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giovedì 6 novembre 2014

La tratta degli schiavi

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. La tratta degli schiavi


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Tra il 1550 e il 1807 più di 10 milioni di Africani sono stati venduti a mercanti europei senza scrupoli e portati in America a lavorare come schiavi. A più di mezzo secolo dalla Dichiarazione dei diritti dell'uomo che sancisce la proibizione di qualsiasi forma di schiavitù e a 200 anni dall'abrogazione inglese della tratta atlantica, è tempo di affrontare quel genocidio passato alla storia come la 'tratta degli schiavi'.

I più grandi centri di reclutamento di uomini destinati alla schiavitù sono l'Africa subsahariana e occidentale, e in particolare: la Costa del Vento (Gambia, Guinea), la Costa dei semi (Sierra Leone, Liberia), la Costa d'Avorio, la Costa dell'Oro (Ghana, Togo), la Costa degli Schiavi (Benin, Nigeria, Camerun e Gabon) e infine la Costa dell'Angola (Congo, Angola). È da queste terre che gli schiavi venivano portati nel Nuovo Mondo appena scoperto e colonizzato.

In realtà, le tratte in Africa si dividono in tre filoni, quello Transahariano, quello Orientale e infine quello Atlantico. Mentre quest'ultimo iniziò nel XVI secolo, la schiavitù in Africa era presente già da molti secoli (almeno dal 600 d.C.) lungo le vie dell'espansione musulmana, consolidatasi con la conquista araba dell'Africa del nord. Gli Africani venivano condotti attraverso il deserto del Sahara e le regioni dell'Africa orientale, verso il Magreb, l'Egitto, il Medio Oriente e i Paesi dell'Oceano Indiano, per svolgere soprattutto lavori domestici o per essere arruolati nell'esercito; le donne, in particolare, venivano utilizzate come serve nelle case oppure negli harem.

Nell'allora corrente mentalità schiavista, gli Africani erano 'destinati per natura' alla condizione servile e non è un caso che nel periodo medievale gli schiavi maschi assunsero grande importanza per la difesa e l'espansione dell'Islam, soprattutto in Tunisia e in Egitto.

Un altro ruolo svolto dagli schiavi è stato, nei secoli, quello di eunuchi, e questo perché, essendo stranieri, non avevano legami con i gruppi rivali del padrone e, non avendo famiglia, non avevano necessità di appropriarsi di ricchezze per il futuro.

Le tratte della tratta transoceanica
Con la scoperta del Nuovo Mondo per coltivare i campi inizialmente vennero utilizzati gli indios. Ma questi, già decimati dalla crudeltà dei 'conquistadores?, morivano anche a causa dell'incidenza delle malattie; in seguito quindi si utilizzarono i bianchi assoldati in Europa ma, quando anche questi furono insufficienti, iniziò a crescere il commercio degli Africani, caratterizzati da una straordinaria resistenza fisica (tra loro si registrava, infatti, il più basso tasso di mortalità).

In realtà il commercio degli Africani in Europa iniziò prima della scoperta dell'America, e precisamente nel 1445 quando l'esploratore portoghese Dinis Dias raggiunse il Senegal e riportò in patria 4 prigionieri: fu l'inizio di una tratta che diventerà sistematica. Alla cattura violenta, va sostituendosi, a partire dal 1450, il commercio con gli Arabi e i capi guineani. Si conta che un secolo dopo gli schiavi rappresentavano il 10% della popolazione di Lisbona: utilizzati dapprima come servi domestici e poi nelle piantagioni di canna da zucchero delle Canarie, di Madera e delle Azzorre.

Ma con lo sviluppo degli imperi coloniali nelle Americhe gli schiavi iniziarono a essere deportati in  quantità sempre più consistente e in condizioni sempre più crudeli e disumane.
La tratta atlantica si svolge in tre tappe: dai porti europei salpavano i vascelli carichi di mercanzia (tessuti, perle e soprattutto zucchero e armi) destinati all'Africa, dove le merci venivano scambiate con i mercanti locali in cambio di schiavi. La seconda tappa era la traversata dell'Atlantico in direzione dell'America; nella terza tappa venivano portati in Europa i prodotti lavorati dagli schiavi in America, prodotti che in parte ritornavano proprio in Africa per essere mercanteggiati con nuovi schiavi...questo ciclo durò per oltre tre secoli, dalla metà del XVI secolo alla metà del XIX.

