropez, Formentera, in contatto con attrici, soubrette, cantanti, dalla Caprioli alla Mosetti con cui cinguetta continuamente su Twitter (tutti ovviamente estranei all'inchiesta), soprattutto ben introdotta ai piani alti della politica. Colpisce, sempre tra i tweet, l'annuncio che avrebbe partecipato al convegno su usura e crimine tenuto lo scorso giugno alla Scuola superiore di polizia: "Interverrò anche io come esponente di Alleanza democratica", scrive. Prima, c'era stata la stagione delle incredibili missioni internazionali al fianco del Cavaliere, nel 2010 (tappe prima al G8 di Toronto, in Canada, poi a Panama e in Brasile), fino all'amicizia con lo spregiudicato Francesco Maria Orsi, ex fidatissimo consigliere del sindaco di Roma Alemanno, oggi sotto processo per una truffa da un milione e già prosciolto da accuse per festini di droga con prostitute.

LA POSSIBILE SVOLTA

Il nome della Gagliardi ora scotta. "Amici? No mai", dicono tutti quelli che l'hanno frequentata, aiutata a scalare posizioni. Trema la Roma dei salotti, della politica e dello showbiz. Anche perché si apre la settimana che potrebbe essere decisiva per l'inchiesta napoletana che ha portato alla sua cattura. Lei, da una cella di Civitavecchia, inoltrerà nelle prossime ore la richiesta di essere interrogata dal pm, come conferma il suo avvocato Nicola Capozzoli. Filtra poi la notizia che gli indagati sarebbero una decina. Tra loro, la Finanza avrebbe individuato il broker internazionale, mediatore dei mega-acquisti di coca, cui sarebbe molto legata la Gagliardi.

L'OMBRA DI UN GIRO DI ESCORT

Ma chi è l'uomo che rifornisce la Gagliardi? E che rapporto ha con le mafie italiane? La rampante Federica è in uno stato di prostrazione quando racconta la sua versione, dal carcere: "Ero andata in Sudamerica per accompagnare un uomo di affari in viaggio di lavoro. A Caracas ero ospite di ambienti governativi, funzionari di Stato. Ma, prima di lasciare l'albergo, mi è stato detto che avrei dovuto portare dei documenti. Mi sono fidata. Solo a Fiumicino, aperto il trolley, ho capito che l'avevano manomesso". Federica potrà dimostrare, come spiega al suo legale, che è stata vittima di un clamoroso colpo di ignoti trafficanti? Se non fosse così, l'indagata eccellente rischia una condanna pesantissima: oltre dieci anni di carcere. Chissà che non provi a fare mente locale sui suoi ricordi. Intanto, da Napoli, il pm Pierpaolo Filippelli continua a monitorare i clan di camorra, dal cui "ascolto" è nata tutta l'inchiesta. Sullo sfondo potrebbe esserci anche un giro di escort romane. Ambienti attraversati da ragazze pronte a tutto pur di non perdere il loro tenore di vita.

IL MISTER X ALLO SCALO

Una sola certezza, in mano agli inquirenti. "Se una persona sbarca da Caracas e sa di avere 24 chili di cocaina nel trolley, sa anche un'altra cosa: che qualcuno la salverà dai controlli", ragiona una fonte qualificata. Si rafforza l'ipotesi che ci fosse un mister X nello scalo, un uomo che avrebbe subito prelevato il carico o condotto la Gagliardi verso il passaggio "Staff only" che porta direttamente all'uscita dei voli senza passare per i varchi, tantomeno per l'olfatto dei cani antidroga. E chissà se è stata un'altra talpa, o solo la soddisfazione di chi opera sul sequestro choc, a far trapelare la notizia che l'inchiesta-madre è a Napoli. Dettaglio che non doveva uscire: se fosse rimasto segreto, avrebbe regalato più vantaggio agli inquirenti. "C'è stato comunque un danno limitato", fanno sapere dalla procura.