Alcune città europee hanno costruito la loro fortuna proprio sui profitti della tratta, tra tutte Liverpool in Inghilterra e Nantes in Francia. Nel Museo di Nantes, ad esempio, sono conservati moltissimi documenti inerenti il 'commercio' degli schiavi, proprio perché questo richiedeva grossi investimenti e finanziamenti che andavano debitamente registrati. Dai documenti si scopre che venivano venduti anche i bambini, chiamati 'negrillos? e le bambine 'negrittes?. Gli adulti erano divisi nella categoria dei 'negres?, gli uomini, e delle 'negreffes? le donne.

LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2014/11/tratta-degli-schiavi.html

TRATTA DEGLI SCHIAVI



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LEGGI ANCHE : http://cipiri.blogspot.it/2014/10/in-africa-abbiamo-solo-depredato-per.html

In Africa Abbiamo solo Depredato per Secoli


400 anni di schiavitu'
200 anni di colonizzazzione
se l' Europa , il continente
senza risorse naturali oggi sta bene
e' grazie a cio' che tuo nonno 
ha preso ( o rubato )
dall' Africa.
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TRATTA DEGLI SCHIAVI



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La tratta dei neri, ossia il commercio di schiavi africani, iniziò subito dopo la scoperta dell’America, ma assunse dimensioni impressionanti nel XVII/XVIII secolo.

Fin dal Medioevo gli Arabi commerciavano in schiavi africani, che erano destinati all’esercito o agli harem dell’impero ottomano. Fra gli Europei, i primi mercanti di schiavi neri furono i Portoghesi, presto seguiti da tutti i paesi che avevano colonie in America. Gli schiavi erano impegnati soprattutto nel massacrante lavoro delle miniere e delle piantagioni (di tabacco, canna da zucchero, cacao, caffè, cotone).

In un primo momento i coloni provarono a servirsi delle popolazioni indigene dell’America, ma gli Indios erano pochi, indeboliti dalla fame e dalle malattie, e non resistevano alla fatica, Furono impiegati anche degli europei, soprattutto criminali condannati al lavoro forzato, ma anche adulti e bambini rapiti. Il loro numero, tuttavia, rimaneva sempre insufficiente. La manodopera nera invece non solo resisteva ai climi caldi, ma costava poco e sembrava inesauribile.

All’inizio gli schiavi erano catturati dagli stessi negrieri, che circondavano di sorpresa i loro villaggi e tendevano reti nelle foreste per intrappolarli, proprio come se fossero stati animali.

Successivamente, quando la richiesta di schiavi divenne più pressante, alcuni re africani accettarono di collaborare con gli Europei, organizzando razzie o guerre contro le altre tribù per procurare prigionieri.

Dai luoghi di cattura all’interno del continente gli schiavi venivano incolonnati verso i porti d’imbarco. Vi giungevano in lunghe file, a volte dopo mesi di cammino, stretti l’uno all’altro da collari chiusi intorno al collo. Chi non resisteva alla lunga marcia veniva abbandonato o lasciato morire. Prima dell'imbarco gli schiavi erano marchiati con un ferro rovente e battezzati con una frettolosa cerimonia.

Iniziava poi il tormentoso viaggio verso l'America su navi stipate fino all'inverosimile, dove gli schiavi venivano ammassati in locali non più altri di un metro e mezzo, quasi privi di aria e luce . Qui, nudi e incatenati a due a due, avendo a disposizione uno spazio di non più di cinquanta centimetri ciascuno, compivano traversate che potevano durare anche due o tre mesi.

Naturalmente, la mortalità era altissima. Molti si ammalavano per il sudiciume, la facilità di contagio, l'alimentazione inadatta: alcuni, spinti dalla disperazione, si suicidavano; i più deboli e i più malati venivano lavati, rasati, lucidati con olio perché facessero bella figura e venduti all'asta al mercato. Li attendeva nelle piantagioni e nelle miniere una vita durissima e logorante, a cui si aggiungeva, spesso, la ferocia di padroni disumani.

Non sappiamo con certezza quanti schiavi neri siano stati portati in America nei tre, quattro secoli in cui si praticò la tratta. Furono certamente molti milioni, almeno dieci (ma alcuni storici calcolano cifre assai più alte).

Per l'Africa la tratta significò un' enorme catastrofe. I negrieri sceglievano di preferenza uomini e donne forti e sani, ancora in età da potersi riprodurre. A causa del loro forzato trasferimento, famiglie e villaggi furono distrutti, intere regioni si spopolarono e lo sviluppo dell'Africa fu interrotto, con conseguenze che pesano ancora oggi sull'economia del continente.

Gli europei invece trassero dal commercio e dalla colonizzazione del mondo grandi vantaggi economici e l'errata convinzione di essere superiori ad ogni altra razza, soprattutto a quella nera.

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In Africa Abbiamo solo Depredato per Secoli


400 anni di schiavitu'
200 anni di colonizzazzione
se l' Europa , il continente
senza risorse naturali oggi sta bene
e' grazie a cio' che tuo nonno 
ha preso ( o rubato )
dall' Africa.

Se gli africani vengono qui
è perché avete rubato
le loro risorse
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La tratta degli schiavi

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IO NON LAVORO GRATIS PER EXPO


IO NON LAVORO GRATIS PER EXPO


Andiamo a scuola e all’università tutti i giorni. Tutti i giorni proviamo ad impegnarci nello studio, nel seguire le lezioni, nell’imparare, nel chiedere e cercare cultura.
Tutti i giorni andiamo a scuola con l’obiettivo di iscriverci all’università e avere un buon lavoro dove guadagnare abbastanza per vivere.
Abbiamo le stesse intenzioni che bene o male avevano i nostri genitori.
Le loro intenzioni, però, sono diventate per noi illusioni...
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giovedì 19 luglio 2012

Germania: una tassa del 10% sul patrimonio degli europei piu' facoltosi


L'idea ha incominciato a diffondersi in Germania: basterebbe imporre una tassa del 10% sul patrimonio degli europei piu' facoltosi, costringendoli a prestare soldi ai loro governi. 

 - In Europa sono in molti a concordare sul fatto che i due problemi principali del continente siano gli enormi livelli di debito e l'ineguaglianza tra i ricchi e il resto della popolazione. Finalmente le autorita' politiche si sono mosse per cercare di mettere in atto un piano in grado di risolvere entrambe le questione.

L'idea, abbozzata per la prima volta da un'organizzazione di economisti tedeschi, e' semplice: imporre una tassa del 10% sul patrimonio degli europei piu' facoltosi, costringendoli a prestare soldi ai loro governi.

Il piano esorta a imporre una tassa una tantum del 10% sugli asset totali in mano ai cittadini europei che detengono piu' di 309 mila dollari in portafoglio (per le coppie la soglia sale a $611.000). All'imposta verrebbe accompagnato un programma di 'prestiti forzati', secondo il quale i piu' benestanti verrebbero spinti a prestare denaro ai loro governi. Soldi che verranno restituiti nel tempo.

Ad avere avanzato ufficialmente la proposta e' Stefan Bach del prestigioso istituto di ricerca economica tedesco DIW, con sede a Berlino.

"In molti paesi i livelli di debito sovrano sono aumentati in maniera considerevole e allo stesso tempo abbiamo immense quantita' di asset privati in mano a pochi. Se prese tutte insieme superano di molto i debiti nazionali complessivi di tutti gli stati membri dell'Eurozona presi insieme".

In poche parole, il patrimonio dei ricconi e' sufficiente a coprire i buci di bilancio di tutti i governi in difficolta' dell'area a 17.

http://www.wallstreetitalia.com/article/1412240/euro-debito/spunta-un-piano-alternativo-costringere-i-ricchi-a-salvare-l-europa.aspx
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sabato 14 aprile 2012

fermare l'ESM : Tagliamo i trattati europei


ESM. Tagliamo i trattati europei, non lo stato sociale.