LO SCARICABARILE TRA VIP

Ma com'è possibile che una stagista introdotta nella politica diventi trafficante di coca? Domanda da girare a chi l'avrebbe notata nel comitato elettorale dell'allora candidata Renata Polverini. Molti hanno puntato il dito su Giulio Violati, imprenditore bene (e marito dell'attrice e produttrice Maria Grazia Cucinotta). Ma lui è categorico: "È un'assoluta sciocchezza che sia stato io a portare la Gagliardi nel comitato della Polverini, chiaro? Lo smentisco definitivamente". E allora, chi? "Lei venne presentata alla lista civica "Insieme cambiamo" dall'allora consigliere comunale, con delega all'Ambiente di Roma, Francesco Maria Orsi. Io non so null'altro. E sono stufo di esser tirato in ballo, ho figli che non meritano questi assurdi imbarazzi, come non li merita mia moglie".

IL TRAMITE CON BERLUSCONI

"Repubblica" gira allora la precisazione ad Orsi. Personaggio controverso, secondo molti proprio l'uomo che avrebbe presentato Federica a Berlusconi, il quale aveva apposto la propria firma sui manifesti elettorali di Orsi. Il consigliere finisce nei guai nel 2011: prima un giro di droga e festini con prostitute (posizione poi archiviata), poi l'inchiesta su una colossale truffa da un milione per fantomatiche case mai consegnate agli acquirenti (procedimento per il quale è stato invece rinviato a giudizio). Anche Orsi va su tutte le furie. "Violati dice questo? Uffa, 'sta Gagliardi? Che palle!". Scusi? "Io l'ho incontrata lì al comitato. Non so chi la portò". Eppure si dice che uscivate insieme. "Ma no, c'erano mille persone, quel comitato dietro Piazza del Popolo era un hangar". L'ha rivista poi, Federica? "Non so niente della piega che ha preso la sua vita.


La stupida LEGGE Fini-Giovanardi ha prodotto gli effetti contrari al buon senso, ha riempito le carceri e le comunità di tossicomani e ladri di polli, mentre i grossi se la cantavano e ballavano alla grande e nel Mondo ormai lo sapevano anche i "Sassi" che il proibizionismo è stupido e inutile ... ma noi niente, siamo l'Italia dei meglio, c'è il vaticane et company a tavola ...
l giro di vite proi­bi­zio­ni­sta por­tato avanti dal 2006 sem­bra solo aver pro­dotto bene­fici ai bilanci dei trafficanti.
L’arresto lo scorso marzo della ’dama bianca’ Fede­rica Gagliardi aveva aperto uno squar­cio sul giro di droga che dal Suda­me­rica arri­vava in Ita­lia attra­verso i voli per Fiu­mi­cino e, via nave, al porto di Salerno. 
Ieri 28 arre­sti hanno chiuso l’inchiesta sul traf­fico di cocaina e hashish dal Vene­zuela orga­niz­zato dal cam­pano Pasquale Fio­rente e dal fra­tello Ales­san­dro. 
Tra i cor­rieri uti­liz­zati pro­prio Fede­rica Gagliardi, cioè la donna vestita di bianco foto­gra­fata dai papa­razzi men­tre nel 2010 sbar­cava a Panama con il pre­mier Sil­vio Ber­lu­sconi su un volo di stato insieme a Val­ter Lavi­tola. 
Nel 2006 e 2007 aveva lavo­rato nell’assessorato al Com­mer­cio del comune di Roma, cono­sciuta negli ambienti poli­tici di destra visto che aveva fatto parte del comi­tato elet­to­rale di Renata Pol­ve­rini e aveva anche rico­perto il ruolo di capo della segre­te­ria del segre­ta­rio gene­rale del Lazio.
I pm di Napoli, Fran­ce­sco Greco e Pier­paolo Filip­pelli, hanno con­te­stato a tutti gli inda­gati l’accusa di traf­fico inter­na­zio­nale di stu­pe­fa­centi. Base ope­ra­tiva nella pro­vin­cia di Napoli e luo­ghi di spac­cio in pro­vin­cia di Roma, Monza, Salerno, Mace­rata e Vicenza, appoggi in Spa­gna, Olanda e Colom­bia. Gli sbar­chi avve­ni­vano con la com­pli­cità di alcuni espo­nenti della Pola­ria di Fiu­mi­cino e di alcuni dipen­denti di una ditta di puli­zie, non­ché di un dipen­dente di una società di movi­men­ta­zione con­tai­ner nel porto di Salerno. 
Tra il 2012 e lo scorso anno, oltre al seque­stro dei 23 chili di coca nel trol­ley della Gagliardi, sono stati sot­tratti alla banda 1,5 chili di coca all’aeroporto di Milano, 34 chili di pol­vere bianca ancora a Fiu­mi­cino, 19 chili di coca a Capo­di­chino. 
Nel 2006 era entrata in vigore la legge Fini – Gio­va­nardi, con l’equiparazione di dro­ghe leg­gere e pesanti, così men­tre le car­ceri si riem­pi­vano fino all’invivibile, costrin­gendo l’Unione euro­pea a mul­tare l’Italia per la con­di­zione disu­mana dei cen­tri deten­tivi, i traf­fici di stu­pe­fa­centi cre­sce­vano vor­ti­co­sa­mente, tanto che seque­stri ingen­tis­simi erano con­si­de­rati dal car­tello dei fra­telli Filip­pelli come un sem­plice intral­cio. 
Fede­rica Gagliardi era stata con­tat­tata attra­verso un’agenzia di modelle di Roma, con­si­de­rata un volto famoso non­ché coperta da ami­ci­zie influenti, le stesse che aval­la­vano giri di vite sulle dro­ghe, e per que­sto per­fetta come corriere.