InGlass-Steagall su aprile 16, 2012 a 6:12 PM No alla ratifica dell’ESM, il trattato che cancellerebbe la democrazia.
In questi giorni il Parlamento italiano sarà chiamato a ratificare il nuovo trattato intergovernativo europeo, il Meccanismo di Stabilità Europea (ESM), che comporterà tagli draconiani e l’imposizione di condizioni degne delle repubbliche delle banane.
Attraverso metodi non-democratici i funzionari degli organismi finanziari potranno imporre misure che metteranno a rischio la sopravvivenza dell’economia e dei cittadini.
Come ha spiegato anche Lidia Undiemi nell’appello che ha circolato largamente sulla rete nelle ultime settimane – lo trovate a questo link sul Wall Street Italia – in realtà ai Parlamenti nazionali sarà chiesto di modificare l’art. 136 del Trattato sul funzionamento dell’Unione Europea, per approvare indirettamente l’ESM.

Lidia Undiemi
Ci sarà un dibattito pubblico?
I politici hanno discusso con la popolazione la bontà di questo accordo negli scorsi mesi?
La risposta è NO.
Come per tutte le altre misure decise a livello europeo negli ultimi anni.
Al solito, l’establishment sovranazionale si accorda su come salvare il sistema finanziario attuale, in fase di crollo da qualche anno, poi ordina agli stati di approvare.
I risultati potranno essere catastrofici: l’Italia sarebbe obbligata a ridurre il debito pubblico alla soglia del 60% del PIL entro vent’anni.
Tradotto: tagli di 45 miliardi di euro circa all’anno per i prossimi 20 anni.
Che fine farà lo stato sociale?
Che conseguenze ci sarebbero per sanità, istruzione, ma anche strade e tutti i servizi locali?
Già con la politica del Governo Monti l’economia va verso la caduta libera, con la ratifica dell’ESM i conti pubblici potranno soltanto peggiorare man mano che le attività produttive soccomberanno alla crisi.
La Grecia è vicina, e con l’ESM si sancirebbe la possibilità per i burocrati sovranazionali di intervenire direttamente nella politica nazionale con impunità e senza appello.
La tematica ha già fatto tanto scalpore sulla rete, ma ora i tempi stringono.

Chiediamo Glass-Steagall contro il Governo delle Banche.
Occorre passare ad una seconda fase, parlarne in ogni sede e organizzare una mobilitazione popolare, stoppiamo l’ESM, per prima cosa.
Facciamone una campagna di comunicazione forte, incisiva.
Da adesso in avanti NOBIGBANKS (siamo presenti su Facebook e su Twitter) passa alla fase due, per allargare la conoscenza della separazione bancaria e arrivare alla popolazione. Vi invitiamo a usare gli hashtag #separazionebancario e #nobigbanks.
Teniamo sempre dritta la barra: “Salviamo la Gente, Riformiamo la finanza”.
Difendiamoci dalle minacce per la salute pubblica come l’EMS.
Ma ricordiamoci sempre che per costruire l’alternativa alla folle politica di austerità il primo passo è Glass-Steagall.

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Lidia Undiemi e Luca Ciarrocca chiedono al governo Monti, al parlamento e agli italiani di fermare l'ESM. In esclusiva il file definitivo, per far comprendere a tutti i cittadini i rischi che corre il nostro Paese con il meccanismo di stabilita' del debito pubblico pensato e gestito dai poteri forti Ue, con trasparenza zero.

Scarica i seguenti documenti:
- Testo della proposta di mozione parlamentare contro l'ESM
http://www.wallstreetitalia.com/article.aspx?IdPage=1360034

- Disegno di legge per la ratifica della modifica dell'art. 136 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea
http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/Ddliter/testi/37365_testi.htm

- Disegno di legge per la ratifica del Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM)
http://www.senato.it/service/PDF/PDFServer/DF/280172.pdf

- Resoconto dell'assemblea del Senato del 25 gennaio 2012 (le mozioni da pagina 107)
http://www.governo.it/backoffice/allegati/66413-7362.pdf

- Link dal quale è possibile visionare le mozioni presentate alla camera
http://www.camera.it/412?idSeduta=575&resoconto=stenografico&indice=a...

- Senato: passa la mozione unitaria sull'Europa", articolo su Quotidiano.net
http://qn.quotidiano.net/politica/2012/01/25/658903-monti_senato_mozione_tobi...

- Testo dossier sull'ESM di Lidia Undiemi
http://www.palermoreport.it/images/stories/pdf/esm_Dossier_SME_Undiemi.pdf

- Testo della mozione popolare contro l'ESM in italian
http://www.palermoreport.it/images/stories/pdf/esm_mozione_eng.pdf

Italia bloccata dalle gabbie mentali.

InGlass-Steagall su aprile 14, 2012 a 1:00 AM E’ sempre più in auge la fazione liberista, antistatalista o antidirigista che dir si voglia, mondialista, cosmopolita nell’accezione che usava Friedrich List.
Ecco List è uno di quegli autori da riscoprire assolutamente con quel libro Il sistema nazionale di economia politica che andrebbe regalato ad ogni politico che si dichiari a favore della gente, salvo poi disattendere ogni indicazione che gli viene da quella “base” un tempo ascoltata e consultata.
Da una parte troviamo i cosmopoliti che procedono spediti a votare tutto il votabile pur di salvare il sistema finanziario agonizzante.
Dall’altra le recenti, molteplici, centripete inchieste della magistratura e della stampa hanno messo nell’occhio del ciclone la politica ed i partiti lungo tutto lo stivale, ricorderete le inchieste sulla casta, ci sono blogger che ci hanno fatto una fortuna, tutto porta acqua al mulino della governance mondiale.
Tornano alla mente le gesta di Don Chisciotte, che combatteva contro i mulini a vento, simbolo del potere dei mugnai (gli strozzini, la speculazione).
Proviamo a guardare oltre i fatti riportati con dovizia di particolari dalla stampa.
Superiamo la prima reazione di rigetto verso la politica ed i partiti quali istituzioni.
Abbiamo argomentato in un post (La trappola dei finanziamenti ai partiti) che “Con la scusa del risparmio e della trasparenza – ci interessa impedire gli stupri o che si sappia in modo trasparente chi stupra? – si fa il gioco dell’oligarchia finanziaria: mettere l’intero Paese sotto il suo controllo.
Il paradosso in tutta questa vicenda é che ad esser colpito così duramente sia il partito, la Lega Nord, che appena un paio di giorni prima dello scoppio del caso, aveva annunciato una raccolta firme a livello nazionale per la separazione tra banche d’affari e banche commerciali (standard Glass-Steagall).
Continua così lo scontro tra oligarchia finanziaria e democrazia, tra impero e stato nazionale“.
Proseguiamo nel ragionamento.
Quel che emerge è una pressochè costante pressione intimidatoria sui partiti repubblicani, espressione della volontà del popolo sovrano.
Eppure, oggigiorno nei partiti le voci dissenzienti fanno sempre più fatica a farsi ascoltare.
In che senso?
Lasciate perdere le quisquilie formalistiche che ogni giorno riempiono i giornali, circa gli scontri generazionali, i contrasti interni e i posizionamenti.
Sfrondiamo le diatribe che come rumori di fondo distraggono dalle questioni essenziali.
Seguendo il dibattito di coloro che potremmo indicare come gli opinion maker, le persone che hanno autorevolezza e ruolo perché una loro parola ha la capacità di orientare la discussione, si noterà che ormai ci sono dei mantra, delle parole che agiscono sulla base di un framing ormai collaudato.
Per intendersi: ci vuole più Europa costi quel che costi, perché gli italiani sono un popolo di inaffidabili spendaccioni.
L’Euro è un successo: se non ci fosse stato, come faremmo oggi?
In un mondo globale, che cosa può fare da sola la barchetta Italia nel mare infestato dagli squali finanziari?