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giovedì 4 ottobre 2012

SCANDALO LAZIO: PARLA RENATA POLVERINI


Foto Andrea Santoro

Scandalo Lazio: Polverini non ha speso neanche un euro in campagna elettorale. Lo dice in un documento ufficiale

SCANDALO LAZIO: PARLA RENATA POLVERINI

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  Corrado Formigli a Renata Polverini: "non c'è nessuno che le ha detto Renata, dimettiti?
Cosa deve succere perchè si dimetta un precedente di regione?
Marrazzo ad esempio si era dimesso"

Neanche un centesimo. Sembra paradossale, ma è quanto avrebbe speso Renata Polverini per la campagna elettorale che l'ha vista trionfare alle regionali del Lazio. E' quanto risulta da un documento consultabile sul sito del consiglio regionale. Quando però lo scorso 20 settembre nel corso della trasmissione Piazza Pulita il giornalista Corrado Formigli le chiese quanto avesse speso per le elezioni, dopo aver inizialmente risposto che non ricordava bene la cifra, alla fine disse: “Tanti soldi naturalmente, una parte dei quali, come sempre accade, poi rimane sul candidato, al di là della coalizione che l’ha sostenuta, e che in qualche modo la deve pagare”. Cifre precise no, ma spiegò chiaramente che una parte del debito doveva pagarlo la candidata, cioè lei.
Ma andando a vedere la dichiarazione resa per il 2010, dalla stessa presidente dimissionaria sul sito ufficiale della regione si legge, con tanto di timbro della corte d’appello di Roma in data 19 luglio 2010: “Dichiaro che per la campagna elettorale non ho sostenuto spese, né ho ricevuto alcun contributo”. Si tratta di una dichiarazione che per legge i candidati devono presentare entro tre mesi dalla elezione e nella quale deve essere allegato un rendiconto relativo ai contributi e servizi ricevuti ed alle spese sostenute, sottoscritto dal candidato e controfirmato dal mandatario, che ne certifica la veridicità in relazione all'ammontare delle entrate.
Ci sarà certamente un motivo tecnico che ha portato la Polverini a rappresentare due verità almeno apparentemente diverse, quella televisiva ( “tanti soldi una parte dei quali rimane sul candidato che la deve pagare” ) e quella formalmente presentata presso il collegio regionale di garanzia elettorale della corte d’appello di Roma (“dichiaro che per la campagna elettorale non ho sostenuto spese, né ho ricevuto alcun contributo” ). Ma tant’è, ad una prima lettura quelle due verità appaiono non perfettamente sovrapponibili.

 L'Huffington Post  |  Di


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