E compagnia cantando, siamo arrivati a creare un ambiente che ha plasmato una generazione di opinion maker che si ritrovano irrigiditi sulle rigorose posizioni della difesa di un corpus di idee che spesso sono solo opinioni, ma che a furia di ripeterle le hanno elevate al rango di dogma.
Pertanto, da posizioni diverse, con agenti distinti e nemmeno in accordo, ma evidentemente su un canovaccio che ci è ormai chiaro, siamo arrivati al punto che la maggioranza silenziosa, quella che incontri al bar a prendere il caffè o al mercato a far la spesa, ti ripete in coro:
a più Europa politica.
Sì a meno costi della politica.
Sì al superamento della sovranità nazionale per un’Europa politicamente unita!
E’ pertanto evidente come questo sia il paradigma che informa la politica istituzionale: si va verso la cessione di sovranità nazionale.
E non stupisce che si parli sempre più spesso di partito dell’ABC: Alfano (PDL), Bersani (PD), Casini (UDC).
Non è un caso se l’autorevole voce dell’establishment finanziario internazionale, il Financial Times, riporti l’idea che in Italia si vada verso la formazione di un aggregato nuovo, di fatto sarebbe lo sbriciolamento dei partiti italiani, per sostenere Mario Monti candidato unico.
L’attacco ai partiti è interpretabile nel quadro di un colpo mortale alle tradizioni repubblicane.
Si va verso la completa cessione della sovranità dell’Italia, i partiti repubblicani non servono più.
Ecco che si va preparando un grande colpo di spugna che cancellerà la dignità dei partiti politici, per andare in direzione di masse di persone che vanno poi organizzate e indirizzate secondo nuovi schemi.
Non più cittadini sovrani che si organizzano nei partiti nazionali, ma grandi aggregati di individui che si plasmano e si influenzano secondo con i media, così da avere una unica opinione pubblica europea.
Un brodo indistinto, in cui le differenze di lingua, di storia, di cultura, di tradizioni vengono.
Si mira alla omogeneizzazione delle masse: ci ridurranno allo status di cittadini del mondo, una ciotola di riso e tanti sacrifici, perché i mercati hanno ragione a pretendere un livellamento degli standard di vita: la grande conquista del Novecento, il Welfare, è solo un lusso costoso.
A questo tendono i dichiarati movimenti in chiave europeista che si muovono in lungo e largo.
Questo è il disegno portato avanti da tanti rappresentanti della Repubblica italiana, che nei fatti stanno facendo in modo di chiudere una grande stagione politica.
Altro che fine della Seconda Repubblica.
Nell’ottica di chi vuole costruire gli europei, i partiti di massa sono ingombranti per questa ragione si spinge per il superamento completo dell’idea repubblicana, così da completare il disegno imperiale.
Non si dimentichi al riguardo il messaggio che l’altro Mario, Mario Draghi, ha lanciato agli europei poche settimane fa dalle pagine del Wall Street Journal: il modello sociale è superato. Guarda il video.
Non c’è alternativa all’austerity
«Non c’è uno scambio plausibile tra riforme strutturali e rispetto degli obiettivi di deficit – ha subito precisato Draghi -. Il consolidamento fiscale è inevitabile nel contesto attuale e concede il tempo necessario per le riforme strutturali». Il messaggio è chiaro: non c’è alternativa all’austerity. Per il numero uno dell’Eurotower, «fare marcia indietro sui target fiscali innescherebbe una reazione immediata da parte dei mercati. Gli spread sovrani e il costo del credito salirebbero, cose alle quali abbiamo già assistito».
ALCUNI DIRITTI RISERVATI (CC BY-NC-SA)

Perché, infine, sia partita proprio adesso l’offensiva sui partiti è chiaro: si delegittima la classe politica nel momento di accelerazione delle “riforme strutturali“.
Estote parati.
Serve accelerare su Glass-Steagall.
E’ l’unico modo per sconfiggere i disegni imperiali di chi immagina di ridurre in schiavitù popoli che hanno con fatica lottato per darsi istituzioni democratiche.
Invitiamo a firmare per la campagna Glass-Steagall, diffonderla e socializzarla tra i vostri contatti: http://www.firmiamo.it/nobigbanks
Questi alcuni commenti dei firmatari:
E’ una battaglia difficilissima, ma, sento che il momento è giusto. Grazie per l’impegno. Pia
Provarci ? Cambiare ? Si può. Si deve. Con urgenza. Prima che sia troppo tardi. Per chi verrà dopo di noi. Massimiliano


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giovedì 24 novembre 2011

Fondi Europei, speso solo l'8,2% dei 47 miliardi per il Sud



Fondi Europei

speso solo l'8,2% dei 47 miliardi per il Sud


Su 47 miliardi di euro stanziati dall'Unione europea sono stati spesi effettivamente 3,9 miliardi che salgono a 7,8 (16,6%) se si considerano anche gli impegni su progetti operativi. Il peggior utilizzo delle risorse si registra in Campania, ma anche la Sicilia è in forte ritardo...

Fino alla fine del 2010 le Regioni del Mezzogiorno hanno speso solo l'8,2% delle risorse stanziate per il periodo 2007-2013: è quanto si legge in uno studio della Uil sulla programmazione e la spesa dei Fondi Strutturali Europei. Su una dotazione di 47 miliardi di euro per l'area (su un totale di 59,4 miliardi per l'Italia nel complesso) si sono spesi effettivamente appena 3,9 miliardi, mentre gli impegni su progetti operativi valgono 7,8 miliardi di euro (il 16,6% del totale). Al Sud le percentuali di spesa sono circa la metà di quanto impegnato e speso nel Centro Nord del Paese, dove l'utilizzo effettivo dei fondi europei si attesta al 16,3% del totale mentre le risorse almeno impegnate sono al 34,1%.
L'unione europea - sottolinea la Uil - aveva indicato anche un obiettivo intermedio stabilendo che entro il 2010 si sarebbero comunque dovuti spendere o impegnare almeno 26,6 miliardi di euro rispetto ai 47 destinati complessivamente al Mezzogiorno nei sette anni del programma. "Rapportando a questa cifra intermedia le risorse già spese (3,9 miliardi) - si legge nel Rapporto - si ottiene un deludente 14,5% di spesa effettiva, mentre le risorse impegnate in progetti operativi (7,8 miliardi) sono il 29,3% del totale intermedio". "La situazione - spiega il segretario confederale Guglielmo Loy - è da vero 'allarme rosso'. Si pone il tema della selettività e strategicità degli interventi, della qualità della progettazione, della qualità e velocità della spesa, della concentrazione delle risorse". La situazione peggiore nell'utilizzo delle risorse dei fondi strutturali è quella della Campania (solo il 3,6% degli otto miliardi a disposizione è stato effettivamente speso) ma in forte ritardo è anche la Sicilia con appena il 5,3% delle risorse a disposizione effettivamente utilizzato. Dati migliori rispetto alla media del Mezzogiorno arrivano invece dalle 'performance' della Sardegna, dove la spesa è al 17,6% del totale dei fondi a disposizione per il periodo 2007-2013, della Basilicata (spesi il 15,9% dei fondi) e del Molise (10,2%). "Nonostante i proclami e gli appelli - sottolinea Loy - sembrano ripetersi quegli aspetti negativi che hanno caratterizzato l'utilizzo dei Fondi Europei nel recente passato. Per questo auspichiamo che dai governi, nazionali e regionali, arrivi un segnale che inverta la rotta fin qui seguita e che si dia una risposta forte al vero problema che affligge il Mezzogiorno, il lavoro. Per questo - conclude - è necessario attuare interventi in grado di convogliare una massiccia dote di risorse agli incentivi all'occupazione di qualità e alle infrastrutture strategiche, opere pubbliche di interesse interregionale, ma anche immateriali, ciclo dei rifiuti, asili nido, risorse idriche".


 FONTE
 http://businesspeople.it/Business/Economia/Fondi-Strutturali-speso-solo-l-8-2-dei-47-miliardi-per-il-Sud_15695

